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Archive | gennaio, 2012

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I FISCHI A SCALFARO

Postato il 31 gennaio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Corriere della Sera

Qualche fischio s’è levato quando lo speaker ha annunciato il minuto di raccoglimento in memoria dell’ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Poi, coi giocatori raccolti al centro del campo, i fischi sono diventati più consistenti. Fino a diventare una notizia: l’unico stadio che s’è ribellato alla commemorazione dell’ex capo dello Stato appena scomparso.

Ma non è stato lo stadio, bensì una fetta piccola e minoritaria della curva Sud. Che nel silenzio generale è apparsa più consistente di quella che è. Probabilmente la parte più politicizzata, vicina all’estrema destra che sulle gradinate delle curve fa proselitismo e recluta da tempo. A Roma e non solo. Del resto c’è stato un uomo politico, Francesco Storace leader de «La Destra», che ha definito Scalfaro il peggior presidente della Repubblica; dunque sarebbe persino ipocrita stupirsi che dei seguaci di quella fazione, abituati e linguaggi e proteste plateali come sono gli ultras, abbia reso plastico quel giudizio.

E’ probabile che il rumoroso dissenso di quello spicchio di curva non fosse indirizzato tanto contro l’ex capo dello Stato, quanto contro le istituzioni in genere, se insieme ai fischi sono partiti gli slogan contro le divise che gli ultras si trovano abitualmente davanti: celerini e carabinieri. Erano gli slogan di sempre, scanditi ad ogni partita e ad ogni occasione. Stavolta accompagnati da uno striscione che ricordava alcune vittime della violenza delle forze dell’ordine, ammonendo che «Acab non è solo un film». Il tutto ingigantito e reso più eclatante dal silenzio commemorativo.

Che le curve siano uno dei luoghi anti-istituzionali quasi per definizione non è una novità. E’ una realtà che va analizzata e compresa prima ancora di essere affrontata, di certo non sottovalutata. Ieri se n’è avuta la riprova. Ma forse è ancor più significativo, e per certi versi inquietante, che di fronte ai fischi di un piccolo settore il resto dello stadio sia rimasto immobile anziché provare a zittire il dissenso con un applauso, com’è accaduto in altre occasioni. Quasi fosse vittima di una sorta di assuefazione. E non è un bel segnale.

Preferisco risparmiarmi ciò che penso (non certo di positivo) su Scalfaro, in quanto si finirebbe fuori tema rispetto a quelli che sono i contenuti del blog. Mi limito a dire che tutti questi minuti di silenzio hanno stancato: posso capire il rendere omaggio a un dirigente o ad un personaggio legato al mondo del calcio o a una delle due società, ma negli ultimi anni è stata una continua escalation. Muore un militare in Afghanistan? Minuto di silenzio! Muore un politico? Minuto di silenzio! Muore un personaggio qualsiasi di una certa importanza? Minuto di silenzio! Vi è mai venuto il dubbio che sia un atteggiamento pericoloso, e che certe categorie di persone finiscano più per dividere la gente? In fin dei conti io, se fossi stato a Roma, avrei fischiato il minuto di raccoglimento per Scalfaro, come del resto non ho rispettato minimamente (caso quasi isolato nella mia città, dove il minuto di silenzio è sacro) quello per Cossiga; per il semplice fatto che non ho nessun rispetto per personaggi che giudico infami per il comportamento tenuto in vita… E come me la pensano molti altri… O forse è un sistema per studiare la reazione di una larga fetta dei giovani del paese, e contemporaneamente far cassa? Proprio vero che siamo cavie da laboratorio nelle loro mani!

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IL CAMPIONATO DELLE MULTE

Postato il 31 gennaio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Il Giornale

Milan zero, Inter 71.000, Juventus 44.000, Udinese 2.000. Non stiamo dando i numeri, ma solo spulciando la strana e bizzarra classifica che il Giudice sportivo di serie A, Gianpaolo Tosel, ha determinato grazie alle ammende comminate ai 20 club di A al termine del girone d’andata. Una classifica che vede in vetta le tifoserie più cattive, Atalanta in primis seguita da Inter, Roma e Juventus, mentre le più tranquille e sportive sono Milan e Bologna, incredibile ma vero neppure un euro di ammenda. Già, perch´ il bello di questa conta anomala, come si può rilevare dalla tabella a fianco, ammonta a 441.500 euro che la Lega di A ha incamerato trattenendolo dalle cauzioni che le Società versano per partecipare al campionato. Però, a fine stagione, questi soldi vengono ridistribuiti tra i club con criteri concordati tra Lega e Federcalcio. Insomma, ti bastono e poi ti do il contentino per alleviarti il dolore. E di astrusità se ne scoprono, basta verificare quanto successo nell’ultimo Atalanta-Juventus, con i bergamaschi sanzionati di 35.000 euro perch´ i suoi tifosi hanno colpito con una monetina l’arbitro a una spalla (oltre al lancio in campo di petardi e fumogeni), mentre i bianconeri se la sono cavata con appena 20.000 euro anche se i 20 bengala lanciati hanno centrato in pieno la curva sud occupata dagli atalantini provocando 5 feriti (tre bergamaschi e, ironia della sorte, 2 juventini infiltrati). Gli stessi 20.000 euro pagati dall’Inter (sanzionata 12 volte in 19 giornate) al 10° turno proprio contro la Juve per esposizione di due striscioni ingiuriosi che, per Tosel, fanno male come i bengala in testa.

Questa cosa fa un pò ridere, ed in qualche modo avvalla la mia teoria sulla scarsa affidabilità delle sanzioni applicate dal giudice sportivo di cui discutevo a proposito della multa presa dopo la partita col Cittadella (clicca qui). Il fatto stesso che l’articolista segnali l’anomalia di Atalanta-Juventus, dove i bergamaschi sono stati sanzionati il doppio degli ospiti nonostante ne abbiano combinate meno della metà, è indicativo.

Prendiamo per esempio il Milan: non ha ricevuto un solo euro di multa da inizio stagione! Eppure i suoi tifosi sono stati protagonisti di momenti di forte tensione a Bergamo contro l’Atalanta ed a più riprese hanno acceso fumogeni. Non credo che i cugini interisti ne abbiano fatte di più, per ricevere ben 71.000 euro di ammende. Può centrare il fatto che il Milan è la squadra di Berlusconi? Diciamo che si tende a colpire, in A come in B o in C, sempre le stesse società, giusto per far vedere che da questo punto di vista il sistema lavora e fa rispettare le regole…

Una cosa mi lascia perplesso: i 44.000 euro comminati alla Juve. Ma se è dall’inizio dell’anno che continuano a ripeterci che con lo stadio nuovo e privato sono stati risolti quasi tutti i problemi?

 

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SAN SIRO SEMPRE PIU’ VUOTO

Postato il 31 gennaio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Panorama

Sul borderò di fine serata il dato non è stato nemmeno troppo negativo: 9.061 paganti da aggiungere ai circa 31mila abbonati per un totale superiore a quota 40mila. Il colpo d’occhio offerto da San Siro ieri sera per Milan-Cagliari, invece, era ben lontano da quanto meriti la squadra campione d’Italia impegnata in una lunga volata scudetto contro la nemica storica. Sulle tribune si sono presentati non più di 20mila spettatori lasciando larghi ed evidenti vuoti in tutti i settori. Colpa del freddo certamente, però non si tratta di un’eccezione in una stagione in cui Ibrahimovic e compagni stanno faticando ad attirare allo stadio i tifosi malgrado buone prestazioni, vittorie e gol a grappoli.

C’è un dato che è clamoroso. Dopo le prime dieci partite casalinghe del campionato la media presenze a San Siro rossonero è ferma a quota 41.237 con un indice di riempimento del 51,5%. Numeri lontani anni luce non solo dai tempi felici del Milan di Sacchi e del primo Berlusconi (che faceva l’esaurito in campagna abbonamenti tanto da studiare formule per escludere le tifoserie avversarie e recuperare altri biglietti), ma anche dal recente passato.

Un anno fa a fine stagione la media era stata superiore allo soglia dei 50mila (53.922) negli anni Duemila solo in due occasioni, nel 2009/2010 e nel 2006/2007 stagione post-Calciopoli, ci si era fermati al di sotto. Un trend non legato ai risultati del campo se è vero che i record dell’ultimo decennio non sono legati a stagioni vincenti in campionato per i rossoneri: nel 2002/2003 la media fu di 61.534 spettatori e nel 2004/2005 addirittura di 62.574 ed in entrambi i casi a vincere lo scudetto era stata la Juventus.

La curva del Milan nella sfida di Coppa Italia contro il Novara: 1.920 paganti (LaPresse)

Cosa sta succedendo? La comparazione dei numeri non dice tutto perché – ad esempio – nel conto di questa stagione mancano ancora alcune sfide di grande richiamo come il confronto con la Juventus (tutto esaurito garantito) e gli incroci contro Roma e Napoli. Però il dato non può essere sottovalutato perché sta diventando costante nel tempo. Solo una volta da settembre a oggi San Siro ha superato le 50mila presenze in campionato; è stato nel derby da tutto esaurito. Ben tre volte ci si è fermati al di sotto di quota 40mila (Udinese, Cesena e Parma).

Per tentare un confronto, sta perdendo meno spettatori rispetto alla passata stagione l’Inter (da 58.764 a 51.051) che pure è protagonista di un campionato deludente. E anche i numeri della Coppa Italia non sono incoraggianti. Contro il Novara una settimana fa i paganti erano la miseria di 1.920 e la sera successiva – per fare un esempio – Inter-Genoa aveva superato quota 12mila. Pesa l’invadenza sempre maggiore delle televisioni e la crisi che ha reso più selettivi i tifosi accorsi in massa, ad esempio, a sottoscrivere i miniabbonamenti per la Champions League dove il traino della sfida contro il Barcellona ha permesso incassi adeguati anche contro Bate Borisov e Viktoria Plazen che altrimenti avrebbero rischiato un flop colossale e che, invece, sono andati agli archivi con oltre 66mila spettatori.

Si impone una riflessione seria. Molti club stanno lanciando formule di abbonamento scontate per la seconda parte del campionato provando anche ad aggirare le rigidità della tessera del tifoso. Una scelta obbligata per cercare di recuperare in primavera il terreno perso in inverno.

Quando c’era Maroni, non si faceva altro che magnificare l’aumento di pubblico negli stadi. Vorrei tanto capire dove lo vedeva quest’aumento. E nessun giornalista che avesse il coraggio di ribattergli adeguatamente! Comincio a pensare che “Der Spiegel” che definisce gli italiani “un popolo di vigliacchi” non abbia tutti i torti…

Ora che perfino il Milan, società che non ha mai avuto problemi di pubblico, comincia a lamentarsi per lo stadio vuoto, magari si cominceranno ad aprire gli occhi… Magari bisognerebbe anche riuscire a centrare il problema! Sono più di dieci anni che si tenta in tutti i modi di svuotare gli stadi e di riempire i divani. E si continua a presentare i dati di affluenza alle pay-tv come un successone: dove volete che andiamo? Tenetevi strette le curve va la, altrimenti gli stadi ve li trovate vuoti sul serio!

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LA LEGA SPILLASOLDI

Postato il 30 gennaio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Padova Goal

Giudice Sportivo: multa di 6.000 euro al Padova! Motivazione: “Per avere suoi sostenitori, al 40° del secondo tempo, eseguito coro di discriminazione razziale nei confronti di un calciatore avversario; entità della sanzione attenuata ex art. 13 – co. 1 – lett. a) e b), e co. 2, CGS, per avere la Società concretamente operato con le forze dell’ordine a fini preventivi e di vigilanza”.

Perchè il pubblico ululava? Maah!

Chiariamo che ieri qualche ululato si è levato, ma veramente poca roba rispetto ad altre volte. E per lo più gesti isolati, nemmeno così forti da poter risultare un unico boato. Quale sarebbe questo “coro di discriminazione razziale”? Avessero detto che a più riprese singoli tifosi effettuavano ululati di discriminazione razziale verso Maah (che poi possiamo discutere per anni se trattasi o meno di razzismo, per me no comunque, ma quello è un altro discorso!) avrei potuto accettarla, ma siccome probabilmente questo tipo di comportamento non era sanzionabile, allora hanno messo dentro il “coro di discriminazione razziale”! Bellissimo!

Che poi non ho mai capito: quanto è la multa per ululati verso un giocatore di colore? Perchè nel corso degli anni ne ho viste di tutti i colori: una volta in un Padova-Reggiana con la Curva Sud pressochè deserta e tre gatti sotto la pioggia ci attaccarono ventimila euro perchè forse dieci persone avevano ululato, altre volte quando effettivamente un giocatore veniva beccato sonoramente non se ne accorgevano nemmeno, oggi ci mettono seimila euro di multa…

Mi risulta che a norma di regolamento (se non hanno cambiato le cose di nascosto) la multa può essere annullata se la maggior parte del pubblico presente mantiene un comportamento in antitesi rispetto a quello di coloro che ululano… La prossima volta invece di ululare gli facciamo l’applauso ogni volta che tocca palla? O magari la Fattori ulula e la Est applaude? O ci dividiamo all’interno della Fattori, metà gente che ulula e l’altra metà che applaude? Visto che tanto ci multeranno lo stesso, almeno ridiamogli in faccia…

Fa male comunque Cestaro a pagare: nell’ultimo mese e mezzo abbiamo visto la squalifica di tre turni per Cacia e quella di due per Bovo, entrambe con ricorso respinto; mentre per esempio il Toro si è visto ridurre lo stop per Bianchi ed Ebagua, espulsi anche loro in situazioni simili. Ora attaccano con le multe. Fin troppo chiaro che vogliono rompere le balle ai biancoscudati! E se Cestaro si rifiutasse di pagare cosa farebbero?

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Nicola PIRAN  – BARSOTTI PADOVA-CITTADELLA STADIO EUGANEO

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CITTADELLA HOME

Postato il 30 gennaio 2012 by La Padova Bene

Padova-Cittadella è un non-derby, una partita creata più dai media per avere il “derby padovano” che sentita dai tifosi… Non so come si regolino in altre città tipo Bergamo o Modena, dove ci sono due squadre che spesso finiscono per giocare contro. So che qui nel corso degli anni hanno cercato in tutti i modi di creare il derby, ma non ci sono mai riusciti fino in fondo!

Venerdì sera stavo guardando il TG Biancoscudato, dove una stralunatissima Martina Moscato diceva di non stare più nella pelle per l’attesa del derby.Mah! Io nella pelle ci stavo benissimo, e per me Padova-Cittadella è una partita come tutte le altre… Si, ci sono stati gli anni in cui il Cittadella era in B e noi in C2 che la cosa mi stava un pò sui coglioni, ma non ne facevo una colpa ai granata, non avevano colpa loro se noi avevamo una società di arruffoni ed un delinquente alla presidenza. Come che ho cominciato ad augurargli tutto il male possibile quando hanno tentato di fare la fusione nell’estate del 2001, ma anche li non era una questione di rivalità calcistica: se mi avessero proposto una fusione con la Polisportiva Rio o col Gruppo Podistico Campagnola, tutto il male possibile l’avrei augurato alla Polisportiva Rio o al Gruppo Podistico Campagnola. Io non posso accettare che la mia squadra del cuore sparisca per far posto ad un prodotto ibrido che riempie di gioia tutti i tifosi del “grande calcio” di serie A, preferirei farmi la terza categoria con il Calcio Padova 1910 che la serie A con il PadElla (fusione fra il Padova ed il Cittadella); ma anche in questo caso non era niente di personale verso i granata… Per me i derby sono con Vicenza, Venezia e Verona; come per tutti i tifosi biancoscudati. Mi dicono invece che dalle loro parti il derby con noi è molto sentito, e che quando festeggiavano la serie B in piazza tutti gridavano a squarciagola “Chi non salta è un padovano!”, qualche tifoso biancoscudato dell’Alta mi racconta di sfottò abbastanza continui e di gente che gli canta “Come cazzo si fa a tifar Padova…!”; ma soprattutto che Cittadella è un paese filo-vicentino, dove ci sono tanti sostenitori berici, non dico ai livelli di Carmignano e San Pietro in Gù, ma pur sempre un paese dove i rinnegati sono tanti. Ma allora il problema è diverso, nel senso che bisognerebbe rimetterne a posto qualcuno o forse più di qualcuno, e sinceramente la cosa non mi creerebbe molti scrupoli…

Il rapporto della tifoseria biancoscudata con Cittadella è sempre stato abbastanza strano. Molti padovani un tempo non vedevano in cattiva luce i cugini granata, mentre gli ultras delle due squadre hanno sempre mantenuto una certa indifferenza. La prima volta che vidi che anche a Cittadella c’erano gli ultras, era anche la loro prima partita: un Cittadella-Teramo 1994/95 in cui ero andato per salutare un vecchio amico e corrispondente teramano. C’erano i ragazzi dell’Area Granata, una ventina, nell’unica gradinata di tre scalini che allora faceva faceva da “settore popolare” al Tombolato (c’era anche la Tribuna coperta, ma era un settore per ricchi…) fianco a fianco con i teramani. Erano poco più che adolescenti all’epoca, ed al gol della bandiera del Cittadella fecero partire un “chi non salta è un TERAMESE” (!!!) che scatenò una certa ilarità fra gli abruzzesi. Molti cori erano di matrice padovana, ed al gol di Vlaovic (quel giorno i biancoscudati erano in trasferta a Bari, ma io non ero andato) si misero ad esultare… A me personalmente non dicevano granchè, personalmente rispetto le tifoserie piccole, a patto che abbiano una propria identità che in quel caso non vedevo, non me ne vorranno… Qualche anno dopo, col Padova che scivolava mestamente in serie C, alcuni ragazzi della zona delle Terme Euganee presero a seguire i granata dietro lo striscione Commando Ultrà Cittadella. Era un periodo in cui capitava spesso che le tifoserie che si presentavano al Tombolato cantassero contro Padova e che loro rispondessero con cori pro-Padova. Col tempo tuttavia gli incontri fra Padova e Cittadella divennero un’abitudine, e soprattutto dopo la tentata fusione fra le due società la simpatia andò scemando: se i padovani prima vedevano il Citta con simpatia, come dei cuginetti più piccoli che si erano fatti valere; adesso i granata stavano diventando “una rottura di coglioni”. Dall’altra parte il Padova era visto come “il gigante cattivo” che impediva al Cittadella di ottenere risultati ancora migliori con la sua presenza ingombrante. Nei due campionati di serie B che disputarono all’Euganeo le presenze granata erano ridotte al minimo, e si arrivò allo scioglimento di tutti i gruppi, eccezion fatta per i ragazzi della Gioventù Granata (che poi cambiarono il proprio nome in “Ultras Cittadella”) che ripartirono da capo e riformarono un seguito sicuramente esiguo, ma con una propria identità, ottenendo anche risultati buoni considerata la loro dimensione. Almeno fino a due anni fa, quando si autosospesero in seguito all’entrata in vigore della tessera del tifoso. Fra gli ultras delle due squadre c’è sempre stata una certa indifferenza, anche se personalmente ho sempre intuito che a molti tifosi “normali” stavamo e stiamo sui coglioni. Oggi a Cittadella c’è un club che fa il tifo, la Vecchia Guardia, che non si definiscono ultras e che hanno la tessera del tifoso. Venti giorni fa siamo stati a Cittadella-Empoli (Clicca qui) e l’ostilità l’abbiamo toccata con mano a venti minuti dalla fine quando un pazzo furioso è venuto a cercare rogne, salvandosi solo grazie alla presenza della Digos di Padova che l’ha tolto dalle grinfie di alcuni dei nostri. E’ un rapporto molto “veneto”, dove non ci si dice in faccia che ci si sta sui coglioni ma lo si fa capire con i piccoli gesti quotidiani. Oggi la Fattori e gli Ultras Padova provano ancora indifferenza per questo “non-derby”, ma mi chiedo se la cosa durerà. Di recente ho saputo che i modenesi, stanchi dei cori di scherno dei carpigiani, gli hanno tirato una bella imboscata in occasione di un’amichevole estiva, lasciandogli il segno. Chissà…

Fatta questa lunga premessa, il “non-derby” per me comincia alle 12,30 con l’appuntamento al bar per il pre-partita con gli altri ragazzi. Quasi nessuno parla del Cittadella, l’attenzione è tutta per Padova-Verona che si disputerà fra sette giorni. Fantasie che volano libere, qualcuno parla di 2.500 biglietti già venduti a Verona, ed ora mi immagino la consueta invasione gialloblù nello spazio dei commenti a dire le loro puttanate… Questa volta stranamente entrerò allo stadio con circa 40 minuti d’anticipo, quando c’è ancora pochissima gente. Mi rendo conto che il Cittadella non “tira” (al contrario di Pagotto…), e che i risultati altalenanti del Padova fanno il resto. Tuttavia nell’ultima partita abbiamo dato quattro pere a domicilio alla Reggina e pertanto alla fine della giostra il contorno è accettabile, con circa ottomila spettatori sugli spalti. Mi rendo conto che la dipendenza dei padovani dal risultato è qualcosa da psicolabili, tuttavia noto anche che la gente fatica a capirlo. Qui tanti si definiscono “tifosi”, ma per me molti non sono nemmeno tifosi ma solo dei gran chiacchieroni. Vogliono darsi un’aurea da “intenditori di calcio”, ma quando senti gli stessi che ti definiscono “scarso” uno come Cacia salvo poi rimangiarsi tutto al primo gol, o quelli che ad inizio stagione parlavano di Dal Canto come di “un predestinato” destinato ad una sfolgorante carriera ed oggi lo chiamano TDL (testa di legno) capisci che più che al calcio dovrebbero dedicarsi a curare la propria tossicodipendenza… Purtroppo anche in Fattori ci sono elementi del genere, e sinceramente è una cosa che a lungo andare mi urta i nervi… Intendiamoci, critico anchio su questo spazio, ma sempre dopo il novantesimo. Durante il tempo della partita il fiato lo tengo per incitare la squadra. Trovo che tanta gente abbia sbagliato settore, dovrebbe andare in Ovest dove probabilmente troveranno molti altri “esperti” di calcio come loro… Un appello ai ragazzi della Fattori: siate poco tifosi e molto ignoranti! Alla squadra non servono le vostre deduzioni tattiche, e Dal Canto non vi sentirà mai se gli gridate di buttare dentro Cutolo… Pensate a tifare per la maglia, pensate a cantare per la vostra città e lasciate perdere i commenti tecnici, che se foste tecnici non sareste in Fattori ma sareste in qualche panchina di qualche squadra!!!

I novanta minuti li trascorro con due ragazzini alle mie spalle che di calcio ne capiscono. A parole. Uno ha anche la particolarità di cantare tutti i cori in “modalità Sepoltura”, facendo la voce rauca ad ogni canzone. Penso che prima dei trent’anni dovrà farsi operare alle corde vocali se vorrà ancora riuscire a parlare. Però tuttavia il fatto che ci metta i coglioni per cantare lo apprezzo. I suoi commenti molto meno, e meno ancora di me li apprezza un mio socio che a fine primo tempo mi confessa che se fosse per lui “bisognerebbe appendere molte persone ai quattro angoli della Fattori”. Nella ripresa, dopo il gol sbagliato da Lazarevic, arriva anche la nostalgia per El Shaarawy che “un gol del genere lo segnava di sicuro!”. A questo punto ci scateniamo nella presa per il culo. Ad ogni cross, ad ogni azione biancoscudata, è tutto un susseguirsi di “Eh ma cazzo, se avessimo ancora Di Livio sulla fascia…”, “Eh ma p.d. se c’era Putelli li la prendeva di testa…”, “Eh, m.p. Galderisi questo qua lo segnava…”. Ad un certo punto un mio socio con evidente sarcasmo mi dice: “Eh si, ora se non vinciamo è perchè manca Cacia…”, uno dei due ragazzini sapienti, che non ha capito per un cazzo l’ironia della situazione, gli ribatte: “Non Cacia! Bisogna buttare dentro Cutolo!”. Il mio socio lo guarda nello stesso modo in cui voi guardereste uno che vi ha appena rigato la macchina. Io scoppio letteralmente a ridere. No ragazzi, sul serio, cambiate spirito per venire in Fattori!

In generale il tifo sarà buono, ma un pò più “spento” rispetto ad altre occasioni… Se la smettessimo di preoccuparci di Cacia che è in panchina o di Italiano che non viene fatto giocare da Dal Canto, probabilmente faremmo un tifo migliore! Discreta sciarpata iniziale, ma nei primi venti minuti siamo un pò sottotono, almeno fino a quando non sale in transenna il lanciacori storico e la situazione cambia in meglio… Questo è un altro grosso limite: oggi esiste una sola persona (per lo meno fra quelle che possono venire allo stadio) che sa far cantare tutta la curva. E per conto mio lo si è visto quando lo stesso ragazzo venne diffidato un paio d’anni or sono. Non è una critica sia chiaro, è una constatazione. Che per conto mio va superata prendendone atto, e tirando fuori la voce anche quando chi va in transenna ha magari meno carisma. Voi il tifo lo fate per la curva o lo fate perchè il lanciacori è bello? Ogni persona ha il proprio carattere, ma se l’obbiettivo è comune i problemi si superano… Ed oggi il materiale umano a disposizione è questo… O pensate di saper fare di meglio? Goliardia a fine primo tempo, con finti scontri fra di noi, simpatico il momento in cui si cerca di far partire “La gente vuol sapere…” e dopo il primo “La!” ripetuto molti partono con “…disoccupazione, ti ha dato un bel mestiere….”. Non mancano il classico “per far la tessera ci vuol Maroni…” in attesa dell’arrivo del Verona. Molto bello il momento finale in cui l’ex Di Nardo viene chiamato sotto la curva e si becca i suoi meritati applausi. Nessuno dimentica che con i suoi gol ci ha portati in B e ci ha salvati l’anno successivo…

Dall’altra parte sono circa 200 i tifosi del Cittadella, di cui ne cantano circa una metà. Hanno un bel bandierone che appoggiano alla gradinata, e fanno il loro tifo. A fine partita li vedo saltellare, penso al “chi non salta è un padovano!” e mi viene da ridere mentre ripenso a quanto detto sopra. Con la dipartita degli Ultras Cittadella mi sa che hanno perso più di qualcosina a livello di tifoseria…

Sul campo la partita è maschia e combattuta. Uno dei più grandi difetti del Padova di quest’anno è la presuntuosità, che viene fuori in partite come questa con avversarsi a torto definiti “scarsi”. Lo abbiamo visto con il Grosseto, a Gubbio, con la Nocerina… Questa volta no, questa volta ho visto il Padova che piace a me, non spettacolare ma grintoso e combattivo. Tre punti sudati, ma meritati. Certo, oggi Hallenius non era in gran giornata e Jiday abbiamo capito che nonostante l’encomiabile impegno non è un giocatore da serie B, Lazarevic continua a perdersi nel suo mondo fatato in cui lui è Maradona e Pellizzoli mi fa venire mal di cuore ogni volta che gli avversari superano la trequarti di campo. Mi sono piaciuti molto invece Franco (Francisco) ed il nuovo acquisto Ti Voglio Bene. Sperando che anche Dal Canto stia cominciando a capirci qualcosina di più. Dai che in questa seconda parte di stagione ci divertiremo!

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STEFANO CUCCHI FU PICCHIATO A MORTE

Postato il 30 gennaio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Stefano Cucchi non è caduto dalle scale, come invece lui stesso riferì – per paura? – ai medici che lo visitarono dopo l’udienza di convalida del suo arresto. Stefano Cucchi è stato picchiato.

Quella frattura alla terza vertebra lombare sarebbe stata all’origine di un susseguirsi di eventi che, il 22 ottobre 2009, portarono alla morte del geometra romano, detenuto nel reparto protetto dell’ospedale Pertini. Il decesso sarebbe poi avvenuto per edema polmonare, esito che non si sarebbe verificato se il ragazzo fosse stato adeguatamente curato. Ma il nodo del processo è proprio quello: il “trauma”, come lo hanno definito Vittorio Fineschi, Giuseppe Guglielmi, Cristoforo Pomara, Luigi Vendemmiale e Gaetano Serviddio, periti della famiglia Cucchi.

Un’udienza importante, quella di ieri, in cui – per sei ore e con 150 slide – i medici legali hanno tentato di dimostrare alla Corte quella che a loro giudizio è una verità scientifica inoppugnabile: se Stefano non fosse stato percosso, non sarebbe morto. “In corrispondenza della frattura lombare – ha sostenuto Pomara – all’interno c’era sangue: questo significa che era una frattura recente”.

Una “verità” che però la procura di Roma nega, in un crescendo di tensione con la famiglia sempre più evidente: secondo i periti dell’accusa, infatti, quella frattura sarebbe antecedente all’arresto di Cucchi. Che però, hanno riscontrato ancora i medici di parte civile, era pieno di lesioni e fratture: “Sul corpo c’erano escoriazioni agli arti superiori” ha spiegato Pomara, prova – secondo la letteratura medico-legale – di colluttazione e ripetitività traumatica, mentre quelle sulle mani (ne sono state contate ben 14) “anche indice di difesa”.

Stefano Cucchi è stato giudicato magro ma sportivo e, se non fosse incorso quel “trauma” e in quell’abbandono (i nove medici del Pertini a giudizio sono accusati, tra l’altro, di abbandono di incapace), non sarebbe mai morto. I traumi riscontrati “non sono compatibili con una caduta – ha concluso Fineschi -, ma hanno una genesi traumatica di tipo contundente, violenta. Non è possibile che un soggetto così giovane possa aver avuto quello che abbiamo visto dopo una caduta”.

In udienza, a dare sostegno alla famiglia Cucchi, c’erano anche Patrizia Aldrovandi e Lucia Uva, madre e sorella di Federico e Pino, altri due ragazzi morti mentre erano nelle mani dello Stato. “Finalmente alla Corte è arrivata la verità – ha commentato Ilaria, la sorella di Stefano, al termine dell’udienza – in maniera scientifica e molto comprensibile. Mi auguro che questo pesi sul giudizio finale”.

Molto soddisfatto è anche l’avvocato dei Cucchi (e anche degli Aldrovandi e degli Uva), Fabio Anselmo, che annuncia persino di voler chiedere il cambio di imputazione nei confronti dei tre agenti della polizia penitenziaria alla sbarra: “Oggi in aula abbiamo sentito parlare di traumi che per me significano botte, pugni, calci; insomma, un pestaggio. Stentiamo a credere che siano sotto processo per lesioni dolose lievi; per noi devono rispondere di omicidio preterintenzionale”.

A volte mi stupisco di ciò che succede in Sudamerica, ma solo in itaGlia un gruppo di poliziotti che ammazza di botte un ragazzo può essere imputato per “lesioni dolose lievi”. Voglio vedere se i giudici avranno il coraggio di assolverli. Voglio proprio vedere e conoscere la motivazione che daranno…

La cosa che mi farà sempre schifo è il loro vittimismo. Ammazzano gente a gratis, e non possono parlarmi di “errori” perchè di errori ne fanno un pò troppi: semplicemente in mezzo alle forze dell’ordine ci sono dei personaggi esaltati per il cazzo, che vengono sistematicamente coperti. Del resto, da qualche anno le modalità di selezione le conosciamo tutti: prima vengono scremati i non raccomandati, poi ai rimanenti viene fatto un lungo e severo test dal quale escono solo i predisposti, ossia i piu’ stupidi, quelli ai quali si puo’ poi procedere a fare il lavaggio del cervello! Ovviamente il vittimismo di cui si circondano fa parte del gioco: “rischiano la vita per mille euro al mese”, perchè un operaio quanti ne prende? Senza contare che negli ultimi anni c’è stata una vera e propria strage nel mondo del lavoro, molto più che in polizia, quindi forse rischiano meno la vita di tanti altri… Mi verrebbe da chiederglielo delle volte: ma se dite di essere dei poveracci come noi, per quale motivo continuate a difendere chi ci affama? Sono sicuro che come risposta otterrei solo delle smorfie da testa impegnata a pensare in versione scimmiesca…

Guardate questo video: sono alcuni dei ragazzi arrestati in occasione della manifestazione di Roma del 14 dicembre 2010. Ascoltate bene cosa dice il ragazzo, ed osservate il poliziotto che gli si avvicina e gli sussurra: “Appena non c’è più la telecamera, ti stacco le palle!”. Questo è il comportamento abituale di molti di loro. Altro che eroi. Anzi, sarebbe il caso di smentire una volta per tutti l’eroismo fasullo di tanti…

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NON LO FANNO ENTRARE PERCHE’ A CINQUE ANNI NON HA UN DOCUMENTO!!!

Postato il 30 gennaio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Il Messaggero

L’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive scende in campo sulla vicenda del biglietto negato, per la partita Roma-Bologna di domani, ad un bimbo di cinque anni perchè sprovvisto di documento di identità. È stato il padre del bimbo – secondo quanto racconta il giornale Il Romanista – ad avere il diniego in un Roma Store della Capitale, che si è attenuto alla lettera alle disposizioni della legge Pisanu per il rilascio dei tagliandi di accesso allo stadio. L’Osservatorio esprime il proprio «rammarico» per l’accaduto, «evidentemente determinato da un’interpretazione eccessivamente rigida della normativa di settore». Nell’auspicare che l’AS Roma, «da sempre estremamente sensibile alle politiche di inclusione delle famiglie, possa risolvere il problema» consentendo al bimbo di assistere alla gara, l’Osservatorio annuncia che presto «fornirà ulteriori chiarimenti e direttive sulla vendita dei tagliandi ai minori».

La spiegazione dell’Osservatorio è comprensibilmente imbarazzata, ma hanno poco da definire “rigida” l’interpretazione: sono normative che hanno emanato loro! I rivenditori di biglietti sono le prime vittime visto che debbono stare a sentire tutte le loro minchiate ed appena sbagliano (per esempio vendendo un biglietto ad un tifoso ospite non tesserato) pagano con multe e revoca della licenza… Come se queste attività (si lo so che pare strano, ma in Italia nel 2012 una società di calcio non può vendere biglietti in prevendita, in compenso il biglietto lo trovate in tabaccheria, in cartoleria o in agenzia viaggi!) vivessero in funzione di quattro mentecatti psicopatici come i signori che compongono l’Osservatorio! E’ chiaro che il rivenditore di Roma Store, per non saper ne leggere ne scrivere, è andato a chiedere il documento anche al bambino: non è colpa sua se chi ha pensato certe leggi è un povero stronzo che non ha mai lavorato in vita sua e che allo stadio ci va a spese dei contribuenti, e giustamente lui vuole avere meno problemi possibili!!!

Ma la cosa veramente divertente è quando ti dicono che certe normative sono state pensate “per avvicinare le famiglie allo stadio”… PER AVVICINARE LE FAMIGLIE ALLO STADIO!?! Quando neghi un biglietto per lo stadio ad un bambino di cinque anni, la famiglia l’allontani dallo stadio, altro che avvicinarla! O magari mi venite a dire che il bambino se non ha nulla da nascondere si fa il documento?

Per piacere, quando vi arriva qualcuno a dirvi che certe normative sono giuste perchè “solo così si riportano le famiglie allo stadio”, gli sputate in faccia da parte mia? Non fatevi scrupoli, certa gente non merita rispetto, e francamente me ne fotto se passo per intollerante!

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A.C.A.B. NON E’ UN FILM…

Postato il 30 gennaio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Virgilio Sport

I tifosi della Roma, come tante tifoserie organizzate in tutta Italia, hanno fatto capire a più riprese di non gradire il film Acab. E lo hanno affermato a chiare lettere dagli spalti dello Stadio Olimpico di Roma. Durante la partita contro il Bologna in curva Sud è apparso lo striscione: “Federico, Stefano, Gabriele e tanti altri ‘Acab’ non è un film”. Il riferimento è ai casi giudiziari di Federico Aldrovrandi, Stefano Cucchi e Gabriele Sandri, morti i primi due, mentre erano nelle mani dei servitori dello Stato, mentre il secondo ucciso da una pallottola esplosa dall’agente Luigi Spaccarotella (condannato in Appello a 9 anni e 4 mesi per omicidio volontario). I romanisti hanno anche completato l’opera. Sempre nel medesimo spicchio dell’impianto è comparso un altro drappo a tinte forti: “BONINI MERDA”. L’allusione al libro-inchiesta del giornalista del quotidiano La Repubblica Carlo Bonini, Acab appunto, che ha ispirato l’opera cinematografica. Infine l’ultimo striscione che ha fatto capolino nella curva giallorossa pretende che sia fatta luce sul caso di Massimo Moro, tifoso genoano che prima della partita di Coppa Italia Inter-Genoa ra stato fermato e condotto in questura dove il tifoso ha avuto un malore. Ricoverato in ospedale si e’ poi ripreso. Il gip non ne ha convalidato il fermo. Un caso su cui i tifosi hanno dato una versione diversa. A Genova durante Genoa-Napoli è apparso invece lo striscione contro le forze dell’ordine: “Picchiare la gente in manette è il vostro mestiere, basta abusi di potere: infami!”.

Com’è noto Acab (acronimo di All corps are bastards, cioè tutti i poliziotti sono bastardi), è un controverso film di Stefano Sollima, tra i cui interpreti c’è Pierfrancesco Favino, sul mondo deformato del reparto celere, il reparto mobile della Polizia di Stato. La pellicola, attualmente in sala, non piace al mondo ultras perché dà una visione un po’ troppo romanzata di una realtà, quella degli agenti delle forze dell’ordine che reprimono una violenza che non è eticamente più ripugnante di quella che viene esercitata nella struttura operativa che si è fatta conoscere al G8 di Genova. La partita dell’Olimpico, si è conclusa in parità: 1-1, ma in questo caso il risultato può passare in secondo piano.

Qualcuno sostiene che “si sta facendo pubblicità” ad ACAB, io credo che la pubblicità gli sia già stata fatta… La gente non è dalla parte degli ultras, quindi che determinate curve diano o meno indicazione ha poca importanza secondo me. Piuttosto è giusto far sentire il proprio pensiero, far capire perchè si è contro il film. Direi che il fatto stesso che Virgilio Sport riporti correttamente il pensiero di molte curve e di molti ragazzi “antisistema” vuol dire che le proteste hanno fatto centro!

Piuttosto mi fa strano di non aver ancora sentito nessuna protesta degli “onnipresenti” sindacati di Polizia… Eppure chi ha visto il film mi ha detto chiaramente che i celerini non ne escono sicuramente bene! Sottile gioco psicologico?

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IN BRASILE SI ASCOLTANO ANCHE I TIFOSI…

Postato il 27 gennaio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Sport People

Ieri la Polizia Militare di Natal ha incontrato i rappresentanti del procuratore di Stato, della Federazione di Rio Grande do Norte di calcio, dei Pompieri e i leader delle torcidas delle squadre di  ABC ed America per definire le misure di sicurezza per il ”Classico del Re”  di Domenica prossima (29 Gennaio), il primo del 2012.

È stato deciso che all’ interno dello stadio i controlli saranno effettuati da uomini del battaglione mobile della Polizia Militare  e che la Polizia verrà dislocata nei punti di accesso allo stadio Frasqueirão  dalla zona nord alla zona sud al fine di evitare qualunque disordine.

Circa 500 agenti di sicurezza saranno impegnati per il primo  Classico del  2012 e le operazioni di controllo saranno effettuate con la supervisione di un elicottero Potiguar 01 della Segreteria della Pubblica Sicurezza e Difesa Sociale.

“La polizia militare opererà in accordo alle norme di sicurezza della FIFA, al fine di prepararsi per la Coppa del Mondo del 2014″, ha detto il comandante della polizia militare, il colonnello PM Canindé Francisco de Araujo Silva.

I temuti divieti di acceso alle torcidas comunque non verranno applicati.

In Brasile, in vista di un derby impegnativo dal punto di vista dell’ordine pubblico, si è dato ascolto anche ai tifosi più passionali come quelli delle Torcidas. Poi probabilmente, sapendo un pò come funziona da quelle parti, qualcuno avrà messo sul piatto “qualcosa”, e qualcun altro avrà accettato, ma per lo meno si nota la disponibilità ad affrontare un problema a 360 gradi con tutte le parti in causa.

In Italia siamo sempre stati in leggera controtendenza, o meglio abbiamo sempre e solo considerato gli ultras non come un fenomeno sociale (ovvero ciò che sono) ma come un problema di ordine pubblico. Vent’anni di leggi speciali, con l’unico risultato di svuotare gli stadi (si perchè oggi in tutte le partite in cui ci sono entrambe le tifoserie, succede casino. I dati dicono questo). Oggi poi siamo in mano a degli psicopatici che pensano che la soluzione sia vietare tutto, perfino partite di hockey o del Campionato Nazionale Dilettanti.

Perfino il Brasile può insegnarci a stare al mondo. Rendetevi conto…

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EGITTO, SE GLI ULTRAS FANNO PAURA AI MILITARI

Postato il 27 gennaio 2012 by La Padova Bene

Ai tempi del regime di Mubarak, gli ultras delle due squadre principali (Al Ahli e Zamalek) si unirono ai rivoluzionari per cacciare il potere (Clicca qui). Oggi sono ancora attivi sul fronte, contro il governo provvisorio delle Forze Armate. Un interessante articolo dell’amico Daniele lo spiega. Fonte: Dalla parte del torto

Un anno fa, il fenomeno aveva colto di sorpresa un po’ tutti, media compresi, come tante delle novità che hanno caratterizzato la Primavera araba. Adesso invece la partecipazione e il ruolo degli ultras egiziani alle proteste di piazza che caratterizzano l’epoca post-Mubarak vengono accuratamente monitorati.
Si spiega anche così la decisione della Federazione calcistica egiziana (Efa) di rinviare la 16esima giornata della locale serie A, che si sarebbe giocata il 25 e il 26 gennaio, in coincidenza con l’anniversario dell’inizio delle manifestazioni che hanno portato alla caduta del regime di Hosni Mubarak.
Il rischio concreto era che gli stadi si trasformassero in epicentro delle proteste contro il Consiglio supremo delle forze armate, che al momento governa il Paese.
Proprio gli ultras, e in particolare Ultras Ahlawi e Ultras White Knights, rispettivamente sostenitori di Al-Ahly ed Al-Zamalek, sono stati infatti tra i protagonisti indiscussi delle rivolte dello scorso anno.
I fan delle due squadre cairote – abituati, fino ad allora, a scontrarsi tra loro e con la polizia in quello che è ritenuto il derby più violento del mondo – hanno, in qualche modo, anticipato la rivoluzione del gennaio 2011, dando via alla contestazione al regime all’interno delle proprie curve. In piazza hanno poi portato la propria esperienza di guerriglia, accumulata negli scontri che settimanalmente, e da anni, caratterizzano gli stadi egiziani.
Più che le rivendicazioni politiche, è stata proprio la tradizionale avversione alla polizia (i gruppi ultras egiziani si ispirano al “modello italiano”) a spingere i supporter a scendere in piazza.
Come ha spiegato ad Al Ahram Online Mohamed Gamal Beshir, esperto dei movimenti del tifo egiziano e autore del libro Kitab Al-Ultras (Il libro degli ultras), “gli ultras non sono uniti dal punto di vista politico. I loro membri possono provenire da ogni parte politica, mentre altri sono completamente disinteressati. Perciò fuori dagli stadi si muovono in maniera individuale”.
Secondo Ahmed Gafaar, uno dei fondatori dei White Knights, la contrapposizione tra ultras e forze dell’ordine “è il risultato delle costanti violenze che a cui gli ultras sono stati sottoposti per lungo tempo. Loro odiano la polizia e si scontrerebbero in ogni occasione possibile”.
Ciò nonostante, il loro apporto in occasione delle principali manifestazioni dello scorso anno non è passato inosservato.
Gli ultras possono rivendicare anche un proprio martire: Mohamed Mostafa, studente di ingegneria e supporter dell’Al-Ahly, ucciso non lontano da Tahrir Square negli scontri dello scorso autunno.
Per Ahmed Ezzat, coordinatore dei Comitati popolari di difesa della rivoluzione, “tutti i dimostranti di piazza Tahrir hanno sempre accolto bene gli ultras. Sono altamente organizzati e non sono alla ricerca dell’attenzione dei media. Sono visti come dei compagni nel progetto rivoluzionari e hanno sostenuto con forza la rivoluzione”.

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