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Archive | febbraio, 2012

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EFFETTO TESSERA DEL TIFOSO.

Postato il 29 febbraio 2012 by La Padova Bene

Da mesi continuiamo a sentire i soliti proclami circa gli “splendidi risultati” ottenuti dall’introduzione della Tessera del Tifoso. A più riprese abbiamo visto quali sono questi “splendidi risultati” ottenuti per quanto concerne le partite in casa (Clicca qui). Ora andiamo a vedere quali sono gli “splendidi risultati” ottenuti dall’introduzione della Tessera del Tifoso per quanto concerne le trasferte…

Fonte: Liberi di tifare

I dati “ufficiali” resi noti dagli organi preposti…. snocciolano effetti positivi dell’introduzione della TdT, aumento degli spettatori, diminuzione degli incidenti, famiglie allo stadio… solito metodo all’ItaGliana di utilizzare i dati a proprio piacimento.

il lettore poco attento prende atto ed enfatizza i dati di Mr Brown… ma noi Vi mostriamo i dati di fatto. La vera verità. Foto e paganti. Non articoli scritti da Pennivendoli sapientemente “imbeccati”.

Una tessera/carta di credito di pochi centimetri, plastificata, che vale la libertà di ogni individuo. Alcune tifoserie si sono piegate a questo scempio, quelle più popolari, le “strisciate”, ma il risultato è  sempre lo stesso. Qui sotto riportiamo l’effetto della Tessera del Tifoso nel settore ospiti a Roma. I numeri e le foto parlano chiaro: oltre il 50% in meno degli spettatori, anche delle tifoserie “tesserate”.

E’ bene precisare che quest’anno il settore ospiti dello stadio Olimpico di Roma è stato sempre chiuso, ad eccezione delle 3 partite di cartello. i tifosi ospiti sempre sotto le 300 unità sono stati spostati in tribuna monte mario.

Un calcio sempre più alla deriva. E menomale che la tessera del tifoso serviva per riportare la gente allo stadio… in tutta sicurezza….

ROMA LECCE

Roma-Lecce 30/10/2010 (dopo introduzione tessera)

400 sprovvisti di TdT vengono fatti accomodare nel settore ospiti.

Roma Lecce 20/11/2011 (dopo introduzione tessera)

Circa 150, collocati in Monte Mario.

 ROMA BOLOGNA

Roma Bologna 1/11/2009

Circa 200 i tifosi del Bologna.

Roma Bologna 19/9/2010 (dopo introduzione tessera)

Una settantina i tifosi a cui il Ministro Maroni ha permesso di partecipare alla trasferta di Roma.

Roma Bologna 29/1/2012 (dopo introduzione tessera)

Circa 200 gli autorizzati dal Ministro Maroni.

 ROMA CHIEVO

Roma Chievo 3/5/2009

In circa 150.

Roma Chievo 9/1/2010

Una cinquantina.

Roma Chievo 8/1/2012 (dopo introduzione tessera)

38 i tifosi ospiti autorizzati.

 ROMA FIORENTINA

Roma Fiorentina 30/11/2008

Poco più di un migliaio.

Roma Fiorentina 20/9/2009

Circa 400 i viola.

Roma Fiorentina 10/11/2010 (dopo introduzione tessera)

I tifosi fiorentini tesserati sono circa 150.

 ROMA PALERMO

Roma Palermo 28/1/2009

Circa 400 gli ospiti.

Roma Palermo 13/2/2010

Circa 1500 i palermitani.

Roma Palermo 23/10/2011 (dopo introduzione tessera)

Circa 250, in totale, i tifosi ospiti autorizzati.

 ROMA SAMPDORIA

Roma Sampdoria 22/12/2007

Circa 300.

Roma Sampdoria 25/4/2010

Circa 400 i doriani.

Roma Sampdoria 22/5/2011 (dopo introduzione tessera)

Una trentina di tesserati.

ROMA MILAN

Roma Milan 11/1/2009

4000 i rossoneri.

Roma Milan

Roma Milan 6/3/2010

Circa 4000.

Roma Milan 29/10/2011 (dopo introduzione tessera)

3000 da tutte le regioni d’Italia, autorizzati da Maroni.

 ROMA INTER

Roma Inter 29/9/ 2007
2500 che affollano il settore nerazzurro.

Roma Inter 25/9/2010

Un migliaio gli interisti cui il Ministro Maroni ha permesso la trasferta.

 ROMA JUVENTUS

Roma Juventus 21/3/2009

Più di 4000.

Roma Juventus 3/4/2011 (dopo introduzione tessera)

Circa 3000 gli juventini autorizzati a partecipare alla trasferta.

Come già detto i numeri e le foto parlano chiaro e confermano l’inutilità della Tessera del Tifoso, MA ANCORA SI VIETANO LE TRASFERTE…. CON IL BENESTARE DELLE SOCIETA’….

Dati tratti da

www.corederoma.it

www.asromaultras.org.

CoredeRoma

Vorremmo sottolineare, dei risultati veramente encomiabili! Oserei dire un vanto per il “bel” paese! Possono raccontare ciò che vogliono, il fatto stesso che oggi si stia tentando disperatamente di uscire dalla tessera del tifoso è indicativo di quanto questa sia stata non solo un fallimento, ma un provvedimento che ha penalizzato tutti i tifosi, compresi quelli per bene. Chi sostiene il contrario, ovviamente, è complice…


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PECORELLA SI, MA UTILE PER LA PROPAGANDA!

Postato il 29 febbraio 2012 by La Padova Bene

Pecorella… Che pecorella sei? Hai un numero? Un nome? Un cognome? Niente vero? Sai che sei un illegale? Dovresti avere un numero di riconoscimento, io così non so chi sei e tu sai chi sono io. Vero pecorella? Vero pecorella?

Vogliamo sparare? Vuoi sparare? Ti vorrei vedere sparare. Comunque sei una bella pecorella. Sei anche carino. Dai anche il bacino alla tua ragazza con quella mascherina? Così non gli attacchi le malattie. Bravo, bravo.

Comunque per quello che guadagni non vale la pena stare qui. Vi siete divertiti? Quindi tra sei ore ci rivediamo qua. Il cantiere durerà intorno ai vent’anni, quindi ci vai in pensione, vestito così, come uno stronzo. E noi ci divertiamo un sacco a guardare voi stronzi.

Non ti puoi camuffare, sai? Io non so chi sei. Dovresti farti riconoscere, sei un agente. [Il No Tav fornisce generalità e indirizzo] Parla invece di fare i gesti, che cazzo sei? Un sordomuto?

Queste sono le parole di un attivista No-tav nei confronti di un carabiniere in un famoso faccia a faccia che sta facendo il giro della rete. La cosa bella è che tutti, DICO TUTTI, stanno facendo passare queste parole come una “provocazione criminale” e come “eroe” il carabiniere che non ha reagito. Perchè, adesso sarebbe stato normale che reagisse? Un carabiniere che spacca la testa ad un manifestante disarmato ed inoffensivo (fisicamente almeno) è la normalità di questo paese? Si certo, immagino già la domanda dei soliti italioti “Tu come reagiresti?”: io non sono un carabiniere! Io se reagisco spaccando la testa alla persona che mi provoca, una bella denuncia me la prendo comunque, lui probabilmente no, e comunque io non sono un carabiniere, lui si, e se fa questo lavoro si presume anche che sappia mantenere il sangue freddo in certe situazioni. Altrimenti è meglio che non lo faccia.

Questa è la cosa bella dell’Italia: siamo talmente abituati a prenderlo e possibilmente a tirarlo nel culo al prossimo che una persona che rispetta le consegne è vista come un eroe!

Quanto alle parole dell’attivista, sono una bella presa per il culo, ma non so quanto possano essere discusse. Il termine “pecorella” potrebbe risultare offensivo, ma siccome in Italia le forze dell’ordine continuano a difendere una casta nemica del popolo (che dovrebbe essere sovrano) ed orientata solo al proprio guadagno personale, allora è perfettamente inutile che si stupiscano se sono considerate in un certo modo. Quando al numero di riconoscimento, in quasi tutti i paesi democratici del mondo le forze dell’ordine hanno un numero di riconoscimento stampato sul casco. Ovunque, tranne in Italia, proprio per coprire eventuali abusi. Anche qui purtroppo l’attivista ha ragione: il carabiniere è un illegale! Certo, è molto arrogante e provoca anche apposta, ma su certi passaggi ha ragione da vendere. Come quando dice il proprio nome, cognome ed indirizzo. Tutto è, fuorchè un vigliacco…

Invece di far passare come eroe chiunque indossi la divisa, qualcuno dovrebbe domandarsi quante provocazioni hanno dovuto sopportare in tutti questi anni gli abitanti della Val Susa. Le ultime la scorsa notte, quando sono state incendiate le auto di alcuni militanti, clicca qui per leggere. Si perchè è troppo comodo mostrare il video di un carabiniere che non reagisce alle provocazioni di un manifestante e sorvolare per esempio su altri video che girano per la rete come per esempio questo:

Certo, poi possiamo discutere per ore sul perchè e per come non si vuole la TAV, sul fatto se ci sia o meno amianto nella montagna che vogliono scavare, sul fatto di capire se e quanti espropri verrebbero fatti… Potremmo anche discutere su quanto sia realmente utile un’opera come la TAV, io qualche dubbio legittimo mi permetto di averlo. Credo abbia la stessa utilità del tram di Padova: ingrassare il culo di qualche politico locale e nazionale!

Ciò di cui non possiamo discutere è sulla politicizzazione del movimento no-tav, perchè è un argomento che non mi interessa: siamo nel 2012, non vorrete mica che perda tempo a discutere ancora di destra e sinistra come fanno molti, mentre i delinquenti che siedono in parlamento tutti uniti ce lo buttano nel didietro!?! No grazie, mi sono elevato un pò di tempo fa dal livello infimo di molti discorsi! Piuttosto guardo un dato di fatto: c’è un’intera popolazione che è contraria all’opera, ed uno stato che va avanti per la sua strada senza dare retta minimamente alle voci di dissenso! Tanto mi basta per non essere dalla parte dello stato…

L’attivista dice bene: quel carabiniere è una pecorella! Una pecorella però molto utile alla propaganda di stato, che si è beccato anche un encomio! Chissà se mai nessuno darà un encomio alla signora protagonista del secondo video, che da una vera e propria lezione ai rappresentanti dello stato… Ne dubito!

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Padova-Modena serie B

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INIZIATIVA “7 VOLTE PADOVA”: GIA’ 300 ADESIONI

Postato il 29 febbraio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Calcio Padova 1910

277 tifosi biancoscudati hanno sottoscritto 7 volte Padova, la promozione lanciata dal Calcio Padova la scorsa settimana per permettere l’acquisto dei biglietti delle ultime sette gare casalinghe di Italiano e compagni. Sette sfide determinanti per vivere assieme ai tuoi beniamini questo esaltante finale di stagione.
La Promozione proseguirà fino alle 23.00 di venerdì 2 marzo e sarà attiva per tutti i settori dello stadio solo ed esclusivamente sul sito web www.ticketone.it
Acquistati i sette biglietti, ogni tifoso dovrà stamparli subito e conservarli, per poi venire allo stadio con il singolo biglietto il giorno della gara in calendario, evitando così code in prevendita o alle biglietterie dello stadio Euganeo.

I PREZZI PER SETTE PARTITE

Prezzo
Web
promozione
7 volte padova
Totale
esclusi diritti di prevendita
Poltrone Nord e Sud 36,00 25,71 180,00
Tribuna Ovest 22,00 15,71 110,00
Tribuna Est 14,00 10,00 70,00
Tribuna Ovest Sud 10,00 7,14 50,00
Tribuna Fattori 6,00 4,28 30,00
Curva Sud 6,00 4,28 30,00

N.B. Nel caso in cui qualche incontro vengo anticipato o posticipato, il biglietto rimarrà comunque valido e non dovrà essere sostituito.

Dunque, il carnet è partito anche qui a Padova e nella prima settimana ha fatto registrare un buon numero di adesioni. Bisogna però fare di più, e sopratutto la Fattori deve fare di più. Anche perchè non siamo solo in 300: siamo stati una delle curve italiane che ha risposto meglio al “No alla tessera del tifoso”, nel nostro settore ci sono meno di 100 tesserati ed in compenso nella maggior parte delle partite siamo intorno ai 2.000 ragazzi. Non mi vorrete far credere che a nessuno di questi frega di avere il biglietto garantito fino a fine stagione e l’eventuale prelazione per i playoff?

Piuttosto ho notato che nonostante l’informazione sia stata fatta, qualcuno non sapeva nulla del carnet. Ed allora, forza, fate girare il messaggio a più persone possibili che c’è tempo fino a venerdì! Riempiamo la Fattori di tifo e teniamo fuori il più possibile gli occasionali…

 

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ERO UN BAMBINO

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R.I.P. ZANCA

Postato il 29 febbraio 2012 by La Padova Bene

Nella giornata di ieri si è spento Filippo Zancato, per tutti “Zanca”, storico tifoso biancoscudato che militava nei Leoni della Nord fin dalla loro nascita. Lo potete scorgere in questa foto di fine anni ’70, agli albori del movimento ultras a Padova: sopra il tamburo grigio, giacca scamosciata, maglione bianco e camicia nera, leggermente girato verso destra ad osservare i fumogeni.

Da quando il Padova si era spostato all’Euganeo, si era allontanato dallo stadio, e da qualche anno viveva negli USA dove è morto ieri colpito da ictus. La Redazione de La Padova Bene si stringe nel dolore ai familiari. Ciao Zanca, salutaci gli altri biancoscudati che hai raggiunto in cielo!

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SCOUSER ACCOLTELLATO A CAMDEN TOWN

Postato il 29 febbraio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Ham & High

Un uomo proveniente dalla Merseyside è stato ucciso con una coltellata al petto presso il Bar Uno, a Camden Town, sabato notte.

Gli investigatori hanno avviato un’indagine dopo l’omicidio del 26enne avvenuto in un bar di Inverness Street verso le 23:55. I medici hanno tentato di salvarlo, ma è stato dichiarato morto sul posto. La Polizia non ha ancora identificato formalmente l’uomo, ma ha già avvisato i suoi familiari. Gli ufficiali stanno indagando sul movente, che non credono sia legato al calcio.

L’autopsia si è svolta presso il St.Pancras Mortuary nella giornata di domenica, ed ha confermato la coltellata al petto come causa della morte. Quattro londinesi di 23, 25, 17 e 28 anni sono stati arrestati sul posto e rimangono in stato di fermo presso le Stazioni di Polizia di Londra Nord e di Londra Centro. La polizia ha lanciato un appello ad eventuali testimoni per farsi avanti. Chiunque abbia informazioni dovrebbe chiamare la Polizia al numero 020 8358 0200 o il Crimestoppers anonimamente al numero 0800 555 11

Oggi vediamo uno degli aspetti fondamentali del cosidetto “modello inglese”: l’insabbiatura mediatica! Un tempo, anche nel Regno Unito, i giornali sguazzavano come porci nel fango su qualsiasi episodio si verificasse negli stadi. A partire però dagli anni ’90 hanno cambiato strategia, scegliendo il silenzio, in nome della “rivalutazione” del calcio inglese, troppo legato all’immaginario hooligans… Vero è che la violenza cominciò a spostarsi sempre più fuori dagli stadi, ma soprattutto sempre più lontano; ed i giornalisti per primi iniziarono ad ignorare gli episodi. Del resto gli inglesi sono pragmatici: il problema grosso era la violenza dentro gli stadi, ma erano ben coscienti che non avrebbero potuto fare molto contro la violenza (a meno di non cambiare la natura umana, cosa impossibile… spiegate a quegli idioti dei politici italiani!). Ergo, una volta che si era riusciti tramite leggi apposite e stadi adeguati a tenere fuori la violenza, avvicinando fra l’altro una nuova tipologia di tifosi, degli scontri fra hooligans che continuavano fuori dagli stadi, si è preferito parlarne il meno possibile; facendo credere a tutta Europa di averli sconfitti. Una “credenza” che i quattro stronzi ignoranti degli italiani hanno fatto subito loro…

Di fatto, l’Inghilterra per anni si è presentato come “paese modello” per quanto riguarda la sicurezza degli stadi presso tutta Europa, ma la realtà è che non avevano sconfitto la violenza, l’hanno solo spostata altrove. Anzi, volendo oggi la violenza giovanile in Inghilterra è pure più pericolosa, perchè è dilagata abbracciando un ambito molto più vasto di quello hooligans: oggi abbraccia praticamente un’intera generazione sbandata, che di fatto partecipa ad una sorta di “guerra fra bande” dettata dalla noia, senza regole e senza valore alcuno…

Per capire poi quanto “il modello inglese” faccia acqua da tutte le parti, basta vedere l’escalation di episodi capitati direttamente all’interno degli stadi negli ultimi anni, segno che quando si abbassa la guardia la “fiammella” torna ad ardere (clicca qui, qui e qui per capire. Ma anche qui, qui e qui… e sono solo alcuni!). Ora arriva questo morto, per una rissa avvenuta in pieno centro a Londra di sabato sera… Guarda caso, tifoso del Liverpool, e non un tifoso “normale” (pare che facesse parte di una “firm” al seguito degli scousers), proprio il giorno prima di Cardiff-Liverpool, finale di Carling Cup disputata proprio a Londra!

Ovvio che la polizia voglia far passare l’episodio come “estraneo al calcio”: sarebbe lo sputtanamento decisivo e totale del “modello inglese” che per anni hanno fatto passare in Europa come “vincente”! Nessuno mi toglie dalla testa invece che in una Londra che anche in passato si univa per fronteggiare le squadre del Nord, l’accoltellamento di quel povero ragazzo sia legato a doppio filo all’hooliganismo… che poi mi viene anche da dire: è risaputo l’amore degli scousers per le armi da taglio, questa volta a pagare è stato uno di loro… la vita è una ruota…

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…E CONTINUANO A RACCONTARCI CHE VOGLIONO “AVVICINARE LE FAMIGLIE ALLO STADIO”!

Postato il 28 febbraio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Tutto Cesena

Allo stadio Bentegodi ci sono sempre difficoltà per i tifosi cesenati al seguito, ma chi pensava che i problemi fossero limitati alle gare contro l’Hellas, da ieri si deve ricredere. Eppure c’erano tutti i presupposti perchè la giornata si svolgesse in un clima pacifico e sereno, considerati gli ottimi rapporti tra il Coordinamento club Cesena e quello degli Amici club Verona. I problemi infatti sono sorti con gli steward e le forze dell’ordine, che hanno rovinato l’atmosfera amichevole e di festa che si era creata grazie ai tanti piccoli tifosi presenti. Proprio i piccoli tifosi sono state le prime vittime al limite dell’assurdo. Dopo essersi sfidati in mattinata, le due giovani tifoserie si erano date appuntamento nel settore distinti per guardare e tifare insieme, ognuno con i propri colori. Invece al momento di entrare, lo striscione “salvatevi, noi ci crediamo”, preparato dai cesenati, non ha superato il vaglia degli steward che non lo hanno fatto entrare perchè non ignifuco, al punto che alcuni bambini amareggiati sono scoppiati a piangere dalla delusione. La stessa sorte in curva è toccata in curva ai tifosi del Club Kick-off sempre con la stessa motiviazione precedente. Ma non è finita, alle 14.55 la polizia voleva perquisire per motivi di ordine pubblico un pullman, sotto consiglio del presidente dei Clubs Checchia, l’autista si è rifiutato perchè le forze dell’ordine erano prive di regoalre autorizzazione. A quel punto la polizia si è limitata ad annotare i dati dell’autista.

Credo proprio che molti dei bambini di Cesena presenti al Bentegodi abbiano chiuso con lo stadio “grazie” agli inflessibili stewards veronesi, “opportunamente” addestrati in una delle roccaforti di Maroni (Tosi, il sindaco di Verona, è il suo “delfino”). Ma non continuano a ripeterci di voler avvicinare le famiglie allo stadio? Beh, credo proprio che non ci riusciranno mai con questi metodi: debbono ancora capire che la gente allo stadio ci va per divertirsi, non per sperimentare la loro cazzo di sicurezza! A nessuno di quelli che frequentano lo stadio interessa una minchia di sentirsi sicuro perchè vede che lo stadio è blindato, anzi sarebbe meglio che la sicurezza fosse meno “invasiva” e meno visibile, ma più presente, e non per le minchiate che si inventano loro. Che senso ha togliere uno striscione ai bambini perchè “non ignifugo”? Sono convinto che i bambini non sanno nemmeno cosa significa “ignifugo”, e se tutto va bene nemmeno molti stewards… Però lo tolgono, non importa se è assurdo: gli hanno detto di fare così, loro debbono fare così! Probabilmente nessuno gli avrebbe mai fatto alcun appunto per lo striscione dei bimbi cesenati, ma per non saper ne leggere ne scrivere l’hanno bloccato, così non c’è nulla da dire e non ci sarà alcuna macchia sul loro operato… Chissà a quale luminosa carriera ambiscono!!!

Sullo striscione del club “Kick-off” non dico nulla perchè mi rendo conto che non ne hanno capito il significato: non si può pretendere che sappia l’inglese gente che sa a malapena l’italiano!

Molto bello anche l’aneddoto con la polizia che vuole perquisire un pullman e l’autista che si rifiuta. SI RIFIUTA (!!!). E’ bastato che gli chiedessero un mandato e questi sono andati nel panico, cosa abbastanza normale quando nove volte su dieci si opera nella piena illegalità! D’altra parte, gli è andata male: se il pullman fosse stato degli ultras, avrebbero convinto l’autista e gli occupanti con una bella carica, un bel pò di manganellate magari date col manico del manganello e perchè no un bel lacrimogeno sparato all’interno. Tanto in un secondo tempo sarebbe stato molto semplice dare la colpa agli stessi ultras inventandosi qualcosa e tutti gli avrebbero creduto… Ma le teste rotte di bambini e tifosi anziani sarebbero qualcosa difficile da giustificare, ed allora hanno rinunciato!

Tempo fa si parlava proprio dell’assurdità di molti provvedimenti con un rappresentante dell’AICB, in occasione di una tramissione televisiva in cui mi disse pure che proprio a Verona avevano sequestrato ad un tranquillo tifoso tesserato uno striscione con scritto “Pazzi per Legati” perchè conteneva la parola “Lega” e poteva essere veicolato come messaggio politico (il che la dice lunga sul cervello che debbono avere da quelle parti!). Tuttavia la persona in questione sosteneva che chi non ha nulla da temere non si oppone ai controlli, e mi citava il caso della sua partecipazione alla Maratona di New York dove gli avevano applicato un microchip alla gamba… A questo punto mi piacerebbe chiedere al signore in questione: i membri del club Checchia di Cesena, che sottolineo sono appartenenti ad un club di normalissimi e pacifici tifosi e non ad un gruppo ultras, hanno evidentemente qualcosa da nascondere visto che si sono opposti al controllo del proprio pullman? O forse hanno solo un pò di dignità in più che gli impedisce di farsi usare come cavie da laboratorio? Chissà, magari non hanno tutto questo interesse spasmodico a difendere la tessera del tifoso che invece noto in alcuni membri dell’AICB, chissà perchè…?

Purtroppo gli italiani si confermano i soliti mangiaspaghetti che non valgono un centesimo: la maggior parte degli abitanti di questo “bel” paese conduce una vita estremamente triste e frustrante, a cui non si ribella perchè gli hanno insegnato che “è sbagliato”. Tantissimi ambiscono alla divisa, allo status di “pubblico ufficiale”, perchè lo vedono come una via d’uscita: se nella vita non sono nessuno, se perfino la loro moglie gli mette i piedi in testa (e qualche volta anche l’amante della moglie), con la divisa addosso verrebbero automaticamente rispettati! Ecco perchè ci capita di trovare fra gli italiani tanti ignoranti ottusi che giustificano Spaccarotella piuttosto che gli assassini di Federico Aldrovandi dicendo che le vittime “se la sono cercata”: sono quelli che “bramano” una divisa per poter dare un senso alla loro vita… Ecco perchè quando la divisa arriva, fossero anche le divise più “sfigate” dello steward, dell’ausiliario del traffico o del controllore del bus; molto spesso coloro che le indossano si sentono Dio in terra, e si investono di un’arroganza senza limiti! In tutto ciò, potete ben capire perchè a dei bambini di Cesena non fanno entrare uno striscione al Bentegodi, anche se basterebbe un minimo di elasticità mentale per farlo passare…

 

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ULTRAS BARI COINVOLTI NELLE SCOMMESSE

Postato il 28 febbraio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Bianco, rosso e Tamborra

Ci sarebbero quattro ultras indagati per la vicenda del calcioscommesse. La notizia gira da alcuni giorni e i magistrati non hanno smentito. Se fosse vero, sarebbe molto peggio di chi ha scommesso indossando la maglia del Bari. I calciatori vanno e vengono, fanno finta di innamorarsi di una squadra poi la tradiscono. Ma chi tifa dalla Curva, non dovrebbe tradire neppure sotto tortura. Anche in questo caso, così come per le società di calcio, si dovrebbe parlare di responsabilità diretta o indiretta a secondo dei casi: il primo se fossero coinvolti personalmente i capi della balconata, il secondo se a scommettere e per di più sulle sconfitte del Bari fossero i cosidetti infiltrati. cioè delinquenti di professione che si mimetizzano dietro il bianco e il rosso. In questo caso, il peccato dei leader sarebbe meno grave, ma di peccato si tratterebbe comunque, visto che i responsabili della Curva non dovrebbero permettere certe pericolose contaminazioni. Gli Ultras, che piaccia o no, sono un punto di riferimento preciso per tanti ragazzi che vanno allo stadio. Sono i custodi di un valore, quello dell’attaccamento ai colori della città e dell’amore incondizionato per il Bari che non ammette debolezze. Se davvero fossero colpevoli, in tutta Italia ci riderebbero dietro.

Il senso dell’articolo, scritto al condizionale, è sacrosanto. Tuttavia io sapevo una versione diversa: gli ultras baresi, in occasione del match contro la Sampdoria lo scorso anno, fecero pressione alla squadra per perdere in nome dell’amicizia con i doriani. Il Bari era già retrocesso, alla Sampdoria servivano punti per la salvezza, e diretto rivale dei blucerchiati nella corsa alla salvezza era il Lecce, odiatissimo dai baresi che infatti ne volevano decretare la retrocessione lasciando vincere la Samp. Le cose poi andarono diversamente come ben sappiamo. Oggi gli stessi baresi si trovano coinvolti nell’inchiesta sulle scommesse proprio per questo episodio, che non voleva essere una scommessa ma uno sgarbo ai rivali storici… Cosa ben diversa, da qualsiasi punto di vista la si guardi!

Non voglio fare l’avvocato difensore di nessuno: questa era la versione che conoscevo io e trovo giusto renderla pubblica, poi chi di dovere se ne occuperà. Trovo che prima di parlare di ultras coinvolti nelle scommesse contro la loro squadra bisogna un attimo valutare tutta la situazione a 360°.

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ULTRAS RIMINI CONDANNATI

Postato il 28 febbraio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Il Resto del Carlino

Rimini, 27 febbraio 2012 – Il giudice ha condannato a da 4 e mezzo a cinque anni per concorso cinque dei sei ultrà del Rimini – uno è stato assolto- che accecarono il ‘rivale’ riccionese. Sono stati anche colpiti da sei anni di Daspo, e dovranno presentarsi in questura ogni volta che c’è una manifestazione calcistica.

Il giudice ha fissato il risarcimento alla parte civile in 360mila euro.

L’AGGRESSIONE si era consumata il 13 agosto del 2010, durante la partita Rimini-Riccione. Un incontro che avrebbe dovuto essere più che amichevole, ma che si era invece concluso con due feriti, uno dei quali aveva perso un occhio. Secondo la ricostruzione di Digos e carabinieri, il gruppetto di riccionesi era stato inseguito e raggiunto dagli ultrà del Rimini, alcuni dei quali armati di mazze e bastoni. Ad avere la peggio era stato appunto un riccionese, colpito a un occhio dal quale ha perso completamente la vista. Uno dopo l’altro, gli ultrà erano stati identificati e arrestati. Per gli investigatori non c’erano dubbi, quello che si era consumato quella sera, era stato un vero e proprio ‘agguato’, e a provarlo c’erano le riprese delle telecamere della Caserma Giulio Cesare, davanti alla quale erano passati gli inseguitori. Ma i ragazzi arrestati hanno sempre negato che si sia trattato di una trappola. Giurando all’unisono che era stato invece uno scontro tra tifosi, una rissa, insomma dove le avevano date e prese. Nessun agguato, solo una scaramuccia finita male.

Conoscendo la storia, dovremmo parlare del comportamento infame degli ultras riccionesi, che si sono presentati a Rimini con intenzioni bellicose salvo poi prenderle e denunciare i riminesi. Qualcuno dirà: “Eh ma se tu avessi perso un occhio come ti saresti comportato?”: ragazzi cari, non glielo ha ordinato il dottore di fare l’ultras! Se vai in giro a fare a botte e va a finire male, ti tieni quello che ti arriva; oppure non vai a cercare problemi e difficilmente ti succederà qualcosa! Se poi consideriamo che uno dei protagonisti riminesi della vicenda è stato riconosciuto dagli stessi riccionesi in un locale che l’hanno aggredito, possiamo ben capire che questi dei santi non erano, ma di fronte alla possibilità di farsi su un pò di soldi non ci hanno pensato un attimo ad infamare!

Per il resto, in tutta la vicenda (i ragazzi di Rimini hanno fatto quasi un anno di reclusione preventiva, fra carcere e domiciliari) ho avuto la sensazione che si cercasse gente da mettere dentro a tutti i costi. Spero che gli vada un pò meglio l’appello.

 

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MANCANZA DI RISPETTO

Postato il 28 febbraio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Il Ciriaco

Tutto ci saremmo aspettato, tranne una cosa del genere.

La vicenda Falzerano aveva già causato non poche polemiche tra i tifosi. L’attaccante di Pagani, mesi fa sulla sua pagina facebook, sfoggiava delle foto in posa con la sciarpetta della Salernitana. Tutto normale, potremmo dire, per un ragazzo di Salerno che aveva giocato nella sua squadra del cuore. Quanto successo ieri, però, non è piaciuto ai pochi supporters presenti alla partita Avellino-Napoli, sfida tra i Giovanissimi Regionali. L’attaccante biancoverde (non di fede, ma semplicemente per squadra di appartenenza) segna un gol. Nella foga di imitare i calciatori più grandi e di professione, decide di esultare togliendosi la maglia per mostrare quella indossata sotto. Nulla di male. Se non fosse che, da sotto la maglia ufficiale dell’Avellino, sbuca una t-shirt di un colore poco gradito in terra irpina e con su la scritta “Ultras Salerno”. La foto sta spopolando sui siti dei tifosi salernitani che, nonostante l’ennesimo fallimento e gli scarsi risultati della propria squadra, riescono a trovare un momento di gioia grazie a questo ragazzino.

Intendiamoci, ognuno ha il diritto di esultare come gli pare e piace, ma, al tempo stesso, ognuno ha il diritto di indignarsi come gli pare e piace.

Al giovane attaccante auguriamo una carriera ricca di successi, ma lontano, lontanissimo, da Avellino.

Alla società chiediamo di prestare maggiore attenzione. I tifosi irpini meritano rispetto!

Sinceramente è un atto di una mancanza di rispetto tale che la giovane età non può essere uno scudo. E’ come se questo ragazzo avesse giocato nel Padova, ed al momento di un gol avesse tirato su la maglia biancoscudata mostrando una t-shirt dei Vigilantes o degli Ultras Unione (che non esistono più, ma è per rendere l’idea…): se capitasse andrei io personalmente a tirargli due schiaffoni, e non me ne fregherebbe un cazzo se trattasi di ragazzino!

Molti dicono che i ragazzini di oggi sono “rincoglioniti”, ma non è proprio vero (anzi, per alcune cose sono più svegli di come eravamo noi! Per altre meno…). Io dico che oggi mancano soprattutto il rispetto e la disciplina, e te ne rendi conto quando senti ragazzi nemmeno maggiorenni dare certe risposte ai loro genitori. Genitori che, peraltro, se non si fanno rispettare sono i primi colpevoli. Ecco, il gesto di questo ragazzo è proprio questo: una mancanza di rispetto! Se giochi nell’Avellino non puoi metterti sotto la casacca biancoverde una t-shirt della Salernitana, non esiste proprio! Spero che qualcuno gli insegni le buone maniere, è ancora nell’età giusta per capire e correggersi e non gli farà male…

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CALCIO E DIRITTI TV: MODELLO ITALIANO VS. MODELLO INGLESE

Postato il 27 febbraio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Calcio Press

Solo a medio-lungo termine sarà possibile valutare la catastrofe. Il calcio è stato stravolto da pay tv fin troppo intrusive (vige di fatto il duopolio Sky-Mediaset).

Le abitudini dei tifosi italiani sono state ribaltate. E’ sotto gli occhi di tutti lo svuotamento degli stadi di Serie A Tim, determinato dagli orari assurdi in cui si giocano le partite e dalla spalmatura del campionato in tutti i giorni della settimana.

L’arroganza dimostrata dai club e dalle televisioni a pagamento nei confronti dei tifosi da stadio e degli abbonati ha superato ogni ragionevole limite. Sky e Mediaset, con la connivenza dei vertici del nostro sistema pallonaro, hanno frantumato le ultime resistenze. L’errore di fondo è stato appiattirsi sul modello inglese, senza tenere conto della peculiarità del tifo italiano rispetto a quello d’oltre Manica.

La pay tv in Inghilterra - Il modello inglese di televisione a pagamento, in Europa, ha messo a disposizione dei club montagne di soldi. Non a caso ha costituito e costituisce, per le società italiane e non solo, un modello da emulare. Si tratta però di conoscerne a fondo i meccanismi. Solo così sarà possibile valutare se sia stato o meno giustificato pensare di esportarlo da quel contesto al nostro. In Inghilterra la pay tv è nata nel 1992, cioè diciotto anni fa. All’inizio l’affare valeva 191 milioni di sterline. Poi è cresciuto in modo quasi esponenziale nel corso degli anni. Il controvalore, per il periodo 2007-2010, si attestato alla considerevole cifra di 1.700 milioni di sterline. Sky, per non incorrere negli strali dell’Antitrust dell’UE, ha rinunciato al suo monopolio. Nella Premier League si contano sei pacchetti diversi: quattro appannaggio di BSkyB e due di Setanta. Senza entrare nello specifico dell’offerta, si deve comunque precisare che lo spezzettamento è totale. Ciò per garantire al tifoso da poltrona il maggior numero possibile di partite, in tutti i giorni della settimana e a tutte le ore del giorno. Le partite inglesi sono irradiate anche in Asia, dove l’appeal per la Premier è notevole e bisogna adattarsi alla differenza di fuso orario. Ecco spiegata la ragione per cui, in Inghilterra, si gioca anche all’ora di pranzo. La trattativa non è collettiva, ma individuale. Gli incassi delle singole società dipendono dal fatto di essere state messe sotto contratto o meno. Non sono trasmesse tutte le partite che si giocano, come viene fatto sciaguratamente da noi. Il modello inglese di pay tv non ha pregiudicato l’affluenza negli stadi, che resta altissima a tutti i livelli (Premier League, Championship, Football League 1 e 2).

I proventi della pay tv in Inghilterra - La suddivisione dei proventi avviene  con percentuali predeterminate. Il cinquanta per cento, in parti uguali, viene distribuito a tutte le partecipanti al pacchetto. Il restante cinquanta per cento per una metà tenuto conto della classifica finale dei singoli club (il meglio classificato guadagna anche venti volte in più rispetto al peggiore del pacchetto) e per l’altra metà del numero di partite di ogni singola squadra teletrasmesse di fatto. Quest’ultima regola finisce per avvantaggiare le squadre che possono annoverare il maggior numero di tifosi da poltrona (ovvero quelli che si abbonano alla pay-tv per guardarsi le partite da casa). In Inghilterra, in termini di incassi da pay tv, i grandi club battono quelli piccoli per4 a1. In Italiala legge Melandri-Gentiloni ha sancito la vendita collettiva dei diritti televisivi. Ancora i club si devono mettere d’accordo su come dividersi i proventi dei bacini di utenza.

La pay tv in Italia – In Italia la legge Melandri-Gentiloni (QUI tutto quello che c’è da sapere) ha sancito la vendita collettiva dei diritti televisivi. I club della Serie A TIM si devono ancora mettere d’accordo su come dividersi i proventi. Sui bacini di utenza la guerra in corso è aspra quanto mai. La Serie Bwin e la Lega Pro sono fortemente penalizzate. Il presidente della Lega di Firenze, Mario Macalli, sta affilando le armi: non si accontenta dell’1% che è stato riservato ai club di Prima e Seconda Divisione Nazionale. Senza contare che, in una corretta logica finanziaria, i ricavi di un qualsiasi club calcistico italiano dovrebbero derivare dalla combinazione di tre voci: 1) diritti tv; 2) incassi al botteghino (ticketing); 3) marketing, merchandising e sponsorizzazioni. Per stare dentro le regole le società professionistiche dovrebbero conteggiare introiti derivanti da ciascuna delle tre categorie in proporzione di circa un terzo. E’ un fatto che, in Inghilterra, la maggioranza dei team rientra in questo tipo di situazione. I bilanci dei club di oltre Manica sono correttamente equilibrati fra le tre voci di ricavo, anche se il loro indebitamento si sta facendo imponente (Liverpool e Manchester United docent). In Italia, viceversa, la maggioranza (la totalità?) dei club non rientra in questi parametri. I ricavi messi a bilancio provengono infatti, in una misura valutabile intorno al sessantacinque per cento (ovvero per quasi due terzi), dai diritti tv. In certi casi la proporzione è superiore. Un elemento aberrante. Che consegna alle televisioni il potere decisionale di stabilire i palinsesti del pianeta calcio italiano, vale a dire imporre le date e gli orari nei quali disputare le partite. I club e i tifosi del Belpaese sono, dunque, alla totale mercè delle pay tv.

Modello inglese vs modello italiano – Per raffrontare i due modelli, quello inglese e quello italiano che ha voluto diventarne la copia conforme, va detto ancora che i club britannici sono proprietari degli stadi in cui giocano. Dispongono, al loro interno, di adeguati locali di ritrovo a disposizione dei tifosi in qualunque giorno e a qualsiasi orario si decida di disputare la partita (ivi comprese strutture alberghiere dove poter alloggiare). Questo perché il tifoso da stadio non deve mai soccombere, pena la sopravvivenza di un prodotto televisivo che vive anche del folklore connesso allo spettacolo dal vivo, al tifoso da poltrona. Tutti questi elementi rendono il contesto anglosassone troppo diverso rispetto a quello italico e il suo spezzatino meno indigesto per le tifoserie d’Oltre Manica. Esattamente l’opposto di quanto accade oggi in Italia. Bisognerà che qualcosa cambi perché il sistema non soccomba”.

Un articolo quanto mai interessante. In Italia, quando si sente parlare di stadi vuoti, non si parla mai della pay-tv, chissà come mai. Per anni il problema è stato la violenza, oggi il problema è la tessera del tifoso (che ha fatto danni, andando a peggiorare un trend che già era molto negativo, ma che non è sicuramente l’unica causa) e gli stadi inadeguati. Nessuno, dico nessuno che dica che le partite giocate in ogni giorno della settimana a qualsiasi orario non permettono certo un flusso agevole allo stadio. Se leggete l’articolo, capirete il perchè…

 

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