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Archivio | Cossa che nasse

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TAR DEL LAZIO: TESSERA DEL TIFOSO DEL NAPOLI E’ UNA PRATICA AGGRESSIVA

Postato il 16 maggio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Tutto Napoli

La tessera del tifoso rilasciata dal Napoli è rappresenta una pratica “aggressiva”, anche se non ingannevole. E’ quanto stabilito dal Tar del Lazio, in merito a un ricorso del Codacons che contestava il provvedimento con cui l’Antitrust aveva archiviato la segnalazione dell’esistenza di pratiche commerciali scorrette nel rilascio della tessera. Il Tar ha chiesto all’Antitrust di valutare nuovamente la questione:  “L’abbinamento inscindibile, e non declinabile dall’utente tra tessera del tifoso del Calcio Napoli e un contratto con il partner bancario per il rilascio di una carta di credito revolving integra perfettamente una fattispecie di pratica commerciale aggressiva. il comportamento posto in essere dal club Napoli - recita la sentenza - si concretizza certamente in un indebito condizionamento, tale per cui la libertà di scelta degli utenti tifosi è limitata considerevolmente, se non esclusa del tutto. Si accolgono quindi le censure concernenti la qualificazione in termini di aggressività della pratica commerciale in oggetto, seppur la condotta posta in essere dal club Napoli non integra carattere di ingannevolezza”

Il Tar si sta esprimendo da tempo contro le pratiche commerciali insite nella Tessera del Tifoso. Peccato solo che si stia accuratamente evitando l’aspetto più importante e controverso: l’articolo 9.

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A Turkish policeman protects a Galatasar

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FENERBAHCE PERDE LO SCUDETTO, UN MORTO NEI TAFFERUGLI

Postato il 16 maggio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Il Post

Ieri sera allo stadio Sukru Saracoglu di Istanbul ci sono stati violenti scontri tra i tifosi del Fenerbahçe e la polizia. Gli scontri sono cominciati subito dopo la fine della partita tra il Fenerbahçe e il Galatasaray, finita 0 a 0, che è stata decisiva per assegnare la vittoria della Süper Lig (il campionato turco) al Galatasaray. Anche durante i 90 minuti di gioco la partita era stata molto tesa, con parecchie ammonizioni e un’espulsione per parte.

Alla fine della partita i tifosi del Fenerbahçe hanno divelto i sedili di plastica dello stadio e li hanno scagliati in campo contro i giocatori avversari. La polizia è subito intervenuta e ha cercato di proteggere i giocatori con gli scudi, lanciando lacrimogeni e fumogeni contro i tifosi. I disordini sono proseguiti anche fuori dalla stadio, dove i tifosi del Fenerbahçe hanno rotto vetrine, ribaltato cassonetti della spazzatura e addirittura ribaltato e dato fuoco a due macchine della polizia nel quartiere di Kadikoy. A quanto risulta fino a ora, non ci sarebbero stati feriti gravi.

La rivalità tra il Galatasaray e il Fenerbahçe, entrambe di Istanbul, è da sempre molto forte e spesso è degenerata in scontri tra tifoserie. In questo finale di campionato, ad alimentare ancora di più la tensione e a provocare la rabbia finale dei sostenitori del Fenerbahçe, ci sono due fattori: il primo è l’incertezza sull’assegnazione del titolo che ha caratterizzato la fase finale dei playoff della Süper Lig. Il campionato si era concluso con una netta predominanza del Galatasaray, che aveva chiuso il campionato con 11 punti di vantaggio sul Fenerbahçe, che nel girone dei playoff però, quello che assegna lo scudetto e che si gioca tra le prime quattro classificate della Süper Lig, aveva recuperato lo svantaggio e ieri sera avrebbe potuto vincere il titolo. Alla fine il Galatasaray ha vinto il titolo per un solo punto, proprio grazie al pareggio di ieri in casa. Il secondo è il fatto che, grazie a questa vittoria, il Galatasaray ha raggiunto il Fenerbahce per numero di scudetti vinti nella propria storia, portandosi a 18.

I turchi sono veramente fuori di testa, ed il derby fra Fenerbahce e Galatasaray è uno dei più caldi e sentiti del mondo. Il Fenerbahce è di gran lunga la squadra più popolare in Turchia e trova la sua base di sostenitori più caldi nel quartiere di Kadikoy, nella parte asiatica di Istambul,  che poi è lo stesso quartiere in cui è nata la società. Il Galatasaray rappresenta la borghesia laica della città. Quello che non dice il giornale è che il Galatasaray è l’unica “grande” del calcio turco a non essere stata coinvolta nel calcioscommesse turco che quest’estate aveva portato a penalizzazioni per gli altri grandi club (su tutti Besiktas e appunto Fenerbahce), e che in un paese che volendo è ancora più complottista dell’Italia agli occhi di molti ha rappresentato una sorta di “favoreggiamento”. 

Il tifo in Turchia è molto “selvaggio” e poco organizzato, basato più sullo spontaneismo e sul calore dei tifosi che non sull’organizzazione tipicamente italiana. Tuttavia esistono anche dei gruppi ultras veri e propri, ed i più organizzati sono decisamente gli UltrAslan del Galatasaray. Ma con gli incidenti di sabato sera, mi sa tanto che gli ultras centrano poco. In genere i turchi sono gente ospitale, ma se gli pesti i piedi diventano molto pericolosi (Ne sanno qualcosa due tifosi del Leeds, accoltellati a morte nel 2000 da un tifoso del Fenerbahce dopo che avevano pisciato sulla bandiera turca). In tutto questo contesto possiamo capirci qualcosa di più. Il resto sarebbe da scoprire, e non nego che un giorno mi piacerebbe assistere ad uno dei loro derby, pur con la consapevolezza che è molto pericoloso…

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DORIANI RIMANDATI A CASA DA CASTELLAMMARE DI STABIA

Postato il 15 maggio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Ultras Tito – Sito ufficiale

12/05/2012

Ecco a voi l’ennesima messa in scena da parte delle autorità “in-competenti”.

In settimana decidiamo di organizzare il pullman per Castellammare di Stabia. Ogni tanto ci riproviamo, ogni tanto speriamo che rivivere una trasferta come piace a noi possa cancellare quest’annata maledetta all’insegna delle restrizioni e delle assurdità. Vogliamo condividere questo viaggio di 750km con chi per tutto il campionato è andato avanti a testa alta con il solo obiettivo di non lasciare sola la nostra maglia nei momenti bui come in quelli felici, anche a costo di guidare per migliaia di chilometri un’auto per raggiungere la tappa proposta dal calendario del campionato di serie B. Sappiamo già in partenza  che viaggiare in pullman comporta il “rischio di essere intercettati”, già,  perchè siamo talmente scomodi, in quanto non tesserati, che per “scovarci” si  muovono tutti i più attenti funzionari d’Italia. Ci facciamo forti del fatto di  avere acquistato i biglietti e dell’assenza di “precedenti” con la  tifoseria della Juve Stabia…  E invece ecco che a 50 km da Napoli arriva la  telefonata dalla questura locale al nostro autista. Veniamo intimati di fermaci, cosa che avviene al casello di Castellammare…

Ad aspettarci al casello ci sono 2 camionette dei  carabinieri ed altrettante della polizia, 3 volanti della polizia e 4 macchine  della Digos, praticamente più forze dell’ordine che tifosi, veniamo scortati in  un piazzale, identificati, ripresi con le telecamere, vengono controllati i  biglietti che abbiamo acquistato per il settore distinti unitamente ai documenti  d’identità… A questo punto si apre il summit tra i vari funzionari che devono  decidere cosa fare di noi…

Ecco cosa siamo riusciti a capire mentre eravamo sul rovente piazzale: sia la società dello Juve Stabia, sia la Questura di Genova, hanno dato il via libera per il nostro accesso allo stadio. Quando sembra che il vento, per una volta, soffi nella nostra direzione, ecco la doccia fredda “niente da fare”. Ma non solo, non si accontentano del divieto, il “funzionario capo” sostiene che ci devono scortare fino a Napoli nord…i soliti ordini dall’alto… incredibile! Risaliamo sul pullman e lo stesso esercito che ci ha accolto ci scorta fuori città fino in autostrada.

Ci chiediamo, ma ce ne saranno problemi in Italia piuttosto che 50 persone che vogliono solo andare allo stadio? Ora vi chiediamo: QUANTO PUO’ ESSERE COSTATO TUTTO QUESTO ALLO STATO ITALIANO E QUINDI AI CITTADINI? NON SAREBBE STATO PIU’ FACILE BUTTARCI NEL SETTORE OSPITI? OPPURE LASCIARCI ANDARE NEL MOMENTO IN CUI HANNO DECISO CHE NON POTEVAMO ENTRARE?

Vorremmo che la gente comune ragionasse su quanto raccontato perché si tratta realmente di uno stato di polizia dove vengono violati diritti come la libertà di movimento e, come se non bastasse, a spese del cittadino italiano.

In settimana, tramite un comunicato, avevamo domandato un “segnale concreto”, che ci fosse dimostrato che non siamo gli unici capaci di usare il buon senso. (http://www.ultrastito.com/2012/05/iachini-dalla-parte-dei-tifosi.html).

…Ecco a voi la “loro” risposta…

Ringraziamo chi ha voluto compiere quest’ennesima prova d’amore, aggregazione e amicizia sotto l’insegna dei colori blucerchiati e che domani sarà ancora lì a lottare per i nostri diritti e per i nostri ideali pur sapendo che il rischio di imbattere in uno stato incompetente è sempre, purtroppo, molto elevato.

NON CI AVRETE MAI COME VOLETE VOI…

LIBERTA’ PER GLI ULTRAS!

Sembra una barzeletta ma non è così. Lo stato italiota, così attento agli sprechi ultimamente, non lesina spese per dare la caccia a 50 “pericolosissimi” tifosi che vogliono seguire la Sampdoria a Castellammare di Stabia. Da sputargli in faccia…

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napoli fermo

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LA GENTE SI STA INCAZZANDO…

Postato il 11 maggio 2012 by La Padova Bene

Questo è successo a Napoli. Fonte: Osservatorio sulla repressione

La manifestazione convocata da movimenti sociali e sindacati di base blocca la strada e fa chiudere l’ufficio. La polizia ha usato i lacrimogeni e caricato pesantemente.

Alcune centinaia di manifestanti hanno effettuato questa mattina un blocco stradale davanti agli uffici di Equitalia al Corso Meridionale di Napoli. I manifestanti, aderenti a diversi movimenti di disoccupati, centri sociali e sindacati di base hanno cominciato poco dopo le 9.30 un presidio poi trasformatosi in blocco stradale, con pesanti ripercussioni sulla circolazione. Sui volantini distribuiti ai passanti e sugli striscioni esposti si chiede “la chiusura immediata di Equitalia”. L’ufficio di Equitalia è stato costretto a chiudere ma dopo un po’ di tempo la polizia ha caricato pesantemente per togliere il blocco stradale e far riaprire l’ufficio.

Contro gli uffici di Equitalia sono state lanciate uova piene di vernice rossa ed esplosi due petardi. La polizia ha caricato i manifestanti e bottiglie e sassi sono volati anche contro gli agenti del Reparto Mobile schierati davanti gli uffici. La polizia ha caricato i manifestanti e lanciando alcuni lacrimogeni. Uno dei manifestanti è rimasto ferito nello scontro con i poliziotti.

La manifestazione cittadina contro Equitalia oggi a Napoli era stata convocata dai movimenti sociali e dai sindacati di base. “Il tentato suicidio dell’artigiano Pietro Paganelli è l’ennesimo gravissimo episodio suscitato dalle modalità operative di Equitalia!” denunciano in un comunicato le realtà napoletane. “La privatizzazione della riscossione dei tributi pubblici affidata a questa spa ha portato come conseguenza tassi usurai e cartelle pazze, sequestri di beni primari, brutalità operative e modalità socialmente aggressive e intollerabili. Ancor più quando colpiscono i lavoratori, i disoccupati e i ceti sociali più deboli, già oppressi dalla crisi e dalle politiche di austerity del governo, dai tagli, dalla precarietà, dagli aumenti”.

Seguiranno aggiornamenti

da Contropiano

E questo a Milano. Fonte: Corriere della Sera

MILANO – Due funzionari di Equitalia sono stati aggrediti venerdì mattina nel Milanese da un piccolo imprenditore edile. I due ispettori si sono presentati nello studio di un commercialista di Melegnano, in via Turati 5, dove ha la sede legale l’impresa dell’aggressore. Dovevano procedere a una verifica fiscale, ma prima ancora di iniziare è nata una discussione con l’imprenditore che è poi degenerata. I due, in particolare, sono stati presi a calci e pugni, ma non hanno subito lesioni preoccupanti. In ogni caso è stato necessario l’intervento dei carabinieri e del personale del 118, che ha portato i funzionari al pronto soccorso di Vizzolo Predabissi. L’aggressore è un cinquantenne e dovrà rispondere del reato di percosse.

Le tensioni si moltiplicano. Questi due episodi vanno a braccetto con gli scontri di ieri all’ex-Alfa di Arese (clicca qui), ed ancora di più con la gambizzazione di Roberto Adinolfi (clicca qui). La gente si sta incazzando, ma c’è il serio rischio di un ritorno agli anni di piombo, facendo il gioco così di tutti quei loschi personaggi a cui la situazione attuale fa pure comodo. Spetta alla gente incazzarsi e non farsi strumentalizzare. Stiamo a vedere.

 

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ATLETICO IN FESTA, GUERRIGLIA A MADRID

Postato il 11 maggio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Repubblica

Dopo lo scudetto del Real, la capitale spagnola ha festeggiato la vittoria dell’Atletico in Europa League: ma la festa è stata rovinata da ore di tensione, con violenti scontri tra tifosi e forze dell’ordine

Chissà perchè in Spagna ogni volta che si festeggia un successo calcistico, le strade delle città più importanti diventano teatro di scontri fra tifosi e polizia. Non me lo riesco a spiegare: parliamo di un paese in cui è vero che ci sono delle belle tensioni sociali e forti spinte indipendentiste, ma è anche vero che in Spagna il calcio è visto come un divertimento e nient’altro e che il movimento ultras qui non ha mai attecchito ed anche quei gruppi un pò più corposi (come il Frente Atletico, appunto) non hanno la forza necessaria per organizzare assalti all’arma bianca alla polizia… 

L’unica motivazione che mi viene da pensare è nel “vizietto” della polizia spagnola di testare in queste occasioni le pallottole di gomma che hanno in dotazione. E spesso non è nemmeno necessario che ci sia qualche testa calda fra le vittime, ci pensano loro a far nascere il problema… cliccando qui potete farvi un’idea più precisa!

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fumogeno

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CRIMINALIZZARE, SEMPRE E SOLO CRIMINALIZZARE

Postato il 11 maggio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Live Sicilia

Un ultrà 21/enne della curva nord è stato denunciato a Catania da agenti della Digos della questura per violazione della normativa antiviolenza negli stadi perché avrebbe acceso fumogeni ed esploso petardi durante l’incontro di calcio Catania-Bologna disputatosi nello Stadio Angelo Massimino il 2 maggio scorso. Il giovane è stato identificato al termine di un esame delle immagini girate dalla Polizia Scientifica e quelle registrate dalle telecamere a circuito chiuso dello stadio. Nei confronti dell’ultrà, al quale è stata anche contestata la violazione del regolamento d’uso dello Stadio, è stato avviato il procedimento per l’applicazione del Daspo.

L’ennesimo ragazzo colpito da Daspo per aver acceso dei fumogeni. In Italia c’è stata una progressiva e totale criminalizzazione di quella che un tempo era una caratteristica positiva del tifo nostrano.

In Germania gli ultras si sono uniti in una campagna dal nome”Pyrotechnik legalisieren”, che punta appunto alla legalizzazione del materiale pirotecnico negli stadi, per usi coreografici. Domanda: non sarebbe ora che ci si muovesse in questo senso anche in Italia, o vogliamo fare sempre la parte di quelli che lo prendono nel culo per non scendere a compromessi? Non ci si è accorti che stando in silenzio ed andando a sbattere contro la legge ci si sta facendo rompere le ossa a gratis, senza aver nemmeno la soddisfazione di aver tirato qualche pugno o qualche cinghiata come in questo caso ed in molti altri?

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TERAMO: DIFFIDATI PER AVER FESTEGGIATO LA PROMOZIONE

Postato il 08 maggio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Tutto Teramo

Ancora una volta un momento di festa per il ritorno tra i professionisti viene rovinato da ben 5 DASPO comminati ad altrettante persone. Noi come spazio libero daremo sempre spazio a chi a prescindere da categoria, leggi e repressione lotta per un ideale combattendo un sistema fatto di facili compromessi.

SE QUEST’ANNO EMOZIONI AVETE PROVATO E’ MERITO DEGLI ULTRAS E DI QUELLO CHE HANNO RICREATO, L’ENNESIMO ABUSO CI HA FATTO FUORI… OVUNQUE E COMUNQUE DIFENDEREMO I NOSTRI COLORI

Nella giornata di ieri cinque esponenti del movimento ultras cittadino sono stati raggiunti da ennesimi provvedimenti restrittivi che impongono agli stessi di non poter assistere a manifestazioni sportive ed alle gare disputate dal Teramo per la durata, rispettivamente di tre anni a tre di essi e di due anni agli altri due. I fatti si riferiscono alla gara interna con il Riccione: ai primi tre viene contestato il tentativo di entrare all’interno dello stadio uno striscione che solidarizzava con un esponente della curva attualmente sottoposto ad arresti domiciliari; lo stesso striscione  (riuscito alla fine ad entrare), come tutti avranno potuto leggere durante la partita, non aveva alcun riferimento offensivo, né entrava nel merito dei fatti, ma il solo obbiettivo, appunto, di esprimere solidarietà ad un fratello di curva. Tentare di impedire l’ingresso di uno striscione del genere va a ledere sacrosante libertà d’espressione costituendo, di fatto, un atto repressivo grave, ancor di più se a ciò si aggiungono denunce e diffide. Agli altri due ragazzi viene contestata invece un’invasione di campo, quando a fine partita, gli stessi scendevano dalla rete per abbracciare i giocatori, venuti a festeggiare la vittoria sotto il nostro settore, rientrando subito dopo all’interno del settore stesso: per questo “violentissimo” atto la questura ha ritenuto di comminare loro un daspo in quanto ”minacciavano l’ordine e la sicurezza pubblica”.

Detto ciò e considerato che conviviamo da anni con un’asfissiante repressione, rei esclusivamente di essere una delle poche voci libere di questa città e di non aver mai abbassato la testa ai soprusi continui di questi signori, dobbiamo amaramente constatare che, negli ultimi tempi, la situazione si è fatta davvero insopportabile: siamo diventati ormai da anni carne da macello per gente che ha deciso di fare carriera con le nostre esistenze, terra bruciata intorno alle nostre vite in un sistematico tiro al bersaglio messo in piedi ad hoc dalla questura locale, fatto di provocazioni ed abusi di potere, dai quali si susseguono a pioggia arresti, denunce e diffide per i motivi più irrisori che hanno il solo obbiettivo di colpirci come movimento: negli ultimi quattro anni non c’è una sola diffida che vada a motivare “la minaccia sociale e di ordine pubblico” per il quale il provvedimento stesso  dovrebbe essere emesso.

Vogliamo denunciare con questo ennesimo episodio una situazione divenuta insostenibile, dove l’essere Ultras, l’appartenere a testa alta ad un movimento pensante, il concepire lo stadio non solo come luogo freddo ed asettico dove assistere semplicemente ad una gara di calcio, ma viverlo come siamo abituati a  fare, con la passione ed i valori dettati dal nostro modo di essere e che da sempre ci contraddistinguono, rappresentano motivo di persecuzione e discriminazione, che sfocia in provvedimenti repressivi sempre più gravi, ancor prima di aver commesso qualsiasi atto davvero condannabile. Siamo alla gogna di questi signori che vogliono far passare, non ci stancheremo mai di dirlo, qualsiasi forma di aggregazione e di espressione di un libero pensiero in allarme sociale.

Per tutto ciò domenica, in occasione della gara interna con l’Ancona, il settore che abitualmente occupiamo rimarrà in silenzio, per esprimere solidarietà ai ragazzi ingiustamente diffidati e per dimostrare a tutti, ancora una volta, cosa vuol dire uno stadio silenzioso e privo di colore, uno stadio privo di Ultras, uno stadio ad immagine e somiglianza di quello che i signori della locale questura vogliono da sempre ma che non avranno finché in questa città Noi continueremo orgogliosamente a gridare la nostra appartenenza ultras e l’amore che proviamo per questi colori. Per questo invitiamo tutti coloro che in questi anni ci hanno dimostrato vicinanza di appoggiare la nostra scelta nel rispetto della volontà di onorare i nostri ideali.

DIFFIDATI CURVA EST

Viene da ridere ripensando all’indegna festa-scudetto della Juve in quel di Trieste, che ha causato danni per circa 50.000 euro (clicca qui). Ma forse per gli ultras esiste una legge, per i tifosotti mongoloidi ne esiste un’altra. Se può consolare i teramani, proprio alcuni dei nostri vinsero un ricorso contro delle diffide prese a Ravenna per i playoff di tre anni fa…

 

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CORTEO FINO AL PALAVERDE, DIFFIDATI!

Postato il 08 maggio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Veneto Uno

VILLORBA – Hanno guidato, con in mano un fumogeno acceso, un corteo che dal parcheggio a sud del Palaverde portava un gruppo di 150 tifosi della Benetton basket in direzione del palazzetto. L’episodio risale a qualche settimana fa in occasione del derby con la Reyer Venezia. Per la Digos si tratta di manifestazione non autorizzata. Per questo motivo un montebellunese di 24 anni ed un trevigiano 28enne, a capo del gruppetto, saranno sottoposti al daspo per la durata di due anni. Al vaglio altri provvedimenti per valutare altre sanzioni: un altro fumogeno era stato infatti acceso all’interno del Palaverde.

Le solite cose ridicole, i soliti atteggiamenti da gendarmi che possono avere solo gli sbirri italiani.

Va fatta una premessa: per indisponibilità del Taliercio, la Reyer Venezia gioca le proprie partite interne al Palaverde di Treviso. Compreso il derby con quelli che sarebbero i padroni di casa, ovvero i cugini della Benetton Treviso, che nei giorni scorsi hanno voluto vivere a modo loro la trasferta, radunandosi e raggiungendo il Palaverde in corteo. Non si capisce cosa avrebbero fatto di così pericoloso, ma credo sia la solita retorica leghista da due soldi, in una città in cui la Lega ha sfondato tanto tempo fa: sono tifosi, pertanto li bastoniamo, e distraiamo l’opinione pubblica cittadina su ciò che NON facciamo noi…

Ad ogni modo, recentemente la cassazione ha stabilito che l’accensione di fumogeni non è più reato, a meno che non venga fatto all’interno dello stadio o del palasport (Clicca qui). Quindi non c’è niente da dire, la diffida per fumogeni verrà tolta con tante scuse da parte dello stato. E la storia della manifestazione non autorizzata fa semplicemente ridere, ad ogni modo esistono dei precedenti anche in questo senso (Clicca qui). Pertanto mi sento proprio di dire che gli ultras trevigiani non hanno commesso alcun reato. Ma certe questure la conoscono la legge o applicano per sentito dire?

 

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CLIMA INCANDESCENTE A PESCARA…

Postato il 08 maggio 2012 by La Padova Bene

Fonte: AGI

Pescara, 7 mag. – Circa venti giovani si sono presentati nella notte all’interno del Bingo che si trova lungo la via Vestina, a Montesilvano (Pescara), con i volti coperti da passamontagna e sciarpe. Cercavano i nomadi, che spesso frequentano questa struttura ma da qualche giorno non si fanno vedere. La loro frequentazione del Bingo si e’ interrotta presumibilmente a seguito dell’omicidio di Domenico Rigante, l’ultra’ 24enne di Pescara che sarebbe stato ucciso proprio da un rom, Domenico Ciarelli, arrestato sabato dalla polizia.

Nell’ambiente nomade si temono ritorsioni da parte dell’ambiente della tifoseria pescarese a cui Rigante apparteneva. Quando c’e’ stata l’irruzione nel Bingo erano presenti circa 30 giocatori. Dopo aver fatto un giro senza trovare cio’ che volevano i giovani si sono allontanati e hanno chiesto scusa per l’irruzione. Non sarebbero state viste armi ma non si esclude che l’obiettivo fosse quello di aggredire e picchiare gli zingari. Quando sono andati via, erano le 2.30 circa, e’ stato lanciato l’allarme e sono stati avvertiti i carabinieri della compagnia di Montesilvano, coordinati dal capitano Enzo Marinelli, che hanno raccolto le testimonianze dei presenti e si stanno occupando delle indagini.

Solo due riflessioni: 1 – I nomadi si confermano ciò che sono sempre stati: forti coi deboli, spavaldi in gruppo, gente svelta con la lingua; ma quando arrivano i problemi grossi preferiscono sparire e magari frignare presso le istituzioni che (non si capisce perchè poi) li hanno sempre appoggiati. 2 – A Pescara la situazione è incandescente e mai come oggi si nota l’immobilismo delle istituzioni, incapaci di dare risposte. Mi sembra evidente che certe situazioni sono volute e forse addirittura studiate a tavolino!

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LA CITTA’ DELL’ODIO

Postato il 06 maggio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Il Centro

PESCARA. Sale la tensione in città all’indomani dei funerali di Domenico Rigante, l’ultrà ucciso il 1° maggio durante una spedizione punitiva organizzata da un gruppo di rom, e l’arresto di Massimo Ciarelli, il rom presunto omicida del tifoso. Oltre mille tra tifosi del Pescara e semplici cittadini hanno partecipato al sit-in sotto il Comune di Pescara per protestare contro l’omicidio di Domenico Rigante, ucciso martedì scorso dal rom Massimo Ciarelli, arrestato ieri, e contro la comunità nomade presente in città.  I toni sono man mano saliti e un gruppo si è staccato e si è diretto in corteo verso il quartiere di Rancitelli, dove risiede la maggior parte dei rom pescaresi.

FOTO In migliaia sotto il Comune contro i romSassaiola nel quartiere di Rancitelli

QUARTIERE ROM SOTTO ASSEDIO. Il corteo è stato intercettato dalle forze dell’ordine che presidiano la zona in tenuta anti sommossa. Ma, secondo quanto si è appreso, a fermare materialmente il corteo sarebbero stati gli stessi capi ultrà del Pescara, fra i quali il fratello della vittima Antonio Rigante. Nel quartiere di Rancitelli, dove risiede la maggior parte della comunità rom pescarese, c’è tensione e preoccupazione. Al momento sono in arrivo le forze dell’ordine per presidiare la zona ma pare che molti della comunità si stiano allontanando da quartiere in tutta fretta.

CORI E SLOGAN CONTRO LA COMUNITA’ ROM. La manifestazione ultrà era ed è stata confermata come una manifestazione contro la comunità rom di Pescara. Non sono mancati cori e insulti e inviti palesi alle autorità per una maggiore legalità nei confronti dei rom. “Gli zingari dovete emarginarli voi”, si è sentito urlare. “È dal tribunale che nascono i problemi, dopo due ore stanno a casa loro”, ha continuato la gente. Il fratello gemello di Domenico Rigante ha detto: “Bene le forze dell’ordine, ora devono prendere i complici se no sono guai”.

CONTESTATO IL SINDACO MASCIA. I toni della manifestazione sono piano piano aumentati. A farne le spese è stato il sindaco della città, Luigi Albore Mascia, che è stato più di una volta contestato come rappresentante delle istituzioni. “Abbiamo chiesto le istituzioni, dove sono le istituzioni?”, hanno infatti urlato più volte i manifestanti. “Pescara violenta? Da sindaco la cosa mi preoccupa”, ha confermato Luigi Albore Massa, sindaco di Pescara, “bene le forze dell’ordine ora bisogna arrestare gli altri del commando ma devo dire che questo fatto di sangue rappresenta una anomalia nella storia di Pescara, proprio per il modo crudele e violento con cui Rigante è stato assassinato”.

Qualche anno fa alcuni genialoidi radical-chic citavano Pescara come città esempio di convivenza fra nomadi e popolazione locale. La realtà era molto diversa, e penso che ve ne potrete rendere conto da soli facendo un paragone con Padova, la nosta città.

In realtà i nomadi vivevano rinchiusi a Rancitelli, noto quartiere-ghetto della città (curiosità: nello stesso quartiere nacque lo storico gruppo ultras dei Bad Boys nel 1987, anche se dubito che gli appartenenti al gruppo fossero di etnia rom…) da dove gestivano i loro traffici (spaccio di droga in particolare). Le istituzioni e le forze dell’ordine sapevano e tolleravano, finchè il disagio rimaneva circoscritto ad un quartiere era considerato un sacrificio “accettabile”. Ed il resto della popolazione faceva vita a parte, passeggiava sul lungomare, o giù per il corso (Pescara è molto più bella di ciò che si potrebbe immaginare…), e si accorgeva dell’esistenza di Rancitelli solo quando doveva acquistare della droga. Diciamo che ognuno si serviva dell’altro. Certo, ogni tanto nascevano risse fra zingari e portuali, che nelle loro file vantavano molti ultras della Curva Nord (fatalità). Ma era poca roba in rapporto alla vita quotidiana in città. E chissà quante volte gli stessi portuali e gli stessi ultras sono stati bollati come xenofobi e razzisti…

Con gli anni la comunità Rom si era allargata anche ad altri quartieri cittadini (San Donato, e soprattutto Fontanelle, che era diventato il nuovo quartiere-ghetto e la nuova base per lo spaccio di droga), ma negli ultimi tempi le cose erano cambiate: se i vecchi rom tendevano a farsi i fatti loro e gli interessava solo gestire i propri affati, i più giovani erano diventati un tantino arroganti. Spesso e volentieri tendevano a pisciare fuori dal boccale. Avevano anche cominciato a pestare i piedi al resto della gente di Pescara, che si era accorta del prezzo da pagare per convivere con un quartiere come Rancitelli. Uno degli episodi più clamorosi avvenne a marzo 2010: all’uscita di un locale del centro di Pescara, quando un giovane nomade colpì uno studente foggiano mandandolo in coma. Fece scalpore anche perchè le centinaia di persone che a quell’ora passeggiavano nella zona si guardarono bene dal mischiarsi e dal prestare soccorso al giovane. Chissà, magari avranno pensato che “se l’era cercata”…

Gli stessi ultras pescaresi non li sopportavano più e non gliele mandavano a dire le cose: l’omicidio di Domenico Rigante è maturato proprio nel contesto di una “disputa verbale” che il fratello gemello di Domenico aveva avuto con uno zingaro. Ma era da un pò di tempo che la tensione si tagliava col coltello, ed in sempre più ragazzi c’era la convinzione che fosse ora di “ripulire la città”.

Non vi ricorda Padova per certi aspetti?

Qui al posto degli zingari abbiamo marocchini, albanesi, nigeriani, rumeni… La nostra città è considerata un esempio di convivenza, o meglio viene venduta come esempio di convivenza dai radical-chic che la comandano. Ma la realtà è molto diversa, e come a Pescara c’è una popolazione che (mal)sopporta gli immigrati, ma ai quali gli immigrati fanno comodo. Come a Pescara c’era un quartiere-ghetto che era Via Anelli all’interno del quale le bande di stranieri portavano avanti i loro traffici, e dove il resto della città ci metteva piede solo per acquistare droga. Con le istituzioni e le forze dell’ordine che “sanno e tollerano”. E col tempo la presenza di bande di stranieri si è allargata anche ad altri quartieri: Arcella (zona di via d’Avanzo), Portello, via Manara, via Dini a Chiesanuova… Qualche episodio è successo, come tre anni fa davanti a Sommariva, quando un gruppetto di rumeni tentò di allungare le mani su una ragazza e picchiarono il ragazzo di lei che aveva tentato di intervenire. In quell’occasione, la clientela di Sommariva rimase a guardare l’episodio ed evitò di mischiarsi. Chissà, magari avranno pensato che “se l’era cercata”…

Ora si tratta di capire quanto tempo ci metterà a saltare il tappo anche qui, quando ci scapperà il morto o quando pesteranno semplicemente i piedi alla persona sbagliata. Questione di tempo.

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