La città. Pescara è una città di 124.000 abitanti, con un’area metropolitana che supera i 300.000, situata sul Mare Adriatico. La città ha origini antiche: i primi abitanti di Pescara fondarono un villaggio sulle rive del fiume che in epoca romana fu chiamato Vicus Aterni e a cui successivamente fu attribuito il nome Aternum, dal fiume che lambiva l’abitato. I romani usavano indicare Pescara anche con il nome di Ostia Aterni cioè la foce dell’Aterno. La sua importanza, ieri come oggi, era dovuta alla strategicità della posizione geografica. Il movimento commerciale (pesca, prodotti agricoli, manufatti, ecc.) fra Aternum e Roma, era particolarmente intenso e si sviluppava attraverso la via Consolare Tiburtina che univa (e unisce tuttora) le due città, terminali fondamentali della strada d’attraversamento dell’Appennino. Con la caduta dell’Impero Romano e le invasioni barbariche, di Aternum si persero quasi completamente le tracce, ma si ritiene che il commercio ed il traffico di materiali e di uomini, data la posizione del villaggio, non si sia mai interrotto. Negli ultimi decenni del V secolo Pescara passò in potere prima degli Ostrogoti, poi, una cinquantina d’anni più tardi, dei Bizantini, e infine dei Longobardi (attorno al 570). Per quasi cinque secoli fece parte del ducato di Spoleto (fondato dai Longobardi ma entrato nell’orbita franca in epoca carolingia). Intorno all’anno 1000, Aternum cambiò il suo nome e divenne Piscaria con riferimento, sembra, alla pescosità della zona, mentre il fiume che la bagnava venne ribattezzato Piscarius. L’abitato di Piscaria fu anche compreso, per un lungo periodo, tra le pertinenze dell’abbazia di Montecassino. Nel 1566, la fortezza fu oggetto di un terribile assalto portato dalle 105 galee dell’ammiraglio ottomano Pialy Pascià. Ma la fortezza non fu presa, anche per il decisivo contributo del valoroso condottiero, Giovan Girolamo II Acquaviva d’Aragona, duca di Atri. Nel XII secolo Pescara fu conquistata, con tutta la sua regione di appartenenza, dai Normanni, per poi entrare a far parte, nei primi decenni del Duecento, dei domini di Federico II di Svevia. Fra il XIII e il XIX secolo appartenne, con il resto dell’Abruzzo, al Regno di Napoli (che, dopo l’unione al Regno di Sicilia, passò a denominarsi Regno delle Due Sicilie). In età aragonese (seconda metà del XV secolo) fu data in feudo all’illustre famiglia di origine spagnola dei D’Avalos, che, dopo essersi legati da rapporti di parentela con i D’Aquino, si convertirono in marchesi di Pescara. Durante il regno di Carlo V, si trasformò in un’importante piazzaforte costiera del Regno. Con la stabilizzazione del potere politico nel Regno di Napoli, ebbe inizio un nuovo e fiorente periodo della storia della città, per la sua posizione strategica e militare, che durò per tutta l’epoca asburgica e per gran parte dell’età Borbonica, fin quasi alla fine del Settecento. In questo secolo Pescara contava circa tremila abitanti. Nei primi anni dell’Ottocento la città venne occupata dai francesi, continuando a costituire un importante bastione militare del regno di Giuseppe Bonaparte. In età napoleonica Castellammare Adriatico, sulla sponda nord del fiume (che allora contava circa 1500 abitanti), divenne Comune autonomo aggregato al circondario di Città Sant’Angelo (1807). Nel 1814 Pescara fu tra le città protagoniste dei moti carbonari contro Gioacchino Murat, re di Napoli. A tale insurrezione seguì la durissima repressione borbonica, simboleggiata dal bagno penale nel quale, fino alla caduta del Regno (1860), furono imprigionati molti patrioti. Dopo l’incorporazione al nascente Regno d’Italia e fino agli inizi del Novecento, Castellammare e Pescara conobbero un primo, sostanziale sviluppo economico e un considerevole aumento della popolazione (particolarmente significativo nel ventennio 1881-1901). Nelle due città limitrofe e nel Pescarese iniziò anche a formarsi una borghesia industriale fortemente imprenditrice che contava fra le sue file membri delle famiglie Bucco, D’Annunzio, Farina, Ricci, Mezzopreti, Muzii, De Riseis, Pomilio, Pascale. Fin da allora si pensò alla possibilità di unificare le due cittadine elevandole a provincia. Il 2 gennaio 1927, grazie soprattutto all’eccezionale incremento demografico e allo sviluppo industriale di Castellammare Adriatico e Pescara iniziati, come si è già accennato, nella seconda metà dell’Ottocento ma rafforzatisi agli inizi del secolo successivo, venne finalmente firmato il decreto di unificazione delle due città sotto il nome di Pescara e la costituzione della provincia omonima. Un contributo notevole per il raggiungimento di tale traguardo fu dato anche dalla forte spinta popolare, dall’autorità politica del ministro abruzzese Giacomo Acerbo ed dal prestigio morale di Gabriele D’Annunzio. Durante la seconda guerra mondiale Pescara subì notevoli perdite umane e danni materiali, sia per i violentissimi bombardamenti della tarda estate del 1943, che causarono la morte di almeno 3000 persone, sia per le razzie e le distruzioni da parte dell’esercito tedesco in ritirata. Per questi motivi l’8 febbraio 2001, il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi ha conferito alla città la medaglia d’oro al merito civile. Nel secondo dopoguerra Pescara ha conosciuto uno sviluppo molto sostenuto che l’ha portata ad essere il fulcro di una vasta area metropolitana, legata ad essa da stretti rapporti economici e sociali e in cui risiedono complessivamente circa 330.000 abitanti (2010). Da tempo la città garantisce al territorio abruzzese una vasta serie di servizi e disponibilità che hanno permesso all’intera regione di accrescere la propria competitività sia a livello nazionale che internazionale.
La squadra. Le prime testimonianze dell’attività calcistica a Pescara sono databili intorno agli anni ’20. A cimentarsi con il “nuovo gioco” figurano le compagini note con il nome di Vigor ed Edera. Successivamente nasce l’Ursus, sodalizio che indossa le maglie giallo-blu e rappresenta il comune di Castellamare mentre l’Aternum rappresenta il football dall’altra parte della sponda del fiume Pescara. Il 1936 è storicamente noto come l’anno di nascita della Società Sportiva Pescara Calcio. Il primo presidente è Angelo Vetta mentre il responsabile tecnico della squadra, nonché segretario, è un uomo di grande carisma e temperamento: Edmondo De Amicis. I colori sociali adottati sono il bianco e l’azzurro disposti però a righe orizzontali. Il terreno di gioco è il campo ‘Rampigna’, che sorge nello lo spazio antistante il circolo canottieri del lungo fiume, detto la Pescarina. Nella stagione 1937-38, impegnata nel campionato regionale di zona, durante il quale incontra anche compagini come la Dalmazia e lo Zara oggi appartenenti alla Croazia, la squadra ottiene subito la promozione in serie C e la stagione seguente viene affidata al già citato “maestro” Pietro Piselli che, in seguito a numerosi viaggi in Inghilterra, aveva appreso e riproposto con successo lo schieramento tattico definito “sistema”. Il Pescara disputa una discreta stagione classificandosi ottavo, che non vale però la riconferma del mago Piselli. L’anno successivo, guidata da Armando Bonino, invece è sesta. Nella stagione 1940-41 la squadra adriatica conquista la prima importante promozione in serie B. Grandi protagonisti l’allenatore Mario Pizziolo, già campione del Mondo nel 1934 come giocatore, ed il talento Mario Tontodonati che risulterà, al termine della stagione, tiratore scelto del torneo. Il Pescara agguanta il primo posto con 44 punti, realizzando ben 50 reti e subendone solamente 14. Ma la promozione giunge solo al termine della fase finale quando i ragazzi di Pizziolo superano per 2-1 il Verona: è il 20 luglio del 1941. Nel periodo bellico il neopromosso Pescara è addirittura terzo, mentre nella stagione 1942-43 ottiene un rispettabile ottavo posto.
Il campionato 1943-44 viene sospeso a causa della guerra, l’anno dopo il Pescara disputa, vincendolo, un torneo denominato Campionato Abruzzese. Nella stagione 1945-46, il Pescara disputa il campionato misto di A e B suddiviso in due gironi: alta Italia e centro Sud. Straordinario teatro degli incontri casalinghi è il già citato campo “Rampigna”, un catino infuocato, detto la “fossa dei leoni”, che permette di sovente alla squadra di casa di imporsi innanzi a formazioni più blasonate e che spinge i beniamini locali, guidati ancora da Tontodonati e Lanciaprima su tutti, a disputare ottime prestazioni ricche di grinta e coraggio. Il Pescara termina sesto, poi è terzo nel 1947 e settimo nel 1948 con la guida tecnica affidata ancora a Pizziolo. In quest’ultimi due anni la squadra è inserita nel girone meridionale della serie B, in seguito alla decisione della Federazione di dividere la serie cadetta in tre gironi. Sono anni in cui ci si affida ancora a molti giocatori locali, puntando decisamente sui ragazzi del vivaio. Ma un periodo poco felice attende la compagine adriatica che, nel 1948-49, termina ventunesima in serie B retrocedendo in serie C, e la stagione seguente il diciassettesimo posto non evita l’ulteriore retrocessione nel campionato Promozione Interregionale. Al termine della stagione 1951-52 i biancazzurri vincono il girone L del campionato interregionale e conquistano la IV serie: la squadra, guidata in panchina da Del Grosso, realizza ben 84 reti in 32 partite. I primi anni ’50 vedono sovente il Pescara protagonista nei gironi G ed F della IV^ serie. Allenatore è Umberto De Angelis e dal Torino vi è il ritorno del mai dimenticato Mario Tontodonati. Ma, nonostante le eccellenti prestazioni, la città non riesce a riguadagnare la Serie C terminando per due volte consecutive al terzo posto. La stagione 1955-56 sembra quella buona. Il Pescara arriva al primo posto, ma è necessario l’ulteriore spareggio con la Reggina. Purtroppo ai biancazzurri è fatale la sconfitta per 0-2 al “Rampigna” davanti a 12000 sostenitori. Nella gara di ritorno ai calabresi basta lo 0-0 per assicurarsi la promozione. Intanto il 29 dicembre del 1955 viene inaugurato l’attuale stadio “Adriatico”. A partire dalla stagione 1958-59, e durante tutto l’arco degli anni ’60, il Pescara affronta i campionati di serie C; prima è inserito nel girone B poi, una volta ristrutturata la serie C in tre gironi di diciotto squadre ciascuno, nel raggruppamento C. Sono anni poco esaltanti in cui tengono banco soprattutto le vicende societarie. Il dirigente Di Properzio minaccia più volte di lasciare, ormai stanco per il molto denaro speso e per le magre soddisfazioni raggiunte. Sulla panchina si alternano, a più riprese, Tontodonati, Piacentini, Bencic, De Angelis, Costagliola, Giammarinaro, Cervato ed altri ancora. I migliori piazzamenti sono il quarto posto del 1962-63, con il portiere Di Censo ed il giovane Tobia lanciato nella mischia, e il sesto posto del 1967-68 in cui si notano il difensore Cantarelli, il centravanti Ciocca e l’ala Basilico. Comunque è un decennio che scivola via piuttosto anonimo nonostante le discrete presenze allo stadio e gli accesissimi derby con il Chieti. Dopo aver sognato il ritorno in Serie B, la compagine adriatica precipita addirittura in serie D al termine della stagione 1971-72. Ma nel 1972-73, vincendo il girone H della serie D torna immediatamente nella categoria superiore.
È il preludio per una grande stagione, quella del 1973-74. I biancazzurri neopromossi giungono addirittura primi nel girone C della serie C e riconquistano, dopo molti anni, la tanto sospirata serie B. E’ un torneo entusiasmante che vede un testa a testa tra Pescara e Lecce: avranno la meglio i biancazzurri che vincono a Latina l’ultima partita il 16 giugno 1974 ed approfittano di un punto di penalizzazione inferto al Lecce, che si era rifiutato di scendere in campo nella partita contro il Marsala per la mancanza dell’arbitro designato. Grandi protagonisti sono l’allenatore Tom Rosati, che dieci anni dopo ripeterà l’impresa, il rosso portiere Cimpiel, il libero Rosati, i centrocampisti Lopez e Prosperi, gli attaccanti Serato e Capogna e i dirigenti Marinelli e Galeota. La stagione 1976-77 è destinata a rimanere a lungo nella memoria dei tifosi pescaresi: per la prima volta nella sua storia il Pescara Calcio approda sul massimo palcoscenico calcistico nazionale, raggiungendo la serie A. Presidente è diventato il compianto Armando Caldora che affida la panchina a Giancarlo Cadè, uomo concreto e di poche parole, che avrà i suoi meriti nell’annata trionfale. È vero anche che può contare su elementi di rilievo per il campionato cadetto, quali i difensori Motta e Andreuzza, gli ottimi centrocampisti Zucchini e Galbiati, il talentuoso trequartista Nobili dotato di notevoli mezzi tecnici ed abile sui calci piazzati, il bravo Angelo Orazi. Il campionato è vinto dal L.R. Vicenza che totalizza 51 punti in 38 partite e per raggiungere la promozione sono necessari gli spareggi tra Pescara, Cagliari ed Atalanta tutte giunte a quota 49 punti. I biancazzurri pareggiano 0-0 con il Cagliari a Terni ed, approfittando della vittoria dell’Atalanta sul Cagliari, nell’ultimo incontro a Bologna, il Pescara pareggia 0-0 con gli orobici assicurandosi la serie A innanzi a migliaia e migliaia di tifosi biancazzurri, riversatisi nel capoluogo felsineo, in tripudio. Nella stagione 1977-78 il Pescara, che nel 1974 aveva assunto la denominazione di Pescara Calcio Spa, disputa, quindi, finalmente il suo primo campionato in serie A. Presidente è Attilio Taraborrelli, mentre allenatore è il confermato Cadè. Questa è la formazione tipo del Pescara nella massima serie: Piloni, Motta, Mosti, Zucchini, Andreuzza, Galbiati, Repetto, Orazi, Cinquetti, Nobili, Bertarelli. I biancazzurri propongono anche un bel gioco raggiungendo risultati importanti come il 2-1 sull’Inter, ma non riescono ad evitare la retrocessione in serie B piazzandosi all’ultimo posto in classifica con 17 punti vincendo 4 partite, pareggiandone 9 e perdendone 17 con 21 reti segnate e 44 subite, e stabilendo tra l’altro anche alcuni record negativi.
Nella stagione seguente gli abruzzesi si presentano ai nastri di partenza con rinnovate ambizioni di promozione. La carica di presidente è assunta da Gianni Capacchietti che affida la conduzione tecnica della formazione ad un grande giocatore del passato: l’argentino Antonio Valentin Angelillo, già attaccante di Inter e Roma. L’ossatura della squadra non è poi molto diversa da quella delle due precedenti stagioni. In porta si alternano Recchi e Pinotti, libero è Pellegrini, in difesa è inserito Santucci e l’attacco punta su Di Michele e sul neo-acquisto Ferrari, in cabina di regia il solito Nobili. La squadra non propone un gioco spettacolare ma è estremamente pratica ed efficace. Al termine del campionato l’Udinese con 55 punti e il Cagliari con 49 precedono Pescara e Monza appaiate a 48 punti. Ancora una volta bisogna ricorrere allo spareggio per decretare la terza promossa e ancora una volta palcoscenico sarà il “Comunale” di Bologna (oggi Dall’Ara). Il Pescara, come sempre incitato da migliaia di tifosi al seguito, per i quali Bologna rappresenta solo l’ultima tappa di molte altre appassionate trasferte, supera con un netto 2-0 gli avversari andando in rete con Pavone al 40’ e sfruttando un autorete di Giusto al ’61 su tiro di Nobili: così è di nuovo serie A! Ma anche stavolta il massimo campionato riserva ben poche soddisfazioni al Pescara. Nel corso della stagione Angelillo viene sostituito da Giagnoni, ma ciò non basta per risollevare le sorti di un torneo ormai compromesso. I biancazzurri terminano ultimi con appena 16 punti, non vincendo mai in trasferta e realizzando 18 reti contro le 44 subite.
Nel 1980-81, in serie B, guidato da Aldo Agroppi il Pescara termina sesto, disputando un discreto campionato, mentre nella stagione seguente si alternano sulla panchina adriatica tre allenatori che non riusciranno ad evitare la retrocessione in C/1, davanti ad un pubblico sempre meno partecipe e numeroso. Nel 1982-83 il presidente Vincenzo Marinelli, coadiuvato dal valido general manager Manni, richiama in panchina una vecchia conoscenza del calcio pescarese: Tom Rosati.
A distanza di dieci anni dall’ultima promozione in B, il tecnico riconquista la serie cadetta. Egli mette in mostra un gran temperamento,famoso è lo scappellotto rifilato al suo giocatore Cozzella, ma soprattutto profonda è la sua conoscenza della serie C. La squadra di quell’anno è poco spettacolare, ma esperta e pragmatica e può, tra l’altro, contare su buoni giocatori come il veterano Repetto, un giovane Filippo Galli, il libero-rigorista Polenta, il funambolico Tacchi, il centrocampista D’Alessandro. Il Pescara conquista la promozione classificandosi secondo. Rosati rimane anche la stagione seguente in serie B, con gli stessi dirigenti. Cominciano a farsi notare giovani attaccanti come il talentuoso Tovalieri e Rebonato. In vista della stagione 1984-85, giunge in riva all’adriatico l’allenatore Catuzzi, appena diplomatosi al supercorso di Coverciano. Imposta la squadra con un modulo più spregiudicato, ma in due anni la compagine biancazzurra non riesce a fare il salto di qualità anzi, al termine della stagione 85-86, dopo il settimo posto dell’anno precedente, la squadra precipita nuovamente in serie C/1, perdendo nella penultima giornata un’incredibile gara interna con la Triestina, che fino alla fine del campionato è rimasta in lizza per la promozione in serie A. Nell’estate del 1986, per la mancata affiliazione del Palermo, al Pescara si presenta la possibilità di iscriversi al campionato cadetto (perso sul campo la stagione precedente), sostituendo proprio la compagine siciliana.
È solo l’epilogo di un periodo che rimarrà impresso per sempre nella mente dei tifosi pescaresi. Giunge all’Adriatico, dalla Spal, un tecnico emergente e ai più sconosciuto: Giovanni Galeone. Con i suoi modi guasconi, un fare bohémien e, soprattutto, con un modulo tattico spregiudicato e spettacolare, nell’arco di dieci mesi riuscirà a riconquistare la serie A e gran parte del pubblico pescarese. Ancora oggi rappresenta, probabilmente, l’allenatore più amato nella storia del Pescara, per lo meno da una parte della tifoseria con la quale instaurerà una simbiosi difficilmente riscontrabile in altre realtà calcistiche. Il Pescara, disposto con un 4-3-3, vince il campionato con 44 punti, primo posto al pari del Pisa, e con una formazione allestita per disputare il campionato di C1. Tra i giocatori, da annoverare la fenomenale stagione del bomber Stefano Rebonato, capocannoniere del torneo con 21 reti (senza rigori), capace di andare in gol in ogni maniera e dell’ala Rocco Pagano. Memorabili le vittorie in trasferta a Bologna, Parma Vicenza e San Benedetto. E questa volta non occorrono spareggi. Ecco la formazione base: Gatta, Benini, Camplone, Bosco, Ciarlantini, Bergodi (Ronzani), Pagano, Gasperini, Rebonato. Loseto, Berlinghieri; da annoverare tra gli altri Gaudenzi, Dicara, Marchegiani. Presidente della promozione in A è Panfilo De Leonardis, coadiuvato da Marinelli, De Cecco e Traborrelli.
Le due seguenti stagioni nella massima serie non sono eccezionali dal punto di vista del rendimento, anche se il gioco è piacevole e spumeggiante, in pieno stile calcio-champagne di voga in quegli anni. Le novità in società vedono dall’estate 1987, l’ingresso di Scibilia, patron della Gis, impegnato come imprenditore e sponsor, nel ciclismo ai tempi di Moser, e già partner pubblicitario del Pescara a metà degli anni ’80. Il primo anno il Pescara si salva grazie alla riduzione del numero delle squadre che sarebbero poi retrocesse, soltanto due, e alla penalizzazione inferta all’Empoli che parte da –5. Il secondo anno, causa un disastroso girone di ritorno, precipita in serie B. Ma nei due anni in cui la squadra disputa i campionati nella massima serie, in città giungono giocatori come il fuoriclasse brasiliano Leovegildo Lins Gama, al secolo Junior, dal Torino, con un glorioso passato in nazionale e capace di numeri di alta classe (probabilmente il più grande calciatore nella storia del Pescara); il geniale e discontinuo slavo Blaz “Baka” Sliskovic e poi gli attaccanti brasiliani Tita, nel giro della nazionale, ed Edmar (autore di ottime prestazioni con la rappresentativa olimpica brasiliana). Nell’89-90 il Pescara è nono in B e nel 90-91 è quattordicesimo. In questi anni falliscono tecnici esperti e dai buoni trascorsi come Castagner e Mazzone che nella stagione 90-91 viene sostituito dall’osannato Galeone.
Nel frattempo Scibilia passa la mano al gruppo ILCA coadiuvato dall’imprenditore Di Lena. Dopo un anno di nostalgia, Scibilia torna a sedere sullo scranno presidenziale. E nel campionato seguente i biancazzurri guidati da Galeone, dopo essersi salvati per il rotto della cuffia nel ’91, compiono il miracolo e ritornano in serie A. È il solito gioco del tecnico friulano che esalta le caratteristiche dell’incontenibile ala Massara, proveniente assieme a Massimiliano Allegri, giocatore tecnico e dalla buona visione di gioco, dal Pavia, del beniamino Pagano, ancora determinante, degli esperti Righetti e Nobile, difensori, di Bivi attaccante e del figliol prodigo Dicara. Al termine del campionato i pescaresi sono secondi, dietro al Brescia, e totalizzano 46 punti in 38 partite. Sfortunatamente nella stagione seguente il Pescara, in A, delude le attese. Vittoria a Roma nel primo incontro e pirotecnica partita, alla seconda giornata, in casa contro il Milan di Capello messo sotto 4-2 e che poi però risulterà vincitore per 5-4, grazie ad una doppietta del fuoriclasse olandese Marco Van Basten. Discutibili quell’anno le scelte di mercato; all’arrivo del fresco campione d’Europa Sivebaek, fanno da contraltare stranieri stagionati come Mendy e Sliskovic (un ritorno). È pur vero che a Novembre giunge un gran giocatore come il brasiliano Dunga (che l’anno successivo sarà il capitano del Brasile campione del Mondo) ma da solo non basta. Galeone alla 25^ giornata, dopo l’ennesima sconfitta casalinga ad opera del Genoa, viene esonerato; i biancazzurri giungono ultimi con 17 punti, togliendosi, però, lo sfizio di battere la Juventus per 5-1! Gli anni ’90, che vedono sempre la presidenza di Scibilia coadiuvato dal genero Oliveri, trascorrono senza grandi sussulti. Si alternano diversi allenatori sulla panchina adriatica: il grintoso Rumignani che nel 1993-94 evita la retrocessione in C1 (considerando che il Pescara era partito con una penalizzazione di 3 punti per un presunto illecito sportivo relativo a due stagioni prima) alla guida di un gruppo esperto, con Andrea Carnevale autore di reti pesanti; Francesco Oddo che nel 1994-95, con il capitano Michele Gelsi una bandiera a Pescara, rimedia ad una difficile situazione portando la squadra all’undicesimo posto, e ancora nel 1995-96, alternatosi con Maifredi, Oddo torna a fine stagione ed ottiene il nono posto, dopo aver chiuso il girone d’andata al primo posto. Poi con Delio Rossi il Pescara è sesto nel 1996-97 e tutto sommato all’Adriatico si assiste ad un discreto spettacolo. Nella stagione seguente Buffoni subentra a Viscidi e giunge tredicesimo. Nel 1998-99 il Pescara guidato da un emergente Gigi De Canio, che ha sostituito Giorgini dopo tre partite, sfiora la serie A. Arriva quinto totalizzando 65 punti, ad un solo punto dalla quarta, e vedendo vanificati i propri sforzi solo a causa di un’incredibile, quanto chiacchierata, vittoria della Reggina sul campo del Torino all’ultima giornata, che le vale la promozione. Nel 1999-2000 torna nuovamente Galeone; la squadra ha un buon gioco d’attacco ma non trova gli equilibri giusti ed è soltanto tredicesima. La stagione 2000-01 invece riserva solo amarezze; i biancazzurri arrancano sin dall’inizio e, già a metà stagione, la retrocessione in C appare ben di più di un lontano spettro. Essa giungerà puntuale con l’ultimo posto in classifica. Dopo circa 20 anni il Pescara torna in C. In panchina si alternano Delio Rossi, l’eterno profeta Galeone, Tarcisio Burgnich e ancora, in un ennesimo disperato tentativo di raddrizzare la barca, Delio Rossi. Da segnalare, in quest’ultimo decennio, l’affermazione di giovani di talento provenienti dal vivaio: l’attaccante Mauro Esposito, il portiere Morgan De Sanctis, già alla Juventus, il possente Massimo Margiotta, Vitone e Romano (passati entrambi alla Juventus) che assieme alle ultime ‘scoperte’, Daniele Croce e Marco Stella, sono stati vice campioni d’Italia 00/01 di categoria con la “Primavera”. Il Pescara si ritrova così, dopo quasi vent’anni tra A e B, nella terza divisione. L’impatto della piazza, ma ancor più della squadra con la serie C è a di poco traumatico.
La squadra rifondata per buona parte con giocatori di categoria, viene affidata ad un allenatore esperto, che ha ottenuto già buoni risultati con la Fermana in serie C: Ivo Iaconi. Il cognome non tradisce la parentela con il Direttore Sportivo biancazzurro ne è, infatti, il fratello. La tifoseria, però, non gradisce e chiede a gran voce, oltre che le dimissioni dell’intero staff tecnico, prima ancora che inizi il campionato, anche della dirigenza non ritenuta più nelle condizioni di gestire adeguatamente il Pescara. La contestazione esplode fragorosa, come forse mai si era vista in città, durante il ritiro pre-campionato nella località di Caramanico. Oltre ai dirigenti ed al tecnico viene chiesta la partenza di alcuni giocatori ritenuti responsabili, con il loro atteggimaneto di sufficienza ed il poco attaccamento alla maglia, della retrocessione in serie C. Nonostante questo clima teso, i biancazzurri ripartono ed iniziano la stagione anche in maniera decente mettendosi subito nel novero delle favorite alla vittoria finale. Il campionato vede subito l’Ascoli nel ruolo della lepre, mentre il Pescara, il Catania di Gaucci e il Taranto inseguono. Proprio i biancazzurri sono i più penalizzati dal calendario. Infatti agli adriatici tocca affrontare ben 5 squadre della regione e considerando l’alto livello campanilistico che ha sempre contraddistinto le partite fra tutte le squadre della nostra regione, è quella che ci rimette di più in termini di punti. Infatti le ‘cugine’ giocano col Pescara delle vere e proprie partite della vita. Indimenticabili sono soprattutto le sfide con i dirimpettai del Chieti. I neroverdi hanno la meglio sui pescaresi, battuti all’Angelini e fermati sull’ 1-1 fra le mura amiche dell’Adriatico. La stagione prosegue fra alti e bassi con l’Ascoli sempre saldamente al comando e le inseguitrici a susseguirsi nelle retrovie. Buona, da questo punto di vista, la stagione di Giulianova e Lanciano. I frentani, proprio all’ultima giornata, in una sorta di drammatico spareggio, hanno la meglio sui giallorossi ed accedono per la prima volta nella loro storia ai play off per la serie B. Gli spareggi a fine campionato, che avrebbero dovuto sancire il ritorno in serie B dei biancazzurri dopo appena una stagione di purgatorio si trasformano in un vero e proprio inferno. Infatti il Pescara affronta il Catania di Gaucci in semifinale, piegandolo per 1 a 0 all’Adriatico grazie ad una rete di Suppa ma uscendone battuto con lo stesso risultato, grazie ad una clamorosa svista dell’arbitro Bergonzi di Genova che convalida una rete in netto fuorigioco all’ex Cicconi. Il Pescara protesta, inoltra lamentele e ricorsi a tutti i gradi della giustizia sportiva, ma il risultato non cambia ed il Catania va a giocarsi, vincendole, le finali contro il Taranto. I biancazzurri, perciò, ricominciano da dove erano rimasti, dalla serie C. Squadra profondamente rinnovata. La difesa ed il portiere (unici ruoli in cui si siano viste buone cose) vengono confermati in blocco. Al posto di Artico e Tisci arrivano due giocatori di indiscusse qualità: L’ex Federico Giampaolo (di ritorno dal prestito di Cosenza) e Andrea Cecchini, una vita spesa sui campi di categoria segnando gol a raffica. E infatti a fine stagione risulterà il biancazzurro con il maggior numero di reti realizzate: 19 (22 se si considera l’appendice dei playoff). Al termine della stagione il Pescara, nonostante sia arrivato primo a pari merito con l’Avellino, disputa nuovamente i play off per via della classifica avulsa. Questa volta però li vince surclassando nelle semifinali la Sambenedettese (1-0, 0-2) e nelle finali la sorpresa Martina (0-0, 2-0). Si torna così in B.
Ma la stagione che segue non è foriera di buoni risultati e la squadra dopo un ottimo girone di andata perde la bussola (complici anche i concomitanti infortuni di Saul Santarelli e Carlo Luisi) e in quello di ritorno si ritrova, quasi inconsapevolmente, invischiata in zona retrocessione. A nulla valgono l’allontanamento dell’allenatore Ivo Iaconi (sostituito dal tecnico della Primavera, Cetteo Di Mascio) ed i 21 gol del bomberino Emanuele Calaiò (eguagliato il record di segnature di Rebonato in B). Il Pescara è di nuovo in C! Si giunge così ad un epilogo di portata storica. Nell’estate del 2004 il gruppo Scibilia-Oliveri stanco e fiaccato dai ripetuti insuccessi passa la mano all’imprenditore Dante Paterna. Oltre a ciò i biancazzurri sono ripescati in serie B assieme al Bari per la mancata iscrizione di Napoli ed Ancona, dopo un’estenuante estate passata più nelle aule di tribunale che sui campi. La squadra viene affidata ad un tecnico esperto ma esordiente in B: “il professore” Gianni Simonelli ed il gruppo viene ricostruito totalmente con l’eccezione di Calaiò che viene confermato. Il Pescara si ritrova così, dopo quasi vent’anni tra A e B, nella terza divisione. L’impatto della piazza, ma ancor più della squadra con la serie C è a di poco traumatico.
La squadra rifondata per buona parte con giocatori di categoria, viene affidata ad un allenatore esperto, che ha ottenuto già buoni risultati con la Fermana in serie C: Ivo Iaconi. Il cognome non tradisce la parentela con il Direttore Sportivo biancazzurro ne è, infatti, il fratello. La tifoseria, però, non gradisce e chiede a gran voce, oltre che le dimissioni dell’intero staff tecnico, prima ancora che inizi il campionato, anche della dirigenza non ritenuta più nelle condizioni di gestire adeguatamente il Pescara.
Con il commiato di Scibilia e Oliveri inizia l’era Paterna che durerà quasi tre stagioni sportive. Il campionato 2004-05 inizia per il Pescara guidato da Simonelli con tre pesanti sconfitte e termina con una nuova retrocessione all’ultima giornata. Va riconosciuto che il tecnico lavora bene e la squadra durante l’anno ha un andamento altalenante che lascia sperare nella salvezza fino alla fine. A gennaio un’importante operazione di calciomercato cambia la fisionomia del Pescara: Calaiò viene ceduto al Napoli. Lo rimpiazza in campo Massimiliano Varricchio. Il Pescara di Paterna chiude il campionato al 20° posto con 46 punti in classifica. La retrocessione dalla B di Genoa, Salernitana e Perugia per illecito sportivo regala al Pescara, per la seconda volta consecutiva, il ripescaggio in serie B. La stagione 2005-06 è targata Maurizio Sarri. Il tecnico aretino affronta la B per la prima volta, ma porta con sé un concetto piuttosto innovativo di conduzione tecnica, introducendo tra le altre cose la figura dello psicologo a sostegno della squadra. Si tratta di un buon campionato che avvicina i biancazzurri ai play off, ma le aspettative vanno alla fine deluse. Il Pescara comunque conquista l’11° posto con 54 punti. E’ invece un anno particolarmente inquieto il 2006-07. Si alternano tre presidenti e tre allenatori. La gestione Paterna accusa un cedimento e la società passa nelle mani di Pescara 70, società costituita da un gruppo di imprenditori locali. L’imprenditore italo-svizzero Angelo Renzetti diventa presidente. La piazza accoglie calorosamente l’ingresso di Renzetti a gennaio 2007, ma la sua presidenza dura poco più di un mese. A Pescara 70 si unisce poco dopo l’italo-abruzzese Massimiliano (Max) Pincione, che a marzo, divenuto azionista di maggioranza, viene nominato presidente. Intanto sulla panchina Davide Ballardini viene sostituito da Aldo Ammazzalorso. Anche quest’ultimo, però, non resterà a lungo alla guida tecnica dei biancazzurri. Al suo posto Vincenzo Vivarini, già collaboratore del Pescara, che, affiancato da Luigi De Rosa, porta a termine il campionato purtroppo già compromesso. E’ di nuovo Serie C. Sul fronte societario Pincione per sette mesi sembra avere come obiettivo principale l’acquisizione dell’intero pacchetto azionario. La gestione Pincione si rivela alla fine senza successo. Con grandi sforzi, e con la tenacia del socio di minoranza e attuale consigliere Claudio Di Giacomo, il Pescara si iscrive al campionato di Serie C 2007-08, ma la gestione è sempre più difficoltosa. A ottobre la società viene rilevata dalla famiglia Soglia. Il Pescara del tecnico Franco Lerda, disputa un ottimo campionato raggiungendo 53 punti (sarebbero 54, ma il Pescara ha intanto avuto un punto di penalizzazione per irregolarità dovute alla vecchia gestione) tanti quanti ne ha il Perugia, che però ci supera nella classifica avulsa e aggancia i play-off. E’ ancora Serie C. La differenza è che da questa stagione si chiama 1a Divisione. La squadra, che milita nella prima divisione della Lega Pro, viene affidata a Giuseppe Galderisi; paradossalmente le vicende calcistiche assumono subito un ruolo secondario, in quanto tale stagione entrerà nella storia del calcio pescarese soprattutto per le vicessitudini extrasportive e societarie. Il campionato sembra già nascere sotto una “cattiva stella” in quanto, a causa dei lavori per i Giochi del Mediterraneo, lo Stadio Adriatico è indisponibile ed i tifosi devono seguire la squadra in trasferta anche nelle partite casalinghe. Nel settembre 2008 la Pescara Calcio è già soffocata dai debiti e il Gruppo Soglia “abbandona la società suo destino”. Formalmente il 06 ottobre 2008 il Presidente Gerardo Soglia cede la totalità delle azioni della Pescara Calcio alla società CIT World Travel Group s.r.l., impresa che, inizialmente appartenente agli stessi Soglia, cede a sua volta il 100% delle quote alla società anonima svizzera Eurocat s.a.. Il deus ex machina dell’operazione di cessione è Valentino Rizzuto (imprenditore umbro già conosciuto nel mondo del calcio in quanto tentò di lucrare sul fallimento della Fiorentina, registrando il marchio AC Fiorentina ACF e cercando di venderlo al sig. Della Valle, nuovo proprietario della Fiorentina post fallimento della stessa). Tramite la doppia partecipazione totalitaria, viene quindi “schermata” la reale proprietà della Pescara Calcio S.p.A., che precipita nel caos e nell’insolvenza finanziaria. Mentre la squadra, nonostante gli stipendi impagati da molti mesi ed i disagi di ogni genere, si comporta degnamente in campo, la situazione societaria si evolve in modo esponenziale; nel novembre 2008 i creditori depositano varie istanze di fallimento e tutti i membri del consiglio di amministrazione nominati dalla proprietà anonima della Eurocat si dimettono. Nel dicembre 2008 mentre “la nave affonda ed i topi fuggono” solo i tifosi si stringono con commovente calore attorno alla squadra biancazzurra formando l’associazione “Pescara siamo Noi”, associazione che grazie ai contributi degli stessi tifosi paga trasferte, lavanderia, alberghi, pullman … e consente alla squadra di scendere in campo. L’obbiettivo della cronaca passa dai campi di calcio al Tribunale, i giudici fissano al 18 dicembre l’udienza prefallimentare e il giorno successivo, dopo 72 anni di storia, dichiarano fallita la gloriosa Pescara Calcio S.p.A.. Curatore fallimentare viene nominato il dott. Saverio Mancinelli, che assume la gestione dell’impresa. La scelta del commercialista pescarese non è casuale, in considerazione degli incarichi, delle pubblicazioni di testi universitari, delle docenze e dei convegni da questi svolti a livello nazionale nel settore del diritto fallimentare. Lo stesso Curatore si rivela abile traghettatore in tempi che nel settore giudiziari o sono da guinness dei primati; queste le date storiche: 19/12/2008 – dichiarazione di fallimento; 07/01/2009 – il dott. Mancinelli fissa la data dell’asta per la cessione dell’azienda “inventando una vendita extraprogrammatica con regolamento di liquidazione”, che riscuote il placet giuridico del Tribunale Fallimentare ed il gradimento della Federazione Italiana Giuoco Calcio; 20/01/2009 – asta pubblica in Tribunale dove, alla presenza di oltre 500 tifosi, la fallita Pescara Calcio S.p.A. viene provvisoriamente aggiudicata dal Curatore fallimentare alla Delfino Pescara 1936 s.r.l., società formata da imprenditori pescaresi (la presidentessa Deborah Caldora (figlia del noto Armando, Presidente nella prima promozione in serie A), gli amministratori Peppe De Cecco, Daniele Sebastiani e Maurizio Edmondo con suo padre Antonio; Antonio Di Cosimo della Ceteas, i fratelli Nicola e Fabio Di Tieri dell’omonima azienda, Francesco Pirocchi della Mediass, il commercialista Vincenzo Serraiocco, Alessandro Acciavatti della Tavo Calcestruzzi, Gabriele Bankowski della Pharmapiù, Amerigo Pellegrini della Pail, noto al calcio già per il suo amorevole impegno nella LnD); 02/02/2009 – atto notarile di cessione dell’azienda dalla curatela fallimentare alla Delfino Pescara; 12/3/2009 – assegnazione da parte della F.I.G.C. del titolo sportivo della Pescara Calcio S.p.A. alla Delfino Pescara 1936 s.r.l., che assume lo stesso numero di matricola federale ed eredita l’anzianità e tutta la storia calcistica della fallita Pescara Calcio. I tifosi biancazzurri dopo le profonde amarezze, illusioni e delusioni a livello societario degli ultimi anni impazziscono di gioia per la nuova proprietà formata da imprenditori locali perché finalmente … “oggi abbiamo vinto noi, ve lo diciamo da mesi, il Pescara ai pescaresi”. Tuttavia, come in un thriller che si rispetti, gli incubi non sono finiti e le vicissitudini si spostano nuovamente sui campi di calcio, ove i giocatori, certamente provati dagli accadimenti societari, accusano un crollo soprattutto psicologico. Nel marzo 2009 il tecnico Galderisi viene sostituito da Antonello Cuccureddu; la squadra è ormai sfaldata, ma il miracolo avviene. Il 19/5/2009, nell’ultima giornata di campionato con una rocambolesca vittoria per 4 a 3 sul campo della Cavese, il Pescara si salva, evita i play out e scrive la parola fine al campionato più tribolato della sua storia. Il titolo sportivo è stato salvato, la categoria è rimasta, la nuova proprietà pescarese può far nuovamente sognare un futuro competitivo ad alti livelli, si può tornare a giocare allo Stadio Adriatico. Archiviato con un sospiro di sollievo il tribolato campionato, la società finalmente si scrolla di dosso il recente passato e inizia il nuovo corso del “Pescara dei pescaresi”. Progetti e ambizioni, ma anche tanti cambiamenti: sulla panchina viene confermata la fiducia a mister Cuccureddu con un biennale, il Dg Garzelli lascia e arriva Fabrizio Lucchesi come general manager con l’arduo compito di creare una squadra competitiva per un campionato di vertice. Era ben noto, infatti, che il progetto Pescara per la riconquista della serie cadetta sarebbe stato su base biennale. Ma una campagna acquisti di alto livello ha incrementato ancora di più le aspettative e l’entusiasmo intorno al sodalizio biancazzurro soprattutto quando l’ultimo giorno di mercato la società “regala” alla piazza adriatica la ciliegina sulla torta: il “Sindaco”, il bomber Marco Sansovini. Nella prima giornata di campionato in posticipo televisivo contro il Rimini erano diecimila i biancazzurri che hanno assistito entusiasti alla prima vittoria del Pescara con gol del capitano Samuele Olivi e del baby pescarese Verratti. Un buon avvio che ha segnato il Pescara come una destinata alla vittoria del girone: non a caso alla decima giornata il Pescara e il Verona sono al primo posto in classifica incalzate dal Portogruaro. Un periodo poco brillante mette i biancazzurri sotto i riflettori: decisiva la sconfitta all’Adriatico contro la Cavese, fanalino di coda. Mister Cuccureddu viene esonerato e viene sostituito da Eusebio Di Francesco, responsabile del settore giovanile biancazzurro. Una scommessa quella dei dirigenti abruzzesi che alla fine è risultata essere vincente. Il 2 febbraio 2010 intanto ci sono cambiamenti in società: viene nominato Presidente il già Ad dei biancazzurri Giuseppe De Cecco al posto di Deborah Caldora. Sul campo, invece, la sconfitta con Portogruaro butta fuori il Pescara dalla zona play-off: un momento difficile che si cerca di superare facendo quadrato; la squadra parte in ritiro prima della trasferta di Ravenna: in occasione di questa gara Di Francesco fa esordire il baby Inglese che realizza anche il suo primo gol tra i professionisti. Qualcosa è cambiato: la corsa del Delfino sembra inarrestabile riagguantando la seconda posizione e recuperando ben 8 punti sul Verona. L’ultima partita di campionato vede il Verona contro il Portogruaro: uno scherzo del destino. Chi vince va in B, ma un pareggio avrebbe potuto significare il passaggio nella serie cadetta per i biancazzurri. Per 88’ il Pescara era con un piede in B, ma a 2 minuti dalla fine Bocalon infrange i sogni dei tifosi del delfino. La scalata in B passa dai playoff: in semifinale arriva la Reggiana che l’ha spuntata sulla Ternana: 0-0 a Reggio Emilia e 2-0 allo Stadio Adriatico (Ganci-Zizzari) e il Delfino è in finale col Verona: il 2-2 al Bentegodi lascia aperta la porta a qualsiasi risultato. Il match di ritorno si gioca in uno Stadio Adriatico gremito: al 58′ Massimo Ganci con un tiro dalla distanza batte Rafael. Dopo tre anni il Pescara torna in B: è il 13 giugno 2010. Una data che per molti sarà indimenticabile.
Lo stadio. Lo Stadio Adriatico – Giovanni Cornacchia è lo stadio principale della città di Pescara, inaugurato nel 1955. L’impianto è nato come struttura polivalente ed è un centro del CONI. La struttura è destinata principalmente al calcio, vi si svolgono le partite del Pescara, e all’atletica leggera. Lo stadio, ristrutturato nel 2009, è stato usato come sede principale dei Giochi del Mediterraneo, ospitati a Pescara per la loro sedicesima edizione. Nel passato ha ospitato varie partite della nazionale italiana di calcio ed è stato selezionato come stadio di riserva per i mondiali di calcio Italia 1990. Il progetto iniziale è stato ideato dell’architetto Luigi Piccinato. La struttura è ovale ed è stata disegnata seguendo le linee dello Stadio Olimpico di Roma. Dal punto di vista architettonico, è di interesse la soluzione ad archi adottata per il sostegno delle tribune. Inizialmente, lo stadio si presentava con un solo livello di spalti e poteva ospitare solamente 10.000 spettatori. In occasione della prima promozione del Pescara in serie A, nel 1977, lo stadio è stato oggetto di interventi di ampliamento delle curve e delle tribune con l’innesto di un secondo anello sulla tribuna aumentando la capienza fino a 34.000 spettatori. In alcune occasioni, prima del 1985 (anno della strage dell’Heysel), quando le norme sulla sicurezza erano meno stringenti, lo stadio ha dato posto a 40.000 spettatori (durante l’amichevole Italia-Polonia disputata l’8 dicembre 1984 e vinta dalla nazionale italiana per 2 a 0). A seguito della ristrutturazione dello Stadio in vista dei XVI Giochi del Mediterraneo, la capienza è stata ridotta agli attuali 24.400 posti. Nell’ottobre 2009 lo stadio è stato intitolato all’atleta pescarese Giovanni Cornacchia. Lo stadio, dopo vari interventi di messa in sicurezza, l’ultimo dei quali è stato compiuto nel marzo del 2007 (con il completamento dell’installazione dei tornelli), è stato ristrutturato tra la seconda metà del 2008 e la prima metà del 2009. Infatti, in vista dei XVI Giochi del Mediterraneo è stato effettuato un grande intervento di ampliamento, restyling e modernizzazione delle strutture terminato nel mese di maggio del 2009. Alla fine degli interventi, costati un importo complessivo di quasi 15 milioni €, lo stadio Adriatico ha raggiunto la capienza di circa 25.000 posti a sedere. La Tribuna Maiella è coperta con una struttura in legno lamellare e, sempre nella stessa tribuna, sono state create un’area vip climatizzata, una nuova tribuna stampa, un piano intermedio, sedili in alluminio con caratteristiche antivandalo con schienali reclinabili. All’esterno sono stati costruiti due ascensori che servono la tribuna vip e la sala stampa. Il piano terra è stato completamente demolito e ristrutturato, ma nel rispetto della struttura originale dell’architetto Luigi Piccinato. Nella Tribuna Adriatica (i distinti) è stato realizzato un piano nel quale sono collocati uffici e due palestre. Sempre dai distinti parte il tunnel che porterà gli atleti in campo. La pista d’atletica è stata completamente ricostruita con i materiali più moderni ed è di colore azzurro. Nello stadio sono anche stati inseriti dispositivi per la formazione e l’uso di energia rinnovabile per integrare l’impianto di riscaldamento.
La tifoseria. La tifoseria pescarese è una tifoseria di quelle storiche. Il primo gruppo organizzato sugli spalti dell’Adriatico prese posto all’inizio degli anni ’70: si trattava del Club Fedelissimi, che si ritrovavano nei Distinti e che fecero da “incubatori” per i primissimi Pescara Rangers che nel 1976 nacquero come “l’ala giovane” del club. In quel periodo era grande l’entusiasmo in città, ed i primissimi Rangers trovarono grande collaborazione nella persona di Angelo Manzo, presidente dell’allora Club Excelsior, che diede un’impronta decisiva all’organizzazione. Il primo gruppo infatti si chiamava “Club Excelsior-Pescara Rangers”, dove la prima parte della dicitura indicava la “sezione adulti” del club, e la seconda la “sezione giovani”. Inizialmente il gruppo prendeva posto nei distinti, per poi entrare in rotta di collisione proprio con il club Fedelissimi e decidere di trasferirsi nella parte superiore della Tribuna, in modo da diffondere il tifo in tutto lo stadio. Quell’anno un altro gruppo, gli “Ultras” andarono ad affiancare i Rangers e la stagione si concluse trionfalmente con gli spareggi di Bologna, con migliaia di pescaresi al seguito! Con la promozione in serie A i Rangers si trasferirono in Curva Sud, mentre i Fedelissimi in Nord, trasformando così l’Adriatico in uno degli stadi più temuti per il calore del pubblico. L’anno successivo il Pescara era tornato in serie B, ed i Rangers si trasferirono in Curva Nord a completare un assetto che rimarrà quello per molti anni ancora. A fine stagione un altro spareggio a Bologna ed un altro esodo: ben 40.000 pescaresi invasero la città felsinea! Quel periodo fu la consacrazione definitiva dei Pescara Rangers, che diventarono a tutti gli effetti un punto di riferimento per la tifoseria. Col ritorno in serie B nel 1980 cominciarono a registrarsi le prime defezioni, ma il vero e proprio tracollo si registrò tre anni più tardi quando i biancazzurri finirono addirittura in C. Fu uno dei periodi più difficili, perchè i Rangers rimasero soli a sostenere il Pescara, con uno zoccolo duro risicato ma fedele. Per qualche anno l’obiettivo rimase quello di mantenere in vita la curva, fino alla trionfale stagione 1986/87 che segnò il ritorno nella massima serie e riaccese l’entusiasmo in città. In quella stagione nacquero altri gruppi destinati a fare la storia del tifo pescarese: Cherokee, Park Kaos; ma sopratutto i dinamici Bad Boys, provenienti dal quartiere-ghetto di Rancitelli, che per anni divisero la curva con i Rangers in un dualismo che alternò momenti di reale collaborazione ed amicizia ad altri di scontro. Ad ogni modo, la Nord nel 1987 era viva ed in forma più che mai. Purtroppo l’idillio durò poco: la retrocessione del 1989 portò malumore e contestazioni in seno alla tifoseria, ed anche quando tornò Galeone a riportare il Pescara in serie A (1991/92) l’entusiasmo non raggiunse più i livelli di qualche anno prima… A cavallo della metà degli anni ’90 la curva pescarese appariva frastagliata ed in perenne contrasto, fino al 1998 quando si decise per un gesto clamoroso: tutti i gruppi, ad eccezione dei Bad Boys che ormai avevano una storia consolidata, entrarono a far parte del nuovo direttivo dei Pescara Rangers. L’organizzazione migliorò di molto, grazie anche ai numerosi giovani che si avvicinarono al gruppo, ma senza risultati calcistici è difficile costruire qualcosa di duraturo: così nel 2001 iniziò una dura e lunga contestazione al presidente Scibilia, reo di non portare rispetto a Pescara ed ai pescaresi. Il ritorno in serie B portò una ventata di nuovo entusiasmo, ma anche nuovi problemi interni; e nel 2004 i contrasti fra Rangers e Bad Boys costrinsero questi ultimi allo scioglimento. Da quel giorno, i Pescara Rangers sono l’unico gruppo esistente in Curva Nord. Nel 2006 l’intera tifoseria pescarese venne colpita da un profondo lutto, con la scomparsa di Marco “Bubu” Mazza, leader storico dei Rangers. I funerali furono qualcosa di toccante, con omaggi di tifoserie (anche rivali) giunte da tutta Italia. La Curva Nord dello stadio Adriatico venne intitolata a lui. Ultimamente la tifoseria abruzzese ha vissuto un nuovo e ritrovato entusiasmo con la promozione in serie B dello scorso anno, e vorrei dire che nella stagione in corso sono stati i migliori visti in trasferta a Padova, nonostante i numerosi problemi dovuti alle continue diffide volte a minare l’attività del gruppo, ed al recente sequestro della sede dei Pescara Rangers dopo gli incidenti contro la Roma (quest’estate) e l’Ascoli (in campionato). Pesanti rivalità con laziali, romanisti, sambenedettesi, baresi, ascolani e napoletani. Di contro, amicizia fraterna con vicentini e messinesi.
Rapporti. Complice il gemellaggio con Vicenza, non sono mai corsi buoni rapporti fra noi e loro. Proprio uno dei primi incontri fra le nostre squadre, nel 1984, vide la presenza dei Vigilantes Vicenza che quel giorno marciarono in Prato della Valle, senza incontrare resistenza. Ai tempi il divario era netto, e tutto a loro favore. Per il resto, lasciando perdere la preistoria (l’epoca in cui piace vivere ai nostri cugini) ed occupandoci della storia, possiamo menzionare una bella rissa fra ultras biancoscudati e pescaresi nella stagione 1989/90, al chiosco di via 58° Fanteria, luogo di ritrovo storico prima delle partite all’Appiani: condannati dai numeri i biancoblu ebbero la peggio, pur rivelandosi degli ossi veramente duri (in particolare, uno di loro che per quanti calci in faccia prendesse continuava a rimettersi in piedi). L’anno successivo, circa 400 biancoscudati seguirono le sorti del Padova (in piena corsa per la serie A) a Pescara: per tutta la partita volarono monete, bottigliette e pezzi di stadio e verso la fine ci fu un duro scontro con i carabinieri, al termine del quale si registrò il primo diffidato della curva biancoscudata! Negli anni successivi qualche scaramuccia si registrò sempre, sia a Padova che a Pescara, e così è stato nella gara d’andata di questa stagione, quando una decina di tifosi abruzzesi fecero il passo più lungo della gamba e finirono saltati in padella… Partita da non sottovalutare!
Trasferta. Nonostante il divieto, i ragazzi della Fattori organizzano un pullman con partenza alle ore 7,00 dallo stadio Euganeo. Sono sicuro che chi ci tiene al Padova ed alla curva, sarà su quel pullman…