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TORNA LA STRATEGIA DELLA TENSIONE: IN UNA SCUOLA DI BRINDISI LE BOMBE DI STATO

Postato il 19 maggio 2012 by La Padova Bene

Fonte: La Stampa

BRINDISI. Un ordigno è esploso nelle prime ore della mattinata nell’Istituto professionale Morvillo Falcone per la moda e il turismo, prevalentemente frequentato da ragazze, a Brindisi.

Pesante il bilancio dell’esplosione. Una  studentessa ha perso la vita, un’altra è in gravissime condizioni. Altri sette ragazzi sono rimasti feriti. La notizia è stata resa nota dall’assessore regionale alla Protezione Civile, Fabiano Amati che ha avviato le operazioni di soccorso. L’esplosione è stata violentissima come dimostrano i vetri rotti sia nell’istituto scolastico ma anche in alcune palazzine vicine. Secondo quanto si apprende l’ordigno sarebbe stato composto da tre bombole di gas collegate tra loro e azionato a distanza. A Brindisi sono arrivati sia gli uomini del Ros dei carabinieri sia quelli del Servizio centrale operativo della polizia.

Grande sgomento e paura si respira tra gli abitanti della zona. In questi giorni ricorre il ventennale dell’attentato di Capaci al giudice Falcone e oggi nel Brindisino è previsto il passaggio della Carovana antimafia. Il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola è arrivato nel luogo dell’esplosione dove si trova l’assessore regionale Amati: «Ci sono i vigili del fuoco – racconta – non ci sono studenti, un muro della scuola è completamente annerito e ci sono detriti ovunque. È un disastro». Anche il ministro Profumo ha disdetto gli impegni per poter essere presente. Tutte le scuole cittadine brindisine sono state prudenzialmente fatte evacuare. Nelle ultime settimane c’era stata una recrudescenza di fenomeni criminali con un attentato al presidente della commissione antiracket di Mesagne e l’allarme lanciato dalle istituzioni locali che aveva anche portato a un incontro con il ministro dell’Interno.

Il primo commento del sindaco di Brindisi Cosimo Consales è affidato a TeleNorba: «Un attacco della criminalità organizzata senza precedenti». «È stato fatto per uccidere». Ne è convinto il preside dell’istituto “Morvillo Falcone” di Brindisi, Angelo Rampino, che è in ospedale, dove attende di sapere gli sviluppi delle condizioni di salute delle ragazze ferite nell’esplosione. Il preside ha raccontato che proprio stamani ha tardato ad arrivare a scuola dove giunge solitamente verso le 7,15-7,30, per un contrattempo, doveva fare gasolio all’auto, che lo ha fatto tardare.Prendendo il caffè con il titolare della stazione di servizio ha appreso dalla figlia di questi, che gestisce il bar dell’istituto scolastico, che era avvenuta l’esplosione. D’altra parte i botti erano stati avvertiti da egli stesso, che era peraltro ad una certa distanza. Il preside ha detto che le ragazze – l’istituto professionale ’Morvillo Falconè è prevalentemente femminile – sono state raggiunte dall’esplosione mentre entravano a scuola. «Sarebbe bastato che l’esplosione fosse avvenuta solo qualche minuto dopo e non avrebbe avuto queste conseguenze».

Con questo attentato si da probabilmente “il via” ad una nuova strategia della tensione in Italia. Da quando in qua la Sacra Corona Unita compie simili attentati? Che interesse avrebbe nel farli? Sono più di 30 anni che la mafia non ha bisogno di far sentire la propria presenza, lanciando messaggi intimidatori, in questo modo.

E tra tg che evidenziano giornalmente i vari suicidi legati alle difficoltà economiche (quando, invece, comparando i dati statistici attuali con quelli passati la situazione non è affatto diversa) e la presunta nascita di nuove organizzazioni terroristiche, che richiamano i vecchi gruppi armati nati negli anni di piombo, la situzione, già di per sè drammatica, non potrà che avere una percezione ancor più grave di quella che è realmente, e attentati come questo di Brindisi sono funzionali a tale scopo.

Siamo in un periodo molto delicato, in cui fa comodo esasperare emotivamente il pesante clima che si respira, con lo scopo di innescare violenza con la paura e incitare sempre più gente alla reazione e alla rivolta contro politici, mafia, improbabili terroristi anarchici… come se fossero loro il vero problema alla radice del sistema.

Tutto questo per rincarare la dose, sin da subito, contro tutti quelli che realmente reagiranno e si organizzeranno anche in maniera pacifica, sino a chiamare in causa l’esercito e portare all’azione l’Eurogendfor.

Se pensate che il debito non si può pagare, che la crisi non potrà che acuirsi e i suoi effetti sempre più enfatizzati, e che espropri, pignoramenti, fallimenti, sfratti, licenziamenti, provocheranno crescenti angosce, nevrosi, ansie e sensi di disperazione, la conseguenza diretta più grave sarà dunque la destabilizzazione dell’equilibrio psichico di milioni di persone.

E quando ci si trova in un disequilibrio emotivo simile il popolo è facilmente manovrabile, molto più di quanto non lo sia adesso. La storia ce lo insegna.

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IL FANTASMA DEL TERRORISMO PER COPRIRE LA REALTA’

Postato il 18 maggio 2012 by La Padova Bene

Mi segnalano questo articolo. Molto bello. Lo pubblico e vi invito a rifletterci sopra…

Nessuna persona in buona fede e nella pienezza delle sue facoltà mentali potrebbe seriamente prendere in considerazione l’ipotesi dell’avvento di una stagione di terrorismo nell’Italia del 2012, così come stanno vaticinandoalcuni ministri del governo Monti, coadiuvati nella mistificazione da larga parte del bestiario politico e di quello mediatico, deputato all’orientamento del pensiero.

Tutti i parametri della società sono cambiati così radicalmente nel corso degli ultimi 40 anni, da far si che oggettivamente diventi assolutamente improponibile qualsiasi parallelismo con la stagione del terrorismo che sconvolse il paese a cavallo degli anni 70.

Quaranta anni fa, sull’onda della rivoluzione cubana e della contrapposizione ideologica fra comunismo e capitalismo, l’immaginario collettivo era fondalmentalmente ancora così ingenuo da prendere in considerazione la possibilità di sovvertire l’ordine costituito attraverso la pratica della lotta armata.

La “lotta di classe” era un qualcosa di tangibile, in una società molto semplice e schematica, dove le classi più povere, prevalentemente composte da operai, mantenevano un certo grado di coesione al proprio interno e una forte volontà di rivalsa nei confronti di quelle dominanti.

La televisione, agli albori, non aveva ancora esplicitato nella sua interezza il proprio ruolo di lavaggio del cervello che inibisce il senso critico, anestetizza le coscienze e sostituisce la cultura ponderata con l’informazione urlata. Si leggeva molto di più, si parlava molto di più e si “sognava” molto di più di quanto non accada oggi……

Quaranta anni fa la libertà individuale era estremamente elevata rispetto a quella di oggi, il peso della tecnologia molto più scarso, quello dell’elettronica quasi inesistente e il “miraggio” di una contrapposizione in armi con lo stato poteva ancora aspirare a guadagnarsi qualche nota di realismo.

Tutti questi fattori (e molti altri che per breviloquenza non ho elencato) contribuivano a rendere in qualche modo credibili le due basi sulle quali per forza di cose deve poggiarsi qualsiasi progetto che miri a sovvertire l’ordine costituito per mezzo della forza, qualora esso sia portato avanti in buona fede da soggetti che ritengano di possedere le potenzialità per attuarlo.

La capacità da parte dei gruppi eversivi di conquistare la solidarietà e la simpatia di ampi strati della popolazione e la dimostrazione di una forza tale da potersi contrapporre in maniera credibile agli apparati di polizia e più in generale allo stato.

Se negli anni 70, almeno in nuce, queste basi potevano possedere un fondo di credibilità, poi smentito nei fatti dall’evolversi degli eventi, come sarebbe possibile nell’Italia del 2012 riscontrarne anche una sola molecola?

Oggi nessuna persona normodotata sarebbe così ingenua da pensare anche solo per un attimo che un manipolo di “terroristi” potrebbe essere in grado di sovvertire l’ordine costituito con l’uso delle armi.

La situazione internazionale é quella di un immenso oligopolio governato dalla grande finanza, dove non c’è più spazio non solo per le rivoluzioni e le ideologie, ma neppure per gli stati nazione, immolati sull’altare del globalismo e del potere finanziario.

La popolazione italiana versa in condizioni ben più drammatiche di quelle degli anni 70 ma non esistono più classi, nè coscienza delle stesse.

La televisione ha omologato gli individui, appiattendo sui dogmi del consumo e dell’individualismo di massa qualsiasi aspirazione culturale o ideologica e trasmutando ogni approccio di coscienza collettiva nella creazione di soggetti atomizzati che vivono in un proprio microcosmo.

Non si legge quasi più e quel poco che si legge é cositutito da informazione urlata “modello sms”. I rapporti con gli altri prescindono dalla condivisione delle sensibilità e dei saperi ma si basano esclusivamente sulla competizione. Non si sogna, non si lotta, non si aspira ad un mondo migliore, ma ci si limita a seguire le regole, con l’unica aspirazione di risultare vincenti rispetto ai nostri simili. E nel caso questo non accada si preferisce il suicidio alla lotta, perchè la società del senso di colpa ci ha insegnato che il “perdente” non ha diritto di sopravvivere.

Qualcuno sano di mente riuscirebbe a ritrovare in questo retroterra culturale il germe di una popolazione disposta a sostenere anche solo a livello di opinione, la causa di qualche gruppo che pratichi la lotta armata?

La libertà e la privacy dell’uomo di oggi iniziano e finiscono all’interno del suo bagno, dove si rade o si trucca la mattina prima di uscire di casa.

Per tutto il corso della giornata ciascuno é taggato, scrutato, catalogato decodificato. La tecnologia é entrata in profondità nel nostro dna e qualsiasi nostra azione risulta di pubblico dominio. Dal cellulare alla carta di credito, dal bancomat al telepass, dal navigatore nella nostra auto alle telecamere che hanno sostituito le foglie degli alberi, tutto ci osserva e ci registra, 24 ore su 24.

Chi potrebbe essere così folle da immaginare, in una realtà di questo genere la costruzione di cellule terroristiche che agiscano segretamente nell’ombra, per un periodo che riesca a durare dall’alba al tramonto?

Le forze di polizia dispongono oggi di una capacità di contrasto mostruosa che procede di pari passo con le potenzialità dell’intelligence, accresciute in maniera esponenziale dai nuovi apparati tecnologici.

Perfino per contrastare lotte fondalmentalmente pacifiche, come quella NO TAV o contro gli inceneritori, chi gestisce il potere non ha esitato a schierare apparati dell’esercito, con tutto il corollario di mezzi da guerra abitualmente usati in Afghanistan. Mentre gli investimenti praticati nell’ambito dell’ordine pubblico sono colossali e spaziano dalle armi non letali a microonde a quelle ad ultrasuoni, passando attraverso una selva di nuovi strumenti di varia natura, atti ad immobilizzare e rendere innocue perfino folle di grande consistenza.

Potrebbe mai essere credibile il delirio onirico consistente in un manipolo di terroristi che con fucili e pistole intenda contrapporsi ad una simile macchina di guerra?

Alla luce di questa serie di riflessioni, per quale ragione il ministro Cancellieri e lo stesso Monti lanciano l’allarme terrorismo, sulla misera base del ferimento di un dirigente Ansaldo e di qualche tensione che ha coivolto gli uffici di Equitalia, e prontamente il mondo politico e quello mediatico lo raccolgono, amplificandone scientemente la portata, fino a coinvolgere i servi dei sindacati e coloro che gestiscono la “società civile”?

Senza dubbio perchè lo spettro del terrorismo è un elemento a tinte forti che rappresenta un ottimo viatico utile per giustificare tutta la serie di misure repressive che sono state e saranno introdotte nel paese, al fine di far fronte ai problemi veri.

Problemi veri che non consisteranno sicuramente nell’assalto di una banda di terroristi che intende sovvertire l’ordine costituito, bensì nelle masse atomizzate d’individui disperati che ben presto affolleranno le strade, senza un progetto e senza la velleità di sovvertire qualcosa, ma strabordanti di confusione e disperazione.

Chiamare terroristi questi poveracci ed affrontarli con estrema violenza in quanto tali, senza che la “società civile” abbia nulla da eccepire, rappresenterà sicuramente un ottimo valore aggiunto, nel momento in cui il paese precipiterà nel caos.

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A PADOVA NON CI SI SMENTISCE MAI…

Postato il 17 maggio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Il Mattino di Padova

CHIESANUOVA. Oggi i riflettori si riaccendono sugli stadi italiani. Si è tenuta infatti la cerimonia di intitolazione del centro sportivo Brentella all’ispettore capo della Polizia Filippo Raciti. La sua morte ha cambiato il mondo del calcio e l’educazione alla legalità deve continuare con il passare del tempo per garantire stadi più sicuri per tutti, tifosi e famiglie. Padova, a cinque anni dalla tragedia, si propone come capofila nel perseguimento di questo obiettivo: «la morte di Raciti è stata uno spartiacque» spiega l’assessore allo Sport Umberto Zampieri, che ha seguito il progetto in tutte le sue fasi, «a suo tempo aveva stimolato una reazione molto determinata ma con il passare del tempo l’attenzione rischia di scemare. Per questo motivo è importante ricordare».

Tra il 2002 e il 2007, anno della tragedia, in Italia ci sono stati 1.114 incidenti a seguito di partite che hanno causato 6mila feriti, 8mila denunciati e millecinquecento arresti. Gli scontri di Catania portano ad una serie di cambiamenti, tra cui la messa a norma degli stadi, l’introduzione degli steward e restrizioni nelle trasferte delle tifoserie. «Questi provvedimenti hanno avuto degli effetti», continua Zampieri, «gli scontri sono calati del 42 per cento e i feriti del 70 per cento tra i poliziotti e del 50 per cento tra il pubblico. Questo è accaduto fino al 2010, anno in cui il Ministero degli Interni ha segnato un nuovo aumento del 20 per cento degli scontri con feriti a seguito delle partite di serie A e serie B». Sempre secondo i dati del Ministero dell’Interno i gruppi ritenuti violenti e pericolosi in Italia sono 450 e arrivano a mobilitare più di 60mila persone.

«Questi numeri ci fanno comprendere quanto sia importante lavorare sul fronte della prevenzione» continua l’assessore, «spiegando ai più giovani che la violenza e l’estremismo non c’entrano nulla con lo sport. Rendersi protagonisti di atti di illegalità può comportare conseguenza molto gravi». Per arginare la violenza negli stadi Zampieri propone una strategia diversificata: da una parte bisogna lavorare sul fronte del potenziamento delle misure che servono a reprimere i violenti, garantendo la certezza della pena e continuando con l’utilizzo dei Daspo. Attività utili a isolare i gruppi di ultras, ma non basta. «Lo sport è uno strumento per trasmettere valori e lavoriamo insieme alle associazioni perché la pratica sportiva di base sia vissuta con i ragazzi» continua, «Raciti ha drammaticamente simboleggiato quanto terribili possano essere le conseguenze di atteggiamenti violenti e illegali. Bisogna ricordarlo ed estendere il messaggio anche agli altri sport, per questo abbiamo coinvolto oltre a società calcistiche (Calcio Padova, Calcio Cittadella e San Paolo calcio) altri mondi, come il Fidia Volley e il Petrarca Rugby, oltre al Coni e alla Figc».

Tanto per cambiare a Padova la giunta del PDmenoL (rubo la citazione a Beppe Grillo, non perchè abbia particolare ammirazione per lui ma perchè è particolarmente azzeccata…) non si smentisce mai, gettando la maschera ad ogni occasione e dimostrandosi esattamente ciò che sono: dei radical-chic, dei berlusconiani di sinistra che vorrebbero dare al mondo lezioni morali su argomenti su cui nemmeno loro sono preparati…

Punto numero uno: il “monumento” fa semplicemente cagare! Una lastra di marmo con incisa una frase fatta. Il muraro che sta facendo i lavori di fronte a casa mia, con cinquanta euro riusciva probabilmente a fare di meglio! Ma ora mi si dirà che non era importante la bellezza della scultura ma il messaggio che questa deve veicolare… peccato che alla fine la scultura, bella o brutta che sia, la paghiamo noi! O credete anche alla favola che chi l’ha creata abbia lavorato gratis?

Punto numero due: Zampieri è il solito che snocciola dati a comodo, suggeriti probabilmente dal questore di turno, senza verifica alcuna in merito. E quando gli si fa una domanda precisa (Michele Toniato dell’IDV l’aveva fatto un pò di tempo fa) svicola il discorso, dando risposte che sono “non-risposte” tese solo ad affermare la propria tesi e senza un contradittorio preciso.

Dal 2007 ad oggi c’è stato sicuramente un calo di incidenti e feriti, ma non certo perchè il governo ha operato “con rigore” (secondo me si è buttato…) nei confronti dei violenti, ma semplicemente perchè ha penalizzato TUTTI i tifosi indistintamente. Si dice “fare un deserto e chiamarlo pace”. Questo è stato fatto: gli stadi sono sempre più vuoti e grigi, la gente è sempre più disamorata del calcio e le “mitiche” famiglie che si volevano (a parole) riportare allo stadio non si sono mai viste. Perchè Zampieri non dice tutta la verità?

Quanto al “fronte della prevenzione” tanto caro a Zampieri, egli finge di non sapere che il Daspo è una misura fortemente limitativa della libertà personale che andrebbe quanto meno decisa da un giudice e non arbitrariamente da un questore. Non a caso più del 50% dei daspati vede decadere i propri reati per decorrenza dei termini, e di quelli che arrivano a sostenere un processo, il 75% viene assolto. Di che certezza della pena parliamo?

Sarebbe utile che qui a Padova ci si occupasse dei problemi più seri della città, e si lasciasse perdere queste inutili manifestazioni demagogiche a cui partecipa un pubblico di gente OBBLIGATA (dubito che per scolaresche e settori giovanili ci fosse possibilità di scelta…) e che tanto piacciono alla Banda Zanonato! Si è capito che in Giunta si ragiona in certi termini perchè di voti dal nostro ambiente non ne arrivano, e lo sanno. Diversamente sarebbero li tutti a passarci la lingua sul culo ed a dire che in fondo “siamo dei bravi ragazzi”. Intendiamoci: è giusto, ci si odia a vicenda e non c’è spazio per nulla. Però almeno finitela di raccontare cazzate ai cittadini, tanto non vi salveranno dal disastro sociale e politico a cui state andando incontro…


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QUESTI PENSANO CHE SIAMO TUTTI DEI POVERI COGLIONI…

Postato il 17 maggio 2012 by La Padova Bene

Chiedo scusa ma non riesco a smettere di ridere leggendo le notizie che rimbalzano in questi giorni a proposito della finale di Coppa Italia Napoli-Juventus in programma fra pochi giorni allo stadio Olimpico di Roma. Veramente, questi pensano che siamo tutti dei coglioni, pensano che 150 anni di storia nazionale fondata sulle menzogne, sui complotti e sul sangue non abbiano insegnato nulla a nessuno. E forse hanno anche ragione, ma non per tutti è così. E quei pochi che ne capiscono hanno il dovere quantomeno di provare a mettere in guardia la “massa”.

Andiamo con ordine: questo è il parere dei “super-esperti” su Il Tempo:

L’allerta è massima. La preoccupazione che possano scoppiare atti di violenza è molto alta. E altrettanto incisive sono le attività di prevenzione per evitare il peggio. Al centro dell’attenzione dell’intelligence è la partita di calcio per la finale di Coppia Italia che si giocherà allo stadio Olimpico domenica sera. La sfida per aggiudicarsi il trofeo è tra la Juventus e il Napoli. Un match che ha portato le forze dell’ordine da giorni a valutare quale misure di sicurezza prendere per evitare, innanzittutto, il contatto tra gli ultrà delle due tifoserie. Non solo. Gli stessi investigatori non escludono anche altri aspetti molto preoccupanti, come ad esempio la possibilità che anche il tifo organizzato della Roma e della Lazio possano attendere la competizione per compiere atti di violenza fuori dallo stadio anche se in campo non ci saranno le rispettive squadre. Sarebbe infatti soltanto un pretesto per scendere in strada con mazze e sassi da lanciare sia contro le divise che presidieranno la zona sia contro gli ultrà campani. Quest’ultimo aspetto è dunque, al momento, uno degli elementi di maggior timore per chi deve gestire l’evento dal punto di vista della sicurezza. C’è anche chi, tra le forze dell’ordine che dovranno indossare la tenuta antisommossa, teme che possano esserci non solo scontri nella zona circostante lo stadio Olimpico, ma che i tafferugli possano scoppiare anche in strade più distanti dal campo. Come quando furono presi d’assalto addirittura i blindati della polizia e le caserme vicine all’Olimpico cinque anni fa. Per evitare che avvengano episodi del genere, ieri mattina c’è stato un tavolo tecnico negli uffici della Questura proprio per fare il punto sulla situazione e sulle attività di prevenzione da attuare per impedire alle tifosie di incontrarsi, soprattutto prima del fischio iniziale della gara sportiva, momenti in cui potrebbero verificarsi «agguati» tra ultrà. Sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori anche un episodio che sarebbe avvenuto a Torino prima della partita Juventus-Napoli dello scorso aprile, occasione in cui un tifoso della squadra partenopea sarebbe stato aggredito. Sarebbe stato un episodio come tanti altri, ma in questo caso si sarebbe trattato dell’aggressione ai danni di un giovane di 29 anni disabile al 74 per cento che era seduto su una sedia a rotelle. Queste botte al ragazzo sarebbero infatti alla base di un’ulteriore preoccupazione per l’intelligence proprio per il presunto desiderio di vendetta da parte dei tifosi del Napoli. «Una cinquantina di juventini ha iniziato a lanciare bottiglie e sassi – ha dichiarato il ragazzo nella sua denuncia – una ragazza e un ragazzo si sono avvicinati a me per sfilarmi la sciarpa del Napoli. Non ho opposto resistenza, ho detto che ero disabile e che per questo non potevo correre, scappare. A stento cammino. Lei se n’è andata, lui invece mi ha colpito in pieno volto rompendomi gli occhiali e un dente. Un altro ragazzo ha ostacolato il mio aggressore consentendo agli agenti di fermarlo e identificarlo». E poi lo stesso disabile ha lanciato un appello. «Invito i tifosi del Napoli a non progettare alcuna vendetta. Bisogna isolare i teppisti e denunciarli, come ho fatto io». Dall’altra parte, comunque, c’è stata subito la risposta dei tifosi bianconeri: «Tutte balle. Mai toccato un disabile». Adesso, comunque, sarà compito delle divise tentare di impedire contatti tra gli ultrà che in migliaia arriveranno nella Capitale già dal primo pomeriggio.

Avrei più di qualche legittimo dubbio da sollevare sul parere dei “super-esperti” da stadio. Che per inciso sono gli stessi che in vent’anni hanno emanato ben sei leggi speciali che hanno finito solo per peggiorare i problemi già esistenti e per svuotare gli stadi. Per esempio, vogliamo parlare di questa “triplice alleanza” fra juventini, romanisti e laziali per dare la caccia ai napoletani? Mi pare un’inutile strategia della tensione, di cui si stanno vedendo già i primi effetti (Fonte: Corriere del Mezzogiorno):

NAPOLI – Non è bastato cambiare la location per risolvere il problema. Ieri, in occasione della «fase tre» dell’accesso ai tagliandi per la finale di Coppa Italia del 20 maggio tra Juve e Napoli (si poteva acquistare il ticket anche se non in possesso della tessera del tifoso), invece di azzuffarsi davanti ai consueti varchi del San Paolo, ci si è accapigliati a ridosso delle ricevitorie abilitate dalla Lottomatica. Risultato identico: cariche delle forze dell’ordine, ressa, feriti, scaramucce, tafferugli. E tanti biglietti nelle mani dei bagarini. Come in occasione di Liverpool- Napoli, di Bayern-Napoli, di Chelsea-Napoli. Insomma, come sempre. Le premesse del resto erano chiare. Bastava dare uno sguardo all’elenco delle famigerate “ricevitorie abilitate”: appena quattro in città (in via Duomo, nelle adiacenze di via Medina, a Pianura e a via Ghisleri), una a Pompei, una a Caivano, una a San Giuseppe Vesuviano. Tutto qui. 

BATTAGLIA ANNUNCIATA - Troppo facile immaginare cosa sarebbe successo. Ed anche dove. A Pianura, in via Russolillo. E’ lì che si sono trovati tutti insieme appassionatamente una buona fetta di gruppi organizzati, i galoppini dei bagarini, una manciata di poveri cristi e un mezzo esercito formato da 4 volanti e 2 furgoni della Polizia, 3 autoblindo dei Carabinieri ed almeno 60 agenti in tenuta antisommossa. Insomma, tutto pronto per una battaglia annunciata. La giornata campale per molti era cominciata prestissimo. Alle 7 c’era già una decina di tifosi in attesa. Alle 13 i vigili urbani hanno chiuso al traffico l’arteria, ma mezzora dopo i nastri venivano sradicati via da un fiume di scooter che si dava al parcheggio selvaggio. Alle 14 arrivava il grosso delle forze dell’ordine, mentre una fila scomposta cominciava a ondeggiare e urlare. Nel mezzo, decine di mani a stringere pacchi di fotocopie di documenti d’identità. Non sarebbe regolare, ma si è trovato un compromesso: 4, massimo 5 tagliandi per ogni rappresentante, non di più. Alle 15,45 l’annuncio: la vendita non scatta alle 16, ma un pelo più tardi. Pochi minuti e scoppia una rissa tra ultrà che si risolve fortunatamente solo con pesanti minacce e parole grosse. Il via alla vendita alle 16,20. In mezzo al caos. La rampa di accesso alla rivendita complicava le cose: in tanti sono scivolati giù più volte. 

CARICHE E INGIURIE - Poi la fila ha cominciato a spingere, e ci sono volute tre cariche di alleggerimento per riportare la calma. Cariche nel corso delle quali ad avere la peggio sono stati due carabinieri: uno colpito al volto da una bottigliata; un altro uscito con una caviglia a pezzi dall’epicentro della calca. Nel frattempo, ai margini della massa umana, prendeva corpo l’aggressione nei confronti di un fotoreporter: ingiurie, calci e spintoni. Fino a costringerlo ad andar via. La situazione è diventata un po’ più tranquilla solo dopo le 18,30. Poco dopo le 20, invece, arrivava la voce del sold-out. Anche se sembra che una scorta di Tribuna Tevere sia ancora a disposizione. Inutile dire che la vendita telefonica è stata una tragedia, e che anche stavolta il profilo della LisTicket su Facebook è stato ingolfato di improperi. Il tutto mentre lì, a Pianura, navigati bagarini se la ridevano, al riparo dalla battaglia, godendosi il sole primaverile. Certi del fatto loro. E pensare che l’intenzione di ministero e Lega era quello di limitare rigorosamente la vendita a chi in possesso della tessera del tifoso.

Chissà, magari basterebbe studiare sistemi di vendita più intelligenti per evitare buona parte del caos. Affidandola direttamente alle società. O aprendo maggiori punti di vendita. Ma niente da fare, è fin troppo evidente il tentativo di creare tensione. E tensione è stata creata.

Di oggi poi l’ultima notizia, una delle migliori dimostrazioni che si sta creando (apposta) un gran caos intorno a questa finale (Fonte: Julie News):

ROMA, 16 MAG – “O l’Atac fornisce le navette per i tifosi che andranno alla finale di Coppa Italia o non ci sono le condizioni per far disputare la partita“. E’ la minaccia inviata dal Questore di Roma nei confronti del Viminale, del Prefetto di Roma, del Campidoglio e all’azienda dei trasporti della Capitale.

“Sentiti i rappresentanti di di Forze di Polizia, Amministrazioni, Enti ed Aziende – ha proseguito il Questore – circa eventuali ipotesi alternative che possano consentire in condizioni di sicurezza, in assenza di navette, un afflusso e deflusso dei tifosi, non è stato possibile individuare soluzioni idonee. Si prega quinti di valutare l’opportunità di adottare un provvedimento interdittivo dello svolgimento dell’incontro di calcio per carenza di condizioni di sicurezza”.

Visto che mi sembra fin troppo chiara la situazione che stanno cercando di creare in vista di domenica sera (una carneficina!) mi permetto di rubare il commento di un amico di Sport People che rende bene l’idea:

Napoli-Juventus, finale di Coppa Italia a Roma. Ci sono troppe cose che, chi sa di stadio, non capisce o capisce troppo bene. E’ un momento storico particolare, strane gambizzazioni con strane rivendicazioni tardive, strane dichiarazioni di uno strano ministro che, è bene ribadirlo, è uno sbirro e non più un bizzarro sassofonista varesino. E’ tutto strano, anche il maldestro tentativo di nascondere all’opinione pubblica l’impossibilità di assicurare il cosiddetto ordine pubblico a Roma e la minaccia, altrettanto strana, di proibire lo svolgimento della partita per problemi molto strani, come l’assenza di bus navette. A qualcuno non dispiacerebbe una bella carneficina dopo una bella gambizzazione, certi strani episodi garantiscono lo status quo, compresa la presenza al governo di certi strani signori in loden, “tecnici”, come uno sbirro al Viminale e un ammiraglio alla Difesa, roba da Giunta militare con i controcazzi. Stasera davano in tv “Vogliamo i colonnelli” con un impareggiabile Ugo Tognazzi. Invece di stordirvi con i pornazzi, passate una serata di buon cinema, per una volta. E domenica andate al mare.

Se non è abbastanza chiaro il suo punto di vista, lo spiego meglio con parole mie: si sta preparando un bel trappole! Sono cose già viste negli anni ’70 quando per esempio quando si cercava di screditare gli anarchici mettendo bombe a loro nome da parte di neofascisti, salvo poi fare il “colpo grosso”, la strage di Piazza Fontana, studiata e preparata meticolosamente da “mano statale”; il tutto per favorire una “svolta autoritaria” nello stato italiano. Ma sono cose già viste anche nel nostro mondo, come per esempio il famoso “treno distrutto” in seguito a Roma-Napoli del 2008 (clicca qui) che sono utili per creare allarme sociale, con conseguenza di un ulteriore giro di vite ed inasprimenti ulteriori delle leggi già esistenti, al limite della paranoia. Del resto, il fatto di essere in un periodo storico particolare, in cui carne al fuoco ce n’è in abbondanza e gente incazzata ancora di più, l’ “allarme sociale” serve più che mai allo stato. Serve per distrarre l’opinione pubblica dalle loro mosse truffaldine mascherate da finte riforme, e mostrare agli italiani (italioti?) come il “pericolo ultras” non vada affatto sottovalutato; come del resto non bisogna sottovalutare il “pericolo terrorismo” (e da qui nasce la “strana” gambizzazione di Genova) o il “pericolo anarco-insurrezionalista” per esempio riguardo le sedi di Equitalia recentemente assaltate. Pericoli che vanno combattuti attraverso l’emanazione di leggi speciali che se in un primo tempo sembrano voler isolare una minoranza violenta (come per esempio sono considerati gli ultras) alla resa dei conti finiscono per penalizzare tutti i cittadini (è il caso per esempio della tessera del tifoso, che penalizza tutti nessuno escluso). Così magari fra qualche mese anche solo chi si azzarderà a pronunciare la parola “usurai!” rivolta ad Equitalia rischierà di trovarsi etichettato come pericoloso terrorista e processato in quanto tale…

Una carneficina a Roma farebbe molto comodo. Ce lo sapremo raccontare dopo la finale. Intanto se potete diffondete il più possibile questo articolo,

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L’EUROPA AL CAPOLINEA

Postato il 16 maggio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Informare per resistere

Paul Krugman, economista statunitense, ha vinto il premio Nobel per l’economia 2008 per la sua analisi degli andamenti commerciali e del posizionamento dell’attività economica. Autore di numerosi volumi, dal 2000 collabora con il New York Times scrivendo editoriali d’opinione (op-ed) bisettimanali nel suo blog. Attualmente è anche professore di Economia e di Relazioni Internazionali all’Università di Princeton.

Ebbene Krugman avvisa: se non si cambia rotta, in un mese la Grecia sarà fuori dall’euro e le conseguenze si avvertiranno subito in Italia con la fuga di capitali, per cui le banche dovranno decretare il blocco dei conti correnti, limitando i prelievi quotidiani, come successe in Argentina nel 2001. Quando non avremo più nulla da perdere forse sapremo dire basta a tutto quello che ci stanno facendo.

Nell’articolo pubblicato nel suo blog sul New York Times, Krugman prevede i seguenti avvenimenti:

1. Uscita della Grecia dall’euro, molto probabilmente il prossimo mese. (Sembra proprio così dato che dopo le prime elezioni i partiti non sono riusciti a trovare un accordo e per questo il presidente greco Papoulias ha confermato la convocazione di nuove elezioni. L’uscita dall’euro non sembra più solo un’idea tra i partiti e lo stesso Lagarde, Presidente del Fondo Monetario Internazionale ha parlato di uscita dall’euro costosa e rischiosa.)

2. Enormi prelievi da Banche Spagnole e Italiane, dato che chi ha i depositi tenta di spostare il loro denaro in Germania.

3a. Le banche potranno vietare di trasferire i depositi al di fuori del paese e limitare il prelievo di contanti.

3b. In alternativa, o forse parallelamente, un enorme prelievo alle riserve della BCE per impedire il collasso delle banche.

4a. La Germania ha una scelta: Accettare gli enormi crediti pubblici indiretti su Italia e Spagna, oltre a una drastica revisione della strategia - in sostanza, dare, alla Spagna in particolare, ogni speranza di cui si ha bisogno sia per garantire il debito in modo da mantenere bassi gli oneri finanziari che un più alto obiettivo di inflazione della zona euro per rendere possibile la regolazione del prezzo relativo; oppure

4b. Fine dell’euro.

Questo accadrà nel giro di qualche mese, non anni.

http://dioni.altervista.org

Ogni tanto è bello anche capire di che morte bisogna morire. Considerato che in Italia abbiamo vissuto gli “anni da bere” (gli anni ’80) in cui tutto era possibile, una volta tramontata quell’epoca siamo passati al “berlusconismo” con milioni di persone convinte che il Silvio da Arcore ci avrebbe indicato la nuova via della salvezza, soldi facili e belle ragazze; ora siamo in piena disillusione con partiti come la Lega che inneggiavano alla moralità salvo poi gettare la maschera e rivelarsi peggiori di tutti quelli che hanno sempre criticato, con gente come Beppe Grillo che sgomita per avere il suo posto nell’Olimpo degli Dei (sarei proprio curioso di vedere se, una volta che il Movimento cinque stelle avrà le sue poltrone, manterranno realmente fede a ciò che hanno promesso o faranno la stessa fine della Lega, è che mi sa tanto che non ci arriveremo a quel momento…), con dei banchieri al governo che continuano a chiedere sacrifici al popolo e ad accordarsi con la casta per far loro mantenere il ruolo privilegiato, con Equitalia protetta dal governo che impone agli italiani il proprio strozzinaggio legalizzato… Ieri il Parlamento si è riunito per ridiscutere il sistema di finanziamento pubblico ai partiti, e la proposta non è passata in quanto non si è minimamente raggiunto il numero legale (presenti si e no una ventina di deputati). Ergo, se tanto mi da tanto mi immagino un futuro con la gente armata di forconi a dare alle fiamme tutto ciò che trova, e con coloro che ci hanno messo in questa situazione in fuga coi loro elicotteri verso qualche paradiso fiscale nei Caraibi. Almeno non potranno dare la colpa agli ultras…

 

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PROMOSSO PER IL MASSACRO DI GENOVA

Postato il 16 maggio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Ha un curriculum di tutto rispetto. Era nella catena di comando de «La più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale» (cit. Amnesty International). L’ex capo della Polizia e capo gabinetto del Viminale, Gianni De Gennaro, è stato nominato sottosegretario di Stato e lascia quindi il Dis, Dipartimento informazioni per la sicurezza, che ha guidato per quattro anni, dal 2008. 

Questo Paese ha un rapporto controverso con il sangue: piuttosto che farsene carico decide di scavalcarlo e, al limite, promuoverlo.

Abbiamo creduto che ci fosse da vergognarsi per la mancata commissione d’inchiesta sui fatti di Genova nel 2001 in occasione del G8 ( e invece siamo riusciti a fare di peggio.

E non stupisce che a correre per complimentarsi per una nomina così inopportuna siano stati in fila:Gianfranco Fini (che a Genova nel 2001 ha esercitato la propria idea di democrazia), Massimo D’Alema (e ti pareva), Francesco Rutelli, Pierferdinando Casini e (udite, udite) Schifani. A volte ti assale il dubbio che alcune ombre siano drammaticamente bipartisan, ora siamo più tranquilli: sono anche tecniche del governo dei tecnici.

Come volevasi dimostrare… In itaGlia l’abuso di potere, la tortura, la sospensione di ogni diritto civile viene punita con la promozione! La casta può dormire sonni tranquilli, i suoi cani da guardia non le se rivolteranno mai contro finchè hanno cibo in abbondanza…

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IMMIGRATA MUORE IN QUESTURA

Postato il 16 maggio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Inchiesta sul capo dell’ufficio immigrazione del capoluogo giuliano, accusato di omicidio colposo e sequestro di persona. La giovane, infatti, non doveva essere trattenuta in cella di sicurezza, ma accompagnata al Cie. Nell’ufficio del funzionario trovato anche il cartello “Ufficio epurazione” e una foto di Mussolini

Il capo dell’ufficio immigrazione di Trieste Carlo Biffi è indagato per omicidio colposo e sequestro di persona per la morte di una donna di 32 anni avvenuta in una camera di sicurezza della polizia.Alina Bonar Diachuk era ucraina e aveva 32 anni: un mese fa era stata trovata con un cappio al collo al termosifone di una cella del commissariato di Villa Opicina, una frazione del capoluogo giuliano, dove era custodita da due giorni. Un episodio sul quale è stata aperta un’inchiesta della Procura che non solo si potrebbe estendere anche ad altri agenti della questura, ma anche ad altri aspetti: tra questi anche il cartello “Ufficio epurazione” attaccato all’interno dell’ufficio immigrazione e una foto di Benito Mussolini affissa nelle stesse stanze. Una storia raccontata dal Piccolo di Trieste e ripresa anche dal Manifesto.

La morte. Secondo i primi rilievi dei magistrati la Diachuk in realtà non doveva essere trattenuta in custodia dalla polizia. Era stata infatti accusata di favoreggiamento all’immigrazione e aveva patteggiato, così era tornata in libertà il 14 aprile: avrebbe dovuto essere trasferita nel Centro di identificazione ed espulsione di Bologna. Al contrario dopo la lettura della sentenza era stata sì prelevata da una pattuglia della polizia, ma trovata morta dopo due giorni nella camera di sicurezza. Sulla cella vigilava una telecamera di sicurezza ma per i 40 minuti di agonia della donna nessuno ha notato cosa stava accadendo (inoltre la ragazza aveva già tentato di togliersi la vita in carcere). Una serie di anomalie che ha spinto la magistratura ad aprire un’indagine.

Per capire qualcosa di più la Procura ha disposto la perquisizione degli uffici del commissariato e gli agenti si sono imbattuti nel cartello “Ufficio epurazione” e nella foto di Benito Mussolini. Ma non solo: nell’abitazione di Biffi sono stati trovati alcuni libri dal contenuto antisemita: “Come riconoscere e spiegare l’ebreo”, “La difesa della razza” di Julius Evola, “Mein Kampf” di Adolf Hitler, “La questione ebraica”. In Procura, al momento non intendono dare grande rilievo all’altro aspetto emerso durante le indagini, e cioè all’acquisizione di materiale di natura antisemita e di cartucce trovate in casa di Baffi durante una perquisizione. Materiale, quello documentale, giustificato da un sindacato di Polizia dal fatto che Baffi abbia lavorato anche alla Digos. “I rapporti con la Questura di Trieste – afferma Dalla Costa – sono sempre ottimi e collaborativi, tanto che il questore mi ha assegnato suo personale proprio per sviluppare questa indagine. Non c’è alcun ostruzionismo da parte della Questura”, ribadisce il capo della Procura.

Le indagini condotte dal pm Massimo De Bortoli devono verificare se in effetti la Diachuk fosse trattenuta in commissariato senza alcun titolo, se fosse chiusa a chiave dentro una stanza e se si sia trattato di un caso isolato, o, come ha confermato il procuratore capo Michele Dalla Costa, ci siano stati altri casi di stranieri trattenuti a Opicina senza alcun titolo. “Stiamo valutando decine di posizioni, a partire dal secondo semestre del 2011, per verificare se quello dell’ucraina sia stato un caso isolato o meno” conferma Dalla Costa.

Gruppi politici e realtà di movimento hanno indetto per oggi un presidio per protestare. Ci saranno, tra gli altri, Occupy Trieste, Sel e Rifondazione comunista.

Posso immaginare che il poliziotto in questione ora verrà sospeso dall’incarico, che in futuro non lavorerà più in polizia, che non potrà usufruire di alcuna promozione o avanzamento di carriera e che pagherà i suoi reati come un qualsiasi comune cittadino. Già, bella favola ma purtroppo Babbo Natale non esiste!

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ORA METTONO L’ESERCITO A DIFESA DI EQUITALIA

Postato il 15 maggio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Yahoo Notizie

Roma, 13 mag. (LaPresse) – Il ricorso ai soldati per proteggere obiettivi a rischio terrorismo come Finmeccanica e Equitalia. Ad annunciare questa possibilità è il ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, che ieri ha lanciato l’allarme sul rischio di un’escalation di violenza, dopo l’agguato all’ad di Ansaldo nucleare, Roberto Adinolfi. Il titolare del Viminale in una intervista a ‘La Repubblica’ spiega che “è una delle possibilità che stiamo studiando”. “Del resto – dice il ministro – è già stato fatto in passato. Il personale a nostra disposizione è limitato e anche per questo il ricorso all’Esercito è una possibile soluzione”. “Ci sono passaggi specifici – sottolinea Cancellieri – della rivendicazione che riguardano aziende, come Finmmeccanica. Ci sono stati in questi giorni assalti a sedi Equitalia. Vorrei ricordare che assaltare Equitalia equivale ad attaccare lo Stato. Ho fatto due esempi, ma è chiaro che non ci limiteremo a quelli”.

“Riteniamo – continua Cancellieri – che il consenso sia ristretto a un’area numericamente limitata e che la gran parte degli italiani consideri aberrante ciò che è accaduto”. I nuovi terroristi sono “nuove leve di giovani che hanno un rapporto lontano con gli anni’70. Bisogna evitare l’errore di leggere quel che succede oggi con gli occhiali di allora”. Per il ministro dell’Interno “la rivendicazione è attendibile, nuovi attacchi sono possibili, quindi dobbiamo alzare la guardia”.

La parte più bella dell’intervento della Cancellieri è quando dice “attaccare Equitalia equivale ad attaccare lo stato”… attaccare lo stato!?! La Cancellieri ammette in poche parole che lo stato è un’associazione a delinquere, che applica tassi da usura, che invia cartelle esattoriali fuorilegge, che è responsabile di molti suicidi che si stanno verificando in questo periodo… Lo stato non solo finanzia un’associazione del genere, ma se ne assume anche la paternità ed addirittura vuole mandare l’esercito a protezione di questi parassiti sociali! Nessuno però ti dice che più del 50% delle cause intestate da privati cittadini contro Equitalia vengono vinte, chissà perchè…

La cosa bella è che si schiera l’Esercito per proteggersi dalle proteste dei cittadini, da padri e madri esasperate, da gente che non riesce più a vivere. E’ questa la vostra “democrazia”? E’ questa la pagliacciata che festeggiate il 25 aprile? Siamo in una dittatura delle banche, chiamata “democrazia”, ed in tutto questo mi sento perfettamente solidale con chi ha sbroccato sequestrando per ore gli impiegati di Equitalia, con chi ha cercato di assaltarli ed anche con chi gli manda le bombe. E chi li difende, è solo un complice.

Prove tecniche di dittatura. Complimenti davvero!

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RIDOTTI A PESCARA I POSTI PER DISABILI

Postato il 15 maggio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Forza Pescara

ForzaPescara.TV, da sempre sensibile a tematiche sociali, ha ricevuto una lettera di un tifoso disabile che pubblichiamo integralmente nella speranza che certe situazioni poco edificanti possano essere risolte al più presto.

“Non riesco ancora a godermi la vittoria del Pescara… non questa volta! Nonostante  una squadra che da’ l’anima e il cuore, instancabile e che comunque andrà a finire ci ha già regalato tantissime soddisfazioni!

Non posso essere contento dopo li colpo al cuore che mi hanno inferto prima della partita! Più amara di qualsiasi sconfitta…

Il rumore di quel  cancello che sbatteva e la frase “non sei nella lista mi dispiace” mi risuonano ancora nella testa dandomi un senso di malessere, sofferenza e tristezza…

Ma andiamo con ordine…

Mercoledì sul sito del Pescara appare la notizia che nel settore disabili entravano solo 25 carrozzine e 25 accompagnatori per motivi di sicurezza! E che l’ingresso sarebbe stato in ordine di arrivo… ok e una norma di sicurezza è giusto che ci sia (anche se per tutto il campionato siamo entrati in 40 se non di più) ci si arma di sana pazienza e alle 15 si va allo stadio… e li… sorpresa… la lista di chi poteva accedere.

Fino ad allora pensavo che una lista si potesse fare  per la spesa o una lista di cose da fare ma la lista del disabile “meritevole” mi mancava! Si meritevoli: la lista era stata fatta in base alle presenze durante il campionato… i 25 più presenti durante la stagione possono accedere (Poi ho molti dubbi sull’esatto conteggio delle presenze visto che è entrata gente mai vista prima ma forse sono stato poco attento io a guardare i compagni di settore)

Gli altri non in lista potevano accomodarsi ai distinti… sarebbe come dire gli altri non possono vedere la partita visto che ai distinti i cartelloni pubblicitari coprono completamente la visuale del  campo e non può essere considerato un settore per disabili.

Poi sempre nel settore dei distinti, molti disabili venivano presi a spalla dagli steward e portati al pianerottolo più in alto di circa 15 scalini… (unico modo per vedere la partita da quel settore)  Li la sicurezza è un optional? Se un disabile cade mentre lo portano su il responsabile dell’impianto non è sempre passibile di denuncia? Credo proprio di si!

Alla Pescara calcio contesto solo il modo e non il limite dei 25 (anche se di regola vanno 2 posti disabili ogni 1000 posti di “abili” quindi sono 40 e non 25 ma qui la colpa è della struttura non idonea)

Ma come si fa a fare una lista di meritevoli? È una cosa abbastanza illegale perché porta al discorso della discriminazione (la legge 67 del 2006 introduce il reato di discriminazione)

 se un normo dotato che va in curva va a fare il biglietto al rivenditore, il rivenditore può chiedere a lui se era presente alle altre partite e rifiutarsi di fargli il biglietto? Non credo.

E soprattutto se un disabile vuole vedersi anche una sola partita all’anno ha il diritto di farlo?

A mio avviso è questa l’unica colpa della Pescara Calcio… la lista! Si potevano utilizzare altri metodi sicuramente!

La mia rabbia maggiore è rivolta verso il Comune di Pescara che, nonostante i svariati milioni di euro che ha investito nel rifare lo stadio,ha peggiorato il settore disabili. Dapprima mettendolo sotto ai distinti dove i cartelloni pubblicitari coprono completamente la visuale (quindi non è un settore disabili) e poi riportarlo dov’era all’origine ma molto più stretto di prima!

visto che lo stadio è stato fatto anche con i soldi delle mie tasse chiedo al comune di risolvere il problema al più presto!

Ci apprestiamo ad essere la città dello sport del 2012 in questo modo? La cosa mi pare abbastanza  vergognosa!

Ora aspetto Martedì con ansia… se dovessi rivedermi spuntare la lista non so come reagirei… penso che a malincuore la delusione mi porterà ad allontanarmi definitivamente dallo stadio e dalla mia grande passione IL PESCARA!

Matteo D’Andrea

Un tifoso del settore disabili”

Va detto che a Pescara la questura locale è fissata con due cose:

1 – Le bandiere (esiste un metraggio specifico oltre il quale non possono entrare per presunte ragioni di ordine pubblico)

2 – La capienza dello stadio

L’Adriatico è uno dei pochi stadi d’Italia ad essere completamente a norma, ciononostante il questore ha arbitrariamente deciso di ridurre la capienza di ulteriori 5 mila posti per motivi di “sicurezza”. Nello stadio di Pescara sono disponibili circa 25 mila seggiolini, nella partita col Toro era tutto esaurito a 21 mila. Per gentile concessione della questura, che ha sbloccato altri 2 mila posti altrimenti i presenti sarebbero stati 19 mila. Tutto ciò mi ricorda molto la barzeletta a cui abbiamo assistito qui in occasione dei playoff contro il Novara, con la capienza fissata a 18 mila e la questura che per “gentile concessione” sblocca altri 5 mila posti aprendo l’anello superiore della Tribuna Est. Anello che, va detto, in occasione di concerti o di eventi tipo la Nazionale di rugby viene aperto normalmente. La logica mi dice: se uno stadio non è completamente a norma per il calcio, non dovrebbe esserlo nemmeno per altri eventi, dico bene? Invece assistiamo di volta in volta a queste pagliacciate, e la cosa più triste è vedere una parte della stampa che da ragione ai vari questurini di turno sostenendo che “nel calcio ci sono stati problemi che altri eventi non hanno portato…”. E che cazzo centra? L’obiettivo è garantire la sicurezza di quanti usufruiscono dell’evento sportivo o fare in modo che meno gente possibile ci assista? Brutto, molto brutto trovare gente che offende continuamente la tua intelligenza con arrampicate sugli specchi degne dei peggiori politicanti…

Tornando a Pescara, l’ultima genialata partorita dal genio del questore è la riduzione dei posti per disabili. C’è il serio pericolo che invadano il campo a bordo delle loro carrozzine. Di solito sono 40-45, ma adesso con la nuova ordinanza ci saranno 25 posti, e dovranno entrare in lista come in discoteca. Chissà, magari gli faranno anche la tessera del disabile.

Nel circo di nome itaGlia (o italiamerda se preferite) al peggio non c’è mai fine. Questo pezzo lo dedico al questore di Pescara:

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GIRA E RIGIRA LA COLPA E’ DEI TIFOSI…

Postato il 14 maggio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Il Mattino di Padova

Alessandro Dal Canto, nella conferenza stampa di venerdì, aveva detto: «sono come Rocky Balboa, ne ho prese tante da Apollo, ma lotterò fino all’ultimo pugno». Così mi sono voluto rivedere il film di Sylvester Stallone, per cercare analogie tra il pugile italoamericano e l’allenatore castellano del Padova.

Rocky, nel primo (il più bello, 1976) dei sei film di successo, ha una missione impossibile: battere Apollo, un bestione feroce. L’incontro di boxe sarà violento, appassionante, incerto fino alla fine: Rocky cade ma si rialza più volte, ha il volto tumefatto ma combatte fino a finire l’incontro in piedi. D’accordo, perde ai punti, ma non va ko. E il pubblico lo applaude e lo saluta come un eroe. Dal Canto, come Rocky, ha combattuto un campionato pieno di colpi di scena (mettetici anche il casino del calcioscommesse), a volte è caduto, a volte ha sbagliato, ma poi si è sempre rialzato. Sa bene che le probabilità di entrare nei playoff sono ridotte ai minimi termini (nelle pagine a seguire vi spieghiamo perchè). Però sa di aver lottato fino alla fine, e soprattutto sa che finirà in piedi il suo combattimento. Eppure c’ è una cosa che non quadra.

Se il pubblico del film fischia, applaude, urla, ride e attraversa una serie di emozioni per concludere comunque con l’applaudire il perdente Rocky, qui da noi il pubblico pare sempre infelice, insoddisfatto, critico e pesante. Anche ieri. Questo non è un film, e questa non è nemmeno l’America dove lo sport è considerato spettacolo, o come dicono loro «entertainment». E il concetto di stagione positiva da loro è legato al fatto se ti sei divertito, non se hai vinto il campionato. Probabilmente dirò cose impopolari, perdonatemi. Faccio fatica a concepire una tribuna che dopo dieci minuti fischia, offende, deride un ventenne che non riesce a entrare in partita. Che senso ha? Che cultura è? Lo aiuti? Faccio fatica a concepire una tifoseria che continua a inveire contro un allenatore (ieri persino dopo il 3-0, tanto che lui ha fatto con le mani il cenno: state zitti).

Dal Canto forse non entrerà nei playoff ma comunque ha fatto 63 punti (e il Padova in B non li aveva mai fatti). Faccio ancor più fatica a sentire (purtroppo anche leggere) critiche al presidente Cestaro che è un uomo con una passione immensa e che ci ha donato un divertimento, rimettendoci dei soldi. Gli si fa ogni anno un processo di piazza, una cosa assurda: ma lui si vede che ci ha fatto il callo e chissà, penserà che fa parte del calcio ogni forma di barbarie. Sta lì, subisce, risponde, si addolora. Resiste. Per tornare a Sylvester Stallone, vi ricordate come va Rocky II? Il nostro Balboa si riposa un po’, poi torna sul ring per un’altra battaglia all’ultimo sangue. E stavolta vince.

Nel mio articolo precedente paventavo l’idea che Dal Canto potesse essere riconfermato anche la prossima stagione. E’ solo una sensazione, sia chiaro, ma leggendo quest’articolo mi viene da pensare che una certa parte di stampa gli stia preparando il terreno. Nel caso specifico, adesso si sta cercando di addossare ai tifosi le colpe del fallimento di un incompetente come Dal Canto!

Il paragone con Rocky non sta proprio in piedi: nel film si vede un pugile che lotta, nella realtà si vede una squadra che cammina! Sono due cose diverse a casa mia… Il pubblico è insoddisfatto, critico e pesante proprio perchè quest’anno ha visto una squadra senza grinta ne orgoglio, che è la cosa che da maggiormente fastidio, più fastidio ancora che mancare l’obiettivo dei playoff. Vi sembra poco? Lo 0-6 col Pescara ce lo siamo scordati? Ce ne dimentichiamo sempre quando fa comodo vero

Inoltre noto che Barsotti spesso e volentieri mischia episodi diversi fra di loro, girandoli a proprio piacimento: i fischi a Dramè sono una cosa diversa dalla delusione per la squadra! Dramè viene fischiato perchè non si impegna ed è indisponente. E fermo restando che per me i fischi dovrebbero esserci a fine partita e non durante, il non-impegno del ragazzino di vent’anni mi sembra sia sotto gli occhi di tutti. A meno che non vogliamo raccontarci le barzelette, allora ne conosco molte anchio. Ma evidentemente qui si pensa che tutti i tifosi siano stupidi.

Le critiche a Cestaro poi centrano come i cavoli a merenda: Barsotti sa benissimo che a offendere (quelle non erano critiche ma offese) il presidente è stato un suo collega (questo) che marcia contro per partito preso o forse per interesse al Calcio Padova.

Detto questo, non ho letto da nessuna parte elogi sul fatto, per esempio, che ieri nonostante la delusione per il campionato c’erano 7.000 persone sugli spalti; come non ho letto da nessuna parte che durante la vergogna di Padova-Pescara il pubblico ha continuato a tifare anche sullo 0-6. In compenso leggo spesso elogi sperticati ai 23.000 dei playoff, ben sapendo che una larga fetta di questi erano dei COGLIONI che il Padova lo seguono solo nella “grande occasione”. Coglioni che però vengono legittimati a comportarsi come tali con articoli del genere, facendo credere che Padova in realtà ha una tifoseria di merda e che la figura del tifoso occasionale è quanto mai la più apprezzata!

Domanda: il giorno che i 7.000 sempre presenti all’Euganeo si romperanno definitivamente i coglioni di essere trattati come una pezza da piedi, siete sicuri che basterà Cestaro da solo, o qualche bell’articolino per continuare a raccontarsela?

Direi che questa canzone ci sta tutta:

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