Questo sito non vuole in nessun modo rappresentare nella sua interezza la Tribuna Fattori di Padova ed i gruppi ultras ad essa associati.
Tutti i contenuti di questo sito debbono essere intesi come il pensiero personale di un qualsiasi frequentatore del sopracitato settore.

Archivio | Quei che ne scolta

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LA PADOVA BENE – WORK IN PROGRESS

Postato il 10 maggio 2012 by La Padova Bene

Gennaio 2012: 44.012 visitatori di cui 21.578 nuove visite

Febbraio 2012: 36.873 visitatori di cui 15.520 nuove visite

Marzo 2012: 35.674 visitatori di cui 15.376 nuove visite

Aprile 2012: 40.482 visitatori di cui 20.401 nuove visite

Maggio 2012 (dato parziale): 12.657 visitatori fino ad ora di cui 5.379 nuove visite.

Nei soli 9 giorni del mese di Maggio abbiamo totalizzato una media di 1.395 visite giornaliere. Ad Aprile erano state 1.349. Il mese-record da quando esiste il sito lapadovabene.it è stato Giugno 2011 con 47.537 visite (21.123 nuove visite) ed una media di 1.585 visite giornaliere, un dato sicuramente “gonfiato” dai playoff ma che in seguito ha saputo mantenersi tale. Sono i numeri del successo ottenuto da questo portale, curato fino ad oggi con grande passione senza prenderci una lira (si qualcosina dai banner di google adsense prima che mi bannassero, poca roba…) che di fatto proiettano lapadovabene.it fra i più importanti siti calcistici italiani. Un successo che travalica i confini della nostra città: per esempio dopo Padova la città da cui provengono la maggior parte dei miei visitatori da un pò di tempo è Milano, seguita a ruota da Roma. Ma anche tanto estero: ho molte visite dall’Australia, dagli USA, dalla Francia, dalla Serbia, dalla Croazia, dalla Spagna e dal Regno Unito. Un successo che mi porta a dire GRAZIE  a tutti voi, a tutti i miei lettori, compresi quelli che pensano che scriva solo cazzate ma che cmq mi leggono. Ed a tutti quelli che mi appoggiano, condividendo gli articoli tramite i vari social network. Vi dico GRAZIE perchè questi numeri sono possibili solo grazie a voi. Senza di voi sarei solo uno che scrive benino ma che non se lo caga nessuno…

Ora è il momento che il sito si deve rinnovare. Non è la prima volta, non sarà l’ultima. E’ lo stesso mondo di internet, in continuo movimento, a richiedere un rinnovamento. Vi anticipo alcune novità.

COMMENTI ANTI-SPAM. Come avrete notato, da qualche giorno è possibile commentare gli articoli solo se ci si registra al sito. E’ stata una mossa dolorosa ma necessaria: odio i censori e sono il primo sostenitore della libertà assoluta di pensiero, parola ed azione. Non potrebbe essere diversamente del resto. Ho sempre accettato le opinioni di tutti, anche quelle palesemente provocatorie, proprio in base a questo principio. Tuttavia mantenere un sito del genere significa anche ricevere decine di messaggi ogni giorno di spam, che non fanno altro che bloccare il mio lavoro. Parlo di almeno 200 spam al giorno, che mi rallentano il caricamneto, e che quotidianamente debbo star qui ad eliminare. Proprio per questo ho dovuto eliminare il problema alla radice, chiedendo agli utenti di registrarsi di modo che elimino automaticamente tutti gli spammers. Sono sicuro che chi ha avuto rispetto per il mio lavoro capirà e mi appoggerà, pertanto posso solo invitare tutti ad iscrivervi a questo sito ed a continuare le discussioni che a mio modo di vedere hanno rappresentato un vero e proprio salto di qualità! Il link lo trovate nell’apposito spazio dei commenti di ogni articolo, oppure cliccando qui. E’ un’operazione molto semplice che al sottoscritto facilita il lavoro… Rimarrà attiva inoltre la possibilità di commentare via Facebook per quanti hanno un profilo!

ARRIVA LA RIVISTA! Una novità assoluta sarà che lapadovabene.it avrà un allegato mensile, una vera e propria rivista on line che verrà messa in vendita al prezzo di un euro (pagabile via paypal) e che potrete scaricare direttamente sulla home page del sito! Una rivista che nasce in collaborazione con il sito-gemello dallapartedeltorto.tk e conterrà un approfondimento di tutto ciò che riguarda il mondo del calcio, del tifo e non solo. Vi ho detto anche troppo, il resto vuole essere una sorpresa…

COLLABORAZIONI. A breve inoltre partirà un importante collaborazione con un’associazione che si occupa di salute e benessere… per ora non vi anticipo altro!

Cogliendo ancora l’occasione per ringraziarvi a tutti, vi invito ancora una volta a registrarvi ed a continuare a far crescere questa bellissima avventura! Viviamo in un paese in cui c’è un reale bisogno di informazione (la controinformazione, per quanto mi riguarda, la fanno i giornali), e nessuno meglio di te che leggi può essere un ottimo canale di diffusione. Continua pertanto a seguirci, collabora per farci crescere!

La Redazione.

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GLI ITALIOTI, I MEDIA E LA SUPERFICIALITA’

Postato il 24 aprile 2012 by La Padova Bene

Ricevo e pubblico:

Siamo nel 2012 ed ormai la stragrande maggior parte delle persone possono cercare approfondimenti su argomenti di qualsiasi genere. Eppure no, ci piace esprimere giudizi al volo; il telegiornale ci propina l’immagine dei soliti beceri ultras che, stando a quanto dice il cronista, rovinano una partita di calcio? Via di luoghi comuni e banalità trite e ritrite.. si parte dal “è il solito manipolo di facinorosi”, si passa per il “vogliamo il modello inglese” concludendo magari con un bel “tutti in galera!”.

I facinorosi in questione altro non hanno fatto che impedire la prosecuzione di una partita dove chi doveva difendere la loro maglia aveva dimenticato a casa testa e gambe; nessuno di quei “teppisti” ha sfondato vetri o cinghiato persone o giocatori, la loro pretesa era una sola : cuore e grinta altrimenti andate a casa! A prescindere dal risultato, se queste due componenti fossero state presenti, nessuno avrebbe tentato di far niente.

In Italia manca la cultura della sconfitta ? Cazzate su cazzate, ci sono state anche nel recente passato tifoserie (compreso quella genoana) che hanno applaudito la loro squadra nonostante sconfitte o addirittura retrocessioni. In quei casi cuore e grinta non erano di certo mancati.

Ormai molte tifoserie hanno fatto il callo ai giocatori mercenari che l’anno prima baciano la propria maglia sotto la curva e l’anno dopo ne indossano un’altra; va bene, ormai non ce ne frega più un cazzo neanche di questo ma l’unica cosa che vogliamo vedere sono cuore e grinta. Vi sembra molto in cambio di stipendi con molti zeri ? A noi francamente sembra di chiedervi il minimo, in assenza di questo ci girano furiosamente i coglioni.

Portatemi un fottuto esempio di questo maledetto modello inglese dove una squadra viene applaudita dalla propria tifoseria nonostante in campo non dia neanche il 10%. Una volta per tutte, approfondite un minimo questo maledetto luogo comune del “modello inglese” che tanto bene farebbe al calcio nostrano per riportare le famiglie allo stadio. Stadi-boutique dove il prezzo del biglietto si avvicina ad un decimo del nostro stipendio medio mensile e dove la libertà personale è fortemente limitata (devi entrare e devi andare al tuo posto e guai a te se provi a muoverti da lì per qualsiasi motivo) potrebbero andar bene in questo paese ?

Non se ne può più neanche di sentire persone invocare la galera per chi si è lamentato di quello scempio in campo quando la stessa persona che la invoca non è in galera solo per indulti ed è già stato ritenuto colpevole nel recente passato dalla giustizia sportiva.

Ad aggiungersi a tutto questo mare di beata superficialità si aggiungono gli appassionati, non ultras, di altri sport (pallavolo,basket,rugby,…) che non vedono l’ora di cogliere la palla al balzo e gridare ai quattro venti : “IL MIO SPORT E’ DIFFERENTE! BASTA CALCIO ! VIVA LA …” dove i puntini di sospensione non vanno completati con il termine che descrive l’organo sessuale femminile ma con il nome dello sport che la persona in questione sostiene.

Lasciando perdere il fatto che di scontri tra ultras ce ne son stati in ogni sport a me sinceramente vien da pensare che state vivendo in un complesso di inferiorità verso lo sport maggiormente seguito in questo paese vostro malgrado. Se il vostro sport è così “puro” continuate a viverlo senza il bisogno di fare paragoni inutili e petulanti.

Tu tifoso pallavolista non ultras se vedi la tua squadra subire schiacciate su schiacciate mentre gli stessi componenti della squadra si aggiustano i capelli o si limitano a passeggiare sul campo che faresti ? Applaudi ? E cosa applaudi ? Me lo spieghi ?

Francesco

Caro Francesco, sono le domande che mi pongo spesso anchio… Non ottengo quasi mai risposte quando le pongo, il che mi fa pensare che molta gente abbia la testa molto ben infilata nel culo!

E’ vero che in Inghilterra la gente applaude anche dopo le sconfitte e le retrocessioni, ma forse chi cavalca questo luogo comune non ha mai visto una partita di una squadra inglese: possono essere scarsi finchè si vuole, ma lottano sempre fino alla morte! Prendono sul serio perfino le amichevoli! Logico che un tifoso, quando vede che hai dato il massimo ti applaude: che cazzo di applausi pretende in Italia gente che normalmente si vende le partite per arrotondare il proprio “magro” (!?!) stipendio e che in campo è intento a sistemarsi i capelli mentre gli avversari fanno gol!

Normalmente chi ti dice “Il mio sport è differente…” intende proprio un diverso atteggiamento nell’approcciarsi da parte di atleti, tifosi ed addetti ai lavori. Sostiene che nel suo sport si non c’è violenza sugli spalti, ma anche che chi lo pratica da il massimo. Ma è uno slogan vuoto, mi ricorda molto chi utilizzava il famoso slogan “La mia banca è differente…”. Abbiamo visto quanto ciò corrispondesse a realtà!

Certo, in sport come il rugby si gioca e non si fanno tante sceneggiate, ma va anche detto che girano molti meno soldi che nel calcio. Il giorno che vedrai la palla ovale muovere gli stessi interessi di quella tonda, vai tranquillo che anche i signori rugbysti si venderanno le partite. Del resto, già oggi stanno diventando delle piccole star, ma siamo ancora molto lontani dalla merda che è il calcio… quanto ai tifosi, se il seguito è minore è logico che anche le problematiche sono minori! Di sicuro però non si può pensare di essere immuni dalla violenza, lo dimostrano i numerosi scontri che si sono verificati in passato anche in sport come basket, hockey e pallavolo… L’uomo è aggressivo per natura!

Ma dubito che la gente di cui parliamo ci arriverà mai. Sono tutti troppo presi a mostrarsi (di facciata) migliori degli altri. Noi ultras a questa gente facciamo schifo, e lascia pure che ti dica che sono fiero di far loro schifo!

Buona giornata.

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PESCARA, STADIO ADRIATICO, 14 APRILE 2012: L’ITALIA RACCONTATA IN DUE ORE

Postato il 17 aprile 2012 by La Padova Bene

Ricevo e pubblico da Pescara:

Ti scrivo perché voglio che si sappiano i retroscena di quanto successo veramente durante Pescara-Livorno, visto che le tv non hanno detto esattamente la verità omettendo come sempre le cose importanti.

Occorre premettere che pioveva, non il diluvio ma la tipica pioggia di primavera che sembra poca ma alla fine ti bagna parecchio con progressivo peggioramento (il meteo dava diluvio dal secondo tempo).

Arrivava il Livorno, tifoseria con la quale siamo stati gemellati oltre 20anni e con la quale abbiamo ottimi rapporti di amicizia da sempre, partita sicuramente non a rischio anche non volendo considerare che gli ospiti erano solo 4.

Iniziano i problemi dai cancelli, gli steward gonfiando il petto all’entrata fermavano molte persone dicendo: “Gli ombrelli non possono entrare perché potenzialmente pericolosi”.  A chi faceva notare loro che pioveva e l’ombrello serviva a quello replicavano chiamando i puffi tutti messi in fila dietro di loro. La scena più comica (?) è stato un letterale strappo di mano di un ombrello di hello kitty ad una ragazzina di 9-10 anni, il padre ha giustamente urlato ricevendo soltanto un silenzio di risposta dai puffi e un sorrisino dallo steward compiaciuto. Tenete a mente questo steward che chiameremo X perché tornerà dopo.  Molte altre persone hanno urlato e protestato per questa follia anche persone normalissime che si siedono ai lati della curva, mi ricordo che uno disse “voglio ritrovarlo quando esco o vi crepo” e di risposta ha ricevuto da un puffo “io non te lo controllo non è il mio lavoro qui (!!!)”. Risposta analoga la ricevetti quasi 5 anni fa per il secondo casco del motorino per un amico non avendo il portaoggetti dietro: non può entrare e non lo puoi lasciare perché non lo controlliamo. Bella roba.

In questo clima surriscaldato entro e noto che comunque qualche ombrello è entrato soprattutto ai distinti.

Poi come sapete avviene il dramma del povero Morosini.

Vi premetto anche che a Pescara vi è un forte odio verso i vigili urbani in generale, rei di essere particolarmente fiscali sulle cavolate (3cm di ruota sopra una striscia scatta la multa), ciechi davanti ai potenti (assessori su parcheggi per disabili mai multati), particolarmente ignoranti (hanno multato 2 poliziotti senza cintura non sapendo che la legge glielo consente, per replica la polizia ha multato tutti i vigili di Pescara ) e anche disonesti (scandali su multe incassate, auto spostate dalle linee per fare la multa ecc.).

Durante la tragedia, mentre tutti i giocatori e staff delle squadre chiamava le ambulanze dicendo agli steward di aprire il cancello che divide la pista di atletica dal parcheggio società-ambulanze-giocatori, noto un enorme IMMOBILISMO da parte dei signori dalla pettorina gialla (i puffi manco a dirlo erano spariti completamente e sono ricomparsi solo molto dopo) che con mani in tasca guardavano come se fossero esterni gli eventi. Alla fine dopo diverso tempo un paio di sanitari tentano di aprire il portone svegliando l’interesse degli steward che finalmente danno una mano.

Appena aperto il portone si trovano davanti all’ambulanza una macchina dei vigili urbani chiusa a chiave che ostacolava l’ingresso (cosa che si è saputa solo quando c’è stato l’annuncio della sospensione della partita).  Nella totale indifferenza dei signori con la pettorina gialla i sanitari tentano di spostare l’auto finchè un vigile del fuoco sfonda il finestrino e riesce a spostare l’auto. Solo in quel momento 2-3 steward vanno a dare una mano a chi già spostava l’auto.

Nel mentre tentavano di spostare l’auto i restanti 10 steward guardavano mani in tasca i gesti dei sanitari e dei giocatori che chiedevano una barella. Impassibili da veri duri. Alla fine la barella la è andata a prendere Verratti che insieme a Zanon e 2 sanitari del Livorno la hanno portata in campo.

Finalmente arriva l’ambulanza che carica il povero Morosini e lo porta in ospedale.

Arriva l’annuncio di sospensione della partita mentre cresce allo stadio una forte rabbia, moltissima gente urlava parole del tipo “Bastardi non fate entrare gli ombrelli e manco l’ambulanza” e cose del genere. Mentre usciamo dalla curva nord si riversano tantissime persone alle grate che dividono la curva nord dal settore parcheggi urlando cose che potete immaginare benissimo visto che si era diffusa la notizia che era una macchina dei vigili ad aver ostacolato tutto.

Davanti ad una grata si presenta X lo steward di prima che viene coperto di insulti sputi e anche da tentativi di calci pugni attraverso le fessure. X scappa e chiama i puffi improvvisamente ricomparsi da non sa dove. Passano delle auto di polizia e vigili e volano bottiglie ,fumogeni e petardi al loro indirizzo con sempre più gente che affluiva arrabbiata. Poi noto una scena disgustosa: alcuni celerini fanno dei gesti verso le persone da dentro la camionetta aperta suscitando l’ilarità di diverse pettorine tra cui X che comunque aveva mantenuto un sorrisetto di sfida tutto il tempo. Vanno via macchine e camionette e torna la calma vista l’angoscia e lo sconforto per il povero Morosini.

Tornato a casa vedo sul sito del Centro.it delle foto dei momenti delle ringhiere e in una di queste vi era il momento di ilarità generale tra gli steward post gesto dei celerini. La sera le foto erano sparite dal sito.

Verso le 19 la dichiarazione del capo dei vigili: “ Le auto non erano in sosta vietata, quindi non accettiamo processi mediatici”.  Penso non ci sia altro da aggiungere, l’Italia raccontata in 2 ore.

Direi che c’è poco da aggiungere. Hanno scritto bene i pisani ed i leccesi nei loro gironi: hanno trasformato gli stadi in caserme, che non sanno gestire. Sono capaci di individuarti in due minuti se accendi un fumogeno e lo tieni in mano (se lo getti subito sulla pista d’atletica con conseguenti danni no, of course, ma se decidi di essere corretto lo prendi in culo!) ma non riescono a soccorrere un ragazzo che ha un malore in campo.

Quanto a “Mister X” direi che è l’ennesima riprova di come a molti italiani la divisa finisca col dare alla testa. Questo signore probabilmente a scuola era l’emarginato, quello a cui tutti tiravano le palline di carta e che non aveva nessun amico perchè farsi vedere amico suo equivaleva alla morte sociale. Quello che già da piccolo ambiva a vendicarsi, ad avere potere… Ritrovarsi con una divisa addosso non gli deve essere sembrato vero!

E’ un vero peccato che in un paese famoso per la sua storia, la sua cultura e la sua arte, oggi vadano avanti solo simili esempi di ignoranza. Poi non stupiamoci se stiamo per sprofondare non solo a livello economico…

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A PADOVA CI SONO STRANIERI E STRANIERI…

Postato il 04 aprile 2012 by La Padova Bene

Ricevo e pubblico:

La domenica del derby con il cittadella sono arrivato allo stadio con un pelo di ritardo, dopo i rituali controlli da parte degli steward (controlli di per sè inutili) mi avvio verso i tornelli della fattori dove vedo un buon dispiego di forze dell ordine, almeno una ventina (per cosa poi?), con un gruppetto di 6 7 di loro a fare cerchio vicino la camionetta. passando butto l occhio per vedere cosa succede e vedo un mio amico erasmus (20enne classe 91, francese) intento a disquisire con i celerini. chiedo loro cosa sia successo e mi rispondono “il ragazzo è un po agitato”, ragazzo che io personalmente conosco ed è tutto tranne uno che possa creare problemi. un altro gruppetto di carabinieri è attorno a un altro gruppo di studenti stranieri tutti del regno unito a parlare con uno di loro, irlandese sui 22 anni, per cose che a primo occhio apparevano totalmente formali.

Una volta dentro lo stadio mi faccio raccontare cosa abbiano combinato di così grave per meritarsi un 15 minuti di colloqui e conversazione con i garanti della nostra sicurezza all interno dello stadio: il ragazzo francese è stato fermato e perquisito, spinto sulla camionetta e intimato a tirare fuori la droga, di cui lui ovviamente non era in possesso. Sbalordito ha iniziato a dire che non aveva nulla, con il suo scarso italiano, chiedendo perchè gli avessero buttato per terra il tabacco (non sono sicuro fosse il tabacco, ma qualcosa glie lo han buttato per terra) e, ovviamente, agitandosi a intimidazioni continue, non essendo lui abituato a un trattamento del genere a una partita di pallone. L’altro ragazzo irlandese, abituato a ben altri scenari sportivi, si è presentato ai tornelli con la sua reflex da 600 euro, ignaro del fatto che a padova levano le bandiere o le trombette ai bambini perchè possibili oggetti contundenti (poi una volta entrato all euganeo credo abbia capito quanto poco ci sia da fotografare). le forze dell ordine lo han fermato e costretto a star fuori finchè non avrebbe consegnato la sua reflex, vista come possibile oggetto di problemi, dato che potrebbe essere stato, secondo loro, lanciato in campo come oggetto contundente. a questo credo non ci sia nemmeno bisogno di commenti. Con il suo scarso italiano è riuscito a farsi lasciare la macchina, ma ha dovuto lasciare giu l obiettivo della camera (anche questo ha un costo elevato) per poi vederselo restituire all’uscita. Non ho idea di come abbiano fatto a capirsi, dato che potrei scommettere sull elevata cultura della lingua inglese d chi li ha fermati.

Va detto che il ragazzo era vestito un po casual, ma niente assolutamente che potesse dare nell occhio, o che potesse giustificare una perquisa. piu che altro è l unico motivo, insieme al fatto che fosse straniero, che possa aver spinto gli intelligentoni a perquisirlo cosi. Ha fortemente influito il fatto che siano stranieri credo (un francese e un irlandese, nel 2012).

Questi sono studenti stranieri che rimangono a padova per un anno, che volevano vedere lo stadio padovano, tifare la città di cui si sono innamorati vivendo qui e divertirsi un po in maniera sana. Allo stadio non ci sono piu venuti.

Carissimo,

mi sembra evidente che a Padova nel 2012 esistono “stranieri di serie A” e “stranieri di serie B”. E per capirlo basta leggere gli ultimi fatti di cronaca che si sono verificati in alcuni quartieri della nostra città (Clicca qui). Gli stranieri di serie A sono tutti quelli che in qualche maniera possono essere sfruttati nel fare lavori che gli italiani non vogliono più fare (o meglio, nell’accettare salari che gli italiani non possono più accettare), essere utilizzati come cavie in situazioni di degrado utilissime per i “piani” del “sindaco”, ed essere potenziale bacino di voti per determinate aree politiche ben precise o strumento di propaganda per determinate altre aree politiche ben precise…

Gli stranieri di serie B sono quelli come i tuoi amici, che oltre ad essere studenti e quindi gente che al massimo viene qui a bivaccare per un anno, sono anche tifosi di calcio, categoria che in itaGlia viene vista con il fumo negli occhi!

Posso solo immaginare che i “solerti tutori dell’ordine” non vedessero l’ora di attaccar briga con qualcuno (li vediamo belli schierati prima di ogni partita a fare il doppio filtro, con quell’aria di sfida di chi ti dice “io ho la divisa, tu no!”) e che una volta trovati due ragazzi stranieri, che non avevano il tipico atteggiamento da sottomissione italiota per il semplice motivo che nel loro paese NON VIVONO ALL’INTERNO DI UNO STATO DI POLIZIA PERPETUO e quindi sono ben coscienti DI AVERE DIRITTI E DOVERI ANCHE NEI CONFRONTI DI CHI VESTE UNA DIVISA, abbiano subito approfittato della situazione.

E quanto meno inquietante la risposta che ti hanno dato, “Il ragazzo è un pò agitato”. Assomiglia molto a ciò che dissero di Giuseppe Uva dopo che il suo amico era riuscito ad avvisare il 118 dalla Caserma dei Carabinieri. O a ciò che subì Federico Aldrovandi, un altro “ragazzo un pò agitato”. Chissà, magari se non passavi tu e non ti fermavi li a discutere con le forze dell’ordine, avrebbero potuto fare la stessa fine. Tanto a chi interessa? Sono solo tifosi, non hanno diritti… Già non li hanno i comuni cittadini in Italia, figurati loro!

Ti ringrazio per avermi dato modo di portare alla luce questo fatto. Ce ne vorrebbero di più di segnalazioni come le tue.

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LE VOSTRE MAIL

Postato il 10 gennaio 2012 by La Padova Bene

Ricevo e pubblico questa mail di Roberto:

Claudio Malagoli sulle colonne de Il Gazzettino invoca la cessione di Hallenius: “Le parole del procuratore meritano una sola risposta, senza se e senza ma: la cessione del giocatore. E lo stesso trattamento andrà riservato a chiunque all’interno dello spogliatoio non sia disposto ad adeguarsi alle scelte e al progetto tecnico dell’allenatore, facendo prevalere i propri interessi a quelli del club e rischiando in questo modo di destabilizzare la compattezza del gruppo”.
Leggendo le parole di Malagoli parrebbe che siano i giocatori a scatenare la bagarre all’interno della squadra e il giornalista ne é così convinto che chiede il pugno di ferro (senza guanto di velluto) contro tutti coloro che osano minare l’ambiente idilliaco che regna all’interno della squadra. Non so, forse io ho visto un altro film, ma mi pare che sia sempre Dal Canto ad accendere di continuo la polemica, rilasciando quasi quotidianamente dichiarazioni deliranti sulla squadra nel suo complesso e sui singoli giocatori. Tempo fa avete pubblicato su questo sito un articolo proprio su questo esaltato imbevuto di delirio di onnipotenza, definendolo “il predestinato”. Forse, visto quello che sta combinando é predestinato a sfasciare la squadra?

Caro Roberto, personalmente non ho mandato a dire le cose a Dal Canto quando ha cagato fuori dal boccale, ed ancora non sono convinto su di lui. Ma credo che in questo momento l’unità dell’ambiente sia molto più importante delle ripicche personali. E lasciami dire che il procuratore di Hallenius può prendere il suo fenomeno quando vuole e portarselo dove vuole. Le prime donne qui non ci servono, soprattutto se vogliono avere il posto garantito…

Per il resto, i conti si faranno alla fine…

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PIANGIAMOCI ADDOSSO E VOGLIAMOCI TANTO BENE!

Postato il 20 ottobre 2011 by La Padova Bene

Ricevo e pubblico questa mail di Daniele:

Salve,
vi leggo ormai da diverso tempo, avendo scoperto il vostro sito attraverso sportpeople, ho sempre apprezzato le vostre iniziative, il vostro impegno e l’intransigenza dimostrata contro le ingiustizie e i soprusi che chi frequenta una curva è costretto a subire ormai da anni, e per questo vi ho sempre apprezzati per la vostra onestà intellettuale.
A tal proposito, che cazzo significano quei riferimenti a camorra, Napoli, sud e luoghi comuni nell’articolo su varese, e la vostra trasferta? Se uno steward del cazzo lombardo vi fa entrare senza controlli o i tornelli girano a vuoto, al nord il termine di paragone è il sud? Se le cose nel merdoso nord populista e leghista, ma fondamentalmente ignorante, non vanno come dovrebbero e non sapete come spiegarvelo, tolto lo stupore per essere entrarti così facilmente nei distinti, allora il termine di paragone è sempre il sud? io credo che il vero luogo comune siate voi mettendo queste cazzate in un articolo che dovrebbe essere altamente serio e considerando anche che sottolineate pure come a Bari, sempre sud, gli empolesi non sono entrati, beh dovrebbe essere anche scevro da ogni logica di campanilismo, che fornisce solo un’ulteriore spaccatura, un’ulteriore contrapposizione che non serve nel contesto tessera, dove solo la comunione d’intenti può portare ad un risultato. Se non sapete come accattivarvi lettori delle vostre zone che non si allineano alla lotta contro la tessera, che non vengono allo stadio e che non sono come voi, non pungolateli attraverso l’antimeridionalismo che serpeggia in voi, cercate semplicemente di scrivere notizie eque ed informare il popolo, perchè questi sono problemi dei cittadini e non dei tifosi, nè tanto meno della contrapposizione nord/sud, si parla di diritti civili non di dove si risiede, dimora o si vive.

I ragazzi, per il solo fatto di non aver la tessera del ministro di casa vengono quasi trattati da camorristi  (da delinquenti, cosa avrebbe cambiato?)

non siamo a Napoli, non siamo in terronia, non siamo in una qualsiasi città del Sud tanto facile ai luoghi comuni: SIAMO A VARESE, ESTREMO NORD DELL’ITALIA, CITTA’ NATALE DEL MINISTRO DEGLI INTERNI, ILL.MO DR. ROBERTO “BOBO” MARONI!  ( e quindi…cosa dovrebbe significare??)
Varese. Non parliamo di Napoli. Parliamo di una città considerata (a ragione o a torto) roccaforte leghista, che ha dato i natali all’attuale Ministro degli Interni. Quel Bobo Maroni che tanto insiste sulla bontà delle sue normative. Talmente insiste che nemmeno nella sua città d’origine se lo cagano più, come del resto non si cagano più molto il suo partito.  (ancora?? ma non vi scocciate di parlare sempre del sud??)
L’articolo di per se è pure interessante ed è ad ogni modo sacrosanto che voi facciate risaltare queste contraddizioni, ma questa speculazione è del tutto inutile e non migliora sicuramente il tenore di quanto scritto nè lo rende più accattivante…contenti voi.
Un terrone, camorrista, incline al luogo comune…un Napoletano insomma!!
Daniele
Caro Daniele, mi pare evidente (e credo che per il 99,99% dei miei lettori, meridionali compresi, la cosa sia altrettanto evidente) che i riferimenti alla camorra, al Sud ed a Napoli nell’articolo “incriminato” sono puro sarcasmo in chiave anti-leghista. Il termine di paragone per molti leghisti è il Sud, o meglio ancora Napoli, quando si vuol parlare di inefficienza e di arretratezza… E poi? Poi andiamo a Varese, e dovendo raccontare ciò che vediamo, siamo costretti a precisare… “No ragazzi, non eravamo al Sud, eravamo a Varese…”.
Negli ultimi anni negli stadi ho visto sempre tornelli chiusi, controlli ferrei con metal detector ed obbligo di entrare esibendo biglietto e documento. Questo sia “nell’ignorante e populista nord” che “nell’arretrato e malavitoso Sud”. L’unica città in cui ho visto ciò è Varese. Che è la città anche di Maroni, Mister Tessera del Tifoso. Ecco, con questa premessa mi riesce difficile scrivere un articolo serio, senza far notare all’Illustrissimo Signor Ministro Padano che nella sua città si è verificato per filo e per segno tutto ciò che normalmente viene addebitato agli stadi del Sud, o di Napoli, meglio ancora… Quanto hanno martellato lo scorso anno con la storia del figlio del boss a bordo campo per Napoli-Parma? Ecco, stando a quanto si è visto a Varese, il figlio del boss avrebbe potuto fare la stessa identica cosa!
Fatta questa premessa, che spero ti abbia chiarito definitivamente il senso delle mie frasi perché diversamente non saprei veramente come fartelo capire, passo a risponderti su alcuni punti da te sollevati…
-considerando anche che sottolineate pure come a Bari, sempre sud, gli empolesi non sono entrati… Se è per questo nello stesso articolo sottolineo anche che i doriani non sono entrati ad Ascoli. Come consideriamo Ascoli? Nord? Sud? Centro? Gli empolesi giocavano a Bari, e se non sono stati fatti entrare a Bari non è colpa mia: se avessero giocato a Udine e non fossero stati fatti entrare a Udine, l’avrei sottolineato ugualmente!
-Se non sapete come accattivarvi lettori delle vostre zone che non si allineano alla lotta contro la tessera, che non vengono allo stadio e che non sono come voi, non pungolateli attraverso l’antimeridionalismo che serpeggia in voi, cercate semplicemente di scrivere notizie eque ed informare il popolo… Ti assicuro che non mi importa proprio nulla di accattivarmi chicchessia. Proprio perché non sono il tipo: se piaccio bene, se non piaccio pazienza, ma sono comunque così, prendere o lasciare! Casomai ti lascerà stupito il fatto che la maggior parte dei miei lettori, esclusi quelli di Padova, vengono da Roma in giù… Probabilmente così antimeridionalista non sono!
-I ragazzi, per il solo fatto di non aver la tessera del ministro di casa vengono quasi trattati da camorristi  (da delinquenti, cosa avrebbe cambiato?). Lo chiedo io a te. Cosa dovrei scrivere, delinquenti per non offendere i camorristi? O camorristi per non offendere i delinquenti?
-Varese. Non parliamo di Napoli. Parliamo di una città considerata (a ragione o a torto) roccaforte leghista, che ha dato i natali all’attuale Ministro degli Interni. Quel Bobo Maroni che tanto insiste sulla bontà delle sue normative. Talmente insiste che nemmeno nella sua città d’origine se lo cagano più, come del resto non si cagano più molto il suo partito.  (ancora?? ma non vi scocciate di parlare sempre del sud??). Il Sud non l’ho nemmeno nominato in questo passaggio…
Per concludere, caro Daniele, lascia che una critica te la muova. Ma non prenderla come “razzismo”, perché non è una critica mossa da intenti razzisti, leghisti o populisti. Io ho conosciuto tanta gente ed ho avuto tanti amici dal Sud. E posso anche dirti che di cazzate su di loro se ne dicono tante: non è vero che non hanno voglia di lavorare, o che sono sempre pronti a fregarti, o altre storie simili… Anzi, ho conosciuto molta gente in gamba, e posso dirti di aver riscontrato proprio nei meridionali, un senso dell’ospitalità e dell’amicizia che molto spesso qui ci scordiamo…  Il vero, grande difetto che io riconosco in molta gente del Sud, e che per conto mio è ciò che spesso li frega, è il grande vittimismo. La tendenza a piangersi addosso. A pensare che tutti ce l’abbiano con loro perché sono razzisti. E purtroppo, mi dispiace dovertelo dire, è esattamente ciò che leggo e che colgo nella tua lettera…
Buona giornata.
 

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discoteca

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LO STADIO NON E’ UNA DISCOTECA!

Postato il 13 ottobre 2011 by La Padova Bene

Ricevo e pubblico:

Salve a tutti! Sabato sera ero in Fattori. A fine gara ho trovato poco intelligente quella musica sparata a tutto volume dagli altoparlanti (nuovi, se non erro). Quello è il momento in ci la Fattori ringrazia la squadra e la invita sotto la tribuna. Secondo voi è possibile fare una piccola richiesta alla società affinché ritardi l’inizio della musica di 5-10 minuti?

Sono pienamente d’accordo con te. Lo stadio non è una discoteca, e la musica andava bene al limite nel prepartita. Invece si è trascinata fin quasi all’inizio. E poi subito alla fine della partita. Un’americanata vera e propria, come le ragazze pon-pon dello scorso anno (che infatti non sono più state riproposte).

Chiamatemi pure retrogrado, ma io credo che allo stadio ci debba essere spazio solo per il calcio. E che tutto ciò che ci può essere di contorno debba avere un collegamento con il calcio. E non mi piacciono le atmosfere discotecare di molti stadi di oggi, in primis quello della Juventus.

Ben venga la musica, ma nel prepartita. E possibilmente, metterei dei pezzi dedicati al calcio. Ecco, magari “Ma quando torno a Padova” all’ingresso delle squadre in campo, che era già stato sperimentato se non sbaglio un paio d’anni fa in serie B. 

Sabato sera, mentre uscivo dallo stadio, pensavo che ci sarebbe stato bene “You’ll Never Walk Alone” in versione punk-oi!, o qualche pezzo dei Kasabian…

Lancio cmq un appello dalle pagine di questo sito: evitiamo lo stadio-discoteca! Non è roba per le nostre latitudini, dove il calcio è sacro…

 

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Carlo Fontana

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A FONDO DELLO SCIOPERO

Postato il 22 settembre 2011 by La Padova Bene

Nelle scorse settimane si è molto parlato dello sciopero dei calciatori, poi come spesso succede tutto va nel dimenticatoio. La Padova Bene riprende in mano il tema tramite l’intervento di un assiduo lettore e prossimo collaboratore, Archibald. La sua opinione è non conforme a quella della massa, ed io per le opinioni non conformi ho una certa simpatia… Ricevo e pubblico:

Come tutti ben sapete il campionato di Seria A Italiano,come quello Spagnolo (ma di questo ne riparleremo), è iniziato con una giornata di ritardo. Il motivo dello slittamento della partenza è stato identificato da tutti i media e non con lo “ Sciopero dei Calciatori”. Apriti cielo i calciatori scioperano! La maggior parte della persone inizia subito a sparare a zero sulla categoria “come si permettono di scioperare che guadagnano milioni senza fare nulla” “provino ad andare a lavorare in fabbrica prima di scioperare” queste le frasi più ricorrenti che si sentivano nei bar o si potevano leggere nei vari forum o su Facebook. Non sono proprio d’ accordo con quanto affermato dalla maggior parte della persone; infatti se cerchiamo la parola sciopero su Google una delle prime definizioni che troviamo è  “per sciopero si intende l’astensione collettiva dal lavoro di lavoratori dipendenti allo scopo di rivendicare diritti, per motivi salariali, per protesta o per solidarietà. Il salario o stipendio che viene detratto è proporzionale alla sospensione lavorativa”. Abbiamo subito la dimostrazione che di sciopero non si tratta infatti la prima giornata di campionato è stata rinviata a data da destinarsi (probabilmente fine Dicembre o inizio Gennaio); questo vuol dire che i calciatori riceveranno il compenso per le loro prestazioni nella data del recupero: senza perdita di denaro non vi può essere sciopero! Fatta questa precisazione andiamo a cercare di capire i motivi che hanno portato alla rottura tra AIC (Associazione Italiana Calciatori) e Lega; tutto ruota intorno al rinnovo del contratto collettivo dei calciatori. Le contrattazioni tra le due parti proseguivano da circa un anno (ricordate il paventato “sciopero” nel Settembre  2010?) ad inizio Agosto l’ AIC attraverso un comunicato firmato da Damiano Tommasi, ex giocatore e attuale presidente del sindacato, rendeva di dominio pubblico la situazione e di come la possibilità di slittamento dell’ inizio del campionato fosse quanto mai reale se non vi fosse stato un rinnovo del Contratto Collettivo. Tommasi ricordava come erano stati presi degli accordi nel Dicembre 2010 per il rinnovo del contratto ma l’ Assemblea delle Società gli aveva disattesi. Ma quali sarebbero i punti di scontro tra le due parti? I due punti della discordia sono l’ articolo 7 e l’ articolo 4. Le società vorrebbero inserire un comma nell’ articolo 7 che permetta l allenamento separato di alcuni giocatori considerati “indesiderati”, dal canto loro i calciatori non sono d’accordo poiché questa separazione sarebbe motivo di pressione su giocatori non facenti più parte del progetto di una squadra e che le società vogliono spingere alla cessione. Per quanto riguarda l’ articolo 4 la materia è puramente economica infatti riguarda la flessibilità dei salari (mozione accolta dall’ AIC) e sul contributo di solidarietà. Bisogna precisare che i calciatori sono dei lavoratori subordinati e perciò ricevono uno stipendio fisso mensile. Alla firma del contratto sono le società e il giocatore che decidono se l’ ingaggio percepito sarà lordo o netto,mi spiego meglio se Gattuso ha un contratto di 4 milioni di Euro netti all’ anno il contributo di solidarietà verrà pagato interamente dal Milan mentre se Del Piero ha un contratto firmato al lordo ovviamente il contributo verrà decurtato dal suo stipendio e per quel mese avrà un’ entrata inferiore. La disputa è riferita ai contratti netti perché il contributo in questo caso dovrebbe essere pagato dalle società che però vorrebbero farlo pagare interamente ai calciatori. La pratica del contratto a cifra netta è abbastanza diffuso nel mondo del calcio e le società al momento della firma ben sanno che un aumento delle tasse graverebbe totalmente su di loro (come una diminuzione andrebbe a loro favore) ma non si capisce perché ora vogliono rigirare la frittata. Questo fa capire che sparate come quella del Ministro Calderoli sono completamente fuori luogo fatte da persone che non sanno neanche di quello che stanno parlando. Quando ormai lo sciopero sembrava inevitabile l’ AIC propone un accordo ponte (sulle basi di quello del Dicembre 2010)  fino al Giugno 2012 così che il campionato potesse partire regolarmente e ci fosse tutto il tempo per una contrattazione. La proposta messa al voto nell’ Assemblea di Lega viene respinta quasi all’ unanimità. La prima giornata del campionato di Serie A non viene disputata. Fortunatamente vi è la sosta per via delle qualificazioni all’ Europeo 2012 in quei giorni si svolgono varie riunioni e il 5 Settembre viene firmato un accordo ponte fino al Giugno 2012 con le stesse clausole di quello abbozzato nel Dicembre 2010.

Viene spontaneo chiedersi come mai le società abbiano deciso di accettare un accordo che qualche giorno prima avevano rifiutato in tronco. Come sapete la prima giornata si sarebbe dovuta svolgere tre giorni prima della fine del mercato (31 Agosto) e vien facile pensare come a molti presidenti abbia fatto comodo poter iniziare a sessione di mercato finita per poter finire di puntellare la rosa addossando tranquillamente la colpa ai giocatori. Infatti basti pensare come all’ Inter stavano cercando ancora il rimpiazzo di E’too, la Juve era ancora alla ricerca delle ali e di un difensore e la Roma aveva un organico largamente incompleto( 4 acquisti nell’ ultima giornata) e le altre squadre erano alla ricerca degli ultimi innesti. Ovviamente questa è solo una mia ipotesi però come si dice a pensar male quasi sempre ci si azzecca! Spero di essere riuscito ad illustrare in modo chiaro e semplice la situazione che si è venuta a creare con il rinvio del campionato e come penso abbiate capito secondo me i veri responsabili dello slittamento dell’ inizio del campionato sono i presidenti in quanto i calciatori essendo anche loro dei normale lavoratori chiedevano solamente di avere un contratto collettivo rinnovato a condizioni, a mio modesto parere, nemmeno spropositate.

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IL MODELLO CATALANO

Postato il 15 settembre 2011 by La Padova Bene

Ricevo e pubblico questa mail da Davide:

Scrivo appena tornato da Barcellona, 2400 km in tre giorni per l’esordio in Champions del Milan. So già che non condividi la presenza contemporanea nel mio cuore del biancoscudo con altri colori, ma tant’è….

Trascuro il modo di vivere lo stadio dei “catalani”….. 1200 ultras, non di più, ben confinati in un settore dietro la porta, due bandiere e un tamburo… gli altri 85 mila ben seduti come fossero a teatro. E tra questi 85 mila, non esagero, almeno un buon 40% sono turisti di passaggio da Barcellona che passano per lo stadio si riempiono di cimeli officiali, guardano la partita e se ne vanno, dando appuntamento alla loro “squadra del cuore”  forse in un’altra vita.

Atmosfera quindi di merda, meno male che un po ci siam fatti sentire noi, ma niente di che a livello di tifo… anche nel settore ospiti troppi “occasionali” che hanno raggiunto la città catalana più per esser presenti ad un evento mondano che per sostenere i rossoneri. Ahimè funziona così nelle trasferte di Champions… anzi funziona così anche per il Biancoscudo. Consiglio… risparmiate i soldi e state a casa se dovete criticare ancora prima che inizi il riscaldamento.

Partenza da Padova domenica pomeriggio con calma in macchina e via alla volta di Barcellona… e già in testa mi ronza l’idea che mi pare assurdo che io possa andare a Barcellona tranquillamente (1177 km) quando mi è stata vietata la trasferta a Cittadella (32 km). Barcellona. Lunedi sera sulla Rambla, ragazzi della curva del Milan che si mischiano con Catalani con maglietta blaugrana, atmosfera festosa favorita da birra e sangria… prima di esagerare con l’alcol penso a Maroni… che coglione!

Martedì, parto con largo anticipo per il Camp Nou… voglio vedermi per bene lo stadio, curiosare un po. Celerini ce ne sono, ma hanno il tipico andamento spagnolo, si trascinano stancamente, persino sorridendo ai tifosi che passano. mah… Bevo qualche birretta, arrivano quasi tutti i 3mila rossoneri, cori contro Mourinho (che io ho rivalutato vedendo la spocchia blaugrana), Eto’o, Forlan, contro Maroni… e si aprono i cancelli… ho tre accendini con me, ma visto l’esperienza dell’Euganeo ho anche dei fiammiferi che non si sa mai… entro con una lattina di birra aperta in mano e una in tasca… li voglio mettere alla prova, voglio vedere che succede… se mi sequestrano l’acqua in Italia figurati cosa mi succede con la birra! Miracolo… nessuno degli steward mi chiede di buttare la birra, nessun poliziotto mi infila una mano nel culo, come mi è successo per Padova-Reggina, nessuna giacchetta arancione mi dice di butare gli accendini… Niente… avanti… entro con la birra, con i miei tre accendini e se avessi voluto con tutte le torce del mondo… e ripenso a Maroni… che coglione!

La partita va come deve andare, loro sono fortissimi, fanno un altro sport , ma sono noiosi ed irritanti (da qua la mia rivalutazione dell’odiato Mou)… “la tifoseria ospite deve aspettare il deflusso della tifoseria casalinga” dice lo speaker… avremo aspettato si e no 15 minuti… a Portogruaro l’anno scorso ho aspettato molto di più… e ripenso a Maroni… che coglione!

Morale del mio viaggio? Maroni sei un coglione. Con la tua tessera privi centinaia di migliaia di persone di seguire i propri colori in giro per l’Italia, militarizzando l’esterno dello stadio, mettendo paura a chi vorrebbe portare il proprio bimbo alla partita, negandoci di una delle poche gioie che in questo paese si possono ottenere.

Caro Daniele, tralascio la tua “doppia fede” perchè altrimenti iniziamo una polemica che non finisce più e vado oltre…

Il Barcellona non ha un vero e proprio gruppo ultras al seguito, ma una sorta di club (la Pena Almogarves) che tenta di fare il tifo. Con risultati molto scarsi immagino… Un tempo esistevano i Boixos Nois (che negli anni ’80 avevano avuto dei duri scontri proprio con i milanisti), messi poi alla porta dal presidente blaugrana La Porta (scusa il gioco di parole) che voleva uno stadio più a misura di calcio-moderno… Risultato? Lo puoi vedere tu stesso, andare a vedere il Barcellona ed andare a teatro è la stessa cosa, ed allora scusami ma se devo concepire il calcio in questo modo mi vado a vedere un musical con quattro stronzi di attori che recitano meglio sicuramente dei miei beniamini in mutande!

In generale la freddezza degli stadi è un problema un pò per tutto il calcio spagnolo. Direi anzi che nei primi trenta minuti della partita col Bari abbiamo visto una sorta di “tifo alla spagnola”. Qualcuno si è accorto della differenza?

Concordo con te sugli “occasionali”, che sia Champions o playoff cambia poco: certa gente starebbe bene ai provini del Grande Fratello, all’apertura di un negozio di moda o davanti l’hotel dove alloggia una famosa rock-star a chiedergli l’autografo. Allo stadio, sono fuori luogo. Ed in parte se ne sono accorti anche al Barcellona, dove dopo aver fatto fuori i Boixos Nois la società stessa ha dato il via libera alla Pena Almogavers (che esisteva già dagli albori del tifo organizzato spagnolo) proprio per non trovarsi a giocare nel deserto dei tartari.

Relativamente al trattamento diverso che hai ricevuto in Catalogna, non mi stupisco: laggiù il tifoso è considerato un potenziale cliente, non un potenziale delinquente! Nemmeno questo modo di pensare al tifoso come cliente mi sta tanto bene, perchè io voglio essere considerato una persona con diritti e doveri, non un numero a favore delle statistiche societarie o poliziesche…

In itaGlia di certe questioni, è sempre stata messa ad occuparsi gente che non sa nemmeno come è fatto uno stadio… Cosa ne può sapere uno come Maroni, che si occupa di Jazz e che a vedere le partite ci va al massimo in Tribuna d’Onore (a spese nostre ovviamente, come il suo compagno di partito Ivo Rossi…)? E con lui molti altri ministri che si sono succeduti… cosa hanno fatto? Beh, Maroni si è inventato la Tessera per far mangiare un pò di amici, lasciando poi il calcio in mano agli sbirri. Che ragionano da sbirri: stadi vuoti e siamo tutti più tranquilli!

Per questo motivo insisto ad essere convinto della battaglia contro la Tessera del Tifoso: perchè il calcio italiano, come lo gestiscono loro, non può avere nessun futuro…

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Stadio vuoto

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TESSERA SI, TESSERA NO, TESSERA NI: LE VOSTRE MAIL – Seconda parte

Postato il 06 settembre 2011 by La Padova Bene

Questa invece mi arriva da un misterioso amico, che non ho capito chi sia. Se mi leggi, magari dimmi chi sei in privato, lo tengo per me:

Caro La Padova Bene,

tu ed io ci conosciamo personalmente, ma ho deciso di scriverti questa mail in via anonima, poichè vorrei che quanto leggerai non venisse influenzato dal rapporto di amicizia e di fede che ci accomuna.Ti scrivo qualche riga per esporti il mio parere sulla ormai pietosa condizione in cui versa il calcio italiano, e sulle conseguenze di questo orribile degrado che sta ledendo anche l’ultima parte sana di questo mondo: gli ultras.

La passata stagione è stata caratterizzata da enormi disagi per i tifosi, a causa dello sciagurato provvedimento del Ministro dell’Interno. Ma quest’anno abbiamo toccato il fondo, e io non posso più tenermi dentro quello che sento, perchè lo schifo è troppo (e leggendoti stamattina vedo che anche tu stai arrivando al punto massimo di sopportazione). Gli argomenti in discussione sono due, anche se in fin dei conti sono due facce della stessa medaglia: le trasferte e le partite in casa. Anche per quest’anno la presa di posizione della mia curva in merito alle trasferte è inequivocabile: andare a tutte le trasferte, rimanendo fuori dallo stadio (non ha più senso specificare “nelle trasferte vietate”, dato che quest’anno, come tristemente stiamo vedendo, TUTTE le trasferte saranno vietate, senza ormai neanche più fornire una motivazione).

Ma quello che mi chiedo io, quello che mi dà enormemente da pensare è: ha senso? Mi spiego. Io rispetto assolutamente la presa di posizione della mia curva, la rispetto e quindi non agisco diversamente. Ma io ho anche un cervello e un cuore miei, e ultimamente questi ultimi cominciano ad essere inquieti. Molte domande cominciano a sorgere, ed io mi devo rispondere. Siamo convinti che la nostra forma di protesta (presenziare all’esterno dello stadio) sortisca veramente l’effetto che vogliamo? La risposta che mi sono dato oggi è: no.

Credo che questo pensiero abbia cominciato a maturare dopo la trasferta di Vicenza della passata stagione. L’essere caricati da celerini drogati di anfetamine senza alcuna giustificazione (non che gli scontri con la polizia mi facciano tirare indietro, anzi) mi ha fatto rendere conto che per loro averci fuori dallo stadio è un puro divertimento. Mi sono reso conto che la nostra presa di posizione è la miglior cosa che gli possiamo offrire: carne da macello. Mi vengono in mente quei cartoni animati in cui c’è un gatto chiuso in una stanza assieme a un topo. La stanza è vuota, e priva di qualsiasi possibilità di fuga per il topo. Ecco, è il massimo divertimento per il gatto. Così la vedo io.

Le cariche a Vicenza, i blocchi al casello per Bologna… diciamocelo: gli abbiamo offerto un divertimento unico. Ci hanno fermati, stuzzicati, fotografati, bloccati, schedati, caricati, ed, infine, incolpati. Esatto perchè oltre al danno abbiamo beccato anche la beffa: è nostra la colpa se veniamo trattati così. (quando dico “ci” mi riferisco agli ultras, non particolarmente a me, parlo per noi).

Sinceramente io non ci sto più. Se parliamo di dignità dei tifosi non volendo sottoscrivere questo aborto di carta di credito, allora io non reputo giusto per la mia dignità neanche il gioco del gatto col topo. Non ci sto. Non mi offro come giocattolo (questi non sono scontri polizia-tifosi, sono spasso solo per i primi). Soprattutto se poi, dopo essermela presa nel culo, devo anche sentirmi dire che me lo meritavo perchè “se non avevi nulla da nascondere ti tesseravi, quindi se non lo hai fatto è perchè sei un delinquente”. Vaffanculo!

E’ vero, come hai anche scritto tu oggi, che l’ultras è tale per il proprio gruppo, per la gente della sua gradinata. Appunto, per la gradinata! Stare fuori dallo stadio (se ti lasciano raggiungerlo…) per essere lì a sottostare ai loro metodi non mi sta bene. Ritengo che diventare parte attiva nello svuotamento degli stadi possa essere una forma molto più incisiva di protesta. Chiamatelo sciopero, ma per me non è questa la definizione. Io non è che “sciopero”, io mi disgusto e mi oppongo. Non voglio fare il loro gioco. Soprattutto dopo Sampdoria-Padova. Vietare la trasferta tre giorni prima è stata proprio un’infamata. Giocano con noi. Soprattutto dopo Bologna-Padova. Relegare i tifosi al casello è stata proprio un’infamata (la Tessera non doveva valere). Giocano con noi. E io non sono il loro gioco. Per la mia dignità, e per quella della mia curva, sono dell’opinione che presenziare alle trasferte vietate sia per noi lesivo. Senza i loro topi, li lasciamo lì con le mani in mano (soprattutto ora che arriva l’inverno, lasciamo lì i celerini fuori dallo stadio a congelarsi e a prendere pioggia in attesa del loro giocattolo, che però non arriverà mai).

Tutto questo però, per essere efficace, andrebbe a mio parere affiancato ad un’altra cosa: l’assenza degli ultras anche all’Euganeo. Ancora, non parlo di sciopero. Non mi sono mai piaciuti i termini politichesi. Le ultime parole del presidente Cestaro sono state piuttosto chiare (e dolorose): dopo un anno di protesta nessuno ha capito un cazzo, e a nessuno frega un cazzo! “Hai tanto protestato? Chi se ne frega, è giusto che ti tesseri!”. Sto cazzo!! Io non mi tessero, e se il mio presidente, la mia squadra, il non-mio sindaco, il non-mio vicesindaco non mi vogliono, beh allora non mi avranno. Non vedo perchè devo continuare a tenere attaccata la spina di questo schifo di calcio moderno. Non vedo perchè devo continuare ad alimentare il cuore (e le casse) di un mondo che dice che starebbe meglio senza di me. Bene, io ti lascio senza di me. Così vediamo quanto andrai avanti! Aspetterò che tu ritorni strisciando da me, a supplicarmi di venire a cantare qualche coro, a dare un pò di colore ad uno stadio triste e deserto, a darmi un buon motivo per venire allo stadio, perchè mio figlio mi dice che allo stadio si annoia perchè non canta più nessuno e lui ha freddo a stare seduto lì. Così gli stewards potranno perquisirsi tra loro, e i celerini…beh quelli per me…

Continuaimo ad indignarci, ma continuiamo anche ad alimentare questa gente, che davanti ad ogni forma di protesta continua a fare il bello e il cattivo tempo, perchè tanto, in un modo o nell’altro, noi ci siamo sempre lo stesso, oppure finiremo per tesserarci. E’ come avere una moglie puttana: si scopa trecento uomini a sera fregandosene di te, perchè tanto sa che tu poi torni da lei perchè la ami e senza di lei non puoi stare (perchè sei un pollo).

Mi perdonerai lo sfogo, ma in quanto amici, in quanto amanti dello stesso mondo (tu da molti più anni di me), ho ritenuto giusto scriverti. Questo mondo è notevolmente cambiato, e ritengo necessari cambiamenti radicali anche da parte nostra, se non vogliamo giocare ad oltranza il ruolo di quelli che se la prendono in quel posto.  Quanto credi che andranno avanti senza di noi? A parte i danni alle casse dei club, quanto credi che il calcio continuerà ad essere spettacolare senza di noi? E i servizi in tv senza gli ultras? L’anno scorso all’Euganeo hanno giocato i mondiali di calcio femminile, c’era l’Italia: lo stadio era semi vuoto. Era sempre calcio no? Sì, ma non c’erano gli ultras!

Lo spettacolo siamo noi, non quattro signorini miliardari che truccano scommesse e scioperano senza neanche sapere su cosa! Io non ci sto più. Preferisco vederli morire (e poi, semmai, risorgere). La mia gente vive lo stesso, e io la vedrò lo stesso, perchè ci legano molte cose, che vanno ben oltre il gioco del calcio. Quando la mia e la loro dignità torneranno ad essere rispettate, allora cambieranno altre cose. Una fede che porta all’autoannientamento e all’autolesione è una fede malsana, malata. E’ un parassita su un corpo (il mio) sano.

P.S: IO NON MI TESSERO!

Caro “amico misterioso”, io sono anche d’accordo con te sul fatto che la protesta debba essere più incisiva. Ho solo un dubbio: chi ti garantisce che abbandonare lo stadio sia la soluzione? Chi ti dice che così facendo morirebbe il tifo? Io non ne sono così convinto, e per capirne il perchè basta vedere ciò che successe in Inghilterra proprio alla fine degli anni ’80…

Quando Margaret Tatcher decise di dare un taglio agli hooligans, partì un nuovo progetto che prevedeva la “sostituzione” dei tifosi che fino a quel momento avevano popolato le gradinate, con un nuovo tipo di tifosi, più benestanti, di estrazione sociale diversa. Fuori la “working class” e dentro gli “yuppie” che volevano gustarsi il calcio al coperto, al caldo, su ottime poltroncine. Il tifo non è sparito, gli stadi sono pieni, e ciò è quello che importa alle società. Gli hooligans sono fuori, si menano nei pub o nelle stradine di periferia, ma questo non importa a nessuno. Sono tagliati fuori.

In Italia non abbiamo stadi di proprietà per ora (anche se ci stanno pensando), ma abbiamo tanti tifosi che per la loro squadra del cuore farebbero qualsiasi sacrificio: nel momento in cui tu, ultras, decidi di chiamartene fuori; loro, tifosi, continueranno comunque ad andare “per amore della loro squadra”, e ci metteranno ben poco per prendere il tuo posto anche al centro della curva! Non ci credi? L’esempio migliore lo stai avendo proprio qui a Padova, dove molta gente, molti tifosi, proprio sull’onda della grande stagione (calcistica) che si prospetta, stanno pensando di tesserarsi e premono affinchè ci sia un tesseramento di massa di tutta la tifoseria… Di fronte a un Padova che si gioca la serie A ed agli ultras che disertano, nel giro di quanto tempo pensi che arriverà il primo malato di protagonismo a mettersi in transenna per lanciare i cori? Parlo di Padova, ma se consideri le grandi tifoserie (quelle con grandi numeri e, di conseguenza, con un ampia fascia di “tifosotti”) ti accorgerai che il problema è molto più diffuso di quanto si creda…

C’è un altro aspetto inoltre da considerare: per gli hooligans inglesi il calcio era solo un buon motivo per menare le mani e tracannarsi qualche birra, nel momento in cui li hanno spostati dagli stadi loro hanno continuato a trovarsi nei pub… Per gli ultras italiani invece il proprio modo di essere è un vero e proprio stile di vita! Dietro le curve nel nostro paese non c’è solo violenza, ma esiste tutta una serie di valori che in quarant’anni hanno fatto degli ultras il movimento che abbiamo conosciuto tutti. Per quale motivo in Inghilterra bastò una legge per spazzare via gli hooligans mentre in Italia cinque leggi speciali in vent’anni non hanno mai debellato gli ultras? Perchè per noi essere ultras è molto più di una semplice valvola di sfogo domenicale, ecco perchè! Se per loro è possibilissimo continuare a fare gli hooligans guardandosi semplicemente le partite al pub, per noi è impossibile fare gli ultras fuori dagli stadi, in quanto l’essenza del nostro mondo è proprio la condivisione di valori, amicizie, ecc con persone con cui in comune avevi solo la sciarpa che portavi al collo. Nel momento in cui dovessimo uscire dagli stadi, avremmo semplicemente cessato di esistere secondo me…

Per questo motivo io dico che prima di abbandonare gli spalti bisogna pensarci molto bene, perchè rischiamo di morire solo noi, e senza che nessuno ci rimpianga. Dico questo sopratutto in previsione di una possibile obbligatorietà della tessera anche per i biglietti in casa: meglio sciogliere tutto e lasciare via libera a gente che con noi non centra nulla o scendere al compromesso di tesserarsi per non lasciar morire del tutto il nostro mondo? E’ un dubbio che mi tormenta…

Sul resto, compreso il fatto che bisogna studiare delle forme di protesta molto più incisive. sono d’accordo con te.

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