Questa invece mi arriva da un misterioso amico, che non ho capito chi sia. Se mi leggi, magari dimmi chi sei in privato, lo tengo per me:
Caro La Padova Bene,
tu ed io ci conosciamo personalmente, ma ho deciso di scriverti questa mail in via anonima, poichè vorrei che quanto leggerai non venisse influenzato dal rapporto di amicizia e di fede che ci accomuna.Ti scrivo qualche riga per esporti il mio parere sulla ormai pietosa condizione in cui versa il calcio italiano, e sulle conseguenze di questo orribile degrado che sta ledendo anche l’ultima parte sana di questo mondo: gli ultras.
La passata stagione è stata caratterizzata da enormi disagi per i tifosi, a causa dello sciagurato provvedimento del Ministro dell’Interno. Ma quest’anno abbiamo toccato il fondo, e io non posso più tenermi dentro quello che sento, perchè lo schifo è troppo (e leggendoti stamattina vedo che anche tu stai arrivando al punto massimo di sopportazione). Gli argomenti in discussione sono due, anche se in fin dei conti sono due facce della stessa medaglia: le trasferte e le partite in casa. Anche per quest’anno la presa di posizione della mia curva in merito alle trasferte è inequivocabile: andare a tutte le trasferte, rimanendo fuori dallo stadio (non ha più senso specificare “nelle trasferte vietate”, dato che quest’anno, come tristemente stiamo vedendo, TUTTE le trasferte saranno vietate, senza ormai neanche più fornire una motivazione).
Ma quello che mi chiedo io, quello che mi dà enormemente da pensare è: ha senso? Mi spiego. Io rispetto assolutamente la presa di posizione della mia curva, la rispetto e quindi non agisco diversamente. Ma io ho anche un cervello e un cuore miei, e ultimamente questi ultimi cominciano ad essere inquieti. Molte domande cominciano a sorgere, ed io mi devo rispondere. Siamo convinti che la nostra forma di protesta (presenziare all’esterno dello stadio) sortisca veramente l’effetto che vogliamo? La risposta che mi sono dato oggi è: no.
Credo che questo pensiero abbia cominciato a maturare dopo la trasferta di Vicenza della passata stagione. L’essere caricati da celerini drogati di anfetamine senza alcuna giustificazione (non che gli scontri con la polizia mi facciano tirare indietro, anzi) mi ha fatto rendere conto che per loro averci fuori dallo stadio è un puro divertimento. Mi sono reso conto che la nostra presa di posizione è la miglior cosa che gli possiamo offrire: carne da macello. Mi vengono in mente quei cartoni animati in cui c’è un gatto chiuso in una stanza assieme a un topo. La stanza è vuota, e priva di qualsiasi possibilità di fuga per il topo. Ecco, è il massimo divertimento per il gatto. Così la vedo io.
Le cariche a Vicenza, i blocchi al casello per Bologna… diciamocelo: gli abbiamo offerto un divertimento unico. Ci hanno fermati, stuzzicati, fotografati, bloccati, schedati, caricati, ed, infine, incolpati. Esatto perchè oltre al danno abbiamo beccato anche la beffa: è nostra la colpa se veniamo trattati così. (quando dico “ci” mi riferisco agli ultras, non particolarmente a me, parlo per noi).
Sinceramente io non ci sto più. Se parliamo di dignità dei tifosi non volendo sottoscrivere questo aborto di carta di credito, allora io non reputo giusto per la mia dignità neanche il gioco del gatto col topo. Non ci sto. Non mi offro come giocattolo (questi non sono scontri polizia-tifosi, sono spasso solo per i primi). Soprattutto se poi, dopo essermela presa nel culo, devo anche sentirmi dire che me lo meritavo perchè “se non avevi nulla da nascondere ti tesseravi, quindi se non lo hai fatto è perchè sei un delinquente”. Vaffanculo!
E’ vero, come hai anche scritto tu oggi, che l’ultras è tale per il proprio gruppo, per la gente della sua gradinata. Appunto, per la gradinata! Stare fuori dallo stadio (se ti lasciano raggiungerlo…) per essere lì a sottostare ai loro metodi non mi sta bene. Ritengo che diventare parte attiva nello svuotamento degli stadi possa essere una forma molto più incisiva di protesta. Chiamatelo sciopero, ma per me non è questa la definizione. Io non è che “sciopero”, io mi disgusto e mi oppongo. Non voglio fare il loro gioco. Soprattutto dopo Sampdoria-Padova. Vietare la trasferta tre giorni prima è stata proprio un’infamata. Giocano con noi. Soprattutto dopo Bologna-Padova. Relegare i tifosi al casello è stata proprio un’infamata (la Tessera non doveva valere). Giocano con noi. E io non sono il loro gioco. Per la mia dignità, e per quella della mia curva, sono dell’opinione che presenziare alle trasferte vietate sia per noi lesivo. Senza i loro topi, li lasciamo lì con le mani in mano (soprattutto ora che arriva l’inverno, lasciamo lì i celerini fuori dallo stadio a congelarsi e a prendere pioggia in attesa del loro giocattolo, che però non arriverà mai).
Tutto questo però, per essere efficace, andrebbe a mio parere affiancato ad un’altra cosa: l’assenza degli ultras anche all’Euganeo. Ancora, non parlo di sciopero. Non mi sono mai piaciuti i termini politichesi. Le ultime parole del presidente Cestaro sono state piuttosto chiare (e dolorose): dopo un anno di protesta nessuno ha capito un cazzo, e a nessuno frega un cazzo! “Hai tanto protestato? Chi se ne frega, è giusto che ti tesseri!”. Sto cazzo!! Io non mi tessero, e se il mio presidente, la mia squadra, il non-mio sindaco, il non-mio vicesindaco non mi vogliono, beh allora non mi avranno. Non vedo perchè devo continuare a tenere attaccata la spina di questo schifo di calcio moderno. Non vedo perchè devo continuare ad alimentare il cuore (e le casse) di un mondo che dice che starebbe meglio senza di me. Bene, io ti lascio senza di me. Così vediamo quanto andrai avanti! Aspetterò che tu ritorni strisciando da me, a supplicarmi di venire a cantare qualche coro, a dare un pò di colore ad uno stadio triste e deserto, a darmi un buon motivo per venire allo stadio, perchè mio figlio mi dice che allo stadio si annoia perchè non canta più nessuno e lui ha freddo a stare seduto lì. Così gli stewards potranno perquisirsi tra loro, e i celerini…beh quelli per me…
Continuaimo ad indignarci, ma continuiamo anche ad alimentare questa gente, che davanti ad ogni forma di protesta continua a fare il bello e il cattivo tempo, perchè tanto, in un modo o nell’altro, noi ci siamo sempre lo stesso, oppure finiremo per tesserarci. E’ come avere una moglie puttana: si scopa trecento uomini a sera fregandosene di te, perchè tanto sa che tu poi torni da lei perchè la ami e senza di lei non puoi stare (perchè sei un pollo).
Mi perdonerai lo sfogo, ma in quanto amici, in quanto amanti dello stesso mondo (tu da molti più anni di me), ho ritenuto giusto scriverti. Questo mondo è notevolmente cambiato, e ritengo necessari cambiamenti radicali anche da parte nostra, se non vogliamo giocare ad oltranza il ruolo di quelli che se la prendono in quel posto. Quanto credi che andranno avanti senza di noi? A parte i danni alle casse dei club, quanto credi che il calcio continuerà ad essere spettacolare senza di noi? E i servizi in tv senza gli ultras? L’anno scorso all’Euganeo hanno giocato i mondiali di calcio femminile, c’era l’Italia: lo stadio era semi vuoto. Era sempre calcio no? Sì, ma non c’erano gli ultras!
Lo spettacolo siamo noi, non quattro signorini miliardari che truccano scommesse e scioperano senza neanche sapere su cosa! Io non ci sto più. Preferisco vederli morire (e poi, semmai, risorgere). La mia gente vive lo stesso, e io la vedrò lo stesso, perchè ci legano molte cose, che vanno ben oltre il gioco del calcio. Quando la mia e la loro dignità torneranno ad essere rispettate, allora cambieranno altre cose. Una fede che porta all’autoannientamento e all’autolesione è una fede malsana, malata. E’ un parassita su un corpo (il mio) sano.
P.S: IO NON MI TESSERO!
Caro “amico misterioso”, io sono anche d’accordo con te sul fatto che la protesta debba essere più incisiva. Ho solo un dubbio: chi ti garantisce che abbandonare lo stadio sia la soluzione? Chi ti dice che così facendo morirebbe il tifo? Io non ne sono così convinto, e per capirne il perchè basta vedere ciò che successe in Inghilterra proprio alla fine degli anni ’80…
Quando Margaret Tatcher decise di dare un taglio agli hooligans, partì un nuovo progetto che prevedeva la “sostituzione” dei tifosi che fino a quel momento avevano popolato le gradinate, con un nuovo tipo di tifosi, più benestanti, di estrazione sociale diversa. Fuori la “working class” e dentro gli “yuppie” che volevano gustarsi il calcio al coperto, al caldo, su ottime poltroncine. Il tifo non è sparito, gli stadi sono pieni, e ciò è quello che importa alle società. Gli hooligans sono fuori, si menano nei pub o nelle stradine di periferia, ma questo non importa a nessuno. Sono tagliati fuori.
In Italia non abbiamo stadi di proprietà per ora (anche se ci stanno pensando), ma abbiamo tanti tifosi che per la loro squadra del cuore farebbero qualsiasi sacrificio: nel momento in cui tu, ultras, decidi di chiamartene fuori; loro, tifosi, continueranno comunque ad andare “per amore della loro squadra”, e ci metteranno ben poco per prendere il tuo posto anche al centro della curva! Non ci credi? L’esempio migliore lo stai avendo proprio qui a Padova, dove molta gente, molti tifosi, proprio sull’onda della grande stagione (calcistica) che si prospetta, stanno pensando di tesserarsi e premono affinchè ci sia un tesseramento di massa di tutta la tifoseria… Di fronte a un Padova che si gioca la serie A ed agli ultras che disertano, nel giro di quanto tempo pensi che arriverà il primo malato di protagonismo a mettersi in transenna per lanciare i cori? Parlo di Padova, ma se consideri le grandi tifoserie (quelle con grandi numeri e, di conseguenza, con un ampia fascia di “tifosotti”) ti accorgerai che il problema è molto più diffuso di quanto si creda…
C’è un altro aspetto inoltre da considerare: per gli hooligans inglesi il calcio era solo un buon motivo per menare le mani e tracannarsi qualche birra, nel momento in cui li hanno spostati dagli stadi loro hanno continuato a trovarsi nei pub… Per gli ultras italiani invece il proprio modo di essere è un vero e proprio stile di vita! Dietro le curve nel nostro paese non c’è solo violenza, ma esiste tutta una serie di valori che in quarant’anni hanno fatto degli ultras il movimento che abbiamo conosciuto tutti. Per quale motivo in Inghilterra bastò una legge per spazzare via gli hooligans mentre in Italia cinque leggi speciali in vent’anni non hanno mai debellato gli ultras? Perchè per noi essere ultras è molto più di una semplice valvola di sfogo domenicale, ecco perchè! Se per loro è possibilissimo continuare a fare gli hooligans guardandosi semplicemente le partite al pub, per noi è impossibile fare gli ultras fuori dagli stadi, in quanto l’essenza del nostro mondo è proprio la condivisione di valori, amicizie, ecc con persone con cui in comune avevi solo la sciarpa che portavi al collo. Nel momento in cui dovessimo uscire dagli stadi, avremmo semplicemente cessato di esistere secondo me…
Per questo motivo io dico che prima di abbandonare gli spalti bisogna pensarci molto bene, perchè rischiamo di morire solo noi, e senza che nessuno ci rimpianga. Dico questo sopratutto in previsione di una possibile obbligatorietà della tessera anche per i biglietti in casa: meglio sciogliere tutto e lasciare via libera a gente che con noi non centra nulla o scendere al compromesso di tesserarsi per non lasciar morire del tutto il nostro mondo? E’ un dubbio che mi tormenta…
Sul resto, compreso il fatto che bisogna studiare delle forme di protesta molto più incisive. sono d’accordo con te.