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triestinavicenza0203004

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TRIESTINI

Postato il 11 febbraio 2011 by La Padova Bene

Come gia’ ampiamente dichiarato, ribadiamo e comunichiamo la decisione di rimanere al di fuori dei cancelli dopo l’introduzione della tessera del tifoso.
Nessun vincolo al singolo, nessuna morale, chi vuol entrare lo faccia ma sia ad ogni modo informato e cosciente, che nessuna forma di tifo e sostegno sarà organizzato dal nostro gruppo.
Noi non entreremo ma saremo sempre fuori a vigilare e nulla sarà tollerato!
Non è, come gia’ sottolineato un disinteresse verso l’Unione e la maglia, ma nostra espressione, la nostra lotta contro il sistema calcio.
Tutto questo per rimanere la parte sana.
Meglio fuori a modo nostro, che dentro a modo loro!
CURVA FURLAN DI FERRO E FUOCO

Con questo comunicato la Curva Furlan di Trieste annunciava la propria “autosospensione” a seguito dell’introduzione della Tessera del Tifoso. Da allora più nessuna forma di tifo è stata messa in atto, nè al Rocco nè in trasferta. Inoltre la tifoseria è anche sul piede di guerra nei confronti del presidente Fantinel, considerato il principale responsabile del dissesto economico-societario dell’Alabarda, pertanto l’entusiasmo è ai minimi storici…

Per questo motivo domani a Padova non sarà presente nessun ultras della Triestina. O chi ci sarà, lo farà a titolo personale. Una cosa impensabile qualche anno fa, quando Padova-Triestina era un derby secondo come odio solo a quello col Vicenza. Purtroppo questa è l’eredità del Calcio Moderno, stadi vuoti e tifoserie disilluse e tristi.

Personalmente continuerò ad andare sognando un giorno un’inversione di rotta, e la possibilità (anche se nulla sarà più come prima) di gridare “zingari” agli alabardati e vedere la curva avversaria che gesticola in massa… come ai bei tempi…

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6 NOVEMBRE 2010: EMPOLI

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6 NOVEMBRE 2010: EMPOLI

Postato il 05 novembre 2010 by La Padova Bene

Empoli è una cittadina di provincia di appena 50.000 abitanti o poco più, con una tifoseria di lunga tradizione. I “capostipiti” del tifo empolese sono infatti i Rangers, ancora oggi attivi, che hanno fatto la loro comparsa nel novembre 1976 in occasione di un Empoli-Olbia di serie C. Uno dei primi slogan addottati dai Rangers fu “Orgogliosi di essere Empolesi”, tutt’oggi usato dalla tifoseria in una realtà dominata dal colore viola della Fiorentina… Nacquero in quel periodo le prime rivalità con senesi e pistoiesi, mentre l’amicizia che tuttora li lega ai Boys Parma risale ai primi anni ’80 (come un altro rapporto “storico”, quello coi comaschi). Nel 1983 nacque anche l’altro gruppo che tuttoggi “tira le fila” del tifo empolese: i Desperados. Empoli non è una tifoseria di quelle che “hanno lasciato il segno”, ma nel loro piccolo hanno saputo anche farsi valere, portando anche grandi numeri in alcune trasferte (va ricordato che parliamo sempre di una città di 50.000 abitanti). I momenti di maggior entusiasmo risalgono al 1986, quando l’Empoli venne promosso in serie A per effetto delle penalizzazioni di Vicenza e Triestina in seguito allo scandalo del calcio-scommesse. In seguito la squadra azzurra centro un’altra doppia-promozione dalla C1 alla A (in quel periodo Rangers, Desperados e gli altri gruppi della Gradinata riuscirono a portare in trasferta anche tremila tifosi!) e poi altre due nel nuovo millennio. Nel 2007 ha avuto anche l’onore di giocare il primo turno di Coppa Uefa contro gli svizzeri dello Zurigo. Tutte vicende che hanno avvicinato non poco la città alla squadra. Oggi la tifoseria empolese non può contare su grandi numeri ma ha cmq uno zoccolo duro di una cinquantina di ragazzi che la segue ovunque.
Curiosità: Empoli è uno dei pochi stadi dove gli ultras non prendono posto in una delle due curve ma nella Gradinata centrale, ribattezzata “Maratona” e dal 2008 dedicata alla memoria di Emiliano Del Rosso, ultras empolese scomparso in circostanze tragiche qualche anno fa… Sono da sempre una tifoseria orientata a sinistra, anche per tradizione cittadina (anche se negli ultimi tempi la politica sembra meno evidente di un tempo).
I rapporti con loro in passato non erano per niente buoni, come con quasi tutte le tifoserie toscane: nel 1984 i nostri fecero un bel pò di cinema ad Empoli ritrovandosi praticamente l’intero stadio contro, e nella partita all’Appiani l’anno successivo si ritrovarono il pullman sfasciato, come raccontano anche gli stessi Rangers nel loro sito. Ulteriori contatti ci furono nell’88/89 in entrambe le partite. Poi la militanza in categorie diverse ha finito con l’annacquare la rivalità, nonostante lo scorso anno si ricordassero ancora di noi e non abbiano perso tempo per insultarci.

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PESCARESI

Postato il 22 ottobre 2010 by La Padova Bene

La tifoseria pescarese vanta una lunga tradizione, in quanto il tifo organizzato nella città di D’Annunzio mosse i primi passi negli anni ’70 con la nascita del Club Fedelissimi. Nel novembre 1976 alcuni ragazzi, l’ala più giovane dei “Fedelissimi”, decisero di staccarsi per formare il primo gruppo ultras pescarese: nacquero così i Pescara Rangers, che per primi rispetto ad altre tifoserie (Empoli, Pisa, ecc) addottarono questo nome e sono stati gli unici ad anteporre nella dicitura il nome della città a quello del gruppo. In quel periodo nacquero anche gli Ultras, e la prima posizione dei due gruppi fu la parte superiore della Tribuna dello stadio Adriatico. La prima consacrazione per il gruppo arrivò in occasione dello spareggi di Terni e Bologna per salire in serie A, quando più di mille ragazzi si mossero con i Rangers. Successivamente, con l’ampliamento della Tribuna, il gruppo si spostò in Curva Sud. Nell’anno successivo tutti i gruppi ed il club Fedelissimi (che cambiarono denominazione in Ultras, mentre i vecchi Ultras si unirono ai Rangers) si spostarono in Curva Nord, che divenne così il tempio del tifo pescarese. Un’altro spareggio a Bologna contro il Monza per salire in A mosse al seguito 40.000 pescaresi e fu la svolta: il Pescara da quel momento venne seguito da tutta la Regione Abruzzo!  Nel periodo della serie A degli anni ’70 nacquero due rapporti che hanno segnato irrimediabilmente la tifoseria: l’odio per i laziali ed il gemellaggio con i vicentini.
Con la doppia retrocessione in dalla A alla C1 dei primi anni ’80 la tifoseria subì un tracollo, ma i Pescara Rangers rimasero al proprio posto, e col successivo ritorno in B nel 1983/84 vissero anche il loro primo ricambio generazionale. Nel 1986/87 con Galeone alla guida e dopo una retrocessione sul campo con ripescaggio, il Pescara tornò in serie A scatenando nuovo entusiasmo. Nacquero in quel periodo altri gruppi ad affiancare i Rangers: Cherokee, Park Kaos, Tritati… ma soprattutto i Bad Boys, gruppo dinamico ed originale che assieme ai Rangers sarà quello che più di ogni altro lascerà un’impronta nel tifo pescarese. La serie A durerà poco, ma una nuova promozione (sarà anche l’ultima) è dietro l’angolo, ancora con Galeone in panchina, nel 1991/92. L’immediata retrocessione ed il rischio di finire in C l’anno successivo spensero la tifoseria: cominciarono anche le liti in seno al direttivo dei Rangers e verso la metà degli anni ’90 nacque il Vecchio Rangers. In quel periodo erano i Bad Boys il vero gruppo trainante. Tuttavia la Curva non rimase con le mani in mano e nel 1998 tutti i gruppi esistenti decisero di tornare alle origini, riunendosi con i Rangers, ad eccezione dei Bad Boys. Da allora e fino al 2004 la curva è stata retta dall’asse P.R.-B.B. Nel 2001 il Pescara torna in C1 ed esplode definitivamente la contestazione al presidente Scibilia, culminata con una grande manifestazione di protesta per le vie della città. Nel 2002/03 i biancazzurri tornano in B e la tifoseria si riaccende anche se siamo lontani dai fasti di un tempo. Ed anche la curva comincia a perdere dei pezzi storici, ultimo in ordine di tempo Marco Mazza, “Bubù”, capo storico dei Rangers a cui è dedicata la Curva Nord stessa. Nel 2004 la rivalità con i Bad Boys, da sempre latente, esplode in maniera violenta, e si conclude con la cacciata dalla curva di questi ultimi. Da quel momento i Rangers saranno l’unico gruppo presente nella Nord. I Bad Boys si trasferiscono nei Distinti ed entrano a far parte dei Fedelissimi, che si scioglieranno nel 2007 in seguito all’entrata in vigore del Decreto Amato che proibisce la presenza di striscioni, stendardi e coreografie non autorizzati…
Nel 2006 i Rangers festeggeranno i propri trent’anni con una due giorni di festa nei locali dell’ex mercato ortofrutticolo di Pescara.
I rapporti con loro non sono mai stati troppo buoni, proprio a causa del loro storico gemellaggio con i vicentini (perfino un gruppo di Vicenza, il Fabjo Group, qualche anno fa aveva i colori biancazzurri nel proprio striscione). Si tratta comunque di una tifoseria tosta e rispettabile, da non sottovalutare assolutamente! Dal libro “Il Padova siamo noi“: (…) Nel ’90 Prato della Valle fu teatro di un bel rissone tra ultras pescaresi in incognito ed i frequentatori del chiosco di Via 58° Fanteria. Un paio di abruzzesi fecero un passaggio al Pronto Soccorso mentre le loro auto furono da revisionare. Da dire che, anche se erano in inferiorità, i biancazzurri si rivelarono davvero degli ossi duri (…) Nel ’91 la partita di Pescara fu molto movimentata. Ci presentammo in 400 e per tutta la partita volarono monete, bottigliette e pezzi di stadio da un settore all’altro. Verso la fine ci furono duri scontri con i carabinieri ed uno dei ragazzi della Piazza si trovò con una spalla fratturata dal calcio di una carabina. In quell’occasione ci fu il primo diffidato della curva padovana (…) Nel ’92, non avendo modo di arrivare ai tifosi ospiti, decidemmo di assaltare alcune volanti della polzia. I blu non gradirono affatto la cosa e ci inseguirono per tutto il parcheggio del Foro Boario (…) Nel ’94 una sessantina di nostri ragazzi scesi in Abruzzo si scontrarono col locale comitato d’accoglienza, per sedare gli scontri dovette intervenire la celere.

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REGGINI

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REGGINI

Postato il 10 settembre 2010 by La Padova Bene

Lo scorso anno la tifoseria reggina ha conosciuto una spaccatura senza precedenti: in occasione della trasferta di Vicenza infatti si verificarono pesanti scontri interni fra i due gruppi principali, ovvero i Boys e gli Ultras 1914, che portarono arresti e diffide in seno alla curva amaranto. Dopo questo episodio i Boys decisero di abbandonare la curva: “Non vorremmo essere malpensanti, ma troppe coincidenze ci inducono a pensare che ci sia stato un ‘complotto’ per appiedare tutti i gruppi della penisola. Non si spiega altrimenti come in due anni abbiamo ricevuto sedici diffide sui venti ragazzi che portavano avanti il nostro gruppo. Praticamente tutto il direttivo”, scrissero nel comunicato che annunciava la loro volontà di autosospendersi. In seguito a questo, gli altri gruppi riuscirono a trovare una certa omogeneità ed unità di intenti, fino a fine campionato e nella successiva, clamorosa, protesta contro la tessera del tifoso. La tifoseria Reggina dopo l’introduzione del provvedimento voluto da Maroni, ha deciso di scioperare ad oltranza, disertando le partite in casa e seguendo solo le trasferte. Qui sopra, ecco come si presentava la Nord nella partita contro l’Alessandria in Coppa Italia. Di seguito invece, il comunicato dei gruppi amaranto.
IL COMUNICATO SULLA TESSERA DEL TIFOSO. Alla luce di quanto è venuto fuori, dall’incapacità di chi non ha mai messo piede in uno stadio, vedendo, noi, il nostro mondo come una barca alla deriva, dovuta ad un uragano mediatico che ci pone oggi come i principali colpevoli, gli esseri da biasimare, condannabili e da condannare, anche noi, i GRUPPI ORGANIZZATI DELLA CURVA SUD, abbiamo deciso di prendere una posizione. Troviamo INACCETTABILE, l’”invito” da parte di chi spera di piegarci al proprio volere. Per anni siamo stati noi (e i ragazzi del resto delle curve d’Italia) messi alla berlina, siamo stati per tutti i DISADATTATI, gli UBRIACONI, i DROGATI, le COMPAGNIE SBAGLIATE ed i RAGAZZI DIFFICILI. Bene, dopo aver ricevuto così tanti epiteti nobiliari, dalle più disparate razze di giornalisti, sociologi, psicologi, magistrati, tutori dell’ordine, essendo noi dei DISOBBEDIENTI comprovati, non vediamo cosa debba spingere qualcuno a meravigliarsi della nostra presa di posizione netta e categorica. Noi non siamo BASTIAN CONTRARI per vocazione, noi siamo contro qualsivoglia ingiustizia, contro gli abusi, e contro i provvedimenti drastici dovuti al sensazionalismo più sfrenato. Perché certe cose non solo umiliano noi, ma tutte le persone nate libere, e che vengono discriminate. Perché la tessera del tifoso, non solo toglie noi dagli stadi, ma mortifica l’essere umano. Non è possibile chiedere permesso per entrare in casa propria. Che il vaso stesse per traboccare era lampante da parecchio tempo, lo stavamo aspettando a malincuore. E allora, temendo l’arrivo di una morte in quanto naturale conseguenza della scelta del Governo italiano, sapendo che non si tratta di eliminare le mele marce, ma di tagliare un albero intero, noi vogliamo ribadire che le nostre radici sono ben salde, e che adesso arrivi pure l’inverno, ma, come diceva Tolkien “LE RADICI PROFONDE NON GELANO!” Noi saremo al nostro posto, non a quello abituale, ma a quello che ci compete, perché lo vuole la coerenza, lo vuole il nostro “essere Ultras”. Noi non possiamo subire passivamente questa dittatura-pallonara, quest’ennesima STORIA ITALIANA. Chi svende la propria libertà è complice di un Governo assassino che, invece di andare a combattere fin dentro le Chiese, lo schifo imperante, invece di buttare le chiavi per chi si macchia di stupri e pedofilia, invece di dare l’ergastolo a chi rovina vite e famiglie, gioca con noi, al gatto col topo.
Forte coi deboli, è il nostro Governo, ma debole coi forti, coi cani, con chi lo ha sempre messo in scacco matto.
Siamo con le lacrime agli occhi, per non potere continuare la stessa strada intrapresa anni fa. Adesso le strade nostra e della curva sud, si dividono. Noi ci saremo sempre, ma A MODO NOSTRO. Noi saremo sempre presenti FUORI, perché noi I FACINOROSI, perché noi LE PECORE NERE non siamo graditi. E allora, sperando che il nostro gesto faccia da eco ad altre curve popolate da Ultras e da uomini liberi (ancor prima che tifosi), noi ci asterremo dal tifo casalingo, presenziando in trasferta nelle forme e nelle possibilità che riusciremo ad avere. Disconosciamo chi deciderà di sottoscrivere la tessera, e non possiamo prenderci la briga di garantire che in trasferta molti “esiliati del nord” accolgano la nostra protesta, ma chi seguirà la Reggina con la tessera, lo farà A TITOLO PERSONALE! Ci dissociamo da chi, munito di tessera del tifoso, andrà nei vari stadi a foraggiare ulteriormente questo calcio arrivato ben oltre il tramonto. Adesso cala la sera, adesso il freddo diverrà pungente. Adesso sapremo chi siamo, e chi sono le curve che ci hanno applaudito in questi anni, che ci hanno offeso, o che ci hanno affrontato in varie situazioni. Colmi di rabbia, per una scelta LA NOSTRA, obbligata, ci congediamo.
NESSUN COMPROMESSO, NESSUNA RESA, LA NOSTRA LIBERTA’ VA DIFESA.
CURVA SUD REGGIO CALABRIA
Una presa di posizione dura e coerente, sicuramente migliore di quella di molte “pecore” comprese quelle di casa nostra. Ne deduco che i reggini si presenteranno sicuramente all’Euganeo e tenteranno di accedere in quella parte di stadio (la Ovest) in cui non è obbligatorio avere la tessera.

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NOVARESI

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NOVARESI

Postato il 19 agosto 2010 by La Padova Bene

La storia della tifoseria novarese ruota sopratutto attorno alla Legione ’83, per anni gruppo portante della curva biancoazzurra e punto di riferimento anche per i giovani in città. Ne riporto la storia:
Nel 1983 nasce la Legione che rimarrà per oltre 20 lunghi anni il gruppo trainante della curva azzurra. Il periodo non favorisce sicuramente la crescita di un gruppo ultras. La squadra naviga ormai stabilmente ed a volte in maniera decisamente anonima nella palude della C2. A cavallo degli anni 90 il movimento Ultras a Novara vive alcuni buoni momenti permettendo alla legione di diventare uno dei gruppi più importanti della categoria. La mancanza di risultati sportivi però continua impedendo quel salto di qualità raggiunto qualche anno più tardi con la promozione in C1. Fino a quella stagione il gruppo costituisce il punto di riferimento dei tifosi di Novara e provincia non facendo mai venir meno il sostegno in casa ed trasferta affiancata da gruppi minori quali Zoo Novara e Rizzo Group. Dopo la promozione in c1 arriva subito la retrocessione unitamente ad anni di sventurate gestioni societarie e la legione come i gruppi minori subiscono un duro colpo riducendosi ai minimi storici in termini numerici. Segnali di ripresa si scorgono con l’avvento del secondo millennio e l’entusiasmo esplode con l’agognata promozione in C1 nella stagione 2002/03. Seguono 2 stagioni ad un buon livello ma la mancanza di un ricambio generazionale portano al volontario scioglimento nell’ottobre del 2005. Questo il comunicato del direttivo “Con il presente comunicato la Legione 1983 , da 22 anni gruppo trainante del tifo novarese, comunica il proprio scioglimento. I motivi di questa sofferta decisione sono da ricercarsi in un mai avvenuto ricambio generazionale, ed in una scarsa o nulla partecipazione dei tifosi novaresi alla vita di curva Portare avanti un gruppo, vuol dire dedicare ad esso molto tempo, vuol dire prendere posizioni importanti, vuol dire preparare materiale, organizzare coreografie, trasferte iniziative ecc ecc. Ebbene in tutto questo siamo lasciati soli dal resto dei tifosi che osservano la nostra realta’ con distacco. Ora vista la perdurante assenza di un benche’ minimo ricambio generazionale anche per noi e’ venuto il momento di gettare la spugna. Quindi da oggi non esiste piu’ un gruppo in grado di organizzare i tifosi della curva..se tutto cio’ avverrà, sara’ in modo spontaneo, a discrezione di ognuno e della propria voglia di fare qualcosa per la curva nord. Concludiamo col ringraziare tutti coloro che in questi 22 anni di attivita’ ci sono stati vicino ed hanno combattuto assieme a noi per la causa azzurra.”
Allo stato attuale in Curva Nord convivono i seguenti gruppi: Gioventù Biancoblù, Offensiva Biancoblù, Zoo Novara (forse gli ultimi superstiti dei tempi della Legione), Vecchio Stampo, Radica di Noce, più il GAC 1998 attualmente autosospesisi. Sarò onesto: non conosco bene gli equilibri interni della loro tifoseria. So solo che ognuno fa un pò vita di stadio a modo suo. 
Relativamente ai rapporti, ci siamo incontrati diverse volte negli anni della C, senza che succedesse alcunchè. Solo un episodio, nel 2003/04 a Novara: ai tempi passavamo sempre una bandierina dell’ACP a Colombo che l’attaccava alla porta come portafortuna. Un raccattapalle ne approfittò durante il cambio di campo, staccando la bandierina e passandola in curva a loro che la sventolarono come trofeo di guerra. Quel giorno per inciso fu una delle poche volte in cui li ho visti con la curva piena e tifo di ottimo livello, con molti cori offensivi anche contro di noi. Per domenica, presumo verranno in molti. Sono curiosi di capire quanti avranno la Tessera e quanti no…  

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BELIN CHE TORO

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BELIN CHE TORO

Postato il 25 febbraio 2010 by La Padova Bene

LA MARATONA. Curva Maratona è il nome tradizionalmente dato alla curva più calda dei tifosi della squadra del Torino F.C.. Il nome è stato attribuito per la presenza, nello Stadio Comunale di Torino, nell’area retrostante la curva stessa, di una alta torre denominata appunto “Torre Maratona”, nei pressi della quale si apriva l’ingresso riservato agli atleti partecipanti all’ omonima gara atletica. Con l’abbandono dello Stadio Comunale e il passaggio della squadra allo Stadio delle Alpi, i tifosi e i gruppi organizzati della curva Maratona si sono collocati nella curva “nord”, in particolare nel secondo anello della medesima, conservando il nome di Curva Maratona.
A partire dal campionato 2006/ 2007, il Torino è tornato a giocare allo Stadio Olimpico di Torino (prossimo a essere rinominato Stadio Grande Torino) ristrutturato in occasione delle Olimpiadi invernali del 2006, cosicché il tifo più “caldo” si è riappropriato della propria curva “storica”. La Curva Maratona è infatti il vero cuore pulsante del tifo granata, incessante sostegno per la squadra ed esponente degli “umori” della tifoseria (restano note le molteplici contestazioni, nei decenni, a varie dirigenze e giocatori colpevoli di scarso attaccamento ai colori sociali). Da qualche stagione a questa parte la società granata ha per questo ritirato la maglia n° 12, assegnandola simbolicamente alla Maratona, considerata a tutti gli effetti il dodicesimo uomo in campo del “Toro”.Il tifo granata più moderato tende a riunirsi invece nella curva opposta tradizionalmente chiamata “Curva Filadelfia” data la vicinanza della stessa all’omonima via e ribattezzata dal 2005/ 2006 “Curva Primavera” (in onore delle giovanili granata); questo nome è stato conservato anche ora che il Torino gioca nuovamente allo Stadio Olimpico di Torino. Molti tifosi auspicano tuttavia che riprenda presto il suo antico nome, in onore e ricordo dello Stadio Filadelfia, prima e unica vera “casa” del Toro e teatro delle gesta del Grande Torino. 
ULTRAS. Il tifo organizzato di matrice torinista ha radici antiche, in quanto già nel 1951 videro la luce i Fedelissimi Granata. Una cosa a metà fra un club di tifosi e quello che noi oggi intendiamo per “gruppo ultras”. Nel 1969 però l’ala più giovane e creativa dei Fedelissimi decise di distinguersi, e fecero stampare uno striscione “Commandos Fedelissimi”. Da li in poi le denominazioni si susseguirono con grande rapidità fino al 1973, quando venne stampato lo striscione “Ultras Granata”. Da allora questa fu la denominazione ufficiale del gruppo “portante” del tifo granata, la cui dicitura completa all’inizio era “Ultras Granata Maratona Club 1969″. Verso il 1977 un’altra scissione dal club Fedelissimi vide nascere i Leoni della Maratona, che vedevano al loro interno membri di altri club storici del tifo granata come Grande Torino o Superstars. Negli anni ’70, quando i gruppi ultras veri e propri muovevano i primissimi passi, la Curva Maratona era già un esempio di organizzazione e una guida per molte tifoserie. Unanimemente in quel periodo erano considerati la migliore tifoseria d’Italia. Storiche amicizie in quel periodo con gli Eagles Supporters della Lazio e con le Brigate Gialloblù del Verona; mentre già nel 1976 in occasione di Atalanta-Toro si verificarono scontri fra le due tifoserie, con uso di caschi, bastoni e pistole lanciarazzi. Furono forse i primi tafferugli della storia a destare un certo scalpore fra l’opinione pubblica: prima di allora gli episodi di violenza allo stadio erano più legati all’andamento della partita, e si risolvevano in mega invasioni di campo o caccia alla terna arbitrale. Raramente si assisteva a scazzottate fra tifosi, sopratutto in occasione di derby storici, e quasi sempre la cosa si risolveva al momento e senza l’uso di armi.
Negli anni ’80 nacquero da una scissione degli Ultras Granata, i Granata Korps: alla base del gruppo c’era una visione diversa, sopratutto a livello politico, col gruppo portante. Per anni i GK rappresentarono una validissima alternativa nella Maratona: gli UG, nonostante un’ampia base che comprendeva anche ragazzi di destra, erano decisamente tendenti a sinistra e per buona parte frequentavano anche l’area antagonista torinese e centri sociali come l’Askatasuna. I Korps erano schierati a destra, anche se fino alla fine degli anni ’80 avevano una base decisamente variegata e pescavano molto dall’ampio “sottobosco” torinese, con tutte le sue sottoculture (punk, mods, Skins…) che ne fanno una sorta di “corno d’albione” in terra italica. Più volte ci sono stati screzi fra i due gruppi principali del tifo granata, ed in alcuni momenti la tensione è stata anche abbastanza alta. Dopo aver visto da vicino i Korps, mi sono reso conto del perchè alla fine i due gruppi abbiano sempre preferito la convivenza… Altro gruppo storico, i Ragazzi della Maratona, nati nel 1985 dall’unione di vari gruppi minori (Brigate e Fedayn), per anni uno dei gruppi più dinamici fino allo scioglimento avvenuto nel 2003 in seguito al furto dello striscione subito dagli odiati cugini bianconeri in occasione di un Juve-Reggina di Coppa Italia quando i RdM si trovavano nel settore ospiti con gli allora amici calabresi e si videro sfilare lo striscione dall’anello inferiore.
Col trasferimento al “Delle Alpi” la Maratona perse decisamente parte del suo smalto. Rimase e rimane comunque tuttora una delle tifoserie ultras “storiche”. Pochi fronzoli, mai coloratissimi, mai numerosissimi ma quelli giusti c’erano sempre, tanto tifo e brutte facce. Nel 1994 lo scioglimento dei Leoni della Maratona portò la curva ad essere gestita per anni dal duopolio Ultras-Korps, affiancati dai Ragazzi e dal V Colonna, oltre a svariati gruppi minori (Leumann Dandies, Brigata Vallette, Etarras, ecc.). Negli anni i granata non hanno mai perso comunque la loro turbolenza, nonostante i vari cambi generazionali: celebri scontri con atalantini, veronesi, romanisti, ai derby, coi perugini in occasione dello spareggio (perso) per la serie A del 1998. Nel 2000 in occasione del derby di ritorno (giocava in casa la Juve), la società bianconera decise di concedere ai granata solo 5.000 biglietti e la Curva Maratona ai tifosi bianconeri (nelle partite interne della Juve, in Curva Nord Maratona prendevano posto gli Irriducibili Vallette, che oggi hanno cambiato nome e curva diventando Bravi Ragazzi). Divamparono le polemiche e gli ultras del Toro esposero il loro pensiero su uno striscione che recitava: “Si condanna la violenza, si combattono gli striscioni ma dalla curva cacciate i veri padroni. Violenza sarà!”. Il caso finì addirittura in parlamento e la Curva Maratona venne assegnata infine ai granata. 
Ma la Maratona non è famosa solo per la turbolenza, quanto per l’incrollabile fede granata, più forte di tutto e di tutti. Nel 2003 il Toro retrocesse rovinosamente in serie B scatenando la rabbia della tifoseria che causò la sospensione della partita contro il Milan. Pochi giorni dopo, in occasione della “Marcia dell’Orgoglio Granata” ben 50.000 tifosi sfilarono per le vie di Torino e fino al santuario di Superga dove si schiantò il Grande Toro.
Negli ultimi anni, in seguito al trasferimento nel nuovo Olimpico (il vecchio Comunale tirato a lucido) e sopratutto all’entrata in vigore del Decreto Amato, la geografia della Maratona è cambiata nuovamente: Ultras Granata e Granata Korps non espongono più i loro striscioni e tutti i gruppi si sono riuniti dietro la sigla “Maratona Club 1969″, che altro non è che la prima dicitura degli Ultras Granata (vedi sopra). In Curva Primavera invece sono posizionati i Leoni della Maratona, riformatisi nel 2004. 
RAGAZZI DI STADIO. IL LIBRO: Pubblicato in Italia nel lontano 1979 e successivamente riproposto da Supertifo in versione integrale nel 1997, rappresenta uno dei più bei libri che mai siano stati scritti sul fenomeno Ultras. Il Segre narra attraverso le interviste ai protagonisti dell’epoca, la vita degli Ultras del Torino e della Juventus. Il ruolo assunto dall’autore, cioè quello di  semplice intervistatore, rende l’opera veloce nella lettura proprio perché l’assenza di giudizi aprioristici lascia al lettore il puro piacere della lettura. Suddiviso in sette capitoli, nei primi due i gruppi sono considerati come “collettività” (Ultras Granata e Fossa dei Campioni) ed è attraverso le risposte di più persone che si riescono a ricavare notizie molte interessanti riguardanti la storia, l’orientamento politico e l’organizzazione interna dei Gruppi stessi. Nei capitoli successivi il Segre intervista direttamente alcuni dei più importanti protagonisti dell’epoca. Egli infatti ha la possibilità di intervistare 2 delle principali figure della storia Ultras Italiana: il Margaro, leader degli Ultras Granata negli anni 70/80, e Beppe Rossi leader e fondatore dei Fighters, fino alla sua prematura scomparsa, e precursore di una visione “all’inglese” del tifo. Per concludere un libro appassionante che fa crescere il rammarico di non essere nati 20 anni prima e che rappresenta un punto di partenza se si vuole capire perché, chi e come si era Ultras all’epoca dei nostri padri. Da leggere tutto di un fiato.
IL FILM: Nella letteratura e (meno ancora) nella cinematografia italiana il calcio e, soprattutto, la sua manifestazione più spontanea e genuina, il tifo, non hanno mai goduto dell’ambito e meritato spazio. Il tifo è spesso stato relegato in secondo piano, bollato frettolosamente come sottocultura. Quando ciò non è accaduto sono stati confezionati prodotti svogliati e superficiali (è il caso del libro “I Furiosi” di Nanni Balestrini), fuorvianti (il film “Ultrà”) oppure autentica spazzatura (il film “Tifosi” di recente commercializzazione). Secondo noi il prodotto migliore, nonostante risalga ad oltre venti anni fa è il film – inchiesta di Daniele Segre (da cui scaturì anche un libro) dal titolo “Ragazzi di Stadio”. Questo apprezzabile lavoro rappresenta il primo tentativo di andare a vedere chi sono e cosa pensano, vogliono, realizzano, sperano quei ragazzi (di stadio, appunto) artefici degli spettacoli coreografici e di tifo che fanno da contorno ad un avvenimento, la partita, altrimenti subito passivamente. Ragazzi di Stadio dà la parola ai gruppi portanti delle curve di Torino e Juventus (Ultras e fighters), intervistando gli elementi più carismatici di ambo le parti. A parer nostro, a costo di apparire esageratamente faziosi, la parte più interessante (salvando, tra i gobbi, solo le dichiarazioni di Beppe Rossi, che purtroppo per lui predicava nel deserto) è quella in cui parlano due leader degli UG (Margaro e Giò); dalle loro parole traspare chiaramente la loro mentalità, la coscienza dell’essere ultras (ricordiamo che il movimento era nato da poco) ed il fatto che i problemi con cui si scontrano le curve italiane sono, gira e rigira, sempre i soliti: repressione poliziesca, incidenti, politica. Il grande merito di Segre è stato quello di non ergersi a censore, di non voler presentare i ragazzi di stadio come acefali fenomeni da baraccone ma come persone normali, con i loro microcosmi fatti di gioie e dolori, problemi (ir)risolti, pregi e difetti, ma che credono ciecamente nella loro “fede”. Spiace, purtroppo, notare come ad oltre venti anni di distanza, il pensiero dell’opinione pubblica riguardo ai ragazzi di stadio non sia cambiato: farabutti, delinquenti, drogati, violenti per natura, pazzi da legare. NOI NON SIAMO COSI’. Siamo ragazzi che la domenica e durante la settimana (ciascuno compatibilmente con i propri impegni: c’è chi lavora e chi no, chi lavora part-time e, udite udite, pure chi studia…) dedicano il proprio tempo alla causa del gruppo e del Toro, ad un ideale, una fede, un qualcosa che, più d’altro, ci fa battere il cuore e ci permette di dar forma alla nostra fantasia e ai nostri sogni. A tutti quei sociologi (sia quelli reali sia quelli che si atteggiano a tali) che, immancabilmente, ad ogni tavola rotonda, sputano sentenze su argomenti che non conoscono, se non marginalmente, vorremmo chiedere: perché vi meravigliate di noi? Perché vi stupite del nostro non essere in linea con gli standard della (piatta) società che ci circonda? Avete abbattuto qualsiasi valore ed ideologia, avete sacrificato qualsiasi legame sociale in nome del dio denaro, avete tentato di appiattire le nostre menti con la vostra tv – spazzatura, e vi stupite del nostro resistervi? La Maratona è il nostro spazio, il nostro mare puro e limpido, e non permetteremo mai a voi, benpensanti voltafaccia, di provare ad inquinarlo. Noi siamo i RAGAZZI della MARATONA anche e soprattutto per te che stai leggendo queste righe. Potresti, tra qualche anno, rimpiangere di esserti fatto scivolare la vita addosso, anestetizzato da radio e tv. Fin quando ci sarà uno, uno soltanto, che, guardandoci, dentro di sé penserà che siamo il “dodicesimo uomo”, noi la nostra guerra l’avremo vinta! (Recensione tratta dal sito di Daniele Segre).
RAPPORTI. Con la tifoseria del Toro gli unici screzi sono stati nell’ultimo anno di B (1998), quando alcuni tifosi granata residenti in Veneto pisciarono un pò fuori dal boccale. Per il resto, qualche sfottò, ma rapporto che è sempre scivolato via nell’indifferenza reciproca.
GIUDIZIO PERSONALE. I granata e la Maratona non li scopro certo io, pertanto rischierei di dire le solite banalità, ovvero che sono un grande gruppo, che hanno una grande mentalità (che cazzo vorrà dire poi!?! boh…) ecc… Mi è capitato nel corso degli anni di aver visto qualche partita in mezzo a loro, quel tanto che mi è bastato per farmi un’idea. Vivono lo stadio in un certo modo, da sempre. Non si tirano indietro. Non sono mai stati tantissimi, o meglio: nelle trasferte non partono in tantissimi da Torino. Ma quelli che partono sanno bene che non stanno andando in gita ma in trasferta. Hanno avuto ed hanno tuttora degli scazzi per vari motivi fra di loro ma non vanno a renderli pubblici. I panni sporchi li lavano in famiglia. Non c’è spazio per le chiacchiere da bar o da internet, apprezzano la gente che fa e non quella che parla e basta. Credo di averli dipinti nella maniera più verosimile possibile. Se poi qualcuno pensava che fossero persone con sei braccia e quattro teste rimarrà deluso. Ecco, seguono il Toro con costanza, portando il loro modo di essere e senza tanti compromessi. E questa forse è la cosa che li rende speciali agli occhi di tutti. 

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NOI SIAMO LA CIOCIARIA!

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Postato il 11 febbraio 2010 by La Padova Bene

LA STORIA. Agli albori del tifo a Frosinone risalgono i Fedayn nei primi anni 70. Appena prima della comparsa degli Heroes nasce nel 1978 il CUCS, gruppo che vive solo l arco di pochi mesi per poi spegnersi quasi coincidentemente alla comparsa degli Heroes Korps (che fino al 1982 si chiamavano The Heroes). Alla tessera di adesione agli Heroes della stagione 1995/96: “Il gruppo giovanile Heroes Korps tessera chi si sente in grado di capire e propagandare il nostro discorso di mentalità. Il possessore della presente è pertanto implicato nel rispettare e diffondere le nostre regole, alla base delle quali c’è coerenza, linea ultras, ironia e goliardia. Heroes non è violenza gratuita, non è comitiva, non è club. Con l’orgoglio della semplicità, è ultras”.
Nel 1986 è il turno dei Ragazzi della Sud, gruppo
che ufficialmente è stato attivo per due anni, con uno striscione lungo quanto il settore che li ospitava (all’epoca il più grande della serie C2), i cui componenti vivevano tutti nel quartiere del Sacro Cuore di Frosinone. “Siamo stati gli unici ad avere un corpo a corpo con i pontini, nel vero senso fisico, avendo sempre la meglio, secondo l’orgoglio e la tradizione Volsca”. L’eco delle imprese di questo gruppo fece il giro d’Italia ed i Ragazzi della Sud vennero soprannominati (o si autosoprannominarono? Scelta che mi pare un pò sborona, senza offesa per nessuno…) “Gli atalantini del sud”. Negli stessi anni nasce uno dei primissimi gruppi ultras composto da sole ragazze: le Freak Sisters. Nel giugno del 1989 nascono gli Uber Alles, dalla fusione di diversi gruppi indipendenti della cura nord facenti capo al gruppo leader della curva, gli Heroes Korps. L’unione di intenti dei fuoriusciti da gruppi come Rebels ,Fronte e Nuovo Impero, si rifaceva ad una chiara intenzione da parte del nuovo direttivo di adottare una linea chiara e di creare un movimento antagonista. Il motto degli Uber Alles è lo specchio dell’anima del gruppo: “Per tutti i miei amici scomparsi e diffidati. Difenderò, combatterò per la mia bandiera e per l’orgoglio di essere ciociaro!!! In un periodo in cui la parola ultras sembra aver perso parte dei suoi significati, noi rivendichiamo il suo valore di aggregazione, di rabbia, di lotta … lotta allo stadio, lotta in birreria, lotta per per le strade e così ogni domenica ci ritroviamo schierati sugli spalti, tutti insieme, pronti a difendere con orgoglio i colori della nostra città, sia in casa che in trasferta e come sempre le nostre braccia si eleveranno tese al cielo invocando chi ha scelto la lotta come stile di vita”. La curva Nord frusinate ospita un tifo molto caldo, data anche la dimensione piuttosto ristretta del settore, e politicamente schierato verso destra anche se di fatto (a parte qualche tricolore) da ormai qualche anno non si vedono simboli politici. Negli ultimi anni, in seguito allo scioglimento degli Heroes Korps, la curva è stata gestita dagli Uber Alles (che in seguito al “divieto di striscioni” portano i soli vessilli con scritto “89″, l’anno di fondazione) e dagli Ultras Frosinone (nati qualche anno fa dalla fusione del Gruppo Apparte e del Gruppo Neuro). Nei Distinti trova spazio un’altro gruppo, una via di mezzo fra un club di tifosi e un gruppo ultras, che raccoglie molti elementi della vecchia guardia del tifo frusinate: il Vecchio Leone. I Frusinati hanno in corso una pluridecennale rivalità con Latina e i suoi sostenitori, derby molto sentito in cui i “canarini” hanno sempre reso onore all’evento con trasferte di massa. Altro “derby” ,molto meno sentito, è quello con il Sora: rivalità documentata anche dal furto di vessilli sorani tra cui lo striscione Sora ovunque. Unico gemellaggio ufficiale è dunque quello con i tifosi della Paganese,in special modo con gli Street Urchins (dal 1984). Molto forte e consolidata è l’amicizia con i Messinesi, datata 1987; in comune c è l ‘odio per i reggini i quali a Frosinone nel 1987/8 subirono l’onta di essere cacciati dal settore e di perdere ben 2 striscioni: Indios e soprattutto Eagles. Rivalità, quella con i calabresi, rinverdita quest’anno quando un pullman di amaranto ha raggiunto indisturbato il centro cittadino seminando un bel pò di zizzania.
I RAPPORTI. Con i frusinati non c’eravamo mai incontrati prima di quest’anno. La partita d’andata fu una cosa un pò particolare: dei due pullman organizzati dalla curva, solo uno riuscì ad arrivare al “Matusa” in tempo per il fischio d’inizio, l’altro si ritrovò bloccato da ben due incidenti, riuscendo a varcare i cancelli del settore ospiti solo a sette minuti dalla fine. Durante la partita ci fu più di qualche scambio di insulti con i rappresentanti del “Vecchio Leone”, situati nei distinti di fianco a noi, ma oltre a questo nessun altro problema.

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U ‘RRIGGITANU

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U ‘RRIGGITANU

Postato il 20 gennaio 2010 by La Padova Bene

LA STORIA. Se nel Nord Italia il fenomeno ultras ha visto la nascita negli anni ’70 per poi conoscere il proprio sviluppo nel decennio successivo; a Sud sono arrivati con un ritardo di qualche anno, ma hanno saputo colmare velocemente il gap, grazie sopratutto al calore ed alla passione del pubblico, molto diverso dal “freddo” pubblico del Nord. Chi un tempo si faceva le trasferte a Sud, potrà confermarvi che le scorte fino a metà anni ’90 molto spesso erano inesistenti, e che i pericoli maggiori spesso non venivano nemmeno dagli ultras ma dal pubblico normale. In questo senso, Reggio Calabria non ha fatto eccezione: sebbene fin dagli anni ’70 fossero presenti delle forme di tifo organizzato più che altro come club, gli ultras veri e propri videro la luce solo nel 1982 con la nascita del Commando Ultrà Curva Nord. I ragazzi del CUCN seppero subito distinguersi nei campi bollenti del girone meridionale della serie C, e conquistarono il ruolo di gruppo leader della tifoseria. Il seguito ultras crebbe, e svariate sezioni del CUCN si formarono in Calabria (Scilla, Palmi, Gioia Tauro) e anche fuori (Pisa, Milano…). Ma sono anni difficili per la Reggina Calcio, che in quel periodo conosce addirittura l’onta della C2. I ragazzi però non mollano e nel 1986 in coincidenza col ritorno in C1 nascono i Boys, volto nuovo della Curva Nord, che da subito si mettono in luce come gruppo dinamico e moderno: nuova sede, materiale, presenza attiva e costante in ogni trasferta. Sono gli anni in cui il “fenomeno-Reggina” esplode per la prima volta, portando al seguito della squadra amaranto migliaia di tifosi: nel 1987/88 ben sedicimila reggini invadono Perugia per lo spareggio contro la Virescit Boccaleone, compagine bergamasca che all’epoca arrivò a giocarsi la B prima di sparire nel nulla (una sorta di Albinoleffe degli anni ’80). L’anno successivo, un nuovo esodo: ben 25.000 calabresi raggiungono lo stadio Adriatico di Pescara per lo spareggio contro la Cremonese che apre ai vincitori le porte della massima serie. Purtroppo andrà male: sconfitta ai rigori la Reggina di Nevio Scala non riesce a bissare l’impresa nella stagione 1989/90 (conclusa al terzo posto) e nel 1991 torna addirittura in serie C. Lo stadio si svuota e comincia una forte contestazione alla società colpevole di aver venduto i pezzi migliori e rovinato il sogno di un’intera città. Negli anni che vanno dal 1991 al 1994 la curva amaranto espone spesso e volentieri il solo vessillo “Presenti solo per l’orgoglio di Reggio”, ed in seguito si verificano anche delle spaccature fra chi è per una tregua e chi invece vuole continuare la contestazione senza alcun compromesso. In quel periodo nacquero gli Oltranzisti, l’ala contestatrice della curva. Ma la luce è dietro l’angolo: nel 1995 il ritorno in B e nel 1999 la società di Lillo Foti raggiunge quella serie A che gli era sfuggita dieci anni prima. E qui si verifica un rigurgito del “fenomeno-Reggina”: nuovo stadio, oltre 30.000 abbonati, migliaia di persone che partono in ogni trasferta. La nuova Reggina non è una meteora e alternerà spesso serie A e serie B con ritorno immediato. Proprio questo fatto, questo “abituarsi bene” porterà a un’imborghesimento del pubblico amaranto. Nei primi anni di serie A erano molto attivi i ragazzi del Lonsgroup, costola del CUCN, che avevano preso il nome dalla loro marca d’abbigliamento preferita (le felpe Lonsdale, molto in voga in quegli anni…). Completano il quadro gruppi come Irriducibili, Nuova Guardia, Ultras Gebbione, Nucleo. Amano definirsi “la curva più bella del mondo”, e negli anni della massima serie hanno modo di stringere amicizie importanti (romanisti, granata, milanisti…) e di crearsi nuovi nemici (Bergamaschi, Viola…). Purtroppo la gestione un pò “ambigua” dei rapporti con le altre tifoserie porterà a rotture e divisioni interne. Celebre per esempio il furto dello striscione “Ragazzi della Maratona” ad opera degli Juventini, in una gara di Coppa Italia del 2003 proprio contro la compagine calabrese: lo stendardo era appeso al secondo anello del Delle Alpi, sotto quello del CUCN, e questa “ingenuità” portò non solo allo scioglimento del gruppo granata ma anche a forti discussioni interne nella curva calabrese…
Negli ultimi anni è arrivato un nuovo gruppo nel panorama della curva amaranto: sono gli Ultras 1914, dall’estetica casual e dal materiale innovativo. Tuttavia le spaccature e le divisioni hanno portato allo scioglimento di quasi tutti gli altri gruppi storici, tanto che sono rimasti in piedi in tre: Boys, CUCN e appunto gli ultimi nati Ultras 1914. Nella gara d’andata ho avuto l’impressione di una curva calorosa, dal potenziale immenso, ma fortemente divisa.
RAPPORTI. Con i reggini, al di la di qualche coro reciproco sulle rispettive latitudini, non c’è mai stata una gran rivalità. Anzi, per un periodo ci fu una sorta di rispetto reciproco, e parlo degli ultimi due anni di serie B: i ragazzi della Juventude vennero accolti bene da alcuni skinheads locali che poi portarono il gruppo a pranzo nella loro sede (penso si trattasse di aderenti al Lonsgroup), in nome si della reciproca fede politica, ma anche del gemellaggio comune con Palermo. Questo fece si che i tosi non avessero problemi nonostante il numero ridotto. Oggi il gemellaggio con Palermo da parte reggina non esiste più, e la fede politica è rimasta una caratteristica delle due tifoserie ma non più così vincolante come un tempo. Nella partita d’andata ci fu qualche coro ostile, ma sostanzialmente una diffusa indifferenza, e le discussioni maggiori furono col pubblico della tribuna a fianco del settore ospiti. Sabato, dubito che partiranno in molti da Reggio, anche se la folta presenza di immigrati farà sembrare il settore ospiti meno vuoto del solito.
GIUDIZIO PERSONALE. Per anni hanno fatto parlare tutta Italia per il loro tifo. Oggi sono molto calati, e molti che un tempo li consideravano amici oggi dicono peste e corna su di loro. Io non li conosco molto bene. Ne ricavai una bella impressione in un lontano Padova-Reggina del 1991, quando ero alle prime armi in ambito stadio: erano già retrocessi ma attraversarono ugualmente l’Italia anche se in pochi, e ciò mi colpì molto (non saranno stati più di 20, con lo striscione CUCN e Irriducibili). Nella partita d’andata invece non mi hanno particolarmente impressionato. Mi danno l’idea di essere un pò la tipica tifoseria del Sud, che si gonfia all’inverosimile quando le cose vanno bene con la stessa rapidità con cui sparisce nelle annate storte. Vedremo sabato.

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PIADINA E SANGIOVESE

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PIADINA E SANGIOVESE

Postato il 09 dicembre 2009 by La Padova Bene

Padova-Cesena non sarà mai per me una partita qualsiasi. Come non lo sarà mai per qualsiasi tifoso biancoscudato. Cesena per tutti qui significa spareggio per la serie A. Significa Cremona 15 giugno 1994. Una pagina storica per la Padova calcistica, anche se la serie A significò il capolinea di tante, troppe cose belle… Ma Padova-Cesena per me è un classico, una tifoseria più che degna rivale, uno stadio (il Manuzzi) che gli invidio e una trasferta che non mi vorrei mai perdere… Andiamo ad analizzarli da vicino.
 

SCHACHNER CAPO ULTRA’. Il tifo ultras a Cesena nasce come nella stragrande maggioranza delle città italiane, a metà degli anni ’70. Fu infatti nel 1974 che video la luce gli Ultras e le Brigate Bianconere. In quegli anni la compagine romagnola militava in serie A e conobbe addirittura l’Europa con la partecipazione alla Coppa Uefa. L’avventura europea durò molto poco (fuori al primo turno contro il Magdeburgo) ma tanto bastò per cementare il tifo per i bianconeri in tutta la Romagna. Il Cesena infatti trova il grosso del suo seguito al di fuori dei confini comunali: i tifosi bianconeri vengono da Forlì, da Imola, da Faenza, dalla provincia di Ravenna e da quella di Rimini… Il Cesena è visto come l’antagonista naturale al Bologna, squadra simbolo della regione mentre i bianconeri rappresentano più la costa e la gente romagnola, più sanguigna e passionale rispetto ai compassati emiliani.
Ad ogni modo nel 1981 arriva a Cesena il centravanti austriaco Walter Shachner, ed il suo acquisto provoca grande entusiasmo in tutta la città. Anche il gruppo principale del tifo, le Brigate Bianconere, decidono di cambiare il loro nome in Weissschwarz Brigaden, lo stesso nome in versione tedesca, in onore del bomber. Un tocco di originalità in un periodo storico in cui va molto l’inglese (Fighters, Boys…) o il gergo militare (Brigate, Fedayn, Tupamaros…). Schachner rimase in bianconero appena un paio di stagioni, ma il nome del gruppo principare è rimasto invariato fino ad oggi. Con i loro 29 anni di attività, le WSB fanno parte per forza di cose dell’elite dei gruppi storici italiani.
Nel corso degli anni ’80 la curva mare cresce enormemente ed alle WSB si aggiungono numerosi altri gruppi che in un modo o nell’altro faranno la storia della tifoseria bianconera. E’ il caso dei Viking di Forlì, degli Sconvolts, del Bronx Vigne ma sopratutto dei Mad Man di Bellaria. Questi ultimi meritano una parentesi a parte in quanto fin dalla fondazione hanno rappresentato in qualche modo “l’ala radicale” della Curva Mare: sfrontati, tosti e sempre pronti allo scontro, hanno il loro quartier generale nella cittadina rivierasca a pochi chilometri da Rimini. E proprio la leggenda narra che un tempo i bellariesi fossero più vicini ai colori biancorossi del Rimini Calcio. Poi per alcune incomprensioni finirono con l’allontanarsi dalla curva riminese, ed alcuni di Bellaria cominciarono a seguire il Cesena facendosi notare. Nel 1988 vide la luce il loro storico striscione, con la bandiera colombiana di sfondo, scelta per l’abbinamento dei colori (ma beato chi ci crede!). In quegli anni i cesenati si scontravano con gioiellini del calibro di bolognesi e viola, mentre cresceva l’amicizia storica con Brescia. Scioltisi al decimo anno di vita in aperta contestazione con la gestione societaria (che nel frattempo aveva riportato i romagnoli in terza serie) i Mad Man tornarono poi a frequentare lo stadio ma non più dietro lo storico striscione ma dietro un nuovo vessillo (che nei caratteri e nel colore richiama comunque quello vecchio) raffigurante la B di Bellaria. 
Oggi come oggi la Curva Mare è retta dal duo WSB-Sconvolts nell’anello superiore e dai ragazzi di Bellaria nell’anello inferiore. In trasferta i bellariesi usano spesso muoversi per conto loro evitando le scorte e cercando di “salutare” la tifoseria avversaria. Lo scorso campionato di C vide i cesenati mattatori dell’intera stagione del tifo vuoi per le presenze numeriche rilevanti anche in trasferta, vuoi per il modo sfrontato di muoversi in tutti gli stadi (Venezia, Cremona, Ferrara, Padova…). Insomma, sono una delle (poche) realtà ancora vive nel desolante panorama italiano, e per questo da tenere d’occhio più che mai…

NOI E LORO. Fra le due tifoserie non c’è mai stata troppa simpatia, anzi… I primi contatti seri sono datati stagione 1983/84, e come molte rivalità nasce per motivi un pò futili. Ma è così che va la storia. Pare infatti che in Curva Nord si diffuse la voce di un’amicizia dei romagnoli con i nemici storici triestini (cosa che non ha mai trovato conferma) e a fine partita i loro pullman parcheggiati in Prato della Valle rimasero vittime di una sassaiola. Pare anche che per poco non gli venne sottratto lo striscione, ma il lungo “tiro alla fune” fra le due fazioni, vide alla fine prevalere i bianconeri. Nella stagione successiva gli scontri si replicarono al Manuzzi, e diversi tosi vennero fermati e trattenuti al locale commissariato. 
Le strade poi si divisero fino agli anni ’90: nella stagione 1991/92  a Cesena verso la fine della partita ci furono non poche tensioni, con i padroni di casa che vennero nei Distinti a provocare ed alcuni dei tosi della Piazza che scavalcarono le reti divisorie. Volarono cinturate e pure zaffate di gas anti-uomo (che al tempo si era diffuso come una moda a Padova, sulla spinta di qualcuno che era andato in gita in Francia procurandone diverse confezioni). Intervenne la polizia a sistemare tutto. L’anno successivo uno dei nostri pullman, quello più pesante, uscì al casello prima e arrivò quasi indisturbato nei paraggi della curva di casa dove venne intercettato dalla Digos. Al ritorno una leggerezza della polizia mandò i cesenati a fare i biglietti nella biglietteria sotto i distinti: nacque un corpo a corso con i nostri di una decina di minuti. L’ultimo contatto che ricordi si è avuto nella stagione della promozione in A, 93/94, quando un pulmino bianconero ebbe la pessima idea di transitare sotto il chiosco dell’Appiani…
Col trasferimento all’Euganeo, la situazione si è molto tranquillizzata. Solo l’anno scorso i bianconeri si presentarono circa due ore prima della partita in un bar a un chilometro dallo stadio. Un bel numero. 
Li ritengo una delle poche realtà ultras ancora in salute, e la cosa non è per caso. Si chiama attaccamento (in primis) e presenza attiva di gente d’esperienza nel gruppo, con un cervello ancora ben funzionante. Cosa non da tutti. Nel prossimo paragrafo cercherò di analizzare questo loro stato di salute…

COL VENTO IN POPPA. Spesso qui a Padova ci lamentiamo di mille cose, che vanno dalla scarsa partecipazione della città e della tifoseria alle vicende della squadra fino allo stato della tifoseria che non piace a tutti per mille e mille motivi. A Cesena invece (che è una realtà per storia, tradizione e numeri abbastanza simile alla nostra) va tutto abbastanza bene. Miracolo? No di certo. Diciamo che da quelle parti hanno una tradizione che abbraccia tutta la Romagna, e non solo una città ed una provincia, e questo è un vantaggio non da poco. Hanno avuto la fortuna di vivere la serie A e l’Europa a cavallo fra gli anni ’70 ed ’80, quando il fenomeno ultras si sviluppava e questo gli ha portato molto seguito. Hanno dei gruppi storici che hanno superato i vent’anni di attività (WSB, Sconvolts, Bellaria…). Hanno gente vecchia che fa da guida e che ancora porta avanti i gruppi. Hanno saputo dare seguito al ricambio generazionale, coinvolgendo i giovani e portandoli ad attaccarsi ai gruppi.  Hanno saputo tenere unita la curva, superando le beghe fra gruppi ed avvicinando lo “zoccolo duro” e tutti quelli che vivono la curva un maniera più leggera, lasciando fuori tutto ciò che poteva dividere l’ambiente a partire dalla politica. Certo hanno uno stadio molto più bello del nostro, certo forse hanno anche una società che i tifosi li attira e li fidelizza senza trattarli come corpi estranei sul modello del Calcio Padova. Hanno sopratutto la mentalità di SEGUIRE IL CESENA ALLO STADIO, sia in casa che in trasferta, e non solo gli Ultras: il Romagnolo al Manuzzi ci va eccome, novemila abbonati non sono uno scherzo e sopratutto non illudetevi che siano tutti di Cesena, o di Forlì! Ecco, forse hanno una cosa in più di noi: parlano meno ed agiscono molto di più e tutto per il bene comune della tifoseria. Quando impareremo tutti questo anche a Padova, state pur tranquilli che li schiacceremo. Quando…    

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VACA ROJA!

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VACA ROJA!

Postato il 27 novembre 2009 by La Padova Bene

LA STORIA. Il movimento ultras a Vicenza nasce nei primi anni ’70. Era un tipo di tifo tutto diverso da quello di adesso, piu’ “personale” nel senso che il tifoso andava allo stadio per incitare la squadra portandosi direttamente da casa il tamburo , le trombe o gli striscioni. Tutte cose che a fine partita si riportava a casa e conservava con la massima cura.
A quel tempo (si parla del ’74-’75) si era proprio agli albori del tifo organizzato e gli stessi Ultras erano un numero molto limitato, si parla di un centinaio di persone al centro della curva, circondate da persone comuni che andavano allo stadio senza incitare particolarmente la squadra.
Mimetiche, baschi e sciarpe di lana biancorosse facevano parte dell’abbigliamento.
Nei primi anni diverse compagnie di ragazzi si alternarono sui gradoni del Menti (Ultras, Commandos, Marines…), fino a quando non si decise di unire la tifoseria dietro un’unica sigla. Come nome venne scelto “Vigilantes” al tempo utilizzato solo da un sottogruppo della curva laziale, ed il primo striscione dipinto a mano venne esposto nel settembre 1978 in occasione della sfida di Coppa Italia col Bologna. In quegli anni il Vicenza andava alla grande (proprio quell’anno si piazzò al secondo posto in serie A, dietro la Juventus) e questo favorì molto l’ascesa del gruppo ed in generale di tutta la tifoseria. Guardando vecchie foto dell’epoca si nota spesso e volentieri lo striscione Vigilantes affiancato ad un altro storico vessillo: Red-White Panthers. In realtà si trattava dello stesso identico gruppo, a cui facevano riferimento entrambi gli striscioni.
Inizialmente gli ultras berici si muovevano col centro di coordinamento, ma in seguito ad alcune incomprensioni e per la troppa differenza di mentalità decisero di staccarsi, potendo contare anche su una forza numerica di tutto rispetto per l’epoca. In quegli anni era molto forte la rivalità con i veronesi. Per i vicentini è sempre stato questo il vero derby, anche se nei primi anni ’80 a Verona non si presentavano oppure andavano nell’anonimato assoluto evitando anche di esporre gli striscioni. In quel periodo nacquero anche numerose amicizie, alcune delle quali durarono fino all’inizio del nuovo millennio. Pescara su tutte (gemellaggio storico dei vicentini) ma anche Genoa, Pisa, Reggiana, Cremonese, Udinese…
Negli anni ’80 il Vicenza finì in C, ma la tifoseria continuò a seguire con passione il “Lane”. Nel 1984/85 più di 10.000 tifosi biancorossi invasero Firenze per lo spareggio col Piacenza che riportò i berici in serie B. Ma appena due anni dopo fu una nuova retrocessione e questa volta la terza serie non fu un semplice passaggio: la curva si svuotò come il resto dello stadio, ed i Vigilantes rasentarono lo scioglimento, scongiurato solo dall’attaccamento di pochi (in testa Moreno, leader storico e fondatore dei Vigilantes scomparso nel 1993, e Pancho, tutt’ora presente al seguito del Vicenza).
Venne sfiorata anche la retrocessione in C2, scongiurata dalla vittoria nello spareggio di Ferrara contro il Prato nel 1990, con 8.000 vicentini al seguito. Nel 1992/93 invece si verificò un fatto molto grave: nella trasferta di Empoli la polizia, per disperdere una carica dei numerosi tifosi vicentini, sparò dei colpi ad altezza d’uomo che ferirono due ragazzi. L’inchiesta si trascinò per anni, e ogni anno all’anniversario dell’accaduto (il 29 novembre) la Curva Sud esponeva uno striscione per ricordare l’accaduto. Come spesso accade quando di mezzo ci sono le forze del (dis)ordine, l’inchiesta si chiuse con un nulla di fatto; e tutto ciò influì e condizionò non poco il futuro modo di porsi dei vicentini nella maniera di vivere la curva. Non a caso, Empoli ’92 è uno dei pochissimi casini degli ultimi anni che io ricordi che hanno visto come protagonisti i vicentini. Lo stesso anno il Vicenza tornò in serie B, e fu l’inizio di un nuovo ciclo di vittorie sotto la presidenza di Pieraldo Dalle Carbonare. I Vigilantes tornarono a crescere di numero, ma si verificarono altri fattori interni alla curva che ne cambiarono l’impostazione. Due su tutti: il progressivo abbandono del “nucleo storico” decimato sempre più dall’eroina e il proliferare di nuovi gruppi che spesso non erano del tutto in sintonia con i Vigilantes.
In quegli anni i Vigilantes virarono sempre di più verso un modello di “club di tifosi” più che di gruppo ultras, interessati più all’incitamento della squadra che al confronto anche “fisico” con gli avversari. Facevano un tifo della madonna e portavano in trasferta migliaia di tifosi (veri e propri esodi, come gli 8.000 tifosi che invasero Milano nel 1996 o i quasi 10.000 di Verona l’anno successivo), non tutti ultras va detto (il Centro di Coordinamento dei Club di Vicenza era parecchio attivo da questo punto di vista), ma tutto si fermava li. Non ho mai avuto il piacere di vedere un solo vicentino in faccia, e temo di non essere stato l’unico! Quando ciò si è verificato, è stato per caso in autogrill, e ne parlo più avanti.
Col tempo questo modo di fare “tifosotto” dei Vigilantes allontanò sempre più i ragazzi con un’indole più spiccatamente “ultras”, che andarono a formare vari gruppi. I due più radicali erano sicuramente il Fabjo Group, nato nel 1990 in memoria di un ragazzo scomparso, formato da molti “vecchi vigilantes” e con la tendenza a raccogliere i ragazzi più sbandati della tifoseria biancorossa; e gli Ultras, nati nel 1993 e formati in larga parte da Skinheads. Possiamo definire questi ultimi “l’ala nera” della curva vicentina, un tempo rossa e poi apolitica per molti anni. Va detto aprendo una parentesi, che Vicenza è stata forse la prima città italiana a vedere la nascita del movimento Skinheads, e che molte teste rasate frequentavano la curva fin dagli anni ’80, posizionandosi nel parterre della vecchia Curva Sud del Menti quando ancora era a due piani. Non avevano un gruppo vero e proprio, erano più una banda, nemmeno troppo ben vista dai Vigilantes per ovvi motivi. In seguito vennero presi di mira dalla polizia e sparirono, i reduci aderirono agli Ultras 1993. Molto attivi in quegli anni anche i Kapovolti, ragazzi della zona di Thiene (la provincia ha sempre avuto un peso determinante nel seguito del Vicenza).
Nel 1997 il Vicenza di Guidolin conquistò la Coppa Italia battendo in finale il Napoli, e l’anno successivo arrivò fino alla semifinale di Coppa delle Coppe dove cedette di fronte al Chelsea. Il sogno dei 3.000 vicentini crollò miseramente a Stamford Bridge per opera di Mark Huges. Fu la fine del Vicenza di Dalle Carbonare: l’anno successivo si concluse con la retrocessione in serie B, da qui i berici emersero subito ma per durare solo un anno. Poi da una decina d’anni a questa parte è sempre stata serie B. Crollato il palco, anche gli screzi interni alla tifoseria si sono dilatati sempre più. Verso la fine degli anni ’90 Fabjo Group e Kapovolti si spostarono in Curva Nord, e questa nuova situazione durò fino al 2007, quando l’intera Curva Nord venne assegnata agli ospiti. Oggi esiste solo un gruppetto nei distinti con una pezza FG. In Sud le cose non andavano molto meglio
Tanto per dirne una, crollarono una dopo l’altra due amicizie storiche: con i pisani, che presero molto male il fatto di ritrovarsi da soli a scontrarsi con i sampdoriani prima di un Vicenza-Sampdoria mentre i berici erano a guardare; e con i genoani, che si beccarono con gli Ultras 1993 a causa della differente ideologia politica e risolsero la questione a modo loro prendendoli a schiaffoni al Menti.
Possiamo dire che nel nuovo millennio la tifoseria vicentina è stata un po’ l’ombra di se stessa. Se i Vigilantes comunque non erano nemmeno lontani parenti di quelli che ci prendevano a calci negli anni ’80 (noi non siamo veneziani, le cose le ammettiamo! Anche perché nel decennio successivo le cose si ribaltarono…), oggi la curva biancorossa non è nemmeno lontana parente di quella che negli anni ’90 faceva tremare il Menti e portava migliaia di vicentini in giro per la Penisola.
In seguito si sciolsero anche gli Ultras 1993, e la curva rimase guidata dal duo Vigilantes-Caneva. In seguito nacquero altri gruppetti abbastanza attivi come gli Alcool o i 1902 Lanerossi Crew (più noti semplicemente come 1902), più vicini allo stile casual, spesso a caccia di “movimenti”. I rapporti di questi ultimi due gruppi con i Vigilantes non sono certo buoni, e la curva ne risente, anche se va detto che i Vigilantes sono rimasti davvero poca cosa, anche a livello numerico….

I PRECEDENTI. Una cosa che lascerà basiti molti è sapere che padovani e vicentini non si sono sempre odiati. Anzi, negli anni ’70 esisteva fra le due tifoserie una sorta di “rispetto”, non un’amicizia ma una certa simpatia. Questo perché a quei tempi gli ultras padovani erano appena nati, mentre i Vigilantes contavano già una discreta esperienza alle spalle ed anni di serie A mentre il Padova era in C2. Tutto finì il giorno che un gruppo di padovani andò a Vicenza-Juve con i gobbi, situazioni oggi improponibili ma che si verificavano spesso e volentieri agli “albori” degli ultras. In seguito i vicentini decisero di vendicarsi dell’affronto subito. Nel 1980 si presentarono all’Appiani al fianco dei veneziani (al tempo loro amici) e nacquero i primi problemi. L’anno successivo la cosa degenerò in occasione di un’incontro di Coppa Italia quando si posizionarono in dietro la porta della Curva Nord e per tutta la partita si scambiarono oggetti ed altro con i nostri. Al primo Vicenza-Padova della stagione 1981/82 si presero lo storico striscione “Ultras”, quello bianco con la stella rossa al centro. In quegli anni i Vigilantes erano un gruppo di tutto rispetto, i nostri erano pure volenterosi ma il gap da colmare non era poco: al Menti i berici fecero il giro dello stadio e dopo un po’ di lotta si impossessarono dello striscione. Quella fu anche l’ultima volta che i padovani persero uno striscione rappresentativo di tutta la curva in uno scontro faccia a faccia. Tutti i furti successivi avvennero sempre di notte, sia da una parte che dall’altra. L’anno successivo circa duecento vicentini arrivarono la mattina e si presero i biglietti di Curva Nord. I nostri non ebbero nemmeno il tempo di esporre lo striscione, e decisero che quel giorno non era aria. Al ritorno ci furono degli scontri nel tratto che va dalla stazione allo stadio Menti, e questa volta i padovani si erano organizzati portandosi dietro un po’ di “attrezzatura”. Successivamente la Polizia trovò diverse armi improprie addosso ai nostri e più di qualcuno venne denunciato.
Nella stagione 1984/85 i nostri vendicarono l’affronto dello striscione rubato riuscendo con un’escamotage a penetrare nel loro magazzino ed a rubare lo striscione Vigilantes da trasferta. I berici ricambiarono il favore, entrando nel magazzino dell’Appiani a notte fonda e riprendendosi il loro striscione, più tutti i nostri (il primo Hell’s Angels Ghetto, Collettivo, Alcool Trips, ecc). Sempre nel 1985 ci fu un Vicenza-Padova di Coppa Italia: il Padova era appena retrocesso per illecito e l’intera città aveva voltato le spalle, la stessa tifoseria aveva subito il colpo ed era praticamente in una fase di stallo. Solo una trentina di ragazzi si mossero senza striscioni e senza vessilli, e per tutta la partita dovettero subire le prese per il culo di Vigilantes e trevigiani presenti per l’occasione con loro, mentre a fine partita qualcuno si trovò anche a fare Menti-stazione di corsa. Fu quello uno dei punti più bassi nella storia degli ultras padovani.
Per anni poi le due tifoserie comunque non si incontrarono mai sul campo, e nella seconda metà degli anni ’80 una nuova incursione padovana al magazzino del Menti fece sparire “Vigilantes Vicenza”, quello grande che mettevano nelle partite casalinghe. A questo punto i berici decisero di persona di venirsi a riprendere il maltolto, e fecero la loro apparizione a Padova-Messina, prima giornata di serie B del campionato 1987/88… I Vigilantes erano ancora un gruppo di tutto rispetto, e si mischiarono al pubblico della gradinata per poi passare all’attacco a fine partita. Qualcuno però li aveva notati, e nella rissa che ne scaturì i nostri tennero decisamente botta pur essendo decisamente più giovani dei colleghi vicentini (a quel tempo la curva era nel pieno del ricambio generazionale che poi mandò al potere il gruppo di Piazza Cavour). Quindi arrivò la celere a dividere i contendenti e portò i vicentini nel piazzale dove ancora volò qualche manganellata e qualche tentativo di aggressione da parte nostra. A quel punto, calmate le acque, il Comandante dei Carabinieri accompagnò uno dei loro capi al magazzino dove si riprese lo striscione Vigilantes lasciando stare i nostri. La faida poteva ritenersi conclusa Tuttavia però quell’incontro segnò anche una svolta: i padovani erano ormai cresciuti e stavano piano piano tenendo botta ai più navigati cugini.
Nell’agosto del 1989 le due società decisero di organizzare un’amichevole al Menti. Da un po’ di tempo il testimone della nostra curva era passato ai “giovani” di Piazza Cavour, pieni di entusiasmo e voglia di fare. Quale occasione migliore che un derby con i nemici storici? Da Padova partirono 250 ultras nonostante il periodo vacanziero. Le cose erano cambiate e c’era voglia di dimostrarlo. Nel prepartita i Vigilantes non si fecero vedere, ed i nostri tentarono di animare il pomeriggio cercando il contatto con vari tifosi berici sciolti e poi dentro lo stadio cercando di fare il giro attraverso il parterre. Ci furono scontri con la celere. Finita la partita i Vigilantes, che ancora non erano diventati l’orchestrina sbandierante degli anni successivi, organizzarono un’agguato in un parchetto, colpendo il corteo padovano con una sassaiola. I nostri cercarono di uscire dal corteo scontrandosi con la celere, mentre sette vicentini (fra cui una ragazza) vennero arrestati.
Nella stagione 1993/94 Padova e Vicenza si ritrovarono di nuovo di fronte nel campionato di serie B. Ovviamente quella con i berici divenne per tutti la partita dell’anno, anche perché capitava in quello che è stato il periodo migliore in assoluto per la nostra curva e la voglia di rifarsi era tantissima. Il 24 ottobre 1993, derby d’andata, ben 4.000 padovani si mossero alla volta di Vicenza. Tantissimi erano i ragazzi sprovvisti di biglietto, alcuni con delle patetiche fotocopie a colori dei tagliandi. Fin dalla partenza a Padova ci furono i primi problemi, con la Polfer che fu costretta ad aggiungere delle carrozze supplementari al treno speciale, inizialmente previsto per 1.500 persone, in realtà ce n’erano almeno il doppio. Arrivammo a Vicenza molto tardi e marciammo per le strade della città berica formando un serpentone immenso, qualcosa che non mi è più capitato di vedere. I vicentini quella domenica decisero di tenersi alla larga. Giunti nei pressi del Menti si decise di passare a sfondare i cancelli, e ci furono scontri con la celere che in qualche maniera riuscì a mantenere la situazione sotto controllo, tutti vennero fatti passare (sia chi aveva il biglietto che chi non ce l’aveva). Durante la partita Vigilantes & C. si limitarono a sostenere la loro squadra, mentre noi creammo ulteriori problemi di ordine pubblico, tirando in campo petardi e fumogeni e scontrandoci con i carabinieri, ma in maniera tutto sommato blanda. Finita la partita i berici tentarono di farsi vedere senza troppa convinzione, qualcuno ci rimise anche la sciarpa. Alla fine come eravamo arrivati, così ce ne andammo: senza nessuno che ci creasse il minimo fastidio! Era evidente che i tempi erano proprio cambiati! La partita di ritorno si giocò all’Appiani e fu una delle più grandi esplosioni di violenza mai viste a Padova, con la città calata per ore nella tensione. Tuttavia quella giornata merita un capitolo a parte.
Nell’estate del 1995 le due squadre si affrontarono in Coppa Italia al Menti. Da Padova si mossero circa 500 ragazzi, ma non successe assolutamente nulla. I vicentini ci accolsero con uno striscione bello grande “Ne faxì pecà” che sinceramente avrebbe avuto un senso una decina d’anni prima, non certo nel ’95. Ovviamente fuori non si fecero vedere. Nello stesso anno era in programma il derby di campionato con entrambe le squadre in serie A. La partita d’andata si disputò al Menti ed ancora una volta muovemmo buoni numeri riempendo l’intera Curva Nord. Come al solito fuori dallo stadio non vedemmo un vicentino che fosse uno. Durante la partita ci fu un bel po’ di tensione con i soliti lanci d’oggetti in campo ed anche verso gli altri settori dello stadio e verso la fine, dopo il gol della vittoria dei berici, ci scontrammo duramente con la celere. La sera Rai Tre mandò in onda un servizio in cui si vide chiaramente la strada diversa intrapresa dalle due tifoserie: nella Sud vicentina facce allegre, giocose e pronostici sulla partita. Nel settore padovano, tensione, volti coperti e la troupe della Rai mandata via a calci in culo. La partita di ritorno si disputò all’Euganeo, e questo aveva fatto si che la polizia sapesse mantenere il controllo. I vicentini si mossero in parecchi e misero in mostra un bel tifo, dal canto nostro rimanemmo in silenzio per il primo quarto d’ora in segno di protesta per alcune diffide arrivate in settimana in seguito a dei tafferugli avvenuti nella precedente trasferta di Milano. Quando attaccammo a cantare vennero sepolti, ma fuori non successe assolutamente nulla.
Tralasciando tutte le volte che si sono presentati all’Appiani ed all’Euganeo al seguito dei vari gemellati, l’ultima volta che ce li siamo trovati faccia a faccia fu nel settembre del 2000 in un’autogrill sul Garda. Noi giocavamo in C2 e tornavamo da Vercelli, loro erano impegnati a Milano per la prima giornata di serie A. Già nel viaggio d’andata incrociammo un pullman della Caneva Berica i cui componenti scesero all’autogrill senza nemmeno accorgersi della nostra presenza, poi appena realizzarono che li avevamo quasi circondati corsero in pullman e ripartirono sensa troppi se o ma. Al ritorno incrociammo tre pullman di Vigilantes, e ci preparammo allo scontro nonostante fossimo in netta inferiorità numerica. Loro tergiversarono molto e ci rendemmo conto che i pullman erano composti per buona parte da ragazze o ragazzini. Uno dei loro capi storici ci fece capire che non gli andava molto l’idea di scontrarsi, e la situazione che si creò era surreale: da una parte 150 vicentini che ci guardavano basiti con le mani in tasca, dall’altra una cinquantina di noi con sciarpe e cappucci a coprire il volto e cinture e aste di bandiera in mano. Qualcuno li provocò ripetutamente visto che erano in netta superiorità numerica, ma loro rimasero passivi. A mettere fine alla “contesa silenziosa” ci pensò la Polstrada che arrivò di corsa in autogrill e ci fece risalire in pullman. Alla fine fu un nulla di fatto, ma tutto ciò dovrebbe far capire quanto determinate loro uscite da snob in cui si dicono “superiori” siano in realtà chiacchiere da bar!

26 MARZO 1994. Il derby del 26 marzo 1994 va trattato a parte perché fu qualcosa di particolare. Fu la pagina credo più violenta in assoluto della Padova Calcistica, di sicuro fu un punto di svolta nei rapporti fra ultras e istituzioni. Qualcosa insomma che segnò per sempre la tifoseria. Dall’altro lato, una serata indimenticabile per alcuni aspetti.
Il derby col Vicenza fu il leit-motiv di tutta la stagione 1993/94, le due squadre tornavano ad affrontarsi in campionato dopo più di dieci anni e per tutto l’anno a Padova non si parlò d’altro. Le due tifoserie erano molto cambiate rispetto al decennio precedente: l’eroina aveva fatto la sua pulizia in entrambe le tifoserie, ma se i berici da qualche anno avevano preso la strada del folclore e della non-violenza, ben diversa era la situazione nella città del Santo. Il ricambio generazionale era stato all’altezza, ed i ragazzi di Piazza Cavour erano riusciti a compattare intorno al loro gruppo buona parte della gioventù cittadina. Inoltre il Padova nei primi anni ’90 cominciò a trovarsi in pianta stabile a lottare per la serie A, e questo ebbe l’effetto di un drappo rosso sventolato davanti un toro imbottito di testosterone. Le trasferte spesso erano vere e proprie invasioni e i tosi fronteggiavano spesso e volentieri tifoserie decisamente più navigate e numerose. I tempi erano maturi anche per regolare i conti con i cugini berici. La partita d’andata come già detto si svolse senza particolari tensioni, anche perché i vicentini si tennero sufficientemente alla larga, tutta l’attenzione quindi era concentrata sul match di ritorno all’Appiani, sabato 26 marzo 1994. La tensione era alle stelle in città, ed a buttare ulteriore benzina sul fuoco giunse la notizia che i Vigilantes si sarebbero presentati a Padova non col treno speciale ma in motorino.
Oggi una partita del genere verrebbe fatta disputare a porte chiuse, tantopiù in uno stadio come l’Appiani che non conosceva nemmeno il significato della parola “norme di sicurezza”. Ma ai tempi eravamo (per fortuna! Visto che poi sono stati fatti solo danni) molto indietro in termini di repressione, ed il derby si giocò come se niente fosse il sabato sera.
Sin dal mattino l’atmosfera era elettrica, ed era molto facile girando per il centro imbattersi in drappelli di ultras biancoscudati. Ma il week end calcistico vero e proprio iniziò nel pomeriggio, con decine di ragazzi in giro per il centro a caccia di “prede”. Nel frattempo in un bar di Chiesanuova si era radunato un primo comitato d’accoglienza, composto da una trentina di buoni elementi della curva. Purtroppo i loro buoni propositi nauifragarono miseramente: da Vicenza non arrivò nessuno in motorino, ma in compenso giunse la visita di una volante della Digos che si premurò di identificare tutti i presenti. Quindici giorni dopo vennero tutti diffidati!
Intanto in centro mano a mano che si avvicinava la partita la tensione aumentava, insieme col grado alcoolico. Stava nascendo in quegli anni la “moda” dello Spritz, alcuni locali servivano vere e proprie bombe di alcool che mischiate con l’esuberanza di molti diedero vita a un mix veramente esplosivo. I pochi vicentini che si avventurarono in giro per Padova quel sabato pomeriggio fecero una brutta fine: qualcuno più fortunato se la cavò con pochi danni rimettendoci solamente il lunotto dell’auto, qualcun altro finì ribaltato dalle parti di Piazzale Boschetti e terminò il week end al pronto soccorso. E chissà quanti altri se la sono vista brutta. Il loro gruppo non si vide, ma la città era in uno stato di tensione da guerra civile, con centinaia di ragazzi a caccia di guai e sirene che suonavano ovunque!
Chi conosce il mondo dello stadio sa che si verificano spesso e volentieri delle situazioni spontanee, che nessuno organizza ma che per chissà quale strano caso di “telepatia” porta molte persone a fare la stessa cosa nello stesso momento. A volte qualcuno mette in giro una voce, è così che funziona allo stadio: sono tutta una serie di chiacchiere e di voci che nessuno si sa spiegare ma che alla fine si realizzano perché è così che deve andare. Quel sabato centinaia di ragazzi si ritrovarono in giro a cercare i vicentini, ed a circa due ore dalla partita si ritrovarono in Piazza Garibaldi e da li partirono in corteo fino all’Appiani. La prima cosa che mi ricordo, giunto nei pressi dello stadio di Via Carducci, era un’alta colonna di fumo nero: un auto targata Vicenza completamente avvolta dalle fiamme!
I berici vennero fatti arrivare col treno speciale un’ora prima della partita, e da li in corteo per le vie della città. Si fecero notare per il lancio continuo di petardi (una fece saltare il vetro di una fermata dell’autobus vicino Piazzale Boschetti) e per i danni arrecati a qualche auto in sosta. Nessuno di loro venne in motorino a farci visita. Vennero fatti entrare allo stadio giusto in tempo per l’inizio del match.
Intanto in casa padovana la tensione degenerò. A pochi minuti dall’inizio della partita vennero fatti chiudere su ordine della polizia i cancelli d’ingresso della Curva Nord, per bloccare il tentativo di un folto gruppo di persone di entrare sprovviste di biglietto. Ovviamente rimasero tagliati fuori anche molti ragazzi col biglietto, e dalle proteste si passò presto alle vie di fatto: una fitta sassaiola finì addosso alla celere che rispose con una carica. Chi era in curva, si unì a dar manforte a chi era rimasto fuori. Fu il caos. La celere sparò subito dei lacrimogeni che portarono all’interruzione della partita per qualche minuto; quindi alla ripresa del gioco tentò un’irruzione dentro lo stadio: prima in gradinata e poi in Curva Nord due diversi gruppi di celerini tentarono di entrare ma vennero letteralmente spediti fuori a calci nel culo dai tosi inferociti. Per venti minuti buoni all’ingresso della gradinata volarono manganellate, bastonate, cinghiate, cariche e controcariche; fino a quando una carica decisa dei biancoscudati costrinse la celere a barricarsi fuori dalla curva chiudendosi il pesante portone di ferro alle spalle. Fuori ovviamente c’erano tutti quelli senza biglietto che fecero il resto.
Quando ormai la situazione sembrava tranquillizzarsi i vicentini, che fino a quel momento se n’erano fregati dei tafferugli continuando a fare il loro tifo, esposero il vecchio striscione “Hell’s Angels Ghetto” trafugato dieci anni prima. Apriti cielo! Il cancello che divideva la gradinata dal campo saltò come fosse di cartone e solo la prontezza dei poliziotti in campo impedì l’invasione. La partita venne di nuovo sospesa. Il nostro striscione intanto venne fatto bruciare. In un silenzio assordante per dei “caciaroni” come i vicentini…
Finita la partita ci furono diversi tentativi di intercettare il corteo degli ospiti, ma la celere fece buona guardia. Si verificarono nuovi scontri e carichi, con un bilancio finale di oltre trenta fermi. Altri quattro ragazzi vennero arrestati nelle settimane immediatamente successive. Circa novanta persone furono diffidate per quella partita (record assoluto di diffide emesse in una partita, superato solo qualche anno più tardi da Atalanta-Brescia). A margine del derby inoltre vennero rinvenuti due ordigni rudimentali, e tutto ciò non fece altro che scatenare una vera e propria campagna di stampa e forze dell’ordine contro la curva. Fu una cosa che lasciò il segno: dovete pensare che ai tempi la repressione non era certo ai livelli di oggi. A Padova la maggior parte delle volte i celerini usavano caricarti in camionetta, tirarti una bella ripassata di manganellate e scaricarti giù cento metri più avanti. Raramente venivano effettuati dei fermi, e quando succedeva di trattava di una notte in camera di sicurezza e di un passaggio veloce in tribunale il giorno dopo. Quella volta, per la prima volta, quattro ragazzi si fecero venti giorni in carcere, trovandosi la foto su tutti i giornali ed accuse come incendio doloso, lesioni pluriaggravate, fabbricazione di esplosivi e devastazione. FU così che si decise per un gesto eclatante come lo scioglimento degli HAG, il gruppo storico.
Parlare di quella serata a distanza di anni non rende bene l’idea: gli HAG toccarono l’apice della loro storia, padroni assoluti della città per ore; ma contemporaneamente firmarono la loro condanna a morte. Dopo quella partita le cose non furono più le stesse: l’attenzione delle forze dell’ordine si fece molto più alta, quasi a livelli di paranoia; ed il passaggio successivo dall’Appiani all’Euganeo diede alla curva il colpo di grazia. Ci vollero anni per riprendersi e tornare a livelli quanto meno accettabili, anche se molto lontani da ciò che erano gli HAG all’Appiani.
Quella serata col Vicenza cambiò, e per sempre, tante cose.

IN CONCLUSIONE. In veneto tendiamo tutti a correrci dietro, un pò come il cane che si morde la coda: i trevisani odiano i veneziani, che a loro volta li cagano fino a un certo punto perchè odiano molto di più i padovani; i padovani odiano i veneziani ma fino a un certo punto mentre il derby “per eccellenza” è col Vicenza; i vicentini dicono di non cagare i padovani e di odiare unicamente i veronesi… I veronesi odiano il mondo quindi per forza di cose si cagano i vicentini fino a un certo punto!
Ma che cosa ha poi Vicenza più di Padova, calcisticamente parlando? Partiamo dallo stadio: un gioiellino come il Menti, che se non è utilizzato a sufficienza all’esterno per via del dedalo di vie che si ritrova, dentro almeno fa sentire il pubblico il dodicesimo in campo! E poi parecchi anni di A e B (più o meno gli stessi che il Padova ha fatto in C), un secondo posto in A, una Coppa Italia, una semifinale di Coppa delle Coppe… Tutto ciò ha fatto si che nel corso degli anni la città e la provincia si attaccassero ai colori biancorossi. Quello che non è mai successo a Padova, dove al contrario si è fatto di tutto per allontanare la gente dallo stadio. Negli anni ho sempre sentito decantare il pubblico di Vicenza, per il tifo caldo e passionale; e molto spesso denigrare quello di Padova paragonandolo. Ho visto anche migliaia di vicentini in trasferta in tutta Italia, tanto di cappello. Ai tempi il buon Dalle Carbonare passava qualcosina al Coordinamento, che non era il coordinamento di Padova, va detto; e questi portavano gente in trasferta. Tutto faceva numero insomma.
I Vigilantes invece negli anni ’80 erano decisamente superiori, ma poi i tempi cambiarono. Loro hanno preso una strada più improntata al tifo ed al colore e vabbè. Certo, tutta questa superiorità ostentata io non la vedo: avrebbe avuto un senso “non cagarci” negli anni ’80, oggi il senso è passato proprio, senza offesa per nessuno. E poi, perdonatemi, un vicentino che caga alto rispetto a un padovano è un pò come il mondo che si capovolge!
In conclusione, per domani mi aspetto una bella e sana giornata di sport…

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