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EBBENE SI, A CASTELLAMMARE STRUPPA 86 NON E’ NEMMENO ARRIVATA!

Posted on 18 maggio 2012 by La Padova Bene

Ricevo e pubblico

Ci  tenevamo a far sapere quello che è accaduto al nostro gruppo nella giornata di sabato 12 maggio quando una parte di noi si è messa in viaggio a bordo di un pullman per raggiungere Castellamare di Stabia dove avrebbe giocato l’ U.C. Sampdoria.

Con la grande coerenza che ci contraddingue, visto quello che abbiamo fatto in questa stagione combattendo la tessera in molti stadi d’Italia, stavamo affrontando l’ennesimo viaggio con il dubbio e la speranza di riuscire a entrare e sostenere la nostra squadra. Questa speranza era rafforzata dal fatto che eravamo tutti, e sottolineamo tutti, provvisti di regolare tagliando di ingresso allo stadio.Il viaggio scorre come sempre tra la nostra allegria e goliardia, quando una volta arrivati nei pressi di Napoli veniamo fatti deviare dalle forze dell’ordine verso un autogrill. Questo sembra essere il solito controllo di routine, fino a che con il passare inesorabile dei minuti, ci viene chiesto se siamo provvisti di tessera del tifoso. Al nostro secco no inizia un batti e ribatti che da parte delle forze dell’ordine ha il solo scopo di raggiungere le ore 15 (orario di inizio della gara) per scortarci fino a 100 km a nord in modo che non potessimo raggiungere in nessun modo lo stadio di Castellamare. In pratica tre ore sotto al sole cocente fermi in autogrill, schedati, perquisiti e rispediti indietro senza se e senza ma. Come potrete ben immaginare e capire stiamo parlando di tre camionette della polizia e varie auto private di agenti in borghese, il tutto per 15 ragazzi!!!!!!!

A tutto ciò vorremo aggiungere che oltre all’ottusità e ai metodi repressivi vi è un’altra prerogativa di chi decide tutto questo, l’IGNORANZA.

Il divieto, come da comunicato sul sito ufficiale dell’U.C. Sampdoria, sarebbe stato per tifosi liguri SPROVVISTI di tessera del tifoso. Quando facciamo notare che nel nostro pullman è presente un ragazzo nato e residente a Trento e che se volesse potrebbe entrare senza alcun problema, ci viene risposto che non è cosi e che il divieto è totale. Tutto ciò è per rendere l’idea di chi prende le decisione e gestisce l’ordine pubblico nel nostro paese!

Ci rimettiamo in viaggio per raggiungere Genova e anche qui riusciamo ad ottenere un piccolo record, questa volta molto simpatico e goliardico come pensiamo di essere noi di Struppa 86. Il nostro secondo autista inizia a sorseggiare birre caricato dal nostro sostegno ed arriva a Genova “leggermente” alticcio, tanto da non sapere piu dove sia la sua abitazione!..Questo piccolo annedoto per farvi capire che potrete toglierci tutto ma non potrete mai toglierci la libertà di fare quello che più ci piace!

…I PERMESSI E I TORNELLI NON CI FERMANO MAI…..

STRUPPA “86.

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IMMIGRATA MUORE IN QUESTURA

Posted on 16 maggio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Inchiesta sul capo dell’ufficio immigrazione del capoluogo giuliano, accusato di omicidio colposo e sequestro di persona. La giovane, infatti, non doveva essere trattenuta in cella di sicurezza, ma accompagnata al Cie. Nell’ufficio del funzionario trovato anche il cartello “Ufficio epurazione” e una foto di Mussolini

Il capo dell’ufficio immigrazione di Trieste Carlo Biffi è indagato per omicidio colposo e sequestro di persona per la morte di una donna di 32 anni avvenuta in una camera di sicurezza della polizia.Alina Bonar Diachuk era ucraina e aveva 32 anni: un mese fa era stata trovata con un cappio al collo al termosifone di una cella del commissariato di Villa Opicina, una frazione del capoluogo giuliano, dove era custodita da due giorni. Un episodio sul quale è stata aperta un’inchiesta della Procura che non solo si potrebbe estendere anche ad altri agenti della questura, ma anche ad altri aspetti: tra questi anche il cartello “Ufficio epurazione” attaccato all’interno dell’ufficio immigrazione e una foto di Benito Mussolini affissa nelle stesse stanze. Una storia raccontata dal Piccolo di Trieste e ripresa anche dal Manifesto.

La morte. Secondo i primi rilievi dei magistrati la Diachuk in realtà non doveva essere trattenuta in custodia dalla polizia. Era stata infatti accusata di favoreggiamento all’immigrazione e aveva patteggiato, così era tornata in libertà il 14 aprile: avrebbe dovuto essere trasferita nel Centro di identificazione ed espulsione di Bologna. Al contrario dopo la lettura della sentenza era stata sì prelevata da una pattuglia della polizia, ma trovata morta dopo due giorni nella camera di sicurezza. Sulla cella vigilava una telecamera di sicurezza ma per i 40 minuti di agonia della donna nessuno ha notato cosa stava accadendo (inoltre la ragazza aveva già tentato di togliersi la vita in carcere). Una serie di anomalie che ha spinto la magistratura ad aprire un’indagine.

Per capire qualcosa di più la Procura ha disposto la perquisizione degli uffici del commissariato e gli agenti si sono imbattuti nel cartello “Ufficio epurazione” e nella foto di Benito Mussolini. Ma non solo: nell’abitazione di Biffi sono stati trovati alcuni libri dal contenuto antisemita: “Come riconoscere e spiegare l’ebreo”, “La difesa della razza” di Julius Evola, “Mein Kampf” di Adolf Hitler, “La questione ebraica”. In Procura, al momento non intendono dare grande rilievo all’altro aspetto emerso durante le indagini, e cioè all’acquisizione di materiale di natura antisemita e di cartucce trovate in casa di Baffi durante una perquisizione. Materiale, quello documentale, giustificato da un sindacato di Polizia dal fatto che Baffi abbia lavorato anche alla Digos. “I rapporti con la Questura di Trieste – afferma Dalla Costa – sono sempre ottimi e collaborativi, tanto che il questore mi ha assegnato suo personale proprio per sviluppare questa indagine. Non c’è alcun ostruzionismo da parte della Questura”, ribadisce il capo della Procura.

Le indagini condotte dal pm Massimo De Bortoli devono verificare se in effetti la Diachuk fosse trattenuta in commissariato senza alcun titolo, se fosse chiusa a chiave dentro una stanza e se si sia trattato di un caso isolato, o, come ha confermato il procuratore capo Michele Dalla Costa, ci siano stati altri casi di stranieri trattenuti a Opicina senza alcun titolo. “Stiamo valutando decine di posizioni, a partire dal secondo semestre del 2011, per verificare se quello dell’ucraina sia stato un caso isolato o meno” conferma Dalla Costa.

Gruppi politici e realtà di movimento hanno indetto per oggi un presidio per protestare. Ci saranno, tra gli altri, Occupy Trieste, Sel e Rifondazione comunista.

Posso immaginare che il poliziotto in questione ora verrà sospeso dall’incarico, che in futuro non lavorerà più in polizia, che non potrà usufruire di alcuna promozione o avanzamento di carriera e che pagherà i suoi reati come un qualsiasi comune cittadino. Già, bella favola ma purtroppo Babbo Natale non esiste!

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DIFFIDATO MENTRE ERA AL LAVORO: NUOVI AGGIORNAMENTI!

Posted on 15 maggio 2012 by La Padova Bene

Ricordate la vicenda dell’ultras del Novara che aveva ricevuto un Daspo senza aver preso parte agli scontri in quanto si trovava al lavoro (CLICCA QUI)? Pare che su questa storia triste ed assurda ci siano degli aggiornamenti. Ricevo e pubblico:

CIAO!

come richiesto vi tengo aggiornati,oggi in data 14 maggio 2012 mi e’ stato revocato “mezzo” daspo. Il g.i.p. di vercelli non ha convalidato l’obbligo di firma poiche’ non ritiene fattibile senza elementi (foto e filmati e SOLO SULLA BASE DI UNA TESTIMONIANZA) che provino la mia colpevolezza tale provvedimento, il questore di Vercelli ha comunque ridotto il daspo alle sole manifestazioni sportive che interessino l’hockey a rotelle, quindi posso ritornare a vedere il Novara Calcio (guardacaso ORA CHE IL CAMPIONATO SI E’ APPENA CONCLUSO ma vabbe’ “meglio” cosi’ per il momento)… D’altra parte sto aspettando ancora il processo penale per danneggiamenti, dovrebbe essere per direttissima,ma ancora non sappiamo nulla (e spero che una volta terminato mi si levi definitivamente tutto!).

Da vercelli intanto “l’ultras” (messo tra virgolette APPOSTA) che mi ha identificato, si permette di infamarmi ancora tramite la pagina westside della pro vercelli, discolpando i vercellesi dall’aver infamato ed imputando colpe all’autista del pullman tale identificazione…

Gli atti d’accusa parlano CHIARO, non vi e’ il nome dell’autista di Baranzelli, ma bensi’ il SUO e dopo avergli risposto per le rime sul post di facebook l’infame ha pensato bene di eliminare il post… se i vercellesi fossero ultras SERI avrebbero gia’ dovuto LINCIARE tale personaggi e “dasparlo” loro dal farlo entrare nei loro gruppi organizzati e/o curva… in ogni caso al processo penale dovra’ essere presente poiche’ e’ il personaggio che mi identifica COME L’ULTRA’ NOVARESE CHE SFONDA IL VETRO DEL BUS CON UN CEPPO DI LEGNO… Va bene essere pericoloso e fortissimo, ma se da Milano riesco a lanciare un ceppo di legno e colpire il bus a Vercelli … dopo di me c’e’ solo l’incredibile Hulk… in sto caso posso vantarmi di essere l’ultra’ più pericoloso d’italia…

Voglio PRECISARE che questa e’ una cosa che va ALDILA’ dell’odio tra novaresi e vercellesi, qui non si tratta di colori,ma di guerra agli infami..

In curva si canta IN QUESTURA SI TACE! E questa regola vale per tutti gli ultras d’italia!

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DORIANI RIMANDATI A CASA DA CASTELLAMMARE DI STABIA

Posted on 15 maggio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Ultras Tito – Sito ufficiale

12/05/2012

Ecco a voi l’ennesima messa in scena da parte delle autorità “in-competenti”.

In settimana decidiamo di organizzare il pullman per Castellammare di Stabia. Ogni tanto ci riproviamo, ogni tanto speriamo che rivivere una trasferta come piace a noi possa cancellare quest’annata maledetta all’insegna delle restrizioni e delle assurdità. Vogliamo condividere questo viaggio di 750km con chi per tutto il campionato è andato avanti a testa alta con il solo obiettivo di non lasciare sola la nostra maglia nei momenti bui come in quelli felici, anche a costo di guidare per migliaia di chilometri un’auto per raggiungere la tappa proposta dal calendario del campionato di serie B. Sappiamo già in partenza  che viaggiare in pullman comporta il “rischio di essere intercettati”, già,  perchè siamo talmente scomodi, in quanto non tesserati, che per “scovarci” si  muovono tutti i più attenti funzionari d’Italia. Ci facciamo forti del fatto di  avere acquistato i biglietti e dell’assenza di “precedenti” con la  tifoseria della Juve Stabia…  E invece ecco che a 50 km da Napoli arriva la  telefonata dalla questura locale al nostro autista. Veniamo intimati di fermaci, cosa che avviene al casello di Castellammare…

Ad aspettarci al casello ci sono 2 camionette dei  carabinieri ed altrettante della polizia, 3 volanti della polizia e 4 macchine  della Digos, praticamente più forze dell’ordine che tifosi, veniamo scortati in  un piazzale, identificati, ripresi con le telecamere, vengono controllati i  biglietti che abbiamo acquistato per il settore distinti unitamente ai documenti  d’identità… A questo punto si apre il summit tra i vari funzionari che devono  decidere cosa fare di noi…

Ecco cosa siamo riusciti a capire mentre eravamo sul rovente piazzale: sia la società dello Juve Stabia, sia la Questura di Genova, hanno dato il via libera per il nostro accesso allo stadio. Quando sembra che il vento, per una volta, soffi nella nostra direzione, ecco la doccia fredda “niente da fare”. Ma non solo, non si accontentano del divieto, il “funzionario capo” sostiene che ci devono scortare fino a Napoli nord…i soliti ordini dall’alto… incredibile! Risaliamo sul pullman e lo stesso esercito che ci ha accolto ci scorta fuori città fino in autostrada.

Ci chiediamo, ma ce ne saranno problemi in Italia piuttosto che 50 persone che vogliono solo andare allo stadio? Ora vi chiediamo: QUANTO PUO’ ESSERE COSTATO TUTTO QUESTO ALLO STATO ITALIANO E QUINDI AI CITTADINI? NON SAREBBE STATO PIU’ FACILE BUTTARCI NEL SETTORE OSPITI? OPPURE LASCIARCI ANDARE NEL MOMENTO IN CUI HANNO DECISO CHE NON POTEVAMO ENTRARE?

Vorremmo che la gente comune ragionasse su quanto raccontato perché si tratta realmente di uno stato di polizia dove vengono violati diritti come la libertà di movimento e, come se non bastasse, a spese del cittadino italiano.

In settimana, tramite un comunicato, avevamo domandato un “segnale concreto”, che ci fosse dimostrato che non siamo gli unici capaci di usare il buon senso. (http://www.ultrastito.com/2012/05/iachini-dalla-parte-dei-tifosi.html).

…Ecco a voi la “loro” risposta…

Ringraziamo chi ha voluto compiere quest’ennesima prova d’amore, aggregazione e amicizia sotto l’insegna dei colori blucerchiati e che domani sarà ancora lì a lottare per i nostri diritti e per i nostri ideali pur sapendo che il rischio di imbattere in uno stato incompetente è sempre, purtroppo, molto elevato.

NON CI AVRETE MAI COME VOLETE VOI…

LIBERTA’ PER GLI ULTRAS!

Sembra una barzeletta ma non è così. Lo stato italiota, così attento agli sprechi ultimamente, non lesina spese per dare la caccia a 50 “pericolosissimi” tifosi che vogliono seguire la Sampdoria a Castellammare di Stabia. Da sputargli in faccia…

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ATLETICO IN FESTA, GUERRIGLIA A MADRID

Posted on 11 maggio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Repubblica

Dopo lo scudetto del Real, la capitale spagnola ha festeggiato la vittoria dell’Atletico in Europa League: ma la festa è stata rovinata da ore di tensione, con violenti scontri tra tifosi e forze dell’ordine

Chissà perchè in Spagna ogni volta che si festeggia un successo calcistico, le strade delle città più importanti diventano teatro di scontri fra tifosi e polizia. Non me lo riesco a spiegare: parliamo di un paese in cui è vero che ci sono delle belle tensioni sociali e forti spinte indipendentiste, ma è anche vero che in Spagna il calcio è visto come un divertimento e nient’altro e che il movimento ultras qui non ha mai attecchito ed anche quei gruppi un pò più corposi (come il Frente Atletico, appunto) non hanno la forza necessaria per organizzare assalti all’arma bianca alla polizia… 

L’unica motivazione che mi viene da pensare è nel “vizietto” della polizia spagnola di testare in queste occasioni le pallottole di gomma che hanno in dotazione. E spesso non è nemmeno necessario che ci sia qualche testa calda fra le vittime, ci pensano loro a far nascere il problema… cliccando qui potete farvi un’idea più precisa!

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IL DISSENSO E’ VIETATO, MANGANELLATI PERCHE’ FISCHIAVANO FASSINO

Posted on 02 maggio 2012 by La Padova Bene

Il 1 maggio a Torino ha avuto una coda violenta, e forse c’era anche da aspettarselo considerato il clima che ormai si respira in Italia. Ciò che forse non si aspettavano i contestatori era di ricevere manganellate con la sola colpa di aver fischiato il sindaco Fassino. Ripeto: aver fischiato! Non stiamo parlando di lancio di sassi, di fumogeni come contro Bonanni (che per quanto io possa esserne favorevole, anzi è un peccato che abbiano mancato il bersaglio, è e rimane un atto contro la legge) o di tentativi di aggressione o di sfondare il corteo. No, parliamo di fischi. Puri e semplici fischi.

A questo siamo arrivati in Italia, basta fischiare un esponente della “casta” (e Fassino è uno di quelli più in “casta” di tutti, come testimoniava l’affaire della scalata ad Antonveneta) che questi mollano i cani da guardia. Cani da guardia che, va detto, sono spesso dei poveracci come noi, anzi peggio di noi. Poveri ragazzi sottopagati che vi aprono il cranio per mille euro al mese. Gente che rischia la vita tutti i giorni affrontando pericolose vecchiette e studentelli universitari. Pasolini a suo tempo parlava di “benedetti manganelli” mentre descriveva il massacro di Valle Giulia. Dipingeva i celerini come i figli dell’Italia proletaria. Si, direi che ci aveva visto giusto: sono proprio i figli dell’Italia proletaria. Un Italia serva, ignorante, piegata a novanta gradi, cresciuta a colpi di slogan populistici, di fiction e di “Grande Fratello”. I celerini sono proprio i figli dell’Italia di oggi, non c’è che dire.

La cosa che fa ridere è che tutto sia avvenuto nella giornata dedicata ai lavoratori, da parte di un politico “di sinistra”. Uno di quelli che si dice a favore del popolo, dalla parte dei lavoratori, contro le ingiustizie. Discorsi che vanno bene al limite per i coglioni che li votano, gli altri si sono accorti da tempo che fra PD, PDL, Lega e compagnia cantante non c’è poi tutta questa grande differenza. Anzi, che non ce n’è proprio: sono tutti uguali sputati! E fingono di offendersi quando vengono chiamati “mafiosi”: è la verità! Siamo governati dalle mafie, e quel che è meglio è che c’è pure gente che li vota e che fa il loro gioco: c’è chi ti dice che “votare è uno dei pochi diritti che ci sono rimasti” (e per chi voti che nemmeno lo scegli tu il candidato?), chi sostiene che “non bisogna votare i comunisti!” (esistono ancora?) e chi ti urla che “Berlusconi è il male assoluto!” (Gli altri invece sono delle povere ragazzine vergini…).

Fassino sostiene che il fischio non è mai stato un argomento di discussione. La manganellata evidentemente si. In effetti prima di tirarti una bastonata il figlio dell’italia di oggi di turno intavola con te una discussione, ti chiede dove la vuoi, se preferisci la punta o il manico del manganello e se vuoi che i segni siano visibili o che ti procuri solo lesioni interne. Prima del via, se avanza un pò di tempo, si intrattiene con te anche in amabili conversazioni sulle teorie nicciane sul superuomo o, se il figlio dell’italia di oggi è romano o napoletano, anche a parlare di calcio.

A questo punto mi viene da pensare che le parole pronunciate lo scorso giugno da Ivo Rossi (Clicca qui) a proposito dei fischi nei suoi confronti da parte dei tifosi del Padova, fossero molto più che una minaccia. Mi viene da pensare che alla prossima occasione ci troveremo il reparto celere di Padova schierato al gran completo in Piazzetta Pedrocchi, ed al primo fischio di dissenso giù botte a tutti. Del resto, il partito di riferimento è sempre quello di Fassino…

Ora mi aspetto di vedere cosa diranno le vittime della polizia del 1 maggio quando ad essere bastonato sarà un ultras…

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STEFANO CUCCHI UCCISO DUE VOLTE

Posted on 01 maggio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Repubblica

E’ stato assolto, in appello, perché il fatto non sussiste, Claudio Marchiandi, il funzionario dell’ufficio dei detenuti e del trattamento del Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria (Prap), condannato in primo grado a due anni di reclusione per la morte di Stefano Cucchi, il geometra di 31 anni arrestato per droga il 16 ottobre del 2009 e deceduto dopo sei giorni dopo essere stato ricoverato al Pertini. Rabbia e amarezza per i famigliari.

La sentenza è dei giudici della terza sezione penale della Corte d’appello che, dopo un paio di ore di camera di consiglio, hanno ribaltato quanto deciso con rito abbreviato dal gup Rosalba Liso il 25 gennaio 2011. Marchiandi, che rispondeva di abuso d’ufficio, falso e favoreggiamento, era stato condannato in primo grado perché ritenuto responsabile di aver abusato delle proprie funzioni di pubblico ufficiale, violando il protocollo tra Asl e Prap per imporre il ricovero di Cucchi al Pertini e presentandosi spontaneamente al nosocomio  sabato pomeriggio, fuori dal turno di lavoro, per consentire l’ingresso di Stefano in un reparto in cui non doveva assolutamente entrare.

Marchiandi, poi, per l’accusa, avrebbe “concorso alla falsa rappresentazione delle reali condizioni di Stefano Cucchi così determinandone l’ingresso al Pertini, che non sarebbe stato altrimenti possibile in alcun modo”. Con questa condotta il funzionario del Prap avrebbe aiutato i tre agenti della polizia penitenziaria, accusati di aver pestato Cucchi nella cella di sicurezza del tribunale, a eludere le indagini della Procura. Il collegio d’Appello, però, assolvendo Marchiandi, ha recepito le argomentazioni difensive dell’avvocato Oliviero De Carolis che ha così commentato: “Ovviamente siamo soddisfatti di quanto deciso. La Corte d’Appello ci ha ascoltato e ha saputo valutare tutto con serenità. Rispettiamo questa sentenza come quella di primo grado. In ogni caso, il nostro auspicio è che la magistratura riesca ad accertare la verità sul decesso di Stefano Cucchi. Lo dobbiamo anzitutto a lui stesso”.

Di tutt’altra opinione i familiari di Cucchi: “L’assoluzione di Marchiandi ci amareggia molto ma non ci sorprende affatto. I nostri legali ci avevano già avvisato: la Procura, con questa impostazione accusatoria, ci sta portando al massacro. Contestando questo tipo di imputazioni, stanno uccidendo di nuovo nostro figlio”.

“Ovviamente rispettiamo quanto deciso dai giudici di Appello – ha precisato Giovanni Cucchi, il papà – e adesso non ci resta che sperare che nel processo principale la perizia sia equilibrata e utile per accertare la verità”

“E’ una scena imbarazzante vedere come i pm fanno comunella con gli avvocati della difesa e poi interrompono invece il nostro legale appena possono – commenta Ilaria Cucchi, la sorella -  sarebbe molto più semplice e dignitoso ammettere che si è sbagliato. Sono molto amareggiata da quello che ci stanno dando i pm – conclude – ma ho fiducia nella giuria e la nuova perizia mi fa pensare che c’è voglia di darci giustizia”.

Concordo, è tutto imbarazzante… è imbarazzante come viene gestita la giustizia italiana, è imbarazzante vedere come certa gente non paghi mai i propri errori, è imbarazzante vedere come la legge che dovrebbe essere uguale per tutti, per alcuni è “più uguale” che per altri.

Magari fra qualche anno questi elementi verranno anche promossi, come del resto è stato fatto con gli aguzzini del G8 di Genova…

 

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ANNULLATI I DASPO PER 78 VERONESI

Posted on 18 aprile 2012 by La Padova Bene

Fonte: TG Gialloblù

Il Tar della Lombardia, a cui hanno fatto ricorso tramite i legali Giuseppe Trimeloni e Giovanni Adami, i tifosi del Verona che erano stati colpiti da Daspo a Varese ha annullato 78 provvedimenti, praticamente tutti quelli di coloro che si erano opposti.

Legato a questo abnorme provvedimento erano sorte molte polemiche. E anche le solite accuse alla tifoseria dell’Hellas.

Quella domenica erano stati 1300 i tifosi del Verona che erano andati a Varese. Nonostante la capienza dello stadio fosse molto più elevata, non erano stati assegnati ulteriori tagliandi ai supporters scaligeri. Cento di loro erano andati a Varese senza biglietto e si erano fermati fuori dallo stadio. E sono stati loro ad essere colpiti dal Daspo.

Esattamente furono 94 i tifosi che non avrebbero più potuto andare allo stadio.

Un provvedimento esagerato che aveva scatenato immediate reazioni. Così i tifosi hanno organizzato una specie di “class action” e hanno presentato il ricorso al Tar di Milano che ora ha dato ragione a loro.

Attenzione però. Prima di tornare allo stadio è necessario avere ancora un po’ di pazienza. “I tifosi devono attendere l’ufficialità” ha spiegato l’avvocato Trimeloni “per evitare incomprensioni legate alla burocrazia che potrebbero creare ulteriori problemi”.

Avevamo già parlato dell’abuso subito dai tifosi dell’Hellas nella trasferta di Varese a suo tempo, clicca qui.

Sono contento che i gialloblù abbiano vinto il loro ricorso, d’altronde l’avevo ipotizzato da subito che non sarebbe potuta andare diversamente. Rimane l’amarezza per aver perso quattro mesi di stadio (poteva andare peggio con i tempi della giustizia italiana), e soprattutto rimangono i dubbi sul come molti questori utilizzino il Daspo come se fosse un loro giocattolino personale. In questo caso, bandendo dallo stadio quasi 100 tifosi, per che cosa?

La cosa bella è che se dovesse essere applicata alla lettera la legge Amato, quei 78 tifosi che pure hanno vinto il ricorso non potrebbero farsi la tessera del tifoso. Infatti l’articolo 9 in questo senso parla chiaro, e nei primi mesi della sua uscita in alcune città come Milano e Torino ad alcuni tifosi era stata negata la tessera per diffide prese anni fa ed ormai passate in giudicato se non addirittura tolte da qualche tribunale amministrativo regionale. Non a caso arrivò poi la circolare di Maroni a stabilire che erano da considerarsi solo coloro che avevano subito una condanna penale negli ultimi cinque anni. E pure qui ci sarebbe qualcosa da dire: visto che la giustizia italiana si basa su tre gradi di giudizio, se io prendo una diffida di tre anni ed alla scadenza del provvedimento vengo giudicato colpevole in primo grado “pago” con l’esclusione dal servizio tessera del tifoso per cinque anni; se dopo quattro anni e mezzo affronto il secondo grado e vengo nuovamente giudicato colpevole, vengo escluso per altri cinque anni; se dopo ulteriori quattro anni la Corte di Cassazione mi giudica innocente, io mi sono trovato a farmi (Da innocente!) ben (3+4,5+4=) 11 anni e mezzo senza la possibilità di sottoscrivere la tessera, farmi l’abbonamento e seguire la mia squadra in trasferta! E se contiamo che in molte città è già attivo il servizio “questura on line” e che l’articolo 9 viene applicato anche sui singoli biglietti, capite bene che significherebbe farmi undici anni e mezzo senza stadio per non aver commesso nessun reato!

Molti mi dicono “Eh, ma i veronesi si sono fatti la tessera e possono andare in trasferta…”, io dico che ai veronesi la loro scelta è andata bene ma è stata fondamentalmente una questione di fortuna: se tutte le tifoserie avessero aderito in massa alla tessera del tifoso, oggi tutte le città italiane sarebbero piene di gente che non può andare allo stadio per aver preso una diffida vent’anni fa anche se poi è stata giudicata innocente; o che nella migliore delle ipotesi da innocente si trova a non poter frequentare lo stadio per oltre dieci anni! Questo perchè, per frenare la gente che va in trasferta, il governo avrebbe applicato indiscriminatamente l’articolo 9 alla lettera. Invece si è deciso di lottare contro questo abuso, e si continuerà perchè mica è finita qui…

 

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DIFFIDATO MENTRE ERA AL LAVORO!

Posted on 17 aprile 2012 by La Padova Bene

E-mail giunta alla redazione di Dalla Parte del Torto:

Ciao! sono un ultras del Novara volevo raccontarvi del daspo che mi e’ stato consegnato oggi in data 16/4/2012.

I fatti si riferiscono alla data 12/11/2011 in occasione della gara di hockey a rotelle tra novara e vercelli (derby).

Al termine della gara i novaresi sono andati a Vercelli ad aspettare il pullman di ultra’ vercellesi (zona ritrovo palapregnolato) da qui ne scaturi’ uno scontro. La zona e’ priva di qualsiasi sorveglianza e la polizia arrivo’ solo molto dopo la fine degli scontri.

La questura di Vercelli mi ha daspato poiche’ grazie ad un’identificazione di un “ultra” vercellese (gia’ definirlo ultra’ fa schifo se se la canta in questura) avvenuta in questura di vercelli tramite foto segnaletica e NON tramite foto fatta sul momento del misfatto. C’e’ un solo problema… i fatti si riferiscono alle 11 e 30 di sera (era un sabato) io da qualche tempo lavoro a Milano come dj nelle serate rock metal ed in particolare in quella data nella discoteca NON poco famosa ALCATRAZ.

Nonostante il mio avvocato abbia consegnato memoria presso la questura di Vercelli indicando testimonianze che a tale ora ero a circa 120 km di distanza,nonostante abbia presentato anche un cedolino telepass autostradale con macchina a me intestata il questore di Vercelli Gianpietro ha deciso di notificarmi il daspo di 4 anni da tutti gli impianti sportivi!

Loro hanno una testimonianza fasulla a supportare la loro tesi, io fior di testimoni a smontargliela, ma non sono stati convocati…sono accusato di essere l’ultra’ che con un ceppo spacca il vetro del bus dei supporters vercellesi..

Questo e’ un ABUSO DI POTERE DA DENUNCIARE!! LO STO MANDANDO AI BLOG ED ALLA STAMPA LOCALE,per far si che si sappia in giro di quali ABUSI oggi dispongano questura e polizia in generale

Per ulteriori chiarimenti vi lascio il mio numero,in caso vi lascero’ anche quello del mio avvocato

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Qualcuno potrebbe inorridire, io non mi stupisco per niente. Quello che potrebbe sembrare un caso limite (uno scambio di persona) in realtà è una prassi ben consolidata che le questure applicano da tempo, forti solo di una cosa: un tifoso gode di molti meno diritti rispetto a qualsiasi altro cittadino italiano!

Vi racconto una storia: nel 1999 il Padova retrocesse in C2 nel punto più basso della gestione Viganò. La contestazione alla dirigenza aveva raggiunto i livelli di guardia da tempo, tanto che il “buon” Cesarino promise pubblicamente che non avrebbe più messo piede a Padova, nè allo stadio nè in città, e che avrebbe delegato la gestione dell’intera società a Gianni Di Marzio. All’inizio della stagione 1999/2000 anche la curva biancoscudata, in sciopero per quasi tutta la stagione precedente, tornò a fare il tifo. Più che altro per venire fuori il prima possibile dalla situazione di merda in cui il brianzolo ci aveva cacciati…

Ma una sera di ottobre arrivò una voce strana: si diceva infatti che l’odiatissimo Viganò, ben lungi dal mantenere le promesse fatte come del resto era suo costume, si facesse ancora vedere in città e che continuasse comunque a gestire in prima persona la società Calcio Padova. Non rimaneva che una cosa da fare: verificare! Fu così che un drappello di ultras decise di andare a verificare la cosa di persona: si presentarono sotto la sede della società (che allora si trovava in Via Sorio), suonarono il campanello, si fecero aprire il cancello, salirono le scale e… sorpresa! In sede c’era proprio lui, Cesarino Viganò che stava discutendo il contratto di un giocatore (mi pare Max Rosa). Ovviamente il presidente era visto come il fumo negli occhi, e non poteva essere diversamente: aveva rovinato il Padova con le sue mani, e la sua presenza era semplicemente intollerabile! Ne nacque un’accesa discussione, durante la quale gli ultras fecero il solo errore di non sanzionare fisicamente il “presidente”, dopodichè i ragazzi se ne andarono minacciando comunque di tornare quanto prima…

A quel punto Viganò, forse per ringraziare i ragazzi di non averlo scaraventato giù dalla finestra, decise di esporre denuncia per aggressione. Nel successivo colloquio in questura, riconobbe nove presunti aggressori secondo le modalità dell’epoca: la visione del faldone della questura, con tutte le facce catalogate senza nemmeno alcuna divisione ad esempio fra chi faceva l’ultras e chi era schedato per appartenenza a gruppi politici (altra cosa che avrebbe portato “grossi” benefici, ma questa è un’altra storia). Dico “presunti aggressori” perchè fra i nove c’erano almeno un paio di ragazzi che in quel momento si trovavano al lavoro. Di questi due, uno è un mio carissimo socio, che fra l’altro in quel periodo era già sottoposto a Daspo e che si vide arrivare gli agenti a casa alle otto di sera, appena quattro ore prima della scadenza del suo Daspo, per notificargliene uno nuovo, per una storia di cui non sapeva niente!

All’epoca la “rete” degli avvocati da stadio muoveva i primi passi, e non esisteva ancora una “casistica” per ogni situazione. Inoltre le diffide duravano un anno, che con i tempi della giustizia italiana significava che eri quasi costretto a tenertela, perchè saresti arrivato a giudizio (forse) quando ormai il tuo provvedimento era bello che scaduto. Questo faceva si che per molti la diffida fosse niente più che un anno di vacanza, ma per molti altri (sopratutto chi aveva subito un’ingiustizia) fosse una doppia inculata perchè non presentava praticamente nessun modo per poterla impugnare e difendersi… E’ anche vero che non è cambiato molto, la diffida (o Daspo che dir si voglia) è rimasta un’ingiustizia che spesso colpisce persone innocenti, con la differenza che ne è aumentata la durata. Ma tant’è…

Questo mio socio cercò di venirne fuori in tutte le maniere: presentò svariate prove a suo carico, fra cui il cartellino con l’orario timbrato e una dichiarazione del datore di lavoro che testimoniava sotto la sua responsabilità che il mio socio in quel preciso momento era in fabbrica. Niente da fare. L’Ufficiale dei Carabinieri che ne ascoltò la versione, pur dandogli ragione, disse che non poteva fare proprio nulla perchè la diffida in quanto provvedimento amministrativo richiedeva il ritiro della querela da parte della controparte (oggi le cose sono un pò cambiate grazie anche al lavoro svolto dalla rete di avvocati messa in piedi negli anni a venire…).

Sotto Natale, il colpo di scena: Viganò decise in un impeto di bontà per riavvicinare la tifoseria alla squadra (eh, che bello lo spirito natalizio!) di ritirare la denuncia. In realtà il motivo era un altro: pare che qualcuno in questura gli avesse fatto notare che c’era qualche imputato che non centrava nulla con l’aggressione, e che in caso di processo gli avrebbero fatto un culo come una capanna (a livello legale), al che la cosa migliore fu far finta che non fosse successo nulla e nessuno si sarebbe fatto male… Tutto a posto? Macchè! Ci pensò l’allora questore di Padova Argenio (uno che per la carriera secondo me si sarebbe creato ben pochi scrupoli anche a vendere moglie e figli) a mettere il bastone fra le ruote, rifiutandosi in un primo tempo di annullare le diffide in quanto tutti i destinatari avevano secondo lui precedenti per reati da stadio! Solo ad Aprile, col trasferimento di Argenio a Bologna e l’arrivo di un nuovo questore, la situazione venne definitivamente risolta, ed a tutti gli imputati (compreso il mio socio) venne tolta la diffida…

Questo è solo un bel quadretto per far capire il compotamento della polizia italiana. Che peraltro trova riscontro anche nella mail appena pubblicata. Così adesso capite perchè quando mi sento dire “Eh ma se la polizia l’ha diffidato qualcosa avrà combinato…” mi incazzo e comincio a rispondere in maniera quantomeno sgarbata se non anche maleducata ed offensivo….

Per quel che può contare, massima solidarietà al DJ Novarese, ed un appello: non limitarti a farti togliere la diffida e buona notte! Se vuoi fare realmente qualcosa di utile per questo movimento, chiedi anche i danni!

Al vercellese che l’ha infamato, auguro invece tanto male. Purtroppo l’Italia è un paese di infami, governato da infami e con leggi apposta per proteggersi fra infami!

 

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diaz film

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SCONVOLGENTE!

Posted on 16 aprile 2012 by La Padova Bene

Dopo aver visto oggi pomeriggio il film “Diaz” sui fatti accaduti nell’omonima scuola che ospitava i manifestanti per il G8 di Genova 2001, potrei riassumerlo con una sola parola, che è quella indicata nel titolo…

Solo un film in tutta la mia vita mi ha fatto provare le stesse medesime sensazioni, un misto di ribrezzo e di odio allo stesso tempo: Bloody Sunday! E se avete visto quest’ultimo film, potete ben capire di cosa tratta nello specifico Diaz…

“Bloody Sunday” è una pellicola sul massacro di Derry nel 1972, che mostra i parà inglesi aprire il fuoco su una folla di manifestanti irlandesi per i diritti civili uccidendo ben 26 persone, fra cui giovanissimi, anziani, gente pacifica. Quando lo vidi provai autentico schifo, si parla ormai di dieci anni fa. Diaz mi ha fatto riprovare le stesse identiche precise situazioni, con la differenza che non si è trattata di un’operazione militare in una zona in cui è in corso una guerra civile come era l’Irlanda del Nord nel 1972 (fermo restando che quanto accaduto nel giorno del Bloody Sunday rimane ingiustificabile), ma di una situazione di ordine pubblico in un paese almeno teoricamente “democratico”. Di quanto sia “civile” e “democratica” la polizia italiana invece ne ha avuto prova all’epoca tutto il mondo, e non hanno fatto nulla per smentirsi nemmeno dieci anni dopo. Lo potete vedere voi stessi da questo documento, tentativo quanto mai patetico di far scivolare “Diaz” nell’indifferenza:

Chiaramente il silenzio è tutto nell’interesse delle forze dell’ordine: la scuola Diaz fu un autentico massacro, una “macelleria messicana” come la definì Michelangelo Fournier, uno dei pochi agenti che ebbe il coraggio (tardivo) di denunciare il comportamento dei colleghi, fuori non solo da ogni legge ma pure da ogni grazia di Dio. A più di dieci anni di distanza quindi, l’atteggiamento del governo e della polizia italiana non è mai cambiato: ancora oggi ci sono troppi segreti da nascondere, troppe persone importanti implicate, troppi agenti che nonostante le barbarie perpetrate continuano a svolgere regolare servizio…

Ma torniamo al film: la pellicola è una ricostruzione dei giorni del G8, e sopratutto dei fatti accaduti alla scuola Diaz, ricostruiti dalle numerose testimonianze dei presenti, fra cui lo stesso Fournier. Si parte dalla morte di Carlo Giuliani, avvenuta in Piazza Alimonda. E da li ci si snoda fra i vertici delle forze dell’ordine e quelli del Genoa Social Forum. In mezzo, le vicende personali di alcuni ragazzi: Luca, giornalista della Gazzetta di Bologna che decide di partire per Genova subito dopo la morte di Carlo Giuliani per vedere di persona quanto succede; Alma, una ragazza tedesca che ha partecipato agli scontri e che, sconvolta dalle violenze a cui ha assistito, decide di occuparsi dei ragazzi dispersi insieme agli avvocati del Genoa Social Forum fra i quali c’è anche Marco, uno degli organizzatori più in vista; Nick, un manager che si occupa di economia solidale e che arriva a Genova per seguire il seminario dell’economista Susan George; Anselmo, un vecchio militante della CGIL in pensione che ha preso parte ai cortei dell’anti G8; Etienne e Cecile, due anarchici francesi che hanno preso parte agli scontri in cui è morto Carlo Giuliani; Bea e Ralf, due ragazzi tedeschi di passaggio che hanno deciso di fermarsi alla Diaz per riposare prima di ripartire; Max, vicequestore aggiunto del Reparto Mobile di Roma, che non vede l’ora di tornare a casa da moglie e figlia. Tutti i loro destini si incroceranno in quei giorni. Insieme a tante situazioni strane, ambigue…

C’è una colonna di auto della polizia che gira in perlustrazione per le strade di una città esasperata. Fa un giro strano, molto strano, tanto che viene da domandarsi anche ad una poliziotta per che motivo ha fatto quel giro li: passa davanti la Diaz, viene circondata dai manifestanti al grido di “Assassini”, un ragazzo gli tira addosso una bottiglietta di vetro che si infrange sull’asfalto senza nemmeno toccare il terreno. Questa bottiglietta diventa una molotov, e questa manifestazione di “intolleranza” diventerà una pericolosa aggressione. Un’aggressione che scatenerà la “necessità” di fare irruzione alla Diaz, per catturare alcuni “pericolosi” anarco-insurrezionalisti che si erano barricati all’interno. Decisione presa da un misterioso personaggio inviato a Genova dal governo. La soluzione di evacuare la scuola mediante l’uso di lacrimogeni con i quali “nessuno si sarebbe fatto male” (il che poi è tutto da vedere, vista la natura tossica dei lacrimogeni al CS utilizzati proprio al G8) viene naturalmente scartata a priori: bisogna mostrare i muscoli! Il resto guardatevelo al cinema, compresa la “democratica” sospensione di ogni diritto umano nella caserma di Bolzaneto a cui viene dedicato ampio spazio.

Per me il film è un capolavoro, e ne consiglio la visione. Dirò di più: è stato molto coraggioso il regista Daniele Vicari a fare un film del genere in un paese come l’Italia. Si perchè proprio a partire da quel 2001 a Genova, l’Italia è cambiata (non che prima fosse diverso il comportamento della polizia e della celere, basterebbe chiedere ai ragazzi delle curve, solo che diciamo così era un pò più “nascosto” ed in molti ti dicevano che dalla polizia non avevi nulla da temere… molti te lo dicono ancora adesso, ma purtroppo in questo paese ci sono anche tanti perfetti deficienti che non vogliono vedere nè capire nulla che sia all’infuori del Grande Fratello ed affini…) ed è entrata “a spinta” nella globalizzazione: da quel momento qualsiasi forma anche sociale “non allineata” è stata brutalmente repressa (in primo luogo proprio i ragazzi delle curve, per i quali i diritti umani e civili non hanno mai contato un cazzo e che anzi si sono trovati a fare da “cavie da laboratorio” molto prima dei manifestanti di Genova…), qualsiasi forma di dissenso è diventata illegale. Peggio, è diventata “comunista”! Sei contrario alla globalizzazione? Sei comunista! Sei contro il governo Berlusconi? Sei comunista! Sei contro all’idea di un mondo in cui la ricchezza sia nelle mani di pochi che tengono appesi i “molti” per le palle attraverso la precarietà e lo sfruttamento indiscriminato sul posto di lavoro? Sei comunista! La stessa opinione pubblica è stata costretta a prendere posizione: o dalla parte dei “forti” senza se e senza ma, o passare da comunisti quando non anche da anarco-insurrezionalisti se ci si poneva qualche domanda. E una delle scene finali, con un passante che chiede a uno degli organizzatori “Che cosa avete combinato voi con il vostro G8?” è quanto mai emblematica di ciò.

Io che comunista non lo sono mai stato però delle domande me le faccio: per esempio, quando vedo le mie città invase da loschi commercianti cinesi che si comprano tutto un pezzo alla volta ed in contanti, quando vedo ragazzi della mia età che lavorano tre mesi si e tre mesi no, quando vedo gente che col suo stipendio riesce a malapena a pagarsi il mutuo della casa, quando vedo imprenditori che si suicidano e quando mi “godo”i frutti di questa crisi che sembra non avere mai fine; allora mi chiedo se era questo il “mondo globalizzato” che avrebbe dovuto portare “maggior benessere e maggiori opportunità per tutti”. E la risposta me la da un film come Diaz, riproponendo situazioni che poi vado a verificare nella vita di tutti i giorni: per esempio la conferenza stampa “bulgara” della questura di Genova, in cui non viene risposto minimamente alle obiezioni mosse dai giornalisti (mi ricorda qualcosa…); per esempio il “no-global” che riceve la telefonata dal capo della Digos ed a precisa domanda sul fatto che ci fossero i black-block dentro la scuola Diaz risponde con un “può essere” ambiguo esattamente come il personaggio che dimostra di essere (oggi probabilmente fa l’assessore in qualche giunta del PD dalle parti sue…); per esempio il poliziotto che con un coltello si taglia apposta l’uniforme per simulare un tentativo di aggressione ricevuto dentro la scuola e poi durante l’intervista glissa con “Non mi sento un eroe…” (Domanda: ma Alessandro Roja deve sempre e per forza recitare il ruolo del pezzo di merda infame in qualsiasi fiction?); per esempio il poliziotto che se ne sta ben lontano dalla Diaz, in quanto “allergico” a certe scene, ed il cui compito è portare dentro la scuola due bottiglie molotov non prima di aver telefonato alla ragazza per dirle che “la porterà a vedere il concerto di Ricky Martin” o la ragazza che viene obbligata a pulirsi dal mestruo con un foglio di carta di giornale appallottolata da una poliziotta donna (e poi le donne si lamentano del mancato rispetto dei propri diritti quando molte di loro sono le prime a non rispettare nemmeno le loro simili!). L’Italia è cambiata, la polizia italiana no. Potete chiedere alle famiglie Sandri, Aldrovandi, Rassman, Uva, Scaroni e chi più ne ha più ne metta!

Andatelo a vedere.

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