E-mail giunta alla redazione di Dalla Parte del Torto:
Ciao! sono un ultras del Novara volevo raccontarvi del daspo che mi e’ stato consegnato oggi in data 16/4/2012.
I fatti si riferiscono alla data 12/11/2011 in occasione della gara di hockey a rotelle tra novara e vercelli (derby).
Al termine della gara i novaresi sono andati a Vercelli ad aspettare il pullman di ultra’ vercellesi (zona ritrovo palapregnolato) da qui ne scaturi’ uno scontro. La zona e’ priva di qualsiasi sorveglianza e la polizia arrivo’ solo molto dopo la fine degli scontri.
La questura di Vercelli mi ha daspato poiche’ grazie ad un’identificazione di un “ultra” vercellese (gia’ definirlo ultra’ fa schifo se se la canta in questura) avvenuta in questura di vercelli tramite foto segnaletica e NON tramite foto fatta sul momento del misfatto. C’e’ un solo problema… i fatti si riferiscono alle 11 e 30 di sera (era un sabato) io da qualche tempo lavoro a Milano come dj nelle serate rock metal ed in particolare in quella data nella discoteca NON poco famosa ALCATRAZ.
Nonostante il mio avvocato abbia consegnato memoria presso la questura di Vercelli indicando testimonianze che a tale ora ero a circa 120 km di distanza,nonostante abbia presentato anche un cedolino telepass autostradale con macchina a me intestata il questore di Vercelli Gianpietro ha deciso di notificarmi il daspo di 4 anni da tutti gli impianti sportivi!
Loro hanno una testimonianza fasulla a supportare la loro tesi, io fior di testimoni a smontargliela, ma non sono stati convocati…sono accusato di essere l’ultra’ che con un ceppo spacca il vetro del bus dei supporters vercellesi..
Questo e’ un ABUSO DI POTERE DA DENUNCIARE!! LO STO MANDANDO AI BLOG ED ALLA STAMPA LOCALE,per far si che si sappia in giro di quali ABUSI oggi dispongano questura e polizia in generale
Per ulteriori chiarimenti vi lascio il mio numero,in caso vi lascero’ anche quello del mio avvocato
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Qualcuno potrebbe inorridire, io non mi stupisco per niente. Quello che potrebbe sembrare un caso limite (uno scambio di persona) in realtà è una prassi ben consolidata che le questure applicano da tempo, forti solo di una cosa: un tifoso gode di molti meno diritti rispetto a qualsiasi altro cittadino italiano!
Vi racconto una storia: nel 1999 il Padova retrocesse in C2 nel punto più basso della gestione Viganò. La contestazione alla dirigenza aveva raggiunto i livelli di guardia da tempo, tanto che il “buon” Cesarino promise pubblicamente che non avrebbe più messo piede a Padova, nè allo stadio nè in città, e che avrebbe delegato la gestione dell’intera società a Gianni Di Marzio. All’inizio della stagione 1999/2000 anche la curva biancoscudata, in sciopero per quasi tutta la stagione precedente, tornò a fare il tifo. Più che altro per venire fuori il prima possibile dalla situazione di merda in cui il brianzolo ci aveva cacciati…
Ma una sera di ottobre arrivò una voce strana: si diceva infatti che l’odiatissimo Viganò, ben lungi dal mantenere le promesse fatte come del resto era suo costume, si facesse ancora vedere in città e che continuasse comunque a gestire in prima persona la società Calcio Padova. Non rimaneva che una cosa da fare: verificare! Fu così che un drappello di ultras decise di andare a verificare la cosa di persona: si presentarono sotto la sede della società (che allora si trovava in Via Sorio), suonarono il campanello, si fecero aprire il cancello, salirono le scale e… sorpresa! In sede c’era proprio lui, Cesarino Viganò che stava discutendo il contratto di un giocatore (mi pare Max Rosa). Ovviamente il presidente era visto come il fumo negli occhi, e non poteva essere diversamente: aveva rovinato il Padova con le sue mani, e la sua presenza era semplicemente intollerabile! Ne nacque un’accesa discussione, durante la quale gli ultras fecero il solo errore di non sanzionare fisicamente il “presidente”, dopodichè i ragazzi se ne andarono minacciando comunque di tornare quanto prima…
A quel punto Viganò, forse per ringraziare i ragazzi di non averlo scaraventato giù dalla finestra, decise di esporre denuncia per aggressione. Nel successivo colloquio in questura, riconobbe nove presunti aggressori secondo le modalità dell’epoca: la visione del faldone della questura, con tutte le facce catalogate senza nemmeno alcuna divisione ad esempio fra chi faceva l’ultras e chi era schedato per appartenenza a gruppi politici (altra cosa che avrebbe portato “grossi” benefici, ma questa è un’altra storia). Dico “presunti aggressori” perchè fra i nove c’erano almeno un paio di ragazzi che in quel momento si trovavano al lavoro. Di questi due, uno è un mio carissimo socio, che fra l’altro in quel periodo era già sottoposto a Daspo e che si vide arrivare gli agenti a casa alle otto di sera, appena quattro ore prima della scadenza del suo Daspo, per notificargliene uno nuovo, per una storia di cui non sapeva niente!
All’epoca la “rete” degli avvocati da stadio muoveva i primi passi, e non esisteva ancora una “casistica” per ogni situazione. Inoltre le diffide duravano un anno, che con i tempi della giustizia italiana significava che eri quasi costretto a tenertela, perchè saresti arrivato a giudizio (forse) quando ormai il tuo provvedimento era bello che scaduto. Questo faceva si che per molti la diffida fosse niente più che un anno di vacanza, ma per molti altri (sopratutto chi aveva subito un’ingiustizia) fosse una doppia inculata perchè non presentava praticamente nessun modo per poterla impugnare e difendersi… E’ anche vero che non è cambiato molto, la diffida (o Daspo che dir si voglia) è rimasta un’ingiustizia che spesso colpisce persone innocenti, con la differenza che ne è aumentata la durata. Ma tant’è…
Questo mio socio cercò di venirne fuori in tutte le maniere: presentò svariate prove a suo carico, fra cui il cartellino con l’orario timbrato e una dichiarazione del datore di lavoro che testimoniava sotto la sua responsabilità che il mio socio in quel preciso momento era in fabbrica. Niente da fare. L’Ufficiale dei Carabinieri che ne ascoltò la versione, pur dandogli ragione, disse che non poteva fare proprio nulla perchè la diffida in quanto provvedimento amministrativo richiedeva il ritiro della querela da parte della controparte (oggi le cose sono un pò cambiate grazie anche al lavoro svolto dalla rete di avvocati messa in piedi negli anni a venire…).
Sotto Natale, il colpo di scena: Viganò decise in un impeto di bontà per riavvicinare la tifoseria alla squadra (eh, che bello lo spirito natalizio!) di ritirare la denuncia. In realtà il motivo era un altro: pare che qualcuno in questura gli avesse fatto notare che c’era qualche imputato che non centrava nulla con l’aggressione, e che in caso di processo gli avrebbero fatto un culo come una capanna (a livello legale), al che la cosa migliore fu far finta che non fosse successo nulla e nessuno si sarebbe fatto male… Tutto a posto? Macchè! Ci pensò l’allora questore di Padova Argenio (uno che per la carriera secondo me si sarebbe creato ben pochi scrupoli anche a vendere moglie e figli) a mettere il bastone fra le ruote, rifiutandosi in un primo tempo di annullare le diffide in quanto tutti i destinatari avevano secondo lui precedenti per reati da stadio! Solo ad Aprile, col trasferimento di Argenio a Bologna e l’arrivo di un nuovo questore, la situazione venne definitivamente risolta, ed a tutti gli imputati (compreso il mio socio) venne tolta la diffida…
Questo è solo un bel quadretto per far capire il compotamento della polizia italiana. Che peraltro trova riscontro anche nella mail appena pubblicata. Così adesso capite perchè quando mi sento dire “Eh ma se la polizia l’ha diffidato qualcosa avrà combinato…” mi incazzo e comincio a rispondere in maniera quantomeno sgarbata se non anche maleducata ed offensivo….
Per quel che può contare, massima solidarietà al DJ Novarese, ed un appello: non limitarti a farti togliere la diffida e buona notte! Se vuoi fare realmente qualcosa di utile per questo movimento, chiedi anche i danni!
Al vercellese che l’ha infamato, auguro invece tanto male. Purtroppo l’Italia è un paese di infami, governato da infami e con leggi apposta per proteggersi fra infami!