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BAYERN MONACO AD AZIONARIATO POPOLARE

Posted on 15 maggio 2012 by La Padova Bene

Fonte: MyRoma

….L’Allianz e il Bayern sono il simbolo di un calcio virtuoso, coi conti a posto e con un campionato che è il più equilibrato d’Europa, di sicuro quello con più pubblico: la media è di oltre 45.000 spettatori a partita, meglio della Premier (35.000) e non parliamo dell’Italia (23.000).

Il top è rappresentato dal Borussia Dortmund, che da due anni riempie il suo monumentale Westfalenstadion: 80500 spettatori di media. Due eventi hanno portato a questi record: il fallimento del gruppo Kirch nel 2002, che ha costretto i club a rivedere i rapporti economici con le tv e a riordinare i bilanci cercando nuove risorse; l’altro è stata l’organizzazione del Mondiale 2006, che ha imposto la ristrutturazione degli stadi o la costruzione di nuovi impianti. Tra cui l’Allianz Arena, che il 7 aprile scorso ha fatto registrare un primato mondiale: per la centoottantesima volta consecutiva c’è stato il tutto esaurito.

Il Bayern è il modello per il nuovo fair play finanziario dell’Uefa, anche se per seguirlo interamente bisognerebbe essere tedeschi e avere la tradizione calcistica e manageriale del club bavarese: tanto per dire, è dal 1979 che il Bayern non ha un bilancio negativo, l’unica volta che stava per registrarlo cedette Rummenigge all’Inter (1984) e rimise i conti a posto.

Dai diritti televisivi il club ottiene appena 35 milioni all’anno (il Real e il Barcellona incassano oltre 150 milioni, le tre big italiane sfiorano i 100) e il resto dei ricavi (intorno ai 300 milioni l’anno) arrivano dal merchandising e dagli incassi. È un club che attira potentissimi investitori (Adidas, Audi, Allianz e Lufthansa), il 65% della proprietà è azionariato popolare (60 euro all’anno per ogni socio) e si sta aprendo ad altri mercati, soprattutto a quello indiano cheè molto vivo: quando nel 2008 il Bayern giocò a Calcutta per celebrare l’addio al calcio di Kahn, c’erano 125.000 spettatori.

Alla solidità economica si aggiungono la cura del vivaio,i cui prodotti sono l’ossatura del Bayern, le scelte oculate e competenti sul mercato interno e internazionale (Neuer, Alaba, Luiz Gustavo, Gomez, Robben e Ribery) e le spese sempre tenute sotto controllo: l’acquisto più costoso della storia è stato Gomez, 30 milioni dallo Stoccarda. Quest’anno il Bayern ha raggiunto già a gennaio il pareggio di bilancioe da quel momentoè stato tutto guadagno, con la finale di Champions come ciliegina.

Ecco perché poi nascono imprese come quelle di Madrid, che hanno fatto dire al presidente Rummenigge: «Non ho mai visto qualcosa di simile in 40 anni di calcio professionistico. Questa serata supera quelle mitiche degli anni Settanta e Ottanta. Abbiamo giocato un calcio di qualità inarrivabile». Il tutto coi conti a posto. Praticamente, vuol dire essere perfetti. O tedeschi.

La più bella risposta a tutti coloro che sostengono che “In Italia l’azionariato popolare non si può fare!”. Si, non si può fare perchè siamo delle pecore!

Mi sembra indicativo inoltre di come quest’anno tre squadre su quattro arrivate alle semifinali di Champions (Bayern, Real e Barcellona) fossero ad azionariato popolare, mentre in Italia si fa di tutto per allontanare i tifosi dal calcio. Non si è capito, o si è capito ma non si vuole dire, che questo sistema porterà alla completa distruzione del calcio italiano. Ma si darà la colpa agli ultras, come sempre…

 

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CARDIFF CITY: QUANDO LE STRATEGIE DI MERCATO MINACCIANO LA STORIA

Posted on 10 maggio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Bar Sport Brusche

Il fascino del calcio nel Regno Unito ha, nel corso dell’ultimo decennio, portato molti investitori stranieri ad affacciarsi nei campionati inglesi alla ricerca di visibilità internazionale e per fare business attraverso i club di calcio. Molte società in passato in difficoltà finanziarie o semplicemente individuate come potenzialmente generatrici di ricavi, sono così finite in mani non britanniche.
Arabi (Man City), russi (Chelsea), americani (Man Utd e Liverpool), indiani (Blackburn), ormai il calcio inglese è diventato sempre più internazionale. Spesso però le nuove proprietà si trovano tifoserie ostili, a volte per il modo di condurre i club (vedi quanto accaduto nei giorni scorsi a Blackburn), ma più spesso a causa del timore che personaggi lontani dallo stile di vita inglese possano rompere tradizioni locali, in alcuni casi centenarie, a cui i tifosi sono fortemente legati, in nome del business. E’ ciò che si è paventato ai tifosi del Cardiff City, il cui proprietario è il milonario malesiano Vincent Tan. Il Cardiff City Football Club è una società calcistica gallese con sede nella città di Cardiff, fondata nel 1899 e militante nella Championship inglese, Il club è conosciuto come i ”Bluebirds”, soprannome messo in pericolo dalla volontà dei proprietari del club di cambiare i colori sociali e stemma.
Gli amministratori asiatici infatti, tra le varie iniziative che vogliono mettere in atto per rilanciare il club e portarlo verso la Premier League, hanno proposto di cambiare, a fini di marketing, i colori sociali e lo stemma del club.
Il piano di sviluppo prevede il passaggio dalle storiche divise blu e bianche a un completo con maglia rossa bordata bianca, calzoncini neri e calzettoni rossi a cui si aggiunge la sostituzione dello stemma societario con un drago rosso che richiama quello tipico gallese, a sostituire l’uccello azzurro da cui deriva appunto il soprannome “Bluebirds”. I dirigenti hanno giustificato l’idea con la convinzione che questa novità possa creare interesse nei paesi asiatici (il reale obiettivo dei proprietari è quello di associare il colore del club con quello storico della loro nazione, il rosso) e portare allo sviluppo del marchio in paesi in forte espansione e su cui molti club della Premier hanno ormai da tempo messo gli occhi.
Hanno inoltre sottolineato come le maglie di Arsenal, Manchester United, Liverpool siano di gran lunga le più richieste proprio perché di colore rosso a scapito di quelle del Chelsea o del Manchester City blu.
Al momento poche dichiarazioni del board del club, si saprà qualcosa in più nei prossimi giorni, nel frattempo i tifosi del club sono già in agitazione per l’ipotesi paventata. L’invito è il solito ”sack the board and take control’‘.
Per chi volesse appoggiare la causa dei tifosi gallesi contro il cambio di maglia, firmate qui: http://www.gopetition.com/petitions/cardiff-city-fans-for-preservation-of-the-bluebird.html

 

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FARFAN: “NON VERRO’ A GIOCARE IN ITALIA PERCHE’ DA VOI GLI STADI SONO SEMPRE VUOTI!”

Posted on 09 maggio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Mondo Pallone

Un rifiuto che sa di sentenza. Jefferson Farfan, attaccante esterno dello Schalke 04, in scadenza di contratto in estate e corteggiato, prima dal’Inter e poi dalla Juventus, ha detto no alla corte del club bianconero ed ha rinnovato con la società di Gelsenkirchen.

Il lungo tira e molla con i tedeschi alla fine si è concluso con un accordo che accontenta entrambe le parti e soprattutto il giocatore che, come dichiarato, ha scartato l’ipotesi italiana per vari motivi: “Quella bianconera è una grande squadra, ma il calcio che si gioca in Italia è differente. Lo Schalke è una squadra piu’ attraente e in Italia gli stadi sono sempre vuoti“.

Un’ulteriore testimonianza di quanto il nostro calcio stia perdendo sempre più appeal e di quanto sia indietro rispetto agli altri principali campionati d’Europa. Più che un rifiuto, un allarme, un verdetto.

Nella frase di Farfan è racchiuso tutto il motivo per cui il calcio italiano deve cambiare pelle. O cambiare guida. I signori che gestiscono il pallone di casa nostra sono ben coscienti di cosa tenga a casa i tifosi dallo stadio, però nonostante tutto continuano imperterriti sulla loro strada. Prepariamoci al terzo anno di “tessera del tifoso”, anche se cambierà il nome in “fidelity card” (ma non la sostanza).

Il punto è che non potranno dare in eterno la colpa agli ultras. Prima o poi dovranno affrontare anche i problemi veri, che ci sono. Cosa faranno allora?

 

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SERIE A: CROLLO DI SPETTATORI MA NON SI PUO’ DIRE

Posted on 01 maggio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Dodicesimo Uomo

Prendiamo spunto da un articolo di SpyCalcio per cercare di capire quanti realmente sono gli spettatori reali allo stadio. L’impresa è diciamolo subito impossibile, perchè ogni club comunica partita per partita il numero dei biglietti venduti, sommandoli a quelli degli abbonati. Così per Cagliari-Chievo risultano essere 5.000 gli spettatori, un miracolo se erano 1.000 in realtà. A Firenze come in altre piazze ci sono abbonati che non sono mai entrati allo stadio i “tornelli” non mentono…e se ad oggi la media spettatori a gara comunicata è di 21.818, la media reale è molto più bassa, intorno alle 19.000 presenze. Se fossero comunicati i dati veri, la media della Serie A crollerebbe probabilmente sotto i 20.000 spettatori a gara, dietro alla serie A francese e a un passo dalla Serie B inglese. Invece si continua a pubblicare numeri gonfiati e a dire che il pubblico allo stadio tiene. Eppure i settori ospiti deserti, gli spalti semivuoti ovunque li vediamo tutti e come correttamente riportato da SpyCalcio crescono i numeri delle Pay-tv. E’ un calcio sempre più virtuale…

Fonte spycalcio:Gli spettatori tengono, gli ascolti tv crescono e per la finale di Coppa Italia, il 20 maggio, ci vorrebbero almeno… quattro stadi Olimpici (richieste per 300.000 biglietti!). Il nostro calcio ha, certo, tanti problemi e a livello europeo quest’anno ha rimediato sonori schiaffoni (dal prossimo anno, poi, inizia il declino con sole tre squadre in Champions, di cui una ai preliminari…). Ma in casa, tutto sommato, le cose non vanno male. Alla tredicesima giornata di ritorno gli spettatori medi erano 22.800 (circa): lo scorso anno, alla stessa giornata, erano 22.300; due anni fa 23.500. Insomma, c’è una tenuta del sistema. Non un crollo, e nemmeno una crescita significativa. Gli stadi, si sa, sono quello che sono, tranne rare eccezioni (vedi Juve Stadium). I prezzi in qualche caso troppo cari (scandalosi quelli della finale di Coppa Italia). Alcune piazze hanno scontato la modesta annata delle loro squadre: vedi Firenze e Roma (versante giallorosso). Poi ci sono impianti piccoli come Novara, Siena e Cesena. Il Cagliari ha dovuto giocare alcune gare “interne” a Trieste: e gli abbonati? Pensate che fregatura. E la crisi economica poi fa il resto. Siamo lontani anni luce dalla Bundesliga e dalla Premier League, ma questa non è certo una novità. Che fanno i club per riportare i tifosi negli stadi? Poco o nulla. C’è molta, troppa rassegnazione. Alle società basta che le tv possano fare grandi ascolti, e li fanno: sia Sky che Mediaset Premium sono in crescita. Il calcio rischia di diventare sempre più uno sport televisivo. Ed è un errore. Tv e tifosi allo stadio possono convivere, come succede all’estero.  Non si sa ancora inoltre cosa succederà il prossimo anno con la tessera del tifoso, che dovrà trasformarsi, nelle intenzioni, in fidelity card. A fine stagione sarà necessario che il Viminale faccia il punto con la Lega di serie A, prima che vengano programmati i piani per gli abbonamenti. Un’incertezza che non piace, e penalizza i tifosi.

Questi invece i numeri reali del Franchi, grazie al sitodifirenze.it

Fiorentina – Bologna: aventi diritto 21.436* – effettivi 16.211 – meno 24,4%
Fiorentina – Parma: aventi diritto 20.436 – effettivi 16.398 – meno 19,8%
Fiorentina – Lazio: aventi diritto 22.773 – effettivi 19.232 – meno 15,5%
Fiorentina – Catania: aventi diritto 18.783 – effettivi (tornelli in tilt)
Fiorentina – Genoa: aventi diritto 19.312 – effettivi 15.067 – meno 22%
Fiorentina – Milan: aventi diritto 33.295 – effettivi 31.625 – meno 5%
Fiorentina – Roma: aventi diritto 21.363 – effettivi 16.443 – meno 23%
Fiorentina – Atalanta: aventi diritto 15.812 – effettivi 11.504 – meno 27,25%
Fiorentina – Lecce: aventi diritto 18.474 – effettivi 13.865 – meno 24,95%
Fiorentina – Siena: aventi diritto 16.784 – effettivi 12.823 – meno 23,6%
Fiorentina – Udinese: aventi diritto 16.684 – effettivi 8.541 – meno 48,8%
Fiorentina – Napoli: aventi diritto 20.042 – effettivi 16.600 – meno 17,17%
Fiorentina – Cesena: aventi diritto 26.834 – effettivi 21.451 – meno 20,06%
Fiorentina – Juventus: aventi diritto 36.387 – effettivi 34.559 – meno 5,02%
Fiorentina – Chievo: aventi diritto 19.791 – effettivi 14.156 – meno 28,47%
Fiorentina – Palermo: aventi diritto 21.037 – effettivi 15.820 – meno 24,80%
Fiorentina – Inter: aventi diritto 23.567 – effettivi 20.094 – meno 14,74%

 

 

 

 

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ROTTURA LOTITO-CONI: LA LAZIO IN EUROPA GIOCHERA’ A PALERMO

Posted on 01 maggio 2012 by La Padova Bene

Fonte: La Lazio Siamo Noi

Mancano 4 ore. Solo 4 ore prima della scadenza della concessione per giocare la prossima Champions League, o coppa europea di tono minore che sia, ed è rottura tra Coni e Lotito: il presidente biancoceleste avrebbe rifiutato, come riporta Sky, l’offerta del Comitato Olimpico. Fitto mistero sul quale sia la soluzione all’ennesima grana in casa biancoceleste, quel che è certo, è che le parti sono lontane. “Più passa il tempo e più mi rendo conto che con certa gente è impossibile andare d’accordo”. Gianni Petrucci, presidente del Coni, motiva così la rottura della trattativa con Claudio Lotito per il rinnovo dell’affitto dello stadio Olimpico alla società biancoceleste. La Roma, lo ricordiamo, ha stipulato un accordo valevole fino a 30 giugno 2015. E alla Lazio mancano 4 ore, solo 4 ore.

PALERMO COME ALTERNATIVA – Il club biancoceleste deve presentare entro la mezzanotte di oggi la documentazione necessaria per ottenere la licenza Uefa, quello è l’obbligo. E dopo l’ennesima rottura con il Coni, Lotito è corso ai ripari per tutelare la partecipazione della Lazio alle prossime competizioni europee. Sembrerebbe infatti che comunque, nella giornata di oggi, il patron biancoceleste abbia presentato in Figc la documentazione, indicando come stadio per le coppe internazionali l’impianto capitolino in primis – pur senza il si del Coni – e come alternativa il ‘Barbera’ di Palermo. Se la Lazio non riuscisse a ricucire i rapporti con il Coni, sarà questa la prospettiva per la prossima stagione?

I BIGLIETTI LA CAUSA DI DISCORDIA – Intanto iniziano a emergere i primi dettagli sulla nuova rottura tra Lotito e il Coni. Secondo il club capitolino l’accordo – che sembrava esser stato trovato la scorsa settimana, con la firma che doveva arrivare prima di questo weekend – sarebbe invece saltato a causa dei biglietti che la Lazio si impegna a concedere al Coni per la prossima stagione: “La trattativa con il Coni per l’affitto dello stadio Olimpico è fallita per la solita questione dei biglietti da concedere loro”, ha chiarito il legale del club biancoceleste Gian Michele Gentile, “E poi parlano di etica…” . Pronta però la smentita del Coni, non sono i biglietti la causa dell’ennesimo divorzio. E’ quanto avrebbe comunicato al club biancoceleste l’amministratore delegato del Coni Raffaele Pagnozzi: “Evidentemente tutti gli sforzi compiuti da questa società per superare i dissidi che hanno caratterizzato il rapporto nella presente stagione e rendere disponibile anche alla Lazio il progetto di valorizzazione dello Stadio Olimpico – scrive l’ad – non hanno sortito alcun effetto dovendosi registrare, come nel passato, una reale chiusura ad ogni trattativa di buona fede. La Lazio pur avendo a disposizione ampio tempo e con risultati sportivi che già dalle prime partite facevano prevedere un possibile accesso alle competizioni Uefa – risponde il Coni- ha atteso l’ultima settimana utile per manifestare un interesse, tra l’altro con toni e contenuti del tutto inappropriati, considerato che l’impianto non è di sua proprietà. Coni Servizi, nonostante ciò, si è resa disponibile per un incontro, tenutosi il 24, nel corso del quale sono state illustrati il progetto e le condizioni d’uso che questo comporterà nella prossima stagione, lasciando peraltro la possibilità di optare per un contratto annuale”. Un atteggiamento quello della Lazio che secondo il Coni è stato tutt’altro che disponibile per trovare una soluzione e un compromesso che riunisse le due parti.

LA LETTERA DELLA LAZIO – Il club capitolino ha reso nota una lettera che ha inviato al Coni con la sua proposta di rinnovo del contratto d’affitto dell’Olimpico. “Le nostre osservazioni traggono spunto dall’analisi delle condizioni di mercato in materia di impianti sportivi: il nostro rapporto ha ad oggetto l’unico impianto sportivo esistente a Roma autorizzato ad ospitare competizioni nazionali ed internazionali, e il fatto che non ve ne siano altri disponibili pone la vostra società in ‘posizione dominante’, con il conseguente obbligo del rispetto dei diritti del mercato. Inoltre Coni Servizi è il braccio operativo di una pubblica amministrazione e in quanto tale soggiace all’obbligo di rispettare il mercato e di evitare posizioni in conflitto con la legislazione antitrust”. Poter usufruire dell’impianto capitolino 365 giorni l’anno, come Inter e Milan con lo Stadio di San Siro, la stessa proposta che aveva avanzato la Lazio un anno fa, quando si discuteva del rinnovo del contratto. Nella lettera la Lazio sottolinea anche che a Milano le spese di manutenzione straordinaria sono sostenute dalla proprietà e non dai club, la società biancoceleste avrebbe richiesto quindi lo stesso trattamento, assumendosi l’incarico di gestire i servizi di ristoro. Poi il nodo cruciale, quello relativo ai biglietti che la Lazio offre al Coni. Come sottolineato dall’avvocato Gentile sembra questo il pomo della discordia, e la società stessa sottolinea nella lettera la sua posizione: “L’attuale situazione del Paese porta ad abolire tutti i privilegi di cui godono alcuni soggetti rispetto ad altri. La politica governativa è nel senso del recupero delle entrate laddove sia possibile privatizzare servizi e prestazioni, ponendo a carico dei destinatari oneri economici per incrementare i ricavi e le entrate pubbliche”. La Lazio avrebbe quindi proposto al Coni: “Di porre in vendita i posti della tribuna autorità Coni (122 posti) che avete in programma di realizzare e di dividere il ricavato tra le nostre società. I residui tagliandi richiesti per ospiti (100 tribuna d’onore, 100 Monte Mario, 30 distinti e 200 di servizio) sono a vostra disposizione. Per non appesantire la trattativa accettiamo di subire la determinazione del canone d’uso richiesto (2.880.000 euro per 10 mesi a cui vanno aggiunti Iva e adeguamento Istat) anche se non lo riteniamo conforme a quelli di mercato”. Conclude poi la lettera del club capitolino: “Nel dichiararci disposti a sederci al tavolo delle trattative vi invitiamo a rilasciare entro oggi la dichiarazione di disponibilità dello stadio a nostro favore al fine di evitare che la tifoseria laziale, nell’auspicata partecipazione alla Champions o altra competizione europea debba essere costretta a recarsi in altra città per sostenere la propria squadra”. La lettera è stata inviata dalla Lazio nella giornata di oggi, prima che arrivasse la rottura – ennesima e definitiva – tra la società biancoceleste e il Coni.

Una sottile guerra di nervi fra un pregiudicato (Lotito) ed un membro della casta a tutti gli effetti (Petrucci). Clicca qui per i dettagli.

Che dire? Si sente tanto parlare di “rinnovamento” del calcio italiano, di “fidelizzazione” dei tifosi, di mille altre puttanate perchè questo sono di fatto… e poi? E poi il Cagliari va a giocare a Trieste, la Lazio a Palermo e Genoa-Cagliari si giocherà a Brescia A PORTE CHIUSE (Clicca qui). Al Rigamonti la partita sarà in posticipo alle 20,45. Un sogno che si realizza, per alcuni: stadio deserto e tutti davanti la TV! Poi mi direte se vi piace l’atmosfera…

In Italia manca il rispetto per i tifosi, prima di tutto. E con queste premesse, il calcio di questo paese di idioti non può durare ancora a lungo: tempo pochi anni e finirà per implodere definitivamente, allora forse si potrà pensare ad una ricostruzione che dovrà passare per forza attraverso facce diverse… Intanto io aspetto seduto sulla riva del fiume: aspetto con ansia una figura di merda agli Europei (altamente improbabile, ma ci spero!) e lo svolgersi dell’inchiesta del calcio scommesse… voi parlate pure degli ultras, che sono il vostro problema principale perchè non vi lasciano spadroneggiare come vorreste! Onore ai ragazzi delle curve, gli italioti prendano esempio…

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PALLONE 24 ORE NON STOP

Posted on 25 aprile 2012 by La Padova Bene

Fonte: Dodicesimo Uomo, ripreso da un articolo di Repubblica:

Questo è il calcio che ci meritiamo, da sottolineare l’enfasi con la quale si parla della Lazio (solo per fare un esempio) alla ricerca di punti per il terzo posto. Tutti VOLUTAMENTE si dimenticano che la classifica finale sarà ben diversa da quella che avremo a luglio con le penalizzazioni e retrocessioni. I media evitano di parlare di questo, devono “spingere” le persone a guardare le pay-tv e non possono parlare di un calcio corrotto, agonizzante.

Più di 24 ore di calcio non stop: una festa per le tv. L’abbuffata di calcio nazionale e internazionale inizia oggi alle 18:30 con gli anticipi di serie A tra Atalanta-Chievo e il Cagliari che a Trieste scende in campo contro il Catania. L’aperitivo si beve in Italia, per la cena ci si siede a tavola in Europa con la semifinale di ritorno di Champions League. Al Camp Nou il Barcellona riceve il Chelsea di Di Matteo. In palio c’è l’accesso alla prestigiosa finale di Monaco. Risultati che precedono di qualche ora le scottanti partite di domani con 12 ore di partite. Una giornata straripante, che inizia alle 12.30 con Novara-Lazio. I neo promossi hanno ormai poco da chiedere al campionato, mentre i ragazzi di Reja scendono in campo per la conquista dei tre punti. L’obiettivo è staccare l’Udinese e mettere un’ipoteca al terzo posto. Alle 15 la carrellata prevede: Roma-Fiorentina, Lecce-Napoli, Palermo-Parma, Siena-Bologna e Udinese-Inter. La serie A si chiude alle 18 (per non sovrapporsi alla partita di Champions) con le duellanti per lo scudetto: Milan-Genoa e Cesena-Juventus. La squadra di Allegri deve reagire al pari di domenica contro il Bologna per non dare l’addio definitivo allo scudetto. La squadra di Conte in gran forma punta a continuare la corsa al titolo. La serata di calcio si chiuderà alle 20.45, con l’altra semifinale di Champions League. In campo al Bernabeu, Real Madrid e Bayern Monaco. repubblica.it

Ormai il calcio italiano vive di sole televisioni, e quei giornalisti funzionali al sistema (capisco che chiamarli “giornalisti” è un pò fuoriluogo… bisognerebbe avere il coraggio di chiamarli “addetti stampa” o meglio ancora “servi”!) fanno di tutto per spingere la gente a guardarsi le partite in TV. Col benestare delle istituzioni chiaramente, che hanno svolto un ruolo fondamentale in tutto ciò!

Negli ultimi anni abbiamo assistito a quella farsa terrificante che è stata l’introduzione della Tessera del Tifoso, che nelle parole di chi l’ha imposta voleva essere un sistema per riportare le famiglie allo stadio. In realtà abbiamo visto tutti che è servita solo a svuotare gli stadi. Contemporaneamente è arrivato il “calcio-spezzatino”, e non che prima le partite non si giocassero in giorni ed orari abbastanza, diciamo così, “creativi”. Solo che da un paio d’anni a questa parte è diventato così per istituzione. Non c’è nessun collegamento fra le due cose?

Del resto, Genoa-Siena insegna: i genoani non hanno fatto assolutamente nulla di violento, tanto che non ci sono stati nemmeno gli estremi per l’arresto in flagranza differita. Tuttavia pagheranno con daspo di cinque anni e col linciaggio mediatico, perchè? MA PERCHE’ HANNO INTERROTTO LA DIRETTA DI UNA PARTITA, QUALE COLPA PIU’ GRANDE NEL CALCIO DI OGGI?

Se paradossalmente i Ragazzi della Gradinata Nord fuori dallo stadio avessero preso a pugni in faccia i loro giocatori e incendiato loro le macchine, avrebbero pagato di meno in proporzione…

In contemporanea, escono questi articoli: “una festa per le tv”, nemmeno hanno vergogna nello scrivere certe cose!

Gli ultras danno fastidio non perchè sono violenti, ma perchè non sono funzionali al sistema. Non si piegano. E vanno eliminati. C’è solo un problema: non ci sono ancora riusciti, e dubito ci riusciranno in futuro…

 

 

 

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IN PICCHIATA LE PRESENZE NEGLI STADI ITALIANI

Posted on 29 marzo 2012 by La Padova Bene

Fonte: Calciopress

In forte calo  le presenze negli stadi del calcio professionistico italiano.

Preoccupa non poco anche la bassa percentuale di riempimento, con impianti di fatto semivuoti rispetto al loro potenziale.

Il ticketing influisce in misura sempre più irrisoria sull’ammontare dei ricavi globali

Sono questi tre dati significativi che emergono nel “Report Calcio 2012” (“Report calcio 2012, per capire meglio il mondo del pallone”).

Il numero di spettatori che ha assistito agli incontri dei campionati professionistici italiani nel 2010-2011 ammonta in totale a 13,3 milioni. Un dato complessivamente in calo del 4% rispetto alla stagione precedente.

La serie A ha registrato un decremento del 2,4 %. La serie B del 3,2%.

Particolarmente significativo il crollo registrato nei campionati della Lega Pro guidata dal presidente Mario Macalli, che attraversa un periodo di grave instabilità finanziaria: la Prima Divisione di Lega Pro accusa un calo dell’11%, la Seconda Divisione di Lega Pro del 19,9%.

La percentuale di riempimento degli stadi di serie A in campionato, Coppa Italia e coppe europee è del 56%. Solo per la Champions League sale al 67%.

I ricavi da stadio (il cosiddetto ticketing) rappresentano appena il 10% del totale.

E pensare che dopo tutte le sparate di Maroni ero quasi convinto che gli stadi fossero tutti pieni!

Purtroppo il trend negativo è destinato a continuare, almeno fino a quando non si renderanno conto che trasformare gli stadi in una caserma, e le sempre maggiori difficoltà nel reperire i biglietti, allontanano la gente. Nessuno per divertirsi andrebbe in una caserma a vedere una partita!

Non ci arrivano, ma forse non ci vogliono arrivare. A loro va benissimo così. Tanto i soldi li prendono dalle pay-tv, chissenefrega se la gente non va allo stadio, anzi meglio!

Rimane il fatto che un sistema del genere non può restare in piedi, perchè per mantenere un certo standard di diritti tv il calcio ha bisogno per forza di cose anche del contorno sulle gradinate. Se ne accorgeranno tutti quando cominceranno a calare anche i soldi portati da Sky, per forza di cose…

Certo, ai padroni attuali del calcio questo non interessa. A loro interessa speculare il più possibile. E togliere il disturbo quando le cose butteranno male. Del resto, hanno già distrutto un calcio che all’inizio degli anni ’90 dominava la scena europea ed oggi fatica a portare una squadra ai quarti di Champions in un Europa in cui inglesi, spagnoli e tedeschi la fanno da padroni. Tanto fatica da aver perso perfino un posto in Champions.

Ah, si! Ma il male del calcio sono gli ultras…

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ADDIO PIACENZA!

Posted on 28 marzo 2012 by La Padova Bene

Notizia di qualche giorno fa. Fonte: Il Piacenza

Il Piacenza Calcio è fallito. Non più ufficiosamente, come era fino a ieri, ma ufficialmente. Questa mattina, 22 marzo, infatti il giudice Maurizio Boselli ha depositato in cancelleria le sentenza che accoglie le istanze di fallimento e contestualmente ha nominato i due curatori fallimentari che saranno l’avvocato piacentino Franco Spezia e il commercialista Filippo Giuffrida.La squadra terminerà comunque la stagione in corso, dopodiché passerà probabilmente all’asta.

Aggiornamenti più recenti. Fonte: Piacenza 24

Il commercialista Filippo Giuffrida ha rassegnato le dimissioni per sopraggiunti e irrevocabili impegni di lavoro. L’avvocato Franco Spezia si è detto dispiaciuto per la decisione del collega visto che il rapporto di lavoro era iniziato bene all’insegna del confronto utile per trovare soluzioni ai problemi del club biancorosso. Intanto ieri Spezia si è incontrato con il presidente della Lega Pro, Mario Macalli. I due hanno parlato dei 250.000 euro, ultima rata del paracadute per le squadre retrocesse dalla serie B. Il curatore ha avuto assicurazioni che il denaro arriverà a Piacenza prima di Pasqua. Il paracadute servirà a coprire i costi di un mese della gestione della società, poi si dovrà attingere a altre fonti, come sponsorizzazioni o contributi volontari. Ieri è stata anche la giornata delle decisioni del Giudice sportivo che ha multato il Piacenza di 1500 euro “perché propri sostenitori, due volte durante la gara, intonavano cori inneggianti alla discriminazione territoriale” durante la partita col Siracusa. Tra i giocatori squalificati non c’è nessun biancorosso, mentre nel Frosinone, prossimo avversario dei biancorossi, Nicco dovrà fermarsi per un turno. Nel Piacenza è scattata la diffida per Piccinni e Rodriguez.

Purtroppo nemmeno il Piacenza è riuscito a superare la notte. Dispiace, soprattutto per i tifosi. Voglio ricordare il Piacenza Calcio con un video che fece il giro del web un pò di tempo fa:

Il video è di quattro mesi fa. Nel video si vede un noto capo ultras piacentino a confronto con colui che è stato poi l’artefice del fallimento del Piacenza, e poi con la squadra. Vale la pena ricordare che il tifoso in questo video si assume dei grossi rischi per il suo sfogo verbale verso dirigenza e squadra, mentre il signore che ha fatto fallire il Piacenza ne uscirà pulito grazie ai “magheggi” della legge italiana…

Spesso si dice che gli ultras sono la rovina del calcio. Chi è la rovina del calcio in questo caso?

Mi piace citare un commento ripreso da Youtube proprio a proposito di questo video: ma buttatelo in cella,che gente di merda,competizione e valore sportiva qua vanno a puttane,quello rappresenta il classico ultras di merda da riempire di botte. Sarebbe bello conoscere l’autore per fargli qualche domandina: per esempio, di quale competizione sportiva stai parlando brutto coglione? Di quali valori? Competizioni e valori rappresentati da chi ha mandato a puttane quasi cent’anni di storia calcistica per degli sporchi interessi personali? Sarebbe meno bello se l’autore lo conoscesse il protagonista del video e gli chiedesse di riempirlo di botte; ma gli italioti sono questi, poco da fare: si sentono tutti dei gran furboni e dei grandi intellettuali, talmente furbi e talmente intellettuali che si ritrovano a mangiarsi la loro stessa merda e ne sono contenti. Per lo meno gli ultras hanno ancora un minimo di dignità…

Solidarietà ai tifosi del Piacenza, per quanto possa contare…

 

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ADDIO RANGERS!

Posted on 28 marzo 2012 by La Padova Bene

Fonte: Dalla Parte del Torto

Il peso insostenibile della crisi globale che si scontra inesorabilmente con la storia del calcio.
A farne le spese questa volta è uno dei club più gloriosi d’Europa: il Glasgow Rangers è infatti prossimo al fallimento, a causa di un debito verso l’HMRC (il Fisco britannico) che ammonterebbe a un centinaio di milioni di euro.
Il termine del 31 marzo, deadline per saldare il buco, rappresenta in realtà il rintocco finale sulla storia dei Rangers: un’epopea iniziata 139 anni fa, e condita dalla bellezza di 115 trofei, di cui a breve non rimarrà che il ricordo indelebile. E’ infatti pressochè impossibile che di qui alla fine del mese spunti dal nulla un investitore disposto a coprire il debito.

A nulla sono dunque servite le innumerevoli iniziative volte a salvare il club, inaugurate dalla decisione di giocatori importanti come Naismith e Witthaker di ridursi lo stipendio del 75%, proseguite con la cessione del club a Craig White, e culminate nella scelta di Mcculloch, bandiera della squadra, di giocare addirittura senza percepire alcun compenso.

ULTIMA GIOIA – Prima di gettare definitivamente la spugna però, la squadra protestante di Glasgow si è regalata un’ultima dolcissima gioia: nel derby più sentito di Scozia i Rangers hanno infatti sconfitto 3-2 i cugini cattolici del Celtic, in un Ibrox Stadium capace di creare un’atmosfera pazzesca. Un successo che ha negato al Celtic la conquista matematica del titolo sul campo degli eterni rivali, che tra poco non esisteranno più.

Il Glasgow ripartità infatti dalla quarta divisione scozzese, e con ogni probabilità cambierà anche la denominazione.

La fine di un’epopea.

La fine di un pezzo di storia del calcio e della Scozia.

Il fallimento dei Rangers è un’offesa alla memoria storica del calcio. Mi stupisco che nessuno si sia fatto avanti seriamente per impedire questo scempio, nè a livello politico-istituzionale, nè alcuna associazione di tifosi…

Ma ciò che mi stupisce è che i Rangers rischiano di fallire per 100 milioni di debiti. Real Madrid e Barcellona allora quante volte dovrebbero essere fallite? Ed il Milan? E mezza Premier League? Ho la sensazione che il mitico “Fair play finanziario” valga solo per la maggior parte del club europei, non per tutti!

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GLI STADI VUOTI DEL CALCIO ITALIANO, IL FLOP VISTO DALLA PARTE DEI TIFOSI

Posted on 22 febbraio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Calcio Press

Salvo sporadici casi in controtendenza, i dati sull’afflusso di pubblico negli stadi italiani sono in costante peggioramento. Il fenomeno è trasversale. Ormai non è più  questione di categoria, la crisi non risparmia nessuno. Si deve confrontare con il problema l’intero calcio professionistico (serie A, serie Bwin, Prima e Seconda Divisione di Lega Pro).

Alle nostre latitudini assistere dal vivo a una partita è diventato un problema burocratico. Lo spettacolo spesso deprimente che offrono le squadre in campo giustifica da parte sua gli ampi spazi vuoti che si fanno largo sulle tribune. Anche in televisione (pay tv o trasmissioni in chiaro non fa differenza) l’effetto mette i brividi. I raffronti con le altre realtà professionistiche europee (Inghilterra e Germania in testa, ma anche Spagna e Francia) sono perdenti in partenza: ci sarebbe da sotterrarsi per la vergogna quando si analizzano i piccoli numeri della serie A Time e si confrontano con quelli delle concorrenti (Premier League, Bundesliga, Liga, e Ligue 1).

Le cause sono note a tutti. Visto però che quanti dovrebbero impegnarsi a vario titolo istituzionale per tutelare un prodotto che rappresenta pur sempre una delle maggiori risorse finanziarie del nostro paese e dà lavoro a un numero rilevante di occupati fanno finta di niente, vale forse la pena ritornarci sopra.

L’obsolescenza degli impianti, in Italia fatiscenti come pochi altri nell’Unione Europea, è il primo fattore critico. Una vera vergogna costringere gli spettatori paganti ad assistere in condizioni talmente disagiate a uno spettacolo, perché di questo si tratta quando si parla di una partita di calcio. La costruzione di stadi nuovi, in Italia, dovrebbe rappresentare una priorità. La legge è da tempo immemorabile impantanata in Parlamento. Il cammino per rendere gli stadi luoghi frequentabili da un pubblico pagante si sta facendo davvero troppo accidentato.

Acquistare un biglietto è diventata una faccenda maledettamente complicata. Ogni città ha regole sue, ogni partita ha limitazioni in certi casi insormontabili. Casms, Osservatorio, Tessera del tifoso, Questure e Prefetture fanno a gara per scoraggiare i tifosi. Molti, alla fine, lasciano perdere e se ne restano a casa. Di soldi da buttare via ce ne sono pochi di questi tempi, un altro elemento che certo non gioca a favore. Le pay tv, che vendono tutte le partite di A e B a prezzi ormai stracciati, fanno il resto. La gente sembra spinta a restarsene a casa piuttosto che a partecipare dal vivo a quello che, fino a non molto fa, era il rito della partita di calcio.

Il tempo passa inesorabile. I problemi si sommano e si incancreniscono. Gli stadi si svuotano ogni giorno di più. Il disimpegno dei tifosi rischia di diventare irreversibile. E’ quanto si voleva forse ottenere? Questa è la domanda.

Non sono completamente d’accordo con l’autore dell’articolo. Bisogna analizzare con onestà la situazione degli stadi italiani: l’Italia non ha mai brillato per la bellezza e la modernità degli impianti, però negli anni ’80 gli stadi erano strapieni! Certo, oggi la gente si è imborghesita: se un tempo in giornate di pioggia la vecchia Nord dell’Appiani si presentava gremita ed anzi parecchia gente si metteva a petto nudo per sfidare il tempo, negli ultimi anni che eravamo in Curva Sud (prima di spostarsi in Fattori) bastavano due gocce d’acqua per spingere il grosso della gente a vedere la partita sotto il portico (oggi ci salviamo perchè siamo su un settore coperto). Questo l’abbiamo visto tutti. Ma non basta come spiegazione.

La verità è che negli ultimi 15 anni si è fatto di tutto per fare in modo che la gente non andasse più allo stadio, ed in parte ci sono riusciti. Hai voglia a dare sempre la colpa alla violenza negli stadi: nei sempre ben ricordati anni ’80 la violenza era ben più diffusa, poi negli anni ’90 è diventata una vera e propria fobia, ed è cominciata la caccia alle streghe grossomodo dopo il 2000. Invece di affrontare il problema, lo stato italiota ha preferito prendere il giro largo, a colpi di leggi speciali (cinque in vent’anni. Lo sottolineo sempre per far capire la cialtroneria dei personaggi), di decreti, di circolari, di regole sempre più ambigue e confuse. E gli stadi sono diventati sempre più dei lager, delle caserme. Voi portereste vostro figlio in una caserma per farlo divertire? Se mi dite di si siete degli ignoranti che mentono sapendo di mentire col solo scopo di darmi torto… Contemporaneamente è arrivata l’offerta delle pay-tv, che ha fatto piazza pulita: per vedere una partita allo stadio oggi devo molto spesso andarmi a comprare il biglietto durante la settimana, quindi prendere ore di permesso dal lavoro e perdere ore in colonna in qualche tabaccheria (!!!), dare i documenti, spendere spesso e volentieri cifre folli per spettacoli deprimenti, passare ore in colonna ai tornelli, una doppia perquisa di stewards e carabinieri come succede ultimamente all’Euganeo (con che utilità, mi chiedo? Si sono accorti che i carabinieri sono li a beccarsi lo straordinario domenicale senza far nulla ed hanno deciso di fargli fare qualcosa?) per poi vedermi la partita magari in uno stadio come il nostro, un’offesa per il calcio (solo Zanonato, che del resto è un’offesa al genere umano, poteva difenderlo paragonandolo a quello di Varese, altro gioiellino!). Inoltre molto spesso si gioca in giorni lavorativi, di sera in inverno, col freddo che ti taglia a metà… Con cinquanta euro al mese (anche meno) mi posso vedere tutte le partite comodamente al caldo nel salotto di casa mia, davanti a una pizza e una birra fresca (la birra allo stadio è tassativamente vietata! Almeno a Padova: hanno paura che la gente possa divertirsi più del dovuto…), senza sbirri e sbirretti vari che mi rompono i coglioni, senza sbattermi tanto per trovare un cazzo di biglietto. E risparmio pure. Chi cazzo me lo fa fare di andare allo stadio?

Io ci vado ugualmente allo stadio, ma non per la partita. Ci vado per gli amici, perchè è un rito, perchè mi piace il tifo, amo la mia curva e combatto a modo mio per la mia città. Senza tutto questo, non ci andrei più…

Ma il tifoso normale, quello che un tempo veniva allo stadio con la radiolina per ascoltarsi i risultati degli altri campi, non ci viene più allo stadio. Ha valori diversi dai miei. Quel tipo di tifoso, oggi sta a casa o sta in bar a vedersi Sky! L’influenza delle pay-tv in questo processo di svuotamento degli stadi è sempre sottovalutata, o meglio: nessuno può negare che ciò esista ed influisca, però cercando di metterla in secondo piano per non sputtanarsi del tutto. Alla fine, a loro fa comodo Sky perchè (per ora) porta soldi. Se poi i tifosi non vengono allo stadio pazienza, l’importante è che si abbonino a Sky. Peccato però che anche lo spettatore televisivo voglia la sua parte, e vedere gli spalti vuoti non piace a nessuno. Forse piace giusto agli sbirri, che hanno meno da lavorare… Oggi Sky paga, imponendo condizioni di schiavitù al calcio italiano, ma per quanto ancora? I presidenti sono dei cialtroni, spesso mitizzati da quelle stesse figure giornalistiche che hanno contribuito a creare il “baraccone calcio” (Biscardi in primis… Quante volte ha dato ospitalità nei suoi studi a presidenti o dirigenti che ben sapeva essere veri e propri delinquenti?) che non hanno mai pensato a costruire alle loro spalle un vero e proprio retroterra, ma hanno sempre pensato a spartirsi i soldi (ormai le briciole, ed è bello vedere dei cani che si sbranano per le briciole!) delle televisioni.

Relativamente agli stadi, è vero che servirebbe un restyling, ma non capisco perchè ci vorrebbe una legge ad hoc per fare ciò: forse per far contento Lotito che avrebbe potuto cominciare a costruire in zone a rischio idro-geologico con una bella legge ad-personam? Italia ’90 come stagione degli sprechi non è bastata? la Juve il suo stadio l’ha fatto, senza aspettare nessuna legge, ma qui si vogliono gli investimenti a costo zero… troppo comodo!

Rispondo alla domanda dell’autore: si, il disimpegno dei tifosi è quanto si voleva ottenere…. e non ci sono nemmeno riusciti bene perchè molti ancora vanno!

 

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