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GIRA E RIGIRA LA COLPA E’ DEI TIFOSI…

Posted on 14 maggio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Il Mattino di Padova

Alessandro Dal Canto, nella conferenza stampa di venerdì, aveva detto: «sono come Rocky Balboa, ne ho prese tante da Apollo, ma lotterò fino all’ultimo pugno». Così mi sono voluto rivedere il film di Sylvester Stallone, per cercare analogie tra il pugile italoamericano e l’allenatore castellano del Padova.

Rocky, nel primo (il più bello, 1976) dei sei film di successo, ha una missione impossibile: battere Apollo, un bestione feroce. L’incontro di boxe sarà violento, appassionante, incerto fino alla fine: Rocky cade ma si rialza più volte, ha il volto tumefatto ma combatte fino a finire l’incontro in piedi. D’accordo, perde ai punti, ma non va ko. E il pubblico lo applaude e lo saluta come un eroe. Dal Canto, come Rocky, ha combattuto un campionato pieno di colpi di scena (mettetici anche il casino del calcioscommesse), a volte è caduto, a volte ha sbagliato, ma poi si è sempre rialzato. Sa bene che le probabilità di entrare nei playoff sono ridotte ai minimi termini (nelle pagine a seguire vi spieghiamo perchè). Però sa di aver lottato fino alla fine, e soprattutto sa che finirà in piedi il suo combattimento. Eppure c’ è una cosa che non quadra.

Se il pubblico del film fischia, applaude, urla, ride e attraversa una serie di emozioni per concludere comunque con l’applaudire il perdente Rocky, qui da noi il pubblico pare sempre infelice, insoddisfatto, critico e pesante. Anche ieri. Questo non è un film, e questa non è nemmeno l’America dove lo sport è considerato spettacolo, o come dicono loro «entertainment». E il concetto di stagione positiva da loro è legato al fatto se ti sei divertito, non se hai vinto il campionato. Probabilmente dirò cose impopolari, perdonatemi. Faccio fatica a concepire una tribuna che dopo dieci minuti fischia, offende, deride un ventenne che non riesce a entrare in partita. Che senso ha? Che cultura è? Lo aiuti? Faccio fatica a concepire una tifoseria che continua a inveire contro un allenatore (ieri persino dopo il 3-0, tanto che lui ha fatto con le mani il cenno: state zitti).

Dal Canto forse non entrerà nei playoff ma comunque ha fatto 63 punti (e il Padova in B non li aveva mai fatti). Faccio ancor più fatica a sentire (purtroppo anche leggere) critiche al presidente Cestaro che è un uomo con una passione immensa e che ci ha donato un divertimento, rimettendoci dei soldi. Gli si fa ogni anno un processo di piazza, una cosa assurda: ma lui si vede che ci ha fatto il callo e chissà, penserà che fa parte del calcio ogni forma di barbarie. Sta lì, subisce, risponde, si addolora. Resiste. Per tornare a Sylvester Stallone, vi ricordate come va Rocky II? Il nostro Balboa si riposa un po’, poi torna sul ring per un’altra battaglia all’ultimo sangue. E stavolta vince.

Nel mio articolo precedente paventavo l’idea che Dal Canto potesse essere riconfermato anche la prossima stagione. E’ solo una sensazione, sia chiaro, ma leggendo quest’articolo mi viene da pensare che una certa parte di stampa gli stia preparando il terreno. Nel caso specifico, adesso si sta cercando di addossare ai tifosi le colpe del fallimento di un incompetente come Dal Canto!

Il paragone con Rocky non sta proprio in piedi: nel film si vede un pugile che lotta, nella realtà si vede una squadra che cammina! Sono due cose diverse a casa mia… Il pubblico è insoddisfatto, critico e pesante proprio perchè quest’anno ha visto una squadra senza grinta ne orgoglio, che è la cosa che da maggiormente fastidio, più fastidio ancora che mancare l’obiettivo dei playoff. Vi sembra poco? Lo 0-6 col Pescara ce lo siamo scordati? Ce ne dimentichiamo sempre quando fa comodo vero

Inoltre noto che Barsotti spesso e volentieri mischia episodi diversi fra di loro, girandoli a proprio piacimento: i fischi a Dramè sono una cosa diversa dalla delusione per la squadra! Dramè viene fischiato perchè non si impegna ed è indisponente. E fermo restando che per me i fischi dovrebbero esserci a fine partita e non durante, il non-impegno del ragazzino di vent’anni mi sembra sia sotto gli occhi di tutti. A meno che non vogliamo raccontarci le barzelette, allora ne conosco molte anchio. Ma evidentemente qui si pensa che tutti i tifosi siano stupidi.

Le critiche a Cestaro poi centrano come i cavoli a merenda: Barsotti sa benissimo che a offendere (quelle non erano critiche ma offese) il presidente è stato un suo collega (questo) che marcia contro per partito preso o forse per interesse al Calcio Padova.

Detto questo, non ho letto da nessuna parte elogi sul fatto, per esempio, che ieri nonostante la delusione per il campionato c’erano 7.000 persone sugli spalti; come non ho letto da nessuna parte che durante la vergogna di Padova-Pescara il pubblico ha continuato a tifare anche sullo 0-6. In compenso leggo spesso elogi sperticati ai 23.000 dei playoff, ben sapendo che una larga fetta di questi erano dei COGLIONI che il Padova lo seguono solo nella “grande occasione”. Coglioni che però vengono legittimati a comportarsi come tali con articoli del genere, facendo credere che Padova in realtà ha una tifoseria di merda e che la figura del tifoso occasionale è quanto mai la più apprezzata!

Domanda: il giorno che i 7.000 sempre presenti all’Euganeo si romperanno definitivamente i coglioni di essere trattati come una pezza da piedi, siete sicuri che basterà Cestaro da solo, o qualche bell’articolino per continuare a raccontarsela?

Direi che questa canzone ci sta tutta:

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PER FORTUNA SIAMO AGLI SGOCCIOLI…

Posted on 14 maggio 2012 by La Padova Bene

“Se la Sampdoria avesse pareggiato sarebbe stato meglio. Noi dobbiamo fare sei punti e sperare che sabato prossimo si fermino tutte e due. Vediamo. Drame e le critiche su Cacia? Tutto quello che stiamo subendo è eccessivo, perché in tempi non sospetti avevo detto che non eravamo una squadra ammazza campionato. Onestamente non so cosa dire. Oggi abbiamo superato i punti dell’anno scorso, ne abbiamo fatti tanti. Anche io sono partito con la speranza di andare in serie A. A ottobre pensavo che questa squadra potesse fare il suo cammino, ci siamo un pò inceppati nel momento fondamentale. Siamo stati una squadra poco fortunata a portare a casa alcune partite e punti. Una percentuale per entrare ai playoff? Ammesso che dobbiamo vincere noi, ma il calcolo è troppo complicato. Devono fermarsi anche loro e un allenatore adesso non vorrebbe trovare la Sampdoria ai playoff. Davanti rispetto all’anno scorso il passo è diverso. Da parte nostra non c’è l’aspetto mentale della scorsa stagione, adesso siamo stati davanti per 38 partite e l’aspetto psicologico è differente. La testa fa correre le gambe. Delle indagini in corso preferisco non parlare adesso. Dopo Livorno cos’è successo? Ogni partita va analizzata. Col Pescara abbiamo preso una scoppola incredibile, ma è stato un episodio. Col Grosseto abbiamo buttato via i tre punti, col Sassuolo un calcio d’angolo ci ha condannato. Sugli episodi siamo mancati, ma non è una questione di fortuna. Osuji? E’ quasi sei mesi che è fermo, con diverse ricadute. Mi dispiace perché l’abbiamo utilizzato e visto poco. Bentivoglio davanti alla difesa? Nel secondo tempo abbiamo fatto meglio. Lui con Marcolini sono stati ordinati e più efficaci nelle ripartenze. Loro non giocavano con gli esterni di ruolo, quindi ho scelto Schiavi. Non c’è stato un problema di gol davanti, ne abbiamo presi troppi dietro. Comunque mancano due partite alla fine, non ho vantaggi a mettere il dito nella piaga. Gli errori si possono fare. Forse ci è mancato una figura leader per la difesa, non siamo riusciti a portarla a casa e non importa. Oggi la quota per ottenere i playoff è impressionante. Sono dispiaciuto perché ho lavorato seriamente, non è ancora finita, ma nel calcio sono cose che succedono. Sicuramente qualcosa ho sbagliato. Sul discorso di Cacia adesso è troppo facile, c’era un periodo che nessuno poteva vederlo. Non mi faccio l’archivio come Conte di tutto quello che succede, ma ho la memoria ancora. Finché c’è speranza ci crediamo, poi tiriamo le somme. Drame? E’ in difficoltà, perché subisce le pressioni, è giovane e ho preferito risparmiargli i fischi nel secondo tempo. Non vedo il motivo di accanirsi contro un ragazzino del ’92″.

Parola di Alessandro Dal Canto, uno dei peggiori allenatori mai passati per Padova. Vale la pena rispondergli? Penso proprio di si!

1 – Vedo che purtroppo è successo ciò che temevo: Dal Canto si è costruito un alibi per nascondere la propria incapacità, e molti (troppi) se la sono bevuta. Ad ottobre non disse propriamente che non saremmo stati la squadra ammazza-campionato, ma disse chiaramente che con questa squadra più dei playoff non si potevano fare. Si è costruito un alibi di ferro. Ma ha demotivato completamente lo spogliatoio, che era risaputo essere formato da mezze fighe. Non dico quindi che la squadra non ha colpe, dico solo che lui è il primo responsabile. Come sempre un vincente trova una strada, un perdente trova una scusa. Dal Canto ha rivelato ciò che è in realtà.

2 – Più che “squadra poco fortunata”, direi che il Padova di quest’anno è stato la fotocopia precisa del proprio allenatore: presuntuoso! I punti che la dea bendata ci ha tolto in realtà li abbiamo buttati via noi affrontando con assoluta presunzione avversari considerati a torto “inferiori”. Col risultato che abbiamo preso scoppole ben più pesanti del risultato stesso da squadre come Crotone, Grosseto, Gubbio, Albinoleffe, Juve Stabia…

3 – In più passaggi Dal Canto si contraddice: due righe sopra dice che siamo stati sfortunati, due righe sotto che non è questione di fortuna… certo, parlando gli episodi: col Pescara è stato un episodio (sei gol in casa sono una mancanza di rispetto, non un episodio!), con il Sassuolo è stato un altro episodio, col Grosseto un altro ancora… a furia di episodi questa è diventata una telenovela!

4 – Osuji ad inizio stagione non lo poteva vedere lui per primo, tanto che era nato pure un “caso”.

5 – Quando parla di Cacia, da ulteriore dimostrazione di confusione mentale: se io credo in un giocatore, lo schiero in campo! A che serve dire “c’era un periodo in cui non lo poteva vedere nessuno”? La squadra la fai tu o te la fanno i tifosi con i loro umori? Forse è meglio che non si faccia un archivio come Conte: ogni volta che apre bocca finisce irrimediabilmente per sputtanarsi!

6 – Quanto a Dramè, Dal Canto come del resto molti altri non capiscono una cosa: al pubblico padovano non sono mai piaciuti quelli che giocano senza impegno, con sufficienza, che pare quasi che si sentano i migliori… Non è questione di avere vent’anni o quaranta, è una questione di testa: anche El Shaarawy era del 1992, eppure aveva tutto un altro atteggiamento. Non lamentiamoci dei fischi quando sono meritati.

In conclusione la stagione ormai volge al termine. Sarò sincero, non credo nei playoff e non credo nemmeno che meriteremmo di andarci. L’unica cosa che mi consola è che fra altre due partite non vedremo più questo demente in panchina.

Anche se ammetto di avere una bruttissima sensazione: quella che Dal Canto in realtà sia un paraculato. Altrimenti non mi spiego perchè si sia continuato a puntare su di lui (al di la di legittimi costi di bilancio) anche quando era evidente che aveva finito la benzina (se mai ne aveva avuta). Foschi per lui stravede. Molti tifosi lo difendono, e purtroppo vedo anche che una parte della stampa è tutto sommato indulgente con uno che ha fallito con una squadra da primissimi posti. Ora, visto e considerato che si parla tanto di “ridimensionamento” in vista della prossima stagione, non vorrei mai che con la scusa che “è stato sfortunato”, con la scusa che “non è stata tutta colpa sua”, con la scusa in definitiva che “costa poco” ci ritrovassimo il demente per un altro anno in mezzo ai coglioni. Al triplice fischio di Padova-Ascoli, spero di vederlo con la valigia che saluta tutti e si incammina lontano dall’Euganeo!

A Mister Dal Canto, con tanto affetto:

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Reggina Calcio v Calcio Padova – Serie B

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MAI PIU’ CON LA NOSTRA MAGLIA

Posted on 10 maggio 2012 by La Padova Bene

In questa intervista del 28 dicembre scorso, Ciccio Ruopolo parla dell’inchiesta sul calcioscommesse. Lo potete ascoltare dal minuto 6:30 in poi:

Ognuno tragga le proprie conclusioni. Notizia di ieri è che Ruopolo avrebbe confessato una combine di un Pisa-Albinoleffe di tre anni fa. Ma non l’ha fatto ieri, l’ha fatto due mesi fa, il 7 marzo! In questo periodo di tempo Ruopolo ha continuato a giocare come se niente fosse. Ma la cosa più preoccupante è che il Padova ha continuato a schierarlo in campo! Infatti il giocatore napoletano è assistito dallo stesso avvocato del Padova, ed è stata la società biancoscudata a procurargli il legale. Risulta difficile a questo punto pensare che nessuno all’interno del Calcio Padova sapesse nulla… Nel momento in cui la notizia inizia a girare, Ruopolo si procura una strana lesione muscolare e sarà costretto a stare fermo per quindici giorni, guarda caso!

E’ solo l’ennesima tegola che cade sul Padova edizione 2011/12. E l’ennesima dimostrazione che è quanto mai necessaria una netta pulizia, sia in campo che in società. Ruopolo adesso non solo non deve più giocare, ma deve andarsene da Padova. Ed alla svelta. Io non lo voglio più vedere qua, nessuno lo vuole più vedere.

Con lui, deve andarsene anche chi l’ha coperto, chi ha fatto in modo che continuasse a giocare con il Padova ed a scendere in campo titolare ben sapendo che era corrotto. Questa gente ha danneggiato il Padova, volutamente, ed adesso deve pagare col licenziamento dal proprio posto di lavoro!

Auguro a Marcello Cestaro di rimanere, ma lo imploro di fare pulizia: sono anni che è circondato da gente inutile e dannosa, ma bravissima nel fare segno di “si” con la testa ogni volta che apre bocca il presidente. E’ ora di prendere questa gente a calci nel culo, ed anche nelle palle se lo si ritiene opportuno. Che vadano a fare i loro danni lontano da qua!

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RUOPOLO, RACCONTIAMOCI LA VERITA’ PER PIACERE…

Posted on 09 maggio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Padova Sport

Abbiamo avuto la conferma che Ruopolo nell’interrogatorio del 7 marzo (ascoltato da Stefano Palazzi sulle partite al centro del caso calcioscommesse che lo vedrebbero coinvolto, tutte con la maglia dell’Albinoleffe) ha confessato (non “avrebbe”) di essere stato parte attiva nelle combine e di aver ricevuto soldi per questo. Ad accompagnarlo c’era anche l’avvocato del Padova, Massimo Diana. Ora ci chiediamo, perchè Ruopolo continua a giocare con la maglia biancoscudata? Se anche il Calcio Padova era al corrente della confessione del giocatore (difficile pensare al contrario), è vergognoso che non siano stati presi dei provvedimenti e che Ruopolo continui a giocare con questa maglia addosso. L’attaccante, con questa confessione, evita la radiazione, ma è ipotizzabile ora una squalifica di almeno tre anni.

E’ la domanda che credo si stiano ponendo un pò tutti. E, puntualmente, dopo pochi minuti arriva la conferma…. Fonte sempre Padova Sport:

Allenamento pomeridiano per i biancoscudati sui campi di Bresseo. Mister Dal Canto e il suo staff hanno condotto una seduta con esercitazioni di tattica e partitelle in spazi ristretti. Non ha preso parte alla seduta Francesco Ruopolo cui è stata riscontrata una lesione di primo grado al bicipite femorale della gamba sinistra. L’attaccante dovrà rimanere ai box per almeno quindici giorni.  Fermo anche Daniele Cacia per un trauma alla caviglia destra subito contro il Torino, le sue condizioni verranno rivalutate domani.

Allora la sensazione, brutta e tristissima, è che qualcuno non la stia raccontando giusta. Sarebbe ora che qualcuno dicesse la verità su quanto è coinvolto realmente il Padova nella vicenda del calcioscommesse. Personalmente, non vedo l’ora che venga scritta la parola “fine” a questa stagione assurda….

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CESTARO: QUESTO NON E’ IL MIO MONDO

Posted on 09 maggio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Padova Goal

Dopo oltre venti minuti di colloquio con la squadra alle ore 14.43 esce dagli spogliatoi Marcello Cestaro dagli spogliatoi e si intrattiene brevemente coi giornalisti. Presenti i colleghi di Mattino di Padova, Gazzettino di Padova, Corriere del Veneto, Telecittà, Telenuovo e Rete Veneta. Queste le sue dichiarazioni!

“Non sono neanche arrabbiato, sono deluso. Il calcio mi preoccupa evidentemente, ma è l’azienda che mi preoccupa, oggi la distribuzione non va bene… Qualcuno dei nostri ha problemi? Ho detto loro di lasciar stare, abbiamo buonissimi avvocati come Grassani che possono difenderli e che stiano tranquilli perché non hanno fatto una sega… Ci sono tanti delinquenti che mettono in bocca parole ad altri per salvarsi! Questo non è il mio mondo, c’è di tutto e di più, troppi delinquenti… Questo mondo mi appartiene sempre meno, mi viene sempre più voglia di staccarmi col passare del tempo! Io mi sento che devo allontanarmi da questo mondo, non è il mio mondo… Faccio bene forse ad allontanarmi da questo mondo di delinquenti e farabutti… Non è simpatico quando ti accusano, questi giocatori hanno figli e famiglia… Mi fido dei miei ragazzi? Sì! Oggi ho detto solo che devono fare nove punti e basta, e che le parole non contano più! Il calcioscommesse? Ci vuole pulizia, attaccateli al muro! Bisogna mandare tutti quelli che hanno sbagliato, se i giudici sono seri non devono ascoltare nessuno, trovarsi in un’aula da solo e andare giù con la mazza! E poi il Torino viene qua a dirmi… Nel ’49 avevo 11 anni, quello era il Grande Torino che conosco che ammiravo, mio padre mi portava a vedere Bacigalupo e quando c’è stata la tragedia sono persino andato a Torino ai funerali ma i torinisti che fanno tanto casino non lo sanno mica questo! Ciò non toglie che debbano andar su… Cairo? “L’amico lì” lunedì sera non mi ha neanche salutato, quando è passato di fianco a me… Capito? Devo farmi più furbo, altro che trovare soluzioni insieme all’andata subito dopo il blackout… Ho parlato con Italiano, lui dice che di parole ne fanno sempre tante con tutti ma solo per parlare. Il futuro? Io devo portare avanti l’azienda, se va avanti quella magari va avanti anche il calcio, ma non posso mettere il carro davanti ai buoi…”

Non so perchè, ma in questi giorni io sto respirando un’aria di grande smobilitazione, e mi auguro seriamente di essere l’unico, ovvero che sia solo una sensazione mia…

Chiedo che ci sia chiarezza sul futuro del Padova. Chiedo di non andare in mano al primo farabutto modello Viganò. Chiedo che ci sia rispetto per questa maglia e questi tifosi. Cestaro il rispetto lo deve, visto che qui è sempre stato amato e difeso dalla stragrande maggioranza della piazza. 

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calcioscommesse

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CALCIOSCOMMESSE: DEFERITI IL PADOVA E ITALIANO

Posted on 09 maggio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Padova Sport

C’è Padova-Grosseto, a sorpresa, tra le partite coinvolte nell’inchiesta. E Vincenzo Italiano, stando ai deferimenti (e alle relative motivazioni) stilati dal procuratore federale Stefano Palazzi, avrebbe tentato di modificare il risultato della gara. Questo è quanto si legge nel documento ufficiale a proposito del deferimento di Italiano: ITALIANO Vincenzo, all’epoca dei fatti calciatore tesserato per il PADOVA CALCIO S.P.A., per violazione dell’art. 7, commi 1, 2 e 5, del Codice di Giustizia Sportiva per avere, in occasione della gara PADOVA – GROSSETO del 23/03/2010, posto in essere atti diretti ad alterare lo svolgimento ed il risultato della gara suddetta, con le modalità specificate nella parte motiva del presente provvedimento e nella relazione allegata agli atti del procedimento, al fine di favorire la vittoria della propria squadra. Per la stessa partita è contestata la responsabilità oggettiva al Padova: la società PADOVA CALCIO S.P.A., per responsabilità oggettiva, ai sensi dell’art. 7, comma 4, e dell’art. 4, comma e 2, C.G.S in ordine all’addebito contestato al proprio tesserato ITALIANO VINCENZO;

Qui sotto riportiamo la sintesi di quella gara (il Padova vinse con un gol di Di Nardo), dove Italiano, oltretutto s’infortunò nel primo tempo insieme a Pinilla.

Tradotto in soldoni, Italiano rischia una squalifica per aver tentato di combinare la partita col Grosseto di due anni fa, mentre il Padova rischierebbe “solo” una penalizzazione di qualche punto in classifica per responsabilità oggettiva. Questo allo stato attuale delle cose, se poi ci saranno ulteriori sviluppi seguiremo da vicino la cosa…

Italiano non mi è mai stato simpatico, trovo che sia un cagacazzi e che nei suoi anni trascorsi a Padova abbia creato più problemi che altro. Ma aspetto a tracciare qualsiasi giudizio su di lui, in fin dei conti è giusto: sono accuse a mio modo di vedere gravi, che vanno verificate e discusse nelle apposite sedi. Solo una cosa mi permetto di dire: se veramente Italiano è colpevole ed ha tentato di combinare anche una sola partita sulle nostre spalle, non deve più mettere piede a Padova, nemmeno per lo shopping!

Per il resto mi auguro che questa vicenda possa aprire gli occhi a tutti coloro che si chiedono ancora oggi perchè la Fattori non fa più cori (tranne rarissime eccezioni) per i singoli giocatori: la risposta ce l’avete sopra…

Mi piacerebbe invece sentire “l’illustre” parere di tutti gli “scienziati” (le virgolette non sono messe a caso) che sparlavano sui fatti di Genoa-Siena. Avete portato al patibolo dei ragazzi che avevano la sola colpa di essersi ribellati a chi infangava la loro maglia, senza peraltro usare violenza, ora voglio vedere se sarete altrettanto duri con chi rovina in maniera più pesante l’immagine del vostro “gioco” preferito. O siete moralisti e censori solo quando vi conviene?

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2 MAGGIO 2004 – 2 MAGGIO 2012: GILDO FATTORI SEMPRE NEL CUORE!

Posted on 02 maggio 2012 by La Padova Bene

Come ogni anno, nell’anniversario della sua morte, La Padova Bene vuole ricordare il grande ed inimitabile Gildo Fattori:

Gildo Fattori era un giornalista padovano, grande tifoso biancoscudato e per anni addetto stampa della società. Tifoso al punto di diventare un simbolo del Calcio Padova. Per chi non tifa Padova, sembrerà impossibile un attaccamento così forte alla memoria non di un calciatore o di un dirigente e nemmeno di un ragazzo della curva; ma di un “semplice” giornalista… Il punto è proprio questo: Gildo non era un semplice giornalista!

Nato a Carmignano di Brenta (provincia di Padova, ma calcisticamente terra vicentina… una nota di merito in più!) nel 1939, cominciò la carriera di cantante negli anni ’50, e vinse anche il microfono d’oro, concorso per cantanti dilettanti che all’epoca veniva organizzato al Caffè Pedrocchi da Vittorio Salvetti, qualche anno più tardi “creatore” del Festivalbar (Un altro grande padovano ed un’altra grande mancanza…). Negli anni ’60, nell’epoca della Padova Beat, fondò gli Strangers; una delle band locali più popolari dell’epoca. Mia madre mi raccontava spesso di come in gioventù lei e papà, ancora fidanzati, venissero spesso a Padova a seguire “Gildo Fattori ed i suoi Strangers”. Ancora non si interessava al calcio, si dice fosse tifoso milanista, ma di quelli nemmeno troppo interessati.

Fu negli anni ’70, che intraprese la carriera di giornalista sportivo commentando proprio le partite dei biancoscudati (che all’epoca non se la passavano troppo bene, impelagati in terza serie); e fu amore a prima vista.  Per ben 25 anni Gildo fu la “voce” ufficiale del Calcio Padova, riuscendo a conquistare il cuore dei tifosi come nessun altro, grazie alla sua voce “calda”, ai suoi modi signorili ed al modo tutto particolare (a metà fra l’ironico e lo strampalato) con cui commentava le partite. Il tutto unito ad un vero e sincero amore per i biancoscudati. Per far capire meglio, quando qualcuno non poteva seguire la partita direttamente allo stadio, non usava dire “Ascolterò la radiocronaca…”, bensì era uso comune dire “Ascolterò GILDO per radio!”. Era un’altro calcio, dove Sky era ben lontano dall’arrivare e dove l’unico sistema per seguire le partite era collegarsi a “Tutto il calcio minuto per minuto” o in alternativa alle radio locali per ascoltare la propria squadra del cuore. Gildo aveva la capacità, più di qualsiasi altro giornalista, di farti vivere la partita come se la stessi vedendo allo stadio. Con tutti gli strafalcioni tipici del tifoso che, preso dagli eventi in campo, sbaglia il nome dei giocatori e della squadra avversaria… Ricordo bene un Bari-Padova 1992/93, con i biancoscudati in piena corsa per la serie A ed il sottoscritto che ancora andava a scuola ed era minorenne, quindi di seguire il Padova in Puglia non se ne parlava proprio… Come ogni domenica di trasferta ero attaccato alla radio, ad un certo punto Gildo comincia ad urlare “Attenzione! Azione di contropiede… il Padova in attacco… Bonaiuti… in area… Gol del Bari!”. Li per li non ci capii niente e mi misi ad esultare come un pazzo scatenato prima di capire dal tono di voce di Gildo che erano andati in vantaggio i baresi… E che dire di Lajos Detari, ai tempi in forza al Bologna, che “teneva il pallone fra i piedi temporeggiando il gioco, come una bella signora che circondata da uomini che ambiscono alle sue grazie, prende tempo e rilancia…”? E del Treviso che a seconda dei momenti della partita diventava “Il Torino” o “la Ternana”? O di Galderisi che quando raccoglieva un lancio “Abbranca la sfera”? E come dimenticare il suo modo di festeggiare ogni gol biancoscudato, con un italianissimo “Reteeeeee!”? Il Gildo radiocronista, era così, un pò genio ed un pò poeta, a modo suo…

Il Gildo Tifoso invece era altrettanto particolare: appassionato come uno della curva, ma al tempo stesso obiettivo e professionale. Penso di non averlo mai sentito perdere la testa. Mai. Nemmeno dopo le delusioni più cocenti. Sapeva conservare il suo aplomb professionale, pur facendo ben capire l’amarezza. Come non credo di averlo mai sentito incazzarsi: la sua arrabbiatura si esprimeva attraverso l’ironia. Come quando Romeo Anconetani a Pisa gli vietò l’ingresso in sala stampa: “Tu sei di Padova, qui non puoi entrare!”, e Gildo rispose molto educatamente: “Buongiorno presidente, grazie dell’ospitalità. Ma noi a Padova la accoglieremo come un signore”. Ironia che faceva parte del bagaglio umano di Gildo, come quando riuscì a procurare un autografo di Vasco Rossi al nipote Roberto, e portandoglielo gli disse: “Eccoti l’autografo del droghiere…”, sempre col suo immancabile sorriso. In questo, Gildo Fattori era un padovano autentico: non il padovano di periferia, con l’atteggiamento arrogante e l’aria del “so tutto mi!”; piuttosto un padovano di cultura, quell’elite che ha dato agli abitanti di questa città l’appellativo (spesso fuori luogo) di “gran dottori”; uno di quei padovani che guarda un pò stupito la tua ignoranza e ti taglia le gambe con una battuta simpatica finchè vuoi ma che non lascia vie d’uscita…

Ovviamente un padovano autentico non poteva avere che un rapporto particolare con la curva biancoscudata. Non a caso, oggi il nostro settore porta il suo nome. E credo che nulla fotografi meglio questo rapporto del commiato che proprio i ragazzi della curva scrissero in suo onore il giorno del funerale, e che riprendo dalla fanzine “Stile Appiani” distribuita in occasione di Padova-Pavia del 16 maggio 2004:

E CI SONO GLI IMMANCABILI RAGAZZI DELLA CURVA! Si, era proprio così che Gildo Fattori ad ogni radiocronaca si ricordava di menzionarci. Ci chiamava così perchè per lui eravamo un unico gruppo, senza divisioni ne di idee ne politiche, eravamo là solo per sostenere i colori biancoscudati. Era anche grazie a Gildo che ci sentivamo importanti ed orgogliosi. Chi non poteva partecipare alle trasferte per qualsiasi motivo (diffida in primis), non poteva perdersi Gildo (non si chiamava la radiocronaca del Padova), era come stare allo stadio. Raccontava, con il suo timbro di voce inconfondibile e inimitabile, tutto ciò che facevamo, ci difendeva oltremodo in qualsiasi occasione, sapeva che noi eravamo come lui PADOVANI fino alla morte, pronti a difendere sempre i nostri colori. Ogni azione, anche se eravamo nella nostra area, sembrava che portasse al gol e quando questo succedeva chi non lo ha mai sentito dire: “RETE! RETE! RETE! IL PADOVA E’ PASSATO IN VANTAGGIO! VAI GRANDE PADOVA!”
Era proprio uno spasso, anche per chi era presente, perchè qualche telefonata arrivava sempre per dire cosa aveva detto Gildo, specie se ci incontrava prima della partita (“…li ho visti arrivare, erano tantissimi, tutti vestiti di bianco e rosso!”). E per non dire se ci si incontrava all’autogrill: “Cosa bevete ragazzi?” era la sua prima frase, e poi via a ciacolare. Di cosa? Del Padova, naturalmente!
E noi di certo non potevamo dimenticarlo. Ogni stagione, qualche coro per lui c’è sempre stato per i più svariati motivi. Ma non possiamo certo non ricordarne uno.
A chi se non a lui potevano rubare la macchina (usata per la sanguinosa rapina alle Padovanelle) nel momento in cui in tutti gli stadi italiani c’era il coro contro Schiallaci che rubava le gomme alla Alfa 33 (per la cronaca, era opera del fratello di Totò)? E allora, quando lo vedevamo salire sulle scalette nello sgabbiozzo sopra l’entrata dei giocatori proprio in fianco alla nostra vecchia, cara Curva Nord all’Appiani naturalmente, via col coro: “Lo sai chi è… Qual giornalista che… Gli han rubato l’Alfa 33… Gildo Gildo Fattori, Gildo Fattori…”
Per non parlare, poi, di quando i dirigenti di Via Sorio gli diedero il benservito da addetto stampa a favore di Lorenzo Petiziol. Subito fu contestazione alla società. I muri della città furono imbrattati. Del resto, si sa, l’addetto stampa del Calcio Padova è uno e solo uno resterà.
Di racconti ce ne sono un’infinità; potremo scrivere per una settimana intera. Ma sappiamo anche un’altra cosa, purtroppo. Quando ascolteremo la partita del Padova non sarà più la stessa cosa, perchè il tuo ricordo ci rimarrà per sempre.
L’articolo vogliamo chiuderlo con le parole che la Curva gli ha voluto dedicare nel giorno del saluto.
“… e ci sono gli immancabili ragazzi della curva; questi straordinari ragazzi che percorrono centinaia di chilometri per seguire il Padova”.
E’ con queste parole che ad ogni inizio di radiocronaca ci facevi sentire importanti, facevi sapere a tutti che noi eravamo presenti. E anche oggi siamo presenti per ricordare un grande, un mito. Domenica in curva campeggiava uno striscione in tuo onore. “GILDO FATTORI, DALL’ALTO DEL CIELO LA TUA VOCE MUOVERA’ ANCORA LE NOSTRE BANDIERE”
Il minimo che potessimo fare. Ma noi ragazzi della Curva vogliamo dirti che da oggi, e per sempre, l’immancabile sarai tu! Ciao Gildo…

Il giorno della sua morte, fu un sms ad avvisarmi proprio nel momento in cui stavo rientrando a casa dal centro: rimasi talmente shockato che per poco non tiravo sotto un vecchio in bicicletta che incurante di me stava attraversando la strada sulle strisce… Ci misi qualche minuto per riprendermi, sapevo che stava male, ma non riuscivo a pensare che ci avrebbe lasciati di punto in bianco così. Non potei partecipare al funerale in quanto venni trattenuto a lavoro, ma ricordo bene quella giornata con un senso di angoscia profondo, e ricordo il tempo: una giornata di pioggia, grigia, uggiosa. Sembrava che anche il cielo piangesse la scomparsa di Gildo Fattori. Non so come mi vengano certe metafore religiose, io che sono un non credente convinto. Eppure mi piace pensarla così, come mi piace pensare a Gildo in cielo, in compagnia di due altri grandi biancoscudati come Lello Scagnellato e Piero Aggradi che passano il tempo fra un’ombretta ed una partita a carte, commentando con la consueta ironia le prestazioni del Padova. Chissà, magari lassù sono riusciti a fare una bella rimpatriata con tutti ed anche a tirare su una squadretta decente con Nereo Rocco allenatore, molte vecchie glorie di nuovo in campo e tanti ragazzi della curva prematuramente scomparsi a fare il tifo. E magari mio nonno è riuscito ad accordarsi con il Grande Torino per farli giocare contro. Troppa poesia, non fa per me.

CIAO GILDO, CONTINUA A SALUTARCI LE STELLE INSIEME A TUTTI GLI ALTRI!

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“PREDESTINATO” A CAMBIARE IN FRETTA LAVORO!

Posted on 02 maggio 2012 by La Padova Bene

Poco meno di undici mesi fa mi trovavo in Piazzetta Pedrocchi a celebrare una squadra che aveva saputo far sognare l’intera città. Solo tre mesi prima non lo avrei mai pensato dopo la dèbacle di Cittadella. Eppure da quella triste sera di marzo si stava per compiere un miracolo: la squadra riprese a giocare, non solo riuscì a tirarsi fuori dalle sabbie mobili della medio-bassa classifica, ma spiccò letteralmente il volo andando a vincere a Pescara una settimana più tardi, raggiungendo i playoff prima con una partita straordinaria contro il Livorno e poi andando a sbancare Torino in una giornata che definire “delirio” non è esagerato. Ai playoff un’altra impresa, eliminando un quadratissimo Varese andando a rimontare addirittura due gol in casa loro. E poi Novara, che aveva infranto il sogno. Ma andava bene così, era tanto, troppo tempo che a Padova non si sognava. Essendo cinici potremmo dire che è la dimostrazione di quando una squadra si mette in testa di giocare a calcio…

Quel Padova mi ricordava tanto il Padova edizione 1990/91, quello che considero il “mio” primo Padova. Ogni tanto ci penso ancora, un pò come spesso si finisce a pensare al proprio primo amore: viviamo in un mondo di merda per tante cose, ma ci sono dei momenti nella vita in cui è bello sognare. Io nel 1991 non me la passavo troppo bene a livello personale perchè ero uno studentello che si preparava ad essere bocciato in prima superiore, che non andava mai a scuola, che aveva un rapporto conflittuale con i genitori e spesso anche con molti coetanei. Però quel Padova mi faceva sognare, la serie A e perchè no, magari l’Europa nel giro di qualche anno. In fin dei conti l’anno prima la stessa ascesa l’aveva vissuta il Parma, che non era certo una squadra di lunga tradizione. Ed in quegli anni il calcio italiano dominava a livello europeo, adesso sarebbe molto più difficile. Ma sognare non costa nulla: avevamo un giovane promettente che avrebbe fatto strada come Albertini, simbolo di quel Padova; avevamo giocatori pescati come sconosciuti che avrebbero in futuro fatto la fortuna delle squadre in cui sarebbero andati a giocare (Di Livio e Benarrivo), avevamo un presidente come Marino Puggina che prima di tutto era innamorato di questa meravigliosa città ed un allenatore affamato e desideroso di mettersi in mostra come Colautti. Lucca fu la fine di quel sogno, uno shock terrificante da cui non ci sarebbe bastato tutto il campionato successivo per riprenderci…

Ma la storia è ciclica, e così dopo vent’anni, dopo aver assaporato la serie A senza gustarcela più o meno con la stessa sensazione che ti da una fotomodella quando ti fa toccare il suo seno ma al momento di dartela si tira indietro, dopo essere ripiombati in C2 ed aver vissuto il purgatorio della C1 per ben 11 anni, ecco una nuova occasione: il Padova edizione 2010/11. Giusto giusto vent’anni dopo, in un periodo in cui non me la passavo troppo bene essendo senza lavoro e senza molte prospettive di trovarne uno soddisfacente. Però quel Padova mi faceva sognare, anche se ormai adulto non mi illudevo più di niente. Nemmeno dell’Europa, che pure rimane il mio sogno nel cassetto e sarebbe il coronamento di una vita al seguito dei biancoscudati. Sognare non costa nulla: avevamo un giovane promettente che sta facendo strada come El Shaarawy, simbolo di quel Padova; avevamo giocatori pescati come sconosciuti e che non hanno fatto la fortuna delle squadre in cui sono finiti probabilmente perchè oggi il calcio è una questione anche di conoscenze (altrimenti non mi spiego come faccia a giocare una sottomerda come Bentivoglio) come Crespo, avevamo e per fortuna abbiamo tuttora un presidente come Marcello Cestaro che col tempo ha saputo innamorarsi di Padova e dei padovani (impresa quest’ultima decisamente più complicata) ed un allenatore affamato e desideroso di mettersi in mostra come Dal Canto. Già, il “predestinato” come era considerato un pò da tutti. Novara fu la fine di quel sogno, decisamente meno traumatica: se a Lucca piangevo a Novara cantavo per i miei colori, per una maglia più che mai onorata in quel finale di campionato, per una tifoseria finalmente al livello delle migliori tifoserie italiane. La storia è ciclica, anche se mai uguale…

Mentre ero immerso in questi pensieri arrivò da me un mio conoscente. Lo chiamo conoscente perchè non lo frequento abitualmente, anche se abbiamo molto in comune. Lui faceva i miei stessi pensieri, con l’attenzione però rivolta in un altro senso: “Questo campionato è stato una riedizione del 1990/91… non vorrei mai che il prossimo fosse una riedizione del 1991/92!”. Mi si gelò il sangue, ma la storia non si ripete mai fino in fondo…

Per i non informati, vado a spiegare cosa successe nel 1991/92: la brillante squadra dell’anno prima venne smantellata, privata di due dei suoi elementi più importanti come Albertini e Benarrivo, ed affidata ad un allenatore assolutamente incapace, anzi campione nel provocare disastri facendo a pezzi l’ambiente: Bruno Mazzia! Non una cattiva persona, sia chiaro, ma un incompetente bello e buono si: poco grintoso, incapace di dare un gioco alla squadra, incapace di motivare i suoi giocatori, incapace di caricare l’ambiente anzi finendo più per destabilizzarlo che altro, incapace di leggere la partita e di fare i cambi giusti al momento giusto. Non a caso veniva da tre esoneri consecutivi (Padova fu appunto il quarto). Ricordo un Padova-Bologna in cui fece scaldare Putelli per tutto il secondo tempo salvo poi farlo entrare a cinque minuti dalla fine fra i fischi del pubblico che ne aveva le palle piene del suo “difensivismo ad oltranza”. Ma ricordo anche una trasferta a Lucca in cui i rossoneri pareggiarono in 9 e Mazzia ebbe il coraggio di dire “I puntiu sono sempre guadagnati!” a chi gli chiedeva se il Padova avesse buttato al vento i due punti.

Dal Canto quest’anno si è trasformato nella copia più giovane e più bella di Bruno Mazzia, anche se qualcuno l’aveva un pò troppo frettolosamente chiamato “Il nuovo Guardiola”: effettivamente col buon Pep, Dal Canto ha in comune la coglionaggine! Il primo nonostante alleni la squadra più forte del mondo è riuscito a non vincere un cazzo, e credo che la definizione più bella di lui l’avesse data Ibrahimovic nel suo libro quando lo paragona a Mourinho dicendogli “Non hai le palle, non vali un cazzo rispetto a Mourinho!”. Dal Canto invece a Mourinho si è un pò ispirato, per lo meno nel gestire le interviste post-partita: atteggiamento arrogante, sorriso beffardo, sceneggiata facile. Forse voleva crearsi il personaggio, dimenticando che Mourinho può permettersi certi atteggiamenti perchè è un vincente e questo nessuno lo può negare (l’ha dimostrato quest’anno andando a prendersi lo scudetto proprio a Barcellona, e di fronte a questo tutti debbono stare muti!); mentre Dal Canto non ha mai vinto un cazzo. E’ solo arrogante. Più che a Mourinho, somiglia più a Villas Boas.

Ma tatticamente somiglia tantissimo a Mazzia: pauroso, demotivante, incapace di dare un gioco alla squadra o di saper leggere la partita, incapace di fare le sostituzioni al momento giusto. In panchina sta muto, molto spesso inginocchiato come se stesse osservando chissà cosa visto che non proferisce parola. Forse ha solo mal di pancia e soffre di aerofalgia. Ad ogni modo il “Guardiola de noialtri” ha ancora un ristretto cerchio di ammiratori (più ammiratrici che ammiratori… eh si, ammettiamolo: è belloccio. Ed ammettiamo anche che nella maggior parte dei casi le donne, non tutte, di calcio non capiscono nulla!). Ma un anno fa era considerato un genio… ora è diventato un idiota? Ha preso una botta in testa? Forse è meglio far chiarezza: a marzo dello scorso anno il Padova perde a Cittadella e Calori viene esonerato. La squadra passa a Dal Canto, che nei piani societari dovrebbe essere una “soluzione temporanea” in attesa che arrivi Bisoli o qualche altro allenatore d’esperienza. Sei giorni dopo, Dal Canto all’esordio va a vincere a Pescara con una squadra totalmente trasformata nello spirito. Il giorno successivo è lo stesso Italiano (ricordiamocelo bene) a telefonare a Cestaro chiedendogli,  a nome della squadra, di confermare Dal Canto almeno fino a fine stagione. Chi conosce il centrocampista siciliano sa bene quanto primadonna sia, e quanto ami stare al centro dell’attenzione: Calori l’aveva escluso, Dal Canto l’ha reintegrato affidandogli le redini della squadra. Tanto basta.

Le qualità di Dal Canto emergono per conto mio già nella finale di Novara, quando per la prima volta si trova di fronte a vere e proprie difficoltà per l’espulsione di Cesar ed il gol del vantaggio novarese. E qui vengono fuori i valori: toglie El Shaarawy, l’unico che aveva dimostrato di saper creare problemi alla retroguardia novarese, lasciando in campo una mummia come Vantaggiato. La partita finì come sapete, tutti si presero la loro razione di applausi, ma io ero molto perplesso su come il mister aveva gestito la partita. Feci presente la cosa e qualche mio amico mi fece notare che forse il cambio di El Shaarawy a quel punto era “voluto” per risparmiarlo e ridarlo poi intero al Genoa. E ci siamo giocati la serie A per questo? Impossibile, non ci credo, non vi ascolto!

Quest’estate il Padova allestisce una rosa di primo piano. I soloni della “Cazzetta dello Sport” (ne avessero mai azzeccata una!) definiscono l’organico dei biancoscudati “da promozione diretta”, ma anchio sono molto ottimista. E’ arrivata gente del calibro di Cacia, Cutolo, Milanetto, Lazarevic, Osuji… Partiamo bene, il Padova non impressiona però vince e quando si vince tutto va bene. La difesa spesso e volentieri sbanda, pare che a gennaio si debba correre ai ripari. Ma come? Legati ha disputato una grande stagione lo scorso anno e quest’anno è rimasto, al posto di Crespo abbiamo Donati che è nel giro dell’Under 21, abbiamo preso Schiavi dal Vicenza e la difesa fa ancora acqua? Abbiamo pure Pellizzoli in porta, uno che ha vinto pure la medaglia di bronzo olimpica con la nazionale (credo che le Olimpiadi nel calcio siano la manifestazione che conta meno dopo la Coppa Italia…). Si comincia a vociferare di malumori fra il mister e qualche giocatore, ma il Padova va bene, e tanti tifosi cominciano a pensare di sottoscrivere la tessera del tifoso per assistere alle partite in trasferta, alla faccia di chi l’ha coerentemente combattuta… Arrivano le prime sconfitte: Albinoleffe, Varese, Crotone. Cominciano ad emergere i limiti della squadra e Dal Canto che fa? Se ne esce con una frase che secondo me segnerà l’intera stagione: “Questa squadra non vale più dei playoff!”. Qualcosa di incredibile detto da un allenatore. Nella vicina Verona, Mandorlini continua a ripetere di voler andare in serie A pur con una squadra sulla carta modesta. In Europa Mourinho è convintissimo di portare a casa la Liga nonostante lo strapotere del Barcellona. Ed a Padova, Dal Canto pur con un organico di primissimo livello, se ne esce a dire che questa squadra non vale più dei playoff: in quel preciso istante, riesce a compiere un doppio errore, demotivare la squadra e dargli allo stesso tempo un grosso alibi. E la stagione del Padova non sarà più la stessa. Nel frattempo però non abbandona l’atteggiamento strafottente, litiga coi giornalisti, addirittura abbandona una conferenza stampa post-partita: succede a febbraio dopo Padova-Empoli, una delle tante prestazioni mediocri. La maniera migliore per tirarsi la zappa sui piedi: una persona forte non abbandona mai il campo, una persona debole facendo così si espone ancora di più agli attacchi, visto che da le spalle. Non lo capisce Dal Canto, troppo ottuso per arrivarci (cosa si pretende da uno che ha fatto al massimo il capitano della Padania nella sua carriera?) e non lo capisce qualche coglione pseudo-intellettuale che lo difende. Nel frattempo il mercato di gennaio si è chiuso con un nulla di fatto: Foschi ha anche provato a prendere un difensore coi controcazzi (Pesoli) ma si è sentito dire “Niet” da Baraldi, che nel frattempo la famiglia Cestaro ha portato alla corte del Padova per convincere il padre a limitare le spese folli. Niente da fare, bisogna lavorare con ciò che si ha, e figurarsi se Dal Canto ne è capace!

E così giorno dopo giorno, partita dopo partita, minuto dopo minuto il Padova finisce per sfaldarsi. Il mister non fa nulla per evitare tutto ciò, anzi in alcuni momenti pare che faccia di tutto per complicare ulteriormente la situazione: prendete Osuji per esempio, reduce da una grande stagione (la scorsa) a Varese, schierato in campo poche volte e con prestazioni mai convincenti, e per finire messo da parte definitivamente accampando la scusa di un infortunio che si trascina da mesi. O Hallenius, utilizzato col contagocce che pure per conto mio quelle rare volte che ha giocato ha fatto meglio di molti altri considerati intoccabili. E che dire dell’”oggetto misterioso” Jelenic? Non gli è mai stata data mezza opportunità… Ma Dal Canto ad un bel momento era in confusione totale: non ho mai visto un allenatore che in 38 giornate schiera 38 formazioni diverse, e nessuna che sia uguale nemmeno per sbaglio ad un altra. Mai. Come non ho mai visto uno che tiene per mesi in tribuna un giocatore salvo poi buttarlo nella mischia di punto in bianco, che non ha nemmeno i novanta minuti nelle gambe. Io credo che questo avrebbe fatto danni anche in una squadra di Pulcini. Dulcis in fundo, l’esclusione di Italiano, che ha finito per spaccare lo spogliatoio: il regista siciliano lo scorso anno era stato fondamentale proprio per la conferma di Dal Canto, quest’anno è entrato in rotta di collisione con lui e miracolosamente si è ritrovato contro mezza squadra. Negli ultimi due mesi si è visto chiaramente che c’erano dei giocatori che gli giocavano contro, a meno che non vogliamo raccontarci le favole. Italiano è un cagacazzi, ma dal momento che ce l’hai in squadra sai che è così. Oppure decidi di venderlo ed hai risolto il problema. E’ tuttavia indicativo di come Dal Canto sia riuscito a distruggere il gruppo col suo lavoro certosino.

Adesso l’erede di Bruno Mazzia almeno fino a fine stagione rimarrà qui a Padova. Si è capito che per problemi di budget non verrà mai mandato via, ed è un peccato perchè a mio modo di vedere, anche cambiando in corsa adesso ci sarebbe la possibilità di rientrare nei playoff: lo scorso anno proprio Dal Canto andò a vincere a Pescara sei giorni dopo aver preso una bastonata memorabile a Cittadella, e siccome non è un genio è fin troppo chiaro che adesso la squadra gli gioca contro come giocava contro a Calori… Ma temo che non avverrà, quest’anno è stata una stagione buttata nel cesso, e qui si sono evidenziati anche tutti i limiti della dirigenza. Mi chiedo cosa aspettarmi dal futuro, ma su una cosa vorrei essere chiaro: se si deve tagliare il budget, via tutti e facciamo una squadra di giovani, investendo su un allenatore che sappia lavorare coi giovani e che sia motivato! Basta soluzioni raffazzonate e fatte in casa, basta gente improvvisata, basta primedonne in spogliatoio. E basta proclami sopratutto: la si finisca una buona volta di prendere per il culo i tifosi, la si finisca di considerarli tutti degli allocchi con le fette di salame davanti agli occhi! Personalmente io credo di capire di calcio più di tanti fenomeni da bar che esistono da queste parti, e sentirmi raccontare le favole offende la mia intelligenza e la mia fede, visto che ci sono sempre rimasto a fianco del Padova nel bene e nel male… Solo che ora voglio delle risposte!

Quanto a Dal Canto, mi sta proprio sui coglioni, più per la sua faccia di merda che per la sua incapacità. Sarei proprio felice di congedarmi da lui mollandogli due schiaffoni, ma so che non mi sarà possibile senza pagarne le conseguenze. Peccato.

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LA TELENOVELA DI PADOVA-TORO: ORA SONO TORNATI I TRE PUNTI SCIPPATI A MARZO…

Posted on 27 aprile 2012 by La Padova Bene

Fonte: Calcio Padova 1910

Il Padova ha vinto il ricorso contro il Torino e riacquisisce il risultato ottenuto sul campo per 1-0. Questo il comunicato ufficiale apparso sul sito della Figc:

1 Ricorso TORINO F.C. S.P.A.
avverso la declaratoria di inammissibilità del reclamo proposto seguito gara Padova/Torino del 3.12.2011 (Delibera Giudice Sportivo presso Lega Nazionale Professionisti – Serie B Com. Uff. n. 48 del 12.12.2011)

2 Ricorso CALCIO PADOVA S.P.A.
avverso decisioni merito gara Padova/Torino del 3 e 14.12.2011 (Delibera del Giudice Sportivo presso la Lega Nazionale Professionisti Serie B – Com. Uff. n. 89 del 15.3.2012)

La C.G.F. riuniti i reclami n. 1) e n. 2):
2) ACCOGLIE il reclamo del Calcio Padova S.p.A. e, per l’effetto, ripristina il risultato finale del campo;
1) RESPINGE il reclamo del Torino F.C. S.p.A.

La nuova CLASSIFICA:
Torino 67*
Verona 66
Pescara 65*
Sassuolo 64*
Padova 59
Varese 56
Sampdoria 55
Brescia 53
Juve Stabia 52 (-4 punti)
Reggina 51
Grosseto 46
Bari 45 (-6 punti)
Modena 45
Cittadella 44
Crotone 43 (-2 punto)
Livorno 38*
Ascoli 38 (- 7 punti)
Empoli 34*
Vicenza 34
Nocerina 31
Gubbio 31
Albinoleffe 25*
*1 partita in meno

Venerdi 27 Aprile
Ore 19:00 Brescia-Sassuolo
Ore 21:00 Verona-Empoli
Sabato 28 Aprile ore 15:00
Ascoli-Livorno
Cittadella-Varese
Grosseto-Padova
Gubbio-Pescara
Modena-Juve Stabia
Reggina-Albinoleffe
Sampdoria-Bari
Torino-Crotone
Vicenza-Nocerina

Campionato Serie Bwin 14^ giornata di Ritorno:
Recupero: ALBINOLEFFE-EMPOLI si giocherà martedì 8 maggio 2012 alle 20.45
Recupero: TORINO-SASSUOLO si giocherà martedì 15 maggio 2012 alle 20.45
Prosecuzione: PESCARA – LIVORNO riprenderà il 15 maggio 2012 alle 20:45 sul risultato di 0-2 dal 30′ primo tempo

Finalmente la notizia che tutti aspettavano!

In realtà bisogna capire bene le motivazioni per cui è stato vinto il controricorso. Le spiega (in teoria, perchè l’articolo è ripreso dal sito della Gazzetta, e tutti sappiamo quanto sia affidabile quel giornale!) Padova Goal:

Fonte: Gazzetta dello Sport, Maurizio Galdi

Sarà il piatto forte del ricorso presentato dal Padova contro la sconfitta a tavolino per 0-3 nella partita del campionato di Serie B contro il Torino: il Giudice sportivo Gianfranco Valente non avrebbe potuto prendere la decisione in materia. Perché? Perché è il cugino del presidente del Torino, Urbano Cairo, e questo le regole dello sport non lo consentono. Un caso spinoso che potrebbe scatenare un vero e proprio terremoto sulla giustizia sportiva.

[...]

Il caso Valente Alla segreteria della Corte di giustizia federale è stato presentato il ricorso del Padova che verrà discusso nella giornata di oggi, all’interno del quale è contenuta la clamorosa novità: il Giudice sportivo Valente è cugino del massimo dirigente del Torino Urbano Cairo. Il problema è che l’articolo 28 del Codice di giustizia sportiva (Cgf), al comma 4, dispone che «ai componenti degli Organi della giustizia sportiva si applicano le norme in materia di astensione e di ricusazione previste dal Codice di procedura civile». Il riferimento è all’articolo 51 del codice: «Il giudice ha l’obbligo di astenersi… se egli stesso o la moglie è parente fino al quarto grado o legato da vincoli di affiliazione, o è convivente o commensale abituale di una delle parti o di alcuno dei difensori».

Come è parente il Giudice? L’avvocato Gianfranco Valente è sposato con Domenica Maria Bussetti, cugina di primo grado del presidente Cairo, in quanto i due sono figli, rispettivamente, di una sorella e un fratello. In particolare, Margherita Maddalena Cairo, madre della moglie del Giudice sportivo, è sorella di Giuseppe Dalmazzo Cairo, padre di Urbano Cairo. Secondo la difesa del Padova, e a quanto sembra secondo le norme, l’avvocato Valente, quando ha assunto la carica di Giudice sportivo, ma soprattutto quando ha dovuto decidere, per ben due volte, il delicato caso relativo a Padova-Torino, avrebbe dovuto astenersi. Di più: al termine di ogni giornata di questo campionato, ogniqualvolta Valente è stato chiamato a giudicare su questioni che coinvolgevano il Torino, avrebbe avuto l’obbligo di astenersi dal decidere, lasciando spazio al suo sostituto. Il rischio (remoto, per la verità) è quello di una catena di ricorsi sulla scia di quello del Padova. La certezza, invece, è che oggi la Corte di Giustizia avrà una bella gatta da pelare.

Dunque a quanto pare è tutto vero, non è un sogno: per la prima volta in Italia il “nepotismo” non paga!

Personalmente penso che Padova-Toro sia solo l’ennesimo sputtanamento del calcio italiano: sarebbe bastato stabilire subito che il giudice Valente, causa parentela col presidente del Toro Urbano Cairo, non era competente per giudicare il caso. Oppure, meglio ancora, far ripetere l’intera partita. Al massimo quindici giorni dopo, durante le vacanze di Natale. Invece quasi cinque mesi dopo siamo ancora qui a girare intorno alla questione, ed ogni sentenza in questo momento finisce inevitabilmente per scontentare tutti!

Contento per i tre punti, sperando che le mezze fighe che scendono in campo ora si ripiglino…

 

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ORMAI E’ ANDATO…

Posted on 24 aprile 2012 by La Padova Bene

Fonte: Padova Sport

Alessandro Dal Canto dirigerà oggi il primo allenamento della settimana in vista della trasferta di Grosseto. Niente corso di Coverciano che, ironia della sorte, questa settimana prevede una lectio magistralis di Zdenek Zeman, con tanto di visita al campo di allenamento del Pescara. Foschi ha chiesto a Ulivieri (presidente AssoAllenatori) di esentare Dal Canto, in modo che possa concentrarsi sulla preparazione della partita (e forse anche perchè alla lezione lui, involontariamente, ha già assistito venerdì sera).

Segui in tempo reale le dichiarazioni di Dal Canto, nella conferenza stampa di questo pomeriggio:

14.51: Alcune info sulla squadra e sul programma allenamenti: “Forse andiamo via giovedì, non è ancora deciso. Hallenius dovrei recuperarlo giovedì”. Si è vociferato di possibili dimissioni, è vero mister? “No assolutamente, mai pensato. Non ho mai perso di mano la squadra”

14.50: “A Castellammare ho fatto il 4-4-2 e secondo me l’abbiamo letta bene, tutto sommato”.

14.49: “Il modulo anti-Pescara? sono stati bravi loro a creare superiorità sulle fasce, forse se sceglievo un altro modulo andava ancora peggio…”

14.47: Ancora la difesa sotto accusa… “Non mi va di gettare la croce addosso al singolo – spiega Dal Canto – sì a gennaio potevamo prendere un rinforzo, ma prendere così tanto per acquistare qualcuno non aveva senso, abbiamo cercato soluzioni che potessero esserci utili ma non le abbiamo trovate. Lavoriamo sodo, non pensiamo a chi sarebbe potuto arrivare”

14.40: “Con Cestaro ci siamo visti e parlati sabato, normale che sia il più deluso visto che è la persona che fa grandi sforzi per mandare avanti tutto. Abbiamo parlato anche con gli ultras, è stata una contestazione civile, come civile è stata la chiacchierata di sabato, quando sono venuti a Dueville…”. Si mormora di screzi con Italiano, cosa c’è di vero? Dal Canto risponde sereno: “Nessuno screzio, se ci sarà bisogno di lui sabato lo utilizzerò. Magari anche contro il Pescara poteva tornare utile”. A proposito del prossimo avversario, il Grosseto: “Quella di sabato sarà una partita fondamentale. Come tutte le altre da qui alla fine del resto. Dobbiamo aver fiducia e pensare al Pescara come un semplice incidente di percorso”.

14.35: Dal Canto arriva nella postazione stampa: “In questi giorni ho già avuto modo di parlare a lungo con i miei giocatori, dobbiamo in fretta voltare pagina” il primo commento del tecnico. “Sconfitte pesanti da allenatore? Un 5-0 a Brescia, con la Primavera, da giocatore invece sei ne ho presi due o tre volte. Ora non deve mancare l’autostima dei giocatori, il momento è difficilissimo. Non l’ho vissuto come un dramma questo 0-6, anche se è normale che mi senta il primo responsabile di questa situazione”.

14.22: Presenti al campo di allenamento anche due carabinieri in divisa. Il clima è tranquillo, ma non è da escludere completamente la possibilità di qualche contestazione da parte dei tifosi.

14.21: Succi e Perin trasportano scatoloni. “Non siamo ai lavori forzati, sono solo i nuovi palloni da allenamento” scherza il giovane portiere.

14.15: C’è attesa per le prime dichiarazioni di Dal Canto, dopo la riconferma in panchina.

Premessa importante: dopo Pescara e dopo il confronto avvenuto sabato, la Fattori ha deciso di provarci fino all’ultimo pur vigilando su ciò che accade attorno alla squadra, come ha scritto sul comunicato uscito ieri (clicca qui). Tuttavia, pur appoggiando la linea del settore che frequento, non tacciatemi di disfattista se adesso dico la mia su Dal Canto: è pur sempre l’opinione personale di “uno dei tanti”, che voglio sperare che non possa influenzare negativamente l’ambiente più di quanto non lo è già. Anche perchè, se bastasse ciò che pensa il sottoscritto per influenzare l’ambiente intorno al Calcio Padova, saremmo messi male!

Dunque Dal Canto è sicuramente un allenatore inesperto. Non gliene faccio una colpa. In fin dei conti lo scorso anno, quando subentrò a Calori, allenava la Primavera e non andava neppure così bene. Il suo impatto fu positivo, del resto la squadra ormai giocava contro Calori quindi chiunque si fosse seduto in panchina dopo la debàcle di Cittadella avrebbe sicuramente fatto meglio. Fondamentalmente da marzo in poi possiamo dire che il Calcio Padova fu in qualche modo “autogestito”, ed il nuovo allenatore piaceva così tanto ai “senatori” dello spogliatoio (forse perchè lasciava fare…) che furono gli stessi giocatori a chiederne a Cestaro la conferma fino a fine stagione. Da Cittadella in poi tutto andò liscio, anche troppo, fino ai playoff. O meglio, alla finale di Novara: sotto di un gol e di un uomo Dal Canto decise di togliere El Shaarawy (l’unico che avrebbe potuto creare problemi alla difesa piemontese) e di tenere in campo un Vantaggiato più fermo che mai (beati quelli che l’hanno sempre difeso…). Finì come tutti sappiamo, ma tutto sommato in quel momento “andava bene così”. Avevamo ottenuto molto più di ciò che speravamo ad un certo punto della stagione, e la finale si concluse fra gli applausi di una Fattori formato trasferta, capace di cantare per il proprio orgoglio e per la propria città anche a risultato compromesso col suo consueto stile (e questo, lasciatemelo dire, è una delle poche cose belle del calcio attuale!). Dal Canto riconfermato ovviamente a furor di popolo, non pareva nemmeno bello criticarlo dopo il finale di stagione che ci aveva regalato. E quel cambio “sbagliato”, i maligni dicevano che fosse stato suggerito da qualcuno “in alto”: in fin dei conti El Shaarawy aveva un futuro davanti, non era il caso di restituirlo al Genoa rotto… Ma io queste cose non le so e non le posso sapere!

Comincia la nuova stagione, il Padova sulla carta appare nettamente più forte di quello dello scorso anno, i tifosi sognano, si comincia bene con un buon pareggio a Genova contro la Samp, si procede meglio fino ad ottobre, quando dopo una serie di prestazioni poco convincenti il mister risponde alle critiche dei giornalisti dicendo chiaramente che “Questa squadra non vale più dei playoff”. In quel preciso istante, per conto mio, ha rovinato quanto di buono aveva fatto precedentemente (ammesso che avesse fatto qualcosa di buono!). Ha dato un’alibi grande come una casa ad una squadra già deboluccia di carattere e portata a piangersi addosso. Ed i risultati si sono visti tutti…

Il resto è storia recente: una squadra che ha smarrito da mesi il passo brillante tenuto nelle prime giornate di campionato, alternando prestazioni accettabili ad altre francamente imbarazzanti, spiccando più per la presunzione dei suoi singoli che per il talento di cui pure la truppa disporrebbe. Ed un allenatore ogni giorno sempre più in confusione, ogni giorno sempre più teso e nervoso, che passa da una scenata in sala stampa (quando prende e se ne va di fronte a una domanda scomoda… Mourinho non ha insegnato proprio nulla? Mi fa pure ridere poi qualche radical-chic che lo difende, forse perchè in comune con lui ha il carattere presuntuoso…) a una formazione rivoluzionata di volta in volta, da giocatori tenuti in tribuna per mesi e poi buttati nella mischia senza i novanta minuti nelle gambe ad altri semplicemente esclusi e nemmeno più considerati. Fino allo 0-6 contro il Pescara che per me (ditemi quello che volete) vale un bel calcio in culo solo per una questione di principio!

Dal Canto sicuramente è un inesperto, non sa gestire un gruppo formato in primis da primedonne, non sa gestire la pressione, non sa gestire l’impatto con i media. E forse è stato anche lasciato un pò (tanto) solo. Ma non gliene faccio una colpa. Ciò di cui gli faccio una colpa ben precisa è di essere un arrogante e presuntuoso, che gioca a scimmiottare Mourinho negli atteggiamenti strafottenti senza averne le indiscusse qualità che hanno fatto grande il portoghese (che sabato è andato a prendersi la Liga in casa del Barcellona… alla faccia dei vari “professoroni” che spesso leggo anche qui nei commenti!). E l’intervista di oggi la dice lunga sulla sua arroganza. Ma anche sul fatto che ormai non ci stia capendo più nulla…

Parlare della partita di Castellammare (persa 2-0 e letteralmente buttata via!) come di una “gara letta bene” o sostenere che non si vuole dare le dimissioni perchè “Ha sempre avuto in mano la situazione della squadra”, per me è indicativo. Indicativo del fatto che ormai sia completamente cotto, come una pera! E forse a questo punto un cambio sarebbe stato un bene…

Tuttavia contro ogni previsione, il mister è stato riconfermato anche dopo un disastro di proporzioni bibliche come quello di venerdì. E qui la cosa si fa strana: i maligni dicono che Cestaro a fine stagione lascerà, e non vuole accollarsi sulle spalle il contratto di un nuovo allenatore. Non so quanto e cosa ci sia di vero. So solo che l’aria non è delle migliori, e penso che ce ne stiamo accorgendo tutti…

Ho la netta sensazione che qui a Padova sia cominciata la smobilitazione. Spero tanto di sbagliarmi, ovviamente, ma certe scelte e certe situazioni che si sono venute a creare non me le so spiegare… Di una cosa sono sicuro: il tifoso padovano ha nel DNA la sofferenza, è destinato a soffrire, e la nostra storia ci insegna che tutti i momenti “belli” sono durati molto poco, seguiti quasi subito da rovesci disastrosi (vedi anche l’ultima serie A). Ripeto, spero tanto di sbagliarmi…

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