Poco meno di undici mesi fa mi trovavo in Piazzetta Pedrocchi a celebrare una squadra che aveva saputo far sognare l’intera città. Solo tre mesi prima non lo avrei mai pensato dopo la dèbacle di Cittadella. Eppure da quella triste sera di marzo si stava per compiere un miracolo: la squadra riprese a giocare, non solo riuscì a tirarsi fuori dalle sabbie mobili della medio-bassa classifica, ma spiccò letteralmente il volo andando a vincere a Pescara una settimana più tardi, raggiungendo i playoff prima con una partita straordinaria contro il Livorno e poi andando a sbancare Torino in una giornata che definire “delirio” non è esagerato. Ai playoff un’altra impresa, eliminando un quadratissimo Varese andando a rimontare addirittura due gol in casa loro. E poi Novara, che aveva infranto il sogno. Ma andava bene così, era tanto, troppo tempo che a Padova non si sognava. Essendo cinici potremmo dire che è la dimostrazione di quando una squadra si mette in testa di giocare a calcio…
Quel Padova mi ricordava tanto il Padova edizione 1990/91, quello che considero il “mio” primo Padova. Ogni tanto ci penso ancora, un pò come spesso si finisce a pensare al proprio primo amore: viviamo in un mondo di merda per tante cose, ma ci sono dei momenti nella vita in cui è bello sognare. Io nel 1991 non me la passavo troppo bene a livello personale perchè ero uno studentello che si preparava ad essere bocciato in prima superiore, che non andava mai a scuola, che aveva un rapporto conflittuale con i genitori e spesso anche con molti coetanei. Però quel Padova mi faceva sognare, la serie A e perchè no, magari l’Europa nel giro di qualche anno. In fin dei conti l’anno prima la stessa ascesa l’aveva vissuta il Parma, che non era certo una squadra di lunga tradizione. Ed in quegli anni il calcio italiano dominava a livello europeo, adesso sarebbe molto più difficile. Ma sognare non costa nulla: avevamo un giovane promettente che avrebbe fatto strada come Albertini, simbolo di quel Padova; avevamo giocatori pescati come sconosciuti che avrebbero in futuro fatto la fortuna delle squadre in cui sarebbero andati a giocare (Di Livio e Benarrivo), avevamo un presidente come Marino Puggina che prima di tutto era innamorato di questa meravigliosa città ed un allenatore affamato e desideroso di mettersi in mostra come Colautti. Lucca fu la fine di quel sogno, uno shock terrificante da cui non ci sarebbe bastato tutto il campionato successivo per riprenderci…
Ma la storia è ciclica, e così dopo vent’anni, dopo aver assaporato la serie A senza gustarcela più o meno con la stessa sensazione che ti da una fotomodella quando ti fa toccare il suo seno ma al momento di dartela si tira indietro, dopo essere ripiombati in C2 ed aver vissuto il purgatorio della C1 per ben 11 anni, ecco una nuova occasione: il Padova edizione 2010/11. Giusto giusto vent’anni dopo, in un periodo in cui non me la passavo troppo bene essendo senza lavoro e senza molte prospettive di trovarne uno soddisfacente. Però quel Padova mi faceva sognare, anche se ormai adulto non mi illudevo più di niente. Nemmeno dell’Europa, che pure rimane il mio sogno nel cassetto e sarebbe il coronamento di una vita al seguito dei biancoscudati. Sognare non costa nulla: avevamo un giovane promettente che sta facendo strada come El Shaarawy, simbolo di quel Padova; avevamo giocatori pescati come sconosciuti e che non hanno fatto la fortuna delle squadre in cui sono finiti probabilmente perchè oggi il calcio è una questione anche di conoscenze (altrimenti non mi spiego come faccia a giocare una sottomerda come Bentivoglio) come Crespo, avevamo e per fortuna abbiamo tuttora un presidente come Marcello Cestaro che col tempo ha saputo innamorarsi di Padova e dei padovani (impresa quest’ultima decisamente più complicata) ed un allenatore affamato e desideroso di mettersi in mostra come Dal Canto. Già, il “predestinato” come era considerato un pò da tutti. Novara fu la fine di quel sogno, decisamente meno traumatica: se a Lucca piangevo a Novara cantavo per i miei colori, per una maglia più che mai onorata in quel finale di campionato, per una tifoseria finalmente al livello delle migliori tifoserie italiane. La storia è ciclica, anche se mai uguale…
Mentre ero immerso in questi pensieri arrivò da me un mio conoscente. Lo chiamo conoscente perchè non lo frequento abitualmente, anche se abbiamo molto in comune. Lui faceva i miei stessi pensieri, con l’attenzione però rivolta in un altro senso: “Questo campionato è stato una riedizione del 1990/91… non vorrei mai che il prossimo fosse una riedizione del 1991/92!”. Mi si gelò il sangue, ma la storia non si ripete mai fino in fondo…
Per i non informati, vado a spiegare cosa successe nel 1991/92: la brillante squadra dell’anno prima venne smantellata, privata di due dei suoi elementi più importanti come Albertini e Benarrivo, ed affidata ad un allenatore assolutamente incapace, anzi campione nel provocare disastri facendo a pezzi l’ambiente: Bruno Mazzia! Non una cattiva persona, sia chiaro, ma un incompetente bello e buono si: poco grintoso, incapace di dare un gioco alla squadra, incapace di motivare i suoi giocatori, incapace di caricare l’ambiente anzi finendo più per destabilizzarlo che altro, incapace di leggere la partita e di fare i cambi giusti al momento giusto. Non a caso veniva da tre esoneri consecutivi (Padova fu appunto il quarto). Ricordo un Padova-Bologna in cui fece scaldare Putelli per tutto il secondo tempo salvo poi farlo entrare a cinque minuti dalla fine fra i fischi del pubblico che ne aveva le palle piene del suo “difensivismo ad oltranza”. Ma ricordo anche una trasferta a Lucca in cui i rossoneri pareggiarono in 9 e Mazzia ebbe il coraggio di dire “I puntiu sono sempre guadagnati!” a chi gli chiedeva se il Padova avesse buttato al vento i due punti.
Dal Canto quest’anno si è trasformato nella copia più giovane e più bella di Bruno Mazzia, anche se qualcuno l’aveva un pò troppo frettolosamente chiamato “Il nuovo Guardiola”: effettivamente col buon Pep, Dal Canto ha in comune la coglionaggine! Il primo nonostante alleni la squadra più forte del mondo è riuscito a non vincere un cazzo, e credo che la definizione più bella di lui l’avesse data Ibrahimovic nel suo libro quando lo paragona a Mourinho dicendogli “Non hai le palle, non vali un cazzo rispetto a Mourinho!”. Dal Canto invece a Mourinho si è un pò ispirato, per lo meno nel gestire le interviste post-partita: atteggiamento arrogante, sorriso beffardo, sceneggiata facile. Forse voleva crearsi il personaggio, dimenticando che Mourinho può permettersi certi atteggiamenti perchè è un vincente e questo nessuno lo può negare (l’ha dimostrato quest’anno andando a prendersi lo scudetto proprio a Barcellona, e di fronte a questo tutti debbono stare muti!); mentre Dal Canto non ha mai vinto un cazzo. E’ solo arrogante. Più che a Mourinho, somiglia più a Villas Boas.
Ma tatticamente somiglia tantissimo a Mazzia: pauroso, demotivante, incapace di dare un gioco alla squadra o di saper leggere la partita, incapace di fare le sostituzioni al momento giusto. In panchina sta muto, molto spesso inginocchiato come se stesse osservando chissà cosa visto che non proferisce parola. Forse ha solo mal di pancia e soffre di aerofalgia. Ad ogni modo il “Guardiola de noialtri” ha ancora un ristretto cerchio di ammiratori (più ammiratrici che ammiratori… eh si, ammettiamolo: è belloccio. Ed ammettiamo anche che nella maggior parte dei casi le donne, non tutte, di calcio non capiscono nulla!). Ma un anno fa era considerato un genio… ora è diventato un idiota? Ha preso una botta in testa? Forse è meglio far chiarezza: a marzo dello scorso anno il Padova perde a Cittadella e Calori viene esonerato. La squadra passa a Dal Canto, che nei piani societari dovrebbe essere una “soluzione temporanea” in attesa che arrivi Bisoli o qualche altro allenatore d’esperienza. Sei giorni dopo, Dal Canto all’esordio va a vincere a Pescara con una squadra totalmente trasformata nello spirito. Il giorno successivo è lo stesso Italiano (ricordiamocelo bene) a telefonare a Cestaro chiedendogli, a nome della squadra, di confermare Dal Canto almeno fino a fine stagione. Chi conosce il centrocampista siciliano sa bene quanto primadonna sia, e quanto ami stare al centro dell’attenzione: Calori l’aveva escluso, Dal Canto l’ha reintegrato affidandogli le redini della squadra. Tanto basta.
Le qualità di Dal Canto emergono per conto mio già nella finale di Novara, quando per la prima volta si trova di fronte a vere e proprie difficoltà per l’espulsione di Cesar ed il gol del vantaggio novarese. E qui vengono fuori i valori: toglie El Shaarawy, l’unico che aveva dimostrato di saper creare problemi alla retroguardia novarese, lasciando in campo una mummia come Vantaggiato. La partita finì come sapete, tutti si presero la loro razione di applausi, ma io ero molto perplesso su come il mister aveva gestito la partita. Feci presente la cosa e qualche mio amico mi fece notare che forse il cambio di El Shaarawy a quel punto era “voluto” per risparmiarlo e ridarlo poi intero al Genoa. E ci siamo giocati la serie A per questo? Impossibile, non ci credo, non vi ascolto!
Quest’estate il Padova allestisce una rosa di primo piano. I soloni della “Cazzetta dello Sport” (ne avessero mai azzeccata una!) definiscono l’organico dei biancoscudati “da promozione diretta”, ma anchio sono molto ottimista. E’ arrivata gente del calibro di Cacia, Cutolo, Milanetto, Lazarevic, Osuji… Partiamo bene, il Padova non impressiona però vince e quando si vince tutto va bene. La difesa spesso e volentieri sbanda, pare che a gennaio si debba correre ai ripari. Ma come? Legati ha disputato una grande stagione lo scorso anno e quest’anno è rimasto, al posto di Crespo abbiamo Donati che è nel giro dell’Under 21, abbiamo preso Schiavi dal Vicenza e la difesa fa ancora acqua? Abbiamo pure Pellizzoli in porta, uno che ha vinto pure la medaglia di bronzo olimpica con la nazionale (credo che le Olimpiadi nel calcio siano la manifestazione che conta meno dopo la Coppa Italia…). Si comincia a vociferare di malumori fra il mister e qualche giocatore, ma il Padova va bene, e tanti tifosi cominciano a pensare di sottoscrivere la tessera del tifoso per assistere alle partite in trasferta, alla faccia di chi l’ha coerentemente combattuta… Arrivano le prime sconfitte: Albinoleffe, Varese, Crotone. Cominciano ad emergere i limiti della squadra e Dal Canto che fa? Se ne esce con una frase che secondo me segnerà l’intera stagione: “Questa squadra non vale più dei playoff!”. Qualcosa di incredibile detto da un allenatore. Nella vicina Verona, Mandorlini continua a ripetere di voler andare in serie A pur con una squadra sulla carta modesta. In Europa Mourinho è convintissimo di portare a casa la Liga nonostante lo strapotere del Barcellona. Ed a Padova, Dal Canto pur con un organico di primissimo livello, se ne esce a dire che questa squadra non vale più dei playoff: in quel preciso istante, riesce a compiere un doppio errore, demotivare la squadra e dargli allo stesso tempo un grosso alibi. E la stagione del Padova non sarà più la stessa. Nel frattempo però non abbandona l’atteggiamento strafottente, litiga coi giornalisti, addirittura abbandona una conferenza stampa post-partita: succede a febbraio dopo Padova-Empoli, una delle tante prestazioni mediocri. La maniera migliore per tirarsi la zappa sui piedi: una persona forte non abbandona mai il campo, una persona debole facendo così si espone ancora di più agli attacchi, visto che da le spalle. Non lo capisce Dal Canto, troppo ottuso per arrivarci (cosa si pretende da uno che ha fatto al massimo il capitano della Padania nella sua carriera?) e non lo capisce qualche coglione pseudo-intellettuale che lo difende. Nel frattempo il mercato di gennaio si è chiuso con un nulla di fatto: Foschi ha anche provato a prendere un difensore coi controcazzi (Pesoli) ma si è sentito dire “Niet” da Baraldi, che nel frattempo la famiglia Cestaro ha portato alla corte del Padova per convincere il padre a limitare le spese folli. Niente da fare, bisogna lavorare con ciò che si ha, e figurarsi se Dal Canto ne è capace!
E così giorno dopo giorno, partita dopo partita, minuto dopo minuto il Padova finisce per sfaldarsi. Il mister non fa nulla per evitare tutto ciò, anzi in alcuni momenti pare che faccia di tutto per complicare ulteriormente la situazione: prendete Osuji per esempio, reduce da una grande stagione (la scorsa) a Varese, schierato in campo poche volte e con prestazioni mai convincenti, e per finire messo da parte definitivamente accampando la scusa di un infortunio che si trascina da mesi. O Hallenius, utilizzato col contagocce che pure per conto mio quelle rare volte che ha giocato ha fatto meglio di molti altri considerati intoccabili. E che dire dell’”oggetto misterioso” Jelenic? Non gli è mai stata data mezza opportunità… Ma Dal Canto ad un bel momento era in confusione totale: non ho mai visto un allenatore che in 38 giornate schiera 38 formazioni diverse, e nessuna che sia uguale nemmeno per sbaglio ad un altra. Mai. Come non ho mai visto uno che tiene per mesi in tribuna un giocatore salvo poi buttarlo nella mischia di punto in bianco, che non ha nemmeno i novanta minuti nelle gambe. Io credo che questo avrebbe fatto danni anche in una squadra di Pulcini. Dulcis in fundo, l’esclusione di Italiano, che ha finito per spaccare lo spogliatoio: il regista siciliano lo scorso anno era stato fondamentale proprio per la conferma di Dal Canto, quest’anno è entrato in rotta di collisione con lui e miracolosamente si è ritrovato contro mezza squadra. Negli ultimi due mesi si è visto chiaramente che c’erano dei giocatori che gli giocavano contro, a meno che non vogliamo raccontarci le favole. Italiano è un cagacazzi, ma dal momento che ce l’hai in squadra sai che è così. Oppure decidi di venderlo ed hai risolto il problema. E’ tuttavia indicativo di come Dal Canto sia riuscito a distruggere il gruppo col suo lavoro certosino.
Adesso l’erede di Bruno Mazzia almeno fino a fine stagione rimarrà qui a Padova. Si è capito che per problemi di budget non verrà mai mandato via, ed è un peccato perchè a mio modo di vedere, anche cambiando in corsa adesso ci sarebbe la possibilità di rientrare nei playoff: lo scorso anno proprio Dal Canto andò a vincere a Pescara sei giorni dopo aver preso una bastonata memorabile a Cittadella, e siccome non è un genio è fin troppo chiaro che adesso la squadra gli gioca contro come giocava contro a Calori… Ma temo che non avverrà, quest’anno è stata una stagione buttata nel cesso, e qui si sono evidenziati anche tutti i limiti della dirigenza. Mi chiedo cosa aspettarmi dal futuro, ma su una cosa vorrei essere chiaro: se si deve tagliare il budget, via tutti e facciamo una squadra di giovani, investendo su un allenatore che sappia lavorare coi giovani e che sia motivato! Basta soluzioni raffazzonate e fatte in casa, basta gente improvvisata, basta primedonne in spogliatoio. E basta proclami sopratutto: la si finisca una buona volta di prendere per il culo i tifosi, la si finisca di considerarli tutti degli allocchi con le fette di salame davanti agli occhi! Personalmente io credo di capire di calcio più di tanti fenomeni da bar che esistono da queste parti, e sentirmi raccontare le favole offende la mia intelligenza e la mia fede, visto che ci sono sempre rimasto a fianco del Padova nel bene e nel male… Solo che ora voglio delle risposte!
Quanto a Dal Canto, mi sta proprio sui coglioni, più per la sua faccia di merda che per la sua incapacità. Sarei proprio felice di congedarmi da lui mollandogli due schiaffoni, ma so che non mi sarà possibile senza pagarne le conseguenze. Peccato.