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A Turkish policeman protects a Galatasar

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FENERBAHCE PERDE LO SCUDETTO, UN MORTO NEI TAFFERUGLI

Posted on 16 maggio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Il Post

Ieri sera allo stadio Sukru Saracoglu di Istanbul ci sono stati violenti scontri tra i tifosi del Fenerbahçe e la polizia. Gli scontri sono cominciati subito dopo la fine della partita tra il Fenerbahçe e il Galatasaray, finita 0 a 0, che è stata decisiva per assegnare la vittoria della Süper Lig (il campionato turco) al Galatasaray. Anche durante i 90 minuti di gioco la partita era stata molto tesa, con parecchie ammonizioni e un’espulsione per parte.

Alla fine della partita i tifosi del Fenerbahçe hanno divelto i sedili di plastica dello stadio e li hanno scagliati in campo contro i giocatori avversari. La polizia è subito intervenuta e ha cercato di proteggere i giocatori con gli scudi, lanciando lacrimogeni e fumogeni contro i tifosi. I disordini sono proseguiti anche fuori dalla stadio, dove i tifosi del Fenerbahçe hanno rotto vetrine, ribaltato cassonetti della spazzatura e addirittura ribaltato e dato fuoco a due macchine della polizia nel quartiere di Kadikoy. A quanto risulta fino a ora, non ci sarebbero stati feriti gravi.

La rivalità tra il Galatasaray e il Fenerbahçe, entrambe di Istanbul, è da sempre molto forte e spesso è degenerata in scontri tra tifoserie. In questo finale di campionato, ad alimentare ancora di più la tensione e a provocare la rabbia finale dei sostenitori del Fenerbahçe, ci sono due fattori: il primo è l’incertezza sull’assegnazione del titolo che ha caratterizzato la fase finale dei playoff della Süper Lig. Il campionato si era concluso con una netta predominanza del Galatasaray, che aveva chiuso il campionato con 11 punti di vantaggio sul Fenerbahçe, che nel girone dei playoff però, quello che assegna lo scudetto e che si gioca tra le prime quattro classificate della Süper Lig, aveva recuperato lo svantaggio e ieri sera avrebbe potuto vincere il titolo. Alla fine il Galatasaray ha vinto il titolo per un solo punto, proprio grazie al pareggio di ieri in casa. Il secondo è il fatto che, grazie a questa vittoria, il Galatasaray ha raggiunto il Fenerbahce per numero di scudetti vinti nella propria storia, portandosi a 18.

I turchi sono veramente fuori di testa, ed il derby fra Fenerbahce e Galatasaray è uno dei più caldi e sentiti del mondo. Il Fenerbahce è di gran lunga la squadra più popolare in Turchia e trova la sua base di sostenitori più caldi nel quartiere di Kadikoy, nella parte asiatica di Istambul,  che poi è lo stesso quartiere in cui è nata la società. Il Galatasaray rappresenta la borghesia laica della città. Quello che non dice il giornale è che il Galatasaray è l’unica “grande” del calcio turco a non essere stata coinvolta nel calcioscommesse turco che quest’estate aveva portato a penalizzazioni per gli altri grandi club (su tutti Besiktas e appunto Fenerbahce), e che in un paese che volendo è ancora più complottista dell’Italia agli occhi di molti ha rappresentato una sorta di “favoreggiamento”. 

Il tifo in Turchia è molto “selvaggio” e poco organizzato, basato più sullo spontaneismo e sul calore dei tifosi che non sull’organizzazione tipicamente italiana. Tuttavia esistono anche dei gruppi ultras veri e propri, ed i più organizzati sono decisamente gli UltrAslan del Galatasaray. Ma con gli incidenti di sabato sera, mi sa tanto che gli ultras centrano poco. In genere i turchi sono gente ospitale, ma se gli pesti i piedi diventano molto pericolosi (Ne sanno qualcosa due tifosi del Leeds, accoltellati a morte nel 2000 da un tifoso del Fenerbahce dopo che avevano pisciato sulla bandiera turca). In tutto questo contesto possiamo capirci qualcosa di più. Il resto sarebbe da scoprire, e non nego che un giorno mi piacerebbe assistere ad uno dei loro derby, pur con la consapevolezza che è molto pericoloso…

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INCIDENTI AL DERBY DELLA SLESIA

Posted on 17 aprile 2012 by La Padova Bene

Immagini riprese da Collectif 1899:

Anche se non è una sorpresa, il “derby della Slesia” fra Ruch Chorzow e Gornik Zabrze ha fatto registrare violenti scontri fra ultras e polizia.

Gli hooligans polacchi si sono nuovamente messi in evidenza alla vigilia di Euro 2012 con i violenti incidenti che hanno avuto inizio per le strade di Chorzow ben prima dell’inizio della partita e sono poi proseguiti sugli spalti ed anche sul terreno di gioco, con le forze dell’ordine che hanno fatto largo uso di gas lacrimogeni.

 

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Striscione rubato

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VERONESI IN GITA A BRESCIA

Posted on 10 aprile 2012 by La Padova Bene

Fonte: Tg Gialloblù

E’ stato un drammatico fine partita per quattro tifosi del Verona che hanno assistito alla gara con il Brescia. I quattro tifosi dell’Hellas (di 22, 31, 53 e 58 anni) sono stati infatti aggrediti da una ventina di ultras del Brescia che li hanno malmenati.

“Stavamo semplicemente tornando alla nostra auto” racconta Edoardo, il più giovane di loro “e siamo stati assailiti vigliaccamente da almeno venti tifosi. Con me viaggiavano mio papà, mio zio e mio cugino. Non siamo ultrà, siamo solo tifosi che amano l’Hellas”. I quattro hanno dovuto ricorrere alle cure del Pronto Soccorso.

Prima della gara è stata anche aggredita la troupe di Telenuovo che stava andando a recuperare gli accrediti. L’auto dell’emittente veronese è stata circondata da una decina di facinorosi che hanno dato calci e pugni sui finestrini. I teppisti hanno anche cercato di aprire le portiere dell’auto ma sono stati fermati dal provvidenziale intervento dell’unico carabiniere che era nei paraggi.

Ragionando in termini di tessera del tifoso, posso invece dire che di fronte c’erano una tifoseria e tre quarti tesserata. Dico “una tifoseria e tre quarti” perchè i veronesi ce l’hanno tutti, mentre gli unici bresciani a non averla sottoscritta sono i Brescia 1911 che oggi si sono spostati in gradinata. Beh, direi proprio che la tessera non ha debellato la violenza. Forse ha solo sdoganato definitivamente certi comportamenti, che una volta erano considerati vigliaccate ed oggi sono quasi portati come “normalità”: le lame (clicca qui) e le aggressioni in 20 contro una famigliola (si perchè dubito che viste l’età dei feriti si trattasse di hooligans convinti e militanti… forse erano più due padri con due figli al seguito!). Della serie “ti piace vincere facile?”. Questi esempi edificanti chiaramente continuano a venire da chi la tessera del tifoso l’ha sottoscritta, il che è la migliore risposta a tutti coloro che sono convinti che serva realmente a qualcosa…

Cesenati e bolognesi questo week end se le sono date di santa ragione a qualche chilometro dallo stadio. Bellissima azione, peccato che rimangano sempre casi isolati nel nostro paese. Tutto il resto va da se…

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CESENA BOLLENTE

Posted on 09 aprile 2012 by La Padova Bene

Fonte: Il resto del Carlino

Cesena, 8 aprile 2012 – UN primo e un secondo tempo della follia: protagonisti gli ultrà, quelli del Cesena a tempo pieno, quelli rossoblù part time. Prima del match a Montaletto di Cervia 80 supporter romagnoli e 40 rossoblù si sono picchiati per un quarto d’ora: due tifosi ospiti sono stati denunciati. Davanti al Manuzzi, a fine gara, oltre 300 ultrà si sono scagliati poi contro un battaglione di 30 carabinieri lanciando sassi, i tavoli e le sedie di una piadineria, usando spranghe e bastoni. Sei militari sono finiti all’ospedale, un ultrà cesenate è stato arrestato per resistenza aggravata. Ma riviviamo un pomeriggio di violenza come al Manuzzi e paraggi non si vedeva da anni.

A MONTALETTO forse le due tifoserie si erano date appuntamento, se le erano ‘promesse’ attraverso i forum, oppure i cesenati hanno teso un agguato. Scene di ordinaria guerriglia urbana quindi verso le 14 di ieri con set Montaletto di Cervia. Due ultrà rossoblù (di 25 anni) sono stati denunciati per rissa, verranno colpiti anche dal Daspo. Al pronto soccorso non è finito nessuno ma il ‘bollettino’ riferisce di contusi e feriti visti uscire sanguinanti dalla bolgia. I tifosi bolognesi, una quarantina, in gran parte giovani con alcune ragazze al seguito, avevano pranzato in un ristorante sulla via Cervese. Appartengono al gruppo di tifo organizzato ‘Beata gioventù’, una costola dei vecchi ‘Mods’. Nel locale non hanno dato grossi problemi, se non per qualche coro di troppo e una lampadina rotta. Ma quando con le proprie auto hanno preso la strada per lo stadio Manuzzi, lungo la provinciale Bollana, all’altezza di una rotatoria, hanno trovato ad attenderli un plotone di circa ottanta ultrà bianconeri.

LA MAXI rissa ha letteralmente bloccato il traffico al confine tra le due province ed è durata circa un quarto d’ora. Sul posto sono intervenuti una dozzina di carabinieri delle stazioni di Cervia, Milano Marittima e del nucleo radiomobile che hanno sequestrato bastoni, catene e altri oggetti, disperdendo le due frange violente. Due bolognesi 25enni, studenti universitari e incensurati, sono stati deferiti per rissa e verranno anche segnalati alla questura per il Daspo. Due auto sempre dei tifosi rossoblù, quelle che guidavano la testa del gruppo, sono rimaste seriamente danneggiate. I carabinieri non escludono che i due gruppi, storicamente rivali, si fossero dati appuntamento sulla tangenziale di Montaletto attraverso i forum.

PURTROPPO è stato solo il primo tempo della violenza ultrà della vigilia di Pasqua. Anzi il peggio doveva ancora arrivare. Al termine della partita, in via del Mare davanti alla curva cesenate, trecento tifosi di casa (forse volevano raggiungere gli ultrà bolognesi nel parcheggio) improvvisamente hanno aggredito il battaglione dei carabinieri schierato (una trentina di militari) lanciandogli contro di tutto: sassi, tavoli e sedie di un chiosco di piadina. Hanno usato pure bastoni e spranghe contro i militari che hanno caricato. Sei carabinieri sono rimasti feriti, tra questi anche il tenente della compagnia di Cesena Vittorio Taborra colpito con una spranga a una gamba: quattro punti di sutura e sette giorni di prognosi. Al pronto soccorso sono finiti anche cinque colleghi del battaglione di Bologna: uno ha riportato la frattura del naso, un altro ha problemi a una spalla. E’ stato arrestato un ultrà bianconero di 36 anni, già conosciuto dalle forze dell’ordine e residente a Forlimpopoli. E’ accusato di resistenza aggravata, ossia di aver procurato lesioni a due militari. In passato era già stato colpito da due Daspo. La polizia ha poi identificato un tifoso bolognese che ha lanciato una bottiglia dal pullman.

 

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PADOVA-VENEZIA, 5 APRILE 1992

Posted on 06 aprile 2012 by La Padova Bene

C’è una scritta sul muro di una casa, vicino a dove abito. Si tratta di una scritta che è li da vent’anni, che il tempo ha sbiadito e che altri “writers” hanno a loro volta ricoperto, ma che fino a pochi anni fa si distingueva perfettamente ed ancora oggi volendo è visibile se si osserva un pò. E’ una sorta di promemoria, che qualcuno fece alla vigilia delle elezioni politiche del 1992, e che se vogliamo indicava quasi una nuova “via da seguire”. La scritta in questione, a caratteri cubitali, è: “RICORDATI: LEGA NORD!”. Ora potremmo discutere per ore su quanto questa “nuova strada politica” fosse realmente un’illuminazione, e di quanto bene abbia fatto non solo al paese in se, ma anche alla nostra terra (il Veneto, in questo caso); così come potremmo discutere per ore su quanto i politici in camicia verde alla resa dei conti si siano dimostrati uguali identici sputati (solo un pò più ignoranti…) a quelli che loro per primi contestavano e chiamavano “ladroni” e “mafiosi”, ma non avrebbe nessuna importanza. Quel “RICORDATI: LEGA NORD!” è solo la testimonianza del clima politico che si respirava nel 1992…

Era stato sicuramente un anno particolare il 1992: a febbraio Mario Chiesa, un socialista di quelli “craxiani”, era stato colto con le mani nel sacco al momento di intascare una tangente per un appalto. Il suo arresto aveva fatto scalpore, ma ancora più scalpore fece la successiva inchiesta che prese il nome di “Mani Pulite” e che rivelò un sottobosco di tangenti e di corruzione che coinvolgeva tutti i partiti a tutti i livelli, dall’Assessore Comunale del paesetto di provincia fino al Segretario di partito. In realtà non rivelò un beato cazzo perchè penso che più o meno tutti gli italiani fossero a conoscenza del fatto che i politici non facevano altro che mangiare e basta, ma si sa che in questo paese tutti sono finti ingenui, a tutti piace saltare sul carro dei vincitori e rimanerci il più a lungo possibile, ma quando il carro sbanda è una gara a chi scende per primo. E così fu “Mani Pulite”, un inchiesta che fece salire subito il livello di indignazione fra la gente. E che, per prima, venne sfruttata da un partito allora emergente, ma che cercava una propria affermazione politica. Un partito che aveva un leader abbastanza folle e strampalato, ma altrettanto carismatico, che un anno prima amava dire che il suo partito ce l’aveva duro, e che in quel periodo si incazzava ed urlava che era ora di fare piazza pulita. Quel partito era, appunto, la Lega Nord, che proprio in quel periodo venne su forte al grido di “Roma ladrona!”.

Quando parlo di certi argomenti con alcuni miei coetanei del sud, e mi sento dire che “voi del Nord siete tutti razzisti!” per il fatto che da noi molta gente ha votato Lega, mi viene da ridere. La Lega a Nord (ed in Veneto in particolare) non ha vinto per i suoi slogan razzisti, ma semplicemente perchè ha saputo cavalcare meglio di ogni altro partito il malcontento della gente di qui, stanca di dover pagare col proprio sudore i vizi e vizietti dei politici corrotti. Ovviamente ne hanno sfruttato anche l’ignoranza, che peraltro è una delle poche cose che unisce veramente gli italiani, da Nord a Sud, nessuno escluso. Ad ogni modo, nel week end del 5-6 aprile 1992 si svolgevano le elezioni, e la Lega Nord guadagnò una barca di consensi, potendo così cominciare a costituire i primi gruppi parlamentari. E proprio nella settimana precedente le elezioni, comparve quella scritta sul muro vicino a casa mia. Doveva essere il 2 o il 3 aprile. Perchè me lo ricordo? Semplice, stavo andando in motorino a comprare i biglietti per il derby col Venezia in programma proprio domenica 5 aprile, e passando notai la scritta e non potei fare a meno di fermarmi a guardarla!

In quel periodo la Lega Nord raccoglieva molte simpatie anche fra gli adolescenti. Diciamo che faceva le veci di quello che in Europa erano i partiti d’estrema destra, che in Italia sarebbero arrivati solo qualche anno più tardi con la nascita di formazioni come Forza Nuova. Se vogliamo, nel panorama di destra rappresentava un partito nuovo, che usava un linguaggio nuovo, e che si poneva come valida alternativa. Ed erano in molti i miei coetanei, in quel periodo particolare, ad ostentare adesivi della Lega Nord se non addirittura la mitica sciarpa (che era bianco-rossa! Il verde come colore sarebbe arrivato solo dopo…) che in tanti portavano anche allo stadio proprio perchè i suoi colori facevano si che fosse facilmente confondibile con una qualsiasi sciarpa del Padova. Intendiamoci: il fatto che molti indossassero la sciarpa della Lega Nord non rappresentava in alcun modo una qualsiasi presa di posizione degli HAG o della Curva Nord dell’Appiani, che anzi in quegli anni tendeva a lasciare fuori la politica. Era semplicemente una simpatia di molti, anche fra i ragazzi che frequentavano la curva. Tutto qua. Potrei anche dire che, per me che ero pur sempre un novizio, fu la prima volta che vidi dentro lo stadio una così ostentata ammirazione per un partito politico. Qualcosa di simile lo vidi qualche anno dopo, col moltiplicarsi degli Skins e l’esplosione dell’estrema destra. Ma in realtà me ne fregava poco… Me ne fregava poco perchè, al di la delle simpatie dei miei amici, io nel 1992 non avevo l’età per votare e cmq sentivo i partiti e la politica come qualcosa di distante, qualcosa che non mi riguardasse. Qualcosa che non faceva per me, ecco. Per me, il 5 aprile 1992 era semplicemente il gran giorno del derby di ritorno, Padova-Venezia. O Padova-Veneziamestre, se preferite.

Il campionato 1991/92 era stata una stagione alquanto strana. La splendida squadra che l’anno prima aveva compiuto una rimonta leggendaria arrivando a giocarsi la promozione a Lucca all’ultima giornata era stata smantellata: via Benarrivo, via Albertini. Via anche Collautti, che non aveva creduto ai programmi societari ed era finito a Messina convinto di andare in A (venne invece esonerato a marzo, e quell’anno i giallorossi finirono in C, altro che serie A!). Benarrivo invece se n’era andato a Parma, dove avrebbe poi vinto tutto finendo anche in Nazionale, al suo posto un ruvido terzino dal Pisa, un certo Lucarelli (che non centrava nulla con il centravanti livornese che poi avrebbe giocato anche da noi!) che certo non poteva garantire la spinta di Totò Benarrivo. Al posto di Albertini invece era arrivato un certo Marco Franceschetti, discreto centrocampista che l’anno successivo sarebbe stato riscoperto alla grande nel ruolo di libero. Ma il vero dramma era la panchina: come allenatore arrivò tale Bruno Mazzia, uno degli allenatori più incapaci e difensivisti che abbia mai visto! In assoluto, uno dei peggiori allenatori che ricordi a Padova… Perfino Dal Canto, al suo cospetto, sembra Mourinho! Nel luglio 1991 ero andato a vedere i Litfiba al Palasport San Lazzaro, ed avevo incrociato un mio compagno di squadra che seguiva le sorti dei biancoscudati da più tempo di me. Ricordo ancora le sue parole: “E’ andata male, ma vedrai che l’anno prossimo faremo un campionato di vertice come il Foggia quest’anno… arriveremo primi… intanto oggi hanno preso il nuovo mister, uno esperto che sa il fatto suo… Bruno Mazzia!”. Il nome sul momento non mi era nuovo, ma non mi ricordava nulla di particolare. Così appena giunto a casa andai a spulciare l’Almanacco Panini, e rimasi colpito dal suo curriculum ineccepibile: esonerato dall’Udinese nel 1988, promosso con la Cremonese l’anno successivo e poi esonerato dopo mezzo campionato di A, esonerato dal Brescia alla quarta giornata del campionato 1990/91… tre esoneri consecutivi, sarebbe stato questo il mister esperto che sa il fatto suo!?! Quando realmente sapesse il fatto suo se ne accorsero tutti da settembre in poi… ricordo solo un episodio: trasferta di Lucca nell’ottobre del ’91, una delle partite più attese per ovvi motivi. A fine primo tempo il Padova vinceva 1-0 e la Lucchese era in 10. Poi nella ripresa i rossoneri rimasero in 9, e nonostante tutto raggiunsero il pareggio. A fine partita ricordo ancora la domanda che gli porse Edel e la sua risposta: “Allora mister, alla luce di come si erano messe le cose: un punto perso o un punto guadagnato oggi per il Padova?”… “Scherza!?! I punti sono sempre tutti guadagnati!”. Un genio. Un genio assoluto ed incompreso. Incompreso da tutti, in primis dalla Curva Nord che all’epoca era molto meno accomodante e che sin dai primi mesi di campionato si era messa a cantargli “Salta la, salta la, salta la panchina, o Mazzia salta la panchina!”. Ovviamente col tempo la situazione non era migliorata, e nel girone di ritorno il Padova era rimasta una squadra mediocre, senza un gioco, che ben che andava puntava al pareggio in casa (in trasferta… si salvi chi può!).

La tifoseria biancoscudata in quel periodo era in salute. Spesso oggi capita di sentir dipingere la curva di quegli anni come una riproduzione in miniatura del “Monumental” di Buenos Aires o del “Maracanà” di Belgrado, ed ogni volta non posso fare a meno di sorridere quando sento certe leggende metropolitane… Certo, la Curva Nord in quel periodo viveva di buona salute, ma con i suoi alti e bassi. Come è sempre stato a Padova quando le cose non vanno benissimo, sul campo. All’epoca la Nord era saldamente in mano al gruppo di Piazza Cavour, ma sulla spinta del campionato entusiasmante dell’anno prima molti giovani e giovanissimi si erano avvicinati. Tuttavia, il campionato a singhiozzo del Padova faceva si che l’umore non fosse dei migliori e che anche le presenze ne risentissero. In casa il settore era sempre pieno: certo, non il pienone delle “grandi occasioni”, quando capitava di ritrovarsi due o tre file di ragazzi per ogni gradinata in legno della Nord; ma nemmeno si era in tre gatti. In trasferta dipendeva un pò dal momento: io di trasferte ne facevo molto poche, ed in quel campionato fino a quel momento ero stato solo a Venezia per il derby d’andata, il 3 novembre 1991, quando Montrone ci regalò dopo appena tre minuti una vittoria storica (per vincere nuovamente a Venezia abbiamo dovuto aspettare 17 anni, in un derby “monco” a causa del divieto ai tifosi biancoscudati). Tuttavia mi informavo, e sapevo che cmq ottime presenze si erano registrate anche a Bologna, Udine e Reggio Emilia; mentre in tutte le altre trasferte c’era sempre uno zoccolo duro che variava dalle 50 (quando si giocava nel profondo Sud) alle 200 unità. Anche il tifo era buono, seppure molto spesso lasciava spazio alle contestazioni: dopo aver preso di mira Mazzia infatti, la Nord aveva spostato le sue attenzioni anche su alcuni giocatori, accusati di scarso impegno. Su tutti Putelli, che ad ogni partita veniva beccato da un ampia fetta della Nord, tanto che in quel periodo esisteva un fantomatico “Gruppo Anti-Putelli” che in realtà non era niente di ufficiale, nè esistevano striscioni o sigle del genere, ma semplicemente era un “movimento d’opinione” formato da tutti coloro che ogni volta che il biondo attaccante scendeva in campo attaccavano col coro “Lo vuoi Putelli? No! No!”. Diciamolo pure francamente: in quegli anni eravamo molto meno tolleranti nei confronti della squadra! Era diverso da oggi, perchè ci si faceva meno problemi per cantare il coro personalizzato a favore di questo o quel giocatore, e quasi tutti i giocatori dell’undici titolare avevano il loro coretto personale; ma al tempo stesso ci si faceva molti meno problemi anche a fischiare durante la partita. Oggi si canta solo per la maglia, ma si porta molta più pazienza nei confronti della squadra, e spesso dalla Fattori si levano applausi non del tutto meritati da chi va in campo. Contestazioni che spesso e volentieri avevano anche avuto una coda nel post-partita, come dopo Padova-Avellino quando decine di ragazzi della Nord tentarono di forzare il cancello d’ingresso degli spogliatoi trovandosi viso a viso con la celere. L’ultima era stata giusto due settimane prima al termine del match col Bologna, assolutamente inguardabile, che aveva visto la squadra uscire fra i fischi al grido “Vergognatevi! Vergognatevi!”.

Anche a livello di casini il gruppo era bello attivo, anche se io all’epoca ero solo un ragazzino che amava andare allo stadio, e non partecipavo ai casini… Quell’anno mi ero trovato coinvolto mio malgrado nella bagarre prima di Padova-Brescia, avevo assistito ad una sassaiola verso alcuni pullman udinesi ed avevo visto con i miei occhi un cosentino lasciare gli occhiali da sole e lo stampo della faccia sul cemento di via Carducci. Il sabato prima di Padova-Pisa ad una festa avevo trovato una faccia abbastanza nota della curva, il quale aveva una discreta bomba in corpo e dopo avermi visto con la sciarpetta del Padova si era messo a parlarmi delle sue vicissitudini, del fatto che aveva una diffida in corso dalla trasferta dell’anno prima a Cremona e che comunque il giorno dopo sarebbe andato alle undici al chiosco di Santa Giustina visto che c’erano ottime possibilità di un faccia a faccia con i pisani. Mi aveva anche detto che alla mia età (avevo da poco compiuto i 15 anni) lui era già “attivo” allo stadio, e che avrei dovuto darmi una mossa anchio, e mi diede appuntamento all’indomani al chiosco. Mi disse di non farmi problemi, e di fare pure il suo nome ai ragazzi. Il giorno dopo, sotto un diluvio universale, presi l’autobus alle 11 e scesi in Prato della Valle, arrivai davanti al chiosco dove c’erano già delle facce note in attesa e mi sentii subito osservato, dopodichè trovai il mio interlocutore del “sabato sera” ed andai a salutarlo. Una sorta di “biglietto da visita” ufficiale per entrare nel gruppo. C’era solo un piccolo problema: lui non si ricordava di avermi mai conosciuto ne mai parlato! Si scusò per la sera prima giustificandosi col fatto che era troppo ubriaco per ricordarsi ciò che aveva fatto e mi disse senza mezzi termini di andarmene perchè “quelle non erano ancora storie per me!”. Seguii il consiglio, in fin dei conti ero realmente fuori luogo li in mezzo e non conoscevo nessuno. Ma la cosa mi rimase sullo stomaco, e mi promisi di tentare nuovamente la “sortita”, magari più avanti nel tempo, quando avrei sicuramente conosciuto meglio l’ambiente… Contro l’Avellino invece, per sfuggire alla carica dei celerini rimasi impigliato con una tasca del bomber su un pezzo di ferro, che ovviamente me la strappò via, facendo si che seminassi soldi di moneta ovunque! Subito dopo ero transitato di fronte al chiosco con la tasca ancora a penzoloni, scatenando il sarcasmo di un personaggio assai inquietante, che fra le altre cose mi aveva detto anche: “Gheto paura che ea mama te daga le botte se i te scheda?”. Si, diciamo che dovevo ancora fare parecchia strada prima di buttarmi su “certe storie”…

La mattina del derby, il “gruppo di fuoco” si sarebbe ritrovato a mezzogiorno al chiosco di Santa Giustina. La voce era giunta perfino a me, ma non chiedetemi come ne perchè. Sono quelle cose che si sentono dall’amico a scuola, che a sua volta l’ha sentito da quell’altro, che ha un cugino in mezzo al direttivo della curva… Il sabato sera mi ero ritrovato in compagnia con i miei amici dell’epoca, ed avevo trascorso la serata insieme ad un socio, che il giorno dopo mi avrebbe dato uno strappo in motorino, per decidere come muoverci. Io avevo quest’idea fissa di farci un giro allo stadio per mezzogiorno, magari stando un pò in campana, e la cosa prendeva parecchio bene anche a lui. Tuttavia c’era un problema: all’epoca giocavo ancora a pallone, e la mattina del derby avevo la partita. Contro il Virtus Bassanello, mi ricordo ancora l’avversario, non fosse altro perchè quell’anno era stata la squadra ammazza-campionato: noi, che alla fine saremmo arrivati quarti nel girone, prendemmo cinque palloni in casa loro all’andata; e quel 5 aprile 1992 la partita in casa nostra si concluse con un rotondo 0-6 perfino generoso nei nostri confronti (credo che avessero avuto almeno un’altra mezza dozzina di palle gol). Sullo 0-4 tirai un pestone al loro regista a centrocampo e mi beccai un’ammonizione. Fallo di frustrazione, ed ammonizione con minaccia, in quanto il tipo si rialzò dopo i soccorsi e mi disse senza problemi di fronte all’arbitro: “Ti sta ‘tento, che desso te rompo na gamba!”. Capirai che paura. Nell’azione successiva, un loro attaccante si trovò solo davanti al nostro portiere, lo saltò abilmente con un pallonetto, quindi fermò il pallone poco prima della linea e si accucciò per appoggiarlo in rete di testa. Un’umiliazione. Decisi di averne abbastanza, o mi mettevo seriamente a rompere gambe o me ne andavo. Fra l’altro ero in ritardo per l’appuntamento col mio socio. Era il momento di agire: pochi minuti dopo recuperai un pallone sulla nostra trequarti e mi vidi venire sotto lo stesso loro regista che avevo martorizzato poco prima. Entrò molto deciso, ma entrò sul pallone. Fui io a buttarmi per terra urlando e contorcendomi dal dolore come se mi avesse fatto male sul serio. Pensai che poteva funzionare come scusa, vista la sua minaccia di poco prima. Lui si beccò un cartellino giallo per un fallo inestistente, che lo fece infuriare, tanto che quando mi rialzai cercò di aggredirmi. Io mi vidi arrivare il nostro “massaggiatore” (in realtà era il dirigente accompagnatore) con la borsa del soccorso ed il ghiaccio-spray. Mi diede un colpetto di bomboletta e mi disse: “Dai, dai, zuga che no te ghe gnente!”. Io mi rialzai e cominciai a zoppicare vistosamente, tanto che perfino qualcuno fra i miei compagni di squadra mi disse di smetterla di fare sceneggiate. All’azione successiva mi arrivò un passaggio un pò lungo, cominciai a correre zoppicando e venni anticipato dal loro attaccante che era partito in netto ritardo, il quale si involò solo verso la porta sbagliando uno dei gol più facili della storia. Mi girai verso la panchina e chiesi il cambio, il mister sconsolato mi accontentò. Sempre zoppicando andai verso lo spogliatoio, mi feci la doccia e mi rivestii: ero pronto per il derby! Uscii di corsa dallo spogliatoio, inforcai la bici e pedalai verso casa senza nemmeno assistere agli ultimi minuti di gioco. La cosa ovviamente venne notata, e pagai con un allenamento extra al martedì e con la panchina la domenica successiva. Chissenefrega, ne valeva la pena. Giunsi a casa, posai la borsa, salutai mia madre e le dissi che andavo a pranzo a casa di amici. Dopodichè uscii e mi accorsi che era arrivato il diluvio universale! Grazie al cielo avevo una cerata verde militare di mio padre, che usava quando andava a pesca, che mi fu molto utile visto il viaggio in motorino sotto l’acqua che ci attendeva… L’appuntamento col mio socio era alle 11,45 proprio di fronte a quella scritta “RICORDATI: LEGA NORD!” che ci ammoniva che quel giorno si doveva andare a votare…

A mezzogiorno allo stadio non c’era molta gente, e quasi tutti erano rifugiati sotto le tendine del chiosco per ripararsi dalla pioggia. Col mio socio avevamo deciso di “osservare la situazione”, e finire sotto le tendine era una situazione un pò troppo “intima”, più indicata per chi era già navigato e conosciuto. Decidemmo di andare al bar: poco più avanti, all’incrocio fra Corso Vittorio Emanuele e Via Cavalletto, ai tempi c’era un bar che si chiamava “Bar Mercato”. Oggi si chiama “Caffetteria al Prà” ed è gestita da cinesi, ma ai tempi era proprio una bettola di quelle caratteristiche in città. Ancora non lo sapevo, ma ci sarei capitato spesso negli anni a venire. Ovviamente non avevamo molti soldi in tasca, ventimila lire che avrebbero dovuto bastarci per tutta la settimana, sufficienti comunque per pagarci un panino ed una birra. C’erano molti vecchi che battevano carta, e qualcuno con sciarpa del Padova pronto alla partita, ma mancavano ancora quattro ore! Quando uscimmo ci accorgemmo che il tempo sembrava non volerne sapere di sballare, anzi pioveva ancora più forte. Poco male, il mio socio aveva sempre qualche pezzo di fumo, e così ci “caricammo” un pò. Verso le 13,30 facemmo ritorno al Chiosco, non prima di esserci fottuti un ombrello uscendo dal bar… Le presenze erano aumentate di parecchio, e cominciavano pian piano ad arrivare anche i tifosi più tranquilli che correvano alle biglietterie (che aprivano verso quell’ora) per prendersi gli ultimi biglietti disponibili. Al chiosco c’era un altro tizio, uno che conoscevo di vista per essere uno dei lanciacori dell’epoca. Sentii che parlava con tutti gli altri in ascolto, e diceva che probabilmente c’era un gruppo di veneziani e modenesi in arrivo in macchina, e di tenersi tutti pronti. Mi sentivo gasato, anche se la pioggia non tendeva a diminuire. Verso le 14 finalmente il tempo sballò, e qualcuno ci disse di prendere il motorino e di farci un giro per la zona, in modo da vedere se arrivavavano ospiti. Ovviamente ubbidimmo, ai tempi si usava che gli “sbarbati” non facevano troppe domande… Mentre il mio socio toglieva il lucchetto al motorino, ci sentimmo chiamare: era un suo compagno di scuola, con il quale da li saremmo diventati amiconi e con la cui compagnia in futuro avremmo diviso anche qualche trasferta. Gli spiegammo che stavamo andando a farci un “giro di perlustrazione”, lui si auto-accodò a noi con entusiasmo e ci propose di dirigersi verso Piazzale Boschetti, “sai mai che qualcuno della Riviera del Brenta arriva con la corriera?”. Ci rifacemmo al contrario tutta la strada che avrebbero poi percorso i veneziani in corteo, passando dall’Istituto Marconi agli ospedali, fino a Piazzale Boschetti. Era presto, ma le forze dell’ordine erano già al lavoro, e lungo tutta la strada si potevano notare vigili urbani e volanti della polizia nei “punti critici”. La stazione delle corriere era uno di questi, e c’erano una pattuglia della polizia ed una dei carabinieri di guardia. Decidemmo di fare comunque un giro fra i “terminal”, che durò poco: non eravamo troppo furbi e non passavamo molto inosservati, visto che tutti e tre avevamo la sciarpetta del Padova in bella vista (i miei soci anche il bomber, il che rendeva perfettamente il look da manuale del “piccolo hooligan” dell’epoca) ed io tenevo in mano un ombrello, chiuso. Ad un certo punto ci sentimmo puntati dai carabinieri: “Cercate qualcosa ragazzi?”, “No, stiamo aspettando degli amici…”, “Ecco bravi! Andate ad aspettarli da un’altra parte che fra poco di qua passa il corteo dei tifosi del Venezia… E tu magari quell’ombrello lascialo a casa la prossima volta, che non piove così tanto!”. Come facesse a dire “non piove così tanto” lo può sapere solo il cervello di un carabiniere; ad ogni modo il messaggio era chiaro: levatevi dai coglioni o vi leviamo noi! Riprendemmo i nostri motorini, e ci guardammo in faccia balenando la “grande idea”: “Proviamo a spingerci verso la stazione!”. Ovviamente anche quest’idea non funzionò, in quanto dopo solo cento metri percorsi su via Gozzi fummo fermati, questa volta da una macchina in borghese con un lampeggiante e da una faccia che nel corso degli anni avrei imparato a conoscere pur non essendo uno della curva: “Dove state andando voi?”, “Ehm… stiamo andando da mia nonna che abita all’Arcella!”, “Si fatalità proprio oggi dovete andare dalla nonna all’Arcella! E vestiti così! E scommetto che siete anche minorenni e viaggiate senza casco in motorino in due…”. In quel momento si sentì uno scoppio, ed un boato: “Oh Padovano va cagar…!”. Era arrivato il treno speciale che trasportava i veneziani, ed un esercito di bomber arancioni cominciava a stendersi lungo la strada. “Dai, andate fuori dai coglioni! E che non vi veda più qua in giro!”. Girammo i motorini e ce ne andammo. Mentre tornavamo indietro ci balenò in testa l’idea pazza di lasciare qualche ricordino ai veneziani in corteo, ma saggiamente optammo per tornarcene verso lo stadio…

In Laguna, se possibile, stavano ancora peggio di noi a livello di classifica. Però avevano l’entusiasmo della neopromossa dalla parte loro, e la tifoseria che in quel primo anno di B seguiva in maniera massiccia. Zamparini aveva riportato la squadra a giocare al Penzo, in Laguna, dopo quattro anni in terraferma al Baracca; ed aveva fatto ingrandire le due curve portandole alla capienza di 5.000 posti e facendo assumere allo stadio quella strana forma che ha avuto per anni (due curve enormi a fronte di due tribune piccolissime). Un curvone simile, da 5.000 posti, era forse anche troppo grande per la tifoseria veneziana, che cmq in quel primo campionato di serie B faceva registrare discrete presenze anche in trasferta. E non si tiravano propriamente indietro, visto che fecero anche qualche casino (Brescia, Bologna…). Diciamo che avevano qualche bel faccione, ed un ottimo potenziale, ma erano strani. Come sono sempre stati. Tanto per capire, la squadra che giocava la serie B quell’anno era nata cinque anni prima dalla fusione del vecchio Venezia 1907 col Mestre, i suoi colori erano l’Arancio, il nero ed il verde (dai colori delle due squadre) ed il suo nome sarebbe stato Veneziamestre. Dico sarebbe perchè Zamparini da qualche anno l’aveva abbreviato a Venezia, scatenando le polemiche con gran parte della tifoseria. Tifoseria che era divisa chiaramente sul nome e sui colori sociali, anche in curva. Infatti in Curva Morosini coesistevano due gruppi con idee radicalmente diverse: la Vecchia Guardia che sosteneva il vecchio Venezia ed i colori neroverdi, e gli Ultras Unione che invece avevano accettato l’idea della fusione (si perchè anche quella fusione non fu facile da far digerire in Laguna!), sostenevano l’Unione Veneziamestre ed allo stadio e sul materiale sfoggiavano i colori arancioverdi. E così si assisteva a scene inusuali, con due terzi di curva che gridava “Unione!” ed un terzo che gridava “Venezia!”, con due terzi di curva che faceva una sciarpata arancioverde ed un terzo che la faceva neroverde. Ed ovviamente con botte e schiaffoni che volavano da una parte all’altra… Per il derby a Padova avevano bruciato in poche ore i 1.700 biglietti disponibili (tanto che molti sarebbero partiti comunque senza tagliando) ed avevano riempito due treni speciali. L’attesa era forte tanto da noi quanto da loro…

Nel frattempo eravamo tornati allo stadio, dove la tensione era sempre più alta. C’erano ste voci sempre più insistenti di questo gruppetto veneziano-modenese in auto, ma non ce n’era l’ombra. Parecchia gente era in giro, c’era un bel caos. Per fortuna almeno aveva smesso di piovere. Beccai gli altri miei soci, che erano venuti su allo stadio col solito autobus nel solito orario. E, vista la partita particolare, c’era anche qualche mio amico “occasionale”. Mancavano circa tre quarti d’ora all’inizio della partita, e decidemmo di entrare… Come misi piede in Curva Nord partì anche il primo coro della giornata, “Chi non salta è un veneziano!”, motivetto che andava molto di moda all’epoca (ovvero, si faceva con quasi tutte le tifoserie che arrivavano a Padova). Ma la Sud era ancora vuota, c’erano solo una decina di tifosi appena entrati che rispondevano a gesti. Col passare dei minuti la nord andava sempre più riempendosi, mentre fuori dall’Appiani era arrivato anche il corteo dei veneziani: ce ne accorgemmo perchè iniziarono a picchiare contro i portoni in ferro della Curva Sud dell’Appiani, e noi tutti a gridargli “Oh-issa!”… Ad un certo punto sfondarono il portone, e bisogna dire che fecero un bell’effetto, in quanto invasero la Sud come un fiume in piena, fra i fischi del pubblico! Nel frattempo avevamo anche allestito la coreografia, che era sicuramente originale e diversa dalle solite che si vedevano in quel periodo: guanti bianchi e rossi, a dividere la curva in due, in modo da colorare ogni coro ed ogni battimani. Una coreografia che qualche anno dopo sarebbe stata ripresa dai laziali. I guanti utilizzati poi erano semplici guanti di gomma per lavare i piatti, che vennero distribuiti col solito metodo del “lancio”: una confezione mi arrivò in piena fronte… Ma non era tutto: all’annuncio che “i guanti sarebbero stati tenuti addosso per tutti i novanta minuti” un personaggio dietro di me, faccia abbastanza nota, ebbe qualcosa da ridire… Intervenne energicamente uno dei lanciacori dell’epoca, che raggiunse il tipo e cominciò un’accesa discussione, condita da qualche spintone: la cosa non troppo divertente per me è che mi trovavo in mezzo fra i due, schiacciato tipo sandwich, e senza possibilità di muovermi perchè eravamo già stretti come sardine!

Gli ospiti quel pomeriggio erano belli carichi, ed in corteo avevano lasciato diversi “ricordini” su molte auto parcheggiate lungo la strada. All’epoca era un brutto vizio che avevano in tanti, noi a Cremona l’anno prima non ci eravamo comportati correttamente. Il fatto è che quest’abitudine di prendersela con le macchine o con l’arredo urbano fu una cosa che li caratterizzò anche in anni successivi, quando per ovvi motivi di “scambio di cortesie”, avrebbero dovuto avere il buon senso di lasciar perdere il vandalismo da poppanti e provare ad imbastire qualcosa di più serio. Peccato, veramente peccato. Potenzialmente potrebbero essere un’ottima tifoseria, ma a conti fatti lo stendardo “Terroni del Nord” li rappresentava perfettamente… Ad ogni modo quel giorno erano belli ed avevano intenzione di piantar grande: ad inizio partita dal pezzo di Distinti loro assegnato iniziarono un fitto lancio di bandierine nei confronti della polizia in campo, proprio nel momento in cui le squadre stavano facendo il loro ingresso. Tutto era nato dal fatto che gli sbirri volevano far scendere un paio di loro che erano arrampicati su per la rete a lanciare i cori. Vista la situazione, l’arbitro Pairetto (quello che si metteva d’accordo con Moggi per mandare arbitri compiacenti alla Juve quando era designatore) ritardò e di molto l’inizio del match. Poi si cominciò a giocare, in un clima da bolgia. Ad un certo punto il protagonista divenne un personaggio di spicco in quegli anni della curva lagunare, un certo Alain, che per una decina di minuti seppe tenere sulle spine gli sbirri come Ivan Bogdanov a Marassi. Lo show terminò nel momento in cui perse l’equilibrio e scivolò in campo, con l’intero stadio piegato dal ridere. Fino a pochi anni fa il personaggio in questione gestiva un chiosco di gelati proprio poco prima di arrivare all’Isola di Sant’Elena. Oggi non so più che fine abbia fatto. So di sicuro che non frequenta più stadi e gradinate…

Quel giorno la partita fu tanto squallida sul campo, quanto spettacolare sugli spalti: sia noi che loro facemmo un gran tifo, ed avremmo meritato qualcosa di meglio di due squadre negli ultimi quattro posti in classifica. Da parte nostra ricordo bene qualche striscione di presa per il culo (Quello che mi piacque di più era “Dal 1405 nessun servo, nessun padrone, una sola farsa: la vostra Unione!” in risposta a quello fatto da loro all’andata “Dal 1405 regnamo su di voi“) ed uno striscione “Brigate Arancioverdi” rubato quattro anni prima in occasione di un Padova-Lazio che aveva visto i lagunari venire all’Appiani insieme ai laziali (particolare curioso questo, visto che non si può certo dire che siano amiche le due tifoserie…) e che dopo essere stato portato dentro a forza venne esposto e bruciato in quest’occasione: era di plastica grossa, e fece una puzza assurda nel momento in cui venne bruciato… Ad inizio ripresa inoltre ci fu la seconda coreografia della giornata: un bandierone con disegnata a bomboletta (niente di speciale rispetto agli affreschi che molte curve avrebbero fatto negli anni successivi, però si capiva) la Basilica di San Marco, che al segnale veniva ricoperta di cartoncini blu al grido “Alta Marea, portali via!”. Per rendere meglio l’idea venne fatta pure la “Ola” con i cartoncini. I veneziani incassarono…

Come già detto la partita in campo fu squallida: il Venezia era una squadraccia che avrebbe fatto fatica a salvarsi ma rischiò di fare bottino pieno visto che costruì le uniche due azioni pericolose della giornata (un gol mangiato davanti a Bonaiuti ed un palo); il Padova semplicemente non giocò, ormai era evidente che stavano giocando contro Mazzia… A dieci minuti dalla fine il tifo si trasformò in contestazione, la piazza era stanca del nulla espresso e della classifica che domenica dopo domenica si faceva sempre più preoccupante. Uno dei primi ad essere “beccato” fu Galderisi, che al coro “Galderisi va in pension!” si girò facendo una risata di scherno alla Curva. Nell’azione dopo prese palla a centrocampo, saltò uno dopo l’altro cinque giocatori veneziani e venne falciato al limite dell’area. Era stato punto nell’orgoglio, ed aveva avuto una reazione d’orgoglio. Oggi a tanti calciatori potresti anche dar fuoco alla casa che non avrebbero nessuna reazione… Al fischio finale fu invece Nunziata a fare la mossa sbagliata, rivolgendo un applauso ironico alla Nord: nel post-partita, centinaia di persone si trovarono all’ingresso degli spogliatoi per contestare la squadra, e proprio Nunziata venne fermato mentre usciva in auto e si becco anche uno schiaffone!

Altri invece cercarono di “salutare” i veneziani, e le forze dell’ordine ebbero il loro daffare a stanare vari gruppetti di padovani imboscati nelle viette, in tutto il tratto che va dagli Ospedali fino a Piazzale Boschetti. Fra questi io ed il mio socio, che non ci stava in tasca la triste conclusione di una delle giornate più attese dell’anno. Fuori dello stadio, decidemmo di seguire una banda di ragazzi che stava partendo in motorino, e prima di cominciare l’avventura mi misi anche in tasca un paio di sassi, che non si sa mai. Imboscati in una stradina dalle parti di Pontecorvo, riuscimmo a tirargli qualche sasso, prima di ritrovarci la digos alle calcagna e di riuscire a fuggire via imboccando una stradina contromano (Dio benedica il 75 Malossi… e per fortuna non avevano ancora inventato le targhe per i cinquantini!). Dal canto loro, i lagunari imbastirono ancora un pò di show con i poliziotti e tirarono un pò di volte il freno a mano del treno, che ripartì da Padova solo dopo le 20. Fecero i loro bei danni, di sicuro Padova era per loro la trasferta dell’anno… Come ho già avuto modo di dire, a me non dispiacevano quell’anno come tifoseria, ed ho sempre pensato che avessero un gran potenziale, superiore anche al nostro. Il loro problema casomai erano le teste: non sono mai stati uniti e quei pochi momenti che lo sono stati erano pochi quelli che avevano la mentalità di andarsi a cercare un confronto. Potevano sicuramente fare di più e meglio, in senso generale… Un paio di mesi dopo acquistai un numero di Supertifo, come ero solito fare, e c’era una lettera intitolata “L’anno del derby” di parte veneziana: non avevo mai letto un concentrato di cazzate e di assurdità tale, e pensavo fosse il classico tema del sedicenne esaltato alla sua prima trasferta. Quando venni a sapere che era stata scritta dal loro direttivo, ci rimasi male: saremo strani da queste parti, ma non ci salterebbe mai in mente di scrivere una lettera di autocelebrazione a un qualsiasi giornale, oltretutto piena di puttanate e riportando cifre ed episodi gonfiati all’inverosimile! Purtroppo è il difetto di molte tifoserie italiane quello di avere la lingua lunga (molta più lingua che dati di fatto) e loro che erano i “terroni del Nord” non potevano che avere questo difetto elevato all’ennesima potenza. Del resto, mi è capitato anche negli ultimi anni di leggere comunicati di certe “Vecchie Guardie” che farebbero molto meglio a star zitte, quindi…

Proprio oggi, passando, mi sono fermato di fronte a quella vecchia scritta, “RICORDATI: LEGA NORD!”. Sono passati un bel pò di anni, ed oggi la Lega è uno dei partiti di governo. Mi viene da ridere a pensare a come si siano fatti strada gridando “Roma Ladrona!” e poi i fatti di questi giorni stiano dando piena conferma di come i “ladroni” fossero per primi loro. Ma soprattutto riflettevo su come l’unica cosa concreta che sono riusciti a fare è stato di rompere le balle agli ultras: vent’anni fa erano il partito che nelle curve del Nord raccoglieva le maggiori simpatie, ed una volta che sono stati al potere con la maggioranza più schiacciante della storia sono riusciti solo a rompere il cazzo ad una larga fetta del proprio elettorato! Forse ha ragione chi dice che è inutile star tanto a lottare, e che in Italia le cose non cambieranno mai… Oggi, grazie anche a partiti come la Lega Nord, derby spettaccolari come quello del 5 aprile 1992 non saranno mai più possibili! E non ci resta che consolarci con qualche immagine d’epoca…

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VICENZA AWAY

Posted on 02 aprile 2012 by La Padova Bene

Tempo di derby. Vicenza fa sempre uno strano effetto nelle menti di tutti i tifosi biancoscudati, ed anche in tempo di tessera del tifoso la voglia di onorare il derby, dentro o fuori dello stadio non ha importanza, è sempre forte. Già nella scorsa stagione la Fattori aveva portato circa 300 ragazzi fuori dal Menti, ed al ritorno si era scatenata la “caccia all’uomo” da parte della celere per le strade della città berica (clicca qui). Quest’anno si decide di riprovarci, e di riprovare ad entrare.

Al ritrovo all’Euganeo, la stragrande maggioranza dei ragazzi ha già il biglietto in mano. E pensare che per questa partita non c’è la possibilità nè di accedere senza tessera (e fin li ovvio! Non ce l’hanno concesso nemmeno a Cittadella), nè di entrare con l’amico tesserato di turno! La verità è che hanno fatto talmente tanta confusione fra circolari e controcircolari che non ci sta capendo più un cazzo nessuno, ed i primi a non capirci più un cazzo sono proprio i rivenditori…

Si parte, ci si ritrova alle porte di Vicenza per compattare il gruppo, e nasce una piccola discussione su come procedere: dalle voci pare che ci sia un gruppo di vicentini in attesa in un bar nei paraggi, ma è una voce infondata, ed alla fine optiamo per andare direttamente allo stadio, tutti insieme… detto, fatto: primo incrocio, semaforo rosso, gruppo che si spezza in due! La nostra solita organizzazione certosina… Per strada sono molte le pattuglie in giro, ma riusciamo ad arrivare indenni al Menti seppur alla spicciolata. Ci ritroviamo al bar di fronte il settore ospiti, la polizia in giro sembra disorientata, di sicuro non ha colto bene la situazione. I padroni di casa sono in giro anche loro, e non passa molto tempo prima che si arrivi ai primi “scambi di opinioni” con loro (e con i pescaresi, presenti a fianco dei gemellati).

Nel frattempo il nostro gruppo cresce, ed alla fine saranno circa 200-250 i Ragazzi della Fattori che, col biglietto e senza tessera del tifoso, riusciranno ad accedere al Menti. Un’altra vittoria della Fattori contro il Sistema, un’altra piccola battaglia portata a conclusione! La dedico a tutti quelli che ci dicono “Fatevi la tessera e piantatela di rompere i coglioni!”, la coerenza non paga mai abbastanza, e riuscire ad aggirare il sistema è una soddisfazione incredibilmente più grande che riuscire a vedere ogni sacrosanta partita (che sarebbe nostro diritto se proprio vogliamo discutere!).

Dentro lo stadio saremo circa un migliaio fra tesserati e non. Decidiamo di compattarci e di tifare tutti insieme. Una serata d’altri tempi, sulla quale mi concedo una piccola riflessione personale: “circa un migliaio” di padovani a Vicenza qualche anno fa sarebbe stata una cifra da partita amichevole, o da trasferta effettuata in piena zona retrocessione e con l’entusiasmo sotto i tacchi! Oggi il fatto stesso che i giornali esaltassero questa presenza, misera nel rapporto distanza/importanza del match, ma perfettamente capibile in un contesto in cui si cerca in ogni modo di obbligare i tifosi a “stare a casa” dallo stadio, da la dimensione di quanto siano cambiati i tempi. E di quanti passi indietro abbia fatto l’Italia. E’ assurdo negare che la tessera del tifoso non abbia svuotato gli stadi, è da imbecilli dire che “se non si ha niente da nascondere la si fa”, è da pecore dire “fatevela anche voi!”. Se ci fosse un minimo di coscienza, di fronte ai mille tifosi scarsi portati in trasferta chiunque dovrebbe alzarsi e dire “basta!”, anzichè esortare gli altri a farsela!

Dal punto di vista del tifo pur senza fare niente di impressionante diventiamo ben presto padroni degli spalti: la curva berica sembra non esistere quasi più a livello vocale; stranissimo ripensandoli a come erano un tempo! Oggi la Sud del Menti vive molto sul dualismo “Vigilantes vs. 1902″ e direi che la situazione è visibilissima anche ad occhi meno “esperti”. Due gruppi in se molto diversi: da una parte i Vigilantes sui quali mi risparmio ogni commento, dall’altra gli “emergenti” 1902 affiancati da altri gruppi minori (South Terraces e Zona Mucchio) che formano un discreto quadrato e ci tengono a ribadire la loro distanza dai primi… A differenza dei Vigilantes che negano da sempre questo derby e continuano a cantare ogni volta che ci incontrano il patetico “Noi odiamo l’Hellas Verona”; i 1902 sentono abbastanza il derby con noi, e per l’occasione rompono gli indugi (dopo anni di malcelata “indifferenza”) con uno striscione: “IN LAGUNA FAI L’ESALTATO, A VICENZA SEMPRE SCORTATO. PADOVA MERDA!”. Sinceramente non capisco molto il senso di uno striscione del genere: sono anni che non ci andiamo in laguna, mentre a Vicenza questo è stato il secondo anno consecutivo che siamo andati senza scorta (la scorsa stagione gli sbirri ci intercettarono in corteo dopo poche centinaia di metri, quest’anno siamo arrivati fin davanti lo stadio). Avrebbero potuto fare semplicemente “PADOVA MERDA”, oppure buttarsi sull’ironia di metà anni ’90 (“GAVIO NETA’ EL PONARO?”) che almeno qualche sorriso lo strappava… In fin dei conti, e con tutto il rispetto per il loro gruppo che reputo valido quanto meno in prospettiva, credo non possano certo dire che non abbiamo onorato il derby come si deve, in entrambe le occasioni!

Sul campo il Padova non esalta, ma trova la vittoria con un tiro fortunato di Succi. Il Vicenza è veramente poca roba, e temo che in queste condizioni per loro sarà dura salvarsi (cosa che personalmente mi auguro e gli auguro: almeno che ci lascino il derby!). Finale di partita con la squadra a festeggiare sotto la curva una vittoria che mancava da 54 anni… OGGI PERO’, CONCEDETECELO, HA VINTO LA FATTORI!!!

 

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PADOVA-VICENZA, 26 MARZO 1994

Posted on 26 marzo 2012 by La Padova Bene

Si avvicina il derby col Vicenza, una partita che oggi come oggi allo stato attuale delle cose, non mi dice assolutamente niente: per me è come se si giocasse Padova-Pizzighettone, tanto me ne frega di un “derby” il cui accesso è vietato a larga parte dei tifosi ospiti. Per me, un derby senza ospiti non è semplicemente un derby!

Un tempo tuttavia le cose erano ben diverse, un epoca non lontana ma completamente diversa da quella attuale, in cui la parola “derby” significava intere città contro, significava stadio esaurito, significava migliaia di tifosi ospiti al seguito, significava città blindata, coreografie, tifo, scontri, tensione, odio, passione… Tante parole che ben si riassumono in una sola, e che qui a Padova ha trovato forse la sua massima espressione giusto 18 anni fa: sabato 26 marzo 1994, Padova-Vicenza 0-0, partita noiosa in campo, giornata campale fuori. Si è sempre parlato molto di quella partita, e degli strascichi giudiziari che ne seguirono, ma andiamo con ordine…

In quegli anni il calcio televisivo di Sky era ben lontano dal venire, ed anzi la pay-tv muoveva proprio nella stagione 1993/94 i suoi primi passi con l’antesignana Tele+ che in quel campionato iniziò a trasmettere un anticipo del campionato di serie B il sabato sera ed un posticipo del campionato di serie A la domenica sera. Qualcosa di strano, rispetto alla strafottente invadenza a cui siamo abituati oggi, con campionati spezzettati in tre giorni ed inevitabilmente falsati, ma tant’è: per l’epoca era una sorta di novità, una piccola “vetrina” nella quale mettersi in mostra. E, noto, quell’idea della “vetrina” non è ancora passata dalla mente di tanti tifosi, più o meno radicati nel proprio ambiente! Ad ogni modo, solo una mano sadica poteva pensare di mettere in anticipo televisivo Padova-Vicenza in programma al vecchio Appiani. E quella manina puntualmente compì la sua mossa: allora il calendario delle partite da disputarsi in anticipo o posticipo (cazzo, quanto avanti eravamo rispetto all’arretratezza imperante di oggi!) veniva deciso ad inizio stagione, e non potei fare a meno di strabuzzare gli occhi quando sul Mattino di un giorno di fine agosto 1993 lessi gli anticipi “per esigenze televisive” del Padova: Monza-Padova giusto la prima di campionato, Pisa-Padova a gennaio, Fiorentina-Padova a febbraio (altra grande trasferta) ed appunto Padova-Vicenza il 26 marzo! Pensai che questi erano pazzi, e probabilmente la stessa cosa avranno pensato i ragazzi della Piazza: la leggenda narra che la sera in cui vennero comunicate le date degli anticipi e dei posticipi ci fosse grande euforia ed addirittura qualcuno che offrì da bere appena saputo che il derby col Vicenza si sarebbe disputato in notturna!

Padova e Vicenza in campionato non si incontravano da dieci anni, ma la rivalità non era mai scemata anzi si era “conservata” al punto giusto. Nel decennio precedente, i cugini berici erano stati un gruppo di tutto rispetto: i primi ultras a Vicenza esistevano già dalla metà degli anni ’70 ed i Vigilantes dal 1978. Avevano avuto la fortuna di nascere con una squadra che al tempo era una presenza fissa in serie A, e questo li aveva aiutati non poco ad avere un seguito di tutto rispetto in una città relativamente piccola. Ma soprattutto avevano avuto la fortuna di fare la serie A da ultras quando questo significava molto, e la loro esperienza e la loro fama se l’erano conquistata sul campo contro tifoserie come bolognesi, atalantini, granata e altri gioiellini simili… I padovani erano appunto i cuginetti più piccoli che avevano tutto da imparare dai berici, e avevano subito almeno un paio di lezioni da tenere a mente: nel 1981 quando al Menti i Vigilantes si impossessarono del primo striscione “Ultras” biancoscudato con la stella a cinque punte al centro; e nel 1982/83 quando i berici giunsero all’Appiani di buon’ora occupando la Nord. C’era stato anche un derby di Coppa Italia nel 1985, con l’illecito di Taranto fresco fresco che la tifoseria biancoscudata non aveva ancora digerito: pochissimi ultras si mossero dalla città del Santo, e quasi tutti in “borghese”, con più di qualcuno che a fine partita si trovò a fare di corsa il tragitto Menti-Stazione FF.SS. Fu l’ultima umiliazione, poi i tempi iniziarono a cambiare: nell’agosto del 1989 le due squadre disputarono un’amichevole proprio al Menti, e da Padova si mosse un discreto gruppo di ragazzi (circa 250) con la chiara intenzione di attaccar briga. Gli scontri di quella sera del 1989 tuttavia riguardarono sopratutto le due tifoserie e la polizia (otto berici vennero arrestati nel post-partita), e la resa dei conti venne solo rimandata di qualche anno; ma ormai era abbastanza chiaro e palese che “i tempi erano cambiati”…

Nei primi anni ’90 gli ultras berici cominciarono a “cambiare pelle”, iniziando a contentrarsi più sul tifo che sugli scontri. I vecchi Vigilantes ormai non erano più ragazzi, qualcuno cominciava ad avere anche grossi problemi giudiziari e molti altri finirono nel tunnel dell’eroina (in quegli anni Vicenza era la provincia col più alto numero di tossicodipendenti in Italia), i giovani che si avvicinavano erano cmq qualcosa di diverso dai vecchi avendo vissuto anche esperienze diverse, e nel 1992 arrivarono anche i fatti di Empoli a dare la mazzata finale al vecchio gruppo: successe infatti che nel corso della trasferta in terra toscana, dei poliziotti esplosero alcuni colpi di pistola che ferirono (fortunatamente in maniera non grave) alcuni ultras vicentini. Come spesso succede, i fatti vennero insabbiati (ricordo che nei TG nazionali di quel giorno si parlava di “tifosi vicentini feriti dal lancio di sassi”, solo nei TG locali venne fuori la verità che dopo qualche giorno si diffuse anche a livello nazionale!), e da quel momento i Vigilantes si diedero una grossa calmata… Nella città del Santo la situazione era molto diversa: qui a dare la mazzata ai vecchi ultras del Ghetto era stato l’illecito di Taranto nel 1985 (che ci costò la retrocessione a tavolino) ed anche qui si era diffusa come il pane l’eroina, che aveva fatto più di qualche “vittima illlustre”. Tuttavia, sin dalla seconda metà degli anni ’80 un gruppo di giovani di pessime speranze aveva iniziato a ritrovarsi in Piazza Cavour, maturando giorno dopo giorno e facendo esperienza fino ad arrivare a prendere in mano la Curva Nord dell’Appiani verso la fine del decennio. All’inizio degli anni ’90 poi, l’entusiasmo per un Padova che puntava decisamente alla serie A aveva contaggiato l’intera città, e per i ragazzi di Piazza Cavour questo significava crescere, sopratutto a livello numerico. In un certo senso, l’humus era ottimo perchè Padova in quegli anni pullulava di compagnie di ragazzi e c’erano parecchi attaccabrighe; inoltre uno stadio come l’Appiani favoriva molto gli “scambi culturali” anche con chi veniva da altre città. Il successivo passaggio a “movimento di massa cittadino” fu per questo abbastanza semplice: credo che i ragazzi di Padova della mia fascia d’età, quelli che oggi hanno fra 30 e 40 anni, abbiano quasi tutti avuto a che fare con la curva, chi per averla frequentata anche solo per qualche partita o per brevi periodi, chi per aver avuto amici o parenti che ne sono stati coinvolti Dal 90/91 in poi il movimento ultras conobbe una vera e propria esplosione a Padova e Provincia, ed il top si raggiunse nelle stagioni 92/93 e 93/94 come dimensioni, tifo e scontri. Sembrava che i ragazzi avessero l’argento vivo addosso, ed in quasi tutte le partite si verificarono piccoli e grandi casini (Ricordo tanto per dirne due la battaglia con i modenesi in Prato della Valle e gli scontri in occasione di Padova-Stoke City nel torneo anglo-italiano, dove un inglese rimediò una ferita d’arma da taglio…) che ovviamente avevano fatto crescere a dismisura il numero di diffidati. Del resto, quando un gruppo fa parlare di se, finisce per accorgersene irrimediabilmente anche la questura, e così se fino a pochissimi anni prima per beccarsi una diffida bisognava venir colti sul fatto, in quella stagione cominciarono a girare anche i primi agenti della Digos con telecamera portatile, e cominciarono ad esserci anche i primi ragazzi fermati ed identificati “per un semplice controllo” all’ingresso dello stadio o nelle immediate vicinanze… Ma soprattutto le prime diffide “sulla fiducia”, cosa che in altre città era ancora sconosciuta, ne sanno qualcosa sette ragazzi diffidati di ritorno da Modena perchè nel loro scompartimento era stata rotta una lampadina del treno!

Ad inizio stagione la Commissione di Vigilanza aveva imposto la riduzione della capienza della Curva Nord a soli mille posti per motivi di sicurezza: questo aveva portato alla scelta dei ragazzi di Piazza Cavour di spostarsi in Gradinata, mentre i vecchi del Ghetto rimasero fedeli alla vecchia Curva Nord posta dietro la porta. Si creò così una prima, piccola spaccatura interna alla tifoseria: negli anni precedenti capitava spesso di assistere a qualche discussione dovuta alle diverse maniere di interpretare la vita da stadio, ma con la divisione “fisica” della tifoseria vecchi e giovani divennero due entità sempre più distinte. Tuttavia, quando era ora di piantare qualche grana, spariva qualsiasi divisione. Possiamo dire che la Curva biancoscudata di quel periodo era un bel mix di tre generazioni: qualche vecchia faccia del Ghetto che aveva superato la mazzata di Taranto, i ragazzi della Piazza che erano nella fascia d’età “intermedia” e che portavano avanti la tifoseria, e molti ragazzi giovani e sufficientemente euforici. Tutto sommato si andò avanti bene fino appunto a quel famoso Padova-Vicenza, che finì col cambiare parecchie prospettive…

Quanto a me, nel 1993/94 ero un ragazzino non ancora maggiorenne, inquieto come la maggior parte dei ragazzini di quell’età, ma con una grande e definitiva passione che mi avrebbe accompagnato anche in età adulta: il Calcio Padova 1910 e la Curva Nord. Mi piaceva il tifo, mi piaceva il mondo ultras e volevo avvicinarmene. Come molti altri coetanei ed amici dell’epoca, con la differenza che per molti ritrovarsi la domenica in Curva Nord all’Appiani a cantare era un’attività come un’altra, o forse una divertente alternativa alla discoteca; mentre io ero uno di quelli che ci credeva veramente. Non ero ancora ben inserito nel gruppo, diciamo che vivevo la curva un pò da “esterno”, nel senso che ronzavo si intorno a quello che era il nocciolo degli ultras ed in quella stagione avevo anche iniziato a fare diverse trasferte, ma non ne facevo parte in maniera ufficiale… Durante la settimana andavo a scuola, e nel pomeriggio mi vedevo con la mia ragazza dell’epoca (la prima “storia seria”, ed una di quelle che durò più a lungo cmq) e con la mia compagnia di amici. Di studiare non se ne parlava, tanto che quell’anno venni bocciato per la seconda volta e da li cambiai scuola. Ma non è che mi ponessi molto il problema: mi godevo la mia settimana da adolescente, e contavo i giorni aspettando che arrivasse la domenica. La compagnia di ragazzi che frequentava lo stadio era cresciuta, ma non tutti i miei amici avevano la libertà di partecipare alle trasferte (molti non tentavano nemmeno di affrontare il discorso a casa per la verità…), e quei pochi che ne facevano difficilmente uscivano dai confini del Veneto. Così insieme ai pochi che tentavano di presenziare anche lontano dall’Appiani, ci aggregavamo ad altre compagnie di ragazzi provenienti da altri quartieri o paesi, conosciuti a scuola o tramite giri di amicizie. Giri di amicizie che, piano piano, mi portarono anche lontano dal mio paese facendomi cambiare frequentazioni… La stagione 1993/94 era stata abbastanza divertente fino a quel momento, diciamo che la nostra “creatività teppistica” la esprimevamo bene anche durante la settimana (ne sapevano qualcosa le cabine telefoniche, i cassonetti e le recinzioni della piazzetta in cui ci trovavamo normalmente…), ed inoltre il Padova andava bene e questo faceva si che anche le trasferte fossero quasi tutte seguite in massa…

Da mesi la tifoseria preparava il derby col Vicenza, e la partita d’andata aveva mosso circa 4.000 biancoscudati al seguito (Clicca qui) ma tutto sommato sotto il profilo dell’ordine pubblico era scivolata via abbastanza tranquillamente a parte qualche lieve scaramuccia… L’attenzione di tutti era puntata sul derby di sabato 26 marzo, che cascava giusto giusto nel week end delle elezioni: Berlusconi per la prima volta “scendeva in campo” e sfidava i partiti tradizionali, ma a me la cosa importava relativamente poco. L’unico dato positivo è che la mia scuola superiore era seggio elettorale, e che da sabato 26 marzo sarebbe rimasta chiusa per una settimana! Per il resto di Berlusconi, delle sinistre, dei suoi alleati, del post-tangentopoli e della voglia di forca che c’era in quel periodo non me ne poteva fottere di meno… Quel sabato ero a casa da scuola, e convinsi quindi la mia dolce metà a “bruciare” per andare a farci un giro in centro. Lo stesso centro in cui avrei avuto poi appuntamento con i miei soci nel primo pomeriggio, quando apriva la “caccia al vicentino”… Ovviamente la tipa era all’oscuro dai miei progetti per quel sabato: lei aveva in mente per quella sera di uscire con la sorella ed il ragazzo della sorella (che mi stava anche sui coglioni, ma poco importava) e continuava ad insistere che andassi anchio… Fu una mattinata strana, perchè in giro non potevo fare a meno di notare qualche “volto noto” della curva che si stava già portando avanti col bibitaggio, e dall’altra parte avevo la ragazza che mi “tirava per la manica”, ma non volevo dirle la verità e pertanto finii ad inventarmi una scusa ben poco credibile (“Sai? Stasera sono a festeggiare il compleanno di un amico e devo andargli a prendere il regalo oggi pomeriggio… tu non puoi venire perchè è una cosa da uomini!”). Mentre stavamo ancora discutendo passammo davanti un edicola la cui locandina del Mattino in esposizione citava a caratteri cubitali: “Stasera Padova-Vicenza: APPIANI ESAURITO, CITTA’ BLINDATA!”. A questo punto anche la mia dolce metà capì almeno in parte, e mi disse: “Ma perchè non mi dici semplicemente la verità, cioè che devi andare alla partita?”, e poi ancora: “Ma cosa devi andare a fare in centro al pomeriggio se la partita è alla sera?”. Domande che rimasero senza risposta, ma credo che la risposta l’avesse colta al volo visto che prima di salutarci per il pranzo mi disse chiaramente di evitare di mettermi nei guai…

Alle 15,30 avevo appuntamento in centro con i soci. Eravamo un gruppetto di una decina di ragazzi, e quel pomeriggio di gruppetti come il nostro era pieno in giro. Non c’era un vero e proprio piano di battaglia, semplicemente era girata la voce di ritrovarsi in centro nel primo pomeriggio ed il resto era lasciato all’improvvisazione. L’obiettivo era stanare qualche cugino isolato che avesse avuto l’ardire di prendere la trasferta a Padova come una gita. Oltretutto in settimana era rimbalzata la voce che lo “zoccolo duro” della curva berica avrebbe affrontato la trasferta di Padova in motorino, notizia che avrebbe infiammato ancora di più il clima. L’appuntamento per tutti era alle 18 nella piazzetta davanti Ricordi, ma alcuni ragazzi si erano comunque organizzati per un degno comitato d’accoglienza in un bar di Chiesanuova. In centro non c’era il classico pienone dei sabati pomeriggio dell’epoca, di teen-agers attratti dallo spritz e dallo shopping; c’erano solamente bande di ragazzi in cerca di guai. Il primo guaio lo trovò un auto targata VI e scovata nel parcheggio di Valsport (all’inizio di Corso Milano, dove oggi c’è il negozio della Lacoste…). Prede facili facili. Ci confrontammo fra di noi per qualche secondo, giusto il tempo di decidere di tenere un profilo basso, attendere che l’equipaggio dell’auto uscisse, quindi circondarli in silenzio e colpirli quando per loro sarebbe stato troppo tardi per accorgersene. Un piano perfetto, da perfetti baby-hooligans. Dopo cinque minuti, quattro ragazzotti uscirono dal negozio e si recarono verso l’auto parcheggiata, uno indossava tranquillamente la sciarpa del Vicenza (ai tempi il casualismo non andava ancora di moda, il che significava che spesso qualcuno un pò troppo spavaldo nelle trasferte finiva irrimediabilmente per lasciarci la sciarpa, la bandiera ed i denti!). Iniziammo a camminargli dietro in fila indiana, quando uno dei nostri soci (un bravo ragazzo fondamentalmente, che in gioventù aveva una certa predisposizione alla sceneggiata…) si mise ad urlare frasi sconnesse al loro indirizzo. Questi mangiarono immediatamente la foglia, salirono in auto e schizzarono via come lepri. Mi girai verso di lui e stavo per dirgliene quattro, quando lo vidi con questa faccia deformata stile “incredibile Hulk” che prese a roteare la catena del lucchetto del suo motorino e la lanciò, mandandola ad infrangersi contro il lunotto dell’auto dei vicentini, i quali nonostante i pezzi di vetro che schizzavano da tutte le parti riuscirono a superare le auto in colonna ed a fuggire via… Il socio urlatore si era parzialmente riscattato con un lancio degno di un cecchino, ora però bisognava telare in fretta prima che arrivasse la polizia chiamata da qualche “anima buona” incapace di farsi i cazzi propri: iniziammo a camminare per le vie del ghetto, fermandoci in qualche bar a “far tappa”. Sfiorammo anche la rissa con alcuni ragazzi di sinistra (che trovammo fuori da un bar di Via dei Soncin) a cui qualche socio simpatizzante dell’estrema destra aveva rivolto qualche apprezzamento; non erano loro il nostro obiettivo ma la tensione era alta e la voglia di alzare le mani parecchia… Alle 18 ci presentammo al ritrovo davanti Ricordi: eravamo veramente in tanti, e la tensione era a livelli di guardia. Qualcuno qualche preda in giro l’aveva trovata, e non l’aveva risparmiata. Nessuna traccia invece del gruppo vicentino “motorizzato”, in compenso i ragazzi del comitato d’accoglienza di Chiesanuova avevano ricevuto la visita della Digos in bar che aveva identificato tutti gli avventori… Una settimana tutte le persone identificate in bar quel pomeriggio vennero diffidate! Col passare dei minuti iniziò a prenderci lo scazzo e verso le 19 parecchia gente iniziò a muoversi verso lo stadio, fra cui la nostra piccola banda. Il biglietto da visita che trovammo appena giunti all’Appiani fu una luce intensa che proveniva dal Foro Boario: da lontano sembrava come che qualcuno avesse acceso delle torce, poi man mano che ci avvicinammo scorgemmo la sagoma di una vettura (che immagino fosse targata VI) completamente avvolta dalle fiamme!

Se in centro la tensione si tagliava col coltello, l’Appiani sembrava zona di guerra! Mentre ci guardavamo intorno, vedemmo del movimento in Prato della Valle (all’epoca frequentato da balordi e tossicodipendenti) e notammo alcuni ragazzi che giocavano semplicemente a pallone con la testa di un pusher tunisino. In giro si udiva chiaramente il suono delle sirene. Decidemmo di entrare a mezzora dal fischio d’inizio, giusto per accorgerci che anche la Celere era parecchio carica: il solito modo di fare degli sbirri, che invece di stemprare le tensioni ci tengono a mostrarti i loro muscoli. E li mostrano sopratutto a chi non è in grado di reagire, come i ragazzini (Quanto rido ogni volta che ripenso alle loro espressioni timorose a Genova sotto il settore dei serbi!). Al momento della perquisizione prima dell’ingresso un mio socio si beccò uno schiaffo assolutamente gratuito: un ragazzo che non conoscevo ma che assistette alla scena si lasciò sfuggire un “Ma che cazzo fai?” nei confronti del celerino, e per tutta risposta venne circondato da due agenti che gli iniziarono ad urlare in faccia al malcapitato di ripetere ciò che aveva detto “Se hai le palle!” (Altro discorso molto opinabile). Ne nacque un piccolo parapiglia che venne sedato dalla Digos prontamente intervenuta. Era solo l’antipasto… A dieci minuti dall’inizio della partita lo stadio era ormai pieno, tranne il settore di Curva Sud ed il pezzo di gradinata riservato ai vicentini. All’arrivo delle prime avanguardie beriche si levarono subito i primi cori di scherno, seguiti da tutto lo stadio. Ricordo bene uno di loro nella curva sud deserta (il grosso della tifoseria vicentina doveva ancora arrivare) che si mise come a ballare ai nostri cori, per prendere per il culo: ho sempre avuto il dubbio che fosse il padrone dell’auto avvolta dalle fiamme che avevo visto nel prepartita, ed in quel caso sarei curioso di sapere se si era messo a ballare anche quando aveva visto il “trattamento” riservato al suo mezzo di trasporto!

I 1.700 berici giunsero all’Appiani alle 20,30 in punto, giusto in tempo per l’inizio della partita. In corteo si erano lasciati andare a qualche vandalismo, ma la questura era riuscita ad evitare qualsiasi contatto con noi. Quando arrivarono i vicentini, erano ancora in parecchi i nostri a stazionare fuori dallo stadio, ed un folto gruppo di nostri tentò un “approccio” a base di sassi e bottiglie. Ma la zona era veramente blindata, e le forze dell’ordine caricarono a fondo. Contemporaneamente la Digos diede ordine di chiudere i cancelli della Curva Nord e della Gradinata, forse per evitare un’uscita di massa dal settore; lasciando così all’esterno almeno 300 ragazzi regolarmente provvisti di biglietto. Fu “la scintilla che fece traboccare il vaso” (cit.), in quanto la voce si diffuse rapidamente, e se quelli rimasti fuori iniziarono a premere sui cancelli per entrare molti di coloro che erano già dentro lo stadio decisero di dar loro manforte. Ci fu una prima carica della celere in gradinata, giusto nei minuti iniziali della partita, ma questa volta gli agenti fecero molto male i loro conti perchè i ragazzi erano veramente avvelenati: per alcuni minuti volarono delle gran botte vicino al tunnel d’ingresso della gradinata, poi una decisa carica dei nostri costrinse la celere a fare dietro-front, uscire di corsa dalla Gradinata e chiudendosi il portone alle spalle. In tanti anni di stadio mi è capitato anche di vedere la Celere subire, compreso il “glorioso” reparto di Padova. Mai li avevo visti girare i tacchi ed abbandonare il campo. In quel frangente un celerino si beccò pure una coltellata. Credo sia sufficiente per spiegare l’incazzatura generale… Ovviamente fuori c’erano i famosi 300 ragazzi chiusi fuori, che non potendo assistere alla partita decisero di rifarsi su di loro: vennero ovviamente sparati dei lacrimogeni per disperdere la gente incazzata, ed assistemmo alla prima interruzione di gioco, visto che sia sulle gradinate che in campo gli occhi bruciavano a tutti, arbitro e giocatori compresi. Per gran parte del primo tempo l’attenzione della maggior parte dei presenti fu rivolta agli scontri in gradinata che non a quanto stava succedendo in campo. I vicentini nel frattempo avevano continuato a fare il loro tifo, e verso la fine della prima frazione di gioco esposero il primo striscione “Hell’s Angels Ghetto”, quello storico rubato da loro dieci anni prima. Dalla parte nostra ci fu chi decise semplicemente di andare a riprenderselo… attraverso il campo! La cancellata che divideva la gradinata dal campo venne divelta in pochi secondi e solo il pronto intervento delle forze dell’ordine presenti in campo evitò un’invasione che sarebbe stata clamorosa… Il secondo tempo venne interamente disputato con la celere schierata a bordo campo!

Il bilancio finale della giornata fu di decine di feriti ed oltre trenta fermi, ma la cosa non finì li. Gli incidenti in diretta TV nazionale fecero molto scalpore, e l’Appiani (già diffidato) venne squalificato per una giornata. La questura prese la palla al balzo per dare il giro di vite definitivo al “problema ultras” a Padova, con l’appoggio della stampa e di una certa parte dell’opinione pubblica. Il ritrovamento di due ordigni rudimentali non fece altro che peggiorare la situazione. Tre ragazzi furono arrestati, e trascorsero in carcere venti giorni. Decine di altri vennero denunciati a piede libero, ed i diffidati solo per quella partita furono quasi un centinaio. Da quel momento le cose cambiarono, e non poco: a Padova fino a quel momento i fermi venivano effettuati di rado, e si concludevano quasi sempre dopo una notte in carcere ed un passaggio davanti al giudice; inoltre le accuse erano quasi sempre le stesse: rissa, resistenza, danneggiamento, lesioni, oltraggio ed altri reati minori dettati più dall’esuberanza giovanile. Tre settimane in galera ed accuse come lesioni pluriaggravate, incendio doloso, fabbricazione di ordigni e devastazione erano tutto un’altro paio di maniche. Si decise per un gesto eclatante come lo scioglimento degli HAG, e da quel momento fu tutta un’altra storia: all’epoca la gente era ancora molto legata allo striscione, e quello striscione finiva bene o male per rappresentare tutta una tifoseria. Anche chi non bazzicava Piazza Cavour ma andava cmq in curva e si riconosceva dietro quello striscione. Lo scioglimento e la successiva svolta verso quello che veniva definito “tifo all’inglese” (per l’esposizione di bandiere e stendardi al posto dello striscione chilometrico che rappresentava un pò il modo di tifare “classico” delle curve italiane) fece perdere parecchia identità alla tifoseria. Il successivo passaggio dal catino dell’Appiani al freddo Euganeo avvenuto nei mesi successivi in seguito alla promozione in serie A, fu la mazzata finale. Qualcosa si ruppe, e tanta, troppa gente sparì nel nulla. Inoltre i controlli si fecero molto più scrupolosi, e le diffide negli anni successivi vennero sempre più spesso distribuite a pioggia. Gli ultras divennero un giro chiuso, e la curva finì col politicizzarsi, cosa che era impensabile negli anni dell’Appiani. Per superare questo trauma fu necessaria qualche stagione, e l’avvicendamento di nuove generazioni su quelle gradinate. La tifoseria cmq mantenne la sua fama di tifoseria tosta, anche se a mio modesto avviso non fummo più all’altezza degli anni successivi.

Fu la fine di un’epoca. Un giorno durante una birra fra amici avevo detto per scherzo ad un socio: “Il 26 marzo 1994 Berlusconi ha vinto per la prima volta le elezioni, e contemporaneamente Padova-Vicenza fu la fine dei vecchi HAG… tempi che cambiano!”. In realtà, ripensandoci, mi verrebbe da dire che qualche collegamento c’è, non direttamente con la nostra situazione, ma più in generale con quello che hanno vissuto in seguito i ragazzi delle curve di tutta Italia: se la prima repubblica aveva dovuto combattere col terrorismo, la seconda si è dovuta inventare sempre dei nuovi nemici per continuare a mangiare alla faccia del popolo! E così anche gli ultras sono diventati una categoria socialmente pericolosa. Chiaramente qui a Padova abbiamo sperimentato in anteprima ciò che avrebbero poi combinato a parecchi altri gruppi: repressione indiscriminata e nuovo stadio anti-tifo fuori dal centro cittadino! La cosa più triste è scoprire di essere delle cavie…

 

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“CLASICO” DE MEDELLIN: UN VERO E PROPRIO ARSENALE SEQUESTRATO AI MARGINI DELL’INCONTRO

Posted on 12 marzo 2012 by La Padova Bene

Articolo di “El Colombiano”, tradotto da SportPeople:

Quattro feriti da armi da taglio, otre 350 arresti e il sequestro di una pistola e 450 armi bianche.

Questo il bilancio della giornata del clásico Atletico Nacional-Deportivo Indipendiente Medellín (Risultato di 2 a 1 in favore del Deportivo Indipendiente Medellin ndr) , prima e dopo la partita.

Il comandante della Polizía Metropolitana di Medellín, generale Yesid Vásquez, ha confermato che ci sono stati scontri tra le opposte fazioni in diversi quartieri di Medellin, ma la situzione è subito stata messa sotto controlllo dalle unità mobili della polizia.
Nella stazione della metropolitana dello Stadio si è verificata una sassaiola ad alcuni vagoni dei convogli,  che ha causato la rottura di tutti i vetri.

Negli scontri è stato danneggiato anche il sistema idrico antincendio della stazione, che è stata chiusa per alcuni minuti.

L’ intervento di personale ESMAD (La celere colombiana ndr) ha permesso di contenere la furia di un gruppo di sostenitori del Nacional (In realtà sembrerebbe che sia stato fatto un uso eccessivo di lacrimogeni anche contro gente comune ndr).
In merito ai feriti da arma da taglio tre di loro, un tifoso del Medellín e due del Nacional, sono ricoverati all’ Opspedale General, mentre al Policlinico è ricoverata una tifosa del Nacional di 17 anni colpita da tre pugnalate.
Secondo la precisazione del generale Vásquez, questo ultimo fatto che non ha nulla a che vedere con il clasico, è avvenuto dopo la partita all’ incrocio tra le vie 74 e 44B quando un giovane ha aggredito la ragazza per rubargli la borsetta.

L’ agressore è stato ucciso da un colpo di pistola che lo ha raggiunto all’ orecchia destra. “non si sà se il giovane è stato colpito da alcuni amici della ragazza o da altri individui “

La pistola è stata ritrovata in un sacco dell’ immondizia nelle vicinanze dello stadio.
Dei 350 arrestati il comandante della Polizia ha confermato che alcuni sono stati rilasciati attorno alla mezzanotte.

Fa un pò ridere tutto questo, perchè nelle scorse settimane la polizia aveva previsto delle imponenti misure di sicurezza, alcune veramente assurde e palesemente copiate da quel paese del terzo mondo che è l’itaGlia (Clicca qui). Purtroppo quello che non si vuole capire, o che si finge palesemente di non capire, è che tentare di disgregare il tifo non serve a combattere la violenza; a maggior ragione in un paese come la Colombia in cui la violenza è una piaga sociale che va ben al di là del calcio, dove piuttosto proprio le Barra Bravas hanno una funzione sociale che è anche quella di “salvare” i giovani dalla strada…

 

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JUVE STABIA VS.NOCERINA

Posted on 05 marzo 2012 by La Padova Bene

Fonte: Tutto B

Improvvisamente un colpo. Inatteso. Un tifoso della Juve Stabia che assisteva al derby contro la Nocerina ha sentito come un tocco, poi si è ritrovato con il giubbotto incendiato e l’ha subito tolto, evitando così di restare ustionato. Sono stati secondi di grande paura, un istante, ma pericolosissimo. E’ accaduto anche questo in Juve Stabia-Nocerina, il derby di serie B ad altissima tensione, ma che ha fatto registrare la grande sportività da parte di quasi tutti i tifosi della Juve Stabia intervenuti allo stadio. Quello del razzo è stato l’episodio più grave di una partita intensa sul piano nervoso, non solo dal punto di vista sportivo, visto il 2-2 in rimonta della squadra di Braglia.
Tanta paura e un giubbotto da buttare per la vittima, ma poteva accadere una tragedia. Il calcio ha nella sua storia un simile, tristissimo episodio, quando Vincenzo Paparelli, ultrà della Roma, perse la vita in un derby contro la Lazio. Poteva accadere la stessa cosa al Menti e, visti i tanti bambini e ragazzini che occupavano il settore, il razzo lanciato ad altezza d’uomo poteva colpire al volto qualcuno. Per questo, nei prossimi giorni saranno esaminati tutti i filmati della videosorveglianza all’interno dello stadio Menti per cercare di individuare il responsabile del lancio. Di certo, i 700 nocerini presenti allo stadio di Castellammare, erano tutti in possesso della tessera del tifoso, l’unico mezzo che avevano per acquistare il biglietto di ingresso allo stadio. Non è escluso, quindi, che nei prossimi giorni possa essere individuato il criminale (di un crimine si tratta lanciare un razzo ad altezza d’uomo) che è stato protagonista di un gesto che poteva rovinare quella che è stata una giornata di grande passione sportiva, vissuta sull’onda di emozioni altalenanti e striscioni di sfottò per le tifoserie rivali.

Ed ancora, lo straordinario intervento di Abodi:

Il presidente della Lega Serie B Andrea Abodi, presente oggi in tribuna per il derby campano tra Juve Stabia e Nocerina, al termine della partita ha voluto ringraziare tutti coloro i quali hanno permesso lo svolgimento dell’evento nel segno del rispetto e della responsabilità:

“Innanzitutto un grazie alle forze dell’ordine per l’impegno profuso che si è manifestato con una presenza intensa e discreta che ha contribuito a garantire il massimo della sicurezza, grazie quindi alle società che attraverso i loro inviti e attraverso alcune attività prima e durante la partita hanno creato iniziative che potessero incentivare un clima sereno, alle squadre che con un sano agonismo hanno dato vita ad una partita emozionante, accesa ma corretta, e alle tifoserie che hanno colorato con un tifo appassionato ma mai oltre le regole lo stadio Menti.”

Si si tutto molto bellissimo! Peccato che a margine del derby sia successo anche questo (Fonte: Stabia Channel)

Non sono bastati 400 poliziotti in assetto antisommossa, camionette e un elicottero che ha sorvolato Castellammare prima, dopo e durante la partita. Non è bastato chiudere viale Europa e via Cosenza, e neanche chiudere la superstrada che collega il centro di Castellammare con l’autostrada per evitare scontri. Così si è assistiti inermi prima all’arrivo dei tifosi nocerini che hanno percorso la superstrada, chiusa per il loro passaggio, come fosse una strada a senso unico senza regole, insultando con gesti e parole chiunque gli capitasse a tiro. Poco dopo ci sono state alcune cariche di alleggerimento sul viale Europa sia all’altezza della pretura (come dimostra un video postato su Youtube), dopo che le forze dell’ordine erano state fatte oggetto di un violento lancio di ogni tipo di materiale da parte dei tifosi molossi, che nelle vicinanze del bar City. Aggredita anche una giovane donna all’interno della propria auto, poi vandalizzata. Durante la partita, alcuni facinorosi della tifoseria della Nocerina hanno fatto esplodere numerosi petardi, e si è anche notato un lancia razzi con il quale hanno preso di mira la tribuna dei distinti. Alla fine della partita, il pullman dei tifosi ospiti, secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa, sarebbe stato fatto oggetto di una sassaiola nei pressi del raccordo autostradale.

In tutto questo dobbiamo considerare che la tifoseria nocerina è tesserata, e pertanto secondo l’Osservatorio “virtuosa”. Talmente “virtuosa” che è la tifoseria maggiormente coinvolta in episodi di violenza in questa stagione, insieme ai veronesi, altra tifoseria tesserata… Pertanto questa è l’ulteriore dimostrazione di ciò che vado dicendo da tempo: la tessera del tifoso è stato un fallimento, l’unico motivo per cui la violenza è in calo è perchè hanno praticamente impedito le trasferte a tutti! E, per nascondere questo fallimento, stanno li a raccontarsela, Abodi distribuisce applausi e non c’è un giornale, dico uno, che parla dei tafferugli a margine dell’incontro!

Se cominciano a risparmiarsi gli applausi ed a studiare un sistema diverso, magari cominciano a tornare anche i tifosi sugli spalti…

 

 

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IL DERBY DI ROMA

Posted on 05 marzo 2012 by La Padova Bene

Cominciamo dal consueto comunicato da parte della questura romana. Ormai vivono per fare comunicati… Ad ogni modo un passaggio è effettivamente interessante:

…Intorno alle ore 12:30 i servizi ad ampio raggio pianificati hanno evitato il contatto tra due gruppi delle opposte tifoserie. In particolare, un primo gruppo di circa 800 tifosi laziali si e’ diretto in corteo da Ponte Milvio verso lo stadio, mentre, in concomitanza, un altro gruppo di pari consistenza di supporters romanisti ha tentato di muoversi dal Lungotevere Maresciallo Diaz nella stessa direzione. La dislocazione dei contingenti ha evitato contatti, creando una zona cuscinetto e inducendo a desistere i due gruppi. Nella circostanza e’ stata disposta la chiusura temporanea di alcuni tratti della viabilita’, che e’ stata riaperta poco dopo, una volta cessate le esigenze, al fine di assicurare la piena mobilita’ della zona dello stadio…

E’ una novità tutta laziale quella di raggiungere l’Olimpico in corteo, già successo contro Atletico Madrid e Fiorentina. Dei momenti di tensione ci sono effettivamente stati, con lancio di oggetti e molti cori anche beceri da parte romanista nel momento in cui passava il corteo laziale. E’ girata voce anche di cori romanisti contro Gabriele Sandri, ma dopo aver verificato penso di poter smentire categoricamente la cosa: del resto, gli stessi romanisti erano presenti in strada la notte dell’11 novembre 2007; e hanno appoggiato tutte le iniziative fatte a Roma in memoria di Gabriele. I giallorossi non si sono mai risparmiati nell’infangare in passato altri “morti famosi” laziali come Paparelli o Re Cecconi, ma Gabriele Sandri è considerato super-partes, una vittima della repressione, qualcosa che va oltre il tifo calcistico…

Da segnalare un altro episodio grave, avvenuto proprio nel momento in cui il corteo laziale e quello romanista si sono sfiorati: un 25enne di nazionalità spagnola è stato accoltellato ad una coscia nel Lungotevere Maresciallo Diaz. Niente di grave per fortuna. Pare che non centrasse proprio niente col derby, che fosse uno studente universitario in erasmus a Roma e che si trovasse in zona casualmente, finendo per essere scambiato per chissà chi e beccandosi un ricordino sulla gamba… Le due tifoserie romane mi sono sempre molto piaciute, entrambe. Un pò di più i romanisti, debbo essere sincero, ma ho sempre apprezzato anche i laziali. Hanno solo una grande, immensa pecca: l’uso smodato di armi da taglio! Rischi di camminare nei pressi dell’Olimpico, sentire il ronzio di un motorino alle tue spalle, beccarti una puncicata sul culo e vedere lo stesso motorino che si allontana. Il tutto senza tirarti nemmeno due pugni di benvenuto. Non ne vedo sinceramente il senso, e non lo capirò mai… Vedendo poi che ci va in mezzo gente che non centra, a maggior ragione!

Altri sei daspo ed un arresto ci sono stati per reati minori: due ventunenni si sono beccati due e cinque anni di Daspo per aver scavalcato i cancelli dello stadio in piena notte per appostarsi all’interno (CINQUE ANNI DI DASPO PER UNO SCAVALCAMENTO: UNO STUPRATORE PRENDE MENO IN PROPORZIONE!), un 18 enne due anni di daspo per aver scavalcato la recinzione esterna il Largo De Boisis e un 42 enne per aver superato il separatore interno della Curva Nord, altri due per aver tentato di entrare allo stadio senza biglietto. Ancora un ventisettenne per il possesso di un petardo, un diciannovenne per aver aggredito uno steward nel tentativo di entrare allo stadio senza biglietto. Ed ancora, tre laziali per aver cercato di introdurre nell’impianto uno striscione non autorizzato. Leggendo questa sorta di “bollettino di guerra dei poveri” mi viene da dire che in questura a Roma lavorano tanto per bloccare i pesci piccoli, ma che non sanno assolutamente evitare il problema più grosso che è quello degli accoltellamenti all’esterno dello stadio. Del resto, mi pare evidente che a questi interessa portare non dei risultati ma dei numeri per far carriera, quindi se accoltellate un ragazzo fuori dallo stadio va tutto bene, ma non azzardatevi a fare i furbi e scavalcare perchè vi rompiamo il culo! E poi ci stupiamo delle cose…

Per il resto, le solite belle coreografie da parte laziale, la solita curva “old-style” romanista, tutta fumogeni e tifo vocale. Il derby romano continua a mantenere il suo fascino anche in anni difficili come questi.

Un ultima nota: la curva romanista ha esposto proprio al centro uno striscione in favore di Luca Abbà, il ragazzo rimasto ferito dopo che si era arrampicato su per un traliccio dell’alta tensione in Val di Susa: “Difendi la tua terra dalla democrazia che uccide! Daje Luca, No Tav!”. Particolare curioso, che esce un pò dalla logica degli schemi visto che la Sud (o meglio coloro che la portano avanti) sono generalmente più schierati verso destra al contrario del movimento No-tav. Tuttavia le due curve romane spesso e volentieri hanno dimostrato di saper superare anche gli steccati idelogici, specie di fronte a problematiche comuni: cito ad esempio il caso dello striscione esposto nel 2001 dai laziali in onore di Carlo Giuliani. Un modo per far capire che la repressione in realtà non ha nessun colore…

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