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RETROMARCIA DELLA SANTACHE’, MA INFURIA LA POLEMICA VIA INTERNET

Posted on 16 febbraio 2012 by La Padova Bene

E come di consueto è arrivata la rettifica della Santanché: «C’è qualcuno che fa finta di non capire. I poliziotti sono costretti a usare le armi per contrastare chi sta violando in maniera violenta la legge, possono sbagliare valutazione ma di sicuro non agiscono come chi vuole uccidere. Definirli assassini nel senso comune del termine, è un errore che piace a chi è sempre dalla parte dei banditi e non dalla parte dei tutori dell’ordine. Che poi chi sbaglia debba pagare il giusto è tutt’altra ovvia cosa. La mia dichiarazione su Twitter voleva commentare la vicenda attuale del vigile urbano di Milano e non invece quella più complicata del povero tifoso Sandri.

Quella in corsivo è la smentita ufficiale di Daniela Santachè, dopo la sua frase di ieri che ha scatenato una vera e propria bufera su internet. La stessa Santachè che il giorno del funerale di Sandri piangeva disperata… Mi dispiace dirlo, ma l’Onorevole Santachè ha preso un altro granchio. Parla di “vicenda complicata” relativamente alla morte di Gabriele Sandri, quando invece la vicenda è chiarissima: un agente ha estratto l’arma e sparato impugnando la pistola con entrambe le braccia tese a prendere la mira! Mi pare che di complicato non ci sia proprio nulla… Casomai è complicata la vicenda del vigile urbano a Milano che ha sparato con una dinamica ben poco chiara, anche se c’è una cosa abbastanza sicura anche li: la vittima era disarmata!

Ma la polemica soprattutto via internet infuria, e non solo per la cazzata poi corretta in corsa pronunciata dalla Santachè. Sono in molti in questi giorni a difendere Spaccarotella. E le tipologie dei suoi difensori le conosciamo: suoi colleghi pronti ad assumere il ruolo di vittime del sistema, italioti benpensanti vari cresciuti a colpi di Grande Fratello, frustrati amanti della divisa autoritaria… Ieri sera leggevo il blog di Maurizio Martucci, e sono rimasto semplicemente sconvolto dalla concentrazione di idiozia che se ne ricava. Intendiamoci: massimo rispetto per l’autore di quel blog, mi riferisco ai commenti dei lettori, alcuni dei quali veramente imbarazzanti, tanto che mi trovo perfino in difficoltà a rispondere. Del resto, quando hai a che fare con gente che alla domanda “Che ore sono?” ti risponde “Verde!” è normale trovarsi in difficoltà…

Datevi una letta cliccando qui. Personalmente, ho la brutta sensazione che la via più efficace per uscire dai problemi dell’Italia sarebbe un bel genocidio, ma a scrivere queste cose si rischia di passare per violenti ed intolleranti… ma come si fa ad essere tolleranti di fronte a gente che nel 2012 ti divide i morti in “fascisti” ed “antifascisti”?

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GABRIELE SANDRI, OPINIONI A CONFRONTO

Posted on 16 febbraio 2012 by La Padova Bene

Continua il dibattito sul caso di Gabriele Sandri, e se sia giusta o meno la pena inflitta a Spaccarotella. Do spazio a due opinioni diverse, entrambe riprese dal sito Dalla Parte del Torto. Poi ognuno si faccia la sua idea in merito:

GABRIELE, GIUSTIZIA E’ FATTA. Poche ore e Luigi Spaccarotella varcherà la soglia del carcere. Da quando esplose il colpo che uccise Gabriele Sandri, l’agente della Polstrada non era mai stato privato della libertà, anzi, per diverso tempo ha continuato a fare il suo lavoro, armato, come se nulla fosse accaduto. Ieri, l’ultimo grado di giudizio ha confermato la sentenza di Firenze, che nel 2010 aveva condannato il poliziotto a 9 anni e 4 mesi per omicidio volontario. L’aula della Corte di Cassazione è fredda, in ogni senso. Marmo e architetture imponenti non vengono scaldate dall’ombra di un termosifone nell’aula nella quale verrà messa la parola “fine” alla vicenda processuale dell’uccisione di Gabbo da parte di Spaccarotella. Il grande assente, come sempre, è proprio lui: l’uomo in divisa che l’11 novembre del 2007, sparando da un lato all’altro dell’A1, all’Autogrill di Badia al Pino, tolse la vita ad un ragazzo di 26 anni che in quel momento dormiva in auto. Si cercò di sviare, cancellare, mistificare la realtà dei fatti: mai trovati i filmati dell’autogrill che avrebbero tolto ogni dubbio sulle responsabilità dell’agente, e poi il proiettile deviato, e le insinuazioni su un vecchio Daspo per Gabbo e inesistenti tracce di sassi nelle sue tasche. E silenzi ingiustificati, e conferenze stampa senza domande. Poi la dignità immensa di una famiglia che ha cercato con determinazione di ottenere giustizia, la mobilitazione dei tanti che in tutta Italia li hanno accompagnati per quattro anni. Tutto è stato consegnato alla storia di questa vicenda vergognosa per un Paese che si vorrebbe civile. Si vorrebbe, appunto. Lo fa credere, quando la tv – di Stato e no – ci subissa di fiction sul poliziotto buono, sul carabiniere amico dei bambini, sull’investigatore sgangherato ma serio e responsabile. La realtà è un’altra e in troppi, come accaduto alla famiglia Sandri, lo scoprono solo quando una divisa gli porta via il bene più caro. Ma soprattutto quando un muro insormontabile si erge a impedire che venga fatta giustizia vera. Non vendetta, giustizia. Non pene esemplari, pene giuste. Le stesse che verrebbero comminate a un comune cittadino che delinque. Ma troppo spesso, e accadde anche nel processo di primo grado per l’uccisione di Gabbo, un abuso lampante, una volontarietà evidente, viene derubricata a “colpa”, che in linguaggio giuridico significa che si poteva evitare ma le cose sono andate peggio di quanto si credeva. Ma cosa poteva credere, Luigi Spaccarotella, quando ha tirato, per la seconda volta, il grilletto. Che come in una di quelle fiction avrebbe fatto esplodere una gomma e con sprezzo del pericolo e senso del dovere avrebbe arrestato gli inseguiti? Tra i complimenti e le pacche sulle spalle dei colleghi magari. Ma quelli le pacche sulle spalle gliele hanno date comunque, magari qualcuno si è pure complimentato per avere fatto centro. Non sarebbe così strano a sentire le intercettazioni che a volte saltano fuori nei processi contro uomini in divisa resisi colpevoli di abusi. Chi uccise Federico Aldrovandi si vantò di averlo “bastonato per bene”. Troppo spesso i colleghi di chi sbaglia alzano i loro scudi, come quando stanno per caricare un gruppo di manifestanti, di ultras, di lavoratori in piazza. E nascondono quel che sta dietro. Non si può vedere oltre quei caschi e quelle divise; nemmeno i volti si riconoscono, celati dai fazzoletti. In quella macchia blu scompare la verità. Ma volte, dei sassi, quelli che non ci sono mai stati nelle tasche di Gabriele, finiscono negli ingranaggi del sistema consolidato del silenzio e della connivenza. La determinazione e il coraggio di una famiglia, la mobilitazione degli ultras di tutta Italia, degli amici di Gabriele, sono stati un sasso virtuale cha fatto centro, nonostante gli scudi. Nonostante le pietose arringhe dei difensori di Spaccarotella, che ancora una volta, ieri, hanno dipinto un uomo disperato per il suo gesto e cercato poi di legittimarlo dipingendo a tinte forti la rissa che era scoppiata dall’altra parte della A1. La colpa è sempre degli altri: “Ci provi lei a fermare una macchina con una biro”. Lui, Luigi Spaccarotella, lo ha fatto con la pistola. E ha pianto per paura di perdere il lavoro, non per aver fermato un cuore di 26 anni: Gabriele era un inciampo nella sua carriera. Nessuna scusa per quel figlio ucciso: difficile spiegarsi come un genitore – perché Spaccarotella ha dei figli – possa sentirsi tanto distante da mamma Daniela e da papà Giorgio. Ora Cristiano, una tempra d’acciaio, spera che la sentenza che ha reso infine Giustizia a suo fratello faccia giurisprudenza. E ora, che si abbassino gli scudi… (Alessia Lai – www.rinascita.eu)

IL CASO SANDRI: INGIUSTIZIA TIPICAMENTE ITALIANA. Nei tribunali di tutta Italia, troviamo capeggiare una “simpatica” scritta: “la legge è uguale per tutti”.
Questa espressione racchiude in se uno dei principi cardine della Costituzione italiana, ossia il principio di eguaglianza (art.3). All’art. 3 primo comma la Costituzione dice: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale [cfr. XIV] e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso [cfr. artt. 29 c. 2, 37 c. 1, 48 c. 1, 51 c. 1], di razza, di lingua [cfr. art. 6], di religione [cfr. artt. 8, 19], di opinioni politiche [cfr. art. 22], di condizioni personali e sociali.” (Tratto da Senato.it).
Il tema della giustizia costituisce uno dei grandi problemi “storici” di questo paese. Infatti, fra tempi lunghi, tante volte ai limiti della prescrizione,  e la mancanza di coerenza fra sentenza e leggi, il popolo italiano si dice quasi sempre insoddisfatto della giustizia italiana.

Per uno come me che ha espresso vicinanza alla famiglia Aldrovandi, nel momento in cui la madre è stata querelata per diffamazione (il mio amico abusivor0x ricorderà sicuramente e potrà confermare), l’esempio cardine dei problemi della giustizia italiana è rappresentato dal caso Sandri, che ieri ha provocato un boato nell’opinione pubblica nazionale, in particolare nel mondo ultras.

Francamente io, Pietro Minardi, cittadino e tifoso (non ultras) mi sento incazzato ed amareggiato dal fatto che Gabriele Sandri, a mio modesto parere, non abbia avuto giustizia. Luigi Spaccarotella è stato condannato a 9 anni e 4 mesi per l’omicidio di Sandri dalla Corte di Cassazione, la quale ha respinto il recorso dei legali dell’ex agente della polstrada.
Si legge da IlGiornale.it: “Quello di Gabriele Sandri è stato un omicidio volontario, giusta la sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Firenze che ha condannato l’ex agente della Polstrada di Arezzo Luigi Spaccarotella a nove anni e quattro mesi di carcere per la morte del giovane tifoso laziale ucciso in autostrada l’11 novembre del 2007. La prima sezione penale della Corte di Cassazione respingendo il ricorso presentato dai legali del poliziotto così come chiesto dal pg Francesco Iacoviello, ha di fatto reso definitiva la condanna e aperto le porte del carcere per Spaccarotella.”
Link completo – http://www.ilgiornale.it/interni/la_cassazione_ha_chiuso_caso_sandri_spaccarotella_condannato_9_anni_e_4_mesi/15-02-2012/articolo-id=572182-page=0-comments=1

Se vogliamo difatti essere pignoli, l’art. 575 del codice penale italiano recita: “Chiunque cagiona la morte di un uomo è punito con la reclusione non inferiore ad anni ventuno [c.p. 32, 276, 295, 301, 306] (2)(3).” Ciò vuol dire che chiunque uccida qualcuno debba subire una condanna non inferiore a 21 anni. Se Spaccarotella, secondo i giudici, ha ucciso Sandri, perchè gli sono stati inflitti solo 9 anni e 4 mesi?
Quando parlo di coerenza del diritto mi riferisco a questo, ossia la reale applicazione di quanto previsto nel codice nella sostanza delle sentenze. Purtroppo, in Italia, tante volte questa coerenza non esiste. Questo da luogo a diversi luoghi comuni popolari del tipo: “se il padre di famiglia ruba 1 kg di mele per mangiare e dare a mangiare ai figli, finisce in galera; mentre chi ruba 100 mila euro, siccome è qualcuno, se la cava con qualche multa ed in carcere non ci finisce proprio”.
Questo luogo comune (uno dei tanti) è presente indubbiamente nella cultura italiana e da ciò deriva la mancanza di fiducia nella giustizia italiana, che evidentemente allo stato attuale delle cose non riesce, almeno nell’opinione più comune della gente, ad essere equa ed efficace nella sua azione. Basta pensare ad alcuni testi musicali: per esempio in “La Bella Italia di Aban e Guè Pequeno” si dice nel testo “non va dentro Barabba, sconta il povero Cristo”; questo è solo uno dei tanti esempi.

Bisogna dire basta a questo sistema malato! Bisogna dire basta alla ingiustizie! Bisogna dire basta ad un sistema che non funziona! Basta indulti e legittimi impedimenti, vogliamo una seria riforma della giustizia!! (Pietro Minardi – www.pietrominardi.blogspot.com)

 

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CASO-SANDRI, SENTENZA DEFINITIVA: SPACCAROTELLA CONDANNATO A NOVE ANNI E QUATTRO MESI!

Posted on 14 febbraio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Corriere Fiorentino

La Cassazione ha confermato la condanna a 9 anni e 4 mesi per l’agente della Polstrada Luigi Spaccarotella, dichiarato colpevole dell’omicidio volontario del tifoso della Lazio Gabriele Sandri, avvenuto l’11 novembre 2007 sull’A1 nei pressi di Arezzo. Spaccarotella potrebbe finire in carcere già nelle prossime ore per scontare la pena.

L’AGENTE: «ANDRO’ A COSTITUIRMI» – Luigi Spaccarotella ha saputo della condanna da una telefonata di un difensore. Inizialmente è rimasto incredulo, non si aspettava la conferma alla sentenza di condanna. Poi ha parlato con i parenti e con gli amici, comunicando loro probabilmente l’intenzione, già annunciata dal suo legale, di costituirsi. La preoccupazione maggiore di Spaccarotella, secondo quanto appreso, è per i figli, un bimbo piccolo e una bimba di circa 12 anni, che al momento in cui ha appreso la decisione stavano giocando in casa. Poi si è seduto sul divano, in lacrime, con il figlio piccolo in braccio. «Affronterò la situazione da uomo». Così Luigi Spaccarotella ha risposto a uno dei suoi legali che lo informava della decisione della Cassazione. L’agente «andrà a costituirsi». Sventola una bandiera tricolore attaccata alla ringhiera della terrazza della casa ad Arezzo di Spaccarotella. L’abitazione dell’agente si trova al secondo piano di un immobile situato in una zona residenziale, a circa un chilometro dal centro storico. Le persiane delle finestre sono accostate.

L’ITER GIUDIZIARIO – Spaccarotella che non ha subito carcerazione preventiva durante le indagini preliminari, era stato condannato in primo grado a sei anni di reclusione per omicidio colposo, determinato da colpa cosciente. In secondo grado i fatti erano stati qualificati come omicidio volontario per dolo eventuale e la pena era stata elevata a nove anni e quattro mesi di reclusione. Il ricorso dell’imputato in Cassazione è stato ora rigettato e la sentenza è così diventata irrevocabile. Cominceranno ora gli adempimenti per l’esecuzione della pena, che dovrebbero concludersi nelle prossime ore, o mercoledì, con il trasferimento di Spaccarotella in carcere.

IL PADRE DI «GABBO» – «Ho sempre avuto fiducia nella giustizia e voglio dire grazie a tutta la gente che c’è stata vicino fino a questo momento. Ho avuto un solo momento di scoraggiamento quando è stata emessa la sentenza di primo grado che era raccapricciante. Ma ora le cose sono andate come dovevano andare. Personalmente non ho alcun desiderio di vendetta ma la verità ha avuto difficoltà ad emergere». Così Piergiorgio Sandri, padre di Gabriele, ha commentato il verdetto della Cassazione. «Perdonare Spaccarotella? Ci posso riflettere ma lui deve dire tutta la verità. E poi il perdono si dà a chi lo chiede, invece la mamma di Spaccarotella non ha mai telefonato a mia moglie, la mamma di Gabriele. In quel momento – ha ricordato il padre di Gabriele – mio figlio è stato ucciso da un tutore dell’ordine. Spaccarotella è colpevole, ma non avrebbe dovuto trovarsi lì perchè era esagitato».

E IL FRATELLO – «La Cassazione ha confermato che l’uccisione di mio fratello è stato un atto volontario, seppure con la responsabilità del dolo eventuale e questo verdetto rispecchia il diritto e la realtà dei fatti«. Così Cristiano Sandri, il fratello avvocato di Gabriele. «Non è il discorso dell’anno in più o in meno di carcere, l’importante è che il principio di diritto sull’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge sia stato rispettato», ha aggiunto. Cristiano e il padre Piergiorgio sono usciti dalla Cassazione accompagnati dai numerosi amici di Gabo che sono stati con loro durante questa giornata. Non ci sono mai stati momenti di tensione, eccetto qualche piccolo mugugno in aula quando i difensori di Spaccarotella hanno sostenuto la tesi del dito «rattrappito» che, per incidente, aveva sparato a Gabriele.

IL PRETE – «Tanta tristezza anche se lui, quando l’ho visto un po’ di tempo, fa era sereno. Ha sicuramente sbagliato, ma da qui a dire che quella mattina si è alzato con l’intenzione di andare a uccidere una persona ce ne passa». Così don Antonio Bacci, il sacerdote che nel giugno 2007 sposò Luigi Spaccarotella e la moglie, commenta il verdetto della Cassazione. «Non l’ho ancora sentito – aggiunge -: certamente ha sbagliato ma parlare di omicidio volontario mi sembra assurdo. Non voleva uccidere». Don Antonio Bacci spiega che cercherà al più presto di sentire l’agente della Polstrada e la moglie, «la conosco da tanti anni, è stata una mia alunna. Penso anche ai loro figli». «Una cosa è l’omicidio colposo, altra quello volontario – aggiunge il sacerdote -. Purtroppo l’opinione pubblica, forse in particolare a Roma, aveva già deciso la condanna per omicidio volontario».

LA REQUISITORIA DEL PG – Il sostituto procuratore generale Francesco Iacoviello aveva chiesto la conferma della condanna d’appello, pari a nove anni e quattro mesi di reclusione. Per il pg si trattò di omicidio volontario e non colposo come invece ritenuto dai giudici di primo grado. La requisitoria del pg Iacoviello è durata circa un’ora e si è conclusa con la richiesta del rigetto del ricorso presentato dai legali di Spaccarotella, avvocati Federico Bagattini e Francesco Molino. In prima fila, insieme al legale di parte civile, avvocato Michele Monaco, il fratello e il padre della giovane vittima, Cristiano e Piergiorgio Sandri.

Alla fine, giustizia è fatta!!!

Certo, nove anni e quattro mesi possono sembrare pochi, ma dobbiamo capire che è una sentenza storica: è la prima volta che un agente di polizia viene condannato ad una pena così alta, pur in presenza di fatti gravi! Sicuramente molto ha fatto l’opinione pubblica in questo caso, penso ad altre vittime dello Stato come per esempio Federico Aldrovandi, i cui assassini lavorano ancora in polizia…

La sentenza confermata è una vittoria prima di tutto per la famiglia di Gabriele, che ha sempre chiesto “giustizia, non vendetta”, e la giustizia è arrivata: Spaccarotella qualche anno dentro se lo farà. Certo, non come se fosse stato un comune mortale, ma comunque si farà la galera, non lavorerà più in polizia e non avrà più il porto d’armi. E’ già qualcosa, piuttosto che il nulla previsto dalla sentenza di primo grado…

Ora è il momento che il nome di Gabriele continui a rieccheggiare nelle iniziative patrocinate dalla Fondazione nata in suo onore. E che continui a rieccheggiare negli stadi, per far capire che a prescindere dalla squadra amata, lui sarà sempre “uno di noi!”.

Questo sito rimarrà in silenzio nelle prossime ventiquattro ore, come segno di rispetto per la memoria di Gabbo e per la famiglia Sandri.

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14 FEBBRAIO: ARRIVA LA CASSAZIONE PER SPACCAROTELLA

Posted on 22 gennaio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Dalla Parte del Torto

E’ fissata per il 14 febbraio l’udienza in Cassazione del processo a Luigi Spaccarotella, il poliziotto condannato per l’omicidio di Gabriele Sandri, avvenuto l’11 novembre 2007 in un’area di servizio dell’A1, ad Arezzo. Nel 2009, in primo grado ad Arezzo, l’agente venne condannato a sei anni di reclusione per omicidio colposo con colpa cosciente. In appello, nel 2010, la corte fiorentina ha portato la pena a nove anni e quattro mesi, accusando l’agente di omicidio volontario. Contro la sentenza d’appello hanno fatto ricorso in Cassazione i difensori di Spaccarotella, gli avvocati Francesco Molino e Federico Bagattini, secondo i quali la sentenza di appello è “mal motivata in punto di sussistenza dell’elemento psicologico del dolo”.

E’ fondamentale non chiudere gli occhi! Spaccarotella ed i suoi avvocati difensori contano molto sul fatto che le acque si siano calmate per ottenere un’ulteriore riduzione di pena… Già nell’estate del 2010 in primo grado l’assassino di Gabriele Sandri se l’era cavata con sei anni, per poi vedersi aumentata la pena fino a nove anni e quattro mesi in appello… ora vogliono fare il “colpo gobbo”, mi sembra troppo comodo!

Ho creato su facebook un gruppo favorevole ad una sentenza di colpevolezza nei confronti di Spaccarotella. Lo potete trovare cliccando qui. Scopo del gruppo è smuovere un pò le acque, affinchè l’opinone pubblica non si dimentichi l’accaduto; e pertanto vi invito TUTTI non solo ad iscrivervi, ma anche a condividerlo sulle vostre bacheche ed a far condividere ai vostri amici… Lo scopo è di ridestare il più possibile l’opinione pubblica in vista della sentenza della Corte di Cassazione!

 

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CRISTIANO SANDRI RINGRAZIA PADOVA

Posted on 20 novembre 2011 by La Padova Bene

Fonte: Padova Goal

Cristiano Sandri, fratello di Gabriele, ha ringraziato a fine partita il Calcio Padova e i ragazzi della Tribuna Fattori per quanto accaduto oggi allo stadio Euganeo: “E’ stato piacevole venire all’Euganeo, mi preme ringraziare la società, in primis Cestaro che ha capito benissimo di che tipo di iniziativa si trattava e ha permesso che si effettuasse. Domani saremo a Trieste. I ragazzi della Fattori quando ancora eravamo comitato hanno fatto il loro facendoci pervenire una donazione che ci ha aiutato a diventare fondazione. Ci permette di portare avanti l’idea che il tifoso è il motore trainante. Siamo già stati dalla Lazio, dal Parma e dal Latina, l’importante è fare arrivare messaggio. Col presidente ci siamo lasciati con il proposito di fare altre iniziative a riguardo, noi siamo legati a Padova, mio padre anche ad Appiani in Festa. La coreografia della Fattori mi ha emozionato, un affetto che dura da quattro anni. Importante che Gabriele venga ricordato nel modo migliore. Inizio 2012 avremo a Roma il festival nazionale della cultura del calcio, esposizione museale di tutte le realtà legate al calcio per riscoprire valori antichi e positivi. Domani a Roma giocatori Roma e Lecce maglia riscaldamento “Contro ogni forma di violenza”. La Tribuna Fattori mi ha donato la sciarpa, la maglia e il libro del Centenario della società che resterà in esposizione perenne alla Biblioteca del Calcio a Roma, che noi chiamiamo la casa di Gabriele”.

Le parole del fratello di Gabriele mi fanno estremamente piacere, ma io credo che ieri noi ragazzi della Fattori non abbiamo fatto niente di eccezionale. Semplicemente, abbiamo seguito la nostra natura. Che è quella di persone generose e che fanno molto per ciò in cui credono. Onorare la memoria di Gabriele Sandri per noi è il minimo che in quanto tifosi di curva possiamo fare…

In tutto questo contesto, l’unica cosa che mi piacerebbe che si capisse, è che i ragazzi delle curve non sono i mostri che qualcuno ha sempre dipinto. Abbiamo un’anima popolare, diciamo quello che pensiamo, ma non siamo migliori ne peggiori di chi si erge a nostro censore. E pertanto, le iniziative che spesso si prendono nei nostri confronti al fine non di rendere gli stadi più sicuri ma di limitare il nostro tifo, sono profondamente ingiuste…

Con profonda stima per la Famiglia Sandri, un esempio per molti.

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COMUNICATO TRIBUNA FATTORI PADOVA

Posted on 18 novembre 2011 by La Padova Bene

Ricevo e pubblico:

Sabato, prima della partita col Grosseto, il Calcio Padova si renderà protagonista di un’importante iniziativa di solidarietà: il presidente Marcello Cestaro infatti incontrerà una delegazione della Fondazione Gabriele Sandri per consegnare loro una maglia del Calcio Padova personalizzata con il logo della Fondazione stessa.

La Fondazione Gabriele Sandri è nata con lo scopo di onorare attraverso iniziative benefiche e culturali la memoria del povero Gabriele, tifoso della Lazio, tragicamente scomparso l’11 novembre 2007 mentre con alcuni amici si stava recando in auto a Milano per assistere alla partita con l’Inter. La cosa sta particolarmente a cuore a noi Ragazzi della Fattori, in quanto fin dal giorno della tragedia abbiamo sempre onorato Gabriele attraverso striscioni, cori ed iniziative; e lo consideriamo a tutti gli effetti un nostro fratello, “uno di noi” come amiamo cantare.

Per questo motivo condividiamo ed appoggiamo l’iniziativa del Calcio Padova, e Per questo motivo invitiamo tutti i ragazzi della Fattori ad entrare allo stadio entro le 14,30 di sabato. Vogliamo che per un’occasione così importante tutti siano presenti, e vogliamo soprattutto far sentire tutto il nostro calore alla famiglia Sandri ed alla Fondazione. Chiediamo l’impegno e la presenza di tutti coloro che abitualmente frequentano la Fattori.

GABRIELE UNO DI NOI!

Tribuna Fattori Padova

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UNA MAGLIA PER GABRIELE

Posted on 17 novembre 2011 by La Padova Bene

Fonte: Calcio Padova 1910

na maglia biancoscudata per la Fondazione Gabriele Sandri. In occasione della gara Padova – Grosseto il Calcio Padova ha deciso di dare risalto all’attività della Fondazione Gabriele Sandri, la onlus nata lo scorso maggio per volontà della famiglia Sandri e sostenuta fin dall’inizio dalla Figc. Prima del fischio d’inizio, il Presidente Marcello Cestaro consegnerà una maglia del Padova fatta appositamente produrre con il marchio della Fondazione a Cristiano Sandri, socio fondatore e consigliere della onlus, e a Maurizio Martucci, direttore marketing.
Grazie all’impegno dei suoi dirigenti, la Fondazione ha già organizzato iniziative analoghe assieme a Società di serie A come Lazio e Parma e domenica prossima anche Triestina e Roma porteranno in campo il suo stemma.

La mission della Fondazione Gabriele Sandri: La Fondazione non ha finalità di lucro ed ha come scopo principale quello di onorare la memoria di Gabriele Sandri, attraverso la promozione di iniziative per lo studio e il contrasto di ogni forma di violenza attraverso la diffusione, soprattutto fra i bambini ed i giovani, di una cultura della civile convivenza e della legalità. I progetti della Fondazione vanno dalla musica, grande amore di Gabriele, alla letteratura sportiva, passando per la donazione di sangue e per un vero e proprio Festival Nazionale della Cultura del Calcio. Per informazioni, visitare http://www.fondazionegabrielesandri.it

Una bella iniziativa, che personalmente mi riempie d’orgoglio, e che deve inorgoglire tutta la Fattori. Da quel maledetto 11 novembre 2007 la nostra curva non l’ha mai dimenticato, scandendo in ogni partita il suo nome. Questo perchè nonostante la fede calcistica differente, l’abbiamo sempre considerato uno dei nostri, uno come noi che è stato ucciso mentre andava a vedere la propria squadra del cuore.

Per questo motivo vi invito sabato ad entrare tutti in Fattori ENTRO LE 14,30 per onorare questa importante iniziativa e tenere in alto la memoria di Gabriele…


 

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giustizia per Sandri

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11 NOVEMBRE 2007-11 NOVEMBRE 2011: IL RICORDO NON MUORE… CIAO GABRIELE!

Posted on 11 novembre 2011 by La Padova Bene

L’11 novembre, per me, non sarà mai più un giorno come un altro. Credo non lo possa essere per nessun ragazzo di stadio. Questa mattina mi sono svegliato con un profono magone ed un forte senso di angoscia, stesse sensazioni che provo ogni anno in questa data, stesse sensazioni che credo provino anche molte altre persone come me.

Non voglio riproporre per l’ennesima volta il copione di quel giorno tragico, per il semplice motivo che certe situazioni vanno superate, ma mai dimenticate. Ciò che provavo, che provo tutt’ora, lo porto dentro di me, ma bisogna saper guardare oltre, al futuro. Bisogna fare in modo che Gabriele Sandri rimanga un simbolo di unità contro un sistema che ci vuole male, non un semplice slogan da cantare allo stadio o da scrivere sui muri. Questo secondo me è il futuro…

Qualcuno mi ha anche chiesto se lo conoscessi Gabriele Sandri, che mi prendevo così a cuore la sua causa. Non l’ho mai conosciuto. Solo mi è capitato tante volte di fermarmi in autogrill nel corso delle numerose trasferte effettuate, e di scorgere dalla parte opposta una pattuglia della Polstrada. O peggio, di trovarla dalla mia parte dell’autostrada e di sentirmi osservato e squadrato. Di percepire che c’era qualcuno che aspettava solo la prima mossa sbagliata per venire a rompermi il culo. Mi è capitato tante volte di sentire quella sensazione di disagio che provano spesso i tifosi discriminati perchè hanno la colpa di andare in trasferta. Ma mai ho avuto la sensazione di poter morire, fino all’11 novembre 2007…

Chiudo questo mio post con il pensiero di Giorgio Sandri, un uomo a cui hanno tolto il figlio. L’unico pensiero che non potrò mai capire fino in fondo ma al massimo lo potrò immaginare, perchè l’unico che può capire ciò che prova è un altro genitore a cui è stato tolto il figlio. Ed un genitore non dovrebbe mai sopravvivere al proprio figlio:

«Sono diventato tifoso di tutti i tifosi: sono tutti figli miei». Lo dice un papà al quale hanno ucciso un figlio di 26 anni, Giorgio Sandri. Oggi sono quattro anni che un poliziotto gli ha ucciso Gabriele.

A Badia al Pino, Arezzo, A1, dove da oggi ci sarà una stele. Resterà sempre lì, come il dolore che può provare soltanto un genitore. E’ uno strazio talmente grande che non ci arriva il linguaggio: non c’è una parola che riesca a definire la perdita di un figlio. Se perdi un genitore sei un orfano, ed è nel linguaggio com’è nell’ordine naturale. Se perdi un figlio mancano le parole, muori con lui. Vivevi per lui. Continuerai a voler vivere pensando a lui. Vivrai in qualche maniera per lui. Quella qualche maniera per Giorgio Sandri «sono tutti i tifosi che ho incontrato e che io chiamo il grande popolo di Gabriele: se tu mi chiedi qual è la cosa più bella che ho sentito su mio figlio in questi quattro anni io ti dico che sono i ragazzi che mi hanno abbracciato, che mi hanno sorriso. I tifosi che sono stati male per quello che è succeso a Gabbo mi hanno aiutato ad andare avanti, senza di loro non ce l’avrei fatta. Senza quest’onda di amore che mi è rimbalzata da quel giorno e che continua ad avvolgerci non sarei mai riuscito ad andare oltre certi silenzi, anche quelli omertosi, contro un muro di gomma che si è alzato subito, sin dal momento stesso della notizia dell’assassinio di Gabbo. Quando l’hanno fatto passare per teppista, quando poi il giorno dopo hanno parlato più degli incidenti di Roma e non dell’assurdo omicidio di un ragazzo che stava andando a seguire una sua passione. Loro sono tutti figli miei».

La grandezza di questa storia sta nella grandezza di questo dolore, dei veri fiori che ha fatto sbocciare. Sono tutti figli suoi perché sono i ragazzi che un po’ continuano a far vivere Gabriele, quando lo cantano allo stadio, quando oggi andranno a Badia al Pino, quando andavano in quell’autogrill maledetto a portare un fiore, un pensiero, una sciarpa da annodare come il groppo in gola. «E l’inciviltà è che tutto questo fu fatto rimuovere, venne negato, proibito. Quell’ammasso di sciarpe intrecciate di tutti i colori era un monumento alla memoria di Gabriele, era già il simbolo di quello che aveva prodotto la sua morte: fratellanza, un sentimento di amore». Quella morte come un sacrificio per portare nuove parole, nuove insegnamenti, nuove riflessioni. E un papà con la sciarpa della Lazio in Curva Sud «piena di figli». Oggi sono quattro anni che hanno ammazzato Gabbo ma Gabbo continua a essere vivo. La stele di oggi ha questo significato. Come un dovere. «Ci abbiamo messo più di un anno per ottenere il permesso, un anno di iter burocratico per avere qualcosa che è doveroso: un ricordo lì dove è stata ammazzata una persona. Mio figlio». Nel suo nome Giorgio e Cristiano hanno creato una Fondazione: «Che combatte la violenza, che promuove i valori che aveva Gabbo, che hanno questi figli. La cosa che mi dà fastidio è quando sento parlare male dei ragazzi di stadio, dei tifosi. Chi fa così non ha capito niente, non sa il sentimento che li muove, dovrebbero solo imparare dal loro cuore. Lo sport, la passione, l’aggregazione, l’altruismo. Il sorriso. Sono questi i valori della Fondazione. Erano la vita del mio Gabriele».

Nel suo nome, oggi, 11 novembre 2011 accadranno tante cose belle: «Quella che più ho a cuore è la raccolta del sangue che ci sarà in tante città. La Fondazione è contro la violenza a 360 gradi, è per la vita». La Fondazione è contro quello che successe quella sera dell’11 novembre 2007, gli incidenti sfociati (o previsti?) dalla rabbia: «Li condannai all’epoca, li condanno adesso, sono deprecabili e lo sono non solo per il fatto in sé. Quegli incidenti hanno fatto male innanzitutto a Gabbo. Sono stati utilizzati contro di lui. Il giorno dopo in Italia il titolo dei giornali era “Guerriglia a Roma”, “Rabbia ultras” e non: “Hanno ucciso un ragazzo”. Imperdonabile». Imperdonabile per Giorgio Sandri è il poliziotto che ha sparato a Gabriele: «Perdono? No. No, no. E poi quella persona non lo vuole, non ci ha mai scritto nemmeno due righe, non lo hanno fatto nemmeno i suoi genitori, nemmeno a mia moglie, a Daniela, nemmeno alla mamma di Gabriele hanno detto mai niente». Continuano a mancare le parole. E’ il nome di Gabbo che si impone. Il suo ricordo. La sua musica, Meravigliosa creatura, il murales, De Silvestri, flash che stanno negli occhi di questa città. Nel cuore del cuore di Roma. Nella curva di ognuno di noi, Nord o Sud non fa differenza. Chi non lo capisce non lo capirà mai, perché non c’è niente da capire: è il valore della vita contro qualsiasi altra cazzata. «Io l’ho detto sono diventato tifoso dei tifosi più che della Lazio. Io ho un ricordo enorme di quella mia serata in Curva Sud. Lo sai… L’emozione. I brividi. Ho pianto. E sì sarebbe bello vedere la Roma giocare con il logo della Fondazione, con Gabriele sul petto». E’ l’ultima idea, l’ultimo fiore. «Ne ho parlato in radio qualche giorno fa (Radio Ies, ndr)e il giorno dopo ho ricevuto una chiamata dalla Roma. E’ stato bello e sarebbe bello». Sarà bello. E se dovesse succedere Giorgio Sandri sarebbe pronto a fare cosa. Un’altra volta: «Tornerei in Curva Sud e tiferei per la Roma. I tifosi li sento tutti figli miei». Lo dice un papà. Il papà di Gabriele per sempre

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VENERDI’ 11 NOVEMBRE: POSA DELLA STELE ALL’AUTOGRILL DI BADIA AL PINO

Posted on 10 novembre 2011 by La Padova Bene

Fonte: Fondazione Gabriele Sandri

Lungo l’A1 – Autostrada del Sole, sul luogo nell’area della stazione di servizio dove 4 anni fa morì Gabriele Sandri.

Cerimonia di inaugurazione della stele commemorativa, recante la dicitura In ricordo di Gabriele Sandri, cittadino italiano. Mai più 11 Novembre.

Nel nome di Gabriele, per la preservazione della memoria.

Come monito per il futuro.

In Facebook è girato anche questo messaggio,  firma del padre di Gabriele, Giorgio Sandri;

UN INVITO A TUTTI GLI AMICI DI GABRIELE…
UN INVITO A TUTTO IL POPOLO DI GABRIELE………

di cambiare sin d’ora e fino a tutto domani la propria foto nel profilo Facebook METTENDO FOTO….

è la STELE che domani ore 12 scopriremo insieme nell’autogrill di BADIA AL PINO EST (AREZZO)….. IN RICORDO DI GABRIELE SANDRI, CITTADINO ITALIANO. MAI PIUì 11 NOVEMBRE…..
per non dimenticare !

GRAZIE

Io ho già provveduto a farlo…

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ARRESTATO TIFOSO LAZIALE, ARRIVANO GLI AVVOLTOI

Posted on 07 novembre 2011 by La Padova Bene

Fonte: Il Messaggero

ROMA – È finito in manette F.N., uno degli amici di Gabriele Sandri che si trovava in macchina con il tifoso laziale nell’autogrill vicino ad Arezzo l’11 novembre 2007, quando Gabbo fu ucciso da una pallottola sparata da Luigi Spaccarotella. N. è stato arrestato a Roma dai carabinieri poco prima di Lazio-Parma, durante un controllo nell’area dello stadio Olimpico. Nella sua auto aveva coltelli, martelli e altri oggetti pericolosi: per lui l’accusa è di porto di oggetti e armi atti ad offendere in occasione di manifestazioni sportive.

Nei pressi di via Morra di Lavriano i militari hanno notato due autovetture con un totale di cinque persone a bordo che avevano un atteggiamento sospetto. Durante il controllo all’interno di una delle due macchine, dove si trovavano N., che ha 42 anni, un 34enne di Parma e un minorenne, è uscito fuori un piccolo arsenale.

Sono stati trovati infatti cinque martelli, un manganello telescopico, due coltelli da cucina (uno con lama da 20 centimetri), due coltelli a serramanico, due chiavi inglesi, cinque aste lunghe un metro, tra cui alcune di metallo, due pinze, oltre ad adesivi e a una bandiera. I cinque sono state portati in una caserma dei carabinieri e dopo gli accertamenti svolti assieme alla polizia sono stati arrestati Negri e il 34enne di Parma. Il minorenne, che ha sedici anni, è stato invece denunciato. Nei loro confronti il questore ha adottato un Daspo della durata di un anno.

Cristiano Sandri: «Rimango sorpreso da quanto mi viene riferito e spero che chi è stato denunciato possa chiarire tutto. Lazio-Parma non era una partita a rischio e faccio fatica a immaginarmi lo scenario descritto – dice il fratello di Gabriele – In una partita pacifica, con due tifoserie unite nel ricordo di due ragazzi (l’altro è Matteo Bagnoresi, tifoso del Parma morto nel 2008, ndr), mi riesce difficile pensare che qualcuno portasse in giro un arsenale. L’11 novembre si deve apporre una targa importante e mi infastidisce l’accostamento tra mio fratello e quello che sarebbe accaduto, e uso il condizionale».

Prima della partita il presidente della Lazio Lotito e quello del Parma Ghirardi avevano presentato, in presenza del padre e del fratello di Gabriele, le maglie con il logo della Fondazione Sandri con cui le due squadre sono scese in campo oggi.

Un anniversario come momento di pacificazione. Quattro anni dopo quel tragico 11 novembre 2007 la famiglia di Gabriele Sandri tornerà nell’autogrill di Badia Al Pino sull’A1 per ricordare con una targa commemorativa la morte di Gabbo, ucciso a 26 anni, mentre era in macchina con i suoi amici. «Si conclude un percorso – racconta il fratello di Gabbo, Cristiano Sandri – e spero sia un segno di pacificazione per tutti».

Nonostante l’iter a tratti incerto, Cristiano Sandri spera che «con la volontà di tutti arrivino in tempo le autorizzazioni necessarie». A ricordare Gabbo, il ragazzo della Balduina, dj dei locali romani tifoso della Lazio, sarà una targa con poche semplici parole “In ricordo di Gabriele Sandri, cittadino italiano. Mai più 11 novembre”.

La notizia mi sembra un tantino artefatta… Lazio-Parma era tutto fuorchè una partita a rischio, quindi dubito che l’arsenale ritrovato servisse per scontri fra le due tifoserie. Che poi quale arsenale? Passi per il manganello telescopico ed il coltello a serramanico che in una città come Roma (e come tutte le grandi città) forse è meglio averlo e non averne bisogno che trovarsi nella situazione opposta… Ma martelli, arnesi da cucina, chiavi inglesi ed aste di plastica sono arnesi in libera vendita, che avrebbero potuto servire per ben altro che scontri allo stadio… Ad ogni modo è chiaro che se ti trovano certe aggeggi in macchina rischi la denuncia e, se sei nei pressi di uno stadio, la denuncia si trasforma in arresto. Ma da qui in poi comincia l’artefazione: cosa centra che l’arrestato era amico di Gabriele Sandri? Se domani arrestano il mio vicino di casa cosa significa, che io siccome lo conosco e spesso mi fermo a scambiare due parole con lui e qualche volta ci siamo anche bevuti una birra insieme al bar sotto casa, allora sono un potenziale delinquente? E’ questo che si vuole? Infangare la memoria di Gabbo? Guarda caso questa notizia, data in questo modo, viene fuori il giorno di un Lazio-Parma in cui due tifoserie hanno celebrato insieme due ragazzi (Gabriele Sandri e Matteo Bagnaresi) morti in circostanze strane in occasione di manifestazioni sportive; e guarda caso viene fuori sopratutto quando la targa commemorativa in onore di Gabbo sembra aver ottenuto tutti i nulla osta necessari!

Ci hanno sempre provato ad infangare l’immagine di Gabriele, forse per rendere “un pò meno colpevole” Spaccarotella, ed “un pò meno angelo” Gabriele. Nelle prime ore successive al suo omicidio venne fuori la notizia di presunti sassi trovati in tasca a Gabriele. Venne smentita quasi subito, Gabriele al momento della sua morte stava dormendo in macchina; tuttavia è singolare che oggi, a quattro anni dalla sua scomparsa, ci sia ancora gente convinta che sia morto partecipando ad una rissa: premesso che se anche due gruppi di tifosi si fossero affrontati dalla parte opposta della strada, è da pazzi sparare con la pistola ad altezza d’uomo, rischiando di beccare qualche altro mezzo che magari in quel momento transitava casualmente in autostrada e facendo così una strage; voglio sottolineare che della presunta macchina di tifosi juventini diretta a Parma non è mai stata trovata traccia, e nessun testimone ha mai confermato la versione di Spaccarotella secondo la quale dall’altra parte si stava svolgendo una rissa fra tifosi…

Sottolineare l’amicizia di un arrestato con Gabriele Sandri quasi a volerne sminuire la morte è un atto vigliacco, che solo un uomo di merda può fare…

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