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IL FANTASMA DEL TERRORISMO PER COPRIRE LA REALTA’

Posted on 18 maggio 2012 by La Padova Bene

Mi segnalano questo articolo. Molto bello. Lo pubblico e vi invito a rifletterci sopra…

Nessuna persona in buona fede e nella pienezza delle sue facoltà mentali potrebbe seriamente prendere in considerazione l’ipotesi dell’avvento di una stagione di terrorismo nell’Italia del 2012, così come stanno vaticinandoalcuni ministri del governo Monti, coadiuvati nella mistificazione da larga parte del bestiario politico e di quello mediatico, deputato all’orientamento del pensiero.

Tutti i parametri della società sono cambiati così radicalmente nel corso degli ultimi 40 anni, da far si che oggettivamente diventi assolutamente improponibile qualsiasi parallelismo con la stagione del terrorismo che sconvolse il paese a cavallo degli anni 70.

Quaranta anni fa, sull’onda della rivoluzione cubana e della contrapposizione ideologica fra comunismo e capitalismo, l’immaginario collettivo era fondalmentalmente ancora così ingenuo da prendere in considerazione la possibilità di sovvertire l’ordine costituito attraverso la pratica della lotta armata.

La “lotta di classe” era un qualcosa di tangibile, in una società molto semplice e schematica, dove le classi più povere, prevalentemente composte da operai, mantenevano un certo grado di coesione al proprio interno e una forte volontà di rivalsa nei confronti di quelle dominanti.

La televisione, agli albori, non aveva ancora esplicitato nella sua interezza il proprio ruolo di lavaggio del cervello che inibisce il senso critico, anestetizza le coscienze e sostituisce la cultura ponderata con l’informazione urlata. Si leggeva molto di più, si parlava molto di più e si “sognava” molto di più di quanto non accada oggi……

Quaranta anni fa la libertà individuale era estremamente elevata rispetto a quella di oggi, il peso della tecnologia molto più scarso, quello dell’elettronica quasi inesistente e il “miraggio” di una contrapposizione in armi con lo stato poteva ancora aspirare a guadagnarsi qualche nota di realismo.

Tutti questi fattori (e molti altri che per breviloquenza non ho elencato) contribuivano a rendere in qualche modo credibili le due basi sulle quali per forza di cose deve poggiarsi qualsiasi progetto che miri a sovvertire l’ordine costituito per mezzo della forza, qualora esso sia portato avanti in buona fede da soggetti che ritengano di possedere le potenzialità per attuarlo.

La capacità da parte dei gruppi eversivi di conquistare la solidarietà e la simpatia di ampi strati della popolazione e la dimostrazione di una forza tale da potersi contrapporre in maniera credibile agli apparati di polizia e più in generale allo stato.

Se negli anni 70, almeno in nuce, queste basi potevano possedere un fondo di credibilità, poi smentito nei fatti dall’evolversi degli eventi, come sarebbe possibile nell’Italia del 2012 riscontrarne anche una sola molecola?

Oggi nessuna persona normodotata sarebbe così ingenua da pensare anche solo per un attimo che un manipolo di “terroristi” potrebbe essere in grado di sovvertire l’ordine costituito con l’uso delle armi.

La situazione internazionale é quella di un immenso oligopolio governato dalla grande finanza, dove non c’è più spazio non solo per le rivoluzioni e le ideologie, ma neppure per gli stati nazione, immolati sull’altare del globalismo e del potere finanziario.

La popolazione italiana versa in condizioni ben più drammatiche di quelle degli anni 70 ma non esistono più classi, nè coscienza delle stesse.

La televisione ha omologato gli individui, appiattendo sui dogmi del consumo e dell’individualismo di massa qualsiasi aspirazione culturale o ideologica e trasmutando ogni approccio di coscienza collettiva nella creazione di soggetti atomizzati che vivono in un proprio microcosmo.

Non si legge quasi più e quel poco che si legge é cositutito da informazione urlata “modello sms”. I rapporti con gli altri prescindono dalla condivisione delle sensibilità e dei saperi ma si basano esclusivamente sulla competizione. Non si sogna, non si lotta, non si aspira ad un mondo migliore, ma ci si limita a seguire le regole, con l’unica aspirazione di risultare vincenti rispetto ai nostri simili. E nel caso questo non accada si preferisce il suicidio alla lotta, perchè la società del senso di colpa ci ha insegnato che il “perdente” non ha diritto di sopravvivere.

Qualcuno sano di mente riuscirebbe a ritrovare in questo retroterra culturale il germe di una popolazione disposta a sostenere anche solo a livello di opinione, la causa di qualche gruppo che pratichi la lotta armata?

La libertà e la privacy dell’uomo di oggi iniziano e finiscono all’interno del suo bagno, dove si rade o si trucca la mattina prima di uscire di casa.

Per tutto il corso della giornata ciascuno é taggato, scrutato, catalogato decodificato. La tecnologia é entrata in profondità nel nostro dna e qualsiasi nostra azione risulta di pubblico dominio. Dal cellulare alla carta di credito, dal bancomat al telepass, dal navigatore nella nostra auto alle telecamere che hanno sostituito le foglie degli alberi, tutto ci osserva e ci registra, 24 ore su 24.

Chi potrebbe essere così folle da immaginare, in una realtà di questo genere la costruzione di cellule terroristiche che agiscano segretamente nell’ombra, per un periodo che riesca a durare dall’alba al tramonto?

Le forze di polizia dispongono oggi di una capacità di contrasto mostruosa che procede di pari passo con le potenzialità dell’intelligence, accresciute in maniera esponenziale dai nuovi apparati tecnologici.

Perfino per contrastare lotte fondalmentalmente pacifiche, come quella NO TAV o contro gli inceneritori, chi gestisce il potere non ha esitato a schierare apparati dell’esercito, con tutto il corollario di mezzi da guerra abitualmente usati in Afghanistan. Mentre gli investimenti praticati nell’ambito dell’ordine pubblico sono colossali e spaziano dalle armi non letali a microonde a quelle ad ultrasuoni, passando attraverso una selva di nuovi strumenti di varia natura, atti ad immobilizzare e rendere innocue perfino folle di grande consistenza.

Potrebbe mai essere credibile il delirio onirico consistente in un manipolo di terroristi che con fucili e pistole intenda contrapporsi ad una simile macchina di guerra?

Alla luce di questa serie di riflessioni, per quale ragione il ministro Cancellieri e lo stesso Monti lanciano l’allarme terrorismo, sulla misera base del ferimento di un dirigente Ansaldo e di qualche tensione che ha coivolto gli uffici di Equitalia, e prontamente il mondo politico e quello mediatico lo raccolgono, amplificandone scientemente la portata, fino a coinvolgere i servi dei sindacati e coloro che gestiscono la “società civile”?

Senza dubbio perchè lo spettro del terrorismo è un elemento a tinte forti che rappresenta un ottimo viatico utile per giustificare tutta la serie di misure repressive che sono state e saranno introdotte nel paese, al fine di far fronte ai problemi veri.

Problemi veri che non consisteranno sicuramente nell’assalto di una banda di terroristi che intende sovvertire l’ordine costituito, bensì nelle masse atomizzate d’individui disperati che ben presto affolleranno le strade, senza un progetto e senza la velleità di sovvertire qualcosa, ma strabordanti di confusione e disperazione.

Chiamare terroristi questi poveracci ed affrontarli con estrema violenza in quanto tali, senza che la “società civile” abbia nulla da eccepire, rappresenterà sicuramente un ottimo valore aggiunto, nel momento in cui il paese precipiterà nel caos.

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GIRA E RIGIRA LA COLPA E’ DEI TIFOSI…

Posted on 14 maggio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Il Mattino di Padova

Alessandro Dal Canto, nella conferenza stampa di venerdì, aveva detto: «sono come Rocky Balboa, ne ho prese tante da Apollo, ma lotterò fino all’ultimo pugno». Così mi sono voluto rivedere il film di Sylvester Stallone, per cercare analogie tra il pugile italoamericano e l’allenatore castellano del Padova.

Rocky, nel primo (il più bello, 1976) dei sei film di successo, ha una missione impossibile: battere Apollo, un bestione feroce. L’incontro di boxe sarà violento, appassionante, incerto fino alla fine: Rocky cade ma si rialza più volte, ha il volto tumefatto ma combatte fino a finire l’incontro in piedi. D’accordo, perde ai punti, ma non va ko. E il pubblico lo applaude e lo saluta come un eroe. Dal Canto, come Rocky, ha combattuto un campionato pieno di colpi di scena (mettetici anche il casino del calcioscommesse), a volte è caduto, a volte ha sbagliato, ma poi si è sempre rialzato. Sa bene che le probabilità di entrare nei playoff sono ridotte ai minimi termini (nelle pagine a seguire vi spieghiamo perchè). Però sa di aver lottato fino alla fine, e soprattutto sa che finirà in piedi il suo combattimento. Eppure c’ è una cosa che non quadra.

Se il pubblico del film fischia, applaude, urla, ride e attraversa una serie di emozioni per concludere comunque con l’applaudire il perdente Rocky, qui da noi il pubblico pare sempre infelice, insoddisfatto, critico e pesante. Anche ieri. Questo non è un film, e questa non è nemmeno l’America dove lo sport è considerato spettacolo, o come dicono loro «entertainment». E il concetto di stagione positiva da loro è legato al fatto se ti sei divertito, non se hai vinto il campionato. Probabilmente dirò cose impopolari, perdonatemi. Faccio fatica a concepire una tribuna che dopo dieci minuti fischia, offende, deride un ventenne che non riesce a entrare in partita. Che senso ha? Che cultura è? Lo aiuti? Faccio fatica a concepire una tifoseria che continua a inveire contro un allenatore (ieri persino dopo il 3-0, tanto che lui ha fatto con le mani il cenno: state zitti).

Dal Canto forse non entrerà nei playoff ma comunque ha fatto 63 punti (e il Padova in B non li aveva mai fatti). Faccio ancor più fatica a sentire (purtroppo anche leggere) critiche al presidente Cestaro che è un uomo con una passione immensa e che ci ha donato un divertimento, rimettendoci dei soldi. Gli si fa ogni anno un processo di piazza, una cosa assurda: ma lui si vede che ci ha fatto il callo e chissà, penserà che fa parte del calcio ogni forma di barbarie. Sta lì, subisce, risponde, si addolora. Resiste. Per tornare a Sylvester Stallone, vi ricordate come va Rocky II? Il nostro Balboa si riposa un po’, poi torna sul ring per un’altra battaglia all’ultimo sangue. E stavolta vince.

Nel mio articolo precedente paventavo l’idea che Dal Canto potesse essere riconfermato anche la prossima stagione. E’ solo una sensazione, sia chiaro, ma leggendo quest’articolo mi viene da pensare che una certa parte di stampa gli stia preparando il terreno. Nel caso specifico, adesso si sta cercando di addossare ai tifosi le colpe del fallimento di un incompetente come Dal Canto!

Il paragone con Rocky non sta proprio in piedi: nel film si vede un pugile che lotta, nella realtà si vede una squadra che cammina! Sono due cose diverse a casa mia… Il pubblico è insoddisfatto, critico e pesante proprio perchè quest’anno ha visto una squadra senza grinta ne orgoglio, che è la cosa che da maggiormente fastidio, più fastidio ancora che mancare l’obiettivo dei playoff. Vi sembra poco? Lo 0-6 col Pescara ce lo siamo scordati? Ce ne dimentichiamo sempre quando fa comodo vero

Inoltre noto che Barsotti spesso e volentieri mischia episodi diversi fra di loro, girandoli a proprio piacimento: i fischi a Dramè sono una cosa diversa dalla delusione per la squadra! Dramè viene fischiato perchè non si impegna ed è indisponente. E fermo restando che per me i fischi dovrebbero esserci a fine partita e non durante, il non-impegno del ragazzino di vent’anni mi sembra sia sotto gli occhi di tutti. A meno che non vogliamo raccontarci le barzelette, allora ne conosco molte anchio. Ma evidentemente qui si pensa che tutti i tifosi siano stupidi.

Le critiche a Cestaro poi centrano come i cavoli a merenda: Barsotti sa benissimo che a offendere (quelle non erano critiche ma offese) il presidente è stato un suo collega (questo) che marcia contro per partito preso o forse per interesse al Calcio Padova.

Detto questo, non ho letto da nessuna parte elogi sul fatto, per esempio, che ieri nonostante la delusione per il campionato c’erano 7.000 persone sugli spalti; come non ho letto da nessuna parte che durante la vergogna di Padova-Pescara il pubblico ha continuato a tifare anche sullo 0-6. In compenso leggo spesso elogi sperticati ai 23.000 dei playoff, ben sapendo che una larga fetta di questi erano dei COGLIONI che il Padova lo seguono solo nella “grande occasione”. Coglioni che però vengono legittimati a comportarsi come tali con articoli del genere, facendo credere che Padova in realtà ha una tifoseria di merda e che la figura del tifoso occasionale è quanto mai la più apprezzata!

Domanda: il giorno che i 7.000 sempre presenti all’Euganeo si romperanno definitivamente i coglioni di essere trattati come una pezza da piedi, siete sicuri che basterà Cestaro da solo, o qualche bell’articolino per continuare a raccontarsela?

Direi che questa canzone ci sta tutta:

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Blackburn Rovers v Chelsea – Premier League

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IPOCRISIA MEDIATICA

Posted on 11 maggio 2012 by La Padova Bene

Tratto dal sito dei Boys Parma:

Giusto per dare un nome alle cose, dopo Genoa-Siena tutte le tv han fatto vedere le immagini di una squadra inglese, il Wolverhampton, che a loro dire veniva applaudita dopo la retrocessione. Bene, quel filmato faceva vedere un’azione di gioco con il sottofondo del coro “che sarà sarà” indubbiamente un canto d’amore verso la squadra, seguito da un applauso, tutto qui.

Forse si sono dimenticati di dirci che a seguito della retrocessione del Blackburn è scoppiata la contestazione dei propri tifosi. Forse si sono dimenticati, o volontariamente non lo hanno fatto, di far vedere le immagini di Lecce-Fiorentina, con  Cosmi sotto la Nord a ricevere gli applausi della curva salentina. Magari si son dimenticati anche di farci vedere le immagini sugli spalti di Novara-Cesena, una vero e proprio anticipo di B, viste la retrocessione delle due compagini in campo, con una festa sugli spalti in cui il popolo novarese ringraziava la squadra per l’avventura nella massima serie. La stessa cosa era avvenuta in occasione della gara Cesena-Juventus, dove nonostante la matematica retrocessione la squadra di mister Beretta è uscita tra gli applausi del pubblico di casa. In Italia l’ipocrisia spadroneggia, i mass media ci fanno vedere solo quello che è più comodo a loro o forse quello che è più comodo ai padroni-politici di turno. Per una settimana, dopo la contestazione di Genova, tv e quotidiani nazionali hanno proposto e riproposto le immagini di quel pomeriggio dove per dovere di cronaca non ci sono stati scontri o atti violenti. Persone hanno visto e rivisto le proprie facce e i propri nomi e cognomi, sbattuti in prima pagina peggio di mafiosi, stupratori e pedofili. Si perché per loro non esiste questo trattamento, questo trattamento esiste solo per gli ultras. E fa lo stesso se il calcio italiano che è in mano a dementi (perché di questo si tratta!) è allo sbando con partite truccate, giocatori corrotti, tessera del tifoso, televisioni che decidono il giorno e l’ora delle partite, presidenti che litigano per il calendario delle partite dopo la tragica morte di Morosini. Tra ieri e oggi sono usciti i nomi delle società e i giocatori deferiti dopo l’ultimo filone di calcio scommesse, ma ciò che è stato messo più in luce, come se ci fosse già un copione deciso, è che tra le tantissime persone coinvolte si sta parlando solo dei tre ultras baresi arrestati. Perché nonostante tutto e tutti la colpa è sempre degli ultras..la parte più sana di questo calcio sempre più malato! Questa è l’ipocrisia mediatica italiana..

NO AL CALCIO MODERNO! ULTRAS LIBERI!

 

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gottardo

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IL “GENE SIMPSON” E’ FRA DI NOI!

Posted on 10 maggio 2012 by La Padova Bene

Addio cavaliere Cestaro. Ha detto che se ne va, che deve allontanarsi da questo mondo di merda. Ci mancherà la sua schiettezza, che le faceva urlare un indimenticabile “macellaiiii” al microfono dell’Eurganeo al termine di un Padova – Pavia. Ci mancherà la sua grinta, quando prendeva per il collo un giornalista del Corriere del Veneto dopo avergli ringhiato in faccia “scrivi, scrivi, merda” termine evidentemente a lei caro. Ci mancheranno le indagini della Digos con il libretto postale degli ultras in cui c’erano puntuali entrate siglate G.S. (ci manca anche la risposta di chi diavolo sia il benefattore G.S.). Ci mancherà il suo proverbiale “mi dia un bianco, per cortesia, che dopo vago casa” al termine di una smoccolata di bestemmie che ha pari forse solo in alcuni cantieri edili di fine anni ’70. Ci mancherà dover tifare contro il Padova per poter finalmente vedere allontanato Pellegrino, dopo che era stato difeso dalla vice presidente, che qualche buon motivo per difenderlo ce l’avrà anche avuto. Ci mancheranno anche i suoi soldi, che puntualmente hanno ripianato i buchi di bilancio creati da scelte di mercato e una gestione un filino schizofrenica della rosa, della durata dei contratti e di tutto quello che fa la differenza tra una società sana (tipo Udinese e Cittadella) e un pozzo senza fondo. E senza quei soldi rischiamo che nessun altro si prenda in mano il cerino acceso tanti anni fa, non già in nome della passione per il Padova (indimenticabile la corsa sotto la curva del Vicenza al Menti, e ancora più indimenticabile lo 0 a 0, quello sì da deferimento). Le avevano promesso che vicino allo stadio le avrebbero fatto realizzare un centro commerciale, lo racconta il suo fido addetto alla comunicazione Gianni Potti in un libro di qualche anno fa. Se ne va (se mai sia vero almeno questa volta dopo tanti falsi allarmi) con qualche milione di euro in meno. Come diceva lei in un passaggio imperdibile di questo video “si potevano dare ai negretti in Africa”. O si potevano spendere meglio, senza prolungare di quattro anni (4!) il contratto a La Grotteria, svenarsi per Vantaggiato (Vantaggiato!) comperare Muzzi, ed addirittura, caso più unico che raro, addirittura un allenatore, per poi esonerarlo pochi mesi dopo.
E’ lungo il viale dei ricordi e dei sogni infranti. Ci rimarranno negli occhi la festa per la promozione, cristallina, di Busto Arsizio, ed l’ancor più limpida salvezza artigliata a Trieste, dopo la gara vinta contro l’Albinoleffe in maniera perentoria.
Se lei se ne andrà, retrocederemo, dicono i bene informati. Rischiamo di ritornare a fare i derby con l’Este. Bene è la volta che non devo più andare in tribuna stampa e posso godermi finalmente la partita di calcio con giocatori che non si credono delle star e tradiscono tutto e tutti in nome del denaro.
Nel dubbio sabato vado a giocare a softball, mi sembra più degno. Ha ragione, è proprio un mondo di merda, ma come diceva un grande poeta, speriamo che nasca qualche fiore, perchè dai diamanti, dai soldi spesi senza intelligenza e con tanta arroganza, non cresce niente.

Secondo voi chi poteva essere il fenomeno che se ne usciva con un articolo del genere? La foto in apertura vi darà un aiuto….

Su Cestaro si possono dire tante cose. Sicuramente ha speso tanto e male, ha commesso errori spesso grossolani e non è un mostro di eleganza e signorilità quando si incazza. Però è una persona onesta, che ha salvato il Padova quando questo stava per fallire e lo ha riportato in categorie più consone. Se il fenomeno in questione ha qualche presidente migliore da proporre si faccia avanti, ma dubito che lo farà: mettere la faccia non è il suo forte, al contrario di distribuire infamia gratuita tramite il suo sito… Personalmente, in un mondo del calcio in cui i “presidenti forti” sono gente come Preziosi o Lotito mi tengo stretto Cestaro; per lo meno ho la sicurezza che finchè c’è lui il calcio a Padova continuerà ad esistere. Se dovesse andarsene Il Fenomeno se ne andrà a giocare a softball (ma non era un gioco esclusivamente femminile? Boh!), ma francamente non capisco cosa lo spinga a continuare a seguire il Padova se gli fa così tanto schifo: può andarci anche subito a giocare a softball, glielo ha ordinato il dottore di frequentare la sala stampa dell’Euganeo? Non capisco…

Inoltre Il Fenomeno dimentica (o finge di dimenticare) che colui che sbagliò curva a Vicenza non era Cestaro bensì il suo datore di lavoro, alias Flavio Zanonato, al quale mi risulta che lui faccia da ufficio stampa e non gratis (in tempi di controlli ed evasione fiscale sarebbe il caso di fargli un controllino a questo Fenomeno, no?).

Che altro aggiungere? Mi sembra evidente che Il Fenomeno sta cercando rogne, e me ne sfugge il motivo. Ogni suo articolo, ogni sua parola, ogni suo gesto è solo un voler cercare la rissa ad ogni costo, o magari l’aggressione, perchè no? Così passa da vittima e si becca pure un sostanzioso risarcimento… Avete mai visto la puntata dei Simpson in cui si parlava del “Gene Simpson”, ovvero quel gene che ad un certo punto rincoglionisce tutti i maschi della famiglia facendoli diventare dei perfetti falliti nella vita? In questa puntata Homer radunava tutti i parenti a casa sua, con lo scopo di trovarne almeno uno normale, e puntualmente ogni volta che chiedeva a uno di loro cosa facesse nella vita riceveva le risposte più assurde e strampalate. Fra cui quella di un suo zio che “si faceva investire apposta dalle auto nelle strisce pedonali per poi far loro causa”. Credo che a questo punto sia ciò a cui ambisce Il Fenomeno, e mi chiedo: perchè dobbiamo dargli soddisfazione? E’ un poveraccio che ambisce alla notorietà con mezzucci da italiota, lasciamolo morire di fame in pace, e non facciamo l’errore di mettergli le mani addosso anche se ci prudono, perchè è quello che lui vuole…

Piuttosto rendiamoci conto di un dato di fatto: Il Fenomeno ben rappresenta l’anima radical-chic della città, quella che trova il suo massimo esponente nell’attuale sindaco (sempre quello a cui lui fa da addetto stampa). Una parte di città che è nemica del Calcio Padova e che ne brama la scomparsa. Fin troppo chiaro che puntano a questo. A questo punto è utile si ignorare Il Fenomeno, ma sarebbe utile decretarne anche la “morte sociale” in ambito calcistico. Per esempio, un importante contributo potrebbe cominciare a darlo il Calcio Padova, negandogli l’accredito alla Tribuna Stampa. Cosa ci si porta a fare un nemico in casa? Ma anche una certa stampa, quella che si definisce “vicina al Calcio Padova”: che senso aveva per esempio un anno fa scatenare la gara a chi salta per primo sul carro dei vincitori, intervistando per esempio anche molti di questi nemici, in primis proprio Zanonato? Che senso ha che ancora si dia spazio a certe persone che sappiamo essere dannose per il nostro Padova?

Penso sia giunto il momento di far loro esattamente ciò che meritano: terra bruciata attorno! Non solo al sindaco, ma anche alla sua piccola corte dei miracoli, fra cui rientra a pieno titolo Il Fenomeno. Sono nemici, senza bisogno di star qui a discutere la cosa, a questo punto smettiamo anche di dar loro la benchè minima considerazione. Che vadano a vedersi il softball.

 

 

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DASPO

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QUANDO VOGLIONO VENDERVI LA POLVERE DI CASA VOSTRA…

Posted on 02 maggio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Ansa

GENOVA, 28 APR – Alcuni degli ultra’ genoani colpiti da daspo oltre al doppio obbligo di firma durante le partite del Genoa non potranno avvicinarsi allo stadio Ferraris. Questo particolare inasprimento del divieto e’ specificato nel daspo notificato a una ventina di ultra’. La notizia e’ stata confermata in ambienti investigativi dove peraltro. La tifoseria organizzata ha annunciato che i tifosi rossoblu’ mercoledi’ sera in occasione di Genoa-Caglia a porte chiuse si raduneranno nei pressi dello stadio.

A volte mi chiedo se certi giornalisti ci sono o ci fanno. Ma sempre più spesso ho la sensazione che ci facciano…

Per la cronaca, il Daspo prevede non solo la firma durante le partite ma anche che si debba rimanere ad una distanza minima da stadi, stazioni ferroviari, caselli autostradali, autogrill e strade interessate al transito ed alla sosta dei tifosi nelle due ore precedenti e nelle due ore successive alla partita. Non l’ha inventato la questura di Genova, è la legge! E viene applicata su tutti i Daspo che vengono emessi, in tutta Italia: se vi beccano che vi trovate in stazione nel momento in cui arriva un treno speciale di tifosi ospiti e siete colpiti da Daspo, vi beccate (ben che vi vada) una denuncia per inosservanza del Daspo stesso… 

Mi domando cosa voglia far passare questo giornalista. Forse il fatto che gli ultras avrebbero comunque libertà di movimento, e che sono necessari inasprimenti della misura. Che più inasprita di così è difficile. O forse che alla questura di Genova lavorano. Ad ogni caso, informarsi non gli farebbe male…

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ALIM0987

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GOTTARDO COLPISCE ANCORA

Posted on 01 maggio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Padova 24 ore

“Ha fatto bene”. “Doveva uccidere anche gli altri”. Mi è venuta la pelle d’oca a Civè di Correzzola ieri mattina. Perchè tutti sputavano sentenze sulla morte di un ragazzo di 20 anni che prima di essere un bandito era un uomo, aveva una famiglia, una mamma, magari dei sogni da realizzare. Tutto finito con un colpo di pistola nel torace che gli ha spappolato i polmoni. E per quel disgraziato ladro di sigarette nessuno si è fatto un segno di croce. A cercarlo ieri non si trovava nemmeno il prete della chiesa moderna a fianco della canonica dalle finestre bizantineggianti. Aveva ragione Lino Toffolo quando anni fa mi diceva “I veneti se manifesta come che i se adesso che i ga i schèi. Perchè quando che te si puaretto te poi essere solo che bòn. Co i schèi invesse ti ga da scegliere”. Io ho scelto, e prima di vedere un bandito, in quel ragazzo di 20 anni, corpo esibito al pubblico ludibrio, vedo un uomo che ha avuto una vita balorda e sfortunata. Il male è da un’altra parte.

Quando leggo gli articoli di quest’uomo mi chiedo seriamente se ci è o ci fa.

In realtà credo sia solo un grandissimo ipocrita, tipico di molti che si definiscono “di sinistra” di facciata salvo poi scoprirsi peggiori delle SS quando invece di pisciare nel giardino degli altri pisciano nel loro…

Avrei una domanda: se il rapinatore ucciso fosse stato un ultras, come si sarebbe comportato Gottardo? Come si è sempre comportato: nome, cognome, foto sbattuti in prima pagina. E chiaramente avrebbe rimarcato a più riprese che il soggetto aveva problemi con lo stadio. Clicca qui per averne un esempio.

Ora però chiede pubblicamente pietà per un rapinatore ucciso. Uno che non è andato a rapinare banche (e che al limite gli si sarebbe potuto contestare il fatto che andava a rubare a casa del ladro), ma che stava portando via il lavoro ad un piccolo imprenditore, un tabaccaio. Uno di quelli che si alza tutte le mattine per aprire la sua attività e che si vede mangiare il 50% dei suoi guadagni da uno stato mafioso.

Io non mi sono messo a commentare l’accaduto, e credo che sarebbe stato opportuno che non l’avesse fatto nessuno se non per dare solidarietà al povero tabaccaio. Perchè dire “Gli sta bene” purtroppo significa esporsi alla strumentalizzazione di questi radical chic da due soldi che credono di sapere solo loro come va il mondo. Sicuramente, se avessi un arma con me e subissi una rapina, la userei. Non si tratta di fare i pistoleri, ma di difendersi, e di difendere ciò che è nostro e che non viene difeso da nessuno: nè dalle forze dell’ordine (mi è capitato di assistere in prima persona ad una rapina in un noto pub del mio paese quasi vent’anni fa, con i carabinieri allertati quasi subito che arrivarono dopo un’ora e mezza!), nè dallo stato (troppo impegnato a colpire i poveri cani per parare il culo a molti suoi accoliti che rientrano nella cerchia dei delinquenti veri).

Gottardo è e rimane un grandissimo ipocrita. Una faccia davanti ed un’altra dietro. Il giorno che si troverà dei ladri in casa, ne riparleremo. E voglio leggere quanta pietà proverà…

 

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periodista

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LOGICHE DI DISINFORMAZIONE

Posted on 01 maggio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Il Messaggero

ROMA – Delle 128 squadre di calcio dei campionati maggiori, 79 tifoserie sono apolitiche, 27 sono orientate verso posizioni politiche di destra, 15 di sinistra e 7 considerate di orientamento contrapposto (ultrà della stessa squadra ma con appartenenze politiche diverse). Alcune tifoserie hanno subìto derive: per esempio i sostenitori di Roma e Milan erano storicamente di sinistra mentre ora la maggioranza dei tifosi delle curve di queste due squadre è di destra. Altre squadre e altre tifoserie sono invece rimaste ancorate alla tradizione (Fiorentina e Genoa sempre a sinistra, Lazio e Juventus sempre a destra).

La mappa del tifo così come la disegnano gli esperti di Ordine pubblico ha i contorni netti: più destra che sinistra. Un po’ più complicato è l’identikit dell’ultrà: c’è il capo-tifoso e ci sono i seguaci, che sono cose diverse. Il capo-tifoso è un uomo tra i 30 e i 40 anni, cultura medio-bassa, professione non meglio identificata, gran parlatore, dotato di un certo carisma, un capopopolo insomma. I seguaci, disposti a seguire il leader, sono più giovani e molti sono anche studenti. E comunque ancora nessuno ha saputo superare la definizione che dei capi degli ultrà ha dato il pm napoletano Ardituro: «Sono violenti, in alcuni casi hanno piccoli precedenti penali e svolgono lavori occasionali. Conoscono il ritmo di una protesta, sanno come posizionarsi di fronte a un corteo, ne disegnano l’evoluzione. Alzano la voce, incitano alla rappresaglia, sfruttano l’entusiasmo dei più giovani. Li strumentalizzano. Provocano in modo sapiente cariche e tafferugli».

Già, perché l’attività dell’ultrà non si esaurisce sulle gradinate dello stadio. A Napoli frange di questi tifosi si distinsero nelle proteste violente contro le discariche. Nella Capitale messa a ferro e fuoco il 15 ottobre scorso si è scoperto che i più esagitati (e destinatari di ordini di custodia) sono stati cinque supporter della squadra del Teramo e due della Roma.

Eppure gli investigatori non nascondono una certa soddisfazione. Il fenomeno degli ultrà è sempre da monitorare, per carità. Ma almeno negli stadi, Genoa a parte, non si vedono più quelle scene di violenza a cui eravamo abituati negli ultimi tempi. «Alla fine del girone di andata – dice una fonte investigativa – le Ferrovie dello Stato hanno dichiarato zero incidenti dovuti alle trasferte dei tifosi e tutti gli ultrà al seguito delle loro squadre hanno pagato il biglietto. Un tempo era inimmaginabile».

E’ vero, a Genova l’hanno fatta grossa ma a Catania, Palermo e in tanti altri stadi la cronaca non sportiva non entra più. La tessera del tifoso e il Daspo hanno fatto un quasi-miracolo. Ma nelle manifestazioni extra-calcistiche il Daspo non si può applicare. L’onda di reflusso degli ultrà nelle strade cittadine non ha ancora trovato la sua diga.

Questo articolo è scritto EVIDENTEMENTE da un povero deficiente. Ma non mi stupisce la cosa: sono vent’anni che leggo puttanate come queste! Casomai dovrebbe stupire che in un paese che si ritiene (a torto) “avanzato”, ancora dopo tutto questo tempo risulta impossibile schiodarsi dagli stereotipi…

Verso il 1995, appena subito dopo la morte di Spagnolo, svariati sedicenti “organi di informazione” (su tutti la “Cazzetta dello Sport”, ma anche riviste di fama come “Panorama”) iniziarono ad integrare le loro “verità assolute” con mappe più o meno raffazzonate del tifo estremo. Se ne leggevano di tutti i colori, in alcuni casi era veramente da ridere, se non fosse che poi queste “mappe” venivano date in pasto ad un’opinione pubblica con sempre meno opinioni. Le logiche di oggi, i tornelli, le tessere del tifoso sono figlie proprio di quel populismo, di quella demagogia, di quella disinformazione seminata per anni che fa credere che per fermare la violenza bisogna sottoscrivere un pezzo di plastica con funzioni di bancomat.

Del resto possiamo vedere oggi, anno 2012, che certe logiche di disinformazione non sono mai cambiate… Si continua a propinare la macchietta dell’ultras sbandato, eppure conosco ragazzi che hanno lauree, master universitari, buoni lavori. Si continua a pensare che siano logiche politiche a muovere il tutto, quando da tempo molti ultras (al contrario di molti italioti) hanno capito che destra e sinistra non vanno bene nemmeno per tirare su la merda dalle fogne, e che il vero nemico (non solo dell’ultras, in questo caso) è il “sistema” in generale. Si continua soprattutto a pensare che sia tutta una questione di strumentalizzati e strumentalizzatori. Quanto al provocare cariche e tafferugli, se certi “sedicenti” esperti invece di ascoltare una sola campana avessero mosso il culo dalla loro poltrona, si sarebbero accorti che cariche e tafferugli molto spesso vengono provocati sapientemente dagli “ultras in divisa”: di quelli che si dice? Quale è il loro livello culturale? Non chiedo del loro stipendio perchè mi sentirei rispondere che “rischiano la vita per mille euro al mese” dopodichè verrei colto da orticaria…

Le Ferrovie dello Stato debbono avere una bella faccia di culo nel dichiarare zero incidenti nell’anno in cui tutte le trasferte o quasi sono bloccate. Intelligenti proprio. Come se chiudessimo tutte le autostrade e poi dichiarassimo che ci sono stati zero incidenti autostradali. Delle volte vorrei conoscere i loro spacciatori.

Non ci tengo per niente invece a conoscere lo spacciatore del giornalista che a fine articolo dichiara che “Tessera del tifoso e Daspo hanno fatto miracoli”. Al massimo vorrei sapere quanto viene pagato per scrivere certe stronzate. La tessera è servita solo per svuotare ulteriormente gli stadi, ma è dimostrato che nella maggior parte degli incontri in cui sono state presenti entrambe le tifoserie si sono verificati tafferugli. Il Daspo invece esiste da un bel pò di tempo, almeno dal 1995. Una forma di repressione che ha dato alla polizia poteri che vanno ben al di la delle loro funzioni normali, e che casomai ha intasato ulteriormente il sistema di giustizia. Se questo soggetto sapesse che la stragrande maggioranza dei daspati non arriverà mai al processo per decorrenza di termini (e spesso la cosa fa comodo anche agli stessi poliziotti, che il Daspo l’hanno applicato un tantino troppo alla leggera e che rischiano di vedersi chiedere i danni…) e che gran parte di quelli che ci arrivano (il 75%) viene poi assolto dalle accuse, forse parlerebbe meno per il culo.

Un consiglio: certi giornali non leggeteli mai! Comprateli pure, che tanto i soldi ce li spillano direttamente dalle nostre tasche, ma non leggeteli che dicono solo stronzate. Possono però essere utili come lettiera se a casa avete un micio che caga tanto.

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SERIE A: CROLLO DI SPETTATORI MA NON SI PUO’ DIRE

Posted on 01 maggio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Dodicesimo Uomo

Prendiamo spunto da un articolo di SpyCalcio per cercare di capire quanti realmente sono gli spettatori reali allo stadio. L’impresa è diciamolo subito impossibile, perchè ogni club comunica partita per partita il numero dei biglietti venduti, sommandoli a quelli degli abbonati. Così per Cagliari-Chievo risultano essere 5.000 gli spettatori, un miracolo se erano 1.000 in realtà. A Firenze come in altre piazze ci sono abbonati che non sono mai entrati allo stadio i “tornelli” non mentono…e se ad oggi la media spettatori a gara comunicata è di 21.818, la media reale è molto più bassa, intorno alle 19.000 presenze. Se fossero comunicati i dati veri, la media della Serie A crollerebbe probabilmente sotto i 20.000 spettatori a gara, dietro alla serie A francese e a un passo dalla Serie B inglese. Invece si continua a pubblicare numeri gonfiati e a dire che il pubblico allo stadio tiene. Eppure i settori ospiti deserti, gli spalti semivuoti ovunque li vediamo tutti e come correttamente riportato da SpyCalcio crescono i numeri delle Pay-tv. E’ un calcio sempre più virtuale…

Fonte spycalcio:Gli spettatori tengono, gli ascolti tv crescono e per la finale di Coppa Italia, il 20 maggio, ci vorrebbero almeno… quattro stadi Olimpici (richieste per 300.000 biglietti!). Il nostro calcio ha, certo, tanti problemi e a livello europeo quest’anno ha rimediato sonori schiaffoni (dal prossimo anno, poi, inizia il declino con sole tre squadre in Champions, di cui una ai preliminari…). Ma in casa, tutto sommato, le cose non vanno male. Alla tredicesima giornata di ritorno gli spettatori medi erano 22.800 (circa): lo scorso anno, alla stessa giornata, erano 22.300; due anni fa 23.500. Insomma, c’è una tenuta del sistema. Non un crollo, e nemmeno una crescita significativa. Gli stadi, si sa, sono quello che sono, tranne rare eccezioni (vedi Juve Stadium). I prezzi in qualche caso troppo cari (scandalosi quelli della finale di Coppa Italia). Alcune piazze hanno scontato la modesta annata delle loro squadre: vedi Firenze e Roma (versante giallorosso). Poi ci sono impianti piccoli come Novara, Siena e Cesena. Il Cagliari ha dovuto giocare alcune gare “interne” a Trieste: e gli abbonati? Pensate che fregatura. E la crisi economica poi fa il resto. Siamo lontani anni luce dalla Bundesliga e dalla Premier League, ma questa non è certo una novità. Che fanno i club per riportare i tifosi negli stadi? Poco o nulla. C’è molta, troppa rassegnazione. Alle società basta che le tv possano fare grandi ascolti, e li fanno: sia Sky che Mediaset Premium sono in crescita. Il calcio rischia di diventare sempre più uno sport televisivo. Ed è un errore. Tv e tifosi allo stadio possono convivere, come succede all’estero.  Non si sa ancora inoltre cosa succederà il prossimo anno con la tessera del tifoso, che dovrà trasformarsi, nelle intenzioni, in fidelity card. A fine stagione sarà necessario che il Viminale faccia il punto con la Lega di serie A, prima che vengano programmati i piani per gli abbonamenti. Un’incertezza che non piace, e penalizza i tifosi.

Questi invece i numeri reali del Franchi, grazie al sitodifirenze.it

Fiorentina – Bologna: aventi diritto 21.436* – effettivi 16.211 – meno 24,4%
Fiorentina – Parma: aventi diritto 20.436 – effettivi 16.398 – meno 19,8%
Fiorentina – Lazio: aventi diritto 22.773 – effettivi 19.232 – meno 15,5%
Fiorentina – Catania: aventi diritto 18.783 – effettivi (tornelli in tilt)
Fiorentina – Genoa: aventi diritto 19.312 – effettivi 15.067 – meno 22%
Fiorentina – Milan: aventi diritto 33.295 – effettivi 31.625 – meno 5%
Fiorentina – Roma: aventi diritto 21.363 – effettivi 16.443 – meno 23%
Fiorentina – Atalanta: aventi diritto 15.812 – effettivi 11.504 – meno 27,25%
Fiorentina – Lecce: aventi diritto 18.474 – effettivi 13.865 – meno 24,95%
Fiorentina – Siena: aventi diritto 16.784 – effettivi 12.823 – meno 23,6%
Fiorentina – Udinese: aventi diritto 16.684 – effettivi 8.541 – meno 48,8%
Fiorentina – Napoli: aventi diritto 20.042 – effettivi 16.600 – meno 17,17%
Fiorentina – Cesena: aventi diritto 26.834 – effettivi 21.451 – meno 20,06%
Fiorentina – Juventus: aventi diritto 36.387 – effettivi 34.559 – meno 5,02%
Fiorentina – Chievo: aventi diritto 19.791 – effettivi 14.156 – meno 28,47%
Fiorentina – Palermo: aventi diritto 21.037 – effettivi 15.820 – meno 24,80%
Fiorentina – Inter: aventi diritto 23.567 – effettivi 20.094 – meno 14,74%

 

 

 

 

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INGIUSTIZIA E’ FATTA, ONORE AI DIFFIDATI!

Posted on 30 aprile 2012 by La Padova Bene

Come prevedibile la nottata di venerdì scorso contro il Pescara ha portato il suo conto da pagare. E pagano sempre i soliti. Come se non bastasse, arriva anche la beffa del comunicato stampa sottoforma di articolo nel giornale locale, scritto dall’addetto stampa… pardon, giornalista di turno!

L’addetto stampa pardon giornalista di turno è ben conosciuto da queste parti (clicca qui), l’articolo ve lo potete leggere. Visto però che l’articolo è “leggermente” di parte, credo sia bene fare qualche precisazione. Non mi aspetto che il buon Enrico Ferro legga e pubblichi, non credo nemmeno che consideri questo sito, e se è così ne vado fiero! In questo blog si fa informazione vera e propria, la controinformazione ormai la fanno i giornali…

Per fare vera e propria informazione, l’amico Ferro dovrebbe quantomeno raccontarla tutta: nessun tifoso indossava il passamontagna (!!!), nessuno ha tentato di sfondare il cancello che dava sugli spogliatoi. Il primo lacrimogeno della serata, si dica se si ha il coraggio di dirlo altrimenti si eviti di scrivere puttanate, è stato sparato in una situazione di calma assoluta. Ci sono pure delle riprese video a testimoniarlo. Un ottimo sistema per esasperare gli animi della gente, già notevolmente “scaldati” dalla pesante sconfitta. I successivi, tutti ad altezza d’uomo: per puro caso non ci sono feriti gravi!

Non mi scandalizzo per i metodi polizieschi, quelli sono uguali a qualsiasi latitudine: provocano, sparano (lacrimogeni, ma anche pallottole di gomma in quei paesi che ne hanno) e poi recitano la parte delle vittime. Sarebbero pagati per mantenere l’ordine pubblico, invece sempre più spesso l’unica cosa che mantengono è il disordine ed il caos. Sempre da pagati ovviamente! Il grosso di loro poi porta i propri problemi personali sul lavoro, o prende il suo lavoro come una vera e propria valvola di sfogo per i propri istinti violenti… Mi dispiace casomai che loro non vengano mai “daspati” per tutti i casini che fanno. Eppure la ricetta sarebbe tanto semplice: un bel numero identificativo dietro il casco e se fai qualche cazzata sei riconoscibile, quindi paghi! Troppo comodo vero? Meglio, molto meglio tenere i cani da guardia liberi di scorazzare in una porzione di giardino, onde evitare di ritrovarseli contro in casa…

Ciò che mi scandalizza è che un giornalista che in realtà fa controinformazione, taccia questo tipo di comportamenti che invece sono ben noti. Eppure sugli ultras di puttanate ne scrive: come quando dice che da Padova a Genova i tumulti delle curve “spaventano il mondo del calcio”… Spaventano il mondo del calcio!?! Le partite truccate no? Le decine di società che falliscono ogni anno, nemmeno? Gli stadi sempre più vuoti neppure? Eh, “il problema sono gli ultras”, tipica frase di chi ha qualche scheletro nell’armadio da nascondere…

Mi piace molto (si fa per dire) anche il modo di trattare l’argomento da parte del Mattino: una pagina intera dedicata alla versione della polizia, con un ritaglio minuscolo (e, sarei pronto a scommetterci, inserito per l’insistenza dei colleghi della redazione sportiva, che probabilmente essendo sul posto hanno anche assistito a “ciò che non possono dire”…) sulla versione dei tifosi e, ciliegina della torta, un ulteriore riquadro che serve per specificare al lettore (ignorante come una capra e come buona parte dei lettori del Mattino, il problema è proprio che queste capre poi vanno anche a votare…) che cosa è precisamente il Daspo, specificando già dal titolo che si tratta di una normativa che “isola i soggetti più pericolosi”…

La diciamo tutta? Il Daspo è un vero e proprio strumento di ingiustizia, che da vent’anni condanna un tifoso (ed ha “condannato” in questo senso centinaia di ragazzi e ragazze da sempre…) solo sulla base di un rapporto di polizia e non di un regolare processo! E’ una limitazione vera e propria della libertà personale, mascherato però da “provvedimento amministrativo” e pertanto senza che ci sia bisogno di un processo davanti ad un giudice per stabilirne pena e durata. In poche parole: sto sui coglioni al Digos di turno per qualche strano motivo? Alla prima occasione mi danno il Daspo, e per un tot di anni (varia da 1 a 5 anni) non potrò accedere a nessuno stadio e sarò costretto a firmare in questura tutti i giorni che la mia squadra del cuore gioca… Se mai poi arriverò a sostenere un processo per i fatti che mi vengono imputati, tutto ciò avverrà solamente anni ed anni dopo aver scontato il Daspo; e le statistiche dicono che il 70% dei processi per fatti di violenza da stadio cadono regolarmente in prescrizione, e della rimanenza il 75% si conclude con l’assoluzione degli imputati. Questo non lo scrive Ferro, vero?

Ancora una volta INGIUSTIZIA è fatta. Onore ai diffidati, sempre!

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PIANTO GRANATA

Posted on 29 aprile 2012 by La Padova Bene

Fonte: Padova Goal

Fonte: Toro News, Mauro Saglietti-Walter Panero

Approfittiamo di quanto capitato ieri per lanciare un appello alla gente granata, senza alcuna distinzione. Ci rivolgiamo ai TSS, agli MCT e a qualsiasi altra organizzazione che abbia una sigla davanti e che rappresenti un gruppo di tifosi. Ai club indistintamente, al CCTC e a chi rappresenta i club granata. Alla gente della Memoria Storica, ai ragazzi del Museo, agli amici di Toro Mio. Ai forum di Forza Toro e Toro News, qualora lo vogliano, ai gruppi granata e alla gente di Facebook. A scrittori, artisti, cantanti e giornalisti, se lo vorranno. A chi ha cinquant’anni e andava una volta in Maratona, ma ora si è rotto le scatole. A chi ha vent’anni ed è incazzato col mondo perché nessuno lo segue nelle sue battaglie. A chi si è chiamato infame fino a ieri, ai pro Cairo, anti Cairo, Forse Cairo, Minchia Cairo, ai tesserati, non tesserati. A chi odia la juve e a chi la odia. A chi non fa parte di tutto questo e a chi ne fa parte.

Per un giorno. Un solo cavolo di giorno. Il 7 maggio. Parliamoci, incontriamoci. Ce la facciamo ad essere Fratelli per un giorno?

Arriverà il Padova, sulla cui società preferiamo non commentare l’ovvio. Se non che, ci si dice, buona parte della tifoseria, come in molti centri da decenni soltanto sfiorati dal grandissimo calcio, ha simpatie per una seconda squadra, guarda caso bianconera, pronta sotto il cuscino. Facciamo vedere a questa gente chi siamo. Gettiamo via per uno stramaledetto giorno, soltanto per UNO, i nostri dannatissimi rancori, gli odi ed i disprezzi. Soltanto un giorno, pensiamoci. Parliamoci, organizziamo un qualcosa di epocale, che rimanga nella memoria di chi di loro avrà la fortuna (sempre che la trasferta venga autorizzata) di vedere i tifosi del Toro incazzati. Sempre sportivamente parlando, lo diciamo per chi è già pronto a strumentalizzarci, e per chi è già è pronto a dire “Aiuto! Mamma!”. Per una cavolo di notte sforziamoci di ricordare (per chi l’ha vista), di immaginare (per chi non ha potuto vederla) come fosse la Maratona anni ’70 e ’80: non solo una curva, ma un piccolo mondo granata, pieno di orgoglio e di goliardia. Cerchiamo tutti insieme di ricreare quel clima allo stesso tempo colorato ed incazzato in tutto lo stadio. Parliamoci, incontriamoci: crediamo che questa testata possa fare da tramite per chi vorrà proporre qualsiasi iniziativa, che non dovrà, per forza di cose, venire pubblicizzata. Non occorrono grandi mezzi: l’inventiva non ci manca, la goliardia neppure. I cori si possono inventare. Ma ci rivolgiamo soprattutto ai gruppi organizzati ed alla loro capacità di fare coesione, perché senza di loro ben difficilmente ce la faremo. Dipingiamo lo stadio di ironia, intensità, senso di appartenenza. Per una sola dannata notte. Tramutiamo la nostra rabbia in energia, quell’energia che nel 2006 seppe spazzare via chi si credeva già in A. Il nostro sogno sarebbe vedere uno stadio intero che morde i calcagni ai Padovani, dal vecchietto che gli cristona dietro in piemontese, al bimbo che gli urla “Buuuuh!”. Non “Uh-Uh”. Quella è la specialità degli altri. Per quel giorno ricomponiamoci attorno ai valori condivisi, alla voglia che aveva la gente di lavorare tutta la settimana per farci trovare le coreografie della Maratona. [...]

Non lasciamo che un solo seggiolino rimanga vuoto. Non uno solo. Siamo grandi abbastanza per organizzarci. Ce la facciamo a non odiarci e a non fare distinguo? A superare il nostro cinismo, i rancori, a non fare differenze?

Poi, il giorno dopo, riprenderemo a sfanculizzarci come sempre, se questa sarà la nostra volontà. Ma per quella sera, soltanto per quella sera, facciamo capire al settore ospiti che cosa significhi avere di fronte i tifosi del Toro incazzati. E lo ripeto, sportivamente parlando, quella sera lo saranno proprio tanto. Sperando che la nostra opera possa portare il Toro a calpestare il Padova.

Questo non è un armiamoci e partite. E’ un armiamoci e partiamo. Questa notizia non sfilerà via insieme alle altre notizie, ogni tanto tornerà in bella mostra su queste pagine. Speriamo che questo appello venga condiviso il più possibile e possa essere raccolto anche da chi può veicolarlo e contribuire per l‘organizzazione. Ce la faremo? Forza ragazzi, amici. Siamo stanchi, stufi, incazzati da una vita. Viviamo nel paese più corrotto d’Europa, no? In fondo dovevamo aspettarcelo. Guardate che facce ci sono nel calcio, quale morale si può sperare? Ma ci siamo ancora noi. E c’é stato un tempo in cui si usciva distrutti dallo stadio. Chi ha la nostra età sa bene di cosa parliamo. Con la consapevolezza però di avere contribuito ad annientare l’avversario. Facciamolo ancora. Diamogli una lezione. Solo per quel giorno lì.

Toro News è un sito a pagamento, mi pare. Ovvero, per visionarlo si deve pagare una sorta di “abbonamento annuale”. Mi chiedo: c’è gente che paga per leggere questo? La cosa che mi fa ridere, è che avrei voluto leggere i commenti dopo Genoa-Siena: questi sono gli stessi personaggi che fanno la morale agli ultras e poi sono i primi ad incitare alla violenza con i loro scritti. E certo siti, è dal dicembre scorso che istigano alla violenza… Ah, la coerenza di una suola per scarpe!

Detto questo, visto che io le mie puttanate almeno le scrivo gratis, trovo sia giusto puntualizzare:

1 – Penso che l’autore più che preoccuparsi delle società altrui farebbe bene a guardare la propria di società. A meno che non sia stipendiato da Cairo, ed allora si spiega tutto.

2 – Sul fatto che Padova non sia propriamente un “tuttuno” con la propria squadra, ahimè, è vero. Mi spiace però contraddirli: Padova semmai è un feudo milanista, come tutto il Veneto, non certo gobbo. Rimane sempre il fatto che dovrebbero spiegare bene anche per chi simpatizza la loro di città: un tempo si poteva dire che Torino era solo granata; oggi temo che le cose siano cambiate. Ma forse qui più che colpa della città è colpa di chi la abita.

3 – Dubito che riusciranno mai a ricreare la Maratona degli anni d’oro. Troppo lontani quei tempi, e non solo per il Toro ma per l’intero tifo italiano. Non si tratta di criticare (criticare cosa poi?), si tratta che l’autore dell’articolo dovrebbe scendere dalle piante.

4 – Mi tengo volentieri la mia specialità di fare “Uh-uh!”, in culo ai benpensanti da quattro soldi. Piuttosto sarà molto duro trovare qualcuno che si ricordi il dialetto piemontese…

5 – Quanto al “vivere nel paese più corrotto d’Europa”, mi vien da ridere: un giudice cugino del loro presidente gli aveva concesso la vittoria a tavolino, ed adesso vengono loro a parlare di corruzione? Ma dai per piacere, meno frigna e meno vittimismo!

Detto questo mi sembra evidente che per lunedì prossimo si sta preparando un bel clima da guerriglia a Torino. Lo lancio anchio un appello a tutti i nostri tifosi, tesserati e non: lunedì 7 maggio, TUTTI A TORINO! Con o senza biglietto, con o senza tessera del tifoso. Mi pare sia più che sufficiente…

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