Fonte: Repubblica
BELGRADO - Ogni occasione è buona – o meglio, cattiva – per i sussulti e le voglie nazionalisto/guerresche mai abbastanza supite. Quell’area resta una polveriera sotto cenere, tant’è che dopo gli incidenti di martedì sera a Novi sad (Serbia del nord), dove gruppi di hooligans serbi hanno attaccato i tifosi croati al termine del vittorioso incontro della Croazia sulla Francia nei quarti di finale degli Europei di pallamano, a Belgrado cresce la tensione per la semifinale di giovedì sera fra le nazionali di Serbia e Croazia, tristemente noti paesi della ex Jugoslavia opposti da una storica rivalità, nello sport e non solo.
APPELLO DI TADIC - Si temono insomma nuovi scontri fra le opposte tifoserie, e per questo il presidente serbo, Boris Tadic, è intervenuto di persona oggi con un appello alla calma e al fair play fra i sostenitori delle due squadre. Ad alimentare i timori vi è stato un nuovo episodio di teppismo a Novi Sad, dove all’alba di stamane sono state date alle fiamme quattro auto, tre delle quali con targa croata. Le macchine, riferisce la Tanjug, erano parcheggiate nel parking sotterraneo di un hotel, munito di videosorveglianza. Due delle auto, secondo i media serbi, appartenevano una a un alto funzionario della Federazione di pallamano croata e un’altra a un ex giocatore della nazionale croata. Le fiamme che hanno avvolto i tre veicoli croati hanno danneggiato anche un’altra auto con targa serba.
“VIOLENZE INAMMISSIBILI” -Finora, come ha riferito il capo della polizia serba Milorad Veljovic, tredici persone sono state arrestate per gli incidenti di martedì sera. Stando all’emittente B92, fra i teppisti serbi vi sarebbero stati membri dell’organizzazione estremista e ultranazionalista serba ‘Obraz’, coinvolta in tanti episodi di violenza, compresi gli scontri a sfondo omofobo al Gay Pride di Belgrado nell’ottobre 2010. Nel suo messaggio, diffuso oggi a Belgrado il presidente serbo Boris Tadic ha “condannato fermamente” gli attacchi dei teppisti a Novi Sad, definendo “la violenza assolutamente inammissibile” e sollecitando la rapida individuazione e arresto dei responsabili delle intemperanze a Novi Sad.
“DATE PROVA DI MATURITA’” - “Invito tutti i tifosi della nostra nazionale a dar prova di lealtà sportiva, fair play e correttezza per l’incontro di domani contro la Croazia”, ha detto Tadic secondo il quale “la Serbia è sempre stato un paese ospitale”, e così dev’essere anche per l’incontro di domani. Secondo i media di Belgrado, a Zagabria sarebbe stato diffuso l’invito ai tifosi croati a non recarsi domani a Belgrado, dove la situazione potrebbe essere per loro pericolosa. Gli Europei di pallamano in corso in Serbia (a Belgrado, Novi Sad, Nis e Vrsac) si concluderanno domenica. L’altra semifinale di venerdì sera sarà fra Spagna e Danimarca.
Spesso e volentieri si sente dire che lo sport non deve essere terreno di propaganda, ma è una stronzata immensa. Lo sport è sempre stato terreno di propaganda e base per lanciare messaggi politici, ed i suoi protagonisti in primis ne hanno approfittato. Basta ricordare i velocisti americani che alle Olimpiadi di Città del Messico nel 1968 al momento della premiazione alzarono il pugno chiuso per protestare contro l’apartheid che colpiva i neri negli Stati Uniti.E’ abbastanza normale che anche la questione balcanica vi trovi terreno fertile: non dimentichiamoci che fu una partita di calcio fra Stella Rossa e Dinamo Zagabria interrotta per i gravi incidenti fra le due tifoserie a dare il via all’escalation di tensione che portò alla guerra ed al conseguente disfacimento dell’ex-Yugoslavia, e che uno dei fotogrammi più celebri di quella partita (un poliziotto colpito da Boban, futuro milanista) divenne simbolo della lotta dei croati contro il potere centrale yugoslavo. Allora era attivo un gruppo paramilitare noto come “Le Tigri Serbe”, in cui erano arruolati molti tifosi delle due squadre di Belgrado (Stella Rossa e Partizan), ed il cui leader Arkan era stato precedentemente a capo dei Delije, gruppo principale della curva della Stella Rossa.
Oggi la guerra è finita, ma la zona rimane una polveriera in cui le rivendicazioni del popolo serbo si mischiano alla rabbia degli ultranazionalisti per un governo come quello di Tadic, debole e remissivo, capace perfino di abbassare la testa sulla questione del Kosovo (terra storicamente serba, trasformata in un porto franco attraverso il quale gli americani esportano armi con l’appoggio della mafia albanese che a sua volta esporta droga col tacito assenso yankee) pur di compiacere l’Europa dei banchieri. L’odio per i croati è storicamente forte, ed è chiaro che è una situazione che non vedrà mai la luce del sole, fintanto che si pensa che la soluzione sia quella di calpestare i serbi come fossero un tappeto sperando così che se ne stiano buoni e zitti…
In Italia ci indignammo nell’ottobre 2010 quando Ivan Bogdanov (UN UOMO SOLO ARRAMPICATO SULLA VETRATA! E questo la dice lunga sulle capacità dell’apparato di sicurezza nostrano… Preghiamo che San Marino non si sogni mai di invaderci perchè ci sottomettono a man bassa! Già ci sottomette il Vaticano senza armi…) fece il suo show a Marassi, ma non ci capimmo granchè. Non ci capì granchè la polizia italiana che nonostante fosse nota la fama degli ultras serbi non riuscì ad organizzarsi, non ci capì nulla l’opinione pubblica che come al solito si abbandonò alla solita sequela di insulti razzisti verso i serbi che di fatto si commentano da soli (Gli avevano interrotto la visione di una partita, della Nazionale per di più, peccato mortale in itaGlia!). Maroni invece capì molto bene, ma dovette arrampicarsi sugli specchi: il suo partito aveva appoggiato spesso gli ultranazionalisti serbi quando era all’opposizione, ma ora che erano al governo dovevano fare la “faccia bella” col resto d’Europa, pertanto si affrettò a dire che la violenza (una rete tagliata…) di Genova era stata scatenata da “100 o 200 teppisti che non erano degni di rappresentare il popolo serbo”. Arrivò perfino a proporre “la tessera del tifoso europeo”. Cosa volete che ne capisca un popolo per cui essere sudditi è una condizione normale?