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BISCOTTONE ANGLOSASSONE

Posted on 14 maggio 2012 by La Padova Bene

La Premier League è decisamente uno dei campionati maggiormente livellati verso l’alto d’Europa. Guardate il campionato italiano per esempio: da almeno un ventennio è saldamente nelle mani di Milan e Juve, con qualche raro “blitz” come quello di Lazio e Roma a fine anni ’90 (mai blitz mi sono sembrati più pilotati cmq, mi perdoneranno i lettori romani!) e con l’exploit dell’Inter dei cinque scudetti consecutivi di cui due vinti a tavolino. E non parliamo della Spagna, paese in cui vorrebbero far la morale a noi quando da una vita il titolo se lo spartiscono Barcellona e Real Madrid. In Inghilterra, al contrario, ci sono almeno cinque o sei squadre potenzialmente in grado di giocarsi il titolo, ed anche nell’albo d’oro c’è una certa alternanza: Manchester United, Chelsea, Arsenal, Liverpool ed ora anche il Manchester City che torna al titolo dopo ben 44 anni.

Per capire il calcio nella città di Manchester, dovete provare ad immaginarvi Torino: lo United è sempre stato un pò la “Juve d’Inghilterra”, la squadra decisamente più blasonata e più seguita nell’intero paese ed uno dei club più ricchi e potenti del pianeta. Il City invece ha sempre rappresentato l’anima popolare della città, un pò come il Toro. Con la differenza che i granata sul loro cammino hanno trovato un Cairo capace di rovinarli completamente, mentre i “Cityzens” sono stati rilevati da uno sceicco con soldi da cagare (mentre probabilmente la sua gente muore di fame) che ha investito molto per fare uno squadrone capace di competere ad alti livelli in patria ed in Europa. L’Europa quest’anno gli è andata malissimo, sbattuti fuori dal Napoli, mentre in patria si sono tolti la soddisfazione almeno di vincere lo scudetto (che da quelle parti vale meno della F.A. Cup).

Ma chi identifica il City come la squadra miliardaria di oggi, sbaglia in pieno: questo è solo “calcio moderno”, destinato a sparire senza lasciare traccia. Appena l’Inghilterra si deciderà a fare delle verifiche serie sui conti di molti club di Premier League, gli arabi che comandano il City finiranno in galera insieme ad Abrahmovic e ad un’altra mezza dozzina di presidenti di club inglesi. Il City in realtà è la squadra sfigata di Manchester, la squadra dei ragazzi di strada, dei quartieri bassi… Negli anni ’70 esistevano delle bande di hooligans molto ben rinomate, come i Cool Cats, la Motorway Service Crew ed i Guvnors, che avevano la loro roccaforte nel Moss Side (uno dei ghetti più duri d’Inghilterra) ed erano formati in buona parte da ragazzi di origine caraibica. Uno dei “top-lads” indiscussi dei Cityzens è stato Mickey Francis, almeno fino al 1988 quando finì in carcere nel corso dell’ “Operazione Omega” che Scotland Yard condusse nelle città più importanti del paese nei confronti degli hooligans maggiormente in vista, episodio che lo portò ad allontanarsi definitivamente dal mondo del calcio. Da allora si è dato cmq da fare, diventando un wrestler di successo. Cliccando qui potete capire qualcosa di più su di lui. Sulla sua vita ha scritto anche un libro, Maine Road Guvnors, tradotti in Italia dalla Boogaloo (clicca qui).

Oggi è tutta un’altra storia, ed i Cityzens che pure hanno speso miliardi per garantirsi le prestazioni di gente come Dzeko, Aguero, Balotelli e quel genio di Mancini in panchina hanno rischiato di perdere un campionato già vinto quando a sei giornate dalla fine si erano ritrovati a -8 punti dai rivali cittadini dello United. Oggi si giocava l’ultima giornata di Premier League ed i “blue” ricevevano un QPR più che mai invischiato nella lotta per la salvezza. I “reds” invece andavano a Sunderland, mentre i diretti avversari dei londinesi (il Bolton) andava a giocarsi la salvezza a Stock-on-Trent. Ricordiamo che in Inghilterra in caso di arrivo a pari punti non si fanno spareggi ma si considerano gli scontri diretti e la differenza reti. All’Eithad Stadium i blue vanno in vantaggio con Zabaleta ma si fanno prima raggiungere e poi superare dal QPR. Mentre i cugini del Manchester vincono in carrozza a Sunderland, mettendo una seria ipoteca sull’ennesimo titolo “red”, succede che il Bolton non va oltre il pari a Stock-on-Trent. A quel punto anche il QPR è salvo, e nei cinque minuti di recupero (in Italia ci sarebbe gente che si strapperebbe i capelli di fronte a tutto ciò) Dzeko prima ed Aguero poi mettono a segno una rimonta che ha dello storico. Un “biscotto” storico, senza alcun dubbio. Direi che tutto il mondo è paese. Certo, da queste parti siam un paese decisamente più “paese” di altri, e c’è gente che ti dice convintissima che “certe cose in Inghilterra non succedono”. Viva le anime candide!

Ad ogni modo, ho piacere che per una volta abbiano vinto i “piccoli”. Mi congedo con un ospite speciale: Liam Gallagher, che insieme al fratello è forse il tifoso “Cityzens” più popolare al mondo. In questo video, insieme al suo nuovo gruppo, il buon Liam propone una versione di Blue Moon, l’inno del City. Complimenti e festeggiate stasera, che domani vi svegliate e ritornate a vedere il Moss-Side appena aprite la finestra della camera!

 

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MILLWALL VS.BLACKPOOL

Posted on 03 maggio 2012 by La Padova Bene

Il “modello inglese” nella tana del Millwall. Fonte: Bar Sport Brusche

28 aprile 2012, ultima giornata di Championship. Una giornata che avevo segnato in agenda con mille cerchietti rossi, come data del ritorno del West Ham in Premier League dopo un anno di purgatorio. Un mesetto fa avevo pure acquistato il biglietto per la partita con l’Hull City ad Upton Park.

Una previsione piena di speranze ma sbagliata visto che, a un turno dal “rompete le righe”, gli Hammers si ritrovano terzi, a -2 dal Southampton, che gioca in casa con il già retrocesso Coventry. Solamente le prime due classificate passano direttamente, mentre per le altre (dalla terza alla sesta) le speranze di promozione passano attraverso i playoff. Un vero tifoso deve sempre crederci, è vero, ma stavolta la ragione ha la meglio sul cuore. Vendo così i miei biglietti di West Ham-Hull ai miei nuovi coinquilini Ivan e Giorgio, che non sono ancora stati in uno stadio inglese, e decido di cambiare programma.
A Londra piove da una decina di giorni quasi no-stop e la voglia di starmene a letto dopo una settimana di lavoro è notevole. Quando però scopro che è in programma Millwall-Blackpool la pigrizia scompare subito. Un match che cattura subito la mia fame di calcio e stadi per vari motivi.

In primis, l’unico stadio londinese delle due principali serie inglesi in cui non sono ancora stato è proprio il “The Den”, casa del Millwall, nemici storici del West Ham. Una squadra più famosa per i propri supporter (negli anni d’oro dell’hooliganismo, anni ’70 e ’80), che per il valore sul campo.
Oltre alla curiosità di vedere un nuovo teatro del football londinese, l’altro motivo che mi spinge nel South-East London sono gli avversari, il Blackpool. Una squadra che la scorsa stagione ha attirato le simpatie mie e di mezza Inghilterra, quando i Tangerines (Mandarini, per il colore sociali) approdarono in Premier League. Un manipolo di illustri sconosciuti, guidato dall’istrionico Ian Holloway, che ha sorpreso tutti (punto più alto, la vittoria contro il Liverpool ad Anfield) con il suo calcio senza timori. Fuori dalla zona retrocessione per tutta la stagione, i Tangerines sono però crollati ad un passo dal traguardo, con una sconfitta all’Old Trafford di Manchester (dopo essere stati in vantaggio 2-1) che ha sancito l’amara retrocessione.
Il manager Ian Holloway è stato bravo a raccogliere i cocci, costruendo una squadra con molti giovani, che sta lottando per l’immediato ritorno in Premier (playoff già matematici per loro). A fare da chioccia ai vari sbarbati, l’immenso Kevin Phillips, uno degli attaccanti più prolifici degli ultimi 20 anni in Uk. Nel suo palmares, oltre 270 gol, un Premier League Player of the season (nel 2000, quando fu capocannoniere) e quattro promozioni con Sunderland, Birmingham e West Bromwich. Un esperto in salti di categoria, ingaggiato da Holloway l’estate scorsa. Un acquisto azzeccato, visto che Phillips, a 38 anni suonati, in campionato ha già segnato 16 gol, alcuni dei quali davvero splendidi. Di solito non sono un tipo che si innamora dei giocatori, ma Phillips mi è sempre piaciuto ed ero curioso di vederlo all’opera dal vivo.
I buoni motivi per andare al “The Den” ci sono dunque tutti, a costo di passare per il fesso che, pur tifoso del West Ham, ha trascorso il giorno della promozione nello stadio degli acerrimi rivali. Il match è in programma a mezzogiorno e mezzo e, privo di biglietto, alle 11 lascio casa, accompagnato da pioggia, vento e una decina di gradi. La tipica giornata inglese, in cui le alternative sono due: starsene sotto le coperte o andare allo stadio. Dopo il tragitto in metro da Arsenal a Waterloo, prendo il bus per South Bermondsey, nel South-East London. Una zona più carina del previsto, molto verde e ben curata, che ho l’occasione di apprezzare nel tragitto. L’autista non ha molta fretta e arrivo allo stadio a un quarto d’ora dal KO. Mi reco alla biglietteria e alla cifra di 24 pound compro un biglietto di North Stand, settore riservato ai supporter ospiti. Una tifoseria che ho scoperto e apprezzato tramite alcuni video su youtube, uno in particolare, che vedeva i tifosi Tangerines sostenere la loro squadra, sotto di 5 gol al Fly Emirates.
Il biglietto non è numerato e mi accomodo così dove mi pare, tra i tifosi arancioni che riempiono il settore ospite, nonostante Blackpool non sia esattamente dietro l’angolo (è una città di mare nel centro-nord, 3 ore di treno). Buona anche la presenza dei tifosi del Millwall (13.122 gli spettatori totali), nonostante la squadra sia ampiamente salva e non abbia più nulla da chiedere al campionato. Un ragionamento molto italiano quest’ultimo, visto che in Uk tutte le partite sono importanti, nessuno regala niente a nessuno. Il Blackpool ha bisogno di punti per i playoff (sono quarti), ma i padroni di casa non rendono la vita facile ai rivali, portandosi in vantaggio dopo 12′ con un chirurgico diagonale di Keogh. Un gran destro, che posso apprezzare ancor meglio dalla mia posizione, dietro la porta del Blackpool. IDockers già pregustano la settima vittoria di fila, un ruolino di marcia incredibile, che ha allontanto il Millwall dalla zona retrocessione, fino a un tranquillo e dignitoso 16esimo posto in graduatoria.

I Tangerines devono invece difendere la quarta piazza e, prese in mano le operazioni, alla mezzora impattano con un’incornata del difensore centrale Evatt. Il primo tempo si chiude così in parità e, gustandomi il mio hot dog, scopro che il Southampton sta vincendo 2-0 col Coventry, rendendo vano il vantaggio del West Ham sull’Hull. Risultati che attenuano i rimorsi per non essere ad Upton Park, dove ritornerò sicuramente per i playoff.
Nei 15 minuti di pausa, ho pure l’occasione di osservare la tifoseria del Blackpool, formata da gente di tutte le età e sessi. Molti i bambini, le donne e gli anziani, quasi tutti con un gadget arancione. Il personaggio più colorito è un tipo, abbastanza brillo (eufemismo), vestito da Fred Flintones. Non pervenuta la presenza di Wilma…

Non pervenuto ad inizio ripresa il Millwall, schiacciato nella propria metà campo dal Blackpool. I Tangerines attaccano proprio sotto il settore ospite, che sospinge i propri giocatori. Ho così l’occasione di apprezzare il reparto offensivo del Blackpool, davvero temibile (al contrario di una difesa un po’ troppo ballerina). Assieme al veterano Phillips, un altro vecchio lupo di mare, il congloese Lumana Lua Lua, che ricordo per le sue esultanze a capriola ai tempi del Newcastle.
A fianco dei due anzianotti, due giovani di belle speranze, l’ala destra Tom Ince e la punta Nouha Dicko. Entrambi mi hanno impressionato positivamente. Ince, 20 anni, è un’ala destra guizzante e dotata di buon dribbling mentre il francese Dicko, 20, è una seconda punta molto rapida e pungente, che fa passare in secondo piano il cognome buffo. E’ proprio Dicko a siglare il 2-1 al 71′, al termine di un’azione davvero splendida, da manuale del calcio. La manovra parte da destra e, tramite una serie di scambi di prima, si sposta a sinistra, dove il terzino Crainey mette un cross rasoterra che Dicko deve solo spingere in rete. I giocatori arancioni esultano sotto il settore ospiti, in estasi. I cori, fin lì sporadici e non così convinti, si fanno sempre più forti e incessanti, come la pioggia che scende sul “The Den”. Non solo sostegno alla propria squadra, ma pure scherno nei confronti dei rivali del Millwall, tipo “Why don’t you go home, your season is over”.

L’entusiasmo dei Seasider viene freddato dal pareggio di Kane che, a 7′ dalla fine, fissa il punteggio sul 2-2 con un preciso sinistro all’angolino. Un pari che costa al Blackpool il quarto posto, superati dal Birmingham, vittorioso sul Reading. Proprio queste due squadre, Blackpool e Birmingham, si incroceranno nelle semifinali playoff, al pari di West Ham (terzo) e Cardiff (sesto). Toccando ferro, mi piacerebbe che in finale playoff a Wembley il West Ham se la giocasse con il Blackpool. Per simpatia e perchè, come avversario, sembra fatto su misura per gli hammers: forti davanti, deboli dietro (il West Ham in campionato gli ha rifilato 4 palloni, sia all’andata che al ritorno). Un avversario allo stesso tempo da prendere con le pinze, visto quanto successo negli ultimi due playoff (Blackpool prima, Swansea poi, promosse in Premier contro ogni pronostico).
Ultimo pensiero per i tifosi del Millwall. A pochi spiccioli dalla fine, si nota un certo movimento nelle tribune, mentre gli stewart come da copione si avvicinano sempre più numerosi a bordo campo. Una mossa inutile, visto che al fischio finale i tifosi Dockers invadono il campo (qui il link del video che ho caricato su youtube), come da tradizione in Inghilterra (e non). Un duecento persone, la maggior parte dei quali ragazzini, scorazzano gioiosamente per il campo e per un certo punto si avvicinano con fare provocatorio verso il settore ospiti. Arrivano fin sotto e sfidano i tifosi del Blackpool, mimando il gesto del wanker (segaiolo). Nessun tafferuglio, la polizia inglese ha la decenza e intelligenza di non intervenire e tutto si riporta alla normalità in un paio di minuti. Piano piano, il settore arancione si svuota, rimangono solo due vecchie spugne, una delle quali, complice l’alcol in corpo, improvvisa uno spettacolare striptease, a cui assisto in presa diretta.

Nel frattempo, dopo la rapida corsa negli spogliatoi, i giocatori del Millwall tornano in campo per raccogliere l’applauso del proprio pubblico, meritato dopo una stagione decorosa e relativamente tranquilla. Al Blackpool invece toccano gli straordinari, per inseguire il sogno Premier League.

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ST JOHNSTONE TROPHY – FINAL MATCH REPORT TO WEMBLEY

Posted on 04 aprile 2012 by La Padova Bene

Pubblico il resoconto della finale di St.Johnstone Trophy, la “F.A. Cup della serie C inglese”, vista dall’amico Matteo. Fonte: Bar Sport Brusche

Una finale a Wenbley è sempre qualcosa di speciale. Che sia una finale di Champions League, Fa Cup o St. Johnstone Trophy, come quella a cui ho assistito il 25 marzo 2012.

La St. Johnstone Trophy è una coppa alla quale partecipano le 48 squadre della Football League (League 1 e 2), in pratica l’equivalente della Coppa Italia di C. Le finaliste dell’edizione 2011/2012 sono il Chesterfield, ultimo in League One, e lo Swindon Town, primo in League Two. E’ proprio grazie a questo club che sono venuto a conoscenza di questa finale. Ho infatti iniziato a seguire lo Swindon dalla scorsa estate, quando sulla panchina dei Robins è arrivato Paolo Di Canio, uno dei miei idoli.

La finale è in programma alle 1.30pm, dunque verso le 11 prendo la tube a Clapham Common, south London, dove ho passato una piacevole nottata, verso Wembley, north west London. Una bella vasca, resa più interessante da un gruppo di ragazzini che non smettono di cantare cori pro-Swindon, tra i quali spicca il tipico Paolo Di Canio sulle note di “La donna è mobile”, già usato dai tifosi del West Ham ai (bei) tempi in cui Paolino giocava per gli Hammers.

Attorno Wembley l’atmosfera è davvero speciale, come sempre. Da queste parti c’ero già stato due volte in passato, la prima nel novembre 2010 per l’amichevole Inghilterra-Francia (mio esordio negli stadi inglesi), la seconda lo scorso maggio a guardare (con invidia) i tifosi del Manchester United e del Barcellona che ci andavano per la finale di Champions League (vista poi in un pub a Kilburn).

Appena usciti dalla stazione della tube, si vede l’immenso arco di Wembley e il vialone che porta allo stadio è una passerella colorata di blu (Chesterfield) e rosso (Swindon). Un’atmosfera davvero festosa, pacifica e variopinta, con diversi personaggi davvero folkloristici (i due vestiti da puffi in primis).

Ricordo un ministro degli Interni italiani, credo si chiamasse Roberto Maroni, che tramite la (tristemente famosa) Tessera del Tifoso prometteva di riportare le famiglie negli stadi italiani. Sappiamo tutti come è andata a finire (stadi più vuoti), il contrario di quanto accade oltremanica (e non solo). Attorno a Wembley il giallo della Metropolitan Police è appena percepito, anche gli agenti dunque si godono il sole e i 20 gradi. I gruppi di tifosi sono in gran parte famiglie, che proprio sotto l’arco di Wembley si dividono: a sinistra i blu, a destra i rossi (le stesse idee confuse della politica italiana…). La Football League ha infatti organizzato la vendita dei biglietti nella maniera più semplice: metà stadio ciascuno, easy peasy.



Io seguo i rossi e, a mezz’ora dal kick-off, entro con il mano il mio biglietto di Upper Stand, pagato 30 pound (il più economico). Sia dentro che da fuori, Wembley ti dà una sensazione di immensità. Il vecchio Wembley è stato demolito nel 2003 e, dopo 4 anni di lavori, è stato ricostruito alla spesa record di oltre 750 milioni di sterline (il più costoso al mondo). Wembley è, dopo il Camp Nou di Barcellona, il secondo stadio più capiente d’Europa, con 90.000 posti a sedere. Considerata la capienza, pensavo che una finale di Football League avesse il classico “effetto acquario” sugli spalti. Appena entro, mi devo subito ricredere visto che la cornice è davvero splendida (i biglietti venduti sono ben 49.000!). Metà stadio blu, metà rosso, l’impatto cromatico è davvero notevole. Come da tradizione prima della finale, partono le note dell’inno inglese “God save the queen”, che ascolto con un sorriso, ripensando a cosa viene cantato negli stadi veneti (e non) su queste note (“Padova/Verona/— alcolica, cirrosi epatica, tumore al fegato, semo da ospedal!”).


Oltre all’affluenza sugli spalti, a sorprendermi è pure la qualità del gioco, più tecnico ed organizzato di quanto mi aspettassi (ho infatti il pre-concetto che nelle categorie minori inglesi si giochi ancora con il vecchio palla alta al centravanti e avanti tutta). Mi ha stupito in positivo soprattutto lo Swindon Town, che ha mostrato un calcio dinamico e piacevole, con azioni manovrate soprattutto sulle fasce. In pochi mesi Paolino Di Canio ha costruito davvero un bel giocattolo, che non a caso è in testa al proprio campionato. Leggendo la sua biografia e i continui screzi con gli allenatori (Trap, Capello, …), difficilmente avrei pensato che Paolino potesse avere un futuro da allenatore. Dopo quanto sta facendo al suo esordio in panchina, beh, sono davvero felice di essermi sbagliato. La squadra gioca bene e, su quseto non avevo dubbi, Di Canio è un trascinatore, sa come motivare i suoi, come ho potuto leggere sui giornali o ascoltare sulla Bbc. Memorabile una sua intervista, dopo un’espulsione in cui Di Canio giustifica il suo gesticolare come “Italian culture”. Al termine dell’intervista, datata gennaio 2012, Di Canio afferma che la squadra vincerà comunque il campionato, perché la sua è una squadra di guerrieri, che gioca a calcio.

 

Facile dunque capire il perchè Paolo sia adorato dai tifosi dello Swindon. Tantissime le magliette con la sua faccia, ho visto pure un paio di bandiere italiane e tifosi del West Ham venuti a vedere la partita solo per lui. La squadra di Paolino gioca meglio, peccato eprò che i suoi attaccanti si divorino 3-4 occasioni d’oro. Il conto salato arriva dopo pochi secondi dall’inizio del secondo tempo, con il gol del Chesterfield, che manda il delirio la marea blu proveniente dalle Midlands Orientali (Chesterfield è una città di 100 mila abitanti, un quarto dei quali a Wembley…). Lo Swindon prova ad attaccare a tseta bassa ma le idee sono confuse e i Robins non riescono a mostrare il calcio del primo tempo. Il fortino blu resiste e nel finale, in contropiede, il Chesterfield chiude i conti con il 2-0 che vale la St. Johnstone Trophy. Molti tifosi reds iniziano ad abbandonare lo stadio ancor prima del fischio finale, una delle cose che non riesco proprio a mandare giù.

Al triplice fischio, applausi per tutti, vincitori e vinti. Di Canio e i reds guardano i rivali salire la mitica scalinata di Wembley per ricevere l’ambito trofeo.

Il padre che siede accanto a me consola i propri figli, dicendo “Don’t worry, we’ll celebrate at the end of the season”. Lo Swindon si consolerà con la promozione in League One e, visto come hanno giocato i Robins, mi piacerebbe andarli a vedere un’altra volta prima della fine della stagione (il City Ground è fuori Londra, zona 8, nemmeno troppo lontano).

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SCOUSER ACCOLTELLATO A CAMDEN TOWN

Posted on 29 febbraio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Ham & High

Un uomo proveniente dalla Merseyside è stato ucciso con una coltellata al petto presso il Bar Uno, a Camden Town, sabato notte.

Gli investigatori hanno avviato un’indagine dopo l’omicidio del 26enne avvenuto in un bar di Inverness Street verso le 23:55. I medici hanno tentato di salvarlo, ma è stato dichiarato morto sul posto. La Polizia non ha ancora identificato formalmente l’uomo, ma ha già avvisato i suoi familiari. Gli ufficiali stanno indagando sul movente, che non credono sia legato al calcio.

L’autopsia si è svolta presso il St.Pancras Mortuary nella giornata di domenica, ed ha confermato la coltellata al petto come causa della morte. Quattro londinesi di 23, 25, 17 e 28 anni sono stati arrestati sul posto e rimangono in stato di fermo presso le Stazioni di Polizia di Londra Nord e di Londra Centro. La polizia ha lanciato un appello ad eventuali testimoni per farsi avanti. Chiunque abbia informazioni dovrebbe chiamare la Polizia al numero 020 8358 0200 o il Crimestoppers anonimamente al numero 0800 555 11

Oggi vediamo uno degli aspetti fondamentali del cosidetto “modello inglese”: l’insabbiatura mediatica! Un tempo, anche nel Regno Unito, i giornali sguazzavano come porci nel fango su qualsiasi episodio si verificasse negli stadi. A partire però dagli anni ’90 hanno cambiato strategia, scegliendo il silenzio, in nome della “rivalutazione” del calcio inglese, troppo legato all’immaginario hooligans… Vero è che la violenza cominciò a spostarsi sempre più fuori dagli stadi, ma soprattutto sempre più lontano; ed i giornalisti per primi iniziarono ad ignorare gli episodi. Del resto gli inglesi sono pragmatici: il problema grosso era la violenza dentro gli stadi, ma erano ben coscienti che non avrebbero potuto fare molto contro la violenza (a meno di non cambiare la natura umana, cosa impossibile… spiegate a quegli idioti dei politici italiani!). Ergo, una volta che si era riusciti tramite leggi apposite e stadi adeguati a tenere fuori la violenza, avvicinando fra l’altro una nuova tipologia di tifosi, degli scontri fra hooligans che continuavano fuori dagli stadi, si è preferito parlarne il meno possibile; facendo credere a tutta Europa di averli sconfitti. Una “credenza” che i quattro stronzi ignoranti degli italiani hanno fatto subito loro…

Di fatto, l’Inghilterra per anni si è presentato come “paese modello” per quanto riguarda la sicurezza degli stadi presso tutta Europa, ma la realtà è che non avevano sconfitto la violenza, l’hanno solo spostata altrove. Anzi, volendo oggi la violenza giovanile in Inghilterra è pure più pericolosa, perchè è dilagata abbracciando un ambito molto più vasto di quello hooligans: oggi abbraccia praticamente un’intera generazione sbandata, che di fatto partecipa ad una sorta di “guerra fra bande” dettata dalla noia, senza regole e senza valore alcuno…

Per capire poi quanto “il modello inglese” faccia acqua da tutte le parti, basta vedere l’escalation di episodi capitati direttamente all’interno degli stadi negli ultimi anni, segno che quando si abbassa la guardia la “fiammella” torna ad ardere (clicca qui, qui e qui per capire. Ma anche qui, qui e qui… e sono solo alcuni!). Ora arriva questo morto, per una rissa avvenuta in pieno centro a Londra di sabato sera… Guarda caso, tifoso del Liverpool, e non un tifoso “normale” (pare che facesse parte di una “firm” al seguito degli scousers), proprio il giorno prima di Cardiff-Liverpool, finale di Carling Cup disputata proprio a Londra!

Ovvio che la polizia voglia far passare l’episodio come “estraneo al calcio”: sarebbe lo sputtanamento decisivo e totale del “modello inglese” che per anni hanno fatto passare in Europa come “vincente”! Nessuno mi toglie dalla testa invece che in una Londra che anche in passato si univa per fronteggiare le squadre del Nord, l’accoltellamento di quel povero ragazzo sia legato a doppio filo all’hooliganismo… che poi mi viene anche da dire: è risaputo l’amore degli scousers per le armi da taglio, questa volta a pagare è stato uno di loro… la vita è una ruota…

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CALCIO: TENSIONE IN DUOMO, POLIZIA CARICA TIFOSI ARSENAL

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MODELLO INGLESE ANCHE IN EUROPA

Posted on 16 febbraio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Ansa

Un ‘incontro ravvicinato’ tra tifosi del Milan e dell’Arsenal, che stasera si affronteranno a San Siro per gli ottavi di Champions League ha scatenato la reazione di circa 200 ultras londinesi in piazza Duomo, nel centro del capoluogo lombardo, dove hanno incominciato a lanciare lattine di birra verso l’ingresso della Galleria Vittorio Emanuele dove quattro simpatizzanti milanisti, protagonisti del diverbio si sono rifugiati. Dopo uno scambio di insulti e gestacci, gli ultra’ dei Gunners si sono accesi e hanno tentato di inseguire i quattro, venendo però fermati all’imbocco della Galleria dal personale in borghese della polizia. L’episodio ha scatenato quindi la rabbia dei londinesi che hanno dato vita a un fitto lancio di lattine di birra e a una lunga serie di cori che stanno attirando la curiosità dei numerosi passanti e turisti.

Dopo un fitto lancio di lattine e bottiglie, gli agenti della polizia in tenuta antisommossa hanno deciso di intervenire con una carica, partita dall’ingresso della Galleria Vittorio Emanuele. Gli ultra’ dei Gunners hanno velocemente indietreggiato per evitare i colpi e si sono radunati nel centro della piazza, mentre le forze dell’ordine hanno monitorato a distanza la situazione. Sul selciato sono rimasti cumuli di centinaia di lattine e bottiglie di birra, consumate dagli ultra’ in attesa della partita. I momenti di tensione sono cominciati attorno alle 16 quando uno ‘scambio di vedute’ tra tifosi londinesi e milanisti aveva riscaldato gli animi dei supporter della formazione ospite.

Nel corso della carica , un tifoso dell’Arsenal è rimasto ferito alla testa. Un altro sostenitore dei Gunners invece è stato fermato poco dopo per aver lanciato bottiglie di vetro in direzione degli agenti schierati a distanza, in tenuta antisommossa, dal gruppo di circa 200 supporters della formazione londinese.

A per il match di Champions League, a Milano sono giunti circa 5mila tifosi inglesi dell’Arsenal. A centinaia i sostenitori dei Gunners si sono radunati nel centro di Milano e in particolare in piazza Duomo per trascorrere il tempo che li separa dalla partita cantando cori, facendo acquisti nei negozi del centro e soprattutto bevendo notevoli quantità di birra. Nonostante il sole splenda sul capoluogo lombardo, la temperatura è comunque piuttosto fredda ma molti inglesi sfoggiano con disinvoltura magliette a maniche corte.

Insomma pare proprio che questo “modello inglese” in realtà esista solo nella Perfida Albione, dove fra l’altro quasi nessuno dei cazzoni che lo glorifica ha mai realmente messo piede per toccare le cose con mano…

Cmq l’episodio raccontato in questo modo mi sa tanto di versione “poliziesca”. Sarei curioso di sapere cosa ne dicono i tifosi inglesi, che con la polizia italiana non hanno per nulla un buon rapporto… Per forza! In Inghilterra la polizia ti tratta comunque con rispetto e non va oltre l’applicazione della legge, da quelle parti un poliziotto che si accanisce su un tifoso a terra finirebbe come minimo a dirigere il traffico! In Italia sappiamo tutti che abbiamo tanti piccoli “rambo” che non vedono l’ora di sguainare il manganello, che tanto con la divisa addosso si sentono intoccabili…

Fa ridere poi quel passaggio sugli “ultrà dei Gunners”, che cazzo vuol dire? In Inghilterra non sanno nemmeno cosa voglia dire essere ultras, o per lo meno la concezione di ultras che abbiamo in Italia. Da loro esistono solo tifosi appassionati con le loro belle magliette della squadra, e casuals vestiti all’ultima moda ed interessati solo allo scontro. Non hanno la concezione del tifo organizzato come l’abbiamo noi. E non si definiscono ultras. Non vedo perchè attaccare etichette che non fanno parte della loro cultura. Forse perchè si deve sempre far passare il concetto di “ultras” quando succede qualsiasi episodio negativo?

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CHELSEA VS.CARDIFF, CONDANNATI

Posted on 02 gennaio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Collectif 1899

Gli ultimi tre hooligans accusati di violenza e disordine pubblico sono stati condannati dalla West London’s Isleworth Crown Court, mettendo fine ad un’indagine di massa che ha portato alla condanna di 93 tifosi per un totale di 75 anni di carcere e 460 di interdizione dagli stadi.

L’operazine “Ternhill” è stata lanciata nel febbraio 2010 dalla polizia londinese dopo la violenza che esplose nelle strade di Fulham fra lads del Chelsea e del Cardiff City. Le due squadre si sarebbero dovute incontrare nel pomeriggio per il terzo turno di F.A. Cup, quando i rispettivi tifosi si sono scontrati in mattinata nei pressi di Fulham Road.

Scotland yard aveva classificato il match come una partita con rischio “di tipo C”, vale a dire la categoria di rischio più alta esistente nel calcio inglese; mentre 6.000 tifosi del Cardiff City erano annunciati a Londra per questo incontro che non si ripeteva da 18 anni. Numerosi agenti di polizia erano stati impiegati per separare i tifosi delle due squadre, ma alcuni tifosi sono riusciti a superare il “cordone di sicurezza” nei pressi di un sentiero che si affaccia su King’s Road, dove circa 200 hooligans si sono affrontati utilizzando mattoni e segnaletica stradale. La polizia ha utilizzato un elicottero per filmare gli scontri, ed un ufficiale è stato operato dopo essere stato colpito da un mattone.

Nel corso dell’indagine, durata 18 mesi, la polizia ha pubblicato centinaia di immagini sui giornali locali per riuscire ad identificare i tifosi. Molti di questi sono hooligans di lungo corso, ben conosciuti dalla polizia e coinvolti negli anni in decine di tafferugli.

Il più famoso dei coinvolti è sicuramente Jason Marriner, uno dei leaders dei Chelsea Headhunters, che verso la fine degli anni ’90 era stato protagonista di un documentario realizzato per conto della BBC dal cronista Donald McIntyre (334 ore di registrazione per un’ora di film). In seguito Jason aveva pubblicato un libro (“It’s only a game” il titolo) per dare la propria versione dei fatti.

A partire dagli anni ’70 “The Shed”, che era una delle gradinate più calde e temute di tutto il Regno Unito, divenne territorio incontrastato dei Chelsea Headhunters. Negli anni ’80 il gruppo prese un’inclinazione sempre maggiore verso l’estrema destra, con la presenza di militanti dell’organizzazione Blood & Honour e del suo braccio armato, il Combat 18. Jason Marriner (condannato nel 1999 a sette anni di carcere), Andy Frain (condannato a otto anni di carcere) e Kevin Whitton (condannato nel 1985 all’ergastolo, pena successivamente ridotta in appello nel 1986) sono stati alcuni dei loro uomini di punta più rappresentativi.

Per questi scontri sono stati condannati in tutto 63 tifosi del Chelsea.

Sempre per il discorso che “in Inghilterra hanno sconfitto gli hooligans”… direi che pur con tutti i loro sforzi la gente che non vede l’ora di mettersi le mani addosso c’è sempre, e parliamo di un paese in cui le pene sono davvero pesanti e dove si cerca anche di far leva sull’infamia delle persone, pubblicando le foto degli hooligans sui giornali per far si che qualche conoscente denunci la cosa! A questo punto lancio una provocazione: e se si lasciassero i tifosi liberi di scontrarsi fra di loro, entro certi limiti?

Qui di fianco un paio di filmati degli scontri di quel giorno…

 

 

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UN ANNO DI REPRESSIONE IN UK

Posted on 02 gennaio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Collectif 1899

I sostenitori del Cardiff City (Championship) sono in testa alla speciale classifica inglese dei diffidati da stadio, con 143 “banning orders” (così si chiama la diffida in Inghilterra), di fronte al Leeds United (Championship) con 106 ed al Chelsea (Premier League) con 105.

Con un totale di 3173 divieti di stadio contro i 3248 dello scorso anno, il calcio professionistico del Regno Unito vede tre club di Championship (la serie B inglese) con i sostenitori più colpiti: Cardiff City e Leeds appunto, oltre al West Ham (98 “banning orders”). In Premier League, oltre al Chelsea sono molto colpiti i sostenitori di Manchester United (101) e Newcastle United (98).

In Premier League, dietro al trio di testa, si trovano nell’ordine Swansea City ed Arsenal (78 banning orders a testa), Liverpool (64), Aston Villa (63), Totthenam (62), Sunderland (53), Wolverhapton ed Everton (52). In Championship, che complessivamente conta più tifosi diffidati della Premier (1091 contro 1037), alle spalle di Cardiff, Leeds e West Ham si trova un altro club riconosciuto per la violenza dei suoi tifosi: il Birmingham City (84 “banning orders”) seguito da Middlesbrough (73), Southampton (67), Hull City (66) e Millwall (65), mentre a Portsmouth con “appena” 32 tifosi intedetti sembrano ormai lontai i tempi della 6,57 Crew.

Da notare in League One i 72 interdetti dello Sheffield Wednesdey (contro i 43 dello Sheffield United ed i 41 dello Huddersfield Town), ma soprattutto in Blue Square Bet Premier (Lega non professionistica) i 79 “banning orders” inflitti ai tifosi del Grimsby Town.

3089 tifosi inglesi e gallesi sono stati arrestati nel corso di match internazionali disputati nel Regno Unito durante la stagione 2010/11. Sono 302 in meno rispetto alla stagione precedente, ed è il dato più basso dalla stagione 1984/85.

In Scozia 84 divieti di stadio sono stati imposti nel 2011, ben 51 in più rispetto alla precedente stagione (33). Un’evoluzione dovuta alla creazione di un’unità speciale della polizia incaricata di seguire il tifo calcistico, ed una nuova legislazione che rafforza le repressione e condanna qualsiasi insulto o canto settario con riferimento alla religione. Oggi una persona arrestata per disturbo dell’ordine pubblico in Scozia, sia all’esterno che all’interno degli stadi, rischia fino a cinque anni di reclusione.

E per fortuna che avevano sconfitto l’hooliganismo da quelle parti! Senza più violenza negli stadi non ci dovrebbero più essere nemmeno (di conseguenza) arresti e diffidati, sbaglio? O forse ragionano anche loro come la polizia italiana, cioè che “quest’anno è stato un successo perchè abbiamo registrato meno violenza negli stadi ma abbiamo raddoppiato gli arresti!”?

Ricordo un anno (1994) in cui il Padova risultava la squadra di serie B col più alto numero di diffidati. E ricordo bene un noto personaggio che in una giornata particolarmente goliardica disse qualcosa al megafono tipo “Siamo la tifoseria con più diffidati in serie B… dobbiamo diventare quella con più diffidati in Italia!” fra le risate generali! Chissà se hanno detto lo stesso Quelli del West Ham o del Chelsea in questi giorni…

 

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ashley

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SENZA VERGOGNA

Posted on 11 novembre 2011 by La Padova Bene

Fonte: Quando gli scarpini erano neri

C’è da chiedersi come reagiranno i tifosi del Newcastle United all’ultima notizia che li riguarda. Sembrava che l’odio per Mike Ashley fosse tutto ad un tratto sparito, merito di un inizio di campionato sorprendente da parte degli uomini di Alan Pardew. Niente piú proteste, sit-in, striscioni contro la cd Cockney Mafia. L’oppio dei popoli non è la religione, a quanto pare, ma una striscia di risultati positivi. Proprio quando i sostenitori delle magpiesstavano pensando che il loro pasciuto presidente potesse essere di nuovo ammesso a scolarsi qualche pinta in un sorso solo in mezzo a loro, ecco che è arrivata la sorpresa. Il loro amatissimo St James’ Park, la loro cattedrale, il cuore pulsante della nazione Geordie, da oggi si chiamerá Sports Direct Arena in onore della catena di circa 400 negozi di articoli sportivi, tra cui il celeberrimo Lillywhites di Piccadilly Circus mèta di qualsiasi turista a caccia di merchandising scontato, fiore all’occhiello dell’impero dello stesso Ashley. Sono curioso perchè troppo spesso i tifosi del Newcastle si sono autodefiniti come i piú passionali di Inghilterra, classificando come unica una esperienza dal vivo a St James’, con il loro modo di tifare, i cori assordanti, il vivere per la squadra in un’area del paese che offre altrimenti poco, definendo il rapporto con i colori e la tradizione calcistica locale come di altri tempi. Ora è arrivata la sveglia. Approfittando del momento felice della squadra, che ha messo a tacere le contestazioni, Ashley ha deciso di vendere i diritti del nome di quella che è stata la casa del Newcastle dal 1892. Il direttore generale Derek Llambias si è giustificato:

 “I would hope to generate between £8m-10m a year, that will give us another player, to compete we need to go further, we’ve had a fantastic start. The fans want us to buy more players, we need a new striker in January, we’ll need replacements in the summer. We need to give ourselves as much of a chance as possible.”

Si può quindi sacrificare tutto per qualche milione in piú, per un giocatore in piú, come ammeso da lui visto che parla di otto/dieci milioni l’anno (siamo lontani talmente tanto dalle cifre dell’Arsenal o del Manchester City che ci si chiede se ne valga la pena), per arrivare un gradino piú in su, come se questo fosse cosa garantita. È normale, lo ha fatto il Brighton con il nuovo stadio, Il Burton, il Leicester, il Bolton, l’Hull che c’è di strano? Forse che nessuno di questi stadi era il St James’, nessuno di questi impianti aveva la sua storia. Per questo colpisce e lascia attoniti. Tutti coloro che la vedono come una cosa normale e necessaria, che considerano le tradizioni un freno per lo sviluppo futuro, dovrebbero considerare che i soldi spesso finiscono nelle tasche delle persone sbagliate, oggi qui domani chissá, mentre svendere parte della propria identitá è per sempre. Saranno poi così vitali per il futuro del club questi otto/dieci milioni l’anno? O non sará un affare per Mike Ashley apporre nome e logo della sua impresa su cancelli e tribune, sui giornali, sui programmi delle partite e qualsiasi altro tipo di materiale legato al Newcastle?

In un certo senso questa situazione mi ricorda molto quello che successe a noi nei primi anni ’90: ci dicevano sempre che “bisogna assolutamente costruire lo stadio nuovo, altrimenti in serie A non ci possiamo andare!”, e ci siamo ritrovati l’Euganeo… Ma ai tempi “era importante andare in serie A”, per farci cosa? Due anni stentati e ritornare diretti in C2? A conti fatti ne avrei fatto volentieri a meno! Non rinuncino i tifosi del Newcastle alle proprie tradizioni, fosse anche una cosa apparentemente “stupida” agli occhi dei più come il nome dello stadio: tutto ciò che non porta vantaggio ad un tifoso, non è una cosa studiata per il tifoso, e va quindi combattuta…

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Nottingham Forest

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NOTTHINGAM FOREST VS.BARNSLEY: ECCO IL MODELLO INGLESE…

Posted on 22 settembre 2011 by La Padova Bene

Fonte: Collectif 1899

Undici persone sono state arrestate in seguito alle violenze avvenute nel centro della città di Nottingham il 6 agosto scorso, dopo la partita fra Nottingham Forest e Barnsley.

Un’importante operazione di polizia è stata lanciata nel Notthingamshire, Derbyshire e Leicestershire per arrestare undici persone protagoniste degli incidenti verificatisi due ore prima della partita, quando un gruppo di sostenitori del Forest assaltarono un pub in cui si trovavano all’interno i sostenitori del Barnsley, scatenando il panico nel quartiere…

Secondo la polizia, altri arresti si verificheranno nei prossimi giorni.

In attesa del loro giudizio, che si terrà a novembre in tribunale, gli undici teppisti sono stati banditi dal centro di Nottingham e da West Bridgford (quartiere della periferia sud della città, dove si trova lo stadio dei “reds”) durante le quattro ore prima e le sei ore dopo ogni partita casalinga del Nottingham Forest.

Gli è stato inoltre vietato di avvicinarsi a meno di 10 miglia (16 chilometri) a qualsiasi stadio in cui giochi il Nottingham Forest, e la stessa identica misura è stata applicata per le partite della Nazionale Inglese.

Leggendo queste righe, mi pare proprio che il “modello inglese” sia repressivo più del “modello italiano”, ma che nonostante tutto non abbia risolto i problemi relativi alla violenza intorno al calcio. Come dimostra quest’articolo, gli hooligans esistono e continuano a menarsi lontano dagli stadi. Qualche volta li beccano, molte altre no.

Insomma, l’utilità qual’è? Reprimere la libertà di una qualsiasi persona di andare a farsi un giro in centro il sabato?

 

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CRONACHE DA MILLWALL

Posted on 18 settembre 2011 by La Padova Bene

Nel week end si è disputato l’attesissimo derby di Londra fra Millwall e West Ham (vero che a Londra esiste una miriade di squadre, ma per me il derby per eccellenza è UNO). L’amico Ale di Padova è andato, e ci manda questo resoconto interessante. Per tutti gli amanti delle atmosfere d’oltremanica…

Dopo tanta attesa finalmente venerdi alle 22.30 ci imbarchiamo in aereo direzione Londra, per assistere il giorno dopo all’attesissimo derby di Championship (serie b) che torna in campionato dopo diversi anni: Millwall-West-ham.
Durante il viaggio aereo ci troviamo vicino altri quattro personaggi che parlano della partita: due sono Ultras del Brescia, uno tesserato e uno diffidato, non hanno il biglietto ma sono intenzionati a trovarlo li sul posto con un aggancio, altresi avrebbero virato a vedere il Crystal Palace e il giorno dopo Tottenham-Liverpool, facendosi due giorni di partite; altri due sono bergamaschi ma tifosi granata del Torino; anche per loro niente biglietto ma speranze di trovarlo sul posto; questi ultimi sono reduci dall’ultimo West Ham-Millwall del 2009 di Coppa di Lega, dove entrarono al 35 del primo tempo a causa degli scontri all’esterno che poi come tutti ricordano sono continuati all’interno con l’invasione di entrambe le tifoserie e la morte di un Lions accoltellato. Prima di atterrare si parla della Tessera e di come questa stia influendo negativamente sul calcio italiano ma su comela maggioranza delle tifoserie stia continuando a resistere nonostante tutto (vedi abbonamenti a 100€ in curva a Torino) e tutte le limitazioni possibili.
Dopo una notte di dritto in aeroporto ci rechiamo molto presto alla volta del New Den, lo stadio del Milwall, perche’ non abbiamo ricevuto a casa i biglietti acquistati via internet. Per fortuna alle 9.30 apre la biglietteria che in 1 minuto senza problemi ci ascolta e ci stampa biglietto e Membership Card dei padroni di casa (altro che Italia).
L’atmosfera per arrivare allo stadio era spettrale; il quartiere e’ decisamente degradato, pieno di fabbriche abbandonate e case dissestate, e le classiche nuvole inglesi facevano da sfondo a un silenzio preoccupante. Fuori dai pub dei Lions non si vede anima viva ma moltissimi gruppetti di 10 elementi che fanno da ronda nelle vie limitrofe pronti a qualsiasi evenienza, mentre decine di camionette di poliziotti si preparano a sorvegliare alla zona sia a cavallo che in tenuta antisommossa.
Iniziamo a girare nei dintorni dello stadio, la gente inizia ad arrivare, il 90% delle persone e’ tatuata Lions, un leone che ruggisce seguito dal motto NO ONE LIKE US WE DON’T CARE; le vedette aumentano,e piu’ il tempo passa piu’ si attendono gli hammers. Ci giunge notizia che la Metro da e’ blindata per il breve tragitto che i tifosi del West Ham devono affrontare per arrivare al New Den. Nel frattempo sentendoci parlare ci avvicina un tipo strano, chiedendoci se avevamo un biglietto da vendergli; era un tifoso del Genoa, si era recato con gli amici dei Fedayn napoletani in Inghilterra martedi per poi vedere City-Napoli coi gemellati,ed e’ rimasto a vedere il giorno prima il Chelsea col Leverkusen e il giovedi Fulham-Twente di Europa league.
Un’ora e mezza prima dell’inizio un cordone di polizia scorta il pulman della squadra del West Ham che arriva allo stadio (in mezzo alla gente), e i Lions iniziano avvicinandosi al cordone per cantare tutto il loro odio nei loro confronti accendendo l’atmosfera… I giocatori di casa invece arrivano tranquillamente in macchina tra la gente salutando tutti senza problemi (altro che da noi). Lo stadio inizia a popolarsi di Lions, mentre fuori le vie principali sono militarizzate come in Inghilterra non avevo mai visto; in sottofondo si sentono diverse sirene tra ambulanze che passano e polizia, segno che in altre parti i gruppi si siano incontrati. Entriamo nello stadio, si respira un’aria incredibile di tensione e di partita storica; noi siamo a 2 metri dal campo in uno stadio di 20mila posti per una squadra che fino all’anno scorso era in serie c inglese..se lo avessimo a Padova saremmo in Champions League, ma qui e’ un altro mondo. Gli hammers hanno ottenuto solo 1900 biglietti, e vengono sistemati a scaglioni nella parte superiore della curva ospiti proprio per evitare un’invasione come l’ultima volta; niente pezze ma e’ un contunuo coro contro…
Naturalmente i Lions sovrastano gli Hammers vocalmente ogni qualvolta intonano il loro inno I’M FOREVER BLOWING BUBBLES, ma la cattiveria, gli occhi di fuoco che avevano nell’insultarsi non li avevo mai visti in tanti anni. Per quanto riguarda la partita, il livello della loro serie B e’ imbarazzante, il Millwall viene dalla C e si vede, il calcio e’ solo palla avanti e fisico, ma livello veramente scarso, e alla fine con il cuore strappano un punto per uno 0 a 0 che va meglio ai Lion piuttosto dei piu’ quotati Hammers che lottano per la promozione. Alla fine applausi per tutte e due le squadre e insulti finali per tutti in un derby tanto atteso quanto spettacolare tra due delle tifoserie piu’ nemiche di Inghilterra e d’Europa. Il deflusso fuori dallo stadio e’ veloce, tutti si rifugiano nei pub locali a festeggiare mentre un esercito attende di far uscire gli ospiti scongiurando incidenti.
Anche noi risaliamo da quartieri veramente poco raccomandabili e corriamo in aeroporto per non perdere l’aereo di ritorno, pensando allo spettacolo che avevamo appena visto e paragonandolo all’impossibilita’ di essere andati a Verona la sera prima.. quello che noi vediamo in Italia ora, assolutamente e’ tutto tranne il vero football, che non sono soldi, televisioni e spalti vuoti, ma valori,maglia, passione quella che solo i veri tifosi hanno e che senza della quale, tutto il resto non ha senso. Come recitava una vecchia maglietta della curva.. IL FOOTBALL…SENZA DI NOI,NON C’E’ SPETTACOLO.

Pare invece che in mattinata, lontano da occhi indiscreti, i Millwall siano andati a fare una “visita di cortesia” a Londra Est, ma non so molto altro… un pò di video tratti da Collectif 1899:


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