La Premier League è decisamente uno dei campionati maggiormente livellati verso l’alto d’Europa. Guardate il campionato italiano per esempio: da almeno un ventennio è saldamente nelle mani di Milan e Juve, con qualche raro “blitz” come quello di Lazio e Roma a fine anni ’90 (mai blitz mi sono sembrati più pilotati cmq, mi perdoneranno i lettori romani!) e con l’exploit dell’Inter dei cinque scudetti consecutivi di cui due vinti a tavolino. E non parliamo della Spagna, paese in cui vorrebbero far la morale a noi quando da una vita il titolo se lo spartiscono Barcellona e Real Madrid. In Inghilterra, al contrario, ci sono almeno cinque o sei squadre potenzialmente in grado di giocarsi il titolo, ed anche nell’albo d’oro c’è una certa alternanza: Manchester United, Chelsea, Arsenal, Liverpool ed ora anche il Manchester City che torna al titolo dopo ben 44 anni.
Per capire il calcio nella città di Manchester, dovete provare ad immaginarvi Torino: lo United è sempre stato un pò la “Juve d’Inghilterra”, la squadra decisamente più blasonata e più seguita nell’intero paese ed uno dei club più ricchi e potenti del pianeta. Il City invece ha sempre rappresentato l’anima popolare della città, un pò come il Toro. Con la differenza che i granata sul loro cammino hanno trovato un Cairo capace di rovinarli completamente, mentre i “Cityzens” sono stati rilevati da uno sceicco con soldi da cagare (mentre probabilmente la sua gente muore di fame) che ha investito molto per fare uno squadrone capace di competere ad alti livelli in patria ed in Europa. L’Europa quest’anno gli è andata malissimo, sbattuti fuori dal Napoli, mentre in patria si sono tolti la soddisfazione almeno di vincere lo scudetto (che da quelle parti vale meno della F.A. Cup).
Ma chi identifica il City come la squadra miliardaria di oggi, sbaglia in pieno: questo è solo “calcio moderno”, destinato a sparire senza lasciare traccia. Appena l’Inghilterra si deciderà a fare delle verifiche serie sui conti di molti club di Premier League, gli arabi che comandano il City finiranno in galera insieme ad Abrahmovic e ad un’altra mezza dozzina di presidenti di club inglesi. Il City in realtà è la squadra sfigata di Manchester, la squadra dei ragazzi di strada, dei quartieri bassi… Negli anni ’70 esistevano delle bande di hooligans molto ben rinomate, come i Cool Cats, la Motorway Service Crew ed i Guvnors, che avevano la loro roccaforte nel Moss Side (uno dei ghetti più duri d’Inghilterra) ed erano formati in buona parte da ragazzi di origine caraibica. Uno dei “top-lads” indiscussi dei Cityzens è stato Mickey Francis, almeno fino al 1988 quando finì in carcere nel corso dell’ “Operazione Omega” che Scotland Yard condusse nelle città più importanti del paese nei confronti degli hooligans maggiormente in vista, episodio che lo portò ad allontanarsi definitivamente dal mondo del calcio. Da allora si è dato cmq da fare, diventando un wrestler di successo. Cliccando qui potete capire qualcosa di più su di lui. Sulla sua vita ha scritto anche un libro, Maine Road Guvnors, tradotti in Italia dalla Boogaloo (clicca qui).
Oggi è tutta un’altra storia, ed i Cityzens che pure hanno speso miliardi per garantirsi le prestazioni di gente come Dzeko, Aguero, Balotelli e quel genio di Mancini in panchina hanno rischiato di perdere un campionato già vinto quando a sei giornate dalla fine si erano ritrovati a -8 punti dai rivali cittadini dello United. Oggi si giocava l’ultima giornata di Premier League ed i “blue” ricevevano un QPR più che mai invischiato nella lotta per la salvezza. I “reds” invece andavano a Sunderland, mentre i diretti avversari dei londinesi (il Bolton) andava a giocarsi la salvezza a Stock-on-Trent. Ricordiamo che in Inghilterra in caso di arrivo a pari punti non si fanno spareggi ma si considerano gli scontri diretti e la differenza reti. All’Eithad Stadium i blue vanno in vantaggio con Zabaleta ma si fanno prima raggiungere e poi superare dal QPR. Mentre i cugini del Manchester vincono in carrozza a Sunderland, mettendo una seria ipoteca sull’ennesimo titolo “red”, succede che il Bolton non va oltre il pari a Stock-on-Trent. A quel punto anche il QPR è salvo, e nei cinque minuti di recupero (in Italia ci sarebbe gente che si strapperebbe i capelli di fronte a tutto ciò) Dzeko prima ed Aguero poi mettono a segno una rimonta che ha dello storico. Un “biscotto” storico, senza alcun dubbio. Direi che tutto il mondo è paese. Certo, da queste parti siam un paese decisamente più “paese” di altri, e c’è gente che ti dice convintissima che “certe cose in Inghilterra non succedono”. Viva le anime candide!
Ad ogni modo, ho piacere che per una volta abbiano vinto i “piccoli”. Mi congedo con un ospite speciale: Liam Gallagher, che insieme al fratello è forse il tifoso “Cityzens” più popolare al mondo. In questo video, insieme al suo nuovo gruppo, il buon Liam propone una versione di Blue Moon, l’inno del City. Complimenti e festeggiate stasera, che domani vi svegliate e ritornate a vedere il Moss-Side appena aprite la finestra della camera!



































