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IN GITA A MILANO…

Posted on 14 maggio 2012 by La Padova Bene

La mia ragazza è milanista ed in quanto tale ha avuto per anni l’abbonamento a San Siro, seguendo anche con una certa costanza prima che la maturità la mettesse di fronte ad altre scelte. Qualcuno dei miei lettori storcerà il naso, visto che ho sempre predicato che Padova deve (o dovrebbe) essere solo biancoscudata. Vanno fatti tuttavia dei distinguo: primo, rispetto sicuramente di più un milanista di Padova che parte ogni domenica per andare a San Siro piuttosto che un milanista di Padova che se ne sta seduto in poltrona e si alza solo per andare a festeggiare i successi; secondo, lei tifa anche Padova (come molti altri in questa città ha la doppia fede) e segue sempre i biancoscudati, non come molti che ti deridono normalmente perchè tifi per la squadra della tua città e poi sono in prima fila a procurarsi i biglietti per i playoff! Fatta questa premessa, nelle scorse settimane ci teneva parecchio ad essere presente a Milan-Novara, ultima di campionato, visto che era un bel pò che non metteva piede a San Siro e l’ambiente le mancava… Sfumato lo scudetto, l’occasione era buona per festeggiare cinque senatori milanisti (Inzaghi, Gattuso, Nesta, Seedorf e Zambrotta) che hanno ormai le valigie pronte, e giustamente dal suo punto di vista ci teneva. Dal mio punto di vista, vedermi qualche partita “random” in giro non mi dispiace, se queste non interferiscono col calendario del Padova; inoltre il suo stato d’animo lo capisco perfettamente (nel senso che so quanto pesa dover rimanere a casa dallo stadio a vedersi le partite in televisione) ed è pur vero che quando devo seguire i biancoscudati come a Torino di lunedì sera lei non fa storie, quindi è giusto qualche volta anche dare qualcosa… Detto questo, ieri mattina ero a casa sua per prenderla ed imbarcarci destinazione Milano!

A Padova piove a dirotto, e rispetto ai giorni scorsi la temperatura si è abbassata di brutto. Fortuna vuole che una felpa nel bagagliaio ce l’ho sempre. Ho anche tre ombrelli per quello, ma sono tutti e tre del Padova, quindi credo che a San Siro non li utilizzerò sperando in un tempo più clemente. In passato sono andato più di qualche volta a San Siro, quasi sempre a vedere il Milan, vuoi perchè qua è pieno di milanisti e ne ho conosciuti molti di più che andavano rispetto agli interisti, vuoi perchè alla fin fine anchio subisco il fascino di quello stadio: San Siro per me è la scala del calcio, uno degli stadi in assoluto migliori del mondo, e chi l’ha progettato e costruito era un genio! Anzi, direi che dopo l’applicazione delle ultime normative, l’hanno un tantino rovinato, ma tant’è… Il fatto che si giochi di domenica ed il tempo non clemente mi riportano alla mente tante trasferte al seguito dei biancoscudati, e non nascondo un pizzico di nostalgia, anche se oggi non sto andando in trasferta ma in gita a San Siro.

In autogrill troviamo altri tifosi milanisti del Veneto, che lei conosce. Troviamo anche una banconiera imbranata che per poco non ci tira in testa il contenitore dei chicchi di caffè: infatti questa prima passa la spugna umida sul banco, poi vi lancia (non appoggia, lancia!) il contenitore di plastica dei chicchi di caffè che scivola e cade a terra con gran rumore e seminando caffè ovunque. Sopratutto addosso alla mia ragazza, che per tutto il giorno continuerà a perderne dalle pieghe dei jeans! La cosa brutta è che quando succedono queste cose e tu ti trovi nei paraggi, il resto dei presenti non assistono alla scena ma si girano al rumore vedendo il pavimento inondato di chicchi di caffè e la banconiera che bestemmia mentre tu ridi, e sono portati a pensare che il colpevole del disastro sia tu… Insomma, fai la figura del rincoglionito senza esserlo e senza colpa! Grazie al cielo ne io ne la mia dolce metà ci preoccupiamo troppo di cosa possono pensare i presenti, ed il viaggio prosegue senza paranoie…

Nel restante tratto che ci separa da Milano parto con la collezione di CD da trasferta, che lei apprezza: Ultima Frontiera, Sumbu Brothers, Statuto, Atarassia… Tante volte certe canzoni hanno portato bene al sottoscritto, tanto da essere diventate la colonna sonora della promozione in B di tre anni fa e della salvezza rocambolesca ottenuta l’anno successivo. Lei in genere ascolta tutt’altro genere, però apprezza, il che mi fa pensare proprio che siamo una coppia molto particolare! Giungiamo alla barriera di Milano e poi via di Tangenziale: ogni volta che passo di qua e mi vedo quelle belle colate di cemento che caratterizzano Sesto San Giovanni, molte delle quali con vista-tangenziale, mi rendo conto di quanto bene si sta nella Cara Vecchia Padova, e mi do una risposta sul perchè molti di queste parti danno l’idea di essere esauriti: perchè lo sono! Usciamo dalla tangenziale e ci immettiamo nel quartiere di San Siro. Con estrema intelligenza parcheggiamo a un paio di chilometri dallo stadio, che significherà farseli quasi alla bersagliera. Fa freddo, e la felpa non aiuta perchè produce il tipico effetto “nylon” di quando si indossa qualcosa di nylon che ti soffoca e ti fa sudare, col risultato che in breve tempo sono fradicio di sudore e il vento gelido che spira non fa che farmi sentire peggio. Disagio! Disagio! Disagio!

Giunti in zona non posso che notare con estremo dispiacere che il baretto al trotto, dove in più occasioni ho trascorso i miei prepartita milanesi, è chiuso. Tutto intorno pullulano i baracchini, tutti uguali, tutti con la stessa roba come del resto le bancarelle dei gadget. Ricordo che negli anni ’90 era uno spasso venire da queste parti anche perchè nelle bancarelle si trovava ogni tanto qualcosa di strano, di diverso, mentre oggi sono tutte omologate. Tristezza. Dall’altra parte della strada, dove ci sono i palazzi, c’è una sorta di bar-ristorante gestito da una famiglia di cinesi, e di fianco un forno. Pizzetta e birra prepartita, ci sta tutta! Con sette euro mangiamo e beviamo sicuramente meglio che nei baracchini… Tutt’intorno parecchie facce da curva, e qualcuno anche abbastanza inquietante. Credo di aver trovato il ritrovo dell’attuale Curva Sud Milano. Bisogna ammettere che hanno scelto una location molto più “tattica” rispetto al bar del trotto che veniva utilizzato ai tempi di Fossa e Brigate. Certo, all’epoca succedevano anche dei bei numeri come si può vedere dal video:

Tuttavia con i tempi che corrono forse ha più senso una location esterna al perimetro del piazzale di San Siro, in cui ci siano forse anche meno telecamere ma da dove sia possibile comunque tenere d’occhio la zona. Diciamo che se un gruppo ospite volesse mai venire in cerca dei milanisti (soprattutto stranieri, credo che gli italiani in questo si siano un pò “addormentati”) intanto dovrebbe conoscerne la location e probabilmente verrebbe intercettato prima dai padroni di casa. Inoltre dovrebbe portare un numero consistente, visto che qui ci saranno almeno un duecento persone… Finiamo le pizzette e le birre e ci avviamo verso l’ingresso, lei si lamenta perchè si perde il riscaldamento ed io giustamente del riscaldamento me ne sono sempre un pò fregato preferendo entrare allo stadio a pochi minuti dall’inizio della partita.

Al prefiltraggio sorge il primo problema, in quanto abbiamo i biglietti di due settori diversi. In settimana non le era stato possibile prendermi il biglietto per il suo settore, il secondo anello blu ovvero il cuore della Curva Sud, in quanto risultavano esauriti; ed aveva optato pertanto per un secondo verde, ossia la curva opposta…  La nostra idea era quella di arrivare al prefiltraggio e puntare sulla bontà degli stewards per passare: niente da fare, ci spiegano che il tornello non leggerebbe comunque il biglietto! Decido allora di entrare per il mio ingresso, e le dico di aspettarmi che in qualche maniera arrivo. E così parto, di gran carriera, mi faccio tutto il perimetro dello stadio e trovo il mio ingresso, il numero 3. Poco prima di me ci sono due ragazzi che discutono animatamente con uno steward che non gli lascia portare dentro l’asta della bandiera. Mentre discutono arriva la Digos, che li ammonisce con tanto di minaccia velata (“Ragazzi, lo sapete come funziona no? Vedete di non rompere il cazzo…!”). Proprio dei bei cagacazzi da queste parti. Ad ogni modo entro, passo il biglietto nel primo e nel secondo tornello, mi faccio le scale ed arrivo al secondo verde. Giusto il tempo di vedere davanti a me la Sud mezza vuota e chiedermi come hanno fatto a dire che era esaurita, quindi mi guardo intorno e mi rendo conto che non ci sono varchi. Scendo, esco dal settore e comincio a percorrere tutto il perimetro interno dello stadio. E qui mi rendo conto di quanto la sicurezza tanto ostentata anche all’esterno (vedi Digos che redarguiva i due ragazzi) sia in realtà una farsa bella e buona: ad ogni ingresso il percorso è transennato, in realtà basta camminare nel corridoio sotto per aggirare tranquillamente tutti i settori e senza che gli stewards chiedano nulla. Giunto in prossimità dell’ingresso 14 noto che ci sono delle transenne supplementari, e per un attimo penso che la mia avventura in giro per lo stadio sia finita. Invece, senza mostrare alcun biglietto, chiedo allo steward che mi guarda con aria interrogativa dove si trova l’ingresso 201, e lui me lo indica e mi fa passare. Non sono tonti, badate bene, semplicemente lasciano fare. Diciamo che sono tanto cagacazzi in altri settori quanto lasciano fare in Sud (credo che in Nord sia la stessa cosa quando gioca l’Inter). Il che mi va anche bene, intendiamoci, solo che penso potrebbero risparmiarsi leggi speciali, circolari, albi degli striscioni autorizzati quando in ogni città d’Italia la legge viene applicata da ognuno come meglio crede! Ad ogni modo volevo ritrovarmi con la mia dolce metà e l’operazione viene completata nei corridoi della Sud, tanto mi basta…

Quando prendiamo posto sugli spalti la partita è iniziata da qualche minuto. Lo stadio è mezzo vuoto, il che è anche comprensibile se consideriamo che si tratta di un Milan-Novara di fine campionato, una partita che non conta più un cazzo per entrambe e che non è certo sentitissima. Come se non bastasse il tempo è una merda e tira un vento infame. Alla mia destra ho la Curva Sud di Milano, semivuota come ho già detto, ma che canta sicuramente più della Nord dei cugini. Alla mia sinistra il settore ospiti con circa 200 tifosi del Novara. Molte offese fra le due tifoserie, i milanisti espongono anche un paio di striscioni “Ieri bruciavate i seggiolini, oggi vi siete riscoperti juventini!” nella zona del Gruppo Quarto e “Non abbiamo stoffa da sprecare, sapete solo scappare, infami!” a centro curva. Non lesinano nel sottolineare l’infamia dei novaresi anche nei cori. Qualcosa fra le due parti deve essere per forza successo, ma non so cosa di preciso…Non mancano tuttavia i cori anche contro l’Inter e la Juve, e non mancano di esprimersi circa la “querelle” degli ultimi giorni sull’opportunità della Juve di fregiarsi della terza stella…

Ad ogni modo la Sud è molto cambiata rispetto a qualche anno fa: un tempo esisteva la Fossa dei Leoni, gruppo storico per cui provavo un certo rispetto ed una certa ammirazione, affiancata dalle Brigate Rossonere nell’anello superiore e dai Commandos Tigre in quello sottostante. Lo scioglimento della Fossa avvenuto a fine 2005 ha provocato un vero e proprio terremoto, e l’immediato dopo-Fossa è stato accompagnato da storie di uno squallore tale che non ho nemmeno voglia di star qui a raccontare. Da qualche anno Brigate Rossonere e Guerrieri Ultras (il gruppo che aveva preso il posto lasciato vacante dalla Fossa) si sono unite dietro un unico progetto, con un unico striscione: “Curva Sud Milano”, con lo scopo di rilanciare il tifo, ma per conto mio l’assenza di quello che è stato un caposaldo non solo della Sud di Milano ma dell’intero panorama ultras si sente e si nota ancora… La Curva Sud Milano è stata affiancata in seguito da altri sotto-gruppi: Vecchia Maniera, Estremi Rimedi e Ultras 1976 e le sezioni Nord-Est, Quarto Oggiaro, Torino, Roma, Sondrio, Toscana, Belgio, Varese ed Emilia Romagna. Nell’anello inferiore invece sono rimasti i Commandos Tigre con i vari sottogruppi, e con lo stesso stile di una volta ovvero guardarsi la partita seduti… Anche a livello ambientale c’è stato un cambiamento, e pur mantenendo la linea apolitica che l’ha sempre caratterizzata, la Sud milanista di oggi strizza parecchio l’occhio a destra. Almeno stilisticamente, il che non significa far politica, ma è evidente che l’identità stessa dei componenti della Sud è cambiata e non di poco. Molto belli ad ogni modo i bandieroni che vengono sventolati in transenna (mi è piaciuto in particolare quello dei Vecchia Maniera) e piacevoli i fumogeni accesi in più momenti della partita. Oggi è una giornata un pò particolare, quindi ci sono parecchi cori per i “senatori” rossoneri che chiuderanno la loro avventura. Del resto, a Milano ogni giocatore ha sempre avuto il suo coro personale, una cosa un pò improponibile da noi, ma qui funziona così e va bene così. Sono curioso di sapere quanto prenderà di multa il Milan per i fumogeni e per gli striscioni, che dubito fossero autorizzati…

Sul campo non si vede certo una partita memorabile: il Milan gioca con sufficienza, mentre il Novara senza pressioni si muove bene e va addirittura in vantaggio con Garcia. Non finirò mai di chiedermi come sia possibile che una squadra nel momento in cui deve lottare per salvarsi è invece paurosa e remissiva, e quando gioca senza più obiettivi gioca meglio, tanto che ti verrebbe da pensare che se avessero sempre giocato così si sarebbero sicuramente salvati. Ma tant’è… Il Milan prende un bello schiaffone, ed ha il merito di svegliarsi, comincia a premere e nella ripresa trova prima il pareggio con Flamini (uno dei più positivi per conto mio) e poi il gol-vittoria di Pippo Inzaghi alla sua ultima partita in maglia rossonera. Un gol che viene festeggiato alla grande da tutti come è naturale che sia per uno che ha dato tanto al Milan.

A fine partita la Sud si colora per la festa: cinque bandieroni rappresentanti le maglie di Inzaghi, Gattuso e Nesta alternate dal loro della Curva Sud Milano e dell’A.C.Milan. In campo Galliani (l’unico uomo al mondo che diventa più bello invecchiando e perdendo i capelli) premia i senatori. Grandi lacrime e commozione, fine di un epoca. Personalmente ho sempre odiato Inzaghi, ma gli va dato atto che al Milan ha dato molto. Al contrario, ho sempre avuto grande stima di Gattuso, come uomo prima ancora che come calciatore.  Con loro due e con Del Piero se ne vanno gli ultimi giocatori-simbolo del calcio italiano, che forse in questi giorni sta svoltando definitivamente verso lo show-business modello wrestling, dove tutto è già deciso e c’è un copione da recitare. O almeno verrebbe da pensarla così… A scanso di equivoci, io spero ancora in un terremoto epocale che possa chiudere un epoca e portare facce più fresche alla ribalta: l’occasione è data dal calcio-scommesse, anche se il rischio che una possibile vittoria italiana all’Europeo faccia finire tutto a tarallucci e vino (come già successo con Moggiopoli in seguito alla vittoria del mondiale in Germania) è reale e concreto. Per questo tiferò per una debacle azzurra, chiamatemi pure antipatriota che non me ne può fottere di meno (anche perchè considero come mia patria Padova ed il Veneto, non certo l’Italia nel suo insieme)!

Mentre usciamo da San Siro incrociamo i tifosi del Novara (fra cui è presente anche più di qualche ultras che ha sottoscritto la tessera del tifoso) che tornano ai propri mezzi. Il tutto mentre il sole torna a squarciare i nuvoloni in cielo e mi costringe a legarmi la felpa in vita. Dovessi trovare un pezzo adatto a questa giornata, andrei sul classico: Vecchioni!

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tuttiatorino

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SASSUOLO THE END

Posted on 02 maggio 2012 by La Padova Bene

La fine dei sogni. Nella giornata dei lavoratori in cui non c’è un cazzo da festeggiare, il Padova esce definitivamente dai playoff. Sinceramente oggi mi è sembrato per un attimo di tornare agli anni della C, a quei lunghi anni di C in cui si spendeva tanto e si costruivano squadre da promozione, salvo poi mancare regolarmente l’obiettivo. Direi una costante dell’era-Cestaro. Ma andiamo con ordine.

Il 1 maggio è sempre una data particolare. Sei anni fa, cinquemila tifosi spezzini capirono che a Padova a prescindere dai numeri non si viene a passeggiare. Per farglielo capire, ci beccammo due arresti e 24 diffide. Io stesso mi feci due anni lontano dal mio amato biancoscudo, e non sono stati due anni facili, ma a ripensarci oggi non mi pento di niente. Anzi.

Ma l’inizio di maggio coincide anche con l’anniversario della scomparsa del grande Gildo Fattori. Ed anche oggi, prima della partita, il suo ricordo è stato onorato come da tradizione. Mentre assistevo alla cerimonia, mi chiedevo cosa avrebbe detto Gildo dopo una stagione del genere. Mi chiedevo come avrebbe parlato di una squadra che nonostante sulla carta fosse palesemente una delle più forti (e mi rifiuto di sentire qualsiasi argomentazione contraria!) ha gettato al vento una stagione grazie alla propria presunzione. E mi chiedevo come avrebbe parlato di un allenatore che quella presunzione l’ha saputa trasmettere perfettamente alla squadra. Me lo sono immaginato mentre diceva col suo timbro di voce inconfondibile “La sensazione, netta, è che questo signore ormai da tempo abbia perso di mano la situazione; e, forse, a questo punto sarebbe meglio prima di tutto per lui, che si facesse da parte, anche per evitare di far danni maggiori di quelli che già ha combinato…”. Gildo oggi l’avrebbe meritata una vittoria in suo onore. Ma stiamo parlando di gente che non ha orgoglio nemmeno per se stessa, come si può pretendere che onorino il ricordo di un morto che nemmeno hanno mai conosciuto?

Eppure se vogliamo dirla tutta oggi, il Padova è stato pure sfortunato, centrando due traverse con Cacia prima sullo 0-0 e poi sull’1-0 per il Sassuolo. Si parla anche di uno, forse due rigori negati. Ma credo sia troppo comodo analizzare il campionato del Padova basandosi solo sulla partita di oggi, come del resto fa furbescamente qualche irriducibile sostenitore del capitano della Padania (Capitan Padania suona bene…). Il suo campionato il Padova l’ha perso molto tempo fa. L’ha perso in partite come le due con il Crotone, contro la Samp in casa, a Gubbio, a Castellammare di Stabia. L’ha perso con l’incredibile debacle interna contro il Pescara che oggi ne ha dati sei anche al Vicenza (non a caso una squadra che sta andando in C… noi abbiamo disputato un girone di ritorno da serie C). L’ha perso a Grosseto. Abbiamo buttato via un campionato che avremmo potuto vincere tranquillamente, avevamo una delle squadre più forti che fino ad ottobre ha marciato come un rullo compressore (ricordo ancora la partita di Empoli, per dirne una…). E qui entra in gioco il carattere, che queste signorine indegne perfino come prostitute hanno dimostrato di non avere minimamente. Si è visto oggi, con la sfaldatura generale che c’è stata dopo il vantaggio del Sassuolo. Si è visto dopo Pescara, quando la “grande reazione” si è trasformata in un pareggio (altra partita gettata alle ortiche) ed una sconfitta interna. Si è visto ogni volta alla minima difficoltà, quando i fenomeni sono andati nel pallone completo. E qui, si vede la mano del mister, che considero il responsabile numero uno della disfatta. Ne parlo però a parte, mi sembra giusto.

Adesso mi interrogo seriamente sul futuro. Non su quello immediato visto che ormai mi sembra PALESE che il nostro campionato finirà il 26 maggio. Mi interrogo su cosa ci aspetta nel medio-lungo termine, che poi tanto medio-lungo non è. Ed un assaggio l’abbiamo avuto in questo campionato: ad un certo punto è arrivato Baraldi che ha fatto chiudere i rubinetti a Cestaro. Con Baraldi è arrivato anche Lorenzo Cestaro, e mi pareva strano che la famiglia del presidente tutto ad un tratto iniziasse ad interessarsi al Padova. Rubinetti chiusi, niente rinforzi a gennaio, niente cambio allenatore onde non trovarsene due sotto contratto e stagione che è andata letteralmente a farsi fottere. Insomma siamo partiti con una squadra da promozione diretta e quando è stata ora di rinforzarla andando a correggere le lacune emerse, non ci abbiamo messo più mezzo centesimo. Una logica che non capisco. A questo punto mi chiedo: cosa dobbiamo aspettarci per il futuro? Si farà un altro squadrone cercando di puntare direttamente alla serie A? Si riparte con una squadra di giovani e magari con un allenatore degno di questo nome? Si fa un altro anno di contratto a quell’incapace arrogante di Dal Canto? Cestaro molla tutto? Sarei curioso di avere delle risposte! Io ho la sensazione che siamo in fase di smobilitazione, vorrei capire a che livello però: perchè se si tratta di fare piazza pulita delle prime donne e di improntare un insieme di gente affamata e vogliosa di mettersi in mostra mi può andare bene; se si tratta di fare pulizia di alcuni parassiti societari che sulle spalle di Cestaro hanno mangiato fin troppo mi sta benissimo; se invece questa stagione è stata la fine dell’era-Cestaro, lo si dica chiaramente senza prendere per il culo ulteriormente i tifosi…

Per quanto riguarda la partita disputata sugli spalti c’è poco da dire. Presenti circa 7.500 spettatori, e mi viene da ridere a pensare a chi avrebbe voluto il pienone: forse non ci si è resi conto che la ferita subita contro il Pescara è dura da rimarginare, perchè è una ferita aperta con la città!  Anche in Fattori molti spazi vuoti, ed anche il tifo non è stato entusiasmante, visto che al gol ospite abbiamo mollato pure noi. Certo, avrei evitato di continuare con cori d’incitamento cantati si e no da dieci persone: credo che ad un certo punto un bell’”Andate a lavorare!” avrebbe messo tutti d’accordo! In curva ospiti presenti circa 200 tifosi del Sassuolo: mi sfugge se gli ultras della squadra emiliana (un gruppetto modesto che però negli ultimi anni ha fatto passi da gigante) si siano tesserati o meno, visto che erano presenti regolarmente al proprio posto!

Credo che ormai sia abbastanza evidente che la gente non ci crede più: tuttavia gli ultras non badano molto ai risultati sul campo, preferiscono badare a quelli sugli spalti! E lunedì sera c’è la trasferta di Torino, una trasferta importante: chi si ritiene ultras e chi ragiona in un certo modo (parlo anche e sopratutto di molti ragazzi giovani e meno giovani che bazzicano la Fattori) a Torino deve venire, con o senza biglietto, con o senza tessera del tifoso. Non ci sono cazzi, non ci sono “ma che cazzo andiamo a fare…”, non esiste “non vengo perchè sono demoralizzato dalla squadra…”. A Torino SI DEVE ANDARE, o perlomeno chi può andare HA IL DOVERE MORALE DI ESSERCI. Quello che cercherò di fare io che pure ho una figlia a carico e non posso garantire sulla presenza, quello che dovrebbero fare tutti. Le scuse risparmiatevele!

A questo proposito, stasera alle 21 in via Carducci siete tutti tenuti a partecipare alla riunione della Tribuna Fattori. Ed a far girare il messaggio. Grazie.

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ST JOHNSTONE TROPHY – FINAL MATCH REPORT TO WEMBLEY

Posted on 04 aprile 2012 by La Padova Bene

Pubblico il resoconto della finale di St.Johnstone Trophy, la “F.A. Cup della serie C inglese”, vista dall’amico Matteo. Fonte: Bar Sport Brusche

Una finale a Wenbley è sempre qualcosa di speciale. Che sia una finale di Champions League, Fa Cup o St. Johnstone Trophy, come quella a cui ho assistito il 25 marzo 2012.

La St. Johnstone Trophy è una coppa alla quale partecipano le 48 squadre della Football League (League 1 e 2), in pratica l’equivalente della Coppa Italia di C. Le finaliste dell’edizione 2011/2012 sono il Chesterfield, ultimo in League One, e lo Swindon Town, primo in League Two. E’ proprio grazie a questo club che sono venuto a conoscenza di questa finale. Ho infatti iniziato a seguire lo Swindon dalla scorsa estate, quando sulla panchina dei Robins è arrivato Paolo Di Canio, uno dei miei idoli.

La finale è in programma alle 1.30pm, dunque verso le 11 prendo la tube a Clapham Common, south London, dove ho passato una piacevole nottata, verso Wembley, north west London. Una bella vasca, resa più interessante da un gruppo di ragazzini che non smettono di cantare cori pro-Swindon, tra i quali spicca il tipico Paolo Di Canio sulle note di “La donna è mobile”, già usato dai tifosi del West Ham ai (bei) tempi in cui Paolino giocava per gli Hammers.

Attorno Wembley l’atmosfera è davvero speciale, come sempre. Da queste parti c’ero già stato due volte in passato, la prima nel novembre 2010 per l’amichevole Inghilterra-Francia (mio esordio negli stadi inglesi), la seconda lo scorso maggio a guardare (con invidia) i tifosi del Manchester United e del Barcellona che ci andavano per la finale di Champions League (vista poi in un pub a Kilburn).

Appena usciti dalla stazione della tube, si vede l’immenso arco di Wembley e il vialone che porta allo stadio è una passerella colorata di blu (Chesterfield) e rosso (Swindon). Un’atmosfera davvero festosa, pacifica e variopinta, con diversi personaggi davvero folkloristici (i due vestiti da puffi in primis).

Ricordo un ministro degli Interni italiani, credo si chiamasse Roberto Maroni, che tramite la (tristemente famosa) Tessera del Tifoso prometteva di riportare le famiglie negli stadi italiani. Sappiamo tutti come è andata a finire (stadi più vuoti), il contrario di quanto accade oltremanica (e non solo). Attorno a Wembley il giallo della Metropolitan Police è appena percepito, anche gli agenti dunque si godono il sole e i 20 gradi. I gruppi di tifosi sono in gran parte famiglie, che proprio sotto l’arco di Wembley si dividono: a sinistra i blu, a destra i rossi (le stesse idee confuse della politica italiana…). La Football League ha infatti organizzato la vendita dei biglietti nella maniera più semplice: metà stadio ciascuno, easy peasy.



Io seguo i rossi e, a mezz’ora dal kick-off, entro con il mano il mio biglietto di Upper Stand, pagato 30 pound (il più economico). Sia dentro che da fuori, Wembley ti dà una sensazione di immensità. Il vecchio Wembley è stato demolito nel 2003 e, dopo 4 anni di lavori, è stato ricostruito alla spesa record di oltre 750 milioni di sterline (il più costoso al mondo). Wembley è, dopo il Camp Nou di Barcellona, il secondo stadio più capiente d’Europa, con 90.000 posti a sedere. Considerata la capienza, pensavo che una finale di Football League avesse il classico “effetto acquario” sugli spalti. Appena entro, mi devo subito ricredere visto che la cornice è davvero splendida (i biglietti venduti sono ben 49.000!). Metà stadio blu, metà rosso, l’impatto cromatico è davvero notevole. Come da tradizione prima della finale, partono le note dell’inno inglese “God save the queen”, che ascolto con un sorriso, ripensando a cosa viene cantato negli stadi veneti (e non) su queste note (“Padova/Verona/— alcolica, cirrosi epatica, tumore al fegato, semo da ospedal!”).


Oltre all’affluenza sugli spalti, a sorprendermi è pure la qualità del gioco, più tecnico ed organizzato di quanto mi aspettassi (ho infatti il pre-concetto che nelle categorie minori inglesi si giochi ancora con il vecchio palla alta al centravanti e avanti tutta). Mi ha stupito in positivo soprattutto lo Swindon Town, che ha mostrato un calcio dinamico e piacevole, con azioni manovrate soprattutto sulle fasce. In pochi mesi Paolino Di Canio ha costruito davvero un bel giocattolo, che non a caso è in testa al proprio campionato. Leggendo la sua biografia e i continui screzi con gli allenatori (Trap, Capello, …), difficilmente avrei pensato che Paolino potesse avere un futuro da allenatore. Dopo quanto sta facendo al suo esordio in panchina, beh, sono davvero felice di essermi sbagliato. La squadra gioca bene e, su quseto non avevo dubbi, Di Canio è un trascinatore, sa come motivare i suoi, come ho potuto leggere sui giornali o ascoltare sulla Bbc. Memorabile una sua intervista, dopo un’espulsione in cui Di Canio giustifica il suo gesticolare come “Italian culture”. Al termine dell’intervista, datata gennaio 2012, Di Canio afferma che la squadra vincerà comunque il campionato, perché la sua è una squadra di guerrieri, che gioca a calcio.

 

Facile dunque capire il perchè Paolo sia adorato dai tifosi dello Swindon. Tantissime le magliette con la sua faccia, ho visto pure un paio di bandiere italiane e tifosi del West Ham venuti a vedere la partita solo per lui. La squadra di Paolino gioca meglio, peccato eprò che i suoi attaccanti si divorino 3-4 occasioni d’oro. Il conto salato arriva dopo pochi secondi dall’inizio del secondo tempo, con il gol del Chesterfield, che manda il delirio la marea blu proveniente dalle Midlands Orientali (Chesterfield è una città di 100 mila abitanti, un quarto dei quali a Wembley…). Lo Swindon prova ad attaccare a tseta bassa ma le idee sono confuse e i Robins non riescono a mostrare il calcio del primo tempo. Il fortino blu resiste e nel finale, in contropiede, il Chesterfield chiude i conti con il 2-0 che vale la St. Johnstone Trophy. Molti tifosi reds iniziano ad abbandonare lo stadio ancor prima del fischio finale, una delle cose che non riesco proprio a mandare giù.

Al triplice fischio, applausi per tutti, vincitori e vinti. Di Canio e i reds guardano i rivali salire la mitica scalinata di Wembley per ricevere l’ambito trofeo.

Il padre che siede accanto a me consola i propri figli, dicendo “Don’t worry, we’ll celebrate at the end of the season”. Lo Swindon si consolerà con la promozione in League One e, visto come hanno giocato i Robins, mi piacerebbe andarli a vedere un’altra volta prima della fine della stagione (il City Ground è fuori Londra, zona 8, nemmeno troppo lontano).

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denise

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CROTONE HOME

Posted on 02 aprile 2012 by La Padova Bene

Il Padova arriva dalla storica (visto che non si verificava da 54 anni) vittoria di Vicenza, e l’ambiente è pervaso da una certa euforia. Niente di speciale, però diciamo che l’ambiente è sereno, come raramente accade a Padova. Ed infatti si tornerà presto alla normalità, all’amarezza, alla rabbia…

Padova-Crotone, non una partita imprenscindibile. Sono senza macchina e così mi faccio venire a prendere da un paio di soci. Appuntamento al bar del mio paese, dove la gente è pure ospitale, ma fino a un certo punto: qualcuno vede “una macchina sospetta” davanti al bar, qualcun altro comincia ad uscire, esco io e mi accorgo che sono i miei soci, malinteso chiarito…

Prima della partita sosta al bar. C’è un bel pò di euforia, si parla di Vicenza, ma nessuno pensa minimamente che il Crotone possa darci una severa lezione. La giornata è anche bella, sembra primavera inoltrata, fa caldo e c’è il sole. Gente non tantissima, l’entusiasmo per una squadra che doveva “ammazzare il campionato” è progressivamente svanito, ed i distacchi in classifica ormai fanno si che non ci si aspetti più molto da questo campionato. Le prime quattro sono un campionato a se, i biancoscudati avrebbero potuto essere tranquillamente li in mezzo se avessero avuto un minimo di continuità, e se avessero subito qualche torto in meno, vedi lo 0-3 a tavolino col Toro che grida ancora vendetta…

Anche in Fattori si presenta qualche buco vuoto. Sinceramente io penso che ci possiamo raccontare tutte le balle che vogliamo, ma se uno ci tiene al Padova non fa differenze fra un Padova-Torino ed un Padova-Crotone: si certo, la Fattori ha un ottimo zoccolo duro, ma vedere certi buchi non è mai bello. Specie se poi alla prima partita di cartello si fatica a trovare i biglietti e ci sono ragazzi sempre presenti che vuoi per distrazione, vuoi per problematiche varie, non riescono a prendere il biglietto durante la prevendita e si ritrovano in altri settori… Io l’ho sempre pensato: a noi servirebbe una curva di 1.500, max 2.000 posti, non di più. In modo da tenerci il nostro zoccolo duro e limitare il più possibile il numero di occasionali. E se qualche bastiancontrario benpensante non è d’accordo con me… sticazzi!

Da Crotone arrivano una trentina di tifosi, tutti con la loro tessera del tifoso. Non vengono posizionati in Curva Nord, come per esempio fu per i veronesi, ma in Nord-Ovest, di fronte a noi. Non ho mai capito con che criterio vengano fatti posizionare gli ospiti all’Euganeo, forse ne arrivano talmente pochi che ogni volta si dimenticano… Fanno il loro tifo, e nella ripresa quando la partita sembra scaldarsi ci si scambia con loro anche qualche offesa. Niente di che.

A dispetto dei vuoti, oggi la voglia di cantare non manca. Il Padova parte bene, ed il grido della Fattori si alza al cielo. Ma alla prima occasione il Crotone va in rete, strozzandoci in gola la gioia per il gol. La difesa biancoscudata, come sempre, si addormenta e si fa affettare come il burro. Uno a zero, doccia gelata. Si ricomincia a giocare, ed in Fattori si continua a cantare. Il Padova cerca di reagire, ma il colpo è duro da assorbire. E così alla seconda occasione dei calabresi, la difesa patavina viene nuovamente infilzata come un tordo. 2-0, partita virtualmente conclusa.

A questo punto anche la rabbia e la carica agonistica vengono meno, ci si produce nella solita triste pantomima di passaggi laterali, pare quasi che si voglia tenere il risultato. Nella ripresa giochiamo a quattro punte, entra Cutolo che poi fa il suo numero e rimette in gioco i biancoscudati, ma in realtà in gioco i biancoscudati non ci sono mai stati; ed anche con quattro punte si continua con i soliti lanci lunghi alla cazzo di cane ed i soliti cross sballati…

Tutt’altra cosa in Fattori, dove si decide di continuare ad incitare la squadra fino al novantesimo. E così i ragazzi sugli spalti danno spettacolo, continuando col tifo anche sullo 0-2, tentando di scuotere a più riprese una squadra che non ne vuole sapere e che anzi finisce con l’irritare anche noi. Ma la Fattori è in palla, e lasciatemelo dire: avessero un decimo della nostra grinta le signorine che vanno in campo, saremmo già matematicamente promossi!

Al triplice fischio qualcuno degli “eroi” in campo cerca anche di venire sotto la Fattori come se niente fosse, e per la prima volta dal nostro settore si alzano fischi. Dietro-front, tutti negli spogliatoi. Adesso il tempo delle chiacchiere è finito: questa squadra deve arrivare almeno ai playoff, diversamente sarà stata soltanto una stagione fallimentare, in cui si sono buttati via soldi per nulla. Ai posteri l’ardua sentenza!

Concludo con un pensiero che ieri mi ha reso felice: recentemente è nata mia figlia, ed i soci in Fattori hanno voluto omaggiarla con uno striscione di benvenuto! Una bimba che mi sa tanto che ha già il destino calcistico segnato… Ringrazio tutti coloro che mi hanno pensato e che hanno pensato a mia figlia. Una bella giornata, nata con i migliori presupposti, rovinata in parte da una squadra di mezze fighe; ma si sa che i giocatori passano, la curva resta!!!

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VARESE HOME

Posted on 19 marzo 2012 by La Padova Bene

Sarò sincero, mi aspettavo una reazione molto diversa!

Da qualsiasi parte si voglia guardare la vicenda di Padova-Torino, rimane una bastardata bella e buona: fermo restando che già di per se E’ UNO SCANDALO che un giudice di comprovata fede granata possa decidere il risultato di una partita in cui è impegnata la propria squadra del cuore, e non venitemi a dire che “la professionalità va oltre queste cose” perchè queste cose succedono solo in Italia; il danno vero e proprio sono stati i tre mesi per emettere un verdetto che era già bello che deciso da dicembre, in una fase delicatissima della stagione fra l’altro… Tutto a norma di regolamento, sia chiaro, ma è la forma sbagliata! A me poi nessuno mi toglie dalla mente che Cairo sia stato aiutato da qualcuno di ben inserito nel mondo della Giustizia Sportiva, che gli ha spiegato per filo e per segno come muoversi (Clicca qui)…

Fermo restando che ritengo che più che fare ricorso il Calcio Padova dovrebbe chiedere i danni al Comune di Padova, ieri mi aspettavo una squadra che andasse in campo e mangiasse letteralmente l’erba. Come del resto ha sempre fatto in situazioni difficili (ci ricordiamo di Torino lo scorso anno?). Invece il Varese, buona squadra e quadrata, ci ha letteralmente messo sotto per buona parte della gara, trovando poi il gol con De Luca a tempo quasi scaduto. Sfiga? Io parlerei di limiti caratteriali, belli evidenti! Facendo un’analisi a 360 gradi della stagione biancoscudata fino ad oggi, mi verrebbe da dire che questa squadra è quantomeno una squadra di presuntuosi convinti di essere dei fenomeni; e se contro il Varese c’era la scusante della mazzata del verdetto di Padova-Torino, mi chiedo quali altre scusanti ci fossero in partite come quelle contro Nocerina, Sampdoria, Gubbio, Grosseto, Empoli… Partite che sulla carta avevamo già vinto prima ancora di giocare! Si si, temo proprio sia questo uno dei problemi maggiori di questa squadra: essere convinta di aver già vinto prima ancora di giocare… Perchè possono raccontarmi ciò che vogliono, ma quando vedo gente come Pellizzoli che su certi tiri non si butta come se avesse paura di sporcare la tenuta da gioco, o come Cacia che in campo è spesso assente e che quando va in panchina prende a calci i cartelloni pubblicitari, beh, per me questa si chiama “scarsa professionalità”… Scarsa professionalità di una squadra troppo presuntuosa, che al novantesimo sentiva di aver già vinto ed è finita a prendere gol per la solita cappella in difesa!

Fino a prima di ieri sera ero convinto che saremmo andati su comunque quest’anno. Adesso non lo sono più molto, proprio perchè non vedo la grinta e la rabbia che sarebbe richiesta. Tanta, troppa gente che “si sente da serie A”, giocando con sufficienza, e questo per me è inaccettabile. Detto questo, comunque vada a finire questa stagione, io suggerirei al presidente Cestaro di imparare dagli errori e di prendere provvedimenti per il futuro. E’ perfettamente inutile che si prenda Baraldi e chiami al suo fianco il figlio Lorenzo per far quadrare i conti, quando i soldi li butta via spesso e volentieri di sua spontanea volontà. Intendiamoci, sono contento che ci sia lui e credo sia anche un generoso visto che di soldi per il Padova ne ha sempre tirati fuori tanti; tuttavia credo anche sia nel suo interesse non buttarli via questi soldi, soprattutto per pagare gente assolutamente inutile! Io credo che nel Padova del futuro, e semprechè si voglia puntare ad una serie A, ci sia un pò di pulizia da fare…

Pulizia in campo, prima di tutto, perchè è inutile tenersi dei “campioni” o presunti tali che poi considerano il fatto di giocare a Padova quasi “denigrante” per le loro “grandi” capacità. Meglio piuttosto tenere cinque-sei elementi della rosa attuale (Cano, che è il miglior portiere che abbiamo, Bovo che ci mette l’anima e Cuffa che è un autentico guerriero, più aggiungerei Ruopolo, Marcolini e Franco) e puntare su gente giovane ed affamata, che voglia affermarsi. Squadre “da salvezza” come il Pescara o il Verona, sono li a spiegarci come si fa…

Pulizia in panchina, perchè credo comunque che questa squadra rappresenti il proprio allenatore: spocchioso e presuntuoso di facciata, ma timido e quasi pauroso alla prova dei fatti. Un insicuro. Non c’è niente di strano: il Verona si trova nei primi posti perchè Mandorlini gli ha trasmesso la grinta e la determinazione, il Pescara perchè Zeman gli ha trasmesso l’amore per il bel gioco e la voglia di inseguire il gol anche quando non servirebbe; il Padova annaspa perchè Dal Canto ha trasmesso alla squadra, già presuntuosa di suo, la sua mentalità insicura. Il fatto stesso di aver rilasciato interviste in cui diceva che “questa squadra è al massimo da playoff” è di una gravità sconcertante, perchè oltre a demotivare lo spogliatoio ha anche fornito un alibi. Abbiamo perso? Va bene tutto, tanto siamo ancora dentro i playoff! Dal Canto è giovane, troppo giovane per allenare in serie B, e sopratutto troppo poco carismatico, ed assolutamente incapace di gestire un gruppo di giocatori problematico. In panchina serve uno che metta ordine in spogliatio, che faccia capire chi comanda e che sia in grado in certe situazioni di prendere il toro per le corna.

Pulizia in dirigenza, perchè tutto quello che è successo contro il Torino non è successo a caso; bensì succede al Padova che non è rispettato da nessuno in Lega, forse perchè non adeguatamente rappresentato… Cestaro, quando ha capito di non essere in grado di seguire da solo il mondo del Calcio, si è affidato a Foschi per fare il calcio mercato: dovrebbe semplicemente fare lo stesso a livello dirigenziale, potando i ramisecchi come mister “allargolebraccia” Sottovia o come Sua Inutilità Gianni Potti. Sottovia sarà anche una brava persona, non dico di no, ma per rappresentare la società in Lega serve gente con le palle, che quando è ora non si faccia scrupoli ad alzare la voce, sbattere i pugni sul tavolo e, se necessario, prendere anche qualcuno per il bavero della giacca. Ed il discorso che è meglio essere onesti attacca fino a un certo punto: è meglio non prenderlo in culo, per prima cosa, e l’essere onesti va bene nei confronti di chi si comporta correttamente, non di chi approfitta della buona fede delle persone come Cairo! Ed il presidente granata ci aveva già provato l’anno scorso con la storia di El Shaarawi: per questo non si sarebbe dovuto concedergli nessun credito, men che meno quello di decidere di giocare i minuti rimanenti qualche giorno dopo senza aspettare i canonici quarantacinque minuti d’attesa per regolamento!

Detto questo, e tornando alla partita, il Varese ha pareggiato all’ultimo secondo ma non ha rubato nulla come ho già detto. Ed ha fatto un gran gol, con quel De Luca che molti dicono sia “il Giovinco dei poveri”. La cosa che mi ha dato fastidio è l’esultanza fatta al momento del gol, con il dito indice portato alla bocca per zittire il pubblico: quelle sono mancanze di rispetto che non tollero, e che certa gente si permette solo perchè giochiamo in uno stadio come l’Euganeo. Giocassimo all’Appiani non si azzarderebbero quasi ad esultare! Purtroppo questo stadio è un problema: ci danneggia non solo a livello di tifo, ma ultimamente anche a livello di squadra, e un pò mi stupisco di come sui giornali si sia parlato tanto dello 0-3 a tavolino come di “sentenza scandalo” ma nessuno abbia puntato l’indice contro l’Euganeo… Senza uno stadio decente, il Calcio Padova non ha futuro! Quanto a De Luca, è un piccolo bastardo che pensa di essere furbo. Cliccando qui potete accedere alla sua pagina facebook, se vi va di fargli capire che non si esulta mancando di rispetto! Peraltro, a Varese ho notato che gli brucia ancora il culo per i playoff dello scorso giugno, come vedremo nel prossimo articolo…

Per l’appuntamento, la Fattori si presenta bella piena, ed anche la cornice di pubblico in generale è discreta. Il popolo biancoscudato si stringe intorno alla squadra, che ne ha bisogno più che mai dopo la mazzata di Padova-Torino. Prima della partita Cestaro e la Carron premiano Renzetti per le 100 presenze in biancoscudato, quindi vengono chiamati sotto la Fattori. Consueta sciarpata iniziale e tifo che a differenza di altre occasioni è molto buono. A metà primo tempo viene esposto lo striscione “Pd-To ha dimostrato quanto conta il calcio giocato, questa storia deve finire: Cestaro fatti sentire!”. Moltissimi i cori contro il Toro, Cairo e Valente. Poi in pieno recupero arriva la mazzata… Da Varese arrivano poco più di un centinaio di tifosi, che sventolano qualche bandiera biancorossa. Presenti anche un paio di pezze dei Blood Honour, il gruppo trainante della Curva Nord di Varese. La cosa mi stupisce perchè sapevo che non si erano tesserati, ed infatti più tardi avrò la conferma: una quarantina di loro sono entrati “grazie” alla nuova legge che consente ad ogni tifoso non tesserato di prendere un biglietto per un tesserato…

Al novantesimo, nonostante la delusione, la squadra viene sotto la Fattori a raccogliere il consueto applauso, che dimostra di meritare sempre meno man mano che passano le giornate… Lunedì sera si va a Vicenza, e mi aspetto una prestazione di quelle cazzute. Che onorino almeno il derby! Non dovesse succedere, credo sia ora di rivedere un pò di cose anche nell’atteggiamento della Fattori verso la squadra. Sempre per il discorso che ad essere troppo buoni si passa da coglioni…

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ALBINOLEFFE HOME

Posted on 04 marzo 2012 by La Padova Bene

L’Albinoleffe è una di quelle squadre di cui uno si augura la scomparsa a breve termine dal calcio professionistico. Invece te li ritrovi in serie B e ti chiedi il perchè. Poco male, nel 2003 ci sbatterono fuori dai playoff venendo a vincere all’Euganeo, e già qui si può capire quanto mi sia indigesta questa partita: 25 maggio 2003, Padova-Albinoleffe 1-2. Un caldo africano, ed una tensione che non mi aveva fatto dormire la notte tipica per me della vigilia dei grandi eventi (è stato così anche quest’anno ai playoff, e pure nel 2009 in C1… poco da fare!). Sono le cose che più mi ricordo di quel maledetto Padova-Albinoleffe. Finì male quel pomeriggio, e finì peggio sette giorni dopo a Cremona quando pur vincendo fummo estromessi dalla finale. Ma non tutto il male vien per nuocere, e quei playoff 2002/03, pur conclusi con l’amarezza in corpo, segnarono la fine di un periodo non facile sia a livello lavorativo, che a livello personale. Un giorno ne parlerò meglio in un post dedicato. Oggi Padova-Albinoleffe è una partita da minimo stagionale di spettatori, ma in realtà qualcuno in più rispetto alla partita con l’Empoli c’è. E c’è anche un clima un pò diverso dalla sonnolenza di quindici giorni fa…

Padova-Albinoleffe è anche la prima delle sette partite che compongono l’iniziativa “7 volte Padova” (clicca qui), ovvero quello che sarebbe il carnet del Calcio Padova. L’iniziativa è sicuramente molto valida, ma non è nata con i migliori auspici, e difatti vi hanno aderito solo 600 tifosi (in pratica lo zoccolo duro della Fattori, mi potevo aspettare di meglio). Casomai quest’iniziativa ha evidenziato ancora una volta gli evidenti limiti di comunicazione propri del Calcio Padova: pochissima pubblicità all’iniziativa, e quasi esclusivamente sul sito internet della società; e nessuno che abbia detto una cosa a mio avviso fondamentale, ovvero che il carnet da diritto alla prelazione in caso di playoff! Il Calcio Padova ha questo difetto di comunicazione che secondo me penalizza anche la tifoseria, una cosa che avevo già notato il primo anno di B per la campagna abbonamenti, non un cartellone in giro per la città, non un annuncio ben fatto in radio o in tv, niente di niente a parte un trafiletto su internet… E non parliamo di altre questioni, quali per esempio il famoso Padova Store in centro di cui non si sa più nulla o quel famoso progetto per l’Euganeo che nessuno ha mai visto e che è stato liquidato in due parole dicendo che non ci sono soldi! A volte ho la sensazione che per certe questioni ci sia proprio un disinteresse totale: il tifoso è visto come una mucca da mungere quando fa comodo, ma non si cerca di fidelizzarlo (giusto per utilizzare una terminologia tanto diffusa negli ultimi tempi) in nessun modo. E la controprova ce l’ho avuta recentemente con una mail inviata non solo al Calcio Padova ma anche a vari siti che parlano del biancoscudo (Padova Sport, Padova Goal, Calcio Padova 1910) a proposito delle commissioni assurde richieste da Ticket One, pari al 30% (il carnet originale sarebbe costato 30 euro, ma viene oltre 40 con le commissioni, inaudito!): non ho ottenuto il benchè minimo riscontro, da nessuna parte! A questo punto mi viene da chiedere se non ci sia la ben precisa intenzione di alzare la voce il meno possibile e di fare meno rumore possibile per non dar fastidio forse a qualcuno che di Calcio Padova non vuole proprio sentir parlare… Almeno la possibilità di prolungare ulteriormente l’acquisto del carnet c’è? Io avevo trovato a metà settimana alcuni ragazzi che dell’iniziativa non sapevano assolutamente nulla, e come li ho trovati io scommetto che sono in tanti quelli che non ne sapevano nulla…

Sul campo il Padova torna alla vittoria, e questa volta non ho niente da dire sulla squadra nè sul tecnico: finalmente ho rivisto la rabbia e la voglia di vincere, che molto spesso quest’anno è mancata! Una vittoria molto più netta di quanto non dica il semplice risultato, fosse finita 5-1 per noi non ci sarebbe stato proprio niente da dire… Ruopolo ha giocato una gran partita, ma vorrei spezzare una lancia anche a favore di Cacia, spesso discusso e che ieri invece notavo come nel primo tempo corresse come un forsennato a pressare la debole difesa dell’Albinoleffe… A centrocampo Bovo dimostra ancora una volta di non essere forse un giocatore “da serie B” a livello tecnico, ma di avere grande cuore e grandi polmoni. In difesa mi è piaciuto anche Portin, l’ho visto sicuro e concentrato. Ciò che proprio non è andato è stato l’arbitro, il signor Cervellera di Taranto, che oltre ad aver fischiato un rigore assolutamente inesistente ai bergamaschi salvo poi negarne un altro molto più evidente sempre all’Albinoleffe ed un’altro ancora ai biancoscudati, ha fischiato non a senso unico (per conto mio entrambe le squadre sono state penalizzate dall’arbitraggio) ma assolutamente a caso. Ha voglia poi Nicchi a dire che in Italia ci sono gli arbitri migliori, solo un presuntuoso come lui (che già era tale da arbitro) può sostenere una cosa del genere… E qui apro un’altra parentesi: è da un pò che gli arbitri, se possono mai fischiarci qualcosa contro lo fanno. Per non parlare dell’atteggiamento di qualche stronzo di giocatore avversario, che si prende qui delle libertà che in altre città non gli sarebbero concesse. Vi faccio una domanda: pensate che all’Appiani ce li avrebbero fischiati certi falli o certi rigori contro? Pensate che in una partita come quella di ieri giocata però col fiato della gente sul collo un arbitro avrebbe regalato tutti quei fuorigioco, quei falli e quei rigori agli ospiti? Pensate che gentaglia come Coralli o Ze Eduardo o Abbruscato si sarebbero permessi certi atteggiamenti in uno stadio come l’Appiani? Io dico di no, e qui bisogna affrontare un macigno che ci portiamo appresso da anni e per il quale tenderemmo a non vedere soluzioni, ma che va affrontato: lo stadio Euganeo! Io credo che dobbiamo fare una cosa, come tifoseria, tutti quanti assieme: la guerra a questo stadio! E parlo anche della Fattori, che su questo stadio non ha mai preso una posizione ufficiale ma che a mio modo di vedere soffre più di tutti (prima eravamo in un settore a cinquanta metri dal campo, oggi siamo in un settore decisamente migliore, ma laterale…). E’ ora di capire che questo stadio è uno dei principali problemi della Padova Calcistica!! La pista d’atletica va eliminata, non mi interessa come, non mi interessa perché, non mi interessa con che soldi, ma va eliminata e gli spalti ricostruiti a ridosso del campo! Che la pista d’atletica se la costruisca la sorella della Ruffini nel giardino di casa! Abbiamo le curve che sono a cinquanta metri dal campo e pressochè inutilizzate: ieri i pochi tifosi dell’Albinoleffe erano in tribuna e la Sud è stata chiusa per non meglio precisati motivi… Ma a che è servito costruire una merda del genere? Ma soprattutto a chi???

Il tifo è stato decisamente migliore rispetto a Padova-Empoli, segno come pensavo che quindici giorni fa fu una giornata assolutamente strana… Nel primo tempo si è partiti bene, per poi calare nel secondo. Qualche bel coro ancora nel finale quando il Padova soffriva. Parecchi insulti alla terna arbitrale. Nel complesso una discreta prova direi, pur riconoscendo che si può fare meglio di così… Presenti anche una decina di tifosi dell’Albinoleffe. Dalla macchinata dell’anno scorso sono passati alle due di quest’anno. Direi che in un anno caratterizzato dalla quasi totale assenza di tifoserie ospiti, è quasi un evento!

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Posted on 20 febbraio 2012 by La Padova Bene

Fra i vari ricordi della mia adolescenza, ce n’è uno un tantino strano, nel senso che non si tratta di una partita memorabile o di una giornata di tifo di quelle che rimangono scolpite nella memoria. Anzi, tutt’altro: fu una giornata assolutamente scialba e noiosa. La giornata in questione è il 21 febbraio 1993, la partita Padova-Monza 2-1. Primo gol di Lele Pellizzaro in maglia biancoscudata. Perchè mi ricordo quel giorno e quella partita in particolare? Semplicemente mi rimase impressa per il clima soporifero che si respirava in curva ed in generale in tutto lo stadio. Sembrava che quella domenica almeno il 70% dei presenti fosse andato a letto con una sbronza fotonica ed avesse dormito meno di tre ore. Mancava proprio l’energia, sembrava che anche il semplice fatto di essere allo stadio per la maggior parte dei presenti fosse uno sforzo non da poco, e men che meno c’era la voglia di cantare ovviamente… Il primo coro dalla Curva Nord partì verso il quinto minuto di gioco, precedentemente i monzesi (che erano 70-80) si erano anche presi delle libertà fuori luogo come quella di cantarci “Dove sono gli ultrà!”. Nella ripresa poi salì uno dei personaggi più noti della Curva Nord e di Piazza Cavour, che prese in mano il microfono (all’epoca utilizzavamo un impianto di altoparlanti per coordinare i cori) ed iniziò a cantare “C’era un ragazzo che come me, amava i Beatles ed i Rolling Stones…”. Andò avanti cinque minuti buoni prima che la gente si risvegliasse dal suo torpore iniziando a “mormorare” a proposito della stonatezza del lanciacori in questione: “Bene, vi do un’alternativa: o cominciate a cantare voi, o canto io fino alla fine della partita!”. Inutile dire quale fu la risposta del pubblico, ed almeno nella seconda fase del match il tifo fu qualcosa di decente… Ma l’atmosfera rimase comunque “strana” e soporifera, e non era facile trovare una spiegazione: certo, il Monza non era propriamente l’avversario più stimolante nè sul campo nè sugli spalti, ma ce n’erano altri che non erano sicuramente migliori; ed il Padova faticava a trovare una continuità di risultati e gioco (la settimana prima avevamo perso 2-0 a Modena in una delle peggiori prestazioni esterne del campionato) ma era pur sempre nella parte medio-alta della classifica. Diciamo che fu una coincidenza di situazioni e congiunzioni particolari, simile a quelle che portano fenomeni come eclissi di sole o luna: io stesso quel giorno avevo una giornata abbastanza storta, tanto che dopo la partita me ne andai a casa anzichè al Wag come si usava quasi tutte le domeniche. E non ero l’unico: basta pensare che di solito eravamo una decina di coetanei del mio paese che ci recavamo allo stadio sempre insieme, e quella domenica eravamo solo in quattro… Perchè racconto questo episodio? Semplice, perchè quel Padova-Monza del 1993 per me è la miglior rappresentazione di cosa vuol dire “giornata storta”! Non ho più rivissuto giornate così brutte, o meglio tutte le giornate brutte che ho vissuto in seguito avevano una motivazione ben precisa per il clima “funereo”: poteva essere la squadra che andava male scatenando la rabbia dei tifosi, o la rassegnazione che subentrava al culmine di una serie di risultati negativi; poteva essere lo scazzo che si veniva a creare nell’ambiente in seguito ad un’ondata di diffide o di arresti (vedi per esempio i fatti di San Valentino del 2008, che portarono all’arresto di una decina di personaggi di spicco della curva); poteva essere un periodo di particolare mancanza di entusiasmo, magari per l’ambiente stanco per la troppa monotonia (per esempio, nella stagione 2003/04 ed in quella successiva 2004/05 spesso e volentieri ci capitava di essere in tre gatti in curva a cantare…) ma una spiegazione abbastanza precisa c’era sempre. Quel giorno, non c’era, semplicemente…

Perchè racconto questa storia? Perchè una situazione simile l’ho rivissuta quasi vent’anni dopo, in un’altra giornata di febbraio: Padova-Empoli, sabato scorso! Certo, in mancanza di tifoserie ospiti viene meno lo stimolo a cantare, ma non era certo la prima partita in questi anni maledetti che giochiamo senza ospiti. Ed abbiamo uno stadio di merda, che però ce lo sorbiamo da anni. Il nostro è uno dei pochi stadi in cui è vietato vendere alcoolici, ed una birra in più ti rallegrerebbe la giornata, ma non è da oggi che c’è questa situazione e la gente ha sempre ovviato portandosi da bere da casa. Ovvio, il Padova ha anche fatto schifo sul campo, e la gente sta perdendo la pazienza, ma non credo sia direttamente collegabile a questo la situazione vissuta sabato… Semplicemente, la Fattori era molto più vuota rispetto al solito, credo che così vuota non lo fosse mai stata quest’anno. Vedevi la gente arrivare con calma e con pigrizia, anche quando mancavano pochi minuti all’inizio della partita, come se non ci fosse voglia di assistere a Padova-Empoli. Molti dello zoccolo duro non li ho proprio visti, ed anche di quelli che c’erano più di qualcuno aveva una giornata pessima, occhi gonfi di sonno o cerchiati, aria da sonno… Non parliamo di cantare, moltissima gente non ha quasi mai aperto bocca. Con questo non voglio fare delle critiche, è semplicemente stata una giornata un pò così, un pò del cazzo, robe che capitano. Dovesse ripetersi, me ne preoccuperei, ma non credo…

Sul campo anche il Padova ci ha messo del suo, con una prestazione che definire scialba è un complimento. A questo proposito apro una parentesi sulle parole di Dal Canto che dopo il match si sarebbe lamentato dell’eccessiva freddezza del pubblico: “L’atteggiamento del pubblico non mi piace. Solo gli ultras sostengono i giocatori”. Non voglio certo difendere Dal Canto, che secondo me sta facendo dei danni grossi e mi auguro che venga presto sollevato dall’incarico, nè mitizzare gli ultras che come ho già detto sabato non erano in grandissima forma: mi sembra però evidente che buona parte del pubblico di Padova tutto fa tranne che sostenere la squadra. Anzi, per molti l’andare a vedere una partita è pretesto per sfogare le proprie “ansie da allenatori mancati”: qui un giocatore che inanella un paio di prestazioni sottotono è un brocco, ma appena segna diventa un fenomeno; una squadra che vince due partite di seguito fa parlare tutti di serie A, se poi se ne perdono altrettante tutti cominciano a dire che sarà già un miracolo salvarsi; lo stesso Dal Canto lo scorso anno era un fenomeno, quest’anno è diventato un idiota… Io credo che molti tifosi debbano maturare, a prescindere dall’età: se siete avanti con gli anni e vi sentite chiamate in causa dalla descrizione effettuata nelle righe precedenti, il problema è tutto vostro, ed invece di fare gli offesi fatevi un esame di coscienza! Un tifoso nell’arco dei novanta minuti sostiene la propria squadra, eventualmente fischia alla fine, e qui potremmo discutere sul fatto che forse la Fattori è stata un pò troppo buona fino ad oggi ma è un’altro discorso: chi fischia al primo passaggio sbagliato al secondo minuto di gioco non è un tifoso, ma un gufo che si augura che le cose vadano male per poi dire “Ve l’avevo detto io!”, con la stessa facilità con cui salteranno sul carro dei vincitori quando poi si vince! E non è un discorso di settori dello stadio: ci sono tifosi attaccatissimi alla squadra in tribuna, come ce ne sono in Fattori che si sentirebbero un pò troppo allenatori, e forse l’unica cosa che fa la differenza è che in Fattori questi rimangono comunque la minoranza e tenderebbero a sparire nell’insieme! La cosa bella è che poi molti mitizzano il pubblico di Verona: vi siete resi conto almeno che a Verona anche il pubblico cosidetto “normale” nel corso dei novanta minuti incita la squadra e se deve fischiare lo fa a fine partita?

Parlando di ciò che ho visto sul campo, ho visto una squadra comunque paurosa ed insicura. Troppi errori di misura, di passaggi, di valutazione, dettati troppo spesso dall’insicurezza. Vedere il gol di Maccarone, provocato da un appoggio sbagliato di Bentivoglio e da una scivolata di Trevisan. Ma la squadra per me è forte, e non ci sono scuse da raccontarci: mi rifiuto di credere che di punto in bianco siano diventati dei brocchi! Io ho la netta sensazione che a Dal Canto sia sfuggita la situazione di mano… In settimana ha fatto molto scalpore il fatto che ben quattordici giocatori siano andati a farsi la serata al Q il venerdì sera, quando al sabato era prevista un’amichevole con la Primavera. Niente di gravissimo per carità, ma a quanto pare c’è un regolamento che parla chiaro circa le uscite dei giocatori stessi… se in quattordici sono andati a farsi la serata al Q alla luce del sole, due son le cose: o nessuno conosce questo regolamento, cosa grave, o in massa hanno voluto dare un segnale che loro “se ne sbattono tanto il cazzo”, cosa gravissima. E male fa la società a non prendere provvedimenti, fra l’altro lasciando che i giornalisti ci marcino sopra… La stessa reazione di Dal Canto ad una domanda di Borile (che è un provocatore, va detto, ma anche Dal Canto è pur sempre un professionista….) dopo la quale si alza e se ne va offeso mi da l’idea di uno spogliatoio sull’orlo della crisi di nervi. Una cosa è vero: a febbraio, il Padova di Dal Canto non ha uno straccio di gioco e continua a tenersi in piedi grazie alle invenzioni dei singoli. Forse non è nemmeno tutta colpa dell’allenatore, nel senso che qui è stata affidata una Ferrari ad uno che sa guidare a malapena uno scooter. Sarebbe il caso di imparare dagli errori del passato, e di affidare in futuro la guida tecnica ad un allenatore d’esperienza, che sappia mettere in riga i giocatori e spremerli nella maniera giusta, ottenendo il massimo. E soprattutto, sarebbe il caso di fare piazza pulita delle varie primedonne dello spogliatoio: se si conoscono nomi e cognomi di coloro che creano problemi e che “scavano da sotto” per quale motivo continuiamo a tenerceli?

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Posted on 05 febbraio 2012 by La Padova Bene

Arriva il derby nella domenica più fredda dell’anno. Sveglia prestino e via in zona stadio, alla fine passerò almeno sette ore al gelo e mi ritroverò a concludere la giornata ed a scrivere il resoconto con un mal di testa da competizione…

Un tempo Padova-Verona non era propriamente la partita più attesa dell’anno: nei primi anni ’90, quando avevo appena cominciato a frequentare lo stadio, il Verona non era ancora diventato un habituè delle serie minori, ed era ancora visto un pò da tutti come “Il Verona Campione d’Italia”. La partita era abbastanza attesa, diciamo per una questione di prestigio, e poi c’erano sempre le Brigate Gialloblù e per una realtà emergente come i padovani erano un banco di prova discretamente impegnativo. C’era la voglia di mettersi in mostra contro di loro, ma anche una certa ammirazione, che fino a pochi anni fa c’è sempre stata da parte biancoscudata: se c’è una cosa che non ci manca da queste parti (almeno a livello di curva) è l’onestà intellettuale, e le Brigate Gialloblù ma più in generale i veronesi erano visti semplicemente come una delle tifoserie migliori d’Italia, per certi versi “avanti”. Fino al 1992/93 il derby col Verona era abbastanza sentito, poi andò scemando principalmente per il motivo sopra citato, poi anche perchè molti padovani del giro “politico” avevano amicizie che contavano a Verona, e soprattutto perchè in quegli anni vennero su Venezia e soprattutto Vicenza, due sfide decisamente più sentite… Nel nostro ultimo anno di C (1997/98) credo non fossimo più di 400 al Bentegodi. Non molti di meno di quelli che erano loro all’Euganeo, e con la giustificazione che stavamo andando a puttane a livello societario… Ci siamo ritrovati in serie C nel 2007/08, ed il rispetto che fino a quel momento c’era stato cominciò a scricchiolare quando una ventina di butei cercò di fare il numero sotto la nostra curva verso mezzogiorno, ma trovarono circa 100 ragazzi belli preparati ad attenderli: le conoscenze fra i capi delle due fazioni evitò che la cosa finisse in battaglia, ma da quel giorno il rapporto cominciò a scivolare sempre più verso la rivalità. Ultimamente, anche con la storia della tessera del tifoso, posso dire che sono andati in culo un pò a tutti, quindi la rivalità è tornata a bruciare come nei primi anni ’90.

Durante quest’ultima settimana ho visto un’attesa abbastanza forte, e soprattutto voci ad almientare la tensione come quella di un’ottantina di scaligeri che avrebbero comprato il biglietto direttamente in Curva Sud. Niente di tutto ciò, o se anche fosse stato vero sono poi stati mandati nel settore ospiti. Ma altre voci erano girate, si parlava di possibili “visite di cortesia”, e chiaramente le persone che me l’avevano fatto capire non è gente che si inventa le cose: qualcosa avranno sentito… Il fatto che non sia andata così, è solo stato una tortura per il mio corpo. Pace, si accetta anche questo, fa parte del gioco. In biglietteria prima della partita capita anche di incrociare qualche singolo tifoso gialloblù, ma siccome qui non siamo a Napoli ma a Padova e siccome a noi interessano gli altri ultras o perlomeno la gente che si definisce in un certo modo, il padre di famiglia o il tifosotto di turno lo lasciamo stare. Certo, poi ci può essere il tifosotto di turno che va a raccontare ai suoi amici con vanto di essere finito a fare il biglietto sotto la curva di casa senza che nessuno abbia fiatato, ma è un vanto del cazzo perchè soprattutto quando uno è un illustre sconosciuto anche nella sua curva si fa presto a far cadere il palco…

Verso le 14,30 si diffonde la voce che ci sia parte della crema gialloblù a Crema Sport, qualcuno parte, ma si rivelerà il solito bluff dettato dalla tensione. Tensione eccessiva, che farà brutti scherzi anche durante la partita…

Parto a descrivere il tifo con il commento di un ragazzo neutrale presente in sud-ovest, che per la cronaca fa parte di una tifoseria rivale sia di Padova che di Verona: Tifo padovano nel secondo tempo molto meglio che nel primo. In generale buono. I veronesi si e no, non li sentivo molto. Belli i cori contro Tosi. Purtroppo lo stadio non vi da la possibilità di far notare il potenziale sia come tifo che fuori. Questo è quanto, per conto mio, ora si scatenino pure le macchiette gialloblù nei commenti, per me contano solo per meri fini statistici…

Parlando invece seriamente degli ospiti: erano veramente in tanti, 2.500, non me ne ricordo così tanti nemmeno negli anni ’90 (anzi, ci sono stati campionati in cui arrivavano in 5-600). Ho seguito l’inizio partita al centro, poi vedendo che la tensione era sempre più alta e non avendo troppa voglia in questo periodo di crearmi più casini del dovuto, mi sono spostato di lato. Da li ho sentito più di qualche coro loro, e bisogna dire che rimangono comunque belli ed originali nel sostegno alla squadra. Per il resto, i veronesi di oggi mi ricordano molto i vicentini della seconda metà degli anni ’90: hanno una bellissima carta lucente fatta di numeri e tifo, ma ho l’impressione che dietro questa carta non ci sia cioccolata. Solo il tempo potrà darmi ragione o torto…

Hanno una cosa che purtroppo nelle altre città venete manca: l’attaccamento alla maglia! Ecco, se c’è una cosa che il tifoso padovano medio dovrebbe imparare è quella di essere più tifoso ignorante e meno allenatore. La squadra va sostenuta, punto. Si contesta quando c’è da contestare, sicuramente non si passa la partita a commentare questo o quel giocatore piuttosto che i cambi del tecnico. Non in Fattori almeno. Ecco perchè a volte vorrei una curvetta di 1.500 posti: per quelli che tifano, gli altri servono a poco… Fatta questa premessa, che è un dato di fatto facilmente riconoscibile da chiunque, per me il tifo della Fattori è stato più che buono. Si poteva fare di più, ma comunque non è stato male. Nei primi 45 minuti spostato di lato notavo come quasi tutti cantassero, mentre me la raccontavo con una “vecchia gloria” che mi raccontava di quanto gli fossero andati in disgrazia (e quanto lo capisco…) i veronesi dopo aver sottoscritto la tessera del tifoso. In generale penso che i problemi siano di altra natura, ed al primo posto ne metto due: chi non regge l’alcool dovrebbe bere il meno possibile, e chi non sa stare al suo posto dovrebbe imparare a starci (Specie se chi non fa poi molto per attirarsi simpatie, poi ha anche da lamentarsene…)! Poi, in uno stadio come l’Euganeo, è abbastanza normale che se uno va in Est, con la Fattori di fianco, il tifo non lo sente. Non ci vuole un professore per capirlo, ma evidentemente oggi qualcuno della Est aveva il dente avvelenato… A proposito: bella coreografia, ho visto un netto miglioramento dai tempi dello scudo del Comune di Vicenza! Anche se, quando andavo a scuola, se nel compito di italiano avessi preso due nel primo test ed otto nel secondo, la professoressa minimo mi avrebbe chiesto da dove avevo copiato il secondo. Che è quello che mi chiedo io oggi…

Sul campo ho visto un derby parecchio deludente, specie se si parlava di “riscatto!” dopo la figuraccia di Bari, come si parlava in settimana. Diciamo pure che il Padova non ha a tutt’oggi uno straccio di gioco, pur avendo una rosa di un certo livello. A meno che non siano tante le squadre di B che possono permettersi di tenere Milanetto in tribuna e Cacia e Lazarevic in panchina… Tuttavia in novanta minuti ho visto una sola azione degna di nota: il tiro di Cutolo, dopo un errore della difesa gialloblù, che se non si fosse fatto prendere dalla foga e dall’emozione probabilmente sarebbe finito in fondo al sacco ed oggi staremmo parlando di altro… Per il resto, poco o niente, anzi a dirla tutta ho visto meglio il Verona, squadra priva di stelle ma quadrata e rognosa. Per fortuna che la difesa ha tenuto, almeno oggi, nonostante l’insicurezza costante garantita da Pellizzoli, che in certi momenti sembra che sia sotto cura da psicofarmaci (anche oggi aveva “battezzato fuori” un corner del Verona che fortunatamente è finito sulla traversa)! Chi non so quanto terrà ancora a lungo è Dal Canto, campione di demotivazione. Anche oggi ha fatto la sua puttanata: con un attacco quanto mai sterile ci ha messo 88 minuti per togliere un evanescente Cutolo (E’ evanescente da un pò… Un altro che rompe il cazzo perchè non ha il posto fisso?) e buttare dentro Lazarevic. Mi auguro che se dovesse rimediare una scoppola anche a Modena, gli sia presentato il conto. A meno che gli obiettivi della società non siano cambiati ad inizio stagione…

E parlando proprio di “obiettivi societari”, sono rimasto alquanto perplesso dalla pochezza uscita dal mercato di gennaio. Ho sempre nutrito la massima fiducia in Foschi, ma dopo l’acquisto di Bentivoglio, l’ennesimo giocatore che dovrebbe servire palloni ad attaccanti troppo fighette per sfruttarli (in questo momento, l’unico che mi piace per l’impegno al di la della prova scarsa di oggi, è stato Hallenius…), e nessun rinforzo in una difesa che fino adesso ha fatto acqua da tutte le parti, non vorrei dovermi ricredere… Come sono rimasto perplesso da alcune mosse di Cestaro, come l’arrivo di Baraldi, o anche la presenza di suo figlio (uno a cui del Padova non è mai interessato un picchio, anzi se fosse stato per lui suo padre avrebbe venduto dopo il primo anno di presidenza in serie C…) in settimana a Bresseo. E come mi ha lasciato perplesso la dichiarazione di Cestaro sui petardi (più fumogeni che petardi) accesi oggi: “Se arriva la multa stavolta se la pagano i tifosi! Devono rispondere delle loro azioni.”. Mi ha lasciato perplesso perchè non è da lui, mi pare più una risposta nello stile “No me ne ciava pì un casso e no ste romparme i coioni….”. Ed allora ribadisco la domanda: gli obiettivi societari sono cambiati rispetto ad inizio stagione? Se si, mi piacerebbe saperlo subito, almeno mi metto il cuore in pace che il Padova in Europa non lo vedrò mai…

 

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Nicola PIRAN  – BARSOTTI PADOVA-CITTADELLA STADIO EUGANEO

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Posted on 30 gennaio 2012 by La Padova Bene

Padova-Cittadella è un non-derby, una partita creata più dai media per avere il “derby padovano” che sentita dai tifosi… Non so come si regolino in altre città tipo Bergamo o Modena, dove ci sono due squadre che spesso finiscono per giocare contro. So che qui nel corso degli anni hanno cercato in tutti i modi di creare il derby, ma non ci sono mai riusciti fino in fondo!

Venerdì sera stavo guardando il TG Biancoscudato, dove una stralunatissima Martina Moscato diceva di non stare più nella pelle per l’attesa del derby.Mah! Io nella pelle ci stavo benissimo, e per me Padova-Cittadella è una partita come tutte le altre… Si, ci sono stati gli anni in cui il Cittadella era in B e noi in C2 che la cosa mi stava un pò sui coglioni, ma non ne facevo una colpa ai granata, non avevano colpa loro se noi avevamo una società di arruffoni ed un delinquente alla presidenza. Come che ho cominciato ad augurargli tutto il male possibile quando hanno tentato di fare la fusione nell’estate del 2001, ma anche li non era una questione di rivalità calcistica: se mi avessero proposto una fusione con la Polisportiva Rio o col Gruppo Podistico Campagnola, tutto il male possibile l’avrei augurato alla Polisportiva Rio o al Gruppo Podistico Campagnola. Io non posso accettare che la mia squadra del cuore sparisca per far posto ad un prodotto ibrido che riempie di gioia tutti i tifosi del “grande calcio” di serie A, preferirei farmi la terza categoria con il Calcio Padova 1910 che la serie A con il PadElla (fusione fra il Padova ed il Cittadella); ma anche in questo caso non era niente di personale verso i granata… Per me i derby sono con Vicenza, Venezia e Verona; come per tutti i tifosi biancoscudati. Mi dicono invece che dalle loro parti il derby con noi è molto sentito, e che quando festeggiavano la serie B in piazza tutti gridavano a squarciagola “Chi non salta è un padovano!”, qualche tifoso biancoscudato dell’Alta mi racconta di sfottò abbastanza continui e di gente che gli canta “Come cazzo si fa a tifar Padova…!”; ma soprattutto che Cittadella è un paese filo-vicentino, dove ci sono tanti sostenitori berici, non dico ai livelli di Carmignano e San Pietro in Gù, ma pur sempre un paese dove i rinnegati sono tanti. Ma allora il problema è diverso, nel senso che bisognerebbe rimetterne a posto qualcuno o forse più di qualcuno, e sinceramente la cosa non mi creerebbe molti scrupoli…

Il rapporto della tifoseria biancoscudata con Cittadella è sempre stato abbastanza strano. Molti padovani un tempo non vedevano in cattiva luce i cugini granata, mentre gli ultras delle due squadre hanno sempre mantenuto una certa indifferenza. La prima volta che vidi che anche a Cittadella c’erano gli ultras, era anche la loro prima partita: un Cittadella-Teramo 1994/95 in cui ero andato per salutare un vecchio amico e corrispondente teramano. C’erano i ragazzi dell’Area Granata, una ventina, nell’unica gradinata di tre scalini che allora faceva faceva da “settore popolare” al Tombolato (c’era anche la Tribuna coperta, ma era un settore per ricchi…) fianco a fianco con i teramani. Erano poco più che adolescenti all’epoca, ed al gol della bandiera del Cittadella fecero partire un “chi non salta è un TERAMESE” (!!!) che scatenò una certa ilarità fra gli abruzzesi. Molti cori erano di matrice padovana, ed al gol di Vlaovic (quel giorno i biancoscudati erano in trasferta a Bari, ma io non ero andato) si misero ad esultare… A me personalmente non dicevano granchè, personalmente rispetto le tifoserie piccole, a patto che abbiano una propria identità che in quel caso non vedevo, non me ne vorranno… Qualche anno dopo, col Padova che scivolava mestamente in serie C, alcuni ragazzi della zona delle Terme Euganee presero a seguire i granata dietro lo striscione Commando Ultrà Cittadella. Era un periodo in cui capitava spesso che le tifoserie che si presentavano al Tombolato cantassero contro Padova e che loro rispondessero con cori pro-Padova. Col tempo tuttavia gli incontri fra Padova e Cittadella divennero un’abitudine, e soprattutto dopo la tentata fusione fra le due società la simpatia andò scemando: se i padovani prima vedevano il Citta con simpatia, come dei cuginetti più piccoli che si erano fatti valere; adesso i granata stavano diventando “una rottura di coglioni”. Dall’altra parte il Padova era visto come “il gigante cattivo” che impediva al Cittadella di ottenere risultati ancora migliori con la sua presenza ingombrante. Nei due campionati di serie B che disputarono all’Euganeo le presenze granata erano ridotte al minimo, e si arrivò allo scioglimento di tutti i gruppi, eccezion fatta per i ragazzi della Gioventù Granata (che poi cambiarono il proprio nome in “Ultras Cittadella”) che ripartirono da capo e riformarono un seguito sicuramente esiguo, ma con una propria identità, ottenendo anche risultati buoni considerata la loro dimensione. Almeno fino a due anni fa, quando si autosospesero in seguito all’entrata in vigore della tessera del tifoso. Fra gli ultras delle due squadre c’è sempre stata una certa indifferenza, anche se personalmente ho sempre intuito che a molti tifosi “normali” stavamo e stiamo sui coglioni. Oggi a Cittadella c’è un club che fa il tifo, la Vecchia Guardia, che non si definiscono ultras e che hanno la tessera del tifoso. Venti giorni fa siamo stati a Cittadella-Empoli (Clicca qui) e l’ostilità l’abbiamo toccata con mano a venti minuti dalla fine quando un pazzo furioso è venuto a cercare rogne, salvandosi solo grazie alla presenza della Digos di Padova che l’ha tolto dalle grinfie di alcuni dei nostri. E’ un rapporto molto “veneto”, dove non ci si dice in faccia che ci si sta sui coglioni ma lo si fa capire con i piccoli gesti quotidiani. Oggi la Fattori e gli Ultras Padova provano ancora indifferenza per questo “non-derby”, ma mi chiedo se la cosa durerà. Di recente ho saputo che i modenesi, stanchi dei cori di scherno dei carpigiani, gli hanno tirato una bella imboscata in occasione di un’amichevole estiva, lasciandogli il segno. Chissà…

Fatta questa lunga premessa, il “non-derby” per me comincia alle 12,30 con l’appuntamento al bar per il pre-partita con gli altri ragazzi. Quasi nessuno parla del Cittadella, l’attenzione è tutta per Padova-Verona che si disputerà fra sette giorni. Fantasie che volano libere, qualcuno parla di 2.500 biglietti già venduti a Verona, ed ora mi immagino la consueta invasione gialloblù nello spazio dei commenti a dire le loro puttanate… Questa volta stranamente entrerò allo stadio con circa 40 minuti d’anticipo, quando c’è ancora pochissima gente. Mi rendo conto che il Cittadella non “tira” (al contrario di Pagotto…), e che i risultati altalenanti del Padova fanno il resto. Tuttavia nell’ultima partita abbiamo dato quattro pere a domicilio alla Reggina e pertanto alla fine della giostra il contorno è accettabile, con circa ottomila spettatori sugli spalti. Mi rendo conto che la dipendenza dei padovani dal risultato è qualcosa da psicolabili, tuttavia noto anche che la gente fatica a capirlo. Qui tanti si definiscono “tifosi”, ma per me molti non sono nemmeno tifosi ma solo dei gran chiacchieroni. Vogliono darsi un’aurea da “intenditori di calcio”, ma quando senti gli stessi che ti definiscono “scarso” uno come Cacia salvo poi rimangiarsi tutto al primo gol, o quelli che ad inizio stagione parlavano di Dal Canto come di “un predestinato” destinato ad una sfolgorante carriera ed oggi lo chiamano TDL (testa di legno) capisci che più che al calcio dovrebbero dedicarsi a curare la propria tossicodipendenza… Purtroppo anche in Fattori ci sono elementi del genere, e sinceramente è una cosa che a lungo andare mi urta i nervi… Intendiamoci, critico anchio su questo spazio, ma sempre dopo il novantesimo. Durante il tempo della partita il fiato lo tengo per incitare la squadra. Trovo che tanta gente abbia sbagliato settore, dovrebbe andare in Ovest dove probabilmente troveranno molti altri “esperti” di calcio come loro… Un appello ai ragazzi della Fattori: siate poco tifosi e molto ignoranti! Alla squadra non servono le vostre deduzioni tattiche, e Dal Canto non vi sentirà mai se gli gridate di buttare dentro Cutolo… Pensate a tifare per la maglia, pensate a cantare per la vostra città e lasciate perdere i commenti tecnici, che se foste tecnici non sareste in Fattori ma sareste in qualche panchina di qualche squadra!!!

I novanta minuti li trascorro con due ragazzini alle mie spalle che di calcio ne capiscono. A parole. Uno ha anche la particolarità di cantare tutti i cori in “modalità Sepoltura”, facendo la voce rauca ad ogni canzone. Penso che prima dei trent’anni dovrà farsi operare alle corde vocali se vorrà ancora riuscire a parlare. Però tuttavia il fatto che ci metta i coglioni per cantare lo apprezzo. I suoi commenti molto meno, e meno ancora di me li apprezza un mio socio che a fine primo tempo mi confessa che se fosse per lui “bisognerebbe appendere molte persone ai quattro angoli della Fattori”. Nella ripresa, dopo il gol sbagliato da Lazarevic, arriva anche la nostalgia per El Shaarawy che “un gol del genere lo segnava di sicuro!”. A questo punto ci scateniamo nella presa per il culo. Ad ogni cross, ad ogni azione biancoscudata, è tutto un susseguirsi di “Eh ma cazzo, se avessimo ancora Di Livio sulla fascia…”, “Eh ma p.d. se c’era Putelli li la prendeva di testa…”, “Eh, m.p. Galderisi questo qua lo segnava…”. Ad un certo punto un mio socio con evidente sarcasmo mi dice: “Eh si, ora se non vinciamo è perchè manca Cacia…”, uno dei due ragazzini sapienti, che non ha capito per un cazzo l’ironia della situazione, gli ribatte: “Non Cacia! Bisogna buttare dentro Cutolo!”. Il mio socio lo guarda nello stesso modo in cui voi guardereste uno che vi ha appena rigato la macchina. Io scoppio letteralmente a ridere. No ragazzi, sul serio, cambiate spirito per venire in Fattori!

In generale il tifo sarà buono, ma un pò più “spento” rispetto ad altre occasioni… Se la smettessimo di preoccuparci di Cacia che è in panchina o di Italiano che non viene fatto giocare da Dal Canto, probabilmente faremmo un tifo migliore! Discreta sciarpata iniziale, ma nei primi venti minuti siamo un pò sottotono, almeno fino a quando non sale in transenna il lanciacori storico e la situazione cambia in meglio… Questo è un altro grosso limite: oggi esiste una sola persona (per lo meno fra quelle che possono venire allo stadio) che sa far cantare tutta la curva. E per conto mio lo si è visto quando lo stesso ragazzo venne diffidato un paio d’anni or sono. Non è una critica sia chiaro, è una constatazione. Che per conto mio va superata prendendone atto, e tirando fuori la voce anche quando chi va in transenna ha magari meno carisma. Voi il tifo lo fate per la curva o lo fate perchè il lanciacori è bello? Ogni persona ha il proprio carattere, ma se l’obbiettivo è comune i problemi si superano… Ed oggi il materiale umano a disposizione è questo… O pensate di saper fare di meglio? Goliardia a fine primo tempo, con finti scontri fra di noi, simpatico il momento in cui si cerca di far partire “La gente vuol sapere…” e dopo il primo “La!” ripetuto molti partono con “…disoccupazione, ti ha dato un bel mestiere….”. Non mancano il classico “per far la tessera ci vuol Maroni…” in attesa dell’arrivo del Verona. Molto bello il momento finale in cui l’ex Di Nardo viene chiamato sotto la curva e si becca i suoi meritati applausi. Nessuno dimentica che con i suoi gol ci ha portati in B e ci ha salvati l’anno successivo…

Dall’altra parte sono circa 200 i tifosi del Cittadella, di cui ne cantano circa una metà. Hanno un bel bandierone che appoggiano alla gradinata, e fanno il loro tifo. A fine partita li vedo saltellare, penso al “chi non salta è un padovano!” e mi viene da ridere mentre ripenso a quanto detto sopra. Con la dipartita degli Ultras Cittadella mi sa che hanno perso più di qualcosina a livello di tifoseria…

Sul campo la partita è maschia e combattuta. Uno dei più grandi difetti del Padova di quest’anno è la presuntuosità, che viene fuori in partite come questa con avversarsi a torto definiti “scarsi”. Lo abbiamo visto con il Grosseto, a Gubbio, con la Nocerina… Questa volta no, questa volta ho visto il Padova che piace a me, non spettacolare ma grintoso e combattivo. Tre punti sudati, ma meritati. Certo, oggi Hallenius non era in gran giornata e Jiday abbiamo capito che nonostante l’encomiabile impegno non è un giocatore da serie B, Lazarevic continua a perdersi nel suo mondo fatato in cui lui è Maradona e Pellizzoli mi fa venire mal di cuore ogni volta che gli avversari superano la trequarti di campo. Mi sono piaciuti molto invece Franco (Francisco) ed il nuovo acquisto Ti Voglio Bene. Sperando che anche Dal Canto stia cominciando a capirci qualcosina di più. Dai che in questa seconda parte di stagione ci divertiremo!

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Posted on 16 gennaio 2012 by La Padova Bene

Tipico inizio d’anno biancoscudato. Da qualche anno ormai, il mese di gennaio è l’inizio della crisi per il Padova, e sembra incredibile di come le situazioni sembrino tutte l’una fotocopia dell’altra. Ma andiamo con ordine…

La Sampdoria è il classico match da pubblico delle grandi occasioni. In settimana si pompa l’attesa, ed anche la Fattori farà una coreografia (più celebrativa che altro, ma comunque…). La prevendita va a ritmo sostenuto… a dire la verità il ritmo è meno sostenuto che in altre occasioni ed alla fine saranno circa 10.000 i tifosi presenti sugli spalti. Fa riflettere che oggi consideriamo “una cifra di tutto rispetto” le 10.000 persone che un tempo sarebbero state considerate “poca roba considerato il match di cartello ed il richiamo dell’avversario”, ma questi sono i tempi che viviamo, e ci vorrebbero pure prendere per il culo raccontandoci che “tutto va bene“.

Non mancano le iniziative commerciali spacciate come “fair play”: ecco che arriva il Sampdoria Fair Play Village, da me prontamente ribattezzato “Pride Village”, una sorta di terzo tempo in cui le due tifoserie dovrebbero incontrarsi e mangiare e bere assieme. Personalmente sono molto contrario a queste carnevalate: per me se nasce il rispetto con una tifoseria, nasce perchè alla base ci sono dei valori condivisi; così come se una tifoseria mi sta sui coglioni nessun Pride Village me li farà essere simpatici. Penso che trovate come il Fair Play Village siano cose che forse ci possono stare nel rugby o nella pallavolo, non certo nel calcio: quale fair play deve mostrare uno sport che per i soldi venderebbe anche sua madre ed i suoi figli? Quale “volto pulito” deve mostrare un sistema schiavo dei diritti televisivi e dei suoi protagonisti principali che si decidono le partite in base all’andamento delle scommesse? Come se non bastasse, ieri è stata vietata la trasferta ai doriani non tesserati, da quella stessa questura che probabilmente ha “benedetto” il Pride Village blucerchiato: a che servono queste iniziative se poi non si da modo ai tifosi di parteciparvi? Nella partita d’andata i doriani si comportarono in maniera più che rispettosa nei confronti del centinaio di tifosi biancoscudati privi di tessera del tifoso che avevano comunque partecipato alla trasferta, non offrendoci amicizia (come venne erroneamente riportato all’epoca) ma semplicemente consentendoci di vedere la partita in bar senza pestarci i piedi e senza crearci alcun tipo di problema. Quel pomeriggio a Genova eravamo semplicemente mischiati a migliaia di doriani, eppure nessuno ci disse nulla e nessuno tentò di attaccar briga. Questo è rispetto, questo è fair play, per conto mio. Non c’è servito alcun “village” per farlo. Oggi “Il Mattino” riportava che 65 sampdoriani (ma altre fonti parlano di un’ottantina) non sono stati fatti entrare, nonostante fossero muniti di regolare biglietto: pare che dopo il numero fatto da quelli del Toro la questura di Padova non volesse più farsi trovare impreparata, ed abbia tenuto gli occhi molto ben aperti. A che è servito vietare ancora una volta ad un gruppo non tesserato di venire a Padova, nonostante le due società avessero espresso parere favorevole? Ed a che serve organizzare eventi come il Sampdoria Fair Play Village se poi si impedisce ai tifosi di partecipare alle trasferte? Vadano in malora loro e le loro carnevalate!

Per chi intende partecipare alla coreografia, il ritrovo è alle 10 allo stadio. L’idea è creare un collage di cartoncini che va a formare uno sfondo nero-bianco-rosso sul quale si stagliano la T e la F di Tribuna Fattori, inframezzate dalla forca. Molti mi hanno chiesto il significato preciso della forca che viene utilizzata spesso anche nel firmare striscioni: si tratta di un disegno che viene utilizzato dalla notte dei tempi, sin dai primi anni ’80, anche per firmare le scritte sui muri; sul quale viene rappresentata una U (iniziale di Ultras) trafitta da una spada stilizzata. La combinazione di questi due elementi da origine alla forca… Ad accompagnare la coreografia, uno striscione in latino: Deligere Oportet Quem Velis Diligere che tradotto significa “Bisogna scegliere chi si vuole amare”. Non è un lavoro semplice, ne tantomeno leggero, tanto che sin dal mattino c’è bisogno di un nutrito gruppo di ragazzi. Anche perchè vanno fatte le opportune prove, per non farsi trovare impreparati al momento del bisogno. Fra linee tirate col nastro da pacchi, modifiche, contromodifiche, disegni fatti a computer arriva ben presto l’ora di pranzo. La preparazione è ultimata, ora si tratta di uscire, andare a pranzo ed essere nuovamente davanti la Fattori alle 13,30 per entrare prima di tutti gli altri. Per fortuna il Mc Donald’s di Corso Australia distribuisce merda a poche centinaia di metri dall’Euganeo, e per ancora maggiore fortuna è una cosa più unica che rara per me mangiare da Mc Donald’s. Ad ogni modo, pastino veloce ed economico ed alle 13,30 con puntualità squadrista siamo nuovamente di fronte alla Fattori. Puntualità inutile: gli stewards sono già belli che schierati, ma bisogna attendere l’arrivo del responsabile dell’ordine pubblico, e poi di due autoblindo dei carabinieri. Solo alle 14 riusciremo ad essere in Fattori. E qui comincia la battaglia per far riempire il settore nei giusti spazi, e per distribuire i cartoncini nelle zone giuste. Ho notato che la gente che oggi frequenta la Fattori è molto più “collaborativa” rispetto a un tempo: si posiziona dove gli chiedi, non tira su il materiale fuori tempo rovinando così l’effetto della coreografia, non alza bandiere e stendardi durante la creazione della coreografia, e soprattutto evita le scene pietose che si vedevano diversi anni fa tipo il fare aerei di carta con i cartoncini (ricordo un Padova-Fiorentina del 1993 dove volarono anche schiaffoni, e questo servì per ottenere maggior collaborazione; ma non per ottenere un effetto migliore da una coreografia che avrebbe potuto essere stupenda per l’epoca!). Tuttavia una minoranza “non collaborativa” c’è sempre: sono quelli che rimangono fuori fino all’ultimo e ad inizio partita di accalcano sugli scalini di sinistra, facendo in modo che sia impossibile distribuirgli il materiale (ad inizio partita in genere la coreografia è pronta per essere tirata su, quindi presentarsi sui gradoni al momento in cui le squadre entrano in campo E’ TARDI!!!) e nel caso della coreografia allestita con la Samp, facendo in modo che la parte finale dello sfondo rosso della F risulti “sfilacciato”. Si può migliorare, sicuramente studieremo un sistema per migliorarci. Ma al di la di tutto questo, credo sia giusto tributare il giusto “grazie” alla trentina di ragazzi che hanno collaborato a questa ed a tutte le altre coreografie recenti. Lo spettacolo, è merito soprattutto del loro impegno!

Il tifo parte col freno a mano tirato, poi pian piano si scalda. Non avendo partecipato direttamente per mere questioni “fisiche” al tifo, mi sono messo in disparte ad osservare, discutendo di movimento ultras con un ragazzo di Marsiglia, che insegna all’Università di Strasburgo e che sta scrivendo una tesi per un dottorato sugli ultras europei, e che ieri era presente nella nostra curva. Posso dire di aver visto un buon sostegno, continuo anche sullo 0-2, però limitato ai “soliti” 2/3 di Fattori (tranne rari momenti in cui tutto il settore si lasciava trascinare, soprattutto quando è stato il momento di dare contro all’arbitro). Spesso ci domandiamo perchè in Fattori cantano sempre le solite 1.000 persone (cantavano un pò di più contro la Sampdoria, ma il concetto non cambia…), e credo che la risposta si possa trovare nel fatto che c’è un numero insufficiente di lanciacori: prima il problema era la mancanza di un lanciacori in Acquario, verso la Tribuna Est, ma è stato risolto… Purtroppo è rimasta “scoperta” tutta la zona a sinistra del settore, a causa della diffida subita dal ragazzo che prima di prendeva la briga di far cantare quella parte di Fattori. Urge rimedio.

E passiamo ora alle note dolenti di questo sabato, ovvero il risultato negativo ma soprattutto la prestazione fornita dall’undici biancoscudato. Potremmo dire che stiamo facendo resuscitare tutti i morti, le squadre in crisi vengono a prendersi una boccata d’ossigeno contro di noi: dopo il Grosseto, il Gubbio, la Juve Stabia e la Nocerina adesso è toccato anche alla Sampdoria, che pure in settimana era un ambiente sull’orlo di una crisi di nervi… A casa mia questa si chiama presunzione: andare in campo sottovalutando l’avversario perchè si è convinti di essere più forti! Sinceramente è una storia che si ripete, e comincio veramente ad averne le palle piene: in porta abbiamo un palo che l’unica cosa che si è portato dietro dagli anni di serie A è l’insicurezza che trasmette alla difesa (a questo punto era meglio Perin), la stessa difesa che riesce addirittura a farmi rimpiangere quella del primo anno di B con l’accoppiata vincente Cesar-Faisca (quest’anno abbiamo Schiavi-Legati), Lazarevic che ancora non ha capito che a calcio si gioca in undici e che probabilmente sarà questo suo modo di fare che gli impedirà di far strada, Bovo che ci mette del suo facendosi buttare fuori per una parola detta in più al guardialinee e Ruopolo che si sta confermando il miglior erede di Mirko Gasparetto (cioè un attaccante inutile…). Aggiungiamoci un allenatore che ha perso la brocca da un pò di tempo, che non è stato in grado di dare un gioco alla squadra e che anzi è riuscito a distruggere psicologicamente anche quel poco di buono che aveva in rosa (ovvero le individualità) attraverso un’attenta campagna di demotivazione iniziata dopo il derby vinto col Vicenza e che prosegue tuttora (fino a poco tempo fa Dal Canto diceva che con questa squadra, a suo dire, non si poteva andare oltre i playoff; oggi dice di “non fare drammi”… sembra quasi sia soddisfatto dell’involuzione a cui stiamo assistendo, dopo essersi abbondantemente parato il culo!). E mettiamoci anche i vari procuratori dei vari signorini privilegiati che vengono qui a rompere il cazzo con le loro pretese da miliardari viziati di merda: prima il procuratore di Hallenius che si scandalizza perchè il suo assistito deve giocare, ora anche quello di Milanetto. Lungi da me difendere Dal Canto, ma un procuratore non può e non deve permettersi di alzare la voce e pretendere di imporre il suo assistito in campo per forza di cose! A casa mia il procuratore è quello che si occupa di trovare al calciatore la miglior sistemazione possibile, l’allenatore è quello che decide quale formazione deve scendere in campo… Ed in questo il Calcio Padova, mi dispiace dirlo, dovrebbe farsi sentire. A costo di essere sgarbati: certa gente o ci sta con le buone al suo posto o ci va messa con le cattive! Direi tuttavia che è un’altro segno di uno spogliatoio che scricchiola, e purtroppo ancora una volta viene fuori tutta l’inadeguatezza societaria a gestire situazioni delicate: o difendi l’allenatore fino all’ultimo, o lo scarichi. Di sicuro non puoi pretendere che Dal Canto, allenatore tanto presuntuoso quanto inesperto, se la possa cavare da solo contro certe iene! Mi auguro che la nomina di Baraldi vada a colmare soprattutto queste mancanze; intanto però adesso si va a Reggio Calabria, altra società in crisi: si farà risorgere anche loro? Tanto oltre i playoff non possiamo andare, ma almeno cerchiamo di rimanerci dentro!

Mi auguro che si abbia il coraggio di prendere decisioni anche dure prima che sia troppo tardi: l’anno scorso il Padova ha cominciato a giocare proprio con l’arrivo di Dal Canto, inanellando una serie positiva incredibile e trovandosi dalla zona salvezza a quella playoff (anche con un pizzico di fortnua, senza nasconders dentro un dito…). Vogliamo sperare anche quest’anno nei “miracoli di primavera” o magari ci diamo una mossa prima?

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