In genere non amo parlare di politica in questo spazio, perchè sono fermamente convinto che ideologia politica e tifo calcistico debbano rimanere entità separate, pur rendendomi conto che spesso il “nostro mondo” è andato in direzione ostinata e contraria. Ideologia politica che non significa identità: sono cosciente che quasi ogni persona ha un proprio modo di essere che si riflette nel comportamento della vita di tutti i giorni e che ne condiziona le scelte e le amicizie, pertanto anche allo stadio dove per forza di cose è possibile trovare tifoserie miste (ovvero dove c’è una componente abbastanza forte di destra ed una altrettanto forte di sinistra) ma è più difficile trovare singoli gruppi “misti” (ovvero composti da gente di destra e di sinistra) proprio perchè ognuno tende a legare più con i suoi simili. Quello casomai che non mi piaceva troppo era l’esposizione di simboli politici da parte di molte tifoserie, quando non anche la vera e propria propaganda a favore di questo o quel politico…
Proprio per questo trovo che sia il caso di affrontare la recente dèbacle della Lega. Perchè è decisamente la fine di un epoca per il paese, ma anche perchè ha molto a che fare (a mio modo di vedere) con le curve e con il mondo ultras. A partire dal principio, nei primi anni ’90… Sin dai primi anni ’80 esistevano dei movimenti autonomisti in varie regioni del Nord, i cui due più importanti erano senz’altro la Lega Lombarda e la Liga Veneta. Nel 1989 tutti questi movimenti autonomisti si fusero nella Lega Nord. Un partito sicuramente diverso da quelli esistenti, che parlava un linguaggio più vicino alla gente e che portava idee quanto meno rivoluzionarie per i tempi: si parlava di debito pubblico, di tagliare gli sprechi, di federalismo, ma anche dei problemi connessi all’immigrazione che in quegli anni muoveva i primi passi…
Ovviamente era un partito che per il forte carattere nordista non poteva piacere a tutti, soprattutto alla gente del Sud. Ma credo sia innegabile che in quel periodo avesse fatto breccia nelle menti di molta gente, e di molti giovani. Nel 1990/91, nel mio primo anno di superiori, non potei fare a meno di notare come molti miei coetanei strizzavano decisamente l’occhio alla Lega: adesivi, zaini con disegnato a pennarello Alberto da Giussano (erano gli anni in cui gli studenti usavano dipingersi gli zainetti, cosa che peraltro ho notato che molti fanno ancora oggi), sciarpe… Moda giovanile, certo. Ma non tutto si può ridurre alla semplice moda del momento. Anche perchè il seguito della Lega continuava ad aumentare di anno in anno e sopratutto era molto trasversale: raccoglieva voti di gente di destra, di sinistra e di centro, tutti delusi dai rispettivi partiti. Del resto la stessa composizione del partito era trasversale, se pensiamo che sotto la stessa bandiera trovavamo un Maroni ex-marxista ed un Borghezio decisamente spostato verso l’estrema destra. Ecco, una delle cose migliori che aveva fatto Bossi (al quale riconosco una certa capacità come leader, al di la delle sparate…) era proprio quella di aver saputo unire le anime che componevano il partito…
Nel 1992 scoppia Tangentopoli, e la Lega Nord fu il primo partito a prendere una dura posizione verso la classe politica di allora, corrotta e corruttibile. In quel periodo Bossi parlava molto per slogan, e gli slogan facevano presa non solo sui ragazzini. Alle elezioni politiche del 1992 il primo successo elettorale. Oltre che in Lombardia, sfondò anche in Veneto, portando via voti alla DC (che cmq si confermò il primo partito di una delle regioni più “bianche” d’Italia dell’epoca) ed al PSI. Era l’alba della Seconda Repubblica. Ma il fenomeno leghista non si intravedeva solo nei risultati elettorali: in quel periodo, parecchia gente anche in Curva Nord all’Appiani sfoggiava adesivi, toppe e sciarpe della Lega Nord (che era biancorossa, quindi facilmente confondibile con quella del Padova) ed erano presenti striscioni raffiguranti il Leone di San Marco (anche se questo era più un fenomeno di “Identità Veneta” che una vera e propria simpatia leghista) come il primo Este o Nation Veneta (esposto a Cremona nel 1991). Ai tempi di politica da stadio, almeno a Padova, non se ne parlava proprio ma la cosa era evidente. Col tempo, e col nuovo stadio, la curva virò decisamente più verso l’estrema destra, ma questa è un’altra storia… Ciò che voglio sottolineare è che come tutti i movimenti “inclini” ai giovani, la Lega fece breccia anche nel luogo di aggregazione giovanile per eccellenza: le curve degli stadi! E non solo a Padova: a Bergamo i WKA dell’Atalanta si spostarono su posizioni decisamente leghiste, a Brescia si vedevano bandiere della Lega Lombarda come a Milano ed in quasi tutte le curve del Nord compariva qualche “bandierina strana” in occasione di match contro squadre del Sud. Sicuramente oltre che le “bandierine”, arrivavano anche i voti. Parecchi voti. E d’altra parte lo stesso partito lanciava messaggi ben precisi al mondo giovanile: che cosa erano gadget come adesivi, toppe e sciarpe se non uno scimmiottamento del materiale ultras allora esistente? Fra l’altro, la grafica dei gadget leghisti dei primi anni ’90 ricalcava in un certo modo quella delle curve, tanto che mi viene da pensare che chi li disegnava un pò masticasse la materia…
Ad ogni modo le elezioni del 1992 per la Lega furono la consacrazione, a livello parlamentare. I leghisti erano ormai in Parlamento, ma continuavano a parlare il linguaggio della gente e soprattutto a portare le rivendicazioni del Nord anche nelle aule grigie di Montecitorio. Nel 1994 scese in campo Berlusconi, onde evitare la galera, e per prima cosa si alleò con Bossi. La successiva vittoria elettorale promosse per la prima volta Maroni come Ministro degli Interni. Berlusconi aveva capito che l’alleato era valido, quello che non aveva capito è che era poco malleabile: il primo governo Berlusconi durò sei mesi, e cadde proprio per mano di Bossi; su un tema delicato come la riforma delle pensioni, che la Lega si rifiutava di toccare. Si dimostrarono partito ben meno “acquistabile” dai giochi politici di molti altri, e la cosa non passò indifferente all’occhio dell’opinione pubblica del Nord…
Nel 1996 la vera svolta secessionista: Bossi proclamò l’Indipendenza della Padania (che sarebbe stata una nazione immaginaria costituita dalle regioni del Nord) con tanto di nuovo simbolo (il sole delle Alpi), nuovo colore (il verde) e manifestazione sul Pò. Era il settembre 1996. Per molti la Lega divenne un nemico, per molti altri la salvezza. E fra i primi a ribellarsi, proprio le curve degli stadi. Quelle del Sud questa volta: a Roma una domenica si e l’altra pure si levavano cori contro Bossi, mentre i leccesi quel giorno fecero una coreografia riproducendo il tricolore in Curva Nord con tanto di striscione “L’Italia agli italiani”. Chiaramente un pò tutte le curve del Nord in quel periodo divennero “leghiste” agli occhi di quelle del Sud, e pensare che proprio in quel periodo la curva biancoscudata aveva decisamente svoltato a destra!
A causa delle proprie posizioni secessioniste, la Lega si trovò ad avere qualche problemino con le forze dell’ordine: sempre nel 1996, poche settimane dopo la manifestazione sul Pò, la Digos fece irruzione nella sede del partito a Milano. I militanti si opposero a quello che ritenevano “un sopruso dello stato massone e centralista”. Su tutti Maroni, che finì in ospedale e venne successivamente denunciato (e condannato) per resistenza a pubblico ufficiale. A scrivere oggi ciò mi viene da ridere, eppure all’epoca gli stessi vertici della Lega Nord parlavano di “stato di polizia”. Tuttavia nell’anno successivo la Lega perse la prima, grande occasione di dare un seguito nei fatti alle proprie parole: nella primavera del 1997 venne alla luce il movimento dei Serenissimi, indipendentisti veneti che tramite un ricetrasmettitore si resero protagonisti di vari episodi di pirateria dell’etere, diffondendo messaggi politici contro lo stato italiano ed a favore del Veneto Indipendente durante il Tg1; fino alla notte fra l’8 ed il 9 maggio quando con un autoblindo fatto in casa, vestiti di tute mimetiche ed armati con fucili mitragliatori della seconda guerra mondiale, partirono dalla provincia di Padova alla volta di Venezia per occupare il campanile di San Marco ed issare il gonfalone col Leone Alato, simbolo dell’antica Repubblica Serenissima. L’azione, che sarebbe dovuta durare fino al 12 maggio data in cui duecento anni prima Napoleone aveva fatto capitolare Venezia, venne interrotta da un’irruzione del GIS dei carabinieri. Tralascio successivamente il calvario giudiziario vissuto dagli autori dell’azione, per motivi di spazio e tempo. Mi sembrava invece abbastanza evidente che un’azione del genere avrebbe dovuto essere cavalcata anche dalla Lega, a maggior ragione visto che non perdevano occasione di schierarsi a favore dei popoli sovrani… Invece Bossi ne prese le distanze parlando di “complotto contro la Padania”, ed a mio modo di vedere perse un ottima occasione per fare un passo ulteriore verso quel “distaccamento” tanto auspicato. Ho sempre avuto modo di pensare che il Senatur non vedesse altro che il Veneto come un bacino di voti, niente più. Anzi, che sotto sotto ne invidiasse la forte identità che ancora oggi caratterizza la gente di queste parti, cosa che in Lombardia si sognano… Successivamente si capì che l’azione dei Serenissimi era anche una forma di contestazione per lo “stato padano” proclamato da Bossi, con il quale non volevano aver nulla da spartire. Personalmente, mi servì per capire che la Lega al di la delle belle parole non era molto diversa da tutti gli altri partiti!
Fra la fine degli anni ’90 e l’inizio del nuovo millennio la Lega continuò la sua attività politica, col suo fiero zoccolo duro di sostenitori, col suo “sogno padano”, con i suoi slogan. Il paese cominciava a cambiare, il lavoro cominciava a scarseggiare, la vita ad essere sempre più cara, e sopratutto i disagi con l’immigrazione cominciavano ad essere sempre più forti e sentiti dappertutto. Nelle curve intanto era entrata la politica, nuovi movimenti politici “attingevano” proprio dalle gradinate degli stadi il loro più o meno cospicuo nucleo di militanti, e nascevano anche dei veri e propri derby politici impensabili fino a un decennio prima (pensate a Lazio-Livorno o Roma-Livorno di qualche anno fa tanto per capire…). Tuttavia non credo di dire una bestemmia se dico che la Lega Nord uno zoccolo duro di simpatizzanti ha sempre continuato ad averlo in molte curve. Zoccolo duro trasversale, come del resto era un pò la natura originaria del partito stesso: gente di destra che votava Lega perchè ne condividevano le idee e le politiche sull’immigrazione; gente di sinistra che votava Lega perchè, delusi dalla sinistra degli ultimi anni, vedevano nelle camicie verdi una sorta di “nuovo partito dei lavoratori”. Non è un mistero che nelle fabbriche del Nord, un tempo roccaforti comuniste, la maggior parte dei lavoratori votasse per la Lega Nord. Trasversalità, non solo dal punto di vista politico, ma addirittura da quello etnico: mi viene da ridere quando sento gente del Sud che parla di “razzismo dei Veneti” per il fatto che questa terra è sempre stata una roccaforte leghista. Anche perchè chi parla di razzismo non sa che la Lega qui raccoglieva e raccoglie tuttora tantissimi voti di stranieri, anche extracomunitari, gente in regola che ne ha le palle piene (frase questa sentita a più riprese da stranieri conosciuti nel posto di lavoro dal sottoscritto…) di “personaggi che al paese loro starebbero in galera, e che qui in Italia fanno la bella vita rovinando fra l’altro la loro stessa immagine di popolo”! In effetti le posizioni leghiste erano sempre a difesa del Nord laborioso, della piccola imprenditoria, del territorio, della sicurezza… Diciamo che Bossi e company avevano la capacità di cogliere il malcontento che a tutti gli altri partiti sfuggiva. Capacità che ha pagato molto in termini elettorali…
Nel 2004 però si verifica un fatto, per conto mio, determinante nella storia della Lega: Bossi viene colpito da ictus cerebrale. Rischia di morire, ma poi si riprende. Non sarà mai più il Bossi di prima, il segno della malattia sarà evidente, anche se per i leghisti rimarrà sempre il leader assoluto. Proprio in seguito alla sua malattia Bossi commette degli errori che in seguito si riveleranno determinanti: lascia la cassa della Lega in mano alla moglie, e porta il figlio Renzo (detto “il Trota”) in politica per seguirne le orme. Peccato solo che, a differenza del padre, il figlio sia un perfetto deficiente assolutamente incapace di ricalcarne le orme politiche.
Alle elezioni politiche del 2008 il PDL stravince, ottenendo una delle maggioranze più schiaccianti della storia. E determinanti risulteranno i voti leghisti, ottenuti soprattutto in Lombardia, in Piemonte ed in Veneto. Penso sia l’apice mai toccato dal partito. Nel 2009 alle Europee ottiene addirittura il 10% (miglior risultato di sempre) e nel 2010 alle Regionali può permettersi addirittura di presentarsi in Piemonte ed in Veneto in corsa solitaria, vincendo in entrambi i casi. Maroni viene nominato nuovamente Ministro degli Interni, e qui comincia il brutto per i ragazzi delle curve. La prima, vera iniziativa di Maroni infatti è l’introduzione obbligatoria della Tessera del Tifoso, presentata in pompa magna come uno strumento di sicurezza, utile per debellare la violenza negli stadi e per riavvicinare le famiglie. Viene invece boicottata dalla maggior parte delle tifoserie, e si rivelerà alla fine solo una carta di credito ricaricabile. Il fatto che sia obbligatoria per sottoscrivere l’abbonamento e per andare in trasferta fa si che gli stadi si svuotino miseramente, e sopratutto segna un punto di rottura pesante fra la Lega e le curve di tutta Italia, anche di quelle che alla Lega avevano sempre strizzato l’occhiolino… Nel settembre 2010 Maroni viene pesantemente contestato dagli ultras dell’Atalanta durante la Berghem Fest ad Alzano. Proprio una tifoseria che per il partito di Bobo era stata un’immensa riserva di voti, gli si rivolta contro. E’ l’inizio della fine, anche se non tutti colgono. Men che meno Maroni, che si dimostra sordo e cieco come il peggior democristiano, e che per anni andrà avanti a snocciolare dati di spettatori in aumento fasulli e risultati taroccati in termini di sicurezza. Ma non è tutto: nel 2011, in seguito alle elezioni del sindaco di Milano che vedono vincitrice la lista di centrosinistra capitanata da Pisapia, nella curva dell’Inter viene esposto uno striscione verso il PD: “Centrodestra, noi tesserati non vi abbiamo votato, Bossi e Berlusconi ringraziate Maroni”. E’ indicativo di come la politica leghista si stia giocando pian piano tutti i propri consensi.
Poi pian piano la Lega comincia a perdere consensi anche in altri ambiti: la crisi economica, le innumerevoli promesse mai mantenute e soprattutto l’appoggio totale al governo Berlusconi anche quando non c’era più nulla da difendere hanno fatto si che molti elettori voltassero le spalle delusi al partito. Gli stessi veneti finiranno con l’essersi pentiti di aver dato tanto appoggio ad un partito che, dati di fatto alla mano, per il Veneto non ha mai fatto nulla. Gli stessi equilibri interni della Lega sono stravolti dalla spaccatura, dapprima strisciante e poi sempre più evidente, fra “bossiani” ovvero sostenitori del Senatur, e “maroniani” ovvero quelli che invece appoggiavano la linea più “democristiana” del suo braccio destro Maroni. Con la caduta del Governo Berlusconi e l’avvio del governo tecnico presieduto da Monti la Lega si schiera nuovamente all’opposizione, contestando il potere delle banche. Abile mossa per recuperare il credito smarrito, ma ormai è tardi ed il declino è inarrestabile.
Di questi giorni è la mazzata finale: si scopre (guarda caso quando non sono più al governo) che i fondi della Lega sono stati, diciamo così, “distratti” per spese personali di membri della famiglia Bossi, su tutti la moglie e quel genio di suo figlio. Bossi giura di non saperne niente, ed io gli credo: sarebbe stata una mossa stupida, troppo stupida per uno che cmq ha dimostrato una grande intelligenza politica (l’avesse fatto il Trota invece, ci avrei creduto ciecamente!). Tuttavia, per rispetto della base leghista, decide di dimettersi. E’ la fine della Lega.
Ora si tratta di capire cosa sarà del partito delle camicie verdi. Posso immaginare che Maroni finirà con Tosi (attuale sindaco di Verona, suo delfino) ad ingrossare le fila dei “nuovi democristiani” già abilmente rappresentate da Fini e da Casini. Altri personaggi di un certo spessore politico in seno al partito non ne vedo. Calderoli nemmeno lo considero. Rimane la questione veneta aperta: escluso Tosi (che ha il destino segnato) tutto è nelle mani dell’intelligenza degli illustri rappresentanti veneti del partito: Zaia, Gobbo, Gentilini… Se adesso sono intelligenti mandano a cagare quei quattro scalzacani e riformano la Liga Veneta di un tempo, riprendendosi una regione. E magari un domani che l’Italia crollerà definitivamente (non credo molto lontano) riusciranno ad ottenere qui in Veneto quell’indipendenza che tanto hanno inseguito con una Padania che non è mai esistita. Altrimenti finiranno a sputtanarsi dietro i giochi di potere di Montecitorio, ed inevitabilmente affonderanno di pari passo con la Repubblica delle Banane.
Tradire il proprio elettorato, per quanto questo possa essere ignorante (del resto, non vedo nessun elettorato intelligente in Italia) è il peggior errore che un partito possa fare. E questo errore la Lega ha cominciato a farlo qualche anno fa, proprio nei confronti dei ragazzi delle curve, come ho già spiegato sopra. Ma non credo abbiano capito, del resto il loro gioco l’avevano portato a termine, che gliene fregava? Spero piuttosto che tutto ciò che la Lega ha rappresentato in questi ultimi anni in termine di repressione verso quello stesso movimento ultras che per un bel pò è stato una fucina di voti, serva da monito a tutti per non farsi mai più strumentalizzare da nessun partito politico dagli slogan e dalle promesse facili…