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A PADOVA NON CI SI SMENTISCE MAI…

Posted on 17 maggio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Il Mattino di Padova

CHIESANUOVA. Oggi i riflettori si riaccendono sugli stadi italiani. Si è tenuta infatti la cerimonia di intitolazione del centro sportivo Brentella all’ispettore capo della Polizia Filippo Raciti. La sua morte ha cambiato il mondo del calcio e l’educazione alla legalità deve continuare con il passare del tempo per garantire stadi più sicuri per tutti, tifosi e famiglie. Padova, a cinque anni dalla tragedia, si propone come capofila nel perseguimento di questo obiettivo: «la morte di Raciti è stata uno spartiacque» spiega l’assessore allo Sport Umberto Zampieri, che ha seguito il progetto in tutte le sue fasi, «a suo tempo aveva stimolato una reazione molto determinata ma con il passare del tempo l’attenzione rischia di scemare. Per questo motivo è importante ricordare».

Tra il 2002 e il 2007, anno della tragedia, in Italia ci sono stati 1.114 incidenti a seguito di partite che hanno causato 6mila feriti, 8mila denunciati e millecinquecento arresti. Gli scontri di Catania portano ad una serie di cambiamenti, tra cui la messa a norma degli stadi, l’introduzione degli steward e restrizioni nelle trasferte delle tifoserie. «Questi provvedimenti hanno avuto degli effetti», continua Zampieri, «gli scontri sono calati del 42 per cento e i feriti del 70 per cento tra i poliziotti e del 50 per cento tra il pubblico. Questo è accaduto fino al 2010, anno in cui il Ministero degli Interni ha segnato un nuovo aumento del 20 per cento degli scontri con feriti a seguito delle partite di serie A e serie B». Sempre secondo i dati del Ministero dell’Interno i gruppi ritenuti violenti e pericolosi in Italia sono 450 e arrivano a mobilitare più di 60mila persone.

«Questi numeri ci fanno comprendere quanto sia importante lavorare sul fronte della prevenzione» continua l’assessore, «spiegando ai più giovani che la violenza e l’estremismo non c’entrano nulla con lo sport. Rendersi protagonisti di atti di illegalità può comportare conseguenza molto gravi». Per arginare la violenza negli stadi Zampieri propone una strategia diversificata: da una parte bisogna lavorare sul fronte del potenziamento delle misure che servono a reprimere i violenti, garantendo la certezza della pena e continuando con l’utilizzo dei Daspo. Attività utili a isolare i gruppi di ultras, ma non basta. «Lo sport è uno strumento per trasmettere valori e lavoriamo insieme alle associazioni perché la pratica sportiva di base sia vissuta con i ragazzi» continua, «Raciti ha drammaticamente simboleggiato quanto terribili possano essere le conseguenze di atteggiamenti violenti e illegali. Bisogna ricordarlo ed estendere il messaggio anche agli altri sport, per questo abbiamo coinvolto oltre a società calcistiche (Calcio Padova, Calcio Cittadella e San Paolo calcio) altri mondi, come il Fidia Volley e il Petrarca Rugby, oltre al Coni e alla Figc».

Tanto per cambiare a Padova la giunta del PDmenoL (rubo la citazione a Beppe Grillo, non perchè abbia particolare ammirazione per lui ma perchè è particolarmente azzeccata…) non si smentisce mai, gettando la maschera ad ogni occasione e dimostrandosi esattamente ciò che sono: dei radical-chic, dei berlusconiani di sinistra che vorrebbero dare al mondo lezioni morali su argomenti su cui nemmeno loro sono preparati…

Punto numero uno: il “monumento” fa semplicemente cagare! Una lastra di marmo con incisa una frase fatta. Il muraro che sta facendo i lavori di fronte a casa mia, con cinquanta euro riusciva probabilmente a fare di meglio! Ma ora mi si dirà che non era importante la bellezza della scultura ma il messaggio che questa deve veicolare… peccato che alla fine la scultura, bella o brutta che sia, la paghiamo noi! O credete anche alla favola che chi l’ha creata abbia lavorato gratis?

Punto numero due: Zampieri è il solito che snocciola dati a comodo, suggeriti probabilmente dal questore di turno, senza verifica alcuna in merito. E quando gli si fa una domanda precisa (Michele Toniato dell’IDV l’aveva fatto un pò di tempo fa) svicola il discorso, dando risposte che sono “non-risposte” tese solo ad affermare la propria tesi e senza un contradittorio preciso.

Dal 2007 ad oggi c’è stato sicuramente un calo di incidenti e feriti, ma non certo perchè il governo ha operato “con rigore” (secondo me si è buttato…) nei confronti dei violenti, ma semplicemente perchè ha penalizzato TUTTI i tifosi indistintamente. Si dice “fare un deserto e chiamarlo pace”. Questo è stato fatto: gli stadi sono sempre più vuoti e grigi, la gente è sempre più disamorata del calcio e le “mitiche” famiglie che si volevano (a parole) riportare allo stadio non si sono mai viste. Perchè Zampieri non dice tutta la verità?

Quanto al “fronte della prevenzione” tanto caro a Zampieri, egli finge di non sapere che il Daspo è una misura fortemente limitativa della libertà personale che andrebbe quanto meno decisa da un giudice e non arbitrariamente da un questore. Non a caso più del 50% dei daspati vede decadere i propri reati per decorrenza dei termini, e di quelli che arrivano a sostenere un processo, il 75% viene assolto. Di che certezza della pena parliamo?

Sarebbe utile che qui a Padova ci si occupasse dei problemi più seri della città, e si lasciasse perdere queste inutili manifestazioni demagogiche a cui partecipa un pubblico di gente OBBLIGATA (dubito che per scolaresche e settori giovanili ci fosse possibilità di scelta…) e che tanto piacciono alla Banda Zanonato! Si è capito che in Giunta si ragiona in certi termini perchè di voti dal nostro ambiente non ne arrivano, e lo sanno. Diversamente sarebbero li tutti a passarci la lingua sul culo ed a dire che in fondo “siamo dei bravi ragazzi”. Intendiamoci: è giusto, ci si odia a vicenda e non c’è spazio per nulla. Però almeno finitela di raccontare cazzate ai cittadini, tanto non vi salveranno dal disastro sociale e politico a cui state andando incontro…


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FALSI COME UNA BIRRA ANALCOLICA

Posted on 14 maggio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Mattino di Padova

PADOVA. Padova diventa leader in Italia nella lotta contro la violenza negli stadi e si impegna nel ricordo di Filippo Raciti, l’ispettore capo di Polizia morto nel 2007 durante gli disordini del derby Catania-Palermo. Mercoledì gli sarà intitolato il centro sportivo Brentelle di Chiesanuova e per la prima volta in Italia gli verrà dedicato un monumento, ideato dallo scultore Elio Armano. Ieri il questore Vincenzo Montemagno e il sindaco Flavio Zanonato hanno ribadito il valore culturale del monumeto, che mercoledì sarà inaugurato con una vero e proprio inno alla legalità. Il tema ricorre forte durante l’intera giornata, a partire dall’incontro «Passione per lo sport e legalità» previsto alle 10 al centro sportivo Brentella con studenti, rappresentanti delle società sportive di base e degli enti di promozione sportiva. Il clou sarà alle 11 con il taglio del nastro. Oltre al sindaco e al questore è confermata la presenza di Marisa Grasso, vedova di Raciti «che si è commossa quando ha saputo dell’iniziativa» confessa Montemagno, e saranno presenti anche il vicepresidente della Figc Demetrio Albertini e il presidente di Assocalciatori Damiano Tomasi.

Tanti i bambini e i ragazzi invitati alla manifestazione, perché la cerimonia è un momento educativo. La sera al teatro Verdi ci sarà il concerto della Banda della Polizia di Stato che suonerà un «Inno allo Sport». L’ingresso è gratuito fino ad esaurimento dei posti e il questore rivolge un invito a tutta la cittadinanza: «Mi farebbe davvero piacere vedere la partecipazione dei cittadini alle iniziative, tutta la società civile si stringe attorno alla figura di Raciti, morto mentre stava difendendo la legalità. Lo sport è agonismo e competizione, non può essere mai tragedia».

«Questa cerimonia è di particolare soddisfazione per la Polizia» aggiunge Zanonato, «Raciti è una figura simbolica per lo sport che si gioca in ambiente tranquillo e sereno». Di simbolismo è intrisa anche la scelta del centro Brentelle: «è il più grande della città» spiega l’assessore allo sport Umberto Zampieri, «frequentato ogni giorno sia per lo sport che per il parco, da giovani e da famiglie».

La cerimonia è accompagnata da una serie di iniziative dedicate ai ragazzi. Tra queste, la distribuzione di materiale informativo dedicato ai più piccoli con la Carta Etica dello Sport. Le parole di Zanonato e Zampieri ribadiscono l’impegno della città di Padova nel ricordare il 2 febbraio 2007, data della morte: «Quel giorno sono stati offesi i valori dello sport e i valori fondamentali di ogni essere umano».

Più che un monumento a un caduto, mi sembra un bel monumento alla falsità. Del resto in una città popolata e governata da radical-chic del cazzo (come sono, niente più niente meno, i membri della Giunta Zanonato “per fortuna al suo ultimo mandato”) non ci si può aspettare nulla di diverso.

Per la cronaca sembra che Raciti non fosse stato ucciso dalla furia degli ultras, la sera di quel maledetto Catania-Palermo. Pare proprio che a stenderlo fosse stato un collega in retromarcia col defender  ma quest’ipotesi è sempre stata scartata a priori. Si è preferito trovare due capri espiatori, Antonino Speziale e Daniele Micale, che hanno pagato per tutti. Nonostante ci sia più di qualche dubbio sulla loro colpevolezza e nonostante sopratutto Speziale abbia già pagato col carcere i fatti che gli erano imputati quella sera.

Ma a Padova si preferisce lavarsi la bocca e creare l’ennesimo monumento all’indecenza. Perchè allora non un monumento per ricordare Gabriele Sandri? Forse perchè la sua è una morte scomoda? In fin dei conti su Raciti e molto più comodo far credere alle favole che raccontano che alla verità, e la commemorazione con tanto di banda di polizia, con i rappresentanti di coloro che si vendono le partite e con le lacrime di coccodrillo della Vedova Raciti è molto più suggestivo!

Se volete sapere qualcosa di più circa i ver risvolti del caso Raciti, cliccate qui.

“…Quindi, allo scopo di evitare che l’autovettura potesse prendere fuoco, mentre era in corso un fitto lancio di oggetti e si udivano i boati delle esplosioni, chiudevo gli sportelli ed innescata la retromarcia ho spostato il Discovery di qualche metro. In quel momento ho sentito una botta sull’autovettura ed ho visto Raciti che si trovava alla mia sinistra insieme a Balsamo, portarsi le mani alla testa” (L’AUTISTA DEL DEFENDER).

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RADICAL CHIC IN SALSA BERGAMASCA

Posted on 11 maggio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Bergamo News

La Città Nerazzurra che sta colorando il centro cittadino di Bergamo dallo scorso 4 maggio e che tanto sta entusiasmando i tifosi dell’Atalanta non piace proprio a tutti. A scatenare un acceso dibattito sull’iniziativa è stato un messaggio lasciato su Facebook da Nicola Eynard, segretario cittadino del Partito Democratico, che condividendo e riportando le parole del figlio scriveva: “Bergamo. Certo, da sempre cerco di apprezzarne la bellezza , di valorizzarne i pregi, di viverla al meglio. E mi piace, nonostante a volte vorrei fosse migliore: più aperta, più viva, più dinamica. Non m’interesso di calcio, ma penso sia ridicola ed eccessiva l’importanza attribuita ad un evento come la presentazione delle nuove divise dell’Atalanta. Bergamo è davvero misera se la associa così ad una squadra di calcio. Per molti è l’orgoglio della città, ma davvero non abbiamo niente di meglio di cui essere orgogliosi? E’ patetico che in un punto nevralgico del centro qualcuno abbia concesso di esporre uno striscione che recita “A guardia di una fede”. In coscienza: quale fede?”.

Un pensiero destinato sicuramente a far discutere e che ha dato voce sostanzialmente a due linee di pensiero. Se da un lato i tifosi nerazzurri difendono e sono orgogliosi dell’iniziativa che gira tutta attorno alla propria squadra del cuore, dall’altro i bergamaschi disinteressati al mondo del calcio faticano a sopportare il continuo accostamento tra Bergamo e Atalanta.

Tra chi condanna pesantemente il mondo del calcio e non ne vuole sapere di vedere Bergamo colorata di nerazzurro (“Possibile che visitatori e turisti, per non parlare della gente che viene a Bergamo per lavoro, abbia come prima immagine della città lo striscione della curva con scritto ‘a guardia di una fede’? E’ questa l’immagine che le Istituzioni vogliono dare di Bergamo?”) c’è anche chi esprime con toni meno accesi la propria posizione: “Hai espresso quello che in tanti pensano ma non hanno il coraggio di dire per paura di passare per traditori della città. Va benissimo l’Atalanta e le parate dell’Atalanta Pride, quello che sinceramente è insopportabile è il ragionamento per cui, se sei un “buon bergamasco”, devi essere PER FORZA atalantino. Il discorso è: se lo spazio pubblico è di tutti, una qualsiasi altra manifestazione sarebbe vista e accettata nello stesso modo?”

La risposta di un tifoso arriva subito: “Non ho capito quale fastidio o problema possano dare giochi per bambini manifestazioni benefiche e uno store in una piazza per dieci giorni non bloccano il traffico non danneggiano nessuno ma fanno piacere ad alcuni”. “Una 11 giorni di iniziative dedicate all’Atalanta è una cosa simpatica – gli fa eco un altro – perché crea un’immagine positiva della Città anche agli occhi dei turisti appassionati di calcio. Sullo striscione condivido, forse un po’ esagerato, ma per il resto, bella iniziativa”.

A mettere un po’ d’ordine ci ha pensato lo stesso Eynard: “Non si voleva essere irrispettosi e/o intolleranti verso l’Atalanta. Semplicemente qualcuno comincia a considerare un po’ eccessiva l’enfasi che avvolge tutto ciò che la riguarda. Visti anche gli squarci sempre più inquietanti che si aprono sull’ambiente del calcio professionistico”.

Chiude il dibattito una posizione intermedia: “Bergamo non esprime solo Atalanta ma è sbagliato,secondo me, sottovalutare un sentimento che c’è e non fa male a nessuno”

Non mi stupisce che un ragionamento così insensato venga da un esponente del PD, ovvero il partito di riferimento di tutti i radical-chic d’Italia. La gente che si definisce “di sinistra” con le tasche foderate di soldi, la gente che si definisce “dalla parte dei deboli” senza nemmeno capire quali siano realmente questi deboli, la gente che vorrebbe risolvere i problemi del paese fra una partita di golf ed un giro in barca a vela… I radical-chic hanno sempre considerato il calcio uno sport per sottosviluppati, e per capirlo basta vedere l’atteggiamento del primo cittadino di Padova tanto per fare un esempio, salvo poi rivalutarlo quando può tornargli utile per le proprie campagne elettorali (Ricordate ancora i manifesti delle ultime elezioni, con la foto della squadra che nel 1994 vinse lo spareggio di Cremona e lo slogan “Per una città da serie A”?).

Non fa differenza a quanto pare il segretario del PD bergamasco, che si lamenta addirittura dello striscione “A Guardia di una Fede”… perchè quale sarebbe l’immagine giusta di Bergamo secondo questo signore? Il celeberrimo raduno leghista di Pontida o svariati ministri della Repubblica che alla “Berghem Fest” di Alzano cantano di avere “un sogno nel cuore, bruciare il Tricolore”?

Una polemica inutile, sterile, che fa ridere un pò come tutte le polemiche inutili e sterili montate spesso e volentieri da esponenti del maggior partito di centro-sinistra: qualsiasi comunità, da sempre, si unisce dietro i propri simboli, giusti o sbagliati che siano. L’Atalanta è un simbolo di Bergamo, come del resto il Padova lo è di Padova. Invece spesso in Italia questa cosa del “simbologismo” è vista quasi come razzista, si ha quasi paura… E ci si fa colonizzare, anche nel calcio, dagli stranieri. Tutto per non passare da “razzisti”. Mi chiedo: è più razzista chi disprezza gente di un’altra razza o chi disprezza i suoi simili?

Non posso tuttavia chiudere l’articolo senza una breve carrellata dei commenti che accompagnano lo stesso, che ben fotografano molte “teste” che ci sono in giro. In rosso ho voluto evidenziare le “perle di saggezza”. E poi ci stupiamo che l’Italia va male?

Sono d’accordissimo con il Eynard e con suo figlio. Punto uno non tutti i bergamaschi sono atalantini, certa gente farà fatica a crederlo (ultras, politici e giornalisti fanatici) ma è così! Basta identificare una città con la curva dell’Atalanta. Volete rilanciare il turismo e bardate la città con lo striscione di ultras che di recente hanno aggredito un uomo in città alta solo perchè aveva una sciarpa della Juve. Ma siamo matti? E tutto questo per chi? Per far vendere le magliette all’idolo di qualche politico come Percassi? Ma smettiamola! L’Atalanta è coinvolta nel calcioscommesse, lasciamola perdere e mettiamo in mostra arte e cultura! Ignoranti!

E’ la massima espressione di collusione tra Politica e Imprenditorialità tipica dell’ Italia… Se fosse associata ad una festa dello sport in cui poi fosse inserita l’Atalanta avrebbe senso, così mi sembra solo “na cafonata” in cui verranno veicolati messaggi del tipo “An gà de turna so sobet” che mi fanno vergognare di essere bergamasco

E’ la logica conseguenza di una città provinciale e campanilistica. Ma purtroppo a Bergamo non comanda ne il Sindaco ne la Giunta ma solo l’Atalanta che di sicuro non interessa a tutti i bergamaschi. Ma si sà che tutto ciò che ruota intorno al calcio ha la priorità su tutto: educazione civica, divieti di sosta, schiamazzi, danno d’immagine e via dicendo.

Con l’Atalanta Bergamo dà un immagine provinciale e poco sportiva (vedi le manidfestazioni pro Doni, l’intolleranza verso altri tifosi, ecc.)

Cara Anna, solo 2 precisazioni: per la mia attività politica non prendo un solo euro; non ho rilasciato nessuna intervista, solo un post su FB (Questo post è dello stesso Nicola Eynard, l’esponente del PD cittadino…)

Do ragione a Eynard. Sono tifoso atalantino, ma da due anni a ‘sta parte c’è un’esasperazione della cosa neroazzurra che mi ha raffreddato parecchio: i tifosi che si credono onnipotenti e quindi sono onnipresenti, un presidente che dichiara che tutti i bergamaschi devono essere atalantini, e tutto per vendere 4 maglie in più. La passione è un’altra cosa.

Meno male che non sono il solo a condiviedere la cosa: ma tranquilli, avevo già programmato le ferie per evitare di assistere alle solite megalomanie dei soliti fanatici esasperati.

Anche se molte volte ha idee opposte alle mie, condivido l’esame fatto dal Segeretario del PD: Tanto più se si tiene conto dell’immagine che l’Atalanta di questi ultimi mesi ha dato e sta dando alla nostrra città. Se si tiene conto che la nostra amministrazione ha annoverato tra i suoi benemeriti Doni, comprendiamo quanto spesso si superano i limiti della decenza.

Sono di schieramento politico opposto a Eynard ma condivido al 100% questo pensiero. Bergamo è molto più di una squadra di calcio (per di più modesta); è ora che i bergamaschi se ne rendano conto.

Io [...] l’umanità [...] la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Poi vengono i tifosi atalantini.

Mah, guardi, al massimo una grande Atalanta può trascinare qualche tifoso in più allo stadio. Che abbia ricadute positive sulla città mi pare un po’ forzato affermarlo – finora mi risulta il contrario, viste le notizie di cronaca riferite a certi “tifosi” e certi giocatori. Non è ora di crescere, e cominciare a pensare che il calcio è un hobby come tanti, non una ragione di vita?

sinceramente è riduttifo ed offensivo che la citta sia nerazzurra, a me non frega nulla del calcio, anzi fosse per me tutti con la pay tv e stadi chiusi cosi si risolvono i problemi che certa tifoseria crea. certo se non vanno allo stadio non saprebbero cosa fare della loro vita però la città è stanca di questi tipi che per di + vengono utilizzati da percassi per i suoi affari

La cosa che a me dà più fastidio è lo store percassiano che con prezzi esorbitanti cavalca la sincera fede degli Atalantini per mungerli in un momento non proprio favorevole dell’economia. La retorica un po’ patetica del tifoso offusca la ragione quando con richiami tribali si marca il territorio rendendolo off-limits ad altre “fedi”:piaccia o no, l’è issè ma se la si prende con spirito giocoso la cosa è anche divertente (al netto della condanna di ogni violenza). Lo spirito genuino del tifo viene ingannato da questo marketing spinto che addirittura confonde la visuale su porta san Giacomo.

basta andare in tribuna Vip, mi è capitato, per vedere distinti signori di una certa età e signore attempate lasciarsi andare a beceri insulti rivolti all’arbitro di turno, alla squadra avversaria e alla sua tifoseria, con un fanatismo da Ultrà impellicciati … c’è una frustrazione di fondo che si cerca di lenire con l’autoassoluzione e individuando negli “altri”, chiunque essi siano, il nemico o i fautori dei propri problemi o fallimenti senza mai ricercare in se le ragioni e porsi dubbi. La Città Nerazzurra non è altro che un modo di alimentare questo fanatismo che per la verità è presente anche in altre città dove però ci almeno la contrapposizione di due Team , Genova, Roma, Torino…

Se ancora avete stomaco per leggere, vi presento il commento vincitore:

io avrei paura a portare mia figlia li visto che è un posto frequentato da ultra che come noto picchiano donne e bambinetti che non la pensano come loro(magari mi bruciano il passeggino non c’è da dirlo due volte!!!)….non so dove sia questo idilliaco pensiero che sia bello il mondo del calcio e faccia bene a me sembra tutto il contrario poi ovviamente è tutto imho

Ovviamente di sotto arriva la risposta ironica (infatti mia figlia di 17 mesi settimana scorsa si è presa una scarica di botte e mia moglie malmenata con spranghe di ferro. !) e l’amico di sopra (tale rocco) fa addirittura doppietta:

Succede mi dispiace da persona che ha passato svariati anni in curva nord tra i principali gruppi le posso assicurare che i supporter attuali sono il peggio che si possa avere spedizioni punitive a casa di persone O.O mani messe addosso a donne in curva sud e molto altro tra cui minaccie a giornaliste ecc.. poi io spero sinceramente che non vi succeda mai niente ma se dovesse succedere auguri!!!!

Date una gratifica a rocco, please! In Italia il genocidio può sempre essere una soluzione, secondo me…

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IL DISSENSO E’ VIETATO, MANGANELLATI PERCHE’ FISCHIAVANO FASSINO

Posted on 02 maggio 2012 by La Padova Bene

Il 1 maggio a Torino ha avuto una coda violenta, e forse c’era anche da aspettarselo considerato il clima che ormai si respira in Italia. Ciò che forse non si aspettavano i contestatori era di ricevere manganellate con la sola colpa di aver fischiato il sindaco Fassino. Ripeto: aver fischiato! Non stiamo parlando di lancio di sassi, di fumogeni come contro Bonanni (che per quanto io possa esserne favorevole, anzi è un peccato che abbiano mancato il bersaglio, è e rimane un atto contro la legge) o di tentativi di aggressione o di sfondare il corteo. No, parliamo di fischi. Puri e semplici fischi.

A questo siamo arrivati in Italia, basta fischiare un esponente della “casta” (e Fassino è uno di quelli più in “casta” di tutti, come testimoniava l’affaire della scalata ad Antonveneta) che questi mollano i cani da guardia. Cani da guardia che, va detto, sono spesso dei poveracci come noi, anzi peggio di noi. Poveri ragazzi sottopagati che vi aprono il cranio per mille euro al mese. Gente che rischia la vita tutti i giorni affrontando pericolose vecchiette e studentelli universitari. Pasolini a suo tempo parlava di “benedetti manganelli” mentre descriveva il massacro di Valle Giulia. Dipingeva i celerini come i figli dell’Italia proletaria. Si, direi che ci aveva visto giusto: sono proprio i figli dell’Italia proletaria. Un Italia serva, ignorante, piegata a novanta gradi, cresciuta a colpi di slogan populistici, di fiction e di “Grande Fratello”. I celerini sono proprio i figli dell’Italia di oggi, non c’è che dire.

La cosa che fa ridere è che tutto sia avvenuto nella giornata dedicata ai lavoratori, da parte di un politico “di sinistra”. Uno di quelli che si dice a favore del popolo, dalla parte dei lavoratori, contro le ingiustizie. Discorsi che vanno bene al limite per i coglioni che li votano, gli altri si sono accorti da tempo che fra PD, PDL, Lega e compagnia cantante non c’è poi tutta questa grande differenza. Anzi, che non ce n’è proprio: sono tutti uguali sputati! E fingono di offendersi quando vengono chiamati “mafiosi”: è la verità! Siamo governati dalle mafie, e quel che è meglio è che c’è pure gente che li vota e che fa il loro gioco: c’è chi ti dice che “votare è uno dei pochi diritti che ci sono rimasti” (e per chi voti che nemmeno lo scegli tu il candidato?), chi sostiene che “non bisogna votare i comunisti!” (esistono ancora?) e chi ti urla che “Berlusconi è il male assoluto!” (Gli altri invece sono delle povere ragazzine vergini…).

Fassino sostiene che il fischio non è mai stato un argomento di discussione. La manganellata evidentemente si. In effetti prima di tirarti una bastonata il figlio dell’italia di oggi di turno intavola con te una discussione, ti chiede dove la vuoi, se preferisci la punta o il manico del manganello e se vuoi che i segni siano visibili o che ti procuri solo lesioni interne. Prima del via, se avanza un pò di tempo, si intrattiene con te anche in amabili conversazioni sulle teorie nicciane sul superuomo o, se il figlio dell’italia di oggi è romano o napoletano, anche a parlare di calcio.

A questo punto mi viene da pensare che le parole pronunciate lo scorso giugno da Ivo Rossi (Clicca qui) a proposito dei fischi nei suoi confronti da parte dei tifosi del Padova, fossero molto più che una minaccia. Mi viene da pensare che alla prossima occasione ci troveremo il reparto celere di Padova schierato al gran completo in Piazzetta Pedrocchi, ed al primo fischio di dissenso giù botte a tutti. Del resto, il partito di riferimento è sempre quello di Fassino…

Ora mi aspetto di vedere cosa diranno le vittime della polizia del 1 maggio quando ad essere bastonato sarà un ultras…

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IL RISTORANTE VIETATO AI POLITICI

Posted on 30 aprile 2012 by La Padova Bene

Fonte: Leggo

PESARO – Un cartello che spiega che in quel ristorante i politici non sono graditi. Sta facendo molto scalpore l’iniziativa di un ristoratore di Fermignano (Pesaro e Urbino) che ha deciso di vietare l’ingresso nel suo locale ai politici. “Io non sparo su tutta la politica, è che non mi rappresenta. C’è anche gente meritevole, ma non sono capaci di mettere all’angolo quelli che invece da anni la stanno rovinando”, ha spiegato in un’intervista al Resto del Carlino.

Se la provocazione di Vedovi ha trovato molto consenso tra i concittadini, non è piaciuta a chi è direttamente interessato: “Siamo al divieto di ingresso al ristorante ai politici, come ai cani: a quando l’obbligo per chi fa politica di girare con una croce gialla sulla giacca, come gli Ebrei sotto Hitler?” si è chiesto l’onorevole Luca Paolini, deputato della Lega Nord.

Sulla vicenda, chiaramente, il ristoratore di Pesaro ha tutta la mia piena ed incondizionata solidarietà.

Mi preme invece rispondere al deputato Paolini: non paragonatevi ai cani per piacere! I cani sono bestie intelligenti e socievoli, capaci di dare al proprio padrone vero ed autentico amore incondizionato. Voi siete bestie e basta. I cani potrebbero offendersi!

Quanto al paragone con le leggi razziali di Hitler, innanzitutto il segno di riconoscimento non era una croce ma una stella di David; e per rispondere alla sua domanda, “a quando l’obbligo per chi fa politica di girare con una croce gialla sulla giacca, come gli Ebrei sotto Hitler?”, direi che se poi fate la stessa fine, anche subito!

 

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LA FINE DEI PADANI

Posted on 08 aprile 2012 by La Padova Bene

In genere non amo parlare di politica in questo spazio, perchè sono fermamente convinto che ideologia politica e tifo calcistico debbano rimanere entità separate, pur rendendomi conto che spesso il “nostro mondo” è andato in direzione ostinata e contraria. Ideologia politica che non significa identità: sono cosciente che quasi ogni persona ha un proprio modo di essere che si riflette nel comportamento della vita di tutti i giorni e che ne condiziona le scelte e le amicizie, pertanto anche allo stadio dove per forza di cose è possibile trovare tifoserie miste (ovvero dove c’è una componente abbastanza forte di destra ed una altrettanto forte di sinistra) ma è più difficile trovare singoli gruppi “misti” (ovvero composti da gente di destra e di sinistra) proprio perchè ognuno tende a legare più con i suoi simili. Quello casomai che non mi piaceva troppo era l’esposizione di simboli politici da parte di molte tifoserie, quando non anche la vera e propria propaganda a favore di questo o quel politico…

Proprio per questo trovo che sia il caso di affrontare la recente dèbacle della Lega. Perchè è decisamente la fine di un epoca per il paese, ma anche perchè ha molto a che fare (a mio modo di vedere) con le curve e con il mondo ultras. A partire dal principio, nei primi anni ’90… Sin dai primi anni ’80 esistevano dei movimenti autonomisti in varie regioni del Nord, i cui due più importanti erano senz’altro la Lega Lombarda e la Liga Veneta. Nel 1989 tutti questi movimenti autonomisti si fusero nella Lega Nord. Un partito sicuramente diverso da quelli esistenti, che parlava un linguaggio più vicino alla gente e che portava idee quanto meno rivoluzionarie per i tempi: si parlava di debito pubblico, di tagliare gli sprechi, di federalismo, ma anche dei problemi connessi all’immigrazione che in quegli anni muoveva i primi passi…

Ovviamente era un partito che per il forte carattere nordista non poteva piacere a tutti, soprattutto alla gente del Sud. Ma credo sia innegabile che in quel periodo avesse fatto breccia nelle menti di molta gente, e di molti giovani. Nel 1990/91, nel mio primo anno di superiori, non potei fare a meno di notare come molti miei coetanei strizzavano decisamente l’occhio alla Lega: adesivi, zaini con disegnato a pennarello Alberto da Giussano (erano gli anni in cui gli studenti usavano dipingersi gli zainetti, cosa che peraltro ho notato che molti fanno ancora oggi), sciarpe… Moda giovanile, certo. Ma non tutto si può ridurre alla semplice moda del momento. Anche perchè il seguito della Lega continuava ad aumentare di anno in anno e sopratutto era molto trasversale: raccoglieva voti di gente di destra, di sinistra e di centro, tutti delusi dai rispettivi partiti. Del resto la stessa composizione del partito era trasversale, se pensiamo che sotto la stessa bandiera trovavamo un Maroni ex-marxista ed un Borghezio decisamente spostato verso l’estrema destra. Ecco, una delle cose migliori che aveva fatto Bossi (al quale riconosco una certa capacità come leader, al di la delle sparate…) era proprio quella di aver saputo unire le anime che componevano il partito…

Nel 1992 scoppia Tangentopoli, e la Lega Nord fu il primo partito a prendere una dura posizione verso la classe politica di allora, corrotta e corruttibile. In quel periodo Bossi parlava molto per slogan, e gli slogan facevano presa non solo sui ragazzini. Alle elezioni politiche del 1992 il primo successo elettorale. Oltre che in Lombardia, sfondò anche in Veneto, portando via voti alla DC (che cmq si confermò il primo partito di una delle regioni più “bianche” d’Italia dell’epoca) ed al PSI. Era l’alba della Seconda Repubblica. Ma il fenomeno leghista non si intravedeva solo nei risultati elettorali: in quel periodo, parecchia gente anche in Curva Nord all’Appiani sfoggiava adesivi, toppe e sciarpe della Lega Nord (che era biancorossa, quindi facilmente confondibile con quella del Padova) ed erano presenti striscioni raffiguranti il Leone di San Marco (anche se questo era più un fenomeno di “Identità Veneta” che una vera e propria simpatia leghista) come il primo Este o Nation Veneta (esposto a Cremona nel 1991). Ai tempi di politica da stadio, almeno a Padova, non se ne parlava proprio ma la cosa era evidente. Col tempo, e col nuovo stadio, la curva virò decisamente più verso l’estrema destra, ma questa è un’altra storia… Ciò che voglio sottolineare è che come tutti i movimenti “inclini” ai giovani, la Lega fece breccia anche nel luogo di aggregazione giovanile per eccellenza: le curve degli stadi! E non solo a Padova: a Bergamo i WKA dell’Atalanta si spostarono su posizioni decisamente leghiste, a Brescia si vedevano bandiere della Lega Lombarda come a Milano ed in quasi tutte le curve del Nord compariva qualche “bandierina strana” in occasione di match contro squadre del Sud. Sicuramente oltre che le “bandierine”, arrivavano anche i voti. Parecchi voti. E d’altra parte lo stesso partito lanciava messaggi ben precisi al mondo giovanile: che cosa erano gadget come adesivi, toppe e sciarpe se non uno scimmiottamento del materiale ultras allora esistente? Fra l’altro, la grafica dei gadget leghisti dei primi anni ’90 ricalcava in un certo modo quella delle curve, tanto che mi viene da pensare che chi li disegnava un pò masticasse la materia…

Ad ogni modo le elezioni del 1992 per la Lega furono la consacrazione, a livello parlamentare. I leghisti erano ormai in Parlamento, ma continuavano a parlare il linguaggio della gente e soprattutto a portare le rivendicazioni del Nord anche nelle aule grigie di Montecitorio. Nel 1994 scese in campo Berlusconi, onde evitare la galera, e per prima cosa si alleò con Bossi. La successiva vittoria elettorale promosse per la prima volta Maroni come Ministro degli Interni. Berlusconi aveva capito che l’alleato era valido, quello che non aveva capito è che era poco malleabile: il primo governo Berlusconi durò sei mesi, e cadde proprio per mano di Bossi; su un tema delicato come la riforma delle pensioni, che la Lega si rifiutava di toccare. Si dimostrarono partito ben meno “acquistabile” dai giochi politici di molti altri, e la cosa non passò indifferente all’occhio dell’opinione pubblica del Nord…

Nel 1996 la vera svolta secessionista: Bossi proclamò l’Indipendenza della Padania (che sarebbe stata una nazione immaginaria costituita dalle regioni del Nord) con tanto di nuovo simbolo (il sole delle Alpi), nuovo colore (il verde) e manifestazione sul Pò. Era il settembre 1996. Per molti la Lega divenne un nemico, per molti altri la salvezza. E fra i primi a ribellarsi, proprio le curve degli stadi. Quelle del Sud questa volta: a Roma una domenica si e l’altra pure si levavano cori contro Bossi, mentre i leccesi quel giorno fecero una coreografia riproducendo il tricolore in Curva Nord con tanto di striscione “L’Italia agli italiani”. Chiaramente un pò tutte le curve del Nord in quel periodo divennero “leghiste” agli occhi di quelle del Sud, e pensare che proprio in quel periodo la curva biancoscudata aveva decisamente svoltato a destra!

A causa delle proprie posizioni secessioniste, la Lega si trovò ad avere qualche problemino con le forze dell’ordine: sempre nel 1996, poche settimane dopo la manifestazione sul Pò, la Digos fece irruzione nella sede del partito a Milano. I militanti si opposero a quello che ritenevano “un sopruso dello stato massone e centralista”. Su tutti Maroni, che finì in ospedale e venne successivamente denunciato (e condannato) per resistenza a pubblico ufficiale. A scrivere oggi ciò mi viene da ridere, eppure all’epoca gli stessi vertici della Lega Nord parlavano di “stato di polizia”. Tuttavia nell’anno successivo la Lega perse la prima, grande occasione di dare un seguito nei fatti alle proprie parole: nella primavera del 1997 venne alla luce il movimento dei Serenissimi, indipendentisti veneti che tramite un ricetrasmettitore si resero protagonisti di vari episodi di pirateria dell’etere, diffondendo messaggi politici contro lo stato italiano ed a favore del Veneto Indipendente durante il Tg1; fino alla notte fra l’8 ed il 9 maggio quando con un autoblindo fatto in casa, vestiti di tute mimetiche ed armati con fucili mitragliatori della seconda guerra mondiale, partirono dalla provincia di Padova alla volta di Venezia per occupare il campanile di San Marco ed issare il gonfalone col Leone Alato, simbolo dell’antica Repubblica Serenissima. L’azione, che sarebbe dovuta durare fino al 12 maggio data in cui duecento anni prima Napoleone aveva fatto capitolare Venezia, venne interrotta da un’irruzione del GIS dei carabinieri. Tralascio successivamente il calvario giudiziario vissuto dagli autori dell’azione, per motivi di spazio e tempo. Mi sembrava invece abbastanza evidente che un’azione del genere avrebbe dovuto essere cavalcata anche dalla Lega, a maggior ragione visto che non perdevano occasione di schierarsi a favore dei popoli sovrani… Invece Bossi ne prese le distanze parlando di “complotto contro la Padania”, ed a mio modo di vedere perse un ottima occasione per fare un passo ulteriore verso quel “distaccamento” tanto auspicato. Ho sempre avuto modo di pensare che il Senatur non vedesse altro che il Veneto come un bacino di voti, niente più. Anzi, che sotto sotto ne invidiasse la forte identità che ancora oggi caratterizza la gente di queste parti, cosa che in Lombardia si sognano… Successivamente si capì che l’azione dei Serenissimi era anche una forma di contestazione per lo “stato padano” proclamato da Bossi, con il quale non volevano aver nulla da spartire. Personalmente, mi servì per capire che la Lega al di la delle belle parole non era molto diversa da tutti gli altri partiti!

Fra la fine degli anni ’90 e l’inizio del nuovo millennio la Lega continuò la sua attività politica, col suo fiero zoccolo duro di sostenitori, col suo “sogno padano”, con i suoi slogan. Il paese cominciava a cambiare, il lavoro cominciava a scarseggiare, la vita ad essere sempre più cara, e sopratutto i disagi con l’immigrazione cominciavano ad essere sempre più forti e sentiti dappertutto. Nelle curve intanto era entrata la politica, nuovi movimenti politici “attingevano” proprio dalle gradinate degli stadi il loro più o meno cospicuo nucleo di militanti, e nascevano anche dei veri e propri derby politici impensabili fino a un decennio prima (pensate a Lazio-Livorno o Roma-Livorno di qualche anno fa tanto per capire…). Tuttavia non credo di dire una bestemmia se dico che la Lega Nord uno zoccolo duro di simpatizzanti ha sempre continuato ad averlo in molte curve. Zoccolo duro trasversale, come del resto era un pò la natura originaria del partito stesso: gente di destra che votava Lega perchè ne condividevano le idee e le politiche sull’immigrazione; gente di sinistra che votava Lega perchè, delusi dalla sinistra degli ultimi anni, vedevano nelle camicie verdi una sorta di “nuovo partito dei lavoratori”. Non è un mistero che nelle fabbriche del Nord, un tempo roccaforti comuniste, la maggior parte dei lavoratori votasse per la Lega Nord. Trasversalità, non solo dal punto di vista politico, ma addirittura da quello etnico: mi viene da ridere quando sento gente del Sud che parla di “razzismo dei Veneti” per il fatto che questa terra è sempre stata una roccaforte leghista. Anche perchè chi parla di razzismo non sa che la Lega qui raccoglieva e raccoglie tuttora tantissimi voti di stranieri, anche extracomunitari, gente in regola che ne ha le palle piene (frase questa sentita a più riprese da stranieri conosciuti nel posto di lavoro dal sottoscritto…) di “personaggi che al paese loro starebbero in galera, e che qui in Italia fanno la bella vita rovinando fra l’altro la loro stessa immagine di popolo”! In effetti le posizioni leghiste erano sempre a difesa del Nord laborioso, della piccola imprenditoria, del territorio, della sicurezza… Diciamo che Bossi e company avevano la capacità di cogliere il malcontento che a tutti gli altri partiti sfuggiva. Capacità che ha pagato molto in termini elettorali…

Nel 2004 però si verifica un fatto, per conto mio, determinante nella storia della Lega: Bossi viene colpito da ictus cerebrale. Rischia di morire, ma poi si riprende. Non sarà mai più il Bossi di prima, il segno della malattia sarà evidente, anche se per i leghisti rimarrà sempre il leader assoluto. Proprio in seguito alla sua malattia Bossi commette degli errori che in seguito si riveleranno determinanti: lascia la cassa della Lega in mano alla moglie, e porta il figlio Renzo (detto “il Trota”) in politica per seguirne le orme. Peccato solo che, a differenza del padre, il figlio sia un perfetto deficiente assolutamente incapace di ricalcarne le orme politiche.

Alle elezioni politiche del 2008 il PDL stravince, ottenendo una delle maggioranze più schiaccianti della storia. E determinanti risulteranno i voti leghisti, ottenuti soprattutto in Lombardia, in Piemonte ed in Veneto. Penso sia l’apice mai toccato dal partito. Nel 2009 alle Europee ottiene addirittura il 10% (miglior risultato di sempre) e nel 2010 alle Regionali può permettersi addirittura di presentarsi in Piemonte ed in Veneto in corsa solitaria, vincendo in entrambi i casi. Maroni viene nominato nuovamente Ministro degli Interni, e qui comincia il brutto per i ragazzi delle curve. La prima, vera iniziativa di Maroni infatti è l’introduzione obbligatoria della Tessera del Tifoso, presentata in pompa magna come uno strumento di sicurezza, utile per debellare la violenza negli stadi e per riavvicinare le famiglie. Viene invece boicottata dalla maggior parte delle tifoserie, e si rivelerà alla fine solo una carta di credito ricaricabile. Il fatto che sia obbligatoria per sottoscrivere l’abbonamento e per andare in trasferta fa si che gli stadi si svuotino miseramente, e sopratutto segna un punto di rottura pesante fra la Lega e le curve di tutta Italia, anche di quelle che alla Lega avevano sempre strizzato l’occhiolino… Nel settembre 2010 Maroni viene pesantemente contestato dagli ultras dell’Atalanta durante la Berghem Fest ad Alzano. Proprio una tifoseria che per il partito di Bobo era stata un’immensa riserva di voti, gli si rivolta contro. E’ l’inizio della fine, anche se non tutti colgono. Men che meno Maroni, che si dimostra sordo e cieco come il peggior democristiano, e che per anni andrà avanti a snocciolare dati di spettatori in aumento fasulli e risultati taroccati in termini di sicurezza. Ma non è tutto: nel 2011, in seguito alle elezioni del sindaco di Milano che vedono vincitrice la lista di centrosinistra capitanata da Pisapia, nella curva dell’Inter viene esposto uno striscione verso il PD: “Centrodestra, noi tesserati non vi abbiamo votato, Bossi e Berlusconi ringraziate Maroni”. E’ indicativo di come la politica leghista si stia giocando pian piano tutti i propri consensi.

Poi pian piano la Lega comincia a perdere consensi anche in altri ambiti: la crisi economica, le innumerevoli promesse mai mantenute e soprattutto l’appoggio totale al governo Berlusconi anche quando non c’era più nulla da difendere hanno fatto si che molti elettori voltassero le spalle delusi al partito. Gli stessi veneti finiranno con l’essersi pentiti di aver dato tanto appoggio ad un partito che, dati di fatto alla mano, per il Veneto non ha mai fatto nulla. Gli stessi equilibri interni della Lega sono stravolti dalla spaccatura, dapprima strisciante e poi sempre più evidente, fra “bossiani” ovvero sostenitori del Senatur, e “maroniani” ovvero quelli che invece appoggiavano la linea più “democristiana” del suo braccio destro Maroni. Con la caduta del Governo Berlusconi e l’avvio del governo tecnico presieduto da Monti la Lega si schiera nuovamente all’opposizione, contestando il potere delle banche. Abile mossa per recuperare il credito smarrito, ma ormai è tardi ed il declino è inarrestabile.

Di questi giorni è la mazzata finale: si scopre (guarda caso quando non sono più al governo) che i fondi della Lega sono stati, diciamo così, “distratti” per spese personali di membri della famiglia Bossi, su tutti la moglie e quel genio di suo figlio. Bossi giura di non saperne niente, ed io gli credo: sarebbe stata una mossa stupida, troppo stupida per uno che cmq ha dimostrato una grande intelligenza politica (l’avesse fatto il Trota invece, ci avrei creduto ciecamente!). Tuttavia, per rispetto della base leghista, decide di dimettersi. E’ la fine della Lega.

Ora si tratta di capire cosa sarà del partito delle camicie verdi. Posso immaginare che Maroni finirà con Tosi (attuale sindaco di Verona, suo delfino) ad ingrossare le fila dei “nuovi democristiani” già abilmente rappresentate da Fini e da Casini. Altri personaggi di un certo spessore politico in seno al partito non ne vedo. Calderoli nemmeno lo considero. Rimane la questione veneta aperta: escluso Tosi (che ha il destino segnato) tutto è nelle mani dell’intelligenza degli illustri rappresentanti veneti del partito: Zaia, Gobbo, Gentilini… Se adesso sono intelligenti mandano a cagare quei quattro scalzacani e riformano la Liga Veneta di un tempo, riprendendosi una regione. E magari un domani che l’Italia crollerà definitivamente (non credo molto lontano) riusciranno ad ottenere qui in Veneto quell’indipendenza che tanto hanno inseguito con una Padania che non è mai esistita. Altrimenti finiranno a sputtanarsi dietro i giochi di potere di Montecitorio, ed inevitabilmente affonderanno di pari passo con la Repubblica delle Banane.

Tradire il proprio elettorato, per quanto questo possa essere ignorante (del resto, non vedo nessun elettorato intelligente in Italia) è il peggior errore che un partito possa fare. E questo errore la Lega ha cominciato a farlo qualche anno fa, proprio nei confronti dei ragazzi delle curve, come ho già spiegato sopra. Ma non credo abbiano capito, del resto il loro gioco l’avevano portato a termine, che gliene fregava? Spero piuttosto che tutto ciò che la Lega ha rappresentato in questi ultimi anni in termine di repressione verso quello stesso movimento ultras che per un bel pò è stato una fucina di voti, serva da monito a tutti per non farsi mai più strumentalizzare da nessun partito politico dagli slogan e dalle promesse facili…

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RAPINATO IL CENTRO SPORTIVO BRENTELLA

Posted on 08 marzo 2012 by La Padova Bene

Fonte: Il Mattino di Padova

CHIESANUOVA. Ancora un’incursione dei ladri al Centro sportivo Brentella di via Pelosa: martedì pomeriggio i predoni sono penetrati negli spogliatoi della struttura ed hanno portato via le scarpe ai giocatori del Calcio Padova (in quel momento giocavano gli atleti classe 1996). Non si allenta dunque la morsa criminale sui rioni di Chiesanuova, Montà e Brentelle. Alcuni giorni fa (il 28 febbraio) i ladri avevano colpito per ben tre volte il quartiere, rivolgendo le loro sgradite attenzioni ad un bar in via Chiesanuova (il bar Rosa), alla casetta prefabbricata nella pista di Bmx al parco Brentelle, e infine alla palestra di pallavolo del vicino centro sportivo.
Al bar Rosa hanno scassinato la porta d’ingresso, stessa sorte hanno subito, all’interno del locale, le macchinette dei videogiochi; i malviventi sono riusciti ad impadronirsi di ben 900 euro, rimasti nel dispositivo cambiamonete. Tuttavia questa ondata di criminalità stride con l’intitolazione del centro sportivo Brentella alla memoria di Filippo Raciti, l’ispettore capo di polizia morto a Catania nel 2007 durante un violento scontro tra tifosi. In questi giorni la giunta ha deliberato di intitolare il centro di via Pelosa alla memoria del giovane in divisa per sottolineare il significato pulito dello sport, quello che dovrebbe stimolare un tifo ispirato a regole etiche ed al rigetto di ogni violenza. Tanto che il questore Vincenzo Montemagno, durante l’intitolazione, si è rivolto al parco come «luogo che diventerà un simbolo, un inno alla legalità: lo sport è vita e non può essere inteso in altro modo». Proprio per il valore simbolico attribuito al parco ed alle strutture sportive al suo interno, l’assessore allo sport Umberto Zampieri ha reagisce con grinta agli ultimi blitz dei aldri. «Stiamo ragionando sull’ipotesi di dotare il parco di videosorveglianza – esordisce – In vista della nuova infornata di telecamere. Ad oggi non abbiamo raccolto proteste o lamentele da parte delle associazioni e dei genitori, ma ci preoccupiamo lo stesso perché non sono episodi da sottovalutare. Al parco di via Pelosa ci sono due custodi, ma la zona è vasta e aperta e non possono sorvegliarla tutta nello stesso tempo». L’esponente del Pd ricorda poi le scorribande della «Mdm», la gang di giovani e giovanissimi che si firmava «la mafia di Mortise», sgominata la scorsa estate dalla squadra mobile dopo aver messo in ginocchio le strutture sportive cittadine (soprattutto all’Arcella dopo l’incendio al Colbachini e a Mortise con le fiamme date alle strutture del Plebiscito). «Quella banda è stata brillantemente catturata dalla polizia – scandisce Zampieri – E siamo fiduciosi che accadrà anche per questa seconda ondata di delinquenza. Il fatto che siano episodi meno gravi non li rende meno importanti».

Neanche a farlo apposta… E’ di due giorni fa la notizia dell’intitolazione del Centro Sportivo a Raciti (clicca qui), ed arrivano subito i ladri! Verrebbe da dire che “Dio vede e provvede”…

Mi sembra ovvio che tanto clamore deriva dal fatto che l’ironia della sorte ha voluto che i ladri andassero a colpire un luogo che la Giunta Comunale ha eletto simbolo del nulla… In altri casi nemmeno si sono scomodati i nostri cari assessori! Le parole di Zampieri poi fanno cadere le palle, ma non è una novità: basterebbe farsi un giro in stazione per capire quanto la legalità sia in realtà di casa in certe zone di Padova, ma lui preferisce citare il successo sulla MDM, una banda di quattordicenni che facevano scritte sui muri per noia… forse perchè è stato questo il massimo successo raggiunto sul campo della lotta alla criminalità? Andiamo proprio bene allora…

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IL CENTRO SPORTIVO BRENTELLA INTITOLATO A RACITI

Posted on 07 marzo 2012 by La Padova Bene

Fonte: Il Mattino di Padova

 Il Centro sportivo Brentella sarà intitolato alla memoria di Filippo Raciti, l’ispettore capo di Polizia morto a Catania nel 2007, durante alcuni scontri tra tifosi. a giunta di Padova ha deliberato di intitolare il centro di via Pelosa n. 74/c alla memoria del poliziotto.

Il significato dell’intitolazione come stimolo ad uno sport ed a un tifo ispirati a regole etiche e al rigetto di ogni violenza sarà dato dal questore Vincenzo Montemagno e dall’assessore allo sport Umberto Zampieri che nelle prossime ore spiegheranno il perché della decisione.

L’intitolazione formale del centro sportivo sarà affiancata da iniziative concordate con Questura e Polizia di Stato che coinvolgano il mondo sportivo cittadino e i giovani sul tema del tifo responsabile.

La decisione, presa d’intesa con la Questura, è nata “nell’ottica di creare un luogo che simbolicamente unisca lo sport e la memoria di tutti i poliziotti che hanno perso la vita – ha sottolineato l’assessore allo Sport Umberto Zampieri – Dopo la morte dell’Ispettore capo Raciti iniziò il percorso sulla messa a norma degli stadi per garantirne l’accessibilità a tutti i tifosi. Questa intitolazione non è un gesto simbolico ma un sostegno concreto a uno sport e a un tifo ispirati a regole etiche”.

Soddisfatto il questore Vincenzo Montemagno: “Questo luogo diventerà un simbolo, un inno alla legalità – ha commentato – Lo sport è vita e non può essere inteso in altro modo. Per la cerimonia ci sarà la signora Raciti che ha scelto di parlare ai giovani di sport per dare un messaggio sul vero valore dello sport”.

L’intitolazione ufficiale del centro sportivo è prevista per maggio e sarà affiancata da una serie iniziative che coinvolgeranno il mondo sportivo cittadino e i giovani sul tema del tifo responsabile.

Premesso che non ho nulla in contrario al fatto che il centro sportivo Brentella venga intitolato ad una persona morta, mi fa un pò ridere tutta la retorica che c’è dietro questi eventi. Retorica che porta spesso a dire delle puttanate, come quella detta dall’Assessore Zampieri, che ultimamente non perde occasione di starsene zitto…

Dopo la morte dell’Ispettore capo Raciti iniziò il percorso sulla messa a norma degli stadi per garantirne l’accessibilità a tutti i tifosiAh si? E dove? A me sembra sia iniziato semplicemente un percorso che ha portato a rendere più difficile l’avvicinamento del tifoso allo stadio, e se le problematiche relative all’afflusso dei tifosi allo stadio sono state in parte risolte (almeno adesso a Padova l’afflusso è più scorrevole rispetto ai primi tempi quando i tornelli spesso si bloccavano o si formavano lunghe code al prefiltraggio), per l’emissione dei biglietti siamo ancora alla preistoria… Ancora non ho capito che senso abbia andarsi a comprare i biglietti in prevendita non presso la sede della società, o in una rivendita apposita gestita dalla società, bensì in una tabaccheria o in altre attività commerciali che normalmente tutto fanno tranne che i bigliettai! Perchè invece di riempirsi la bocca di retorica non dicono che debbono far guadagnare società truffaldine come Ticket One? Sarebbero più onesti almeno… Quanto al garantirne l’accessibilità a tutti i tifosi, mi pare che proprio non ci siamo: ancora oggi le trasferte vengono limitate se non vietate in toto in base alla provenienza geografica delle persone, e questa è una norma razzista e discriminatoria: l’Assessore Zampieri dovrebbe saperlo visto che proprio lui fa parte di uno schieramento che a parole è contro ogni forma di discriminazione… O debbo pensare (come peraltro già penso) che discriminazione e razzismo esistano solo verso determinate categorie di persone, quando fanno comodo?

Inoltre, sarebbe il caso di ricordare anche tutti quei tifosi e semplici cittadini, che hanno perso la vita proprio per mano delle forze dell’ordine: Gabriele Sandri, Stefano Furlan, Fabio di Maio, Celestino Colombi, Maurizio Alberti, Carmine Plaitano; ma anche Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi, Giuseppe Uva, Rassman… Oppure esistono morti di serie A e serie B? Lo chiedo perchè mi sembra che qui, tolto Gabriele Sandri la cui memoria è stata riabilitata alla grande dallo splendido impegno di una famiglia che comunque (grazie al cielo!) ha anche la possibilità economica per farlo, tutti gli altri morti siano dimenticati, e meno se ne parla e meglio è!

Quanto al “tifo responsabile” ed alla “legalità” vale la pena ricordare che per la morte di Raciti è tuttora indagato un ragazzo utilizzato da subito come “capro espiatorio”… Ancora una volta voglio ricordare il suo “iter” giudiziario, che mi sembra quanto mai indicativo: fondamentalmente è accusato di aver lanciato un sottolavello che avrebbe colpito Raciti, causandogli un’emoragia interna. Inizialmente si era parlato di una bomba carta, che lo avrebbe colpito in pieno, poi di un sottolavello che gli avrebbe spappolato il fegato. Non si è capito tuttavia come glielo avrebbe spappolato… Il suo iter giudiziario è quanto meno particolare: viene da prima scagionato dai R.I.S. di Parma (quindi non da un gruppo ultras, ma da un corpo dei carabinieri specializzato in un certo tipo di analisi…) secondo i quali le ferite riportate non sono compatibili con il corpo contundente utilizzato, e rimesso in libertà dal GIP, quindi nuovamente arrestato per ordine del Tribunale dei Minori di Catania.  La Corte Suprema tuttavia non fu d’accordo con questo nuovo arresto, ed invitò i giudici a rivedere la loro posizione. Tuttavia il Tribunale dei Minori non fu d’accordo con la Corte Suprema e ne dispose nuovamente l’arresto. Ancora la Cassazione lo rimette nuovamente in libertà, ritenendo incolmabili le lacune indiziarie, ma a questo punto interviene il PM che non ne vuole sapere di archiviare il suo caso e lo rinvia a giudizio con l’accusa di omicidio volontario. Fino ad oggi ha scontato due anni di carcere per resistenza aggravata. E’ stato anche denunciato per violazione del Daspo nel 2010, per aver assistito ad un allenamento del Catania. Al processo Speziale viene condannato a 14 anni, dopo otto ore di camera di consiglio. Otto ore per raggiungere un’unanimità di giudizio. Si va quindi in appello. E qui si verifica un’altro “piccolo” giallo: uno dei testimoni, un maresciallo dei carabinieri in servizio quella sera, non riconosce il sottolavello mostrato in aula come l’oggetto che ha colpito Raciti: “quello – ha ribadito in aula – però era completo di vasche per l’acqua, mentre questo ne è sprovvisto”. Speziale dal canto suo ha sempre ammesso di aver utilizzato il sottolavello negli scontri, dapprima per farsi largo per uscire dalla Curva e poi di averlo lanciato verso le forze dell’ordine senza tuttavia aver colpito nessuno. Ma viene ancora condannato a otto anni, per omicidio non più volontario ma preterintenzionale. La sua vicenda non si è ancora conclusa.

Caro Assessore, la legalità deve essere a 360 gradi oppure solo quando fa comodo?

 

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SE LA FANNO E SE LA RACCONTANO…

Posted on 22 febbraio 2012 by La Padova Bene

Fonte: La Presse

Sono stati 4.747 i provvedimenti Daspo emessi da quando è nato l’istituto, 1.059 solo in questa stagione. E’ quanto ha fatto sapere l’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive, annunciando anche che la tessera del tifoso ha superato il milione di emissioni. “Sono stati fatti passi da gigante”, ha commentato il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, in un convegno presso l’hotel Quirinale a Roma, organizzato dall’associazione nazionale funzionari di Polizia. “Le attività di contrasto alla violenza negli stadi – spiega il Viminale in una nota – stanno producendo interessanti risultati. Innanzitutto, una generale riduzione del numero degli incidenti nel corso delle manifestazioni sportive e un calo degli arresti e delle denunce. Inoltre, una maggiore presenza sugli spalti, soprattutto degli spettatori che seguono il campionato di serie B. Proprio in questi incontri, però, si registrano più casi di violenza con feriti”.

“Dall’anno zero, quello in cui è stato ucciso l’ispettore Filippo Raciti, sono stati fatti passi da gigante”, ha commentato la Cancellieri nel corso del suo intervento. Il ministro, inoltre, ha lodato la presa di coscienza delle società calcistiche che hanno staccato ogni legame con gli ultrà e l’attività dell’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive per la normativa e la messa in sicurezza degli stadi. “Ora dobbiamo fare un salto di qualità”, ha poi aggiunto il ministro, “augurandoci che vengano costruiti nuovi stadi più funzionali e lontani dai centri cittadini”. Inoltre, ha detto, “bisogna che la gente si riappropri della partita” perché “vedere una partita allo stadio è tutta un’altra cosa che vederla in tv, è una festa di popolo, un rito festoso”. “Il sogno – ha detto il capo della polizia Antonio Manganelli – è uno stadio senza forze di polizia e senza divisori in cui la sicurezza è garantita esclusivamente da addetti delle società sportive”.

Nel corso dell’evento, organizzato dall’Associazione nazionale funzionari di Polizia, è stato presentato il libro ‘La sicurezza negli stadi’, edito da Franco Angeli, curato da Roberto Massucci dell’Osservatorio sullo sport e da Nicola Gallo, funzionario di polizia in servizio presso la questura di Ravenna. Il volume ha il patrocinio dell’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive e contiene i contributi di magistrati, docenti universitari e psicologi di polizia che hanno voluto così contribuire alla diffusione della cultura della sicurezza e della legalità.

“La sicurezza nelle manifestazioni sportive – ha osservato il segretario dell’Osservatorio Roberto Massucci – non può e non deve essere un problema solo della polizia, ogni soggetto coinvolto deve assumersi le proprie responsabilità”.

Le solite, tipiche, pagliacciesche sparate per fare propaganda… in realtà tutte le loro teorie sono facilmente smontabili!

Innanzitutto vorrei capire dove e quando si sono registrati i passi da gigante: forse perchè in serie B si è passati da 4.500 spettatori a partita a 6.000 circa grazie alla contemporanea presenza di squadre come Sampdoria, Verona e Toro? Mi pare di vedere un accattone che, dopo aver ricevuto dieci calci in faccia, riceve un tozzo di pane raffermo: il pane raffermo fa schifo, ma è sempre meglio di un calcio in faccia… Questi esultano per le briciole!

Il fatto stesso poi che proprio in serie B si registri un aumento ulteriore degli episodi di violenza è quanto meno indicativo: è aumentata la media spettatori in B pur rimanendo lontanissima da un livello accettabile (andate a vedervi la media in serie B in altri paesi europei in cui il calcio è seguito dopo di che ne riparliamo) e la violenza non è sparita ma continua a covare sotto la cenere… Ci raccontano le barzelette!

Quanto al calo degli incidenti, vorrei anche vedere il contrario: chiudendo gli stadi sono capace anchio di far calare gli incidenti. E’ come far calare gli incidenti stradali chiudendo le autostrade, o le rapine chiudendo le banche: ovvio che una scelta del genere produce risultati, ma si paga un prezzo inaccettabile in un qualsiasi paese moderno; e far passare quello che è stato UN FALLIMENTO che è sotto gli occhi di tutti, in quanto si è tentato e si sta continuando a distruggere il calcio ma soprattutto il tifo ed il colore sugli spalti, per UN SUCCESSO fa capire perfettamente quanto non sia cambiato nulla in quegli apparati statali che dicono di essere “al servizio della sicurezza”: semplicemente non sanno che pesci pigliare e continuano con questi convegni autoreferenziali in cui anche un pesce rosso capirebbe che si stanno raccontando delle gran cazzate per non ammettere il fallimento (ma evidentemente non uno sbirro…)! Stupenda la frase di Manganelli circa lo stadio senza polizia e senza divisori: aveva detto la stessa puttanata cinque anni fa quando venne nominato Capo della Polizia! Peccato che gli stadi continuino ad essere blindati, ma è bello raccontarsela ogni tanto per farsi coraggio…

Quando poi ho letto la frase circa le società che “hanno tagliato ogni legame con le frange ultrà” mi sono piegato dal ridere ed ho ancora le lacrime agli occhi: io dico che gli ultras in Italia sono una componente importante, direi quasi fondamentale nel calcio… Il fatto stesso che le società per prime abbiano fatto pressione e la stiano facendo tuttora per modificare la tessera del tifoso, fa ben capire questo aspetto! Ma io direi che è anche giusto: gli ultras (che questi saccenti personaggi continuano a chiamare “ultrà”… ecco, questo è un vero passo da gigante! A fine anni ’90 ancora parlavano di “oltrà” o di “ultrasse”…) sono gli unici tifosi fedeli in Italia, che seguono la propria squadra ovunque e che rendono un pò meno grigi gli stadi di casa nostra. Se non ci fossero gli ultras (o ciò che ne resta) a mantenere un minimo di calore e colore, gli stadi sarebbero semplicemente deserti! E non è un caso che le stesse società stiano tentando di uscire dalla tessera del tifoso, del resto è stata un fallimento totale: dopo tre anni che eravamo fermi a 800.000 adesso siamo arrivati miracolosamente al milione? Me cojoni! Non ditelo a Maroni perchè si sega…

Qualcuno spieghi a questa gente che il movimento ultras è un fenomeno sociale, e che proprio il fatto di averlo sempre e solo considerato esclusivamente un problema di ordine pubblico ha portato alla situazione attuale di desertificazione degli stadi e di conflittualità a livelli di guardia fra ultras ed istituzioni! Sono quarant’anni, dico QUARANT’ANNI che esistono gli ultras in Italia e ancora non hanno capito come funzionano le cose! Però si fanno i convegni fra di loro per dirsi che va tutto bene, “i se ea fa e i se ea conta” si dice da queste parti, la cui traduzione in italiano è il titolo di questo post.

Concordo in pieno su una cosa: i passi da gigante! Sono stati fatti all’indietro, nel campo della democrazia, della libertà individuale, del rispetto della legge e della Costituzione, nella stessa sicurezza, nel creare stadi a misura di tifoso… Passi da gigante, all’indietro!

Tanto fra poco avrete cazzi ben più grossi da cagare che non gli ultras… ma forse continuerete a farvela ed a contarvela anche in quel momento!

 

 

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RETROMARCIA DELLA SANTACHE’, MA INFURIA LA POLEMICA VIA INTERNET

Posted on 16 febbraio 2012 by La Padova Bene

E come di consueto è arrivata la rettifica della Santanché: «C’è qualcuno che fa finta di non capire. I poliziotti sono costretti a usare le armi per contrastare chi sta violando in maniera violenta la legge, possono sbagliare valutazione ma di sicuro non agiscono come chi vuole uccidere. Definirli assassini nel senso comune del termine, è un errore che piace a chi è sempre dalla parte dei banditi e non dalla parte dei tutori dell’ordine. Che poi chi sbaglia debba pagare il giusto è tutt’altra ovvia cosa. La mia dichiarazione su Twitter voleva commentare la vicenda attuale del vigile urbano di Milano e non invece quella più complicata del povero tifoso Sandri.

Quella in corsivo è la smentita ufficiale di Daniela Santachè, dopo la sua frase di ieri che ha scatenato una vera e propria bufera su internet. La stessa Santachè che il giorno del funerale di Sandri piangeva disperata… Mi dispiace dirlo, ma l’Onorevole Santachè ha preso un altro granchio. Parla di “vicenda complicata” relativamente alla morte di Gabriele Sandri, quando invece la vicenda è chiarissima: un agente ha estratto l’arma e sparato impugnando la pistola con entrambe le braccia tese a prendere la mira! Mi pare che di complicato non ci sia proprio nulla… Casomai è complicata la vicenda del vigile urbano a Milano che ha sparato con una dinamica ben poco chiara, anche se c’è una cosa abbastanza sicura anche li: la vittima era disarmata!

Ma la polemica soprattutto via internet infuria, e non solo per la cazzata poi corretta in corsa pronunciata dalla Santachè. Sono in molti in questi giorni a difendere Spaccarotella. E le tipologie dei suoi difensori le conosciamo: suoi colleghi pronti ad assumere il ruolo di vittime del sistema, italioti benpensanti vari cresciuti a colpi di Grande Fratello, frustrati amanti della divisa autoritaria… Ieri sera leggevo il blog di Maurizio Martucci, e sono rimasto semplicemente sconvolto dalla concentrazione di idiozia che se ne ricava. Intendiamoci: massimo rispetto per l’autore di quel blog, mi riferisco ai commenti dei lettori, alcuni dei quali veramente imbarazzanti, tanto che mi trovo perfino in difficoltà a rispondere. Del resto, quando hai a che fare con gente che alla domanda “Che ore sono?” ti risponde “Verde!” è normale trovarsi in difficoltà…

Datevi una letta cliccando qui. Personalmente, ho la brutta sensazione che la via più efficace per uscire dai problemi dell’Italia sarebbe un bel genocidio, ma a scrivere queste cose si rischia di passare per violenti ed intolleranti… ma come si fa ad essere tolleranti di fronte a gente che nel 2012 ti divide i morti in “fascisti” ed “antifascisti”?

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