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RIP MELISSA

Posted on 19 maggio 2012 by La Padova Bene

Apro questo post per rendere omaggio a Melissa Bassi, la ragazzina di 16 anni uccisa nell’attentato di Brindisi. Morire così è bruttissimo, morire a 16 anni nell’età più bella della tua vita, morire per un fatto che non dipende da te e che non potevi evitare in nessun modo se non con una gran botta di culo. Morire da innocenti.

La vera tragedia è che Melissa non è la prima, e molto probabilmente non sarà l’ultima vittima innocente. Una scia di sangue che parte da lontano e che non troverà mai giustizia, visto che non ci saranno mai colpevoli. O forse ci sarà qualche capro espiatorio…

Melissa per conto mio è da considerarsi a tutti gli effetti una vittima dello stato. Non credo e non crederò mai (nemmeno se mi facessero vedere i volti degli arrestati) che si tratta di un attentato di mafia: la mafia non ha alcun interesse a fare un attentato del genere! Men che meno la Sacra Corona Unita… Fermo restando che poi in Italia mafia e stato sono ampiamente collusi, quando addirittura non sono la stessa cosa, quindi stiamo parlando dello stesso identico argomento utilizzando termini diversi!

Ora vi stanno dicendo chi è il vostro nemico, ma in realtà lo stanno scegliendo loro per voi. E purtroppo da queste parti abbiamo anche scarsa memoria, troppo scarsa per ricordarci della “strategia della tensione” negli anni ’70, o delle bombe dei primi anni ’90 a Firenze e Roma. Bombe che, per inciso, scoppiano ogni volta che in Italia c’è tensione nei confronti dello stato. E che fanno molto più comodo allo stato che non ai suoi oppositori…

RIP MELISSA, VITTIMA DELLO STATO ITALIANO!

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TORNA LA STRATEGIA DELLA TENSIONE: IN UNA SCUOLA DI BRINDISI LE BOMBE DI STATO

Posted on 19 maggio 2012 by La Padova Bene

Fonte: La Stampa

BRINDISI. Un ordigno è esploso nelle prime ore della mattinata nell’Istituto professionale Morvillo Falcone per la moda e il turismo, prevalentemente frequentato da ragazze, a Brindisi.

Pesante il bilancio dell’esplosione. Una  studentessa ha perso la vita, un’altra è in gravissime condizioni. Altri sette ragazzi sono rimasti feriti. La notizia è stata resa nota dall’assessore regionale alla Protezione Civile, Fabiano Amati che ha avviato le operazioni di soccorso. L’esplosione è stata violentissima come dimostrano i vetri rotti sia nell’istituto scolastico ma anche in alcune palazzine vicine. Secondo quanto si apprende l’ordigno sarebbe stato composto da tre bombole di gas collegate tra loro e azionato a distanza. A Brindisi sono arrivati sia gli uomini del Ros dei carabinieri sia quelli del Servizio centrale operativo della polizia.

Grande sgomento e paura si respira tra gli abitanti della zona. In questi giorni ricorre il ventennale dell’attentato di Capaci al giudice Falcone e oggi nel Brindisino è previsto il passaggio della Carovana antimafia. Il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola è arrivato nel luogo dell’esplosione dove si trova l’assessore regionale Amati: «Ci sono i vigili del fuoco – racconta – non ci sono studenti, un muro della scuola è completamente annerito e ci sono detriti ovunque. È un disastro». Anche il ministro Profumo ha disdetto gli impegni per poter essere presente. Tutte le scuole cittadine brindisine sono state prudenzialmente fatte evacuare. Nelle ultime settimane c’era stata una recrudescenza di fenomeni criminali con un attentato al presidente della commissione antiracket di Mesagne e l’allarme lanciato dalle istituzioni locali che aveva anche portato a un incontro con il ministro dell’Interno.

Il primo commento del sindaco di Brindisi Cosimo Consales è affidato a TeleNorba: «Un attacco della criminalità organizzata senza precedenti». «È stato fatto per uccidere». Ne è convinto il preside dell’istituto “Morvillo Falcone” di Brindisi, Angelo Rampino, che è in ospedale, dove attende di sapere gli sviluppi delle condizioni di salute delle ragazze ferite nell’esplosione. Il preside ha raccontato che proprio stamani ha tardato ad arrivare a scuola dove giunge solitamente verso le 7,15-7,30, per un contrattempo, doveva fare gasolio all’auto, che lo ha fatto tardare.Prendendo il caffè con il titolare della stazione di servizio ha appreso dalla figlia di questi, che gestisce il bar dell’istituto scolastico, che era avvenuta l’esplosione. D’altra parte i botti erano stati avvertiti da egli stesso, che era peraltro ad una certa distanza. Il preside ha detto che le ragazze – l’istituto professionale ’Morvillo Falconè è prevalentemente femminile – sono state raggiunte dall’esplosione mentre entravano a scuola. «Sarebbe bastato che l’esplosione fosse avvenuta solo qualche minuto dopo e non avrebbe avuto queste conseguenze».

Con questo attentato si da probabilmente “il via” ad una nuova strategia della tensione in Italia. Da quando in qua la Sacra Corona Unita compie simili attentati? Che interesse avrebbe nel farli? Sono più di 30 anni che la mafia non ha bisogno di far sentire la propria presenza, lanciando messaggi intimidatori, in questo modo.

E tra tg che evidenziano giornalmente i vari suicidi legati alle difficoltà economiche (quando, invece, comparando i dati statistici attuali con quelli passati la situazione non è affatto diversa) e la presunta nascita di nuove organizzazioni terroristiche, che richiamano i vecchi gruppi armati nati negli anni di piombo, la situzione, già di per sè drammatica, non potrà che avere una percezione ancor più grave di quella che è realmente, e attentati come questo di Brindisi sono funzionali a tale scopo.

Siamo in un periodo molto delicato, in cui fa comodo esasperare emotivamente il pesante clima che si respira, con lo scopo di innescare violenza con la paura e incitare sempre più gente alla reazione e alla rivolta contro politici, mafia, improbabili terroristi anarchici… come se fossero loro il vero problema alla radice del sistema.

Tutto questo per rincarare la dose, sin da subito, contro tutti quelli che realmente reagiranno e si organizzeranno anche in maniera pacifica, sino a chiamare in causa l’esercito e portare all’azione l’Eurogendfor.

Se pensate che il debito non si può pagare, che la crisi non potrà che acuirsi e i suoi effetti sempre più enfatizzati, e che espropri, pignoramenti, fallimenti, sfratti, licenziamenti, provocheranno crescenti angosce, nevrosi, ansie e sensi di disperazione, la conseguenza diretta più grave sarà dunque la destabilizzazione dell’equilibrio psichico di milioni di persone.

E quando ci si trova in un disequilibrio emotivo simile il popolo è facilmente manovrabile, molto più di quanto non lo sia adesso. La storia ce lo insegna.

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IL FANTASMA DEL TERRORISMO PER COPRIRE LA REALTA’

Posted on 18 maggio 2012 by La Padova Bene

Mi segnalano questo articolo. Molto bello. Lo pubblico e vi invito a rifletterci sopra…

Nessuna persona in buona fede e nella pienezza delle sue facoltà mentali potrebbe seriamente prendere in considerazione l’ipotesi dell’avvento di una stagione di terrorismo nell’Italia del 2012, così come stanno vaticinandoalcuni ministri del governo Monti, coadiuvati nella mistificazione da larga parte del bestiario politico e di quello mediatico, deputato all’orientamento del pensiero.

Tutti i parametri della società sono cambiati così radicalmente nel corso degli ultimi 40 anni, da far si che oggettivamente diventi assolutamente improponibile qualsiasi parallelismo con la stagione del terrorismo che sconvolse il paese a cavallo degli anni 70.

Quaranta anni fa, sull’onda della rivoluzione cubana e della contrapposizione ideologica fra comunismo e capitalismo, l’immaginario collettivo era fondalmentalmente ancora così ingenuo da prendere in considerazione la possibilità di sovvertire l’ordine costituito attraverso la pratica della lotta armata.

La “lotta di classe” era un qualcosa di tangibile, in una società molto semplice e schematica, dove le classi più povere, prevalentemente composte da operai, mantenevano un certo grado di coesione al proprio interno e una forte volontà di rivalsa nei confronti di quelle dominanti.

La televisione, agli albori, non aveva ancora esplicitato nella sua interezza il proprio ruolo di lavaggio del cervello che inibisce il senso critico, anestetizza le coscienze e sostituisce la cultura ponderata con l’informazione urlata. Si leggeva molto di più, si parlava molto di più e si “sognava” molto di più di quanto non accada oggi……

Quaranta anni fa la libertà individuale era estremamente elevata rispetto a quella di oggi, il peso della tecnologia molto più scarso, quello dell’elettronica quasi inesistente e il “miraggio” di una contrapposizione in armi con lo stato poteva ancora aspirare a guadagnarsi qualche nota di realismo.

Tutti questi fattori (e molti altri che per breviloquenza non ho elencato) contribuivano a rendere in qualche modo credibili le due basi sulle quali per forza di cose deve poggiarsi qualsiasi progetto che miri a sovvertire l’ordine costituito per mezzo della forza, qualora esso sia portato avanti in buona fede da soggetti che ritengano di possedere le potenzialità per attuarlo.

La capacità da parte dei gruppi eversivi di conquistare la solidarietà e la simpatia di ampi strati della popolazione e la dimostrazione di una forza tale da potersi contrapporre in maniera credibile agli apparati di polizia e più in generale allo stato.

Se negli anni 70, almeno in nuce, queste basi potevano possedere un fondo di credibilità, poi smentito nei fatti dall’evolversi degli eventi, come sarebbe possibile nell’Italia del 2012 riscontrarne anche una sola molecola?

Oggi nessuna persona normodotata sarebbe così ingenua da pensare anche solo per un attimo che un manipolo di “terroristi” potrebbe essere in grado di sovvertire l’ordine costituito con l’uso delle armi.

La situazione internazionale é quella di un immenso oligopolio governato dalla grande finanza, dove non c’è più spazio non solo per le rivoluzioni e le ideologie, ma neppure per gli stati nazione, immolati sull’altare del globalismo e del potere finanziario.

La popolazione italiana versa in condizioni ben più drammatiche di quelle degli anni 70 ma non esistono più classi, nè coscienza delle stesse.

La televisione ha omologato gli individui, appiattendo sui dogmi del consumo e dell’individualismo di massa qualsiasi aspirazione culturale o ideologica e trasmutando ogni approccio di coscienza collettiva nella creazione di soggetti atomizzati che vivono in un proprio microcosmo.

Non si legge quasi più e quel poco che si legge é cositutito da informazione urlata “modello sms”. I rapporti con gli altri prescindono dalla condivisione delle sensibilità e dei saperi ma si basano esclusivamente sulla competizione. Non si sogna, non si lotta, non si aspira ad un mondo migliore, ma ci si limita a seguire le regole, con l’unica aspirazione di risultare vincenti rispetto ai nostri simili. E nel caso questo non accada si preferisce il suicidio alla lotta, perchè la società del senso di colpa ci ha insegnato che il “perdente” non ha diritto di sopravvivere.

Qualcuno sano di mente riuscirebbe a ritrovare in questo retroterra culturale il germe di una popolazione disposta a sostenere anche solo a livello di opinione, la causa di qualche gruppo che pratichi la lotta armata?

La libertà e la privacy dell’uomo di oggi iniziano e finiscono all’interno del suo bagno, dove si rade o si trucca la mattina prima di uscire di casa.

Per tutto il corso della giornata ciascuno é taggato, scrutato, catalogato decodificato. La tecnologia é entrata in profondità nel nostro dna e qualsiasi nostra azione risulta di pubblico dominio. Dal cellulare alla carta di credito, dal bancomat al telepass, dal navigatore nella nostra auto alle telecamere che hanno sostituito le foglie degli alberi, tutto ci osserva e ci registra, 24 ore su 24.

Chi potrebbe essere così folle da immaginare, in una realtà di questo genere la costruzione di cellule terroristiche che agiscano segretamente nell’ombra, per un periodo che riesca a durare dall’alba al tramonto?

Le forze di polizia dispongono oggi di una capacità di contrasto mostruosa che procede di pari passo con le potenzialità dell’intelligence, accresciute in maniera esponenziale dai nuovi apparati tecnologici.

Perfino per contrastare lotte fondalmentalmente pacifiche, come quella NO TAV o contro gli inceneritori, chi gestisce il potere non ha esitato a schierare apparati dell’esercito, con tutto il corollario di mezzi da guerra abitualmente usati in Afghanistan. Mentre gli investimenti praticati nell’ambito dell’ordine pubblico sono colossali e spaziano dalle armi non letali a microonde a quelle ad ultrasuoni, passando attraverso una selva di nuovi strumenti di varia natura, atti ad immobilizzare e rendere innocue perfino folle di grande consistenza.

Potrebbe mai essere credibile il delirio onirico consistente in un manipolo di terroristi che con fucili e pistole intenda contrapporsi ad una simile macchina di guerra?

Alla luce di questa serie di riflessioni, per quale ragione il ministro Cancellieri e lo stesso Monti lanciano l’allarme terrorismo, sulla misera base del ferimento di un dirigente Ansaldo e di qualche tensione che ha coivolto gli uffici di Equitalia, e prontamente il mondo politico e quello mediatico lo raccolgono, amplificandone scientemente la portata, fino a coinvolgere i servi dei sindacati e coloro che gestiscono la “società civile”?

Senza dubbio perchè lo spettro del terrorismo è un elemento a tinte forti che rappresenta un ottimo viatico utile per giustificare tutta la serie di misure repressive che sono state e saranno introdotte nel paese, al fine di far fronte ai problemi veri.

Problemi veri che non consisteranno sicuramente nell’assalto di una banda di terroristi che intende sovvertire l’ordine costituito, bensì nelle masse atomizzate d’individui disperati che ben presto affolleranno le strade, senza un progetto e senza la velleità di sovvertire qualcosa, ma strabordanti di confusione e disperazione.

Chiamare terroristi questi poveracci ed affrontarli con estrema violenza in quanto tali, senza che la “società civile” abbia nulla da eccepire, rappresenterà sicuramente un ottimo valore aggiunto, nel momento in cui il paese precipiterà nel caos.

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QUESTI PENSANO CHE SIAMO TUTTI DEI POVERI COGLIONI…

Posted on 17 maggio 2012 by La Padova Bene

Chiedo scusa ma non riesco a smettere di ridere leggendo le notizie che rimbalzano in questi giorni a proposito della finale di Coppa Italia Napoli-Juventus in programma fra pochi giorni allo stadio Olimpico di Roma. Veramente, questi pensano che siamo tutti dei coglioni, pensano che 150 anni di storia nazionale fondata sulle menzogne, sui complotti e sul sangue non abbiano insegnato nulla a nessuno. E forse hanno anche ragione, ma non per tutti è così. E quei pochi che ne capiscono hanno il dovere quantomeno di provare a mettere in guardia la “massa”.

Andiamo con ordine: questo è il parere dei “super-esperti” su Il Tempo:

L’allerta è massima. La preoccupazione che possano scoppiare atti di violenza è molto alta. E altrettanto incisive sono le attività di prevenzione per evitare il peggio. Al centro dell’attenzione dell’intelligence è la partita di calcio per la finale di Coppia Italia che si giocherà allo stadio Olimpico domenica sera. La sfida per aggiudicarsi il trofeo è tra la Juventus e il Napoli. Un match che ha portato le forze dell’ordine da giorni a valutare quale misure di sicurezza prendere per evitare, innanzittutto, il contatto tra gli ultrà delle due tifoserie. Non solo. Gli stessi investigatori non escludono anche altri aspetti molto preoccupanti, come ad esempio la possibilità che anche il tifo organizzato della Roma e della Lazio possano attendere la competizione per compiere atti di violenza fuori dallo stadio anche se in campo non ci saranno le rispettive squadre. Sarebbe infatti soltanto un pretesto per scendere in strada con mazze e sassi da lanciare sia contro le divise che presidieranno la zona sia contro gli ultrà campani. Quest’ultimo aspetto è dunque, al momento, uno degli elementi di maggior timore per chi deve gestire l’evento dal punto di vista della sicurezza. C’è anche chi, tra le forze dell’ordine che dovranno indossare la tenuta antisommossa, teme che possano esserci non solo scontri nella zona circostante lo stadio Olimpico, ma che i tafferugli possano scoppiare anche in strade più distanti dal campo. Come quando furono presi d’assalto addirittura i blindati della polizia e le caserme vicine all’Olimpico cinque anni fa. Per evitare che avvengano episodi del genere, ieri mattina c’è stato un tavolo tecnico negli uffici della Questura proprio per fare il punto sulla situazione e sulle attività di prevenzione da attuare per impedire alle tifosie di incontrarsi, soprattutto prima del fischio iniziale della gara sportiva, momenti in cui potrebbero verificarsi «agguati» tra ultrà. Sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori anche un episodio che sarebbe avvenuto a Torino prima della partita Juventus-Napoli dello scorso aprile, occasione in cui un tifoso della squadra partenopea sarebbe stato aggredito. Sarebbe stato un episodio come tanti altri, ma in questo caso si sarebbe trattato dell’aggressione ai danni di un giovane di 29 anni disabile al 74 per cento che era seduto su una sedia a rotelle. Queste botte al ragazzo sarebbero infatti alla base di un’ulteriore preoccupazione per l’intelligence proprio per il presunto desiderio di vendetta da parte dei tifosi del Napoli. «Una cinquantina di juventini ha iniziato a lanciare bottiglie e sassi – ha dichiarato il ragazzo nella sua denuncia – una ragazza e un ragazzo si sono avvicinati a me per sfilarmi la sciarpa del Napoli. Non ho opposto resistenza, ho detto che ero disabile e che per questo non potevo correre, scappare. A stento cammino. Lei se n’è andata, lui invece mi ha colpito in pieno volto rompendomi gli occhiali e un dente. Un altro ragazzo ha ostacolato il mio aggressore consentendo agli agenti di fermarlo e identificarlo». E poi lo stesso disabile ha lanciato un appello. «Invito i tifosi del Napoli a non progettare alcuna vendetta. Bisogna isolare i teppisti e denunciarli, come ho fatto io». Dall’altra parte, comunque, c’è stata subito la risposta dei tifosi bianconeri: «Tutte balle. Mai toccato un disabile». Adesso, comunque, sarà compito delle divise tentare di impedire contatti tra gli ultrà che in migliaia arriveranno nella Capitale già dal primo pomeriggio.

Avrei più di qualche legittimo dubbio da sollevare sul parere dei “super-esperti” da stadio. Che per inciso sono gli stessi che in vent’anni hanno emanato ben sei leggi speciali che hanno finito solo per peggiorare i problemi già esistenti e per svuotare gli stadi. Per esempio, vogliamo parlare di questa “triplice alleanza” fra juventini, romanisti e laziali per dare la caccia ai napoletani? Mi pare un’inutile strategia della tensione, di cui si stanno vedendo già i primi effetti (Fonte: Corriere del Mezzogiorno):

NAPOLI – Non è bastato cambiare la location per risolvere il problema. Ieri, in occasione della «fase tre» dell’accesso ai tagliandi per la finale di Coppa Italia del 20 maggio tra Juve e Napoli (si poteva acquistare il ticket anche se non in possesso della tessera del tifoso), invece di azzuffarsi davanti ai consueti varchi del San Paolo, ci si è accapigliati a ridosso delle ricevitorie abilitate dalla Lottomatica. Risultato identico: cariche delle forze dell’ordine, ressa, feriti, scaramucce, tafferugli. E tanti biglietti nelle mani dei bagarini. Come in occasione di Liverpool- Napoli, di Bayern-Napoli, di Chelsea-Napoli. Insomma, come sempre. Le premesse del resto erano chiare. Bastava dare uno sguardo all’elenco delle famigerate “ricevitorie abilitate”: appena quattro in città (in via Duomo, nelle adiacenze di via Medina, a Pianura e a via Ghisleri), una a Pompei, una a Caivano, una a San Giuseppe Vesuviano. Tutto qui. 

BATTAGLIA ANNUNCIATA - Troppo facile immaginare cosa sarebbe successo. Ed anche dove. A Pianura, in via Russolillo. E’ lì che si sono trovati tutti insieme appassionatamente una buona fetta di gruppi organizzati, i galoppini dei bagarini, una manciata di poveri cristi e un mezzo esercito formato da 4 volanti e 2 furgoni della Polizia, 3 autoblindo dei Carabinieri ed almeno 60 agenti in tenuta antisommossa. Insomma, tutto pronto per una battaglia annunciata. La giornata campale per molti era cominciata prestissimo. Alle 7 c’era già una decina di tifosi in attesa. Alle 13 i vigili urbani hanno chiuso al traffico l’arteria, ma mezzora dopo i nastri venivano sradicati via da un fiume di scooter che si dava al parcheggio selvaggio. Alle 14 arrivava il grosso delle forze dell’ordine, mentre una fila scomposta cominciava a ondeggiare e urlare. Nel mezzo, decine di mani a stringere pacchi di fotocopie di documenti d’identità. Non sarebbe regolare, ma si è trovato un compromesso: 4, massimo 5 tagliandi per ogni rappresentante, non di più. Alle 15,45 l’annuncio: la vendita non scatta alle 16, ma un pelo più tardi. Pochi minuti e scoppia una rissa tra ultrà che si risolve fortunatamente solo con pesanti minacce e parole grosse. Il via alla vendita alle 16,20. In mezzo al caos. La rampa di accesso alla rivendita complicava le cose: in tanti sono scivolati giù più volte. 

CARICHE E INGIURIE - Poi la fila ha cominciato a spingere, e ci sono volute tre cariche di alleggerimento per riportare la calma. Cariche nel corso delle quali ad avere la peggio sono stati due carabinieri: uno colpito al volto da una bottigliata; un altro uscito con una caviglia a pezzi dall’epicentro della calca. Nel frattempo, ai margini della massa umana, prendeva corpo l’aggressione nei confronti di un fotoreporter: ingiurie, calci e spintoni. Fino a costringerlo ad andar via. La situazione è diventata un po’ più tranquilla solo dopo le 18,30. Poco dopo le 20, invece, arrivava la voce del sold-out. Anche se sembra che una scorta di Tribuna Tevere sia ancora a disposizione. Inutile dire che la vendita telefonica è stata una tragedia, e che anche stavolta il profilo della LisTicket su Facebook è stato ingolfato di improperi. Il tutto mentre lì, a Pianura, navigati bagarini se la ridevano, al riparo dalla battaglia, godendosi il sole primaverile. Certi del fatto loro. E pensare che l’intenzione di ministero e Lega era quello di limitare rigorosamente la vendita a chi in possesso della tessera del tifoso.

Chissà, magari basterebbe studiare sistemi di vendita più intelligenti per evitare buona parte del caos. Affidandola direttamente alle società. O aprendo maggiori punti di vendita. Ma niente da fare, è fin troppo evidente il tentativo di creare tensione. E tensione è stata creata.

Di oggi poi l’ultima notizia, una delle migliori dimostrazioni che si sta creando (apposta) un gran caos intorno a questa finale (Fonte: Julie News):

ROMA, 16 MAG – “O l’Atac fornisce le navette per i tifosi che andranno alla finale di Coppa Italia o non ci sono le condizioni per far disputare la partita“. E’ la minaccia inviata dal Questore di Roma nei confronti del Viminale, del Prefetto di Roma, del Campidoglio e all’azienda dei trasporti della Capitale.

“Sentiti i rappresentanti di di Forze di Polizia, Amministrazioni, Enti ed Aziende – ha proseguito il Questore – circa eventuali ipotesi alternative che possano consentire in condizioni di sicurezza, in assenza di navette, un afflusso e deflusso dei tifosi, non è stato possibile individuare soluzioni idonee. Si prega quinti di valutare l’opportunità di adottare un provvedimento interdittivo dello svolgimento dell’incontro di calcio per carenza di condizioni di sicurezza”.

Visto che mi sembra fin troppo chiara la situazione che stanno cercando di creare in vista di domenica sera (una carneficina!) mi permetto di rubare il commento di un amico di Sport People che rende bene l’idea:

Napoli-Juventus, finale di Coppa Italia a Roma. Ci sono troppe cose che, chi sa di stadio, non capisce o capisce troppo bene. E’ un momento storico particolare, strane gambizzazioni con strane rivendicazioni tardive, strane dichiarazioni di uno strano ministro che, è bene ribadirlo, è uno sbirro e non più un bizzarro sassofonista varesino. E’ tutto strano, anche il maldestro tentativo di nascondere all’opinione pubblica l’impossibilità di assicurare il cosiddetto ordine pubblico a Roma e la minaccia, altrettanto strana, di proibire lo svolgimento della partita per problemi molto strani, come l’assenza di bus navette. A qualcuno non dispiacerebbe una bella carneficina dopo una bella gambizzazione, certi strani episodi garantiscono lo status quo, compresa la presenza al governo di certi strani signori in loden, “tecnici”, come uno sbirro al Viminale e un ammiraglio alla Difesa, roba da Giunta militare con i controcazzi. Stasera davano in tv “Vogliamo i colonnelli” con un impareggiabile Ugo Tognazzi. Invece di stordirvi con i pornazzi, passate una serata di buon cinema, per una volta. E domenica andate al mare.

Se non è abbastanza chiaro il suo punto di vista, lo spiego meglio con parole mie: si sta preparando un bel trappole! Sono cose già viste negli anni ’70 quando per esempio quando si cercava di screditare gli anarchici mettendo bombe a loro nome da parte di neofascisti, salvo poi fare il “colpo grosso”, la strage di Piazza Fontana, studiata e preparata meticolosamente da “mano statale”; il tutto per favorire una “svolta autoritaria” nello stato italiano. Ma sono cose già viste anche nel nostro mondo, come per esempio il famoso “treno distrutto” in seguito a Roma-Napoli del 2008 (clicca qui) che sono utili per creare allarme sociale, con conseguenza di un ulteriore giro di vite ed inasprimenti ulteriori delle leggi già esistenti, al limite della paranoia. Del resto, il fatto di essere in un periodo storico particolare, in cui carne al fuoco ce n’è in abbondanza e gente incazzata ancora di più, l’ “allarme sociale” serve più che mai allo stato. Serve per distrarre l’opinione pubblica dalle loro mosse truffaldine mascherate da finte riforme, e mostrare agli italiani (italioti?) come il “pericolo ultras” non vada affatto sottovalutato; come del resto non bisogna sottovalutare il “pericolo terrorismo” (e da qui nasce la “strana” gambizzazione di Genova) o il “pericolo anarco-insurrezionalista” per esempio riguardo le sedi di Equitalia recentemente assaltate. Pericoli che vanno combattuti attraverso l’emanazione di leggi speciali che se in un primo tempo sembrano voler isolare una minoranza violenta (come per esempio sono considerati gli ultras) alla resa dei conti finiscono per penalizzare tutti i cittadini (è il caso per esempio della tessera del tifoso, che penalizza tutti nessuno escluso). Così magari fra qualche mese anche solo chi si azzarderà a pronunciare la parola “usurai!” rivolta ad Equitalia rischierà di trovarsi etichettato come pericoloso terrorista e processato in quanto tale…

Una carneficina a Roma farebbe molto comodo. Ce lo sapremo raccontare dopo la finale. Intanto se potete diffondete il più possibile questo articolo,

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L’EUROPA AL CAPOLINEA

Posted on 16 maggio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Informare per resistere

Paul Krugman, economista statunitense, ha vinto il premio Nobel per l’economia 2008 per la sua analisi degli andamenti commerciali e del posizionamento dell’attività economica. Autore di numerosi volumi, dal 2000 collabora con il New York Times scrivendo editoriali d’opinione (op-ed) bisettimanali nel suo blog. Attualmente è anche professore di Economia e di Relazioni Internazionali all’Università di Princeton.

Ebbene Krugman avvisa: se non si cambia rotta, in un mese la Grecia sarà fuori dall’euro e le conseguenze si avvertiranno subito in Italia con la fuga di capitali, per cui le banche dovranno decretare il blocco dei conti correnti, limitando i prelievi quotidiani, come successe in Argentina nel 2001. Quando non avremo più nulla da perdere forse sapremo dire basta a tutto quello che ci stanno facendo.

Nell’articolo pubblicato nel suo blog sul New York Times, Krugman prevede i seguenti avvenimenti:

1. Uscita della Grecia dall’euro, molto probabilmente il prossimo mese. (Sembra proprio così dato che dopo le prime elezioni i partiti non sono riusciti a trovare un accordo e per questo il presidente greco Papoulias ha confermato la convocazione di nuove elezioni. L’uscita dall’euro non sembra più solo un’idea tra i partiti e lo stesso Lagarde, Presidente del Fondo Monetario Internazionale ha parlato di uscita dall’euro costosa e rischiosa.)

2. Enormi prelievi da Banche Spagnole e Italiane, dato che chi ha i depositi tenta di spostare il loro denaro in Germania.

3a. Le banche potranno vietare di trasferire i depositi al di fuori del paese e limitare il prelievo di contanti.

3b. In alternativa, o forse parallelamente, un enorme prelievo alle riserve della BCE per impedire il collasso delle banche.

4a. La Germania ha una scelta: Accettare gli enormi crediti pubblici indiretti su Italia e Spagna, oltre a una drastica revisione della strategia - in sostanza, dare, alla Spagna in particolare, ogni speranza di cui si ha bisogno sia per garantire il debito in modo da mantenere bassi gli oneri finanziari che un più alto obiettivo di inflazione della zona euro per rendere possibile la regolazione del prezzo relativo; oppure

4b. Fine dell’euro.

Questo accadrà nel giro di qualche mese, non anni.

http://dioni.altervista.org

Ogni tanto è bello anche capire di che morte bisogna morire. Considerato che in Italia abbiamo vissuto gli “anni da bere” (gli anni ’80) in cui tutto era possibile, una volta tramontata quell’epoca siamo passati al “berlusconismo” con milioni di persone convinte che il Silvio da Arcore ci avrebbe indicato la nuova via della salvezza, soldi facili e belle ragazze; ora siamo in piena disillusione con partiti come la Lega che inneggiavano alla moralità salvo poi gettare la maschera e rivelarsi peggiori di tutti quelli che hanno sempre criticato, con gente come Beppe Grillo che sgomita per avere il suo posto nell’Olimpo degli Dei (sarei proprio curioso di vedere se, una volta che il Movimento cinque stelle avrà le sue poltrone, manterranno realmente fede a ciò che hanno promesso o faranno la stessa fine della Lega, è che mi sa tanto che non ci arriveremo a quel momento…), con dei banchieri al governo che continuano a chiedere sacrifici al popolo e ad accordarsi con la casta per far loro mantenere il ruolo privilegiato, con Equitalia protetta dal governo che impone agli italiani il proprio strozzinaggio legalizzato… Ieri il Parlamento si è riunito per ridiscutere il sistema di finanziamento pubblico ai partiti, e la proposta non è passata in quanto non si è minimamente raggiunto il numero legale (presenti si e no una ventina di deputati). Ergo, se tanto mi da tanto mi immagino un futuro con la gente armata di forconi a dare alle fiamme tutto ciò che trova, e con coloro che ci hanno messo in questa situazione in fuga coi loro elicotteri verso qualche paradiso fiscale nei Caraibi. Almeno non potranno dare la colpa agli ultras…

 

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PROMOSSO PER IL MASSACRO DI GENOVA

Posted on 16 maggio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Ha un curriculum di tutto rispetto. Era nella catena di comando de «La più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale» (cit. Amnesty International). L’ex capo della Polizia e capo gabinetto del Viminale, Gianni De Gennaro, è stato nominato sottosegretario di Stato e lascia quindi il Dis, Dipartimento informazioni per la sicurezza, che ha guidato per quattro anni, dal 2008. 

Questo Paese ha un rapporto controverso con il sangue: piuttosto che farsene carico decide di scavalcarlo e, al limite, promuoverlo.

Abbiamo creduto che ci fosse da vergognarsi per la mancata commissione d’inchiesta sui fatti di Genova nel 2001 in occasione del G8 ( e invece siamo riusciti a fare di peggio.

E non stupisce che a correre per complimentarsi per una nomina così inopportuna siano stati in fila:Gianfranco Fini (che a Genova nel 2001 ha esercitato la propria idea di democrazia), Massimo D’Alema (e ti pareva), Francesco Rutelli, Pierferdinando Casini e (udite, udite) Schifani. A volte ti assale il dubbio che alcune ombre siano drammaticamente bipartisan, ora siamo più tranquilli: sono anche tecniche del governo dei tecnici.

Come volevasi dimostrare… In itaGlia l’abuso di potere, la tortura, la sospensione di ogni diritto civile viene punita con la promozione! La casta può dormire sonni tranquilli, i suoi cani da guardia non le se rivolteranno mai contro finchè hanno cibo in abbondanza…

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ORA METTONO L’ESERCITO A DIFESA DI EQUITALIA

Posted on 15 maggio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Yahoo Notizie

Roma, 13 mag. (LaPresse) – Il ricorso ai soldati per proteggere obiettivi a rischio terrorismo come Finmeccanica e Equitalia. Ad annunciare questa possibilità è il ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, che ieri ha lanciato l’allarme sul rischio di un’escalation di violenza, dopo l’agguato all’ad di Ansaldo nucleare, Roberto Adinolfi. Il titolare del Viminale in una intervista a ‘La Repubblica’ spiega che “è una delle possibilità che stiamo studiando”. “Del resto – dice il ministro – è già stato fatto in passato. Il personale a nostra disposizione è limitato e anche per questo il ricorso all’Esercito è una possibile soluzione”. “Ci sono passaggi specifici – sottolinea Cancellieri – della rivendicazione che riguardano aziende, come Finmmeccanica. Ci sono stati in questi giorni assalti a sedi Equitalia. Vorrei ricordare che assaltare Equitalia equivale ad attaccare lo Stato. Ho fatto due esempi, ma è chiaro che non ci limiteremo a quelli”.

“Riteniamo – continua Cancellieri – che il consenso sia ristretto a un’area numericamente limitata e che la gran parte degli italiani consideri aberrante ciò che è accaduto”. I nuovi terroristi sono “nuove leve di giovani che hanno un rapporto lontano con gli anni’70. Bisogna evitare l’errore di leggere quel che succede oggi con gli occhiali di allora”. Per il ministro dell’Interno “la rivendicazione è attendibile, nuovi attacchi sono possibili, quindi dobbiamo alzare la guardia”.

La parte più bella dell’intervento della Cancellieri è quando dice “attaccare Equitalia equivale ad attaccare lo stato”… attaccare lo stato!?! La Cancellieri ammette in poche parole che lo stato è un’associazione a delinquere, che applica tassi da usura, che invia cartelle esattoriali fuorilegge, che è responsabile di molti suicidi che si stanno verificando in questo periodo… Lo stato non solo finanzia un’associazione del genere, ma se ne assume anche la paternità ed addirittura vuole mandare l’esercito a protezione di questi parassiti sociali! Nessuno però ti dice che più del 50% delle cause intestate da privati cittadini contro Equitalia vengono vinte, chissà perchè…

La cosa bella è che si schiera l’Esercito per proteggersi dalle proteste dei cittadini, da padri e madri esasperate, da gente che non riesce più a vivere. E’ questa la vostra “democrazia”? E’ questa la pagliacciata che festeggiate il 25 aprile? Siamo in una dittatura delle banche, chiamata “democrazia”, ed in tutto questo mi sento perfettamente solidale con chi ha sbroccato sequestrando per ore gli impiegati di Equitalia, con chi ha cercato di assaltarli ed anche con chi gli manda le bombe. E chi li difende, è solo un complice.

Prove tecniche di dittatura. Complimenti davvero!

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DORIANI RIMANDATI A CASA DA CASTELLAMMARE DI STABIA

Posted on 15 maggio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Ultras Tito – Sito ufficiale

12/05/2012

Ecco a voi l’ennesima messa in scena da parte delle autorità “in-competenti”.

In settimana decidiamo di organizzare il pullman per Castellammare di Stabia. Ogni tanto ci riproviamo, ogni tanto speriamo che rivivere una trasferta come piace a noi possa cancellare quest’annata maledetta all’insegna delle restrizioni e delle assurdità. Vogliamo condividere questo viaggio di 750km con chi per tutto il campionato è andato avanti a testa alta con il solo obiettivo di non lasciare sola la nostra maglia nei momenti bui come in quelli felici, anche a costo di guidare per migliaia di chilometri un’auto per raggiungere la tappa proposta dal calendario del campionato di serie B. Sappiamo già in partenza  che viaggiare in pullman comporta il “rischio di essere intercettati”, già,  perchè siamo talmente scomodi, in quanto non tesserati, che per “scovarci” si  muovono tutti i più attenti funzionari d’Italia. Ci facciamo forti del fatto di  avere acquistato i biglietti e dell’assenza di “precedenti” con la  tifoseria della Juve Stabia…  E invece ecco che a 50 km da Napoli arriva la  telefonata dalla questura locale al nostro autista. Veniamo intimati di fermaci, cosa che avviene al casello di Castellammare…

Ad aspettarci al casello ci sono 2 camionette dei  carabinieri ed altrettante della polizia, 3 volanti della polizia e 4 macchine  della Digos, praticamente più forze dell’ordine che tifosi, veniamo scortati in  un piazzale, identificati, ripresi con le telecamere, vengono controllati i  biglietti che abbiamo acquistato per il settore distinti unitamente ai documenti  d’identità… A questo punto si apre il summit tra i vari funzionari che devono  decidere cosa fare di noi…

Ecco cosa siamo riusciti a capire mentre eravamo sul rovente piazzale: sia la società dello Juve Stabia, sia la Questura di Genova, hanno dato il via libera per il nostro accesso allo stadio. Quando sembra che il vento, per una volta, soffi nella nostra direzione, ecco la doccia fredda “niente da fare”. Ma non solo, non si accontentano del divieto, il “funzionario capo” sostiene che ci devono scortare fino a Napoli nord…i soliti ordini dall’alto… incredibile! Risaliamo sul pullman e lo stesso esercito che ci ha accolto ci scorta fuori città fino in autostrada.

Ci chiediamo, ma ce ne saranno problemi in Italia piuttosto che 50 persone che vogliono solo andare allo stadio? Ora vi chiediamo: QUANTO PUO’ ESSERE COSTATO TUTTO QUESTO ALLO STATO ITALIANO E QUINDI AI CITTADINI? NON SAREBBE STATO PIU’ FACILE BUTTARCI NEL SETTORE OSPITI? OPPURE LASCIARCI ANDARE NEL MOMENTO IN CUI HANNO DECISO CHE NON POTEVAMO ENTRARE?

Vorremmo che la gente comune ragionasse su quanto raccontato perché si tratta realmente di uno stato di polizia dove vengono violati diritti come la libertà di movimento e, come se non bastasse, a spese del cittadino italiano.

In settimana, tramite un comunicato, avevamo domandato un “segnale concreto”, che ci fosse dimostrato che non siamo gli unici capaci di usare il buon senso. (http://www.ultrastito.com/2012/05/iachini-dalla-parte-dei-tifosi.html).

…Ecco a voi la “loro” risposta…

Ringraziamo chi ha voluto compiere quest’ennesima prova d’amore, aggregazione e amicizia sotto l’insegna dei colori blucerchiati e che domani sarà ancora lì a lottare per i nostri diritti e per i nostri ideali pur sapendo che il rischio di imbattere in uno stato incompetente è sempre, purtroppo, molto elevato.

NON CI AVRETE MAI COME VOLETE VOI…

LIBERTA’ PER GLI ULTRAS!

Sembra una barzeletta ma non è così. Lo stato italiota, così attento agli sprechi ultimamente, non lesina spese per dare la caccia a 50 “pericolosissimi” tifosi che vogliono seguire la Sampdoria a Castellammare di Stabia. Da sputargli in faccia…

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RIDOTTI A PESCARA I POSTI PER DISABILI

Posted on 15 maggio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Forza Pescara

ForzaPescara.TV, da sempre sensibile a tematiche sociali, ha ricevuto una lettera di un tifoso disabile che pubblichiamo integralmente nella speranza che certe situazioni poco edificanti possano essere risolte al più presto.

“Non riesco ancora a godermi la vittoria del Pescara… non questa volta! Nonostante  una squadra che da’ l’anima e il cuore, instancabile e che comunque andrà a finire ci ha già regalato tantissime soddisfazioni!

Non posso essere contento dopo li colpo al cuore che mi hanno inferto prima della partita! Più amara di qualsiasi sconfitta…

Il rumore di quel  cancello che sbatteva e la frase “non sei nella lista mi dispiace” mi risuonano ancora nella testa dandomi un senso di malessere, sofferenza e tristezza…

Ma andiamo con ordine…

Mercoledì sul sito del Pescara appare la notizia che nel settore disabili entravano solo 25 carrozzine e 25 accompagnatori per motivi di sicurezza! E che l’ingresso sarebbe stato in ordine di arrivo… ok e una norma di sicurezza è giusto che ci sia (anche se per tutto il campionato siamo entrati in 40 se non di più) ci si arma di sana pazienza e alle 15 si va allo stadio… e li… sorpresa… la lista di chi poteva accedere.

Fino ad allora pensavo che una lista si potesse fare  per la spesa o una lista di cose da fare ma la lista del disabile “meritevole” mi mancava! Si meritevoli: la lista era stata fatta in base alle presenze durante il campionato… i 25 più presenti durante la stagione possono accedere (Poi ho molti dubbi sull’esatto conteggio delle presenze visto che è entrata gente mai vista prima ma forse sono stato poco attento io a guardare i compagni di settore)

Gli altri non in lista potevano accomodarsi ai distinti… sarebbe come dire gli altri non possono vedere la partita visto che ai distinti i cartelloni pubblicitari coprono completamente la visuale del  campo e non può essere considerato un settore per disabili.

Poi sempre nel settore dei distinti, molti disabili venivano presi a spalla dagli steward e portati al pianerottolo più in alto di circa 15 scalini… (unico modo per vedere la partita da quel settore)  Li la sicurezza è un optional? Se un disabile cade mentre lo portano su il responsabile dell’impianto non è sempre passibile di denuncia? Credo proprio di si!

Alla Pescara calcio contesto solo il modo e non il limite dei 25 (anche se di regola vanno 2 posti disabili ogni 1000 posti di “abili” quindi sono 40 e non 25 ma qui la colpa è della struttura non idonea)

Ma come si fa a fare una lista di meritevoli? È una cosa abbastanza illegale perché porta al discorso della discriminazione (la legge 67 del 2006 introduce il reato di discriminazione)

 se un normo dotato che va in curva va a fare il biglietto al rivenditore, il rivenditore può chiedere a lui se era presente alle altre partite e rifiutarsi di fargli il biglietto? Non credo.

E soprattutto se un disabile vuole vedersi anche una sola partita all’anno ha il diritto di farlo?

A mio avviso è questa l’unica colpa della Pescara Calcio… la lista! Si potevano utilizzare altri metodi sicuramente!

La mia rabbia maggiore è rivolta verso il Comune di Pescara che, nonostante i svariati milioni di euro che ha investito nel rifare lo stadio,ha peggiorato il settore disabili. Dapprima mettendolo sotto ai distinti dove i cartelloni pubblicitari coprono completamente la visuale (quindi non è un settore disabili) e poi riportarlo dov’era all’origine ma molto più stretto di prima!

visto che lo stadio è stato fatto anche con i soldi delle mie tasse chiedo al comune di risolvere il problema al più presto!

Ci apprestiamo ad essere la città dello sport del 2012 in questo modo? La cosa mi pare abbastanza  vergognosa!

Ora aspetto Martedì con ansia… se dovessi rivedermi spuntare la lista non so come reagirei… penso che a malincuore la delusione mi porterà ad allontanarmi definitivamente dallo stadio e dalla mia grande passione IL PESCARA!

Matteo D’Andrea

Un tifoso del settore disabili”

Va detto che a Pescara la questura locale è fissata con due cose:

1 – Le bandiere (esiste un metraggio specifico oltre il quale non possono entrare per presunte ragioni di ordine pubblico)

2 – La capienza dello stadio

L’Adriatico è uno dei pochi stadi d’Italia ad essere completamente a norma, ciononostante il questore ha arbitrariamente deciso di ridurre la capienza di ulteriori 5 mila posti per motivi di “sicurezza”. Nello stadio di Pescara sono disponibili circa 25 mila seggiolini, nella partita col Toro era tutto esaurito a 21 mila. Per gentile concessione della questura, che ha sbloccato altri 2 mila posti altrimenti i presenti sarebbero stati 19 mila. Tutto ciò mi ricorda molto la barzeletta a cui abbiamo assistito qui in occasione dei playoff contro il Novara, con la capienza fissata a 18 mila e la questura che per “gentile concessione” sblocca altri 5 mila posti aprendo l’anello superiore della Tribuna Est. Anello che, va detto, in occasione di concerti o di eventi tipo la Nazionale di rugby viene aperto normalmente. La logica mi dice: se uno stadio non è completamente a norma per il calcio, non dovrebbe esserlo nemmeno per altri eventi, dico bene? Invece assistiamo di volta in volta a queste pagliacciate, e la cosa più triste è vedere una parte della stampa che da ragione ai vari questurini di turno sostenendo che “nel calcio ci sono stati problemi che altri eventi non hanno portato…”. E che cazzo centra? L’obiettivo è garantire la sicurezza di quanti usufruiscono dell’evento sportivo o fare in modo che meno gente possibile ci assista? Brutto, molto brutto trovare gente che offende continuamente la tua intelligenza con arrampicate sugli specchi degne dei peggiori politicanti…

Tornando a Pescara, l’ultima genialata partorita dal genio del questore è la riduzione dei posti per disabili. C’è il serio pericolo che invadano il campo a bordo delle loro carrozzine. Di solito sono 40-45, ma adesso con la nuova ordinanza ci saranno 25 posti, e dovranno entrare in lista come in discoteca. Chissà, magari gli faranno anche la tessera del disabile.

Nel circo di nome itaGlia (o italiamerda se preferite) al peggio non c’è mai fine. Questo pezzo lo dedico al questore di Pescara:

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FALSI COME UNA BIRRA ANALCOLICA

Posted on 14 maggio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Mattino di Padova

PADOVA. Padova diventa leader in Italia nella lotta contro la violenza negli stadi e si impegna nel ricordo di Filippo Raciti, l’ispettore capo di Polizia morto nel 2007 durante gli disordini del derby Catania-Palermo. Mercoledì gli sarà intitolato il centro sportivo Brentelle di Chiesanuova e per la prima volta in Italia gli verrà dedicato un monumento, ideato dallo scultore Elio Armano. Ieri il questore Vincenzo Montemagno e il sindaco Flavio Zanonato hanno ribadito il valore culturale del monumeto, che mercoledì sarà inaugurato con una vero e proprio inno alla legalità. Il tema ricorre forte durante l’intera giornata, a partire dall’incontro «Passione per lo sport e legalità» previsto alle 10 al centro sportivo Brentella con studenti, rappresentanti delle società sportive di base e degli enti di promozione sportiva. Il clou sarà alle 11 con il taglio del nastro. Oltre al sindaco e al questore è confermata la presenza di Marisa Grasso, vedova di Raciti «che si è commossa quando ha saputo dell’iniziativa» confessa Montemagno, e saranno presenti anche il vicepresidente della Figc Demetrio Albertini e il presidente di Assocalciatori Damiano Tomasi.

Tanti i bambini e i ragazzi invitati alla manifestazione, perché la cerimonia è un momento educativo. La sera al teatro Verdi ci sarà il concerto della Banda della Polizia di Stato che suonerà un «Inno allo Sport». L’ingresso è gratuito fino ad esaurimento dei posti e il questore rivolge un invito a tutta la cittadinanza: «Mi farebbe davvero piacere vedere la partecipazione dei cittadini alle iniziative, tutta la società civile si stringe attorno alla figura di Raciti, morto mentre stava difendendo la legalità. Lo sport è agonismo e competizione, non può essere mai tragedia».

«Questa cerimonia è di particolare soddisfazione per la Polizia» aggiunge Zanonato, «Raciti è una figura simbolica per lo sport che si gioca in ambiente tranquillo e sereno». Di simbolismo è intrisa anche la scelta del centro Brentelle: «è il più grande della città» spiega l’assessore allo sport Umberto Zampieri, «frequentato ogni giorno sia per lo sport che per il parco, da giovani e da famiglie».

La cerimonia è accompagnata da una serie di iniziative dedicate ai ragazzi. Tra queste, la distribuzione di materiale informativo dedicato ai più piccoli con la Carta Etica dello Sport. Le parole di Zanonato e Zampieri ribadiscono l’impegno della città di Padova nel ricordare il 2 febbraio 2007, data della morte: «Quel giorno sono stati offesi i valori dello sport e i valori fondamentali di ogni essere umano».

Più che un monumento a un caduto, mi sembra un bel monumento alla falsità. Del resto in una città popolata e governata da radical-chic del cazzo (come sono, niente più niente meno, i membri della Giunta Zanonato “per fortuna al suo ultimo mandato”) non ci si può aspettare nulla di diverso.

Per la cronaca sembra che Raciti non fosse stato ucciso dalla furia degli ultras, la sera di quel maledetto Catania-Palermo. Pare proprio che a stenderlo fosse stato un collega in retromarcia col defender  ma quest’ipotesi è sempre stata scartata a priori. Si è preferito trovare due capri espiatori, Antonino Speziale e Daniele Micale, che hanno pagato per tutti. Nonostante ci sia più di qualche dubbio sulla loro colpevolezza e nonostante sopratutto Speziale abbia già pagato col carcere i fatti che gli erano imputati quella sera.

Ma a Padova si preferisce lavarsi la bocca e creare l’ennesimo monumento all’indecenza. Perchè allora non un monumento per ricordare Gabriele Sandri? Forse perchè la sua è una morte scomoda? In fin dei conti su Raciti e molto più comodo far credere alle favole che raccontano che alla verità, e la commemorazione con tanto di banda di polizia, con i rappresentanti di coloro che si vendono le partite e con le lacrime di coccodrillo della Vedova Raciti è molto più suggestivo!

Se volete sapere qualcosa di più circa i ver risvolti del caso Raciti, cliccate qui.

“…Quindi, allo scopo di evitare che l’autovettura potesse prendere fuoco, mentre era in corso un fitto lancio di oggetti e si udivano i boati delle esplosioni, chiudevo gli sportelli ed innescata la retromarcia ho spostato il Discovery di qualche metro. In quel momento ho sentito una botta sull’autovettura ed ho visto Raciti che si trovava alla mia sinistra insieme a Balsamo, portarsi le mani alla testa” (L’AUTISTA DEL DEFENDER).

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