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A Turkish policeman protects a Galatasar

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FENERBAHCE PERDE LO SCUDETTO, UN MORTO NEI TAFFERUGLI

Posted on 16 maggio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Il Post

Ieri sera allo stadio Sukru Saracoglu di Istanbul ci sono stati violenti scontri tra i tifosi del Fenerbahçe e la polizia. Gli scontri sono cominciati subito dopo la fine della partita tra il Fenerbahçe e il Galatasaray, finita 0 a 0, che è stata decisiva per assegnare la vittoria della Süper Lig (il campionato turco) al Galatasaray. Anche durante i 90 minuti di gioco la partita era stata molto tesa, con parecchie ammonizioni e un’espulsione per parte.

Alla fine della partita i tifosi del Fenerbahçe hanno divelto i sedili di plastica dello stadio e li hanno scagliati in campo contro i giocatori avversari. La polizia è subito intervenuta e ha cercato di proteggere i giocatori con gli scudi, lanciando lacrimogeni e fumogeni contro i tifosi. I disordini sono proseguiti anche fuori dalla stadio, dove i tifosi del Fenerbahçe hanno rotto vetrine, ribaltato cassonetti della spazzatura e addirittura ribaltato e dato fuoco a due macchine della polizia nel quartiere di Kadikoy. A quanto risulta fino a ora, non ci sarebbero stati feriti gravi.

La rivalità tra il Galatasaray e il Fenerbahçe, entrambe di Istanbul, è da sempre molto forte e spesso è degenerata in scontri tra tifoserie. In questo finale di campionato, ad alimentare ancora di più la tensione e a provocare la rabbia finale dei sostenitori del Fenerbahçe, ci sono due fattori: il primo è l’incertezza sull’assegnazione del titolo che ha caratterizzato la fase finale dei playoff della Süper Lig. Il campionato si era concluso con una netta predominanza del Galatasaray, che aveva chiuso il campionato con 11 punti di vantaggio sul Fenerbahçe, che nel girone dei playoff però, quello che assegna lo scudetto e che si gioca tra le prime quattro classificate della Süper Lig, aveva recuperato lo svantaggio e ieri sera avrebbe potuto vincere il titolo. Alla fine il Galatasaray ha vinto il titolo per un solo punto, proprio grazie al pareggio di ieri in casa. Il secondo è il fatto che, grazie a questa vittoria, il Galatasaray ha raggiunto il Fenerbahce per numero di scudetti vinti nella propria storia, portandosi a 18.

I turchi sono veramente fuori di testa, ed il derby fra Fenerbahce e Galatasaray è uno dei più caldi e sentiti del mondo. Il Fenerbahce è di gran lunga la squadra più popolare in Turchia e trova la sua base di sostenitori più caldi nel quartiere di Kadikoy, nella parte asiatica di Istambul,  che poi è lo stesso quartiere in cui è nata la società. Il Galatasaray rappresenta la borghesia laica della città. Quello che non dice il giornale è che il Galatasaray è l’unica “grande” del calcio turco a non essere stata coinvolta nel calcioscommesse turco che quest’estate aveva portato a penalizzazioni per gli altri grandi club (su tutti Besiktas e appunto Fenerbahce), e che in un paese che volendo è ancora più complottista dell’Italia agli occhi di molti ha rappresentato una sorta di “favoreggiamento”. 

Il tifo in Turchia è molto “selvaggio” e poco organizzato, basato più sullo spontaneismo e sul calore dei tifosi che non sull’organizzazione tipicamente italiana. Tuttavia esistono anche dei gruppi ultras veri e propri, ed i più organizzati sono decisamente gli UltrAslan del Galatasaray. Ma con gli incidenti di sabato sera, mi sa tanto che gli ultras centrano poco. In genere i turchi sono gente ospitale, ma se gli pesti i piedi diventano molto pericolosi (Ne sanno qualcosa due tifosi del Leeds, accoltellati a morte nel 2000 da un tifoso del Fenerbahce dopo che avevano pisciato sulla bandiera turca). In tutto questo contesto possiamo capirci qualcosa di più. Il resto sarebbe da scoprire, e non nego che un giorno mi piacerebbe assistere ad uno dei loro derby, pur con la consapevolezza che è molto pericoloso…

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LA GENTE SI STA INCAZZANDO…

Posted on 11 maggio 2012 by La Padova Bene

Questo è successo a Napoli. Fonte: Osservatorio sulla repressione

La manifestazione convocata da movimenti sociali e sindacati di base blocca la strada e fa chiudere l’ufficio. La polizia ha usato i lacrimogeni e caricato pesantemente.

Alcune centinaia di manifestanti hanno effettuato questa mattina un blocco stradale davanti agli uffici di Equitalia al Corso Meridionale di Napoli. I manifestanti, aderenti a diversi movimenti di disoccupati, centri sociali e sindacati di base hanno cominciato poco dopo le 9.30 un presidio poi trasformatosi in blocco stradale, con pesanti ripercussioni sulla circolazione. Sui volantini distribuiti ai passanti e sugli striscioni esposti si chiede “la chiusura immediata di Equitalia”. L’ufficio di Equitalia è stato costretto a chiudere ma dopo un po’ di tempo la polizia ha caricato pesantemente per togliere il blocco stradale e far riaprire l’ufficio.

Contro gli uffici di Equitalia sono state lanciate uova piene di vernice rossa ed esplosi due petardi. La polizia ha caricato i manifestanti e bottiglie e sassi sono volati anche contro gli agenti del Reparto Mobile schierati davanti gli uffici. La polizia ha caricato i manifestanti e lanciando alcuni lacrimogeni. Uno dei manifestanti è rimasto ferito nello scontro con i poliziotti.

La manifestazione cittadina contro Equitalia oggi a Napoli era stata convocata dai movimenti sociali e dai sindacati di base. “Il tentato suicidio dell’artigiano Pietro Paganelli è l’ennesimo gravissimo episodio suscitato dalle modalità operative di Equitalia!” denunciano in un comunicato le realtà napoletane. “La privatizzazione della riscossione dei tributi pubblici affidata a questa spa ha portato come conseguenza tassi usurai e cartelle pazze, sequestri di beni primari, brutalità operative e modalità socialmente aggressive e intollerabili. Ancor più quando colpiscono i lavoratori, i disoccupati e i ceti sociali più deboli, già oppressi dalla crisi e dalle politiche di austerity del governo, dai tagli, dalla precarietà, dagli aumenti”.

Seguiranno aggiornamenti

da Contropiano

E questo a Milano. Fonte: Corriere della Sera

MILANO – Due funzionari di Equitalia sono stati aggrediti venerdì mattina nel Milanese da un piccolo imprenditore edile. I due ispettori si sono presentati nello studio di un commercialista di Melegnano, in via Turati 5, dove ha la sede legale l’impresa dell’aggressore. Dovevano procedere a una verifica fiscale, ma prima ancora di iniziare è nata una discussione con l’imprenditore che è poi degenerata. I due, in particolare, sono stati presi a calci e pugni, ma non hanno subito lesioni preoccupanti. In ogni caso è stato necessario l’intervento dei carabinieri e del personale del 118, che ha portato i funzionari al pronto soccorso di Vizzolo Predabissi. L’aggressore è un cinquantenne e dovrà rispondere del reato di percosse.

Le tensioni si moltiplicano. Questi due episodi vanno a braccetto con gli scontri di ieri all’ex-Alfa di Arese (clicca qui), ed ancora di più con la gambizzazione di Roberto Adinolfi (clicca qui). La gente si sta incazzando, ma c’è il serio rischio di un ritorno agli anni di piombo, facendo il gioco così di tutti quei loschi personaggi a cui la situazione attuale fa pure comodo. Spetta alla gente incazzarsi e non farsi strumentalizzare. Stiamo a vedere.

 

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ATLETICO IN FESTA, GUERRIGLIA A MADRID

Posted on 11 maggio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Repubblica

Dopo lo scudetto del Real, la capitale spagnola ha festeggiato la vittoria dell’Atletico in Europa League: ma la festa è stata rovinata da ore di tensione, con violenti scontri tra tifosi e forze dell’ordine

Chissà perchè in Spagna ogni volta che si festeggia un successo calcistico, le strade delle città più importanti diventano teatro di scontri fra tifosi e polizia. Non me lo riesco a spiegare: parliamo di un paese in cui è vero che ci sono delle belle tensioni sociali e forti spinte indipendentiste, ma è anche vero che in Spagna il calcio è visto come un divertimento e nient’altro e che il movimento ultras qui non ha mai attecchito ed anche quei gruppi un pò più corposi (come il Frente Atletico, appunto) non hanno la forza necessaria per organizzare assalti all’arma bianca alla polizia… 

L’unica motivazione che mi viene da pensare è nel “vizietto” della polizia spagnola di testare in queste occasioni le pallottole di gomma che hanno in dotazione. E spesso non è nemmeno necessario che ci sia qualche testa calda fra le vittime, ci pensano loro a far nascere il problema… cliccando qui potete farvi un’idea più precisa!

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TORINO AWAY

Posted on 09 maggio 2012 by La Padova Bene

Negli ultimi anni la partita contro il Toro ha assunto un forte significato, sopratutto per vicende diciamo così “interne” al campo che tuttavia hanno assunto risalto assoluto anche nei rapporti “sugli spalti” fra le due tifoserie. Inutile negare che oggi ci si sta sui coglioni alla grande. Se vogliamo è un pò la situazione che era nata con i viola verso la metà degli anni ’90, anche se in quel caso le motivazioni puramente calcistiche erano praticamente inesistenti…

Lo scorso anno circa 3.000 tifosi biancoscudati invasero Torino nella partita che ci consegnò i playoff, e fu festa grande. Una delle giornate di stadio più belle della mia vita. Un anno dopo la situazione è diametralmente opposta, il Padova è riuscito a buttare via una stagione che avrebbe dovuto vincere a man bassa grazie a un demente che passa le ore inginocchiato a bordo campo. Sopratutto l’ha buttata via negli ultimi mesi, quando il demente è riuscito a perdere completamente la bussola…

Ad ogni modo, qui non ci crede più nessuno. Inoltre quest’anno c’è pure la tessera del tifoso che da una grossa mano a svuotare gli stadi come è nell’obiettivo degli addetti ai lavori, quindi siamo circa una cinquantina pronti a partire. Sappiamo che andiamo a rischiare molto, dai proclami che girano pare che ci stiamo infilando in zona di guerra, e di questi tempi non c’è di che stare molto tranquilli sopratutto per quelle che potrebbero essere le conseguenze penali di qualsiasi azione: se le persone per quanto brutte possano essere sono pur sempre fatte di carne e non d’acciaio, il discorso cambia quando si parla di giustizia ed aule di tribunali…

Ad ogni modo con la Torino granata la questione è quanto mai aperta, e si parte ugualmente. Ricordo uno striscione di una tifoseria, mi pare i livornesi, che in trasferta a Venezia nell’anno del fallimento si presentarono con lo striscione “Ultimi si, conigli no!”. Ecco, credo che anche di noi si possano dire tante cose ma non certo che siamo conigli…

La trasferta comincia come molte altre sul park dell’Euganeo. Fortuna vuole che, seppur sprovvisti dell’inutile tessera del tifoso, siamo riusciti a trovare i biglietti. Che non danno comunque garanzia, ma è sempre meglio che niente. Siamo con tre furgoni ed auto. Ed io capiterò proprio sul più pesante dei tre furgoni. Vabbè, poco male tutto sommato… Il viaggio prosegue tranquillamente. I miei compagni di viaggio si strafogano di birra e quant’altro, io invece non toccherò semplicemente un goccio d’alcool per tutto il viaggio. E non solo per il fatto che per un pur breve tratto dovrò mettermi alla guida: diciamo che ho addosso una certa tensione, e quando capto situazioni di pericolo sopratutto fuori casa evito accuratamente di bere, anzi vado proprio di analcolici. La lucidità è molto importante in queste situazioni, almeno per me…

Nell’ultimo autogrill ci compattiamo e facciamo la conta. Ci sono anche tanti ragazzi giovani, all’esame di maturità da stadio. Io era dalla trasferta di Napoli in C1 che non ero così teso. Gli ultimi chilometri trascorrono velocemente, anche perchè sto guidando mentre dietro di me imperversa il Gioca Jouer in versione nazista. Poi ci calmiamo, ed attraversiamo l’immenso Corso Unione Sovietica che porta dritto all’Olimpico. La zona è un dedalo di palazzi, vie, stradine. Se mai i granata volessero farci una sorpresa avrebbero tutto a favore… Ma è presto, molto presto, e di gente in giro ancora poca. A leggere tutto ciò che girava su internet pareva che ci avrebbero fatto la pelle come avessimo messo piede nella città sabauda, invece siamo giunti quasi inaspettati, e pare proprio che a quell’ora la “gente buona” se ne stesse sotto la Maratona a chiarire questioni personali. E va bene, noi il nostro l’abbiamo fatto…

Comincia a questo punto la trattativa con la polizia per entrare allo stadio: nessuno di noi ha la tessera del tifoso, ma tutti o quasi abbiamo i biglietti. Ed ai blu torinesi la questione non sembra interessare granchè, anzi a dirla tutta sembra non fregare proprio nulla di nulla: l’unica cosa, dobbiamo entrare uno a uno con documento in mano e farci riprendere. I soliti metodi da carcere di massima sicurezza. Italietta da due soldi. Torino è piena di immigrati clandestini e di gente strana di tutte le razze, ma si schedano coloro che si presentano in trasferta senza tessera del tifoso. E’ un vero peccato che nessuno di quei garantisti da strapazzo che difendono sempre e comunque la feccia (Per esempio, Gottardo) prenda mai posizione su queste violazioni dei nostri diritti di cittadini. Forse perchè non portiamo voti alla causa dei loro padroni. E’ un vero peccato, perdono l’occasione di farsi vedere migliori di ciò che si pensa che siano…

Quando entriamo manca ancora un ora e mezza al fischio d’inizio, ma i pochi granata presenti sugli spalti ci fanno capire bene l’aria che tirerà, sommergendoci di fischi e insulti. In Primavera (la curva di fianco al settore ospiti) qualcuno ci tira anche delle fotocopie di bollette della luce, mentre dai distinti uno più grasso di me mi chiama “ciccione” ed i miei soci gli fanno segno che ha ragione! Man mano che passano i minuti lo stadio si riempie, molti cori contro di noi, moltissimi contro la Juve neo-scudettata. Ciò che non capisco, è che sembra quasi facciano i cori contro i gobbi rivolgendosi contro di noi. Mi sa tanto che quel sito-spazzatura di Toro News (clicca qui) da queste parti ha fatto proseliti. Ad inizio partita la Maratona si presenta con lo striscione “Maratona Club Torino” in bella mostra, e con migliaia di bandierine bianche e granata a formare tipo una scacchiera, con i tamburi di sottofondo e con qualche torcia. Nel resto dello stadio invece vengono accese centinaia di stelline. Una cosa non capisco: le stelline sono articoli pirotecnici a tutti gli effetti, che sono vietati in toto, ovvero non possono essere introdotti in uno stadio nemmeno previa autorizzazione alla questura. Idem per i tamburi che in Maratona vengono utilizzati tranquillamente. A Pisa c’è gente che è stata diffidata per aver introdotto un tamburo all’interno dello stadio, mentre questure come quella di Roma per fare un esempio ogni settimana emette il suo bel bollettino di guerra in cui c’è sempre qualche persona diffidata per aver introdotto articoli pirotecnici allo stadio. A Padova abbiamo pagato migliaia di euro di multe per accensione di fumogeni, mentre in posti come Castellammare di Stabia invece abbiamo visto una splendida coreografia a base di torce e luminarie, ed a Torino le luminarie non solo le tengono in mano ma le lanciano anche (con movimenti al limite del patetico) dentro il nostro settore. Non solo ma per novanta minuti abbiamo sentito il rullo dei tamburi della Maratona. Ed allora io vorrei che qualche cervellone mi spiegasse bene non tanto come funziona la legge, ma per quale motivo se io introduco un tamburo o una luminaria dentro lo stadio Olimpico di Torino non faccio nulla di male, mentre se compio lo stesso identico gesto a Pisa mi becco un daspo di cinque anni. Voglio una risposta, che non sia “Eh, ma siamo in Italia…” perchè altrimenti un giorno mi compro un mitragliatore e faccio strage di tutti quelli che trovo per strada e poi proprio perchè “siamo in Italia” mi appello alla seminfermità mentale e dopo dieci anni sono di nuovo libero e pronto a colpire!

Nel settore ospiti siamo circa un centinaio, poco meno, di cui una trentina di teseerati. Il nostro scopo era presenziare, e direi che l’abbiamo fatto molto bene, per il resto di tifo facciamo poco. Giusto qualche coro per sottolineare che ci siamo.  E rispondiamo alle offese dei granata ripetendo gli insulti a noi stessi, “Padovano pezzo di merda!” oppure “Cestaro spegni la luce!”, una questione su cui rimarcano continuamente (ma che hanno finito per prendere nel culo, e non mi dispiace nemmeno un pò!). Intorno a noi, una massa di scimmie urlanti attaccate alle vetrate. Per lo meno negli anni scorsi in Curva Primavera si notava qualche bel faccione ed un discreto gruppetto di casuals. Quest’anno invece è piena di mongoloidi, ed a questo proposito apro una parentesi: ho sempre avuto stima del Popolo Granata, dove per “popolo” non intendo gli ultras o la Maratona, intendo proprio la tifoseria granata nel suo insieme. Mio nonno era tifoso del Grande Torino, dopo la tragedia di Superga aveva smesso di seguire il calcio (motivo per cui non me la sono mai sentita di speculare su Superga nemmeno per scherzo fra amici…) e quando ero piccolo mi parlava spesso e volentieri di quella che era la squadra più forte del mondo dell’epoca. Ma anche della gente granata, e di come a Torino gli Agnelli si comprassero tutto con i soldi e la gente vera di Torino tifasse Toro in contrapposizione a loro. In base a questi racconti ho sempre immaginato il popolo granata con un altro stile. Purtroppo però i mesi di commenti, di offese e di minacce letti su internet e le scene patetiche viste al di la del vetro mi hanno tolto ogni illusione, e mi hanno aperto gli occhi su quanto tutto il mondo in realtà sia paese: a Padova abbiamo diversi mongoloidi e gente che dietro una tastiera spaccherebbe il mondo, qua ce ne sono almeno dieci volte tanti, è solo una questione di grandezza della città e di proporzione numerica. Le scimmiette che picchiano sul vetro dovrebbero avere maggior rispetto di quel divisorio, perchè la vetrata è li apposta per difenderli: senza di quella prenderebbero schiaffoni ogni domenica e da chiunque si presentasse nello spicchio!

Discorso a parte va fatto per la Maratona, che rimane una curva storica del panorama ultras italiano. Un tempo era rappresentata da numerosi e validi gruppi come gli storici Ultras, Korps, Ragazzi, Fedelissimi, Viking, ecc In seguito all’ondata repressiva seguita alla morte di Raciti, i gruppi diciamo così “storici” hanno chiuso i battenti. In primis gli Ultras Granata che insieme agli Ultras Tito della Samp si giocavano il primato per essere stati il primo vero gruppo ultras della storia in Italia. In seguito alcune vecchie facce molto discusse hanno dato (o meglio, hanno ridato) vita al Maratona Club Torino, che non è altro che il primo storico nome della tifoseria organizzata granata. Una svolta che voleva far si che si ripartisse da zero, ma che è durata pochi mesi: per motivi che non conosco, dopo un pò il Maratona Club Torino è morto ed i ragazzi più giovani hanno dato vita al gruppo Torino Senza Scorta che ha portato avanti un certo modo di essere fino a quest’anno, fra l’altro andando ovunque senza tessera del tifoso. Nel corso di questa stagione sono nate ulteriori frizioni, il Maratona Club Torino è tornato alla ribalta ed i ragazzi di Torino Senza Scorta hanno sciolto il gruppo, anche se in realtà continuano ad andare eccome allo stadio ma senza più una vera organizzazione alle spalle. Pare che spesso volino botte fra le due fazioni e si dice che in mezzo al Maratona Club ci sia gente che sulla Maratona vuol fare business, ma queste cose non le posso certo sapere io e quindi mi limito a illustrare la situazione. Rimane il fatto che nel momento in cui eravamo arrivati noi, il grosso della loro gente era sotto la Maratona a chiarire questioni personali. Il tifo comunque questa sera è su livelli molto alti, e pure nel resto dello stadio si crea un discreto effetto (anche se più che ad una bolgia mi viene da pensare ad uno zoo, viste appunto le scimmiette urlanti della Primavera appese al vetro!). La Maratona canta alla grande, se avesse cantato con questa intensità anche lo scorso anno probabilmente ci avrebbero battuti. Da segnalare anche uno striscione di solidarietà agli ultras genoani per la recente vicenda delle maglie fatte togliere ai giocatori.

Sul campo finisce 3-1 per il Toro, molti dicono che non abbiamo giocato male, per me abbiamo semplicemente fatto schifo al cospetto di una squadra che avrà anche il nome ma non è certo irresistibile. Del resto stiamo facendo schifo da mesi sotto la guida del Demente, e proprio le sue parole nel post-partita di Torino mi hanno dato ulteriormente sui nervi: sono mesi che non stiamo giocando più a calcio, sono mesi che siamo completamente in balia degli eventi, sono mesi che lui non ci sta più capendo un cazzo! Chi vuole prendere per il culo quando dice che “la rimonta non è impossibile!”? Ha fatto disastri quest’anno, demolendo con precisione certosina le motivazioni di chi va in campo (peraltro già scarse di suo… non serviva l’aiuto di Dal Canto!) ed ora vorrebbe caricare un ambiente in piena crisi depressiva quando a tre giornate dalla fine siamo a quattro punti dal sesto posto dopo essercene fatti rimontare ben quindici!?! Almeno tenesse chiusa quella fogna di bocca!!! Ora mancano tre giornate alla fine del campionato, ed io mi auguro solo che finisca presto e che poi ci tuffiamo nell’estate buttandoci alle spallo lo schifo che è stato questa stagione: penso solo che se ci fosse un altro mese da giocare potremmo seriamente rischiare i playout e la retrocessione, quindi è meglio che finisca presto quest’incubo e che poi si faccia piazza pulita, o che quantomeno si riparta senza il Demente!

Dopo un’oretta torniamo alle macchine ed ai furgoni per ripartire alla volta di Padova. Ma la trasferta non è ancora finita. Alla fine spunteranno fuori, e ci sarà un incontro ravvicinato che chiude il sipario sulla trasferta. Torino sarà anche in crisi ma rimane sempre una trasferta divertente, dove non ci si annoia di sicuro!

Noi Ultras Padova il nostro campionato l’abbiamo onorato. Se i mercenari ed il demente avessero avuto un quarto della nostra grinta e del nostro orgoglio, avrebbero vinto il loro a man bassa. Cestaro rimani, e fai piazza pulita!

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GENOA-SIENA: E LA TESSERA DEL TIFOSO?

Posted on 27 aprile 2012 by La Padova Bene

Fonte: la Roma

“Vedrai che ne parleranno” la frase che tra me e me continuavo a ripetere mentre assistevo ai salotti televisivi intenti a commentare il caso “Genoa”. Primo speciale niente, “va bene proviamo su quest’altro canale”. Anche qui nulla! “Ok, sono stato sfortunato proviamo di la. Si, Si, qui sicuramente ne parleranno, con questo parterre di ospiti vuoi che il discorso non esce fuori?” Niente, anche qui nessuno dice nulla. Di cosa sto parlando? Ovviamente della tessera del tifoso. Ho assistito ad ore ed ore di commenti e approfondimenti senza che il capitolo “tessera” venisse mai sfiorato. Un fatto decisamente curioso. E’ mai possibile parlare di Genoa-Siena senza accennare al progetto che, a detta di tutti, sarebbe servito proprio a rendere più sicuri e fruibili gli stadi italiani?

“Serve il modello inglese” la frase più gettonata, dimenticandosi di aggiungere che nella patria degli Hooligans, per andare allo stadio, non serve nessun ok da parte delle autorità di sicurezza, le trasferte non sono vietate e i biglietti non sono nominali. Ma questi, nella patria dove tutto succede “ad insaputa”, viene ridotto a mero dettaglio. Ovviamente!

Ma torniamo a Marassi. Premessa importante. Quanto successo non può di certo passare sotto silenzio. Contestare rientra nei “diritti” del tifoso, farlo in  quel modo rischia di farti scivolare nel torto, facendo passare in secondo piano i motivi della protesta stessa (Non sono d’accordo, per me non hanno fatto niente di male ma sopratutto hanno fatto bene! N.d.r.). Non è nostra intenzione fare un trattato sociologico, dire cosa è giusto e cosa è sbagliato, non ne abbiamo le competenze e soprattutto la voglia. Anche perchè ad oggi hanno parlato tutti:presidenti, giocatori, ex giocatori, istituzioni, giornalisti, opinionisti e perchè no, gli immancabili sociologi. La nostra volontà è quella di porre delle domande nel tentativo di trovare le risposte. Una su tutte: a cosa serve la tessera del tifoso? Ce lo siamo chiesti tre anni fa e lo rifacciamo oggi.

Nei tanti talk show di approfondimento, spesso frequentati dai tuttologi che un giorno parlano di fisica applicata e quello seguente di nouvelle cousine, si è discusso di tutto tranne che di questo. Facciamo un passo indietro. Ricordate il giorno della presentanzione del progetto quante belle parole in tema di sicurezza? “La tessera del tifoso servirà a riportare le famiglie allo stadio e a scoraggiare i teppisti”. Guai poi a metterne in discussione la validità, nella migliore delle ipotesi si veniva accusati di non essere tifosi veri o peggio ancora di spalleggiare chi allo stadio va solo per creare disordini. Come diceva Paul Valéry: “ Quando non si può attaccare il ragionamento, si attacca il ragionatore”. Logica che dalle nostre parti funziona a meraviglia.

Oggi riproponiamo con forza la domanda: a cosa serve la tessera del tifoso? Nel giro di qualche anno le presenze allo stadio sono crollate in maniera significativa, segnando flessioni importanti (e in alcuni casi determinanti) negli abbonamenti. Per non parlare poi della presenza dei tifosi in trasferta, una vera debacle. E la sicurezza? Più o meno tutto come prima. Però guai a dirlo…

Per concludere, questa situazione, mi riporta alla mente quel famos sketch televisivo con un gruppo di persone dentro un ascensore. Poco dopo la partenza, la salita viene interrotta da una flatulenza assai rumorosa. Tutti se ne accorgono ma nessuno ha il coraggio di dire nulla… e tra l’imbarazzo generale, quello che resta, è solo lo sgradevole odore.

Articolo gustoso. Avevo fatto caso anchio che nel post Genoa-Siena tutti si sono ben guardati dal nominare la tessera del tifoso. Gli unici commenti li ho trovati su qualche forum dove qualcuno si chiedeva in buona fede e non in maniera sarcastica come il sottoscritto (quindi la cosa è ancora più divertente quando a rimanerci male è qualche “anima candida” che non si rende conto di come va il mondo!) “Ma scusate, ma non avevano detto che con la tessera del tifoso non ci sarebbero più stati problemi? A che serve allora?”. Ovviamente la sua domanda non ha trovato risposta. O meglio la risposta ce l’ha già.

Direi che è lo sputtanamento totale del “modello italiano”, non solo della tessera del tifoso: vent’anni di cieca repressione che non hanno fatto altro che svuotare gli stadi e innalzare il livello della tensione negli stadi e non solo. Direi che è ora di voltare pagina.

 

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QUANDO I TIFOSI PERDONO LA PAZIENZA, GLI ADDETTI AI LAVORI PERDONO LA TESTA (SE MAI NE HANNO AVUTA UNA)

Posted on 23 aprile 2012 by La Padova Bene

Il calcio italiota oggi è sconvolto da quanto successo a Genova, durante la partita col Siena. Già da un pò la tifoseria rossoblù era sul piede di guerra, e la partita di oggi doveva rilanciare il vecchio Grifone, ormai sull’orlo del baratro pur con una rosa più che competitiva. Invece è arrivata una sconfitta, un’umiliante sconfitta, e di umiliazioni ne so qualcosa dopo lo 0-6 di sabato… Ad un certo punto un centinaio di tifosi si sono spostati sopra il tunnel che conduce agli spogliatoi tirando qualche fumogeno in campo, ed una decina sono saliti sopra il tunnel scavalcando la vetrata, per chiedere ai propri giocatori di finirla con quella pagliacciata e di togliersi una maglia storica, che non sono degni di portare. Ovviamente la partita è stata interrotta per circa quaranta minuti, dopodichè Sculli ha convinto i tifosi che era il caso di portare a termine l’incontro.

Apriti cielo! Da più parti si levano voci di dissenso, anche da parte di chi farebbe bene a tacere per decenza. Gli imbecilli che parlano di un calcio che a loro non appartiene (troppi in questo paese di poveri stupidi…) si sono svegliati dal sonno profondo e si sono accorti che il popolo delle curve è ancora vivo e vegeto, ma soprattutto che non è disposto a scendere a compromessi su ciò che sono i propri valori… Una squadra che prende una bastonata del genere, senza lottare, senza impegno, senza nemmeno l’orgoglio di cominciare a rompere gambe quando il passivo si sta facendo pesante, questi valori li infanga. Valori che sono la maglia, prima di tutto, e l’orgoglio della propria squadra, del proprio tifo e della propria città…

I soliti intellettuali da strapazzo mi diranno che il calcio è solo un gioco, che tutto ciò è da fuori di testa, che ci sono problemi più importanti per cui combattere. A me del loro parere non mi interessa un gran cazzo. Se per loro chiedere il rispetto della propria maglia ed obbligare dei mercenari a non indossarla è da fuori di testa, ben vengano i fuori di testa. Se per loro ci sono problemi più importanti per cui combattere, comincino a combattere invece di voler insegnare agli altri a vivere. Se per loro il mio parere è sbagliato, nessuno li obbliga a leggere questo sito…

Semplicemente: certa gentaglia (che abbiamo anche qui a Padova, purtroppo…) deve iniziare a capire che non si scherza con i sentimenti dei tifosi. Che non si infanga con la maglia. E, come tutte le cose, o si capiscono con le buone o si capiscono con le cattive. Gentaglia che fa un lavoro strapagato che per molti ragazzi sarebbe un sogno, e che nonostante tutto trovano modo di vendersi le partite e di farsi odiare con prestazioni da ufficio indagini, non hanno nessun diritto di fare le “povere vittime indifese”. Semplicemente, meritano tanti calci in culo, e bene fa qualsiasi tifoseria a mollarglieli!

Nel caso specifico di Marassi poi, non è successo assolutamente nulla di così violento e disdicevole. Solo una decina di tifosi che si sono arrampicati sul tunnel che da agli spogliatoi. E’ bastato per far sospendere la partita, certo, ma non venitemi a raccontare che sono stati gesti di “una violenza inaudita”, come leggo da più parti. Certo, quei tifosi pagheranno col Daspo, solo per aver detto “Basta!” alle pagliacciate dei propri giocatori. Diciamo pure che ciò che ha dato fastidio al mondo ipocrita del calcio, è il fatto che l’interruzione della partita di Marassi sia stata un danno sopratutto a livello televisivo. “The show must go on”, soprattutto in un’epoca in cui le televisioni in termini di introiti hanno da tempo sostituito il pubblico pagante ai botteghini, ed in cui si fa di tutto per tenere a casa il tifoso dallo stadio e per costringerlo ad abbonarsi a Sky e Mediaset Premium.

Mi fanno ridere poi i commenti degli addetti ai lavori. Mi fa ridere Preziosi che chiede la galera per quei ragazzi, quando il primo che dovrebbe stare in galera sarebbe lui, e basterebbe leggere il suo curriculum penale per rendersene conto (clicca qui). Sentire augurare la galera ad altri da uno che ha fatto strada nel calcio speculando e facendo fallire due società (Como e Saronno) e tentando di fare la stessa cosa a Genova (dove probabilmente non glielo lasciano fare, questo è il problema) fa ridere. Come fa ridere Petrucci che dice “Sulla maglia non si tratta” (clicca qui): CERTO CHE NON SI TRATTA, LA MAGLIA APPARTIENE AI TIFOSI! E SILENZIO! Ma anche Abete non si smentisce nella sua vena di comico: “Le leggi ci sono, basta applicarle…” (clicca qui), ignorando (del resto è un ignorante, nel senso che ignora molte cose…) che per i tifosi esiste già una giurisdizione “a parte” e che per loro le leggi vengono applicate eccome, senza sconti. Quando poi dice “Non sanno nemmeno cosa sia la maglia…” raggiunge il massimo: si è visto Juve-Roma di stasera, dove una squadra in maglia bianca ne affrontava una vestita di rosa-nero (infatti pareva di vedere Palermo-Messina)? Almeno evitassero di coprirsi di ridicolo…

Altri invece fanno piangere. Tipo Lotito, tanto per dirne uno, che dopo aver fatto mandare in galera gente con accuse inventate adesso vorrebbe insegnare al mondo del calcio come si tratta con i tifosi (Clicca qui). Il tutto detto da un personaggio che si fa fare le leggi su misura. E che dire di “Libano” Tommasi (clicca qui), tanto bravo a fare il prete quanto stronzo nella vita di tutti i giorni (come quando da giocatore rifiutava gli autografi ai ragazzini)? A me caro Tommasi, più che “schiavi degli ultrà” molti tuoi colleghi mi sembrano schiavi del proprio stile di vita ben al di sopra delle righe e completamente avulso da quella che dovrebbe essere la vita di un atleta. E lo si sta vedendo nella recente vicenda del calcio scommesse. Cosa stai facendo, un estremo tentativo di “ripulire” l’immagine dei tuoi associati scaricando le colpe sugli ultras?

Per l’Osservatorio del Viminale invece, provo tanta compassione: in due anni è già la seconda volta che una partita viene interrotta non per effettivi atti di violenza ma solo per una situazione di forte tensione. Era successo anche ad Italia-Serbia, dove bastò un uomo nemmeno troppo sveglio con un passamontagna ed un paio di tenaglie a tagliare la rete di protezione. Da tempo a Genova è in atto un vero e proprio braccio di ferro fra Questura, Comune e società (Genoa e Samp) a proposito della gestione di Marassi, e mi sembra evidente che nessuno della questura genovese voglia assumersi nessuna responsabilità per quanto succede dentro e nei dintorni di Marassi. Altro che “obiettivi condivisi”, è la dimostrazione dell’estrema distanza fra chi legifera (Molto spesso senza nemmeno sapere di cosa sta parlando) e chi dovrebbe applicare le leggi. Peccato che oggi al Viminale stiano seriamente pensando di rimuovere i vertici della Questura genovese dopo l’ennesima figura di merda (clicca qui). Sempre che non decidano di promuoverli come fecero a suo tempo con i responsabili del massacro della scuola Diaz. Il che, essendo in itaGlia, potrebbe anche succedere…

Ma il vero comico della giornata è Fabrizio Bocca, giornalaio di Repubblica, che propone di giocare tutte le partite a porte chiuse (clicca qui). Cosa dalla quale non siamo molto lontani, in itaGlia. Diciamo pure che sembra un tentativo di cavalcare la rabbia emotiva di Genova per lanciare un messaggio tanto caro ai “nuovi potenti” del calcio: le partite, meglio guardarle in tv. Per la gioia di Sky e Mediaset Premium. Niente di nuovo insomma, sono gli stessi discorsi che si fanno da trent’anni a questa parte. Spero almeno che Bocca qualche soldino extra lo prenda dalla gente per la quale sta facendo il “gioco”, altrimenti è proprio un pirla…

In conclusione, io sto con i genoani. Penso si fosse capito. Sono assolutamente solidale con loro e con la loro decisione di sospendere la farsa a cui stavano assistendo. Per me hanno semplicemente fatto bene. E se i signorini viziati che vanno in campo (ma anche i mafiosi che amministrano il calcio italiano e che oggi si augurano la galera per i tifosi) non vogliono avere problemi, faranno bene a fare il proprio dovere fino in fondo. Che non significa vincere le partite, ma sudare la maglia (che appartiene ai tifosi, lo ricordo ancora!) ed impegnarsi. Diversamente, che non si lamentino!

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IL “CLASICO” DI LIMA, QUANDO LA REPRESSIONE FALLISCE

Posted on 19 aprile 2012 by La Padova Bene

Fonte: Sport People

Il ‘clasico’ di Lima tra Alianza Lima e Universitario è teatro di una delle rivalità più sentite del Sudamerica.

Per questa partita sono entrate in vigore le nuove norme di sicurezza volute dal ministero degli interni; divieto di introdurre nello stadio Nacional di Lima bandiere, striscioni e tamburi oltre ad ogni coreografia

Inoltre sono stati considerevolmente aumentati i prezzi dei biglietti, con il duplice obiettivo di aumentare l’ incasso già preventivamente sequestrato per ripianare i debiti dei due club con il fisco e  scoraggiare i gruppi organizzati di barras provenienti dai quartieri più poveri ad assistere alla partita.

L’ obiettivo non dichiarato era quello di evitare qualsiasi scontro all’ interno dello stadio dopo la tragica morte di Walter Oyarce avvenuta nel ‘clasico’  dello scorso anno allo stadio Monumental; nel resto della città invece i problemi sono aumentati.

Una battaglia campale si è scatenata nel pomeriggio, prima del ‘clasico’ di Lima :

Barra brava di Alianza Lima  e Universitario si sono affrontati in Avenida La Paz, nel quartiere San Miguel.

li scontri hanno causato vari feriti tra cui un giovane in serio pericolo di vita.

Fonti della Polizia di San Miguel informano che i  ‘Grones’ (Quelli dell’ Alianza Lima ndt) erano circa il triplo dei rivali , per questo i capi della barra brava della  ‘U’, appartenenti al Cono ‘U’ Oeste,  trovatisi in difficoltà, hanno usato le armi per far arretrare i rivali.

Nello scontro di strada o “guerreo” come si definisce nel gergo delle barras bravas, sono stati usati anche un numero imprecisato di pietre e bastoni. La Polizia ha soccorso un barra brava dell’ Alianza Lima con una ferita da arma da fuoco portandolo  all’ ospedale Santa Rosa de Pueblo Libre dove resta ricoverato in prognosi riservata.

Un altro ferito, è stato trasportato in gravi condizioni all’ ospedale Daniel Alcides Carrión del Callao.

Secondo la Polizia si tratta di un giovane di circa 20 anni di cui non sono state rivelate le generalità , che è stato colpito negli scontri di Avenida La Paz.

La cosa fa abbastanza ridere, perchè è lo stesso principio che per decenni si è applicato in Italia. Ma bisogna guardare al Sudamerica per rendersene conto.

La domanda è: a che serve combattere la violenza vietando coreografie, striscioni, bandiere e tamburi? Che senso ha? Quale utilità ha ai fini di combattere la violenza?

Mi piacerebbe che qualcuno mi rispondesse. Ma non mi aspetto la risposta di qualche ministro sudamericano (per carità!) e nemmeno che mi risponda qualche politico o qualche sbirro italiano. Mi basterebbe la risposta di qualche cretino saccente, di quelli che “è giusto, ve la siete cercata…”. E non vorrei una risposta basata sull’emozionalità. Vorrei proprio che mi si rispondesse “tecnicamente”. La domanda è: per quale motivo si pensa che l’eliminazione di coreografie, striscioni, bandiere e tamburi possa sconfiggere in qualche modo la violenza? Dai forza, mettetevi in fila e rispondete uno alla volta…

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INCIDENTI AL DERBY DELLA SLESIA

Posted on 17 aprile 2012 by La Padova Bene

Immagini riprese da Collectif 1899:

Anche se non è una sorpresa, il “derby della Slesia” fra Ruch Chorzow e Gornik Zabrze ha fatto registrare violenti scontri fra ultras e polizia.

Gli hooligans polacchi si sono nuovamente messi in evidenza alla vigilia di Euro 2012 con i violenti incidenti che hanno avuto inizio per le strade di Chorzow ben prima dell’inizio della partita e sono poi proseguiti sugli spalti ed anche sul terreno di gioco, con le forze dell’ordine che hanno fatto largo uso di gas lacrimogeni.

 

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Striscione rubato

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VERONESI IN GITA A BRESCIA

Posted on 10 aprile 2012 by La Padova Bene

Fonte: Tg Gialloblù

E’ stato un drammatico fine partita per quattro tifosi del Verona che hanno assistito alla gara con il Brescia. I quattro tifosi dell’Hellas (di 22, 31, 53 e 58 anni) sono stati infatti aggrediti da una ventina di ultras del Brescia che li hanno malmenati.

“Stavamo semplicemente tornando alla nostra auto” racconta Edoardo, il più giovane di loro “e siamo stati assailiti vigliaccamente da almeno venti tifosi. Con me viaggiavano mio papà, mio zio e mio cugino. Non siamo ultrà, siamo solo tifosi che amano l’Hellas”. I quattro hanno dovuto ricorrere alle cure del Pronto Soccorso.

Prima della gara è stata anche aggredita la troupe di Telenuovo che stava andando a recuperare gli accrediti. L’auto dell’emittente veronese è stata circondata da una decina di facinorosi che hanno dato calci e pugni sui finestrini. I teppisti hanno anche cercato di aprire le portiere dell’auto ma sono stati fermati dal provvidenziale intervento dell’unico carabiniere che era nei paraggi.

Ragionando in termini di tessera del tifoso, posso invece dire che di fronte c’erano una tifoseria e tre quarti tesserata. Dico “una tifoseria e tre quarti” perchè i veronesi ce l’hanno tutti, mentre gli unici bresciani a non averla sottoscritta sono i Brescia 1911 che oggi si sono spostati in gradinata. Beh, direi proprio che la tessera non ha debellato la violenza. Forse ha solo sdoganato definitivamente certi comportamenti, che una volta erano considerati vigliaccate ed oggi sono quasi portati come “normalità”: le lame (clicca qui) e le aggressioni in 20 contro una famigliola (si perchè dubito che viste l’età dei feriti si trattasse di hooligans convinti e militanti… forse erano più due padri con due figli al seguito!). Della serie “ti piace vincere facile?”. Questi esempi edificanti chiaramente continuano a venire da chi la tessera del tifoso l’ha sottoscritta, il che è la migliore risposta a tutti coloro che sono convinti che serva realmente a qualcosa…

Cesenati e bolognesi questo week end se le sono date di santa ragione a qualche chilometro dallo stadio. Bellissima azione, peccato che rimangano sempre casi isolati nel nostro paese. Tutto il resto va da se…

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TIFOSO BASCO AMMAZZATO DALLA POLIZIA ED INSABBIATO DALLA STAMPA!

Posted on 10 aprile 2012 by La Padova Bene

Fonte: ANSA

(ANSA)-BILBAO, 9 APR- Uno spagnolo di 28 anni e’ morto in seguito alle ferite riportate durante gli incidenti avvenuti giovedì scorso per la partita di Europa League tra Athletic Bilbao e Schalke 04. Lo ha reso noto il ministero degli interni dei Paesi Baschi. Iigo Cabacas Liceranzu è morto nell’ospedale Basurto di Bilbao in cui era stato ricoverato in seguito a frattura del cranio e lesioni cerebrali. Secondo amici dell’uomo, il giovane basco era stato colpito alla testa da un proiettile di gomma sparato dalla polizia.

Giovedì sera al termine di Athletic Bilbao-Shalke 04 si erano verificati degli incidenti piuttosto gravi, durante i quali un agente di polizia ha sparato con gli speciali proiettili di gomma in dotazione ai reparti speciali antisommossa baschi. Dell’accaduto non ne avete sentito parlare da nessun agenzia, nessun giornale, nessun tg. Men che meno in Italia, dove certe notizie sono tabù. Eppure c’era questo ragazzo ricoverato in ospedale, a lottare fra la vita e la morte. Oggi questo ragazzo è deceduto, e la notizia è improvvisamente venuta allo scoperto. Diversamente avrebbero insabbiato tutto, come sono soliti fare!

In Spagna, e sopratutto in quelle regioni in cui è forte la spinta autonomista, le forze dell’ordine hanno una libertà ed un’autonomia d’azione ancora maggiore che in Italia. E spesso e volentieri ci scappa il morto o il ferito grave, proprio a causa dell’abuso che fanno delle pallottole di gomma… Guardatevi le foto dei feriti di qualche manifestazione autonomista nei Paesi Baschi, ma anche in Galizia o in Catalogna, per rendervene conto… Ora il morto c’è scappato allo stadio!

Questa vicenda deve essere un monito per tutti quelli che vorrebbero introdurre le pallottole di gomma anche in Italia come dotazione agli agenti anti-sommossa, ed in questo paese i sindacati di polizia hanno anche cercato di far passare queste armi come “innocue”: ora avete la prova che oltre a rimanere mutilati, si può anche morire! Essendo questo paese la patria dei “fenomeni in divisa”, e ne abbiamo avuto le prove con i vari casi di Sandri, di Aldrovandi, di Uva e molti altri; che sia il caso di dare in mano a persone che sono assolutamente impreparate delle vere e proprie armi? Lo chiedo, non solo alla Lega (che ormai è un ex-partito) ma anche a tutti i giustizialisti alla “Walker Texas Rangers”, ricordadogli che ad essere colpiti e mutilati o uccisi potrebbe essere un loro figlio, o anche loro stessi che magari stanno casualmente transitando in zona, visto che le pallottole normalmente non hanno occhi o orecchi…

Ora voglio vedere se la Spagna ha il coraggio di condannare l’assassino del ragazzo basco…

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