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RIDOTTI A PESCARA I POSTI PER DISABILI

Posted on 15 maggio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Forza Pescara

ForzaPescara.TV, da sempre sensibile a tematiche sociali, ha ricevuto una lettera di un tifoso disabile che pubblichiamo integralmente nella speranza che certe situazioni poco edificanti possano essere risolte al più presto.

“Non riesco ancora a godermi la vittoria del Pescara… non questa volta! Nonostante  una squadra che da’ l’anima e il cuore, instancabile e che comunque andrà a finire ci ha già regalato tantissime soddisfazioni!

Non posso essere contento dopo li colpo al cuore che mi hanno inferto prima della partita! Più amara di qualsiasi sconfitta…

Il rumore di quel  cancello che sbatteva e la frase “non sei nella lista mi dispiace” mi risuonano ancora nella testa dandomi un senso di malessere, sofferenza e tristezza…

Ma andiamo con ordine…

Mercoledì sul sito del Pescara appare la notizia che nel settore disabili entravano solo 25 carrozzine e 25 accompagnatori per motivi di sicurezza! E che l’ingresso sarebbe stato in ordine di arrivo… ok e una norma di sicurezza è giusto che ci sia (anche se per tutto il campionato siamo entrati in 40 se non di più) ci si arma di sana pazienza e alle 15 si va allo stadio… e li… sorpresa… la lista di chi poteva accedere.

Fino ad allora pensavo che una lista si potesse fare  per la spesa o una lista di cose da fare ma la lista del disabile “meritevole” mi mancava! Si meritevoli: la lista era stata fatta in base alle presenze durante il campionato… i 25 più presenti durante la stagione possono accedere (Poi ho molti dubbi sull’esatto conteggio delle presenze visto che è entrata gente mai vista prima ma forse sono stato poco attento io a guardare i compagni di settore)

Gli altri non in lista potevano accomodarsi ai distinti… sarebbe come dire gli altri non possono vedere la partita visto che ai distinti i cartelloni pubblicitari coprono completamente la visuale del  campo e non può essere considerato un settore per disabili.

Poi sempre nel settore dei distinti, molti disabili venivano presi a spalla dagli steward e portati al pianerottolo più in alto di circa 15 scalini… (unico modo per vedere la partita da quel settore)  Li la sicurezza è un optional? Se un disabile cade mentre lo portano su il responsabile dell’impianto non è sempre passibile di denuncia? Credo proprio di si!

Alla Pescara calcio contesto solo il modo e non il limite dei 25 (anche se di regola vanno 2 posti disabili ogni 1000 posti di “abili” quindi sono 40 e non 25 ma qui la colpa è della struttura non idonea)

Ma come si fa a fare una lista di meritevoli? È una cosa abbastanza illegale perché porta al discorso della discriminazione (la legge 67 del 2006 introduce il reato di discriminazione)

 se un normo dotato che va in curva va a fare il biglietto al rivenditore, il rivenditore può chiedere a lui se era presente alle altre partite e rifiutarsi di fargli il biglietto? Non credo.

E soprattutto se un disabile vuole vedersi anche una sola partita all’anno ha il diritto di farlo?

A mio avviso è questa l’unica colpa della Pescara Calcio… la lista! Si potevano utilizzare altri metodi sicuramente!

La mia rabbia maggiore è rivolta verso il Comune di Pescara che, nonostante i svariati milioni di euro che ha investito nel rifare lo stadio,ha peggiorato il settore disabili. Dapprima mettendolo sotto ai distinti dove i cartelloni pubblicitari coprono completamente la visuale (quindi non è un settore disabili) e poi riportarlo dov’era all’origine ma molto più stretto di prima!

visto che lo stadio è stato fatto anche con i soldi delle mie tasse chiedo al comune di risolvere il problema al più presto!

Ci apprestiamo ad essere la città dello sport del 2012 in questo modo? La cosa mi pare abbastanza  vergognosa!

Ora aspetto Martedì con ansia… se dovessi rivedermi spuntare la lista non so come reagirei… penso che a malincuore la delusione mi porterà ad allontanarmi definitivamente dallo stadio e dalla mia grande passione IL PESCARA!

Matteo D’Andrea

Un tifoso del settore disabili”

Va detto che a Pescara la questura locale è fissata con due cose:

1 – Le bandiere (esiste un metraggio specifico oltre il quale non possono entrare per presunte ragioni di ordine pubblico)

2 – La capienza dello stadio

L’Adriatico è uno dei pochi stadi d’Italia ad essere completamente a norma, ciononostante il questore ha arbitrariamente deciso di ridurre la capienza di ulteriori 5 mila posti per motivi di “sicurezza”. Nello stadio di Pescara sono disponibili circa 25 mila seggiolini, nella partita col Toro era tutto esaurito a 21 mila. Per gentile concessione della questura, che ha sbloccato altri 2 mila posti altrimenti i presenti sarebbero stati 19 mila. Tutto ciò mi ricorda molto la barzeletta a cui abbiamo assistito qui in occasione dei playoff contro il Novara, con la capienza fissata a 18 mila e la questura che per “gentile concessione” sblocca altri 5 mila posti aprendo l’anello superiore della Tribuna Est. Anello che, va detto, in occasione di concerti o di eventi tipo la Nazionale di rugby viene aperto normalmente. La logica mi dice: se uno stadio non è completamente a norma per il calcio, non dovrebbe esserlo nemmeno per altri eventi, dico bene? Invece assistiamo di volta in volta a queste pagliacciate, e la cosa più triste è vedere una parte della stampa che da ragione ai vari questurini di turno sostenendo che “nel calcio ci sono stati problemi che altri eventi non hanno portato…”. E che cazzo centra? L’obiettivo è garantire la sicurezza di quanti usufruiscono dell’evento sportivo o fare in modo che meno gente possibile ci assista? Brutto, molto brutto trovare gente che offende continuamente la tua intelligenza con arrampicate sugli specchi degne dei peggiori politicanti…

Tornando a Pescara, l’ultima genialata partorita dal genio del questore è la riduzione dei posti per disabili. C’è il serio pericolo che invadano il campo a bordo delle loro carrozzine. Di solito sono 40-45, ma adesso con la nuova ordinanza ci saranno 25 posti, e dovranno entrare in lista come in discoteca. Chissà, magari gli faranno anche la tessera del disabile.

Nel circo di nome itaGlia (o italiamerda se preferite) al peggio non c’è mai fine. Questo pezzo lo dedico al questore di Pescara:

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RASCHIANDO IL FONDO DEL BARILE: IL CAGLIARI EMIGRA A TRIESTE!

Posted on 29 marzo 2012 by La Padova Bene

Articoli ripresi dal sito dell’Unione Sarda:

CELLINO PARTE IN QUARTA. Quella che fino a qualche settimana fa sembrava solo una provocazione ora è un’ipotesi concreta che sta per trasformarsi in realtà: il Cagliari potrebbe giocare le ultime quattro partite casalinghe nello stadio Nereo Rocco di Trieste. Qualche giorno fa la società rossoblù ha inviato una richiesta ufficiale al Comune del capoluogo friulano, nella quale si chiede la disponibilità dell’impianto per le sfide con Inter, Catania, Chievo e Juventus, e «eventualmente» anche per la prossima stagione. Insomma: quella di domenica prossima contro l’Atalanta potrebbe essere l’ultima partita al Sant’Elia.

TRIESTE APRE LE PORTE.  “Massima disponibilità al Cagliari Calcio”: così l’assessore allo Sport del Comune di Trieste, Emiliano Edera, ha risposto alla richiesta della società di disputare le ultime gare casalinghe al Nereo Rocco di Trieste. Da viale Trieste a Trieste. Dai terreni del vecchio stallaggio Meloni dove il Cagliari di quasi un secolo fa tirava i primi calci, alla clamorosa ipotesi di fuga nel nord-est per cancellare lo scempio del Sant’Elia. Gli unici contenti, per il momento, sembrano i tifosi della Triestina e quelli rossoblù che vivono lontano dalla Sardegna. I primi perché rischiano di vedersi quella serie A ora lontana due categorie o 70 chilometri (Udine), gustandosi magari Inter e Juventus. I secondi giurano sui forum di riempire lo stadio scelto da Cellino nell’eventualità che entro l’1 aprile non dovesse arrivare la deroga per disputare la gara con i nerazzurri di Milano. I tifosi sardi? Il polso della situazione è il gruppo Dateci uno stadio, su Facebook punto di riferimento per cinquemila supporter che vogliono dire la loro sui continui aggiornamenti della questione stadio. C’è chi sta con il presidente Cellino. Come dire: scelta drastica, ma inevitabile. E c’è chi si lamenta perché, abbia ragione o no il presidente, si rischia di perdere l’appuntamento con il Cagliari e con un finale di campionato, prenotato con l’abbonamento acquistato la scorsa estate, comunque ancora tutto da decidere. Non mancano i menefreghisti. O meglio chi avverte che le priorità per la città di Cagliari sono altre. Il campo di calcio? “Prima costruite il campo rom”, avverte uno degli animatori del dibattito. Via a Trieste: Cellino era rimasto folgorato dall’impianto del capoluogo giuliano due anni fa quando il Cagliari giocò lì una gara di Coppa Italia. Il presidente stava già pensando al nuovo impianto, alternativo al disastro del Sant’Elia. Ma non aveva ancora previsto tutto quello che sarebbe poi successo: dal braccio di ferro con l’Enac per la vicinanza dello stadio, indicato a Elmas, con le piste dell’aeroporto all’inchiesta della Procura sul progetto della nuova struttura, che vede indagato lo stesso Cellino. E ora, per adesso con la testa e con una richiesta ufficiale al Comune di Trieste, domani forse anche con i piedi e col pallone, si torna lassù. Sparata, provocazione o che cosa? Più che altro l’esigenza di mettersi al riparo da un eventuale no della Lega alla deroga per gli impianti con una capienza inferiore ai 20mila spettatori. Precauzione, dunque. Come dire: se non c’è il benestare, ecco la soluzione in Friuli. E i tifosi cagliaritani che vogliono seguire la squadra? Per ora è tutto congelato e non sono previsti voli charter o iniziative speciali della società: la prassi prevede semplicemente il rimborso agli abbonati. I quali, già dopo la chiusura a metà del Sant’Elia dalla Fiorentina in poi, avevano ricevuto dalla società l’okay sulla doppia opzione: trasferimento in altro settore o rimborso. Non c’è altra scelta. L’accoglienza dei tifosi alabardati? L’ipotesi Cagliari viene vista con molta curiosità. Regna anche la confusione: qualcuno nei forum dice che gli ultrà delle due squadre una volta erano gemellati, altri che invece non si possono proprio vedere. Ma sono vecchie storie anni Ottanta e Novanta.

POLEMICHE COL COMUNE. Il consigliere regionale Edoardo Tocco accusa l’amministrazione comunale: «Da parte loro solo un silenzio assordante sulla vicenda Sant’Elia». La “fase operativa” della trasferta del Cagliari a Trieste per le ultime quattro partite casalinghe del campionato è iniziata ieri, con il primo contatto diretto tra il Comune friulano e la società rossoblù. L’assessore allo Sport triestino Emiliano Edera ha confermato la «disponibilità» del Municipio, rispondendo ufficialmente alla richiesta depositata nei giorni scorsi dal segretario generale sportivo del Cagliari Matteo Stagno.

CELLINO PRENDE TEMPO. Massimo Cellino ringrazia il Comune di Trieste per la disponibilità a ospitare il Cagliari per le ultime gare di campionato, ma attende “ulteriori sviluppi” sull’agibilità del Sant’Elia. Il presidente della squadra sarda lo ha scritto in una lettera, ricevuta oggi dall’amministrazione comunale del capoluogo giuliano, augurandosi “egoisticamente” di non essere “costretto a usufruire dello stadio ‘Rocco’. “Ovviamente manteniamo – ha detto l’assessore comunale allo Sport, Emiliano Edera – la nostra disponibilità. Qualora le condizioni rendessero necessario far giocare il Cagliari a Trieste, chiederemo soltanto un preavviso adeguato per organizzare al meglio le cose”, ha concluso.

Tutta questa vicenda per me è di uno squallore unico, e testimonia quanto i politici locali in realtà siano interessati al calcio: solo quando è tempo di elezioni! Del resto, i problemi del Sant’Elia persistono da anni, e da anni nulla si muove in terra sarda…

Poi se ne escono con queste meravigliose trovate che “ci sono altre priorità che lo stadio”, per la gioia di tutti gli elettori non appassionati di calcio… e certo che ci sono altre priorità, grazie al cazzo, avete scoperto l’acqua calda!!! Anche a Padova ci sarebbero altre priorità, il punto è che seppur ci siano imprenditori disposti ad intervenire economicamente per sistemare lo stadio (come vorrebbe Cestaro, come voleva anche Cellino che se non sbaglio aveva il progetto di uno stadio privato…) questi si trovano la strada sbarrata ed i bastoni fra le ruote da parte della politica locale, che in una struttura privata avrebbe molte meno opportunità di “mangiarci sopra” (la vicenda di Zamparini a Venezia vi ricorda nulla?).

A Trieste ovviamente non vedono l’ora che arrivi il Cagliari. Hanno speso miliardi per costruire uno stadio mastodontico, in previsione di una serie A che non è mai arrivata (anzi sono giunti due fallimenti), e oggi si trovano perfino a mettere gli spettatori disegnati su un telone, per riprendere qualcosa delle spese. La sviolinata dell’assessore del Comune di Trieste nei confronti del Cagliari mi ricorda tantissimo quella di Sini-quaglia nei confronti del Treviso quando giocarono qualche partita all’Euganeo nell’unica stagione di serie A disputata. Ovviamente ciò che non dicono è che, quando la Triestina è fallita, loro come amministratori cittadini si sono ben guardati dal fare qualcosa per evitare lo scempio calcistico della loro città! Ma sono politicanti, cosa vogliamo pretendere?

Come sempre in tutta questa situazione chi ci rimette sono i tifosi. Quelli alabardati che si troveranno nel loro stadio un ospite indesiderato, non tanto per il Cagliari in se (come squadra e come tifoseria) ma per tutta la mandria di pecoroni locali che sentiranno parlare di “serie A” e si presenteranno al Rocco con le bave alla bocca modello Homer Simpson, quando non hanno mai seguito neppure da lontano la squadra della propria città; e quelli sardi che per vedere la squadra per cui hanno sottoscritto l’abbonamento dovranno ogni due settimane partire dall’Isola, con tutti i disagi del caso. Ah già ma dei tifosi non se ne preoccupa nessuno!!!

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IL RIGAMONTI RESTA BRUTTO, MA PIU’ SICURO

Posted on 02 marzo 2012 by La Padova Bene

Fonte: Il Giornale di Brescia

Bello, non è bello. I tifosi delle Rondinelle lo sanno benissimo e i bresciani se lo sentono ripetere anche in tv, quando nelle rubriche sportive nazionali vanno in onda le immagini delle partite del Brescia. Ma, almeno, lo stadio Rigamonti è diventato più sicuro, con un calo degli episodi di violenza all’interno e nelle immediate vicinanze e nuovi strumenti di controllo.
Non solo: i suoi ultrà, che restano tra i più pericolosi secondo le statistiche in mano a chi gestisce l’ordine pubblico, si sono dati una calmata. Basti pensare che i provvedimenti Daspo emessi dalla Questura nei loro confronti nel 2011 sono stati 6, contro, ad esempio, i 21 del 2005 e i 31 del 2009. Più in generale, il «Divieto di accedere alle manifestazioni sportive» ha raggiunto 88 tifosi bresciani tra il 2005 e il 2007, con l’aggiunta di 34 provvedimenti per tifosi ospiti. Per fare un raffronto, nei cinque anni precedenti i provvedimenti sfiorano le cinquecento unità. A conferma del calo tendenziale, vi è poi il dato del 2012: fino ad ora un solo supporter si è beccato il Daspo a Brescia. Si tratta di un tifoso del Forlì troppo ubriaco ed esuberante durante la sfida cestistica contro la Centrale del Latte.
I numeri sono stati illustrati dal vicario del questore Emanuele Ricifari. Con soddisfazione, perché «è cambiato l’approccio al fenomeno sportivo» da parte di chi ha in capo l’ordine pubblico e la sicurezza prima e durante le manifestazioni sportive. Un cambiamento che ha portato «esiti molto buoni, oggettivamente e statisticamente», con una «drastica diminuzione degli incidenti, degli episodi di violenza e anche delle intemperanze del pubblico». Non solo negli stadi, ma anche nei percorsi di avvicinamento. Appartengono ormai al passato scontri come quelli visti in autogrill tra bresciani e piacentini.
La strategia di prevenzione e controllo viene applicata anche alle tifoserie di Lumezzane, FeralpiSalò e Montichiari. In questa prima parte della stagione, sono stati solo tre i supporter denunciati e non ci sono stati arresti. Un fatto, questo, «che non si era mai verificato» aggiunge il vicequestore vicario.
Qualcuno dirà: calano le violenze perché allo stadio vanno in pochi. Secondo i dati comunicati da Ricifari, però, «l’erosione degli spettatori è avvenuta tra il 2000 e il 2005», mentre la diminuzione delle violenze è successiva e diventa evidente a partire dal 2007.

Tornando al Rigamonti, difetti estetici e di comfort a parte, sono state fatte delle migliorie sul fronte della sicurezza. Ci sono, ad esempio, 36 telecamere collegate col sistema di videosorveglianza cittadino di Questura e Vigili del fuoco. È stata inoltre creata una «sala regia» per controllare ciò che accade dentro e fuori lo stadio. L’ingresso degli ultras ospiti è diventato «blindato» e sono state schermate le pareti divisorie tra il settore ospiti e gli altri, per togliere ai tifosi la possibilità di provocarsi a vicenda. E dato che i comportamenti dei tifosi sono migliorati, seguendo le indicazioni del Viminale sono state ridotte alcune barriere come gli spuntoni, le buche, il filo spinato e le reti lungo gradinata e tribuna.

Ogni volta che leggo certi commenti e certi articoli, mi rendo conto da che razza di imbecilli è popolato questo paese!

In itaGlia le problematiche non si sanno affrontare: si preferisce girare i discorsi per far vedere che si ha ragione, ma una soluzione non si troverà mai. E l’esempio dello stadio di Brescia, un impianto brutto, POCO SICURO (come si saranno accorti tutti coloro che sono stati in trasferta al Rigamonti), che cade a pezzi e con le gradinate che si sbriciolano, è quanto mai indicativo…

Il vicario Emanuele Riciferi (non lo conoscete? Cliccate qui) dice che sono in calo gli incidenti e le intemperanze del pubblico: GRAZIE AL CAZZO! Tifosi ospiti in trasferta non ce ne sono praticamente più, lo stadio si è svuotato… Bel sistema di tenere l’ordine pubblico! Il fatto stesso che una parte degli ultras bresciani si sia tesserata e continui a creare problemi in trasferta è indicativo di quanto l’approccio al fenomeno sportivo (giusto per utilizzare una terminologia cara a mister “perfavorecaricate”!)  non sia cambiato manco per il cazzo, ed inoltre di quanto inutile sia stata l’introduzione della tessera del tifoso!!!

Dire poi che si, il Rigamonti non sarà bello ma almeno è sicuro, è una grandissima balla raccontata per deviare l’opinione pubblica locale: da anni a Brescia si parla di costruire uno stadio nuovo. O meglio, ci sono due scuole di pensiero: una che fa capo alla famiglia Corioni che vorrebbe costruire uno stadio-centro commerciale a Montichiari (prima) o a Castenedolo (poi) a decine di chilometri dal capoluogo, ed una che fa capo agli ultras del gruppo Brescia 1911 che vorrebbero una ristrutturazione del Rigamonti (che, lo ripeto, cade a pezzi: non so come facciano a dire che è sicuro…). Soldi ovviamente non ce ne sono, e tutti stanno aspettando la manna dal cielo della Legge Crimi. Tuttavia per il calcio cittadino, ristrutturare lo stadio è un’urgenza che non può aspettare troppo a lungo (ripeto, andate a vedervi le condizioni dello stadio e capirete…) e quindi per calmare gli animi raccontano alla città che “si, lo stadio non è brutto ma almeno è sicuro…”. Non sarà forse che a Brescia hanno speso soldi inutili per un’opera che non serve come la metropolitana e quindi adesso non ce ne sono più per altre urgenze (non solo lo stadio, sia chiaro!).

Tutta questa vicenda mi ricorda molto da vicino quella relativa all’Euganeo: non ci sono soldi per sistemare lo stadio, ma per costruirci vicino un Palaindoor inutile (visto che è privo della pista per la quale sarebbe stato destinato) si, per costruire l’auditorium si, per costruire una linea di un tram che taglia in due i più popolosi quartieri cittadini (Arcella e Guizza) senza che ci sia un vero e proprio servizio pubblico dietro si… Poi ci vengono anche a raccontare che lo stadio è sicuro perchè ci sono 100 telecamere, ed allora scusate ma vi rido in faccia!

Mettetevela pure via: con questa gente al potere, nulla in itaGlia verrà mai migliorato!

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ECCO GLI “STADI SICURI” IN ITALIA!

Posted on 13 febbraio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Affari Italiani

Una grata lasciata aperta allo stadio a di Bari e sotto una voragine profonda 50 metri: la denuncia corre sul web. Un tifoso ha ripreso il buco attraverso la quale chiunque avrebbe potuto passare, precipitando immediatamente nel vuoto con un volo da un’altezza di 50 metri. Il filmato – di un minuto e 24 secondi – è stato caricato su Yuotube da “MrSimbaris”. Subito ha fatto il giro di internet e dei social netwrk. “Guardate cosa succede al San Nicola”, titola l’autore. “Bari-Sassuolo, guardate cosa succede in curva Sud”, racconta. Mostrando una porta, sul retro del tabellone, che si affaccia nel vuoto. “Attenzione: il vuoto cosmico si apre sotto di noi – racconto ancora – Questa è l’incuria. Da qui si vola giù per 50 metri ragazzi. Assurdo. È tutto aperto. Allucinante. Tutto bagnato – prosegue la voce narrante – Da qui un bambino può volare giù. Incredibile. Complimenti a chi gestisce il San Nicola di Bari”.

The video cannot be shown at the moment. Please try again later.

 

La cosa fa ridere, perchè con questa scusa della “sicurezza” (che gli ignoranti ed imbecilli italioti si bevono come acqua) hanno rotto il cazzo a mezzo mondo, arrivando fino a vietare tutte le trasferte ai tifosi. A Bari per esempio, c’erano due tifosi al seguito del Sassuolo. Poi però ti scivolano su queste buccie di banana, sulla grata lasciata aperta… In un paese in cui vietano trasferte ai tifosi e rinviano partite per dieci centimetri di neve per “questioni di sicurezza” finiscono per cadere su queste puttanate, dimostrando un’ignoranza, un’ottusità ed una stupidità che non trova eguali in Europa, e che forse starebbe meglio in qualche repubblica-fantoccio dell’Africa o dell’America Centrale.


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STADI, LEGGI E LIBERTA’

Posted on 20 gennaio 2012 by La Padova Bene

Ogni tanto c’è qualche giornalista che non scrive con la testa infilata nel culo. Fonte: I Mille

Immaginate di svegliarvi una domenica mattina e vedere che è una bella giornata di sole. Non avete programmi per il pomeriggio e decidete di fare quel che non fate da tempo, andare allo stadio a vedere la partita della squadra di calcio della vostra città.

La squadra milita in Prima Divisione di Lega Pro (quella che un tempo si chiamava Serie C1); non sta disputando un gran campionato e lo stadio è regolarmente semi-vuoto, diciamo un settecento spettatori, abbonati compresi (vent’anni fa sarebbero stati almeno il triplo, ma non c’era la serie A in televisione, in varie forme e salse; ma questa è un’altra storia). Arrivate dunque allo stadio trenta minuti prima dell’inizio della partita, per fare il biglietto: sapete infatti che i biglietti sono nominativi e che quindi occorre un po’ più di tempo che in passato, quando allungavate un deca e vi davano il tagliando, arrivederci e grazie. Qui però fate una spiacevole scoperta: i biglietti non sono in vendita. È infatti accaduto che l’Osservatorio sulle manifestazioni sportive abbia deciso per ragioni di sicurezza di vietare la vendita dei biglietti il giorno della partita. Sul momento vi scocciate, ma poi, da cittadino coscienzioso, vi rendete conto che la sicurezza negli stadi è un obiettivo importante e dunque val bene un piccolo fastidio per voi; la prossima volta vi informerete per tempo sulle modalità di accesso allo stadio, regolandovi di conseguenza. E ve ne tornate a casa.

A sera però incontrate un vostro amico, abbonato della squadra locale. Il vostro amico vi racconta della non memorabile partita, ma soprattutto vi dice che il settore dove lui va abitualmente, e dove sareste andati anche voi se vi avessero venduto il biglietto (il rettilineo di fronte alla tribuna, i “distinti”), era per metà occupato da ultras della squadra avversaria. “Come?”, trasecolate. “Eh si”, vi spiega lui, “non lo sapevi che molti gruppi ultras hanno rifiutato di sottoscrivere la tessera del tifoso e dunque non possono andare nel settore ospiti, che è appunto riservato a chi possiede la tessera del tifoso?”. “Ma dai”, obiettate voi, “non sarebbe logico isolare in settori appositi le frange più calde, e dunque teoricamente più pericolose, del tifo calcistico? E poi non vendono a me il biglietto il giorno della partita!”. Il vostro amico allarga le braccia e, col fare di chi ormai è rassegnato, vi spiega che così è anche se non vi pare, e che questa non è che una delle tante storture che ogni giorno di festa vede chi si ostina (bontà sua!) ad andare allo stadio, in provincia, a vedere campionati che di professionistico hanno soltanto il nome [1]. E vi racconta quel che gli accade ormai da due anni a questa parte: una serie di piccoli soprusi e vessazioni che in altri luoghi della convivenza sociale non si danno e, se si dessero, non sarebbero accettati.

Il vostro amico ha fatto la tessera del tifoso, quella di cui l’ex ministro degli Interni Roberto Maroni va così fiero, perché avrebbe stroncato la violenza negli stadi (è una bufala, naturalmente [2]). L’ha fatta perché ama la squadra della sua città, vuole seguirla anche in trasferta e non ha nulla da nascondere; dunque, non ha ragioni per non sottoscrivere la tessera del tifoso, casomai ne ha una ottima per aderirvi: chi ha la tessera del tifoso non incorre nelle restrizioni in cui talvolta incappano quanti non la possiedono. Pensa, il vostro amico, che i molti gruppi ultras che alla tessera del tifoso sono ferocemente contrari [3] guardino il dito anziché la luna, dato che già coi biglietti nominativi (introdotti nel 2005 [4]; la tessera del tifoso è invece operativa dal 2010 [5]) “siamo tutti schedati”; e che gli usi commerciali della tessera del tifoso, altro grande timore delle curve e di qualche intellettuale in vena di apocalisse, sono volontari, non obbligatori [6] .

Il vostro amico, dicevamo, va abitualmente in trasferta. Ha la tessera del tifoso, quindi è un tifoso di cui ci si può fidare, ma gli è capitato di subire, lui che assieme a quattro gatti va nel settore ospiti (in un’area perciò isolata da quella dei tifosi locali), tre controlli all’ingresso; agli altri tifosi della sua squadra, senza tessera del tifoso e che pertanto vanno nello stesso settore degli spettatori locali, nemmeno uno. Gli è successo di essere accompagnato anche in bagno, da solerti steward del servizio d’ordine [7] , trattato come un terrorista che potrebbe accendere un ordigno e causare una strage. Oppure di dover discutere per evitare il sequestro di uno spray nasale, come se non fosse evidente la differenza tra un Vicks Vaporub e un petardo. O ancora di non poter bere un Aperol Soda al bar all’ora di pranzo, per un draconiano divieto di vendita di bevande alcoliche nei dintorni dello stadio, come se fossero queste disposizioni a impedire l’innalzamento del tasso alcolemico dei tifosi più esagitati.

Ma non è che gli va meglio quando si reca allo stadio della sua città. Deve, ve lo ha appena raccontato, condividere lo stesso spazio con decine di tifosi avversari (quelli appunto che non hanno fatto la tessera del tifoso); se ci sono teste calde, ci penseranno un pugno di carabinieri e poliziotti a garantirgli l’incolumità? Se piove, poi, la commedia diventa farsa. Lo stadio della vostra città è coperto, ma come giungere non troppo bagnati al riparo della tribuna quando diluvia? All’ingresso (in passato, a volte, anche 50 metri prima dell’ingresso), il vostro amico deve lasciare giù l’ombrello e fare i trenta metri che lo separano dalla tribuna sotto l’acqua. Gli è accaduto con l’ombrello a punta, il che gli era sembrato tutto sommato ragionevole, ma gli è capitato anche con quello pieghevole del supermercato, quello che si spacca al solo pensiero di darlo in testa a qualcuno e che, se provi a gettarlo in campo, ti ritorna indietro tipo boomerang [8] . Il vostro amico, poi, fuma e ovviamente gira con l’accendino in tasca. Bene, glielo confiscano regolarmente, nel timore che lo lanci in campo, in preda al furore calcistico; dal che non si capisce perché non gli ritirino pure le monete da uno e due euro, se la preoccupazione è per gli usi impropri dell’oggettistica che gli occupa le tasche.

Di esempi come questi il vostro amico ne ha a bizzeffe. Alcuni li ha dimenticati, altri li ha rimossi. Gli sfugge il senso di regole uniformi, che uniformemente valgono per San Siro (dove ci sono, quando va male, 50.000 spettatori) e per Lumezzane (dove ce ne sono 500 quando va bene) e il cui esito è ovviamente quello di allontanare le persone dai campi minori (dove si viene sottoposti a controlli da serie A per vedere uno spettacolo di due serie inferiori) [9] . È sempre più convinto che, assieme a un’offerta televisiva bulimica, stiano distruggendo (scientemente?) il calcio come fenomeno sociale diffuso, per ridurlo a mero business oligopolisticamente gestito da un pugno di società. Prova a resistere, il vostro amico, ma sa che sarà dura: dopotutto, non è bello per nessuno sentirsi ogni domenica trattato come un delinquente e non come un cittadino.

NOTE

[1] È notoria la disastrosa situazione finanziaria di molti club di Lega Pro. Da anni, e dunque anche quest’anno, si parla di una riforma della Lega Pro e di una drastica riduzione del numero delle squadre. Sul tema, di recente, si può leggere l’intervista al presidente della Lega Pro Mario Macalli.

[2] Sul sito dell’Osservatorio sulle manifestazioni sportive i dati relativi agli incidenti negli stadi arrivano sino alla fine del girone d’andata della stagione 2008-09. Sul sito del Ministero dell’Interno si possono però ricavare i suddetti dati dai Dossier annuali sulla sicurezza . Guardando a questi ultimi, si può notare che la stagione 2010-11 registra un miglioramento rispetto al 2009-10 (ma i dati per quest’ultima stagione non ci sono; sono indicati a mero scopo comparativo nel Dossier relativo alla stagione 2010-11). La stagione 2009-10 era tuttavia stata la prima, dopo molti anni, a segnalare un’inversione di tendenza rispetto alla costante diminuzione degli incidenti in atto da tempo e risalente almeno alla stagione 2003-04. In definitiva, magnificare, dopo una sola stagione, l’impatto positivo della tessera del tifoso sulla violenza negli stadi, come ha fatto in svariate occasioni il ministro Maroni, appare, se non una bufala, quantomeno un azzardo metodologico.

[3]La tessera del tifoso ha raccolto forti, anche se non unanimi, opposizioni nel mondo degli ultras, che in alcuni casi hanno deciso di sciogliersi come gruppo o comunque di non sottoscriverla. Il totale delle tessere del tifoso sottoscritte supera oggi quota 850.000.

[4] L’introduzione dei biglietti nominativi risale al Decreto Ministeriale del 6 giugno 2005, Modalità per l’emissione, distribuzione e vendita dei titoli di accesso agli impianti sportivi di capienza superiore alle diecimila unità, in occasione di competizioni sportive riguardanti il gioco del calcio, previsto dalla Legge 24 aprile 2003, n. 88, Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 febbraio 2003, n. 28, recante disposizioni urgenti per contrastare i fenomeni di violenza in occasione di competizioni sportive. L’obbligo per le società di Lega Pro è scattato con la stagione 2009-10, a seguito della Determinazione n. 17 del 7 aprile 2009 dell’Osservatorio sulle manifestazioni sportive.

[5] Introdotta dopo l’uccisione dell’ispettore di polizia Filippo Raciti all’art. 8 del Decreto-legge 8 febbraio 2007, n. 8, convertito dalla Legge 4 aprile 2007, n. 41, Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 8 febbraio 2007, n. 8, recante misure urgenti per la prevenzione e la repressione di fenomeni di violenza connessi a competizioni calcistiche, la tessera del tifoso è stata infine attivata con l’approvazione del D.M. del 15 agosto 2009, che ne ha determinato le procedure di funzionamento. Ha fatto il suo esordio il 1° gennaio 2010 ed è divenuta operativa presso tutti i campionati professionistici (A, B e Lega Pro) col campionato 2010-11.

[6]  Il Consiglio di Stato, a metà dicembre 2011, ha tuttavia imposto al Tar del Lazio di decidere sul ricorso di due associazioni di consumatori circa la legittimità della pratica commerciale di vincolare il rilascio della tessera di tifoso alla sottoscrizione di un contratto con un partner bancario per il rilascio di una carta di credito prepagata.

[7]  L’obbligo per le società sportive di affiancare steward alle forze dell’ordine è stato introdotto dalla già citata Legge 4 aprile 2007, n. 41, Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 8 febbraio 2007, n. 8, recante misure urgenti per la prevenzione e la repressione di fenomeni di violenza connessi a competizioni calcistiche.

[8] Dal punto di vista normativo, la questione dell’ombrello allo stadio è talvolta disciplinata nei Regolamenti d’uso dell’impianto (ex art. 1 septies D.L. 24 febbraio 2003, convertito in Legge 24 aprile 2003 e successive modificazioni, ed ex art. 4, co. 2 del D.M. 6 giugno 2005 recante modalità di emissione, distribuzione, vendita e cessione di titoli d’accesso agli impianti sportivi di capienza superiore ai 7.500 posti). Ma ovviamente le Questure hanno ampia discrezionalità nell’attuare scelte restrittive, e senza dimenticare che a volte la decisione è lasciata alla discrezionalità degli steward.

[9] Non è naturalmente possibile trarre indicazioni troppo rapide dalla mera riduzione degli spettatori (il bacino d’utenza degli spettatori del campionato di Prima Divisione può variare al variare delle squadre, le quali ovviamente variano da un anno all’altro in virtù del meccanismo delle promozioni e delle retrocessioni). Tuttavia, esaminando i dati storici degli ultimi campionati, emerge come gli ultimi due campionati (compreso quello in corso, con dati aggiornati alla prima giornata del girone di ritorno) siano quelli con le medie-spettatori complessive più basse degli ultimi dieci anni.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

A scanso di equivoci va detto che la situazione era questa fino allo scorso anno. Da quest’anno infatti le trasferte sono sistematicamente vietate a tutti i tifosi non tesserati. O meglio: esiste un protocollo che prevede che le società possano decidere di ospitare anche tifosi ospiti non tesserati se in possesso di determinati requisiti, come per esempio un doppio settore ospiti (uno per i tesserati, uno per i non tesserati). Alcune società si sono anche messe in regola, il problema rimane l’Osservatorio che ha l’ultima parola sull’eventuale apertura e che fino ad oggi ha SISTEMATICAMENTE vietato la trasferta agli ospiti anche in presenza di tutte le normative di sicurezza…

Altra cosa: il problema dei non tesserati non è tanto la schedatura ma il famigerato Articolo 9. Tale articolo impedisce a chi ha avuto in passato anche solo una diffida dal frequentare lo stadio di sottoscrivere la tessera del tifoso e, se applicato “alla lettera” anche di comprarsi un singolo biglietto… Questo articolo non è mai stato applicato: in seguito alle proteste ed al boicottaggio annunciato della tessera del tifoso da parte del 99% delle tifoserie italiane, ed alle polemiche che ne hanno conseguito, Maroni ha emanato una circolare in cui interpreta l’Articolo 9 a modo suo: sono esclusi dal programma “Tessera del Tifoso” tutti quelli che hanno un daspo in corso o che hanno avuto una condanna anche non definitiva per reati da stadio negli ultimi cinque anni. Questo è secondo l’interpretazione di Maroni, perchè so per certo che in molte realtà con il “benestare” della Digos locale, la tessera la danno proprio a tutti, anche a gente appena uscita di galera, per far si di convincere tutti a farsela… In realtà è un tranello bello e buono, perchè la legge sull’articolo 9 sta ancora li, ed è chiaro che nel momento in cui si dovesse tornare tutti in trasferta ai primi incidenti seri opterebbero per un’applicazione in massa dell’articolo 9 e lo stadio ce lo scordiamo tutti o quasi!!

I non tesserati vogliono equità: inutile che venga fuori il cretino di turno a dirmi che “Andare allo stadio deve essere come accedere ad un posto di lavoro pubblico…”, primo perchè non è un lavoro dove mi pagano ma è un divertimento in cui sono io che pago, e secondo perchè per eventuali “marachelle” combinate allo stadio pago già due volte: prima con la diffida e poi con l’eventuale condanna. Non mi sembra giusto applicare una terza condanna come l’articolo 9 per reati che molto spesso se li commetto per strada me la cavo con una semplice multa!

Relativamente agli altri disagi elencati dall’autore, sono abbastanza d’accordo con lui. Mi permetto tuttavia di far notare che se la gente invece di chinare il capo cominciasse ad incazzarsi per le disposizioni assurde, forse qualcosa cambierebbe. Per molti tuttavia è più importante vedersi la partita, e la polizia fa solo il proprio dovere: dove vogliamo andare con questi?

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A BARCELLONA NON SI FUMA

Posted on 05 gennaio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Il Mattino di Napoli

BARCELLONA – La partita Barcellona-Osasuna per l’andata degli ottavi di finale della Coppa del re, è la prima senza fumatori al Camp Nou dall’inaugurazione dello stadio, nel 1957. Entra infatti in vigore, con l’anno nuovo , il divieto di fumo in tutte le installazioni sportive del club blaugrana, approvato – con 538 voti contro 89, e 38 astensioni – nell’ultima assemblea dei soci nel settembre scorso.

I trasgressori – informa il Barca sul suo sito – saranno invitati dagli addetti alla sicurezza a spegnere la sigaretta, pena l’espulsione dallo stadio. Rischieranno inoltre una denuncia alla commissione disciplinare del club.

Mi viene da ridere. Sono curioso di sapere cosa faranno al primo incontro con qualche squadra con una tifoseria rispettabile e numerosa… Irruzione di massa della Guardia Civil a spegnere tutte le sigarette che vedono accese?

Non c’è niente di meglio che una volontà di popolo per piegare una legge…

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MENO DASPO A TORINO?

Posted on 03 gennaio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Tuttosport

TORINO, 30 DIC – Sono calati nel 2011, attestandosi a 89, i provvedimenti di Daspo – il divieto di accesso agli impianti sportivi per tifosi che si sono resi autori di episodi di violenza negli stadi – emessi dal questore di Torino, Aldo Faraoni. ‘A questo risultato – ha detto il questore – ha contribuito il nuovo stadio della Juve, realizzato con norme che agevolano l’operato delle forze dell’ordine, consentendo di identificare con facilita’ gli autori di episodi di teppismo e vandalismo’.

“Appena” 89 daspo!?! Me coioni!!! Ma quanti cazzo ne davano a Torino?

La sensazione è che stiano cercando di sponsorizzare, con la scusa della sicurezza, un altro bel business come quello degli stadi privati… Nella prima partita ufficiale nel nuovo stadio della Juve, lo ricordiamo, ci fu il tentativo di aggressione a Di Vaio proprio “grazie” alla mancanza di barriere.

Una domanda-provocazione: e se dietro il fatto che ci sono stati pochi daspo, ci fosse una volontà vera e propria di darne il meno possibile, magari proprio per “sponsorizzare” il nuovo stadio?

 

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BERLINO: STADIO DI PROPRIETA’… DEI TIFOSI!

Posted on 21 dicembre 2011 by La Padova Bene

E’ un pò di tempo che a Padova si parla di riammodernare lo stadio Euganeo, ma anche di azionariato popolare… da Berlino arriva quest’idea di chi ha saputo unire le due cose. Fonte: The People’s Game

Un nuovo caso di società sportiva che propone ai suoi tifosi l’acquisto di azioni per finanziare non la costruzione ma il riammodernamento dello stadio: è quello dell’Union Berlin, che si è rivolta ai propri sostenitori-soci per reperire parte delle risorse necessarie per i lavori che renderanno lo Stadion an der Alten Försterei più fruibile e redditizio.

L’Union Berlin gioca nella 2.Bundesliga, la Serie B tedesca, dove è riuscito a risalire dopo essere finito nelle categorie regionali. Era uno dei principali club di Berlino Est, legato all’unione dei sindacati, mentre i rivali della Dinamo erano vicini alla Stasi. Storicamente l’Union, fortemente radicata nelle classi lavoratrici, ha rappresentato l’opposizione non ufficiale al sistema socialista e alla repressione. Tutti aspetti che hanno rafforzato il senso di appartenenza e la sensazione di unicità che caratterizzano la tifoseria.

I tifosi dell’Union hanno un forte legame di appartenenza con il loro stadio. Negli anni ’90 furono loro a ricostruirlo, con migliaia di ore di lavoro volontario. Era un periodo in cui il club andava bene sul campo ma malissimo nei conti, e furono necessarie raccolte fondi da parte dei sostenitori.
L’iniziativa ha una base democratica: si potrà acquistare al massimo dieci azioni: il numero minimo degli azionisti sarà quindi mille, e per ciascuno l’investimento potrà andare da 500 a 5.000 euro, cifre alla portata di tutti. Potranno comprare azioni solo i soci del club (associazione sportiva come tutti i club tedeschi) e gli attuali sponsor: si evitano così le speculazioni mettendo lo stadio in mano a chi lo ha a cuore.

Sulla cessione dei naming rights dello stadio si deciderà con la maggioranza dei due terzi. L’argomento è particolarmente importante per i tifosi. In Germania, dove i club hanno la maggiore percentuale di ricavi commerciali e da sponsor in Europa, dare agli stadi i nomi di grandi sponsor è qualcosa che i tifosi sopportano come un male necessario, ma talvolta rifiutano. La Germania è considerata – e per molti aspetti è – una roccaforte del calcio a misura di tifosi, ma non è certo immune dagli effetti della commercializzazione.

In totale dai tifosi si spera di raccogliere 5 milioni di euro. Altri 15 sono già stati trovati e la riuscita dell’operazione tra i supporters non influisce sul piano di miglioramenti dello stadio, che verrà comunque realizzato, ma potrebbe ridurre il relativo indebitamento, oltre ad avere significati più profondi.
Il progetto prevede una nuova tribuna (che permetta nuove opportunità di business), nuovi spazi dedicati dai tifosi (sede del fan club, bar e negozio di merchandising) ed accessi all’impianto più comodi e funzionali.

Mentre molti tifosi sono entusiasti dell’offerta da parte del club, e si sono messi in fila dalle prime ore del mattino per acquistarle, qualcuno si domanda se sia necessario pagare per qualcosa che si sente già proprio e che in parte già si possiede in quanto soci, e se la dirigenza non stia chiedendo un po’ troppo.
Ne vale la pena. Investire nello stadio significa investire nel futuro della propria squadra, e poter dire la propria quando si tratta di tutelarne la tradizione e l’identità, ma anche, almeno in parte, lo stato di salute economico-finanziaria. vale ancora di più la pena se ci sono delle misure di tutela per i tifosi ed una proprietà che sia veramente collettiva. Si tratta di una operazione, in pratica, win-win: ne guadagna il club e ne guadagnano i suoi sostenitori.

L’offerta delle azioni ai tifosi è stata pubblicizzata con cartelloni per tutta la città, che ritraggono tra diavoli del mondo del calcio (Blatter, Berlusconi e Red Bull), e con uno spot per il cinema in cui il presidente Zingler liquida le proposte dei consulenti di marketing con l’idea di vendere lo stadio ai tifosi. Una scenetta che riprende l’annuncio “L’FC Union vende la sua anima. Ai tifosi”. Zingler ha presentato il progetto ai 2mila tifosi intervenuti all’assemblea straordinaria ed il presidente onorario Mielis – da oltre 70 anni legato al club, anche come giocatore – ha dato una benedizione particolarmente significativa per i tifosi: il suo sostegno rappresenta una sorta di garanzia di continuità dello spirito del club anche in futuro.

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SCOZIA: TORNANO I POSTI IN PIEDI?

Posted on 19 dicembre 2011 by La Padova Bene

Fonte: Ansa

(ANSA) – GLASGOW, 19 DIC – Le autorità calcistiche scozzesi hanno annunciato di essere pronte a considerare la reintroduzione di tribune con posti in piedi negli stadi. La proposta è stata approvata dall’assemblea generale dei 12 club del massimo campionato scozzese, ma prima di essere applicata dovra’ essere approvata dalle autorita’ comunali e di polizia. L’eliminazione dei posti in piedi fu decisa in Inghilterra dopo la tragedia del 1989 a Hillsborough, quando morirono un centinaio di tifosi del Liverpool.

Ogni tanto qualcuno che usa il cervello esiste…

Quella dei “posti a sedere” è una paranoia tutta italiana sulla sicurezza negli stadi. In realtà già da anni in numerose realtà inglesi e scozzesi i tifosi delle curve stanno in piedi e cantano. Guardate la Kop di Liverpool per crederci… Adesso arriva la Scozia a voler “ufficializzare” la cosa: sarebbe la caduta di uno dei più tristi tabù del calcio-business! Ovviamente dubito che politicanti e polizia gli diano il benestare, ma perchè disperare? Mattone dopo mattone è crollato anche il muro di Berlino…

 

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SENZA VERGOGNA

Posted on 11 novembre 2011 by La Padova Bene

Fonte: Quando gli scarpini erano neri

C’è da chiedersi come reagiranno i tifosi del Newcastle United all’ultima notizia che li riguarda. Sembrava che l’odio per Mike Ashley fosse tutto ad un tratto sparito, merito di un inizio di campionato sorprendente da parte degli uomini di Alan Pardew. Niente piú proteste, sit-in, striscioni contro la cd Cockney Mafia. L’oppio dei popoli non è la religione, a quanto pare, ma una striscia di risultati positivi. Proprio quando i sostenitori delle magpiesstavano pensando che il loro pasciuto presidente potesse essere di nuovo ammesso a scolarsi qualche pinta in un sorso solo in mezzo a loro, ecco che è arrivata la sorpresa. Il loro amatissimo St James’ Park, la loro cattedrale, il cuore pulsante della nazione Geordie, da oggi si chiamerá Sports Direct Arena in onore della catena di circa 400 negozi di articoli sportivi, tra cui il celeberrimo Lillywhites di Piccadilly Circus mèta di qualsiasi turista a caccia di merchandising scontato, fiore all’occhiello dell’impero dello stesso Ashley. Sono curioso perchè troppo spesso i tifosi del Newcastle si sono autodefiniti come i piú passionali di Inghilterra, classificando come unica una esperienza dal vivo a St James’, con il loro modo di tifare, i cori assordanti, il vivere per la squadra in un’area del paese che offre altrimenti poco, definendo il rapporto con i colori e la tradizione calcistica locale come di altri tempi. Ora è arrivata la sveglia. Approfittando del momento felice della squadra, che ha messo a tacere le contestazioni, Ashley ha deciso di vendere i diritti del nome di quella che è stata la casa del Newcastle dal 1892. Il direttore generale Derek Llambias si è giustificato:

 “I would hope to generate between £8m-10m a year, that will give us another player, to compete we need to go further, we’ve had a fantastic start. The fans want us to buy more players, we need a new striker in January, we’ll need replacements in the summer. We need to give ourselves as much of a chance as possible.”

Si può quindi sacrificare tutto per qualche milione in piú, per un giocatore in piú, come ammeso da lui visto che parla di otto/dieci milioni l’anno (siamo lontani talmente tanto dalle cifre dell’Arsenal o del Manchester City che ci si chiede se ne valga la pena), per arrivare un gradino piú in su, come se questo fosse cosa garantita. È normale, lo ha fatto il Brighton con il nuovo stadio, Il Burton, il Leicester, il Bolton, l’Hull che c’è di strano? Forse che nessuno di questi stadi era il St James’, nessuno di questi impianti aveva la sua storia. Per questo colpisce e lascia attoniti. Tutti coloro che la vedono come una cosa normale e necessaria, che considerano le tradizioni un freno per lo sviluppo futuro, dovrebbero considerare che i soldi spesso finiscono nelle tasche delle persone sbagliate, oggi qui domani chissá, mentre svendere parte della propria identitá è per sempre. Saranno poi così vitali per il futuro del club questi otto/dieci milioni l’anno? O non sará un affare per Mike Ashley apporre nome e logo della sua impresa su cancelli e tribune, sui giornali, sui programmi delle partite e qualsiasi altro tipo di materiale legato al Newcastle?

In un certo senso questa situazione mi ricorda molto quello che successe a noi nei primi anni ’90: ci dicevano sempre che “bisogna assolutamente costruire lo stadio nuovo, altrimenti in serie A non ci possiamo andare!”, e ci siamo ritrovati l’Euganeo… Ma ai tempi “era importante andare in serie A”, per farci cosa? Due anni stentati e ritornare diretti in C2? A conti fatti ne avrei fatto volentieri a meno! Non rinuncino i tifosi del Newcastle alle proprie tradizioni, fosse anche una cosa apparentemente “stupida” agli occhi dei più come il nome dello stadio: tutto ciò che non porta vantaggio ad un tifoso, non è una cosa studiata per il tifoso, e va quindi combattuta…

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