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PADOVA-SPAL, 16 MAGGIO 1993

Posted on 17 maggio 2012 by La Padova Bene

Delle volte penso di aver fatto il mio tempo, che il calcio e lo stadio di oggi non mi divertono più, che forse è l’ora di occuparsi di cose più serie e lasciare spazio ai giovani. Poi apro l’album dei ricordi e mi rendo conto che ho ancora bisogno di certe cose e di certe sensazioni…

Il Padova edizione 1992/93 era molto diverso dalla squadra sbarazzina di due anni prima. Diciamo che era tremendamente più cinico e concreto: partiti male in campionato, bastonati a Cremona alla seconda di campionato e contestati apertamente la domenica successiva contro il Modena; i biancoscudati avevano saputo pian piano trovare un loro equilibrio in spogliatoio, riuscendo a forgiare un gruppo dal grande carattere. Un gruppo che mi fece innamorare, e che ancora adesso ricordo con immutato affetto a distanza di tutti questi anni: il Padova 1992/93 è in assoluto la squadra che più mi è entrata nel cuore, non perchè fosse particolarmente spettacolare da vedere ma perchè dotato di una grinta ed un cuore che non ho più ritrovato in seguito… Qualcosa di simile l’ho visto nell’anno della promozione in C1, ed anche l’anno scorso in un certo senso, in entrambi i casi due campionati conclusi in rimonta… Qualcuno sostiene che nel DNA del tifoso padovano è insita la sofferenza, ed i fatti sembrerebbero dargli ragione: non abbiamo mai avuto una squadra ammazza-campionato, non abbiamo mai vissuto una doppia promozione consecutiva, abbiamo sempre dovuto lottare ben più del dovuto per ogni minimo traguardo. Forse è proprio il sadismo insito in noi che ci ha fatto innamorare di questa maglia. Il mio sogno nel cassetto rimane sempre l’Europa, mi rendo conto tuttavia che la realtà oggi come oggi è ben diversa: probabilmente l’era-Cestaro si concluderà col vicentino che getterà la spugna una volta giunti nella massima serie, cedendoci a qualche speculatore senza scrupoli e rispedendoci nell’inferno della serie C. Il che è un avviso a quanti oggi seguono il Padova: se ve la sentite di soffrire per i colori biancoscudati in futuro bene, altrimenti andate pure fuori dai coglioni adesso!

Nel 1993 il mondo era molto diverso da adesso. Diciamo pure che era un’altra cosa, ma questo lo sanno tutti. La cosa strana è che spesso si dice che “si stava meglio quando si stava peggio”, ma la realtà è ben diversa: all’epoca stavamo decisamente meglio, a partire dal fatto che avevamo molti più soldi in tasca! Per quanto mi riguarda, il fatto che stavo decisamente meglio di oggi è anche abbastanza naturale visto che avevo 17 anni e vivevo esattamente come vivono tutti i diciasettenni del mondo: la scuola al mattino, la compagnia di amici al pomeriggio, uscivo di sera solo al sabato e molto spesso per fare le stesse cose che facevo nei pomeriggi feriali ovvero quattro chiacchiere con gli amici… La domenica andavo alla partita, ed in casa non me ne perdevo una mentre cominciavo a fare anche qualche trasferta; e dopo la partita era quasi obbligatorio un salto al Wag (al tempo era la discoteca più in voga fra i teen-agers padovani, sorgeva dove poi per anni c’è stato il Victoria Pub in via Savonarola, oggi non so più cosa ci sia esattamente…). In quella primavera del 1993 ero in rimonta esattamente come il Padova, nel senso che l’anno scolastico (ero in seconda dopo aver ripetuto la prima) era partito malissimo, con lo stesso andamento del mio primo anno di superiori ovvero poche presenze in classe e tantissime al Rex, al Tranquillino o all’Hec… Poi di fronte alla concreta minaccia di mio padre di portarmi a lavorare in fabbrica con lui mi misi di impegno e nel secondo quadrimestre riuscii a tirare su quasi tutte le materie in cui navigavo ben al di sotto della sufficienza. Insomma cullavo sogni di promozione, che esattamente come quelli del Padova vennero infranti a giugno quando mi ritrovai a settembre per una sola materia (non vi dico quale) e non per il mio rendimento scolastico… Insomma, studiavo si ma non mi facevo mancare la compagnia degli amici nel tempo libero: poteva sembrare noioso non girare per pub e locali (a parte qualche rara occasione come feste o compleanni), del resto soldi in tasca non ne avevamo in quanto studenti, ma le giornate trascorse sulle gradinate di quel campetto di pallacanestro che era la nostra roccaforte avevano un gusto tutto particolare e regalavano spesso e volentieri perle di saggezza e grasse risate. Per dirne una: un noto personaggio a suo modo “storico” della tifoseria abitava li in zona, spesso lo vedevamo tornare in Vespa dal suo (allora) lavoro di guardiano notturno, e lo chiamavamo per farci due risate visto che viveva abbastanza in un mondo tutto suo. Un giorno un mio amico aveva portato uno stereo portatile, da dove sparava a tutto volume “Technobalilla”, ovvero una compilation firmata Moka DJ molto in voga in quel periodo, contenente gran parte dei canti del ventennio remixati in versione techno. Ad un certo punto si vide passare la Vespa del “noto personaggio” che, attratto dalla musica, si fermò a chiederci che canzone fosse. In quel momento il pezzo battuto era l’Inno del Sommergibilista (“Sfiòrano l’onde nere nella fitta oscurità, dalle torrette fiere ogni sguardo attento stà! Taciti ed invisibili, partono i sommergibili! Cuori e motori d’assaltatori contro l’immensità!”) e ben sapendo che la sua fede politica era all’opposto (si è spesso vantato di aver partecipato ai motti del 1977, non oso pensare con quali risultati vedendo un pò il tipo…) gli dissi che era un canto partigiano ripreso poi dagli autonomi nelle piazze negli anni ’70. Si limitò ad un laconico “Ah, si si… me pareva de ricordarmeo!” e se ne andò lasciandoci un pò attoniti a ridere… due anni dopo in occasione di una trasferta a San Siro apostrofò dapprima i celerini come “compagni” e poi levando il pugno chiuso verso di loro cominciò a cantare “Taciti ed invisibili, partono i sommergibili…”, causando grasse risate in tutti i presenti: il grosso non capiva ciò che diceva ma rideva semplicemente vedendo la scena, quelli più istruiti gli facevano notare che aveva “leggermente” sbagliato canzone, io avevo semplicemente le lacrime agli occhi ben sapendo da dove veniva quella sua convinzione e che normalmente avrebbe fatto fatica a ricordarsi a memoria l’indirizzo di casa sua ma si ricordava perfettamente una canzone che aveva sentito di sfuggita due anni prima, ed era pure la canzone sbagliata nel contesto!

Ma la “vita da ultras” già mi attirava parecchio: mi avessero chiesto cosa avrei voluto fare da grande avrei risposto “Seguire il Padova ovunque!”. Del resto, cosa altro potevo voler fare? Ero in quell’età in cui si vede il mondo del lavoro come una cosa lontana dal venire, ed appartengo ad una generazione che alla famiglia ed ai figli non ci pensava proprio (anche se poi arriva il momento per tutti… ma era troppo presto!). Dagli amici e dagli adulti ero considerato comunque quello “un pò strano” che è troppo invasato di stadio, ma forse la maggior parte di loro era convinta che avrei lasciato perdere una volta che avessi imparato a riconoscere il profumo di una donna. Imparai di li a pochi mesi a dire la verità, ma non mi è mai passato per la testa di lasciar perdere! Anzi, posso dire che le due passioni si possono coniugare tranquillamente, checchè ne dicano molti… Avevo precisamente una bella sbandata per una mia amica dell’epoca, e di li a poco i miei sforzi avrebbero trovato il giusto sbocco, anche se il tempo avrebbe detto che ancora non ero pronto per una “storia importante”… E quando non andavo in compagnia mi vedevo spesso con altri miei coetanei, amici di amici o meglio compagni di scuola di amici, che già erano più inseriti nell’ambiente stadio ed avevano molta più libertà rispetto al sottoscritto (ed anche molta più disponibilità economica) per partecipare alle trasferte… Cominciavo a guardare le partite in TV più per sentire il tifo che non per vedere le azioni da gioco e spesso cercavo nelle riprese il settore ospiti per vedere quanti ultras erano al seguito della squadra in trasferta… e compravo Supertifo per ritagliarmi le foto delle tifoserie ed incollarmele sul diario scolastico… Insomma facevo quello che fanno un pò tutti gli adolescenti che cominciano ad avvicinarsi all’ambiente ma che ancora vivono di sogni!

In quel maggio 1993 il Padova iniziò a gettare seriamente le basi per un finale di stagione da cardiopalma: il 2 maggio vincemmo 1-0 un derby “bollente” in campo e fuori contro il Venezia all’Appiani, con una gran punizione di Angelo Di Livio che poi fece il giro di tutto lo stadio per festeggiare. Il tornante romano era decisamente l’idolo della tifoseria e della Curva Nord: anche lui non un fenomeno tecnicamente, ma uno che in campo dava tutto con una grinta che compensava alla grande i limiti tecnici. A fine stagione se ne sarebbe andato, non ho ancora dimenticato le sue lacrime al momento del commiato… La domenica successiva ottenemmo un sofferto pareggio a Bari, ed ora all’Euganeo arrivava la Spal per una partita importantissima, sia ai fini della classifica, sia per quanto riguarda la tifoseria. I biancazzurri ferraresi erano stati promossi in B al termine della stagione precedente, e quell’anno si giocavano una salvezza che almeno sul campo per conto mio avrebbero meritato (dopo quella stagione non hanno mai più messo piede nella serie cadetta perdendo almeno un paio di volte i playoff e conoscendo poi l’onta del fallimento…). Il Padova doveva vincere per rimanere agganciato al treno di testa, la settimana dopo ci sarebbe stata la difficile trasferta sul campo della Reggiana già quasi promossa (e per me con la scusa della partita decisiva sarebbe stato più semplice strappare ai miei il permesso per poter andare, altrochè il “questa è l’ultima trasferta della tua vita” pronunciato da mia madre dopo la famosa “Cremona Invasion” del 1991!) e quindi era fondamentale far punti, possibilmente “bottino pieno”. Ma Padova-Spal era soprattutto una rimpatriata fra vecchi nemici: loro quell’anno come tifoseria erano in forma smagliante, e portavano grandi numeri ovunque. Non sono mai stati una tifoseria che mi ha impressionato particolarmente, e negli ultimi anni non sono mai stati in tanti (ammesso che questo significhi realmente qualcosa…); ma in quel periodo muovevano migliaia di tifosi al seguito come ridere. All’Appiani quella domenica erano attesi circa 2.000 tifosi da Ferrara, tanto per rendere l’idea. La partita d’andata aveva visto il nostro “gruppo di fuoco” mettere in atto un numero molto ben riuscito, che spesso facevano in quegli anni: evitarono il classico “treno speciale” e si imbarcarono senza colori in un treno di linea, eludendo la scorta di polizia appena giunti a Ferrara e puntando diretti alla loro curva. Era molto presto, di spallini in giro ce n’erano pochi, e quei pochi furono colti abbastanza di sorpresa, soprattutto quelli che a quell’ora stavano portando dentro lo stadio il materiale per la coreografia: un noto personaggio della Piazza si impossessò di un grosso sacco nero di pon-pon bianco-azzurri, dopodichè ormai quasi braccato da un poliziotto glielo mollò sulle gambe facendo rotolare a terra il malcapitato agente e disseminando la strada di pon-pon prima di infilarsi nel nostro corteo che stava arrivando dalla stazione facendo finta di nulla… Ma anche dentro lo stadio si poteva notare la presenza di molte sciarpe biancazzurre fra gli ospiti. Il resto della giornata si svolse abbastanza (quasi) tranquillamente, ma le premesse per una domenica calda all’Appiani c’erano tutte…

E quella domenica di maggio faceva caldo sul serio, più di oggi. Il sabato sera avevo “tastato” la disponibilità dei miei amici a venire alla partita, ed eventualmente anche a darmi un passaggio in motorino dato che il mio era dal meccanico, ottenendo riscontri positivi. Poi la domenica mattina ricevetti un pacco dietro l’altro, visto che quel pomeriggio molti di loro sarebbero andati alla chiusura del Wag senza nemmeno passare per lo stadio (grande dimostrazione di quanto gli interessasse il Padova al di la del momento…). Qualcun altro (la metà di quelli che eravamo di solito) si sarebbe mosso per venire ma sul tardi, io volevo essere in zona abbastanza presto visto che subodoravo casini… Così verso le 13,00 me ne andai a piedi a prendere il 19, con le palle girate. Giubbino in jeans e sciarpa di raso, che tanto era in voga all’epoca. L’autobus era deserto, a parte una mia compagna di classe delle medie che salutai e mi sedetti vicino a lei. Non era male, un pensierino ce lo avrei fatto, se non fosse che era parecchio “fighetta” e con la puzza sotto al naso. Infatti vedendomi abbigliato in un certo modo mi chiese: “Ma stai andando a vedere il Padova?”, ed alla mia risposta affermativa: “A me fa schifo il calcio e non capisco proprio chi lo segue…”. Domanda: perchè cazzo me lo domandi allora? Dopo un paio di fermate salì anche un altro mio socio, e così lasciai perdere i miei pensieri sconci sulla mia vecchia compagna di scuola per mettermi a parlare con lui della partita. Scendemmo a Santa Rita, come di consueto quando prendevo il 19, per farci a piedi tutti i giardini e spuntare giusto di fronte alla curva degli ospiti. Prima però ci facemmo una “pausa tecnica” sulle panchine al fresco, il mio socio tirò fuori fumo e cartine e cominciò a rollare una canna chiedendomi se mi andava di fumare. Non ero un gran fumatore, ma quelle erano pur sempre le prime “esperienze di vita” e dire no sembrava quasi un gesto vigliacco… Una volta ultimate le operazioni riprendemmo la strada dello stadio, ma il fumo ed il caldo ci avevano storditi a sufficienza, e finimmo col fare un giro assurdo, ritrovandoci nel bel mezzo delle case popolari di Via Crescini, e da li ritrovando poi la strada per passare di fianco al CUS e via dietro l’Appiani. Arrivammo in netto ritardo sul previsto: c’erano gli agenti che stavano bonificando la zona, ed un ragazzo fermo con un poliziotto che gli aveva trovato un “aggeggio” in tasca. Il mio socio, preoccupato per il suo fumello, si defilò, ed io nel mio stordimento mi trovai a passare proprio sotto la Sud nel momento in cui arrivavano i pullman dalla stazione con dentro i tifosi della Spal. Non so perchè gli sbirri non mi avessero fermato facendomi deviare verso la Nord, proprio non mi resi conto della cosa: so solo che mi ritrovai a passare a tre metri da questi che dai finestrini mi sputavano dietro e mi urlavano “padovano di merda!”, e risposi con la consueta strafottenza, provocandoli e mostrando loro il dito medio. Qualche brutta esperienza l’avevo avuta da quelle parti, con lucchesi e reggiani, ma evidentemente ero una testa di cazzo che provava uno strano piacere nel cercarsi i problemi… Attraversai tutta l’area, girai su per via Carducci attraversandola tutta e mi ritrovai al Chiosco di Santa Giustina dopo un giro assurdo. Speravo che la camminata mi avrebbe fatto smaltire l’intontimento, ma non era così. Il mio socio era sparito, in compenso trovai un mio compagno di classe e la sua compagnia: vista l’inaffidabilità dei miei amici decisi di trascorrere la giornata con loro. A qualcuno nel frattempo venne l’idea geniale di “andare a salutare gli spallini”, che in quel preciso momento significava solo fare tanta scena davanti al cordone di polizia; ma siccome a quell’età le “scenate” vanno anche bene mi aggregai… Peccato che il servizio d’ordine era un pò nervoso, mi presi una manganellata sul braccio da un poliziotto che mi disse fra l’altro “Ti ho visto prima che passavi sotto i pullman mostrandogli il dito!” e dovetti farmi una discreta corsetta per evitare guai peggiori. Il tutto senza aver fatto assolutamente nulla. Un buon inizio.

Dentro lo stadio la curva riservata agli ospiti era praticamente già piena, la nostra andava riempendosi ed in campo due squadre di pulcini si contendevano un non meglio precisato titolo provinciale. Una delle due squadre, in maglia rossa, usufruì di un rigore che un pulcino trasformò proprio sotto la Nord, accompagnato da un boato e da un “Vi vogliamo così!”. Tutto in goliardia. Capovolgimento di fronte, rigore per gli avversari, stessa scena da parte spallina: boato e “Vi vogliamo così!”. Da li in poi niente più goliardia, si partì ad insulti, con gli sfidanti in campo che più che giocare erano intenti a guardare le due curve che si beccavano! Quel giorno fra l’altro si inaugurava un nuovo club, o meglio un gruppo un pò particolare visto che era tutto femminile ed era forse il primo gruppo interamente femminile che facesse riferimento alla Curva: le “Ragazze della Nord”. La loro presenza divenne motivo di ulteriori sfottò da parte spallina, chissà, magari qualche “anima candida” potrebbe obiettare che non era bello per un ragazzino scopire che le padovane sono tutte puttane ed i loro figli tutti conigli, ma visto che prima o poi il ragazzino certe cose le scopre per conto proprio, vadano a farsi inculare anche le anime candide! Nel frattempo io recuperai gli altri miei soci, tranne il “cannaiolo” che non capivo dove si fosse cacciato…

La partita si mise subito male per i biancoscudati: dopo appena cinque minuti Olivares portò in vantaggio la Spal facendo esplodere i 2.000 ferraresi al seguito. Il Padova si spinse in avanti, ma la squadra sembrava confusa ed arrancava. Gli ospiti dimostravano una maggiore freschezza. Fortunatamente qualche talento in grado di togliere il coniglio dal cilindro ce l’avevamo, e così fece Longhi che al ventesimo su una punizione dalla sinistra invece di crossare tentò la conclusione in porta: l’estremo difensore estense respinse il pallone che era già oltre la linea, 1-1! Ma la sofferenza non era finita: cinque minuti più tardi punizione per gli ospiti, la barriera respinge, raccoglie Brescia che trova il classico “tiro-pesca” e riporta avanti la Spal. La ripresa fu un calvario: i biancazzurri eressero un vero e proprio muro nella loro metà  campo, che i nostri non sembravano in grado di sfondare. I giocatori spallini perdevano tempo ad ogni azione: il loro centravanti era tale Marco “Nippo” Nappi, un passato alla Fiorentina in cui era passato alla storia per un palleggio di testa per tutto il campo durante una semifinale Uefa col Werder Brema, che a Ferrara si stava godendo gli ultimi scampoli di carriera (dovevano pagare bene in quel periodo…) e che non faceva altro che cercare di innervosire i nostri gettandosi a terra senza essere toccato, allontanando la palla a gioco fermo, insomma con i soliti trucchetti… Sugli spalti, gli spallini furono autori di una gran prova di tifo, una delle migliori tifoserie viste a Padova in quel periodo. Come ho già avuto modo di dire, non mi dicono granché come tifoseria, ma quell’anno mi impressionarono molto positivamente. E cantavano proprio tutti, compresi anziani e famiglie che avevano al seguito! La Nord ad un certo punto si era imballata quasi come la squadra, del resto in quegli anni era un po’ la nostra “pecca” quella di smettere o quasi di cantare mentre si stava perdendo; mentre oggi è quasi il contrario (meglio così!). Ci furono anche delle tensioni in curva, ed a più di qualcuno girarono le palle perché la gente non cantava. Volò qualche schiaffone, poca roba tutto sommato…. Per quanto mi riguardava continuavo a crederci: avevo visto la partita col Lecce quell’anno, quando nei minuti di recupero ribaltammo un risultato ormai compromesso, e qualcosa mi diceva che ce l’avremmo fatta anche questa volta… A cinque minuti dalla fine Pellizzaro in mischia trova il pareggio, e l’Appiani salta letteralmente per aria! Passa nemmeno un minuti, assist dello stesso Pellizzaro per Franceschetti solo al centro dell’area avversaria (il libero! Ormai erano saltati tutti gli schemi…) che in semirovesciata mette a segno il gol della vittoria. Se non ho fatto un infarto vedendo certe partite, penso proprio che vivrò fino a cent’anni! Quel Padova era così: sapeva nel momento più difficile tirare fuori le residue energie e raggiungere l’obiettivo! La vittoria fu importantissima per i biancoscudati che si presentarono nel finale di campionato in piena lotta per la promozione, ed in negativo fu importante anche per la Spal che con quella sconfitta compromise il suo cammino salvezza, poi perduto a favore della Fidelis Andria….

Al triplice fischio, consueti festeggiamenti sotto la Nord, mentre gli spallini sciamavano via. Uscimmo dallo stadio, e notai parecchia tensione: nemmeno il tempo di rendermene conto e vidi un celerino partire a manganellate verso un ragazzo che lo stava insultando. Come spesso succede in queste situazioni, si crea l’effetto-onda, con decine di persone che vedono la scena e si allontanano di corsa, immediatamente seguite da altre centinaia. Io stesso mi preparai allo scatto, quando sentii un personaggio assai noto della Curva che gridò: “Fermi! Dove ‘ndasio!?!”. Qualcosa scattò dentro di me: mi girai, vidi i celerini che venivano avanti in formazione, qualcuno che gli lanciava roba, uno dei miei soci che tentava di trascinarmi via… Raccolsi un sasso e lo lanciai, andò ad impattare contro lo scudo di un celerino… Avevo l’adrenalina a palla, non mi rendevo conto più di niente… Nuova carica dei celerini, questa volta più “profonda” (quelle che chiamano “d’alleggerimento”): indietreggiammo tutti fino alla metà del parcheggio del Foro Boario, quindi ripartimmo con lanci di sassi e bottiglie. Gli sbirri risposero con un lacrimogeno, che venne rispedito al mittente, altri ancora gridavano di star fermi e poi di ripartire. Era la prima volta che mi trovavo in una situazione del genere, mi era capitato di trovarmi in altre occasioni in situazioni calde, in mezzo alla massa che tira sassi e che poi fugge appena un poliziotto estrae il manganello; ma in quel preciso momento eravamo forse un centinaio a fronteggiare le forze dell’ordine, non c’era la massa a proteggerti e dovevi fare la tua parte… La cosa bella è che in questa situazione mi ci ero cacciato io di mia spontanea volontà! Partirono ancora sassi, qualche lacrimogeno, qualche bottiglia; il tutto andò avanti per circa dieci minuti prima che dall’imbocco di via 58° Fanteria arrivasse di gran carriera un nuovo plotone di celerini a chiuderci: riuscii a buttarmi a ridosso del muro di cinta della Caserma Salomone, mi beccai un bel po’ di manganellate sulla schiena da due celerini e poi riuscii a svicolarmi mentre il grosso fuggiva nel parcheggio del Foro Boario e qualcuno finiva inglobato. Mi andò bene, vuoi perché all’epoca i celerini erano meno bastardi di oggi (qualche anno più tardi mi avrebbero chiuso sul muro e massacrato di botte in dieci!) vuoi perché mi cagarono relativamente poco ed il grosso si lanciò all’inseguimento della gente per il Foro Boario. Ritornai davanti il chiosco di Santa Giustina dove si erano radunati altri ragazzi, quando mi vidi arrivare addosso una volante. La schivai, ed in quel momento in molti l’assalirono a colpi di asta di bandiera e di casco. Gli occupanti avevano fatto male i loro conti, pessima cosa. Tempo due minuti e la volante fuggì con un bel buco sul vetro posteriore… A quel punto decisi di defilarmi, mentre la battaglia continuò ancora per qualche minuto. Giunto nei pressi della fermata vidi come in un miraggio l’autobus numero 16 che portava diretto al mio paese e non ci pensai due volte ad infilarmi a bordo: sopra trovai il mio socio con il quale avevo percorso il viaggio d’andata, che mi chiese con la faccia stralunata “Cosa è successo?”. Prima di tornare a casa riuscimmo a trovare il tempo per fumarci un altro bel cannoncino, e ad attaccare briga con degli attempati tifosi spallini che avevamo trovato appena scesi dall’autobus e che tuttora mi chiedo che cazzo ci facessero da quelle parti!

Una settimana dopo andammo a cogliere un importante pareggio a Reggio Emilia, quindi tutto si complicò nella trasferta di Lucca la penultima giornata prima di infrangersi nella famosa partita con l’Ascoli all’Appiani. Ma è un’altra storia. Tornando a quella giornata, mi ritrovai a fine serata con un discreto mal di testa, un braccio tumefatto ed un bel cruciverba sulla schiena. E’ il “mestiere che si incarna” come si dice dalle nostre parti. Quella sera mi addormentai dolorante ascoltando questo pezzo per radio, che lo ripropongo perchè fa parte anche lui dell’album dei ricordi di quel periodo:

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COMUNICATO TRIBUNA FATTORI DEL 10/05/2012

Posted on 10 maggio 2012 by La Padova Bene

Fonte: Sito Ufficiale della Tribuna Fattori

RUOPOLO VATTENE

Oggi ci sentiamo traditi, sfiduciati, svuotati, siamo sinceri. Ci sentiamo traditi da questo calcio moderno, da questo calcio attuale che non ha date ne orari, che è costituito da presidenti che dovrebbero stare in galera da procuratori e direttori sportivi pronti a tutto pur di fare i propri affari leciti e non, dalle televisioni pronte a calpestare ogni diritto del tifoso che va allo stadio ,siamo stanchi di questi politici che in questi anni grazie al loro lavoro hanno portato l’Italia in una crisi senza precedenti e si sono inventati i tornelli, leggi speciali, divieti di trasferta basati su discriminazioni territoriali e tessere del tifoso per far credere che il marcio era altro.

Siamo stanchi di tutti questi ben pensanti e di quei falsi moralisti pronti ad attaccare gesti sinceri come quello di Delio Rossi provocato da un ragazzetto viziato di vent’anni, o nel colpevolizzare quei tifosi solo per aver chiesto a dei mercenari di togliersi la loro storica maglia, che non erano degni di indossare.

Eppure dietro questi gesti c’è la rabbia di tutti noi, ultras e tifosi, nel vedere un calcio ridotto ad un cumulo di macerie che non ci rappresentano, c’è la rabbia di molti che in queste ore stanno vedendo la propria squadra trascinata nel fango del calcio-scommesse ritrovandosi impotenti di fronte a quanto è emerso e sta emergendo, di fronte a giocatori a cui i soldi che guadagnano per fare ciò che per altri è un gioco, non bastano mai.

Siamo infastiditi, delusi e furibondi con FRANCESCO RUOPOLO che ha ammesso pubblicamente ben due volte il suo coinvolgimento nella vicenda ed in quest’ultimo periodo ha continuato a giocare e ci chiediamo con che dignità con che faccia ha potuto esultare dopo un goal.

Questa persona non la vogliamo più vedere, non vogliamo più che scenda in campo con la nostra maglia, non vogliamo più vederla a Bresseo od in qualsiasi luogo legato in qualche maniera al Calcio Padova. E non ci importa che l’illecito l’abbia commesso con addosso la maglia di un’altra squadra: se ne deve andare da Padova, subito! Entro sabato vogliamo che Francesco Ruopolo sia fuori rosa, faccia le valige e lasci la città. Diversamente lo farà comunque. E’ solo questione di scegliere il modo in cui ci si vuole lasciare!

Altra cosa è il deferimento che ha colpito Vincenzo Italiano, basato su prove nulle e su “sentito dire” che ci fanno tanto pensare alla famigerata “giustizia italiana”. E noi, che con quella “giustizia” ci abbiamo spesso e volentieri avuto a che fare, non riteniamo giusto trarre delle conclusioni affrettate. Per noi, Italiano rimane il nostro capitano e rimarrà innocente fino a quando non verrà dimostrata la sua colpevolezza.

Ma il pensiero più grande lo vogliamo rivolgere al nostro Presidente Marcello Cestaro e la sua società, di cui tutto si può dire ma non si può mettere in dubbio la sua integrità morale. Siamo convintissimi della sua buona fede, lui un presidente vecchio stampo genuino e gran lavoratore che molto spesso ci rispecchia nella nostra vita quotidiana, capiamo bene lo stato d’animo che in queste ultime settimane l’ha portato a riflettere sull’opportunità di rimanere ancora all’interno del mondo del calcio. Al presidente ci limitiamo a dire che la sua delusione è anche la nostra, ma che da questa delusione tutti insieme bisogna ripartire, alla conquista di nuovi traguardi.

Per questo motivo lanciamo un appello a tutti i Ragazzi della Tribuna Fattori ed all’intero popolo biancoscudato che si rispecchia in questo comunicato, al fine di presenziare alla partita con il Gubbio di sabato. Non importa quale sarà il risultato o se ci crediamo ancora oppure no, ma vogliamo essere tutti presenti per gridare la nostra vicinanza a Marcello Cestaro, determinati a reagire al fango che tramite gente indegna di indossare la maglia biancoscudata ci è stato gettato addosso in questa stagione.

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TORINO AWAY

Posted on 09 maggio 2012 by La Padova Bene

Negli ultimi anni la partita contro il Toro ha assunto un forte significato, sopratutto per vicende diciamo così “interne” al campo che tuttavia hanno assunto risalto assoluto anche nei rapporti “sugli spalti” fra le due tifoserie. Inutile negare che oggi ci si sta sui coglioni alla grande. Se vogliamo è un pò la situazione che era nata con i viola verso la metà degli anni ’90, anche se in quel caso le motivazioni puramente calcistiche erano praticamente inesistenti…

Lo scorso anno circa 3.000 tifosi biancoscudati invasero Torino nella partita che ci consegnò i playoff, e fu festa grande. Una delle giornate di stadio più belle della mia vita. Un anno dopo la situazione è diametralmente opposta, il Padova è riuscito a buttare via una stagione che avrebbe dovuto vincere a man bassa grazie a un demente che passa le ore inginocchiato a bordo campo. Sopratutto l’ha buttata via negli ultimi mesi, quando il demente è riuscito a perdere completamente la bussola…

Ad ogni modo, qui non ci crede più nessuno. Inoltre quest’anno c’è pure la tessera del tifoso che da una grossa mano a svuotare gli stadi come è nell’obiettivo degli addetti ai lavori, quindi siamo circa una cinquantina pronti a partire. Sappiamo che andiamo a rischiare molto, dai proclami che girano pare che ci stiamo infilando in zona di guerra, e di questi tempi non c’è di che stare molto tranquilli sopratutto per quelle che potrebbero essere le conseguenze penali di qualsiasi azione: se le persone per quanto brutte possano essere sono pur sempre fatte di carne e non d’acciaio, il discorso cambia quando si parla di giustizia ed aule di tribunali…

Ad ogni modo con la Torino granata la questione è quanto mai aperta, e si parte ugualmente. Ricordo uno striscione di una tifoseria, mi pare i livornesi, che in trasferta a Venezia nell’anno del fallimento si presentarono con lo striscione “Ultimi si, conigli no!”. Ecco, credo che anche di noi si possano dire tante cose ma non certo che siamo conigli…

La trasferta comincia come molte altre sul park dell’Euganeo. Fortuna vuole che, seppur sprovvisti dell’inutile tessera del tifoso, siamo riusciti a trovare i biglietti. Che non danno comunque garanzia, ma è sempre meglio che niente. Siamo con tre furgoni ed auto. Ed io capiterò proprio sul più pesante dei tre furgoni. Vabbè, poco male tutto sommato… Il viaggio prosegue tranquillamente. I miei compagni di viaggio si strafogano di birra e quant’altro, io invece non toccherò semplicemente un goccio d’alcool per tutto il viaggio. E non solo per il fatto che per un pur breve tratto dovrò mettermi alla guida: diciamo che ho addosso una certa tensione, e quando capto situazioni di pericolo sopratutto fuori casa evito accuratamente di bere, anzi vado proprio di analcolici. La lucidità è molto importante in queste situazioni, almeno per me…

Nell’ultimo autogrill ci compattiamo e facciamo la conta. Ci sono anche tanti ragazzi giovani, all’esame di maturità da stadio. Io era dalla trasferta di Napoli in C1 che non ero così teso. Gli ultimi chilometri trascorrono velocemente, anche perchè sto guidando mentre dietro di me imperversa il Gioca Jouer in versione nazista. Poi ci calmiamo, ed attraversiamo l’immenso Corso Unione Sovietica che porta dritto all’Olimpico. La zona è un dedalo di palazzi, vie, stradine. Se mai i granata volessero farci una sorpresa avrebbero tutto a favore… Ma è presto, molto presto, e di gente in giro ancora poca. A leggere tutto ciò che girava su internet pareva che ci avrebbero fatto la pelle come avessimo messo piede nella città sabauda, invece siamo giunti quasi inaspettati, e pare proprio che a quell’ora la “gente buona” se ne stesse sotto la Maratona a chiarire questioni personali. E va bene, noi il nostro l’abbiamo fatto…

Comincia a questo punto la trattativa con la polizia per entrare allo stadio: nessuno di noi ha la tessera del tifoso, ma tutti o quasi abbiamo i biglietti. Ed ai blu torinesi la questione non sembra interessare granchè, anzi a dirla tutta sembra non fregare proprio nulla di nulla: l’unica cosa, dobbiamo entrare uno a uno con documento in mano e farci riprendere. I soliti metodi da carcere di massima sicurezza. Italietta da due soldi. Torino è piena di immigrati clandestini e di gente strana di tutte le razze, ma si schedano coloro che si presentano in trasferta senza tessera del tifoso. E’ un vero peccato che nessuno di quei garantisti da strapazzo che difendono sempre e comunque la feccia (Per esempio, Gottardo) prenda mai posizione su queste violazioni dei nostri diritti di cittadini. Forse perchè non portiamo voti alla causa dei loro padroni. E’ un vero peccato, perdono l’occasione di farsi vedere migliori di ciò che si pensa che siano…

Quando entriamo manca ancora un ora e mezza al fischio d’inizio, ma i pochi granata presenti sugli spalti ci fanno capire bene l’aria che tirerà, sommergendoci di fischi e insulti. In Primavera (la curva di fianco al settore ospiti) qualcuno ci tira anche delle fotocopie di bollette della luce, mentre dai distinti uno più grasso di me mi chiama “ciccione” ed i miei soci gli fanno segno che ha ragione! Man mano che passano i minuti lo stadio si riempie, molti cori contro di noi, moltissimi contro la Juve neo-scudettata. Ciò che non capisco, è che sembra quasi facciano i cori contro i gobbi rivolgendosi contro di noi. Mi sa tanto che quel sito-spazzatura di Toro News (clicca qui) da queste parti ha fatto proseliti. Ad inizio partita la Maratona si presenta con lo striscione “Maratona Club Torino” in bella mostra, e con migliaia di bandierine bianche e granata a formare tipo una scacchiera, con i tamburi di sottofondo e con qualche torcia. Nel resto dello stadio invece vengono accese centinaia di stelline. Una cosa non capisco: le stelline sono articoli pirotecnici a tutti gli effetti, che sono vietati in toto, ovvero non possono essere introdotti in uno stadio nemmeno previa autorizzazione alla questura. Idem per i tamburi che in Maratona vengono utilizzati tranquillamente. A Pisa c’è gente che è stata diffidata per aver introdotto un tamburo all’interno dello stadio, mentre questure come quella di Roma per fare un esempio ogni settimana emette il suo bel bollettino di guerra in cui c’è sempre qualche persona diffidata per aver introdotto articoli pirotecnici allo stadio. A Padova abbiamo pagato migliaia di euro di multe per accensione di fumogeni, mentre in posti come Castellammare di Stabia invece abbiamo visto una splendida coreografia a base di torce e luminarie, ed a Torino le luminarie non solo le tengono in mano ma le lanciano anche (con movimenti al limite del patetico) dentro il nostro settore. Non solo ma per novanta minuti abbiamo sentito il rullo dei tamburi della Maratona. Ed allora io vorrei che qualche cervellone mi spiegasse bene non tanto come funziona la legge, ma per quale motivo se io introduco un tamburo o una luminaria dentro lo stadio Olimpico di Torino non faccio nulla di male, mentre se compio lo stesso identico gesto a Pisa mi becco un daspo di cinque anni. Voglio una risposta, che non sia “Eh, ma siamo in Italia…” perchè altrimenti un giorno mi compro un mitragliatore e faccio strage di tutti quelli che trovo per strada e poi proprio perchè “siamo in Italia” mi appello alla seminfermità mentale e dopo dieci anni sono di nuovo libero e pronto a colpire!

Nel settore ospiti siamo circa un centinaio, poco meno, di cui una trentina di teseerati. Il nostro scopo era presenziare, e direi che l’abbiamo fatto molto bene, per il resto di tifo facciamo poco. Giusto qualche coro per sottolineare che ci siamo.  E rispondiamo alle offese dei granata ripetendo gli insulti a noi stessi, “Padovano pezzo di merda!” oppure “Cestaro spegni la luce!”, una questione su cui rimarcano continuamente (ma che hanno finito per prendere nel culo, e non mi dispiace nemmeno un pò!). Intorno a noi, una massa di scimmie urlanti attaccate alle vetrate. Per lo meno negli anni scorsi in Curva Primavera si notava qualche bel faccione ed un discreto gruppetto di casuals. Quest’anno invece è piena di mongoloidi, ed a questo proposito apro una parentesi: ho sempre avuto stima del Popolo Granata, dove per “popolo” non intendo gli ultras o la Maratona, intendo proprio la tifoseria granata nel suo insieme. Mio nonno era tifoso del Grande Torino, dopo la tragedia di Superga aveva smesso di seguire il calcio (motivo per cui non me la sono mai sentita di speculare su Superga nemmeno per scherzo fra amici…) e quando ero piccolo mi parlava spesso e volentieri di quella che era la squadra più forte del mondo dell’epoca. Ma anche della gente granata, e di come a Torino gli Agnelli si comprassero tutto con i soldi e la gente vera di Torino tifasse Toro in contrapposizione a loro. In base a questi racconti ho sempre immaginato il popolo granata con un altro stile. Purtroppo però i mesi di commenti, di offese e di minacce letti su internet e le scene patetiche viste al di la del vetro mi hanno tolto ogni illusione, e mi hanno aperto gli occhi su quanto tutto il mondo in realtà sia paese: a Padova abbiamo diversi mongoloidi e gente che dietro una tastiera spaccherebbe il mondo, qua ce ne sono almeno dieci volte tanti, è solo una questione di grandezza della città e di proporzione numerica. Le scimmiette che picchiano sul vetro dovrebbero avere maggior rispetto di quel divisorio, perchè la vetrata è li apposta per difenderli: senza di quella prenderebbero schiaffoni ogni domenica e da chiunque si presentasse nello spicchio!

Discorso a parte va fatto per la Maratona, che rimane una curva storica del panorama ultras italiano. Un tempo era rappresentata da numerosi e validi gruppi come gli storici Ultras, Korps, Ragazzi, Fedelissimi, Viking, ecc In seguito all’ondata repressiva seguita alla morte di Raciti, i gruppi diciamo così “storici” hanno chiuso i battenti. In primis gli Ultras Granata che insieme agli Ultras Tito della Samp si giocavano il primato per essere stati il primo vero gruppo ultras della storia in Italia. In seguito alcune vecchie facce molto discusse hanno dato (o meglio, hanno ridato) vita al Maratona Club Torino, che non è altro che il primo storico nome della tifoseria organizzata granata. Una svolta che voleva far si che si ripartisse da zero, ma che è durata pochi mesi: per motivi che non conosco, dopo un pò il Maratona Club Torino è morto ed i ragazzi più giovani hanno dato vita al gruppo Torino Senza Scorta che ha portato avanti un certo modo di essere fino a quest’anno, fra l’altro andando ovunque senza tessera del tifoso. Nel corso di questa stagione sono nate ulteriori frizioni, il Maratona Club Torino è tornato alla ribalta ed i ragazzi di Torino Senza Scorta hanno sciolto il gruppo, anche se in realtà continuano ad andare eccome allo stadio ma senza più una vera organizzazione alle spalle. Pare che spesso volino botte fra le due fazioni e si dice che in mezzo al Maratona Club ci sia gente che sulla Maratona vuol fare business, ma queste cose non le posso certo sapere io e quindi mi limito a illustrare la situazione. Rimane il fatto che nel momento in cui eravamo arrivati noi, il grosso della loro gente era sotto la Maratona a chiarire questioni personali. Il tifo comunque questa sera è su livelli molto alti, e pure nel resto dello stadio si crea un discreto effetto (anche se più che ad una bolgia mi viene da pensare ad uno zoo, viste appunto le scimmiette urlanti della Primavera appese al vetro!). La Maratona canta alla grande, se avesse cantato con questa intensità anche lo scorso anno probabilmente ci avrebbero battuti. Da segnalare anche uno striscione di solidarietà agli ultras genoani per la recente vicenda delle maglie fatte togliere ai giocatori.

Sul campo finisce 3-1 per il Toro, molti dicono che non abbiamo giocato male, per me abbiamo semplicemente fatto schifo al cospetto di una squadra che avrà anche il nome ma non è certo irresistibile. Del resto stiamo facendo schifo da mesi sotto la guida del Demente, e proprio le sue parole nel post-partita di Torino mi hanno dato ulteriormente sui nervi: sono mesi che non stiamo giocando più a calcio, sono mesi che siamo completamente in balia degli eventi, sono mesi che lui non ci sta più capendo un cazzo! Chi vuole prendere per il culo quando dice che “la rimonta non è impossibile!”? Ha fatto disastri quest’anno, demolendo con precisione certosina le motivazioni di chi va in campo (peraltro già scarse di suo… non serviva l’aiuto di Dal Canto!) ed ora vorrebbe caricare un ambiente in piena crisi depressiva quando a tre giornate dalla fine siamo a quattro punti dal sesto posto dopo essercene fatti rimontare ben quindici!?! Almeno tenesse chiusa quella fogna di bocca!!! Ora mancano tre giornate alla fine del campionato, ed io mi auguro solo che finisca presto e che poi ci tuffiamo nell’estate buttandoci alle spallo lo schifo che è stato questa stagione: penso solo che se ci fosse un altro mese da giocare potremmo seriamente rischiare i playout e la retrocessione, quindi è meglio che finisca presto quest’incubo e che poi si faccia piazza pulita, o che quantomeno si riparta senza il Demente!

Dopo un’oretta torniamo alle macchine ed ai furgoni per ripartire alla volta di Padova. Ma la trasferta non è ancora finita. Alla fine spunteranno fuori, e ci sarà un incontro ravvicinato che chiude il sipario sulla trasferta. Torino sarà anche in crisi ma rimane sempre una trasferta divertente, dove non ci si annoia di sicuro!

Noi Ultras Padova il nostro campionato l’abbiamo onorato. Se i mercenari ed il demente avessero avuto un quarto della nostra grinta e del nostro orgoglio, avrebbero vinto il loro a man bassa. Cestaro rimani, e fai piazza pulita!

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GROSSETO AWAY AT SEA

Posted on 01 maggio 2012 by La Padova Bene

Ci abbiamo provato. Nonostante i sei palloni presi a domicilio dal Pescara, una quarantina di ragazzi della Fattori sabato mattina si sono messi in viaggio per Grosseto. Di entrare allo stadio però non se ne parla, impossibile qualsiasi escamotage, qualsiasi tentativo. Alla fine, la scelta era fra il farsi “inglobare” dai blu nel parcheggio ospiti e passare un intero sabato alle loro dipendenze o farsi una bella mangiata di pesce nella vicina Marina di Grosseto ascoltando la partita per radio. Provate ad indovinare cosa abbiamo deciso?

E così dopo aver appeso le pezze questa volta al porticato di un bel ristorante con vista spiaggia, abbiamo vissuto la nostra partita a base di alici marinate, cozze, insalata di mare, carpaccio di pesce spada con grana e pomodorini e spaghetti allo scoglio. Tutte cose che la tessera del tifoso non ci avrebbe dato. Almeno fino a quando non decideranno di metterla obbligatoria anche per accedere ai ristoranti, ed allora forse sarà il caso di porre la pietra tombale sulla triste storia di questo triste paese (non manca molto cmq!).

Quanto alla partita, per chi si aspettava un riscatto dopo Pescara e sopratutto una squadra caricata per la restituzione dei tre punti persi contro il Torino, sarà rimasto deluso. Ancora una volta il Padova ha gettato la maschera, dimostrando di essere ciò che è: una squadra di fighette presuntuose e di prime donne guidate da una primadonna altrettanto presuntuosa (senza però avere le capacità che al limite potrebbero giustificare il fatto di sentirsi una spanna sopra gli altri…) in panchina. E così oggi siamo riusciti a “mangiarci” alla prima occasione utile anche i tre punti ottenuti per Padova-Toro. Sarà utile che questi signorini cambino registro, ed alla svelta!

Domani arriva il Sassuolo. Io ci crederò ancora e continuerò a cantare dalla Fattori, per il nostro orgoglio. Ma state pur tranquilli che a fine campionato facciamo i conti…

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VENERDI’ SERA DI RABBIA…

Posted on 23 aprile 2012 by La Padova Bene

Fonte: Il Mattino di Padova

 «A mezzanotte, uscite a mezzanotte». Sono stati di parola i ragazzi della Tribuna Fattori. Dopo aver sostenuto il Padova fino alla mezz’ora del secondo tempo, non ce l’hanno più fatta e nell’ultimo quarto d’ora hanno dato il via a una durissima contestazione, proseguita dagli spalti all’ingresso della tribuna ovest. «Vergognatevi», «Andate a lavorare», «giocate senza la maglia» questi i cori rabbiosi, partiti dalla Fattori e arrivati fino ai cancelli dall’altro lato dello stadio. Che la situazione potesse degenerare non si capisce subito. Qualche minuto dopo il fischio finale le minacce dei tifosi sembrano destinate a restare solo parole. Sembra.

I primi tifosi arrivano una ventina di minuti dopo la fine della partita, si sentono i cori e la rabbia. Sono divisi in due plotoni i sostenitori più agguerriti. Il gruppo più numeroso arriva davanti l’ingresso della tribuna autorità, mentre con grande prontezza gli agenti della Questura ordinano agli steward di chiudere tutti i varchi e non far uscire più nessuno dallo stadio. Gli spettatori se n’erano già andati, ma non tutti, oltre agli addetti ai lavori anche qualche vip, come Pippo Maniero, resta bloccato nei sotterranei dell’Euganeo.

Il livore cresce. Il secondo gruppo di tifosi si assiepa davanti al cancello tra la curva nord e la zona ovest, da dove entra il pullman della squadra. Davanti a loro si schierano una decina di agenti di polizia in tenuta antisommossa. Qui la storia prende due strade diverse. La prima: i tifosi presenti ai cancelli autorità, più di 200, continuano a contestare e ottengono un colloquio con la vice Carron e il presidente Cestaro che provano a placare gli animi. Sembrano riuscirci, arriva anche qualche ovazione: «C’è solo un presidente». Dopo una ventina di minuti di colloquio con i dirigenti, escono anche giocatori e staff tecnico. Ripartono i cori offensivi, nel mirino i giocatori.

Dopo qualche minuto Cestaro e la Carron lasciano sola squadra e mister. Il patron è infuriato, si avvicina alla macchina biascicando qualche offesa. Se la prende anche con il tecnico, poi fugge intimando agli amici di salire velocemente in auto. La squadra resta un altro po’ con i tifosi poi rientra verso il pullman mentre Dal Canto raggiunge la sala stampa e parla anche del confronto appena avuto: «Dopo una batosta del genere diventa difficile controbattere alle ragioni dei tifosi, ma non voglio crocefiggere la squadra».

Intanto dall’altra parte succede anche di peggio. Il centinaio di sostenitori accalcatisi in zona nord-ovest provano ad entrare, scalciano il cancello che ad un certo punto si apre. La situazione sfugge di mano alla polizia che inizia a sparare alcuni lacrimogeni. Si crea il panico, l’azione delle forze dell’ordine fomenta la rabbia. Qualcuno lancia dei cassonetti contro la cancellata che si sta richiudendo, mentre la maggior parte dei tifosi indietreggia. La puzza del gas è forte, uno stewart si sente male e vomita mentre ci vorrà la mezzanotte passata per far tornare la situazione alla normalità.

Venerdì sera la Fattori è stata l’unica nota positiva di tutta la serata. Una Fattori più che mai viva, attiva, orgogliosa. Capace di accendere fumogeni e continuare a cantare ad ogni gol avversario. Capace di fare una bella sciarpata sullo 0-5. Capaci di cantare di fronte a una squadra di cadaveri solo per il nostro orgoglio.

Dovrebbero pensarci bene certi giornalisti e certi “addetti ai lavori” prima di sputare sentenze sul mondo ultras: le curve degli stadi sono in assoluto uno dei più grandi spettacoli legati al calcio, spesso e volentieri di gran lunga superiori a quelli che si vedono sul campo, e la Fattori di venerdì sera ne è stata la piena dimostrazione!

Poi al fischio finale è esplosa la rabbia e la contestazione, come riporta anche l’articolo. Con una precisazione: l’articolo parla di “circa 200 tifosi” che hanno contestato la squadra più altri 100 in zona nord-ovest. In realtà circa il doppio, 5-600 persone divise in due gruppi: il primo davanti la tribuna autorità, il secondo di fronte al cancello che da sugli spogliatoi. E ciò che non dice l’articolo è che le forze dell’ordine, come è loro abitudine, hanno iniziato a sparare lacrimogeni ad altezza d’uomo, colpendo anche qualche ragazzo che solo per miracolo non si è fatto male seriamente! Tutto questo ha scatenato ovviamente solo ulteriore rabbia, ed allora mi chiedo: visto e considerato che la questura sta esaminando i filmati per risalire ai tifosi protagonisti delle tensioni con le forze dell’ordine, non sarebbe giusto che venissero denunciati anche quegli agenti di polizia che si sono messi a sparare lacrimogeni ad altezza d’uomo? In fin dei conti hanno tenuto un comportamento irresponsabile, rischiando di commettere danni irreparabili… Invece purtroppo temo che come al solito pagheranno solo gli ultras!

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COMUNICATO TRIBUNA FATTORI POST PADOVA-PESCARA

Posted on 22 aprile 2012 by La Padova Bene

Fonte: Tribuna Fattori – sito ufficiale

Questo pomeriggio,una delegazione rappresentante i vari gruppi della Fattori si e’ confrontata con societa’ e giocatori in un colloquio dagli animi un po’ accesi ma costruttivi. Si e’ ribadito il concetto che agli ultras poco importa di chi allena e poco importa di chi gioca. Noi pretendiamo solo ed esclusivamente impegno e serietà da chiunque indossi i nostri colori! Impegno e serieta’ che noi abbiamo sempre avuto e che continueremo ad avere sostenendo il biancoscudo fino alla perdita dell’ultima speranza promozione. Consapevoli di essere ancora in corsa, ai giocatori e’ stato ” chiesto” di mantenere un “basso profilo” fino al termine della stagione ed i ragazzi della Fattori dovranno vigilare affinche’ questo avvenga….. L’obiettivo comune sarà quello di provarci assieme fino all’ultimo,con la speranza poi di prendere a calci nel sedere coloro che vorranno salire sul cosiddetto ” carro dei vincitori”, viceversa qualcuno da prendere a calci lo troviamo comunque!
IL PADOVA SIAMO NOI!!!
AVANTI ULTRAS,AVANTI FATTORI!!!

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COMUNICATO TRIBUNA FATTORI PADOVA: PADOVA-PESCARA, TUTTI ALLO STADIO!

Posted on 17 aprile 2012 by La Padova Bene

Ricevo e pubblico:

Alla vigilia della partita importantissima contro il Pescara, scriviamo queste poche righe per rivolgere un appello all’intera tifoseria biancoscudata.Stiamo entrando nella fase finale della stagione, e nel periodo più difficile per il Calcio Padova, reduce da una brutta sconfitta a Castellammare di Stabia che rischia di complicare ulteriormente il cammino verso i playoff. Ed ora deve essere il pubblico, dobbiamo essere noi per primi a trascinare la squadra ai playoff, trasformando l’Euganeo in una polveriera come abbiamo sempre dimostrato di saper fare. In questo momento i veri supporters debbono rimanere uniti a sostenere i nostri colori, e non deve esserci spazio per nient’altro!

Allenatori, dirigenti, giocatori, allenatori e tifosi occasionali passano, ma noi no!Siamo coscienti di essere in una posizione di classifica inferiore alle attese anche per errori e colpe dei nostri giocatori, ma non riteniamo il momento attuale opportuno per i processi: vorremmo ricordare a tutti il difficilissimo primo anno di B, quando proprio unendoci nel finale di campionato riuscimmo a trascinare una squadra allo sbando prima ai playout e poi ad una salvezza che sembrava ormai irrimediabilmente compromessa. E siamo certi che oggi, in una situazione decisamente meno difficile, possiamo riuscire a trascinare l’undici di Dal Canto all’obiettivo minimo dei playoff!Pertanto venerdì vogliamo vedere un Euganeo pieno e festante il più possibile, ed una Fattori che non risparmia la voce. Poi a fine partita si faranno i conti. Ci attendono sette finali, servono nervi d’acciaio ed attributi.

Con questo comunicato la Fattori approfitta per mandare l’ultimo saluto a Piermario Morosini, tragicamente scomparso durante la partita Pescara-Livorno e che proprio qui a Padova aveva disputato l’ultimo spezzone del campionato 2009/10 ottenendo la salvezza a Trieste. Vogliamo inoltre mandare i migliori auguri di guarigione al nostro amico fraterno Giovanni, recentemente ricoverato per infarto. GLI ULTRAS NON MOLLANO MAI!

Tribuna Fattori Padova

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PADOVA-VENEZIA, 5 APRILE 1992

Posted on 06 aprile 2012 by La Padova Bene

C’è una scritta sul muro di una casa, vicino a dove abito. Si tratta di una scritta che è li da vent’anni, che il tempo ha sbiadito e che altri “writers” hanno a loro volta ricoperto, ma che fino a pochi anni fa si distingueva perfettamente ed ancora oggi volendo è visibile se si osserva un pò. E’ una sorta di promemoria, che qualcuno fece alla vigilia delle elezioni politiche del 1992, e che se vogliamo indicava quasi una nuova “via da seguire”. La scritta in questione, a caratteri cubitali, è: “RICORDATI: LEGA NORD!”. Ora potremmo discutere per ore su quanto questa “nuova strada politica” fosse realmente un’illuminazione, e di quanto bene abbia fatto non solo al paese in se, ma anche alla nostra terra (il Veneto, in questo caso); così come potremmo discutere per ore su quanto i politici in camicia verde alla resa dei conti si siano dimostrati uguali identici sputati (solo un pò più ignoranti…) a quelli che loro per primi contestavano e chiamavano “ladroni” e “mafiosi”, ma non avrebbe nessuna importanza. Quel “RICORDATI: LEGA NORD!” è solo la testimonianza del clima politico che si respirava nel 1992…

Era stato sicuramente un anno particolare il 1992: a febbraio Mario Chiesa, un socialista di quelli “craxiani”, era stato colto con le mani nel sacco al momento di intascare una tangente per un appalto. Il suo arresto aveva fatto scalpore, ma ancora più scalpore fece la successiva inchiesta che prese il nome di “Mani Pulite” e che rivelò un sottobosco di tangenti e di corruzione che coinvolgeva tutti i partiti a tutti i livelli, dall’Assessore Comunale del paesetto di provincia fino al Segretario di partito. In realtà non rivelò un beato cazzo perchè penso che più o meno tutti gli italiani fossero a conoscenza del fatto che i politici non facevano altro che mangiare e basta, ma si sa che in questo paese tutti sono finti ingenui, a tutti piace saltare sul carro dei vincitori e rimanerci il più a lungo possibile, ma quando il carro sbanda è una gara a chi scende per primo. E così fu “Mani Pulite”, un inchiesta che fece salire subito il livello di indignazione fra la gente. E che, per prima, venne sfruttata da un partito allora emergente, ma che cercava una propria affermazione politica. Un partito che aveva un leader abbastanza folle e strampalato, ma altrettanto carismatico, che un anno prima amava dire che il suo partito ce l’aveva duro, e che in quel periodo si incazzava ed urlava che era ora di fare piazza pulita. Quel partito era, appunto, la Lega Nord, che proprio in quel periodo venne su forte al grido di “Roma ladrona!”.

Quando parlo di certi argomenti con alcuni miei coetanei del sud, e mi sento dire che “voi del Nord siete tutti razzisti!” per il fatto che da noi molta gente ha votato Lega, mi viene da ridere. La Lega a Nord (ed in Veneto in particolare) non ha vinto per i suoi slogan razzisti, ma semplicemente perchè ha saputo cavalcare meglio di ogni altro partito il malcontento della gente di qui, stanca di dover pagare col proprio sudore i vizi e vizietti dei politici corrotti. Ovviamente ne hanno sfruttato anche l’ignoranza, che peraltro è una delle poche cose che unisce veramente gli italiani, da Nord a Sud, nessuno escluso. Ad ogni modo, nel week end del 5-6 aprile 1992 si svolgevano le elezioni, e la Lega Nord guadagnò una barca di consensi, potendo così cominciare a costituire i primi gruppi parlamentari. E proprio nella settimana precedente le elezioni, comparve quella scritta sul muro vicino a casa mia. Doveva essere il 2 o il 3 aprile. Perchè me lo ricordo? Semplice, stavo andando in motorino a comprare i biglietti per il derby col Venezia in programma proprio domenica 5 aprile, e passando notai la scritta e non potei fare a meno di fermarmi a guardarla!

In quel periodo la Lega Nord raccoglieva molte simpatie anche fra gli adolescenti. Diciamo che faceva le veci di quello che in Europa erano i partiti d’estrema destra, che in Italia sarebbero arrivati solo qualche anno più tardi con la nascita di formazioni come Forza Nuova. Se vogliamo, nel panorama di destra rappresentava un partito nuovo, che usava un linguaggio nuovo, e che si poneva come valida alternativa. Ed erano in molti i miei coetanei, in quel periodo particolare, ad ostentare adesivi della Lega Nord se non addirittura la mitica sciarpa (che era bianco-rossa! Il verde come colore sarebbe arrivato solo dopo…) che in tanti portavano anche allo stadio proprio perchè i suoi colori facevano si che fosse facilmente confondibile con una qualsiasi sciarpa del Padova. Intendiamoci: il fatto che molti indossassero la sciarpa della Lega Nord non rappresentava in alcun modo una qualsiasi presa di posizione degli HAG o della Curva Nord dell’Appiani, che anzi in quegli anni tendeva a lasciare fuori la politica. Era semplicemente una simpatia di molti, anche fra i ragazzi che frequentavano la curva. Tutto qua. Potrei anche dire che, per me che ero pur sempre un novizio, fu la prima volta che vidi dentro lo stadio una così ostentata ammirazione per un partito politico. Qualcosa di simile lo vidi qualche anno dopo, col moltiplicarsi degli Skins e l’esplosione dell’estrema destra. Ma in realtà me ne fregava poco… Me ne fregava poco perchè, al di la delle simpatie dei miei amici, io nel 1992 non avevo l’età per votare e cmq sentivo i partiti e la politica come qualcosa di distante, qualcosa che non mi riguardasse. Qualcosa che non faceva per me, ecco. Per me, il 5 aprile 1992 era semplicemente il gran giorno del derby di ritorno, Padova-Venezia. O Padova-Veneziamestre, se preferite.

Il campionato 1991/92 era stata una stagione alquanto strana. La splendida squadra che l’anno prima aveva compiuto una rimonta leggendaria arrivando a giocarsi la promozione a Lucca all’ultima giornata era stata smantellata: via Benarrivo, via Albertini. Via anche Collautti, che non aveva creduto ai programmi societari ed era finito a Messina convinto di andare in A (venne invece esonerato a marzo, e quell’anno i giallorossi finirono in C, altro che serie A!). Benarrivo invece se n’era andato a Parma, dove avrebbe poi vinto tutto finendo anche in Nazionale, al suo posto un ruvido terzino dal Pisa, un certo Lucarelli (che non centrava nulla con il centravanti livornese che poi avrebbe giocato anche da noi!) che certo non poteva garantire la spinta di Totò Benarrivo. Al posto di Albertini invece era arrivato un certo Marco Franceschetti, discreto centrocampista che l’anno successivo sarebbe stato riscoperto alla grande nel ruolo di libero. Ma il vero dramma era la panchina: come allenatore arrivò tale Bruno Mazzia, uno degli allenatori più incapaci e difensivisti che abbia mai visto! In assoluto, uno dei peggiori allenatori che ricordi a Padova… Perfino Dal Canto, al suo cospetto, sembra Mourinho! Nel luglio 1991 ero andato a vedere i Litfiba al Palasport San Lazzaro, ed avevo incrociato un mio compagno di squadra che seguiva le sorti dei biancoscudati da più tempo di me. Ricordo ancora le sue parole: “E’ andata male, ma vedrai che l’anno prossimo faremo un campionato di vertice come il Foggia quest’anno… arriveremo primi… intanto oggi hanno preso il nuovo mister, uno esperto che sa il fatto suo… Bruno Mazzia!”. Il nome sul momento non mi era nuovo, ma non mi ricordava nulla di particolare. Così appena giunto a casa andai a spulciare l’Almanacco Panini, e rimasi colpito dal suo curriculum ineccepibile: esonerato dall’Udinese nel 1988, promosso con la Cremonese l’anno successivo e poi esonerato dopo mezzo campionato di A, esonerato dal Brescia alla quarta giornata del campionato 1990/91… tre esoneri consecutivi, sarebbe stato questo il mister esperto che sa il fatto suo!?! Quando realmente sapesse il fatto suo se ne accorsero tutti da settembre in poi… ricordo solo un episodio: trasferta di Lucca nell’ottobre del ’91, una delle partite più attese per ovvi motivi. A fine primo tempo il Padova vinceva 1-0 e la Lucchese era in 10. Poi nella ripresa i rossoneri rimasero in 9, e nonostante tutto raggiunsero il pareggio. A fine partita ricordo ancora la domanda che gli porse Edel e la sua risposta: “Allora mister, alla luce di come si erano messe le cose: un punto perso o un punto guadagnato oggi per il Padova?”… “Scherza!?! I punti sono sempre tutti guadagnati!”. Un genio. Un genio assoluto ed incompreso. Incompreso da tutti, in primis dalla Curva Nord che all’epoca era molto meno accomodante e che sin dai primi mesi di campionato si era messa a cantargli “Salta la, salta la, salta la panchina, o Mazzia salta la panchina!”. Ovviamente col tempo la situazione non era migliorata, e nel girone di ritorno il Padova era rimasta una squadra mediocre, senza un gioco, che ben che andava puntava al pareggio in casa (in trasferta… si salvi chi può!).

La tifoseria biancoscudata in quel periodo era in salute. Spesso oggi capita di sentir dipingere la curva di quegli anni come una riproduzione in miniatura del “Monumental” di Buenos Aires o del “Maracanà” di Belgrado, ed ogni volta non posso fare a meno di sorridere quando sento certe leggende metropolitane… Certo, la Curva Nord in quel periodo viveva di buona salute, ma con i suoi alti e bassi. Come è sempre stato a Padova quando le cose non vanno benissimo, sul campo. All’epoca la Nord era saldamente in mano al gruppo di Piazza Cavour, ma sulla spinta del campionato entusiasmante dell’anno prima molti giovani e giovanissimi si erano avvicinati. Tuttavia, il campionato a singhiozzo del Padova faceva si che l’umore non fosse dei migliori e che anche le presenze ne risentissero. In casa il settore era sempre pieno: certo, non il pienone delle “grandi occasioni”, quando capitava di ritrovarsi due o tre file di ragazzi per ogni gradinata in legno della Nord; ma nemmeno si era in tre gatti. In trasferta dipendeva un pò dal momento: io di trasferte ne facevo molto poche, ed in quel campionato fino a quel momento ero stato solo a Venezia per il derby d’andata, il 3 novembre 1991, quando Montrone ci regalò dopo appena tre minuti una vittoria storica (per vincere nuovamente a Venezia abbiamo dovuto aspettare 17 anni, in un derby “monco” a causa del divieto ai tifosi biancoscudati). Tuttavia mi informavo, e sapevo che cmq ottime presenze si erano registrate anche a Bologna, Udine e Reggio Emilia; mentre in tutte le altre trasferte c’era sempre uno zoccolo duro che variava dalle 50 (quando si giocava nel profondo Sud) alle 200 unità. Anche il tifo era buono, seppure molto spesso lasciava spazio alle contestazioni: dopo aver preso di mira Mazzia infatti, la Nord aveva spostato le sue attenzioni anche su alcuni giocatori, accusati di scarso impegno. Su tutti Putelli, che ad ogni partita veniva beccato da un ampia fetta della Nord, tanto che in quel periodo esisteva un fantomatico “Gruppo Anti-Putelli” che in realtà non era niente di ufficiale, nè esistevano striscioni o sigle del genere, ma semplicemente era un “movimento d’opinione” formato da tutti coloro che ogni volta che il biondo attaccante scendeva in campo attaccavano col coro “Lo vuoi Putelli? No! No!”. Diciamolo pure francamente: in quegli anni eravamo molto meno tolleranti nei confronti della squadra! Era diverso da oggi, perchè ci si faceva meno problemi per cantare il coro personalizzato a favore di questo o quel giocatore, e quasi tutti i giocatori dell’undici titolare avevano il loro coretto personale; ma al tempo stesso ci si faceva molti meno problemi anche a fischiare durante la partita. Oggi si canta solo per la maglia, ma si porta molta più pazienza nei confronti della squadra, e spesso dalla Fattori si levano applausi non del tutto meritati da chi va in campo. Contestazioni che spesso e volentieri avevano anche avuto una coda nel post-partita, come dopo Padova-Avellino quando decine di ragazzi della Nord tentarono di forzare il cancello d’ingresso degli spogliatoi trovandosi viso a viso con la celere. L’ultima era stata giusto due settimane prima al termine del match col Bologna, assolutamente inguardabile, che aveva visto la squadra uscire fra i fischi al grido “Vergognatevi! Vergognatevi!”.

Anche a livello di casini il gruppo era bello attivo, anche se io all’epoca ero solo un ragazzino che amava andare allo stadio, e non partecipavo ai casini… Quell’anno mi ero trovato coinvolto mio malgrado nella bagarre prima di Padova-Brescia, avevo assistito ad una sassaiola verso alcuni pullman udinesi ed avevo visto con i miei occhi un cosentino lasciare gli occhiali da sole e lo stampo della faccia sul cemento di via Carducci. Il sabato prima di Padova-Pisa ad una festa avevo trovato una faccia abbastanza nota della curva, il quale aveva una discreta bomba in corpo e dopo avermi visto con la sciarpetta del Padova si era messo a parlarmi delle sue vicissitudini, del fatto che aveva una diffida in corso dalla trasferta dell’anno prima a Cremona e che comunque il giorno dopo sarebbe andato alle undici al chiosco di Santa Giustina visto che c’erano ottime possibilità di un faccia a faccia con i pisani. Mi aveva anche detto che alla mia età (avevo da poco compiuto i 15 anni) lui era già “attivo” allo stadio, e che avrei dovuto darmi una mossa anchio, e mi diede appuntamento all’indomani al chiosco. Mi disse di non farmi problemi, e di fare pure il suo nome ai ragazzi. Il giorno dopo, sotto un diluvio universale, presi l’autobus alle 11 e scesi in Prato della Valle, arrivai davanti al chiosco dove c’erano già delle facce note in attesa e mi sentii subito osservato, dopodichè trovai il mio interlocutore del “sabato sera” ed andai a salutarlo. Una sorta di “biglietto da visita” ufficiale per entrare nel gruppo. C’era solo un piccolo problema: lui non si ricordava di avermi mai conosciuto ne mai parlato! Si scusò per la sera prima giustificandosi col fatto che era troppo ubriaco per ricordarsi ciò che aveva fatto e mi disse senza mezzi termini di andarmene perchè “quelle non erano ancora storie per me!”. Seguii il consiglio, in fin dei conti ero realmente fuori luogo li in mezzo e non conoscevo nessuno. Ma la cosa mi rimase sullo stomaco, e mi promisi di tentare nuovamente la “sortita”, magari più avanti nel tempo, quando avrei sicuramente conosciuto meglio l’ambiente… Contro l’Avellino invece, per sfuggire alla carica dei celerini rimasi impigliato con una tasca del bomber su un pezzo di ferro, che ovviamente me la strappò via, facendo si che seminassi soldi di moneta ovunque! Subito dopo ero transitato di fronte al chiosco con la tasca ancora a penzoloni, scatenando il sarcasmo di un personaggio assai inquietante, che fra le altre cose mi aveva detto anche: “Gheto paura che ea mama te daga le botte se i te scheda?”. Si, diciamo che dovevo ancora fare parecchia strada prima di buttarmi su “certe storie”…

La mattina del derby, il “gruppo di fuoco” si sarebbe ritrovato a mezzogiorno al chiosco di Santa Giustina. La voce era giunta perfino a me, ma non chiedetemi come ne perchè. Sono quelle cose che si sentono dall’amico a scuola, che a sua volta l’ha sentito da quell’altro, che ha un cugino in mezzo al direttivo della curva… Il sabato sera mi ero ritrovato in compagnia con i miei amici dell’epoca, ed avevo trascorso la serata insieme ad un socio, che il giorno dopo mi avrebbe dato uno strappo in motorino, per decidere come muoverci. Io avevo quest’idea fissa di farci un giro allo stadio per mezzogiorno, magari stando un pò in campana, e la cosa prendeva parecchio bene anche a lui. Tuttavia c’era un problema: all’epoca giocavo ancora a pallone, e la mattina del derby avevo la partita. Contro il Virtus Bassanello, mi ricordo ancora l’avversario, non fosse altro perchè quell’anno era stata la squadra ammazza-campionato: noi, che alla fine saremmo arrivati quarti nel girone, prendemmo cinque palloni in casa loro all’andata; e quel 5 aprile 1992 la partita in casa nostra si concluse con un rotondo 0-6 perfino generoso nei nostri confronti (credo che avessero avuto almeno un’altra mezza dozzina di palle gol). Sullo 0-4 tirai un pestone al loro regista a centrocampo e mi beccai un’ammonizione. Fallo di frustrazione, ed ammonizione con minaccia, in quanto il tipo si rialzò dopo i soccorsi e mi disse senza problemi di fronte all’arbitro: “Ti sta ‘tento, che desso te rompo na gamba!”. Capirai che paura. Nell’azione successiva, un loro attaccante si trovò solo davanti al nostro portiere, lo saltò abilmente con un pallonetto, quindi fermò il pallone poco prima della linea e si accucciò per appoggiarlo in rete di testa. Un’umiliazione. Decisi di averne abbastanza, o mi mettevo seriamente a rompere gambe o me ne andavo. Fra l’altro ero in ritardo per l’appuntamento col mio socio. Era il momento di agire: pochi minuti dopo recuperai un pallone sulla nostra trequarti e mi vidi venire sotto lo stesso loro regista che avevo martorizzato poco prima. Entrò molto deciso, ma entrò sul pallone. Fui io a buttarmi per terra urlando e contorcendomi dal dolore come se mi avesse fatto male sul serio. Pensai che poteva funzionare come scusa, vista la sua minaccia di poco prima. Lui si beccò un cartellino giallo per un fallo inestistente, che lo fece infuriare, tanto che quando mi rialzai cercò di aggredirmi. Io mi vidi arrivare il nostro “massaggiatore” (in realtà era il dirigente accompagnatore) con la borsa del soccorso ed il ghiaccio-spray. Mi diede un colpetto di bomboletta e mi disse: “Dai, dai, zuga che no te ghe gnente!”. Io mi rialzai e cominciai a zoppicare vistosamente, tanto che perfino qualcuno fra i miei compagni di squadra mi disse di smetterla di fare sceneggiate. All’azione successiva mi arrivò un passaggio un pò lungo, cominciai a correre zoppicando e venni anticipato dal loro attaccante che era partito in netto ritardo, il quale si involò solo verso la porta sbagliando uno dei gol più facili della storia. Mi girai verso la panchina e chiesi il cambio, il mister sconsolato mi accontentò. Sempre zoppicando andai verso lo spogliatoio, mi feci la doccia e mi rivestii: ero pronto per il derby! Uscii di corsa dallo spogliatoio, inforcai la bici e pedalai verso casa senza nemmeno assistere agli ultimi minuti di gioco. La cosa ovviamente venne notata, e pagai con un allenamento extra al martedì e con la panchina la domenica successiva. Chissenefrega, ne valeva la pena. Giunsi a casa, posai la borsa, salutai mia madre e le dissi che andavo a pranzo a casa di amici. Dopodichè uscii e mi accorsi che era arrivato il diluvio universale! Grazie al cielo avevo una cerata verde militare di mio padre, che usava quando andava a pesca, che mi fu molto utile visto il viaggio in motorino sotto l’acqua che ci attendeva… L’appuntamento col mio socio era alle 11,45 proprio di fronte a quella scritta “RICORDATI: LEGA NORD!” che ci ammoniva che quel giorno si doveva andare a votare…

A mezzogiorno allo stadio non c’era molta gente, e quasi tutti erano rifugiati sotto le tendine del chiosco per ripararsi dalla pioggia. Col mio socio avevamo deciso di “osservare la situazione”, e finire sotto le tendine era una situazione un pò troppo “intima”, più indicata per chi era già navigato e conosciuto. Decidemmo di andare al bar: poco più avanti, all’incrocio fra Corso Vittorio Emanuele e Via Cavalletto, ai tempi c’era un bar che si chiamava “Bar Mercato”. Oggi si chiama “Caffetteria al Prà” ed è gestita da cinesi, ma ai tempi era proprio una bettola di quelle caratteristiche in città. Ancora non lo sapevo, ma ci sarei capitato spesso negli anni a venire. Ovviamente non avevamo molti soldi in tasca, ventimila lire che avrebbero dovuto bastarci per tutta la settimana, sufficienti comunque per pagarci un panino ed una birra. C’erano molti vecchi che battevano carta, e qualcuno con sciarpa del Padova pronto alla partita, ma mancavano ancora quattro ore! Quando uscimmo ci accorgemmo che il tempo sembrava non volerne sapere di sballare, anzi pioveva ancora più forte. Poco male, il mio socio aveva sempre qualche pezzo di fumo, e così ci “caricammo” un pò. Verso le 13,30 facemmo ritorno al Chiosco, non prima di esserci fottuti un ombrello uscendo dal bar… Le presenze erano aumentate di parecchio, e cominciavano pian piano ad arrivare anche i tifosi più tranquilli che correvano alle biglietterie (che aprivano verso quell’ora) per prendersi gli ultimi biglietti disponibili. Al chiosco c’era un altro tizio, uno che conoscevo di vista per essere uno dei lanciacori dell’epoca. Sentii che parlava con tutti gli altri in ascolto, e diceva che probabilmente c’era un gruppo di veneziani e modenesi in arrivo in macchina, e di tenersi tutti pronti. Mi sentivo gasato, anche se la pioggia non tendeva a diminuire. Verso le 14 finalmente il tempo sballò, e qualcuno ci disse di prendere il motorino e di farci un giro per la zona, in modo da vedere se arrivavavano ospiti. Ovviamente ubbidimmo, ai tempi si usava che gli “sbarbati” non facevano troppe domande… Mentre il mio socio toglieva il lucchetto al motorino, ci sentimmo chiamare: era un suo compagno di scuola, con il quale da li saremmo diventati amiconi e con la cui compagnia in futuro avremmo diviso anche qualche trasferta. Gli spiegammo che stavamo andando a farci un “giro di perlustrazione”, lui si auto-accodò a noi con entusiasmo e ci propose di dirigersi verso Piazzale Boschetti, “sai mai che qualcuno della Riviera del Brenta arriva con la corriera?”. Ci rifacemmo al contrario tutta la strada che avrebbero poi percorso i veneziani in corteo, passando dall’Istituto Marconi agli ospedali, fino a Piazzale Boschetti. Era presto, ma le forze dell’ordine erano già al lavoro, e lungo tutta la strada si potevano notare vigili urbani e volanti della polizia nei “punti critici”. La stazione delle corriere era uno di questi, e c’erano una pattuglia della polizia ed una dei carabinieri di guardia. Decidemmo di fare comunque un giro fra i “terminal”, che durò poco: non eravamo troppo furbi e non passavamo molto inosservati, visto che tutti e tre avevamo la sciarpetta del Padova in bella vista (i miei soci anche il bomber, il che rendeva perfettamente il look da manuale del “piccolo hooligan” dell’epoca) ed io tenevo in mano un ombrello, chiuso. Ad un certo punto ci sentimmo puntati dai carabinieri: “Cercate qualcosa ragazzi?”, “No, stiamo aspettando degli amici…”, “Ecco bravi! Andate ad aspettarli da un’altra parte che fra poco di qua passa il corteo dei tifosi del Venezia… E tu magari quell’ombrello lascialo a casa la prossima volta, che non piove così tanto!”. Come facesse a dire “non piove così tanto” lo può sapere solo il cervello di un carabiniere; ad ogni modo il messaggio era chiaro: levatevi dai coglioni o vi leviamo noi! Riprendemmo i nostri motorini, e ci guardammo in faccia balenando la “grande idea”: “Proviamo a spingerci verso la stazione!”. Ovviamente anche quest’idea non funzionò, in quanto dopo solo cento metri percorsi su via Gozzi fummo fermati, questa volta da una macchina in borghese con un lampeggiante e da una faccia che nel corso degli anni avrei imparato a conoscere pur non essendo uno della curva: “Dove state andando voi?”, “Ehm… stiamo andando da mia nonna che abita all’Arcella!”, “Si fatalità proprio oggi dovete andare dalla nonna all’Arcella! E vestiti così! E scommetto che siete anche minorenni e viaggiate senza casco in motorino in due…”. In quel momento si sentì uno scoppio, ed un boato: “Oh Padovano va cagar…!”. Era arrivato il treno speciale che trasportava i veneziani, ed un esercito di bomber arancioni cominciava a stendersi lungo la strada. “Dai, andate fuori dai coglioni! E che non vi veda più qua in giro!”. Girammo i motorini e ce ne andammo. Mentre tornavamo indietro ci balenò in testa l’idea pazza di lasciare qualche ricordino ai veneziani in corteo, ma saggiamente optammo per tornarcene verso lo stadio…

In Laguna, se possibile, stavano ancora peggio di noi a livello di classifica. Però avevano l’entusiasmo della neopromossa dalla parte loro, e la tifoseria che in quel primo anno di B seguiva in maniera massiccia. Zamparini aveva riportato la squadra a giocare al Penzo, in Laguna, dopo quattro anni in terraferma al Baracca; ed aveva fatto ingrandire le due curve portandole alla capienza di 5.000 posti e facendo assumere allo stadio quella strana forma che ha avuto per anni (due curve enormi a fronte di due tribune piccolissime). Un curvone simile, da 5.000 posti, era forse anche troppo grande per la tifoseria veneziana, che cmq in quel primo campionato di serie B faceva registrare discrete presenze anche in trasferta. E non si tiravano propriamente indietro, visto che fecero anche qualche casino (Brescia, Bologna…). Diciamo che avevano qualche bel faccione, ed un ottimo potenziale, ma erano strani. Come sono sempre stati. Tanto per capire, la squadra che giocava la serie B quell’anno era nata cinque anni prima dalla fusione del vecchio Venezia 1907 col Mestre, i suoi colori erano l’Arancio, il nero ed il verde (dai colori delle due squadre) ed il suo nome sarebbe stato Veneziamestre. Dico sarebbe perchè Zamparini da qualche anno l’aveva abbreviato a Venezia, scatenando le polemiche con gran parte della tifoseria. Tifoseria che era divisa chiaramente sul nome e sui colori sociali, anche in curva. Infatti in Curva Morosini coesistevano due gruppi con idee radicalmente diverse: la Vecchia Guardia che sosteneva il vecchio Venezia ed i colori neroverdi, e gli Ultras Unione che invece avevano accettato l’idea della fusione (si perchè anche quella fusione non fu facile da far digerire in Laguna!), sostenevano l’Unione Veneziamestre ed allo stadio e sul materiale sfoggiavano i colori arancioverdi. E così si assisteva a scene inusuali, con due terzi di curva che gridava “Unione!” ed un terzo che gridava “Venezia!”, con due terzi di curva che faceva una sciarpata arancioverde ed un terzo che la faceva neroverde. Ed ovviamente con botte e schiaffoni che volavano da una parte all’altra… Per il derby a Padova avevano bruciato in poche ore i 1.700 biglietti disponibili (tanto che molti sarebbero partiti comunque senza tagliando) ed avevano riempito due treni speciali. L’attesa era forte tanto da noi quanto da loro…

Nel frattempo eravamo tornati allo stadio, dove la tensione era sempre più alta. C’erano ste voci sempre più insistenti di questo gruppetto veneziano-modenese in auto, ma non ce n’era l’ombra. Parecchia gente era in giro, c’era un bel caos. Per fortuna almeno aveva smesso di piovere. Beccai gli altri miei soci, che erano venuti su allo stadio col solito autobus nel solito orario. E, vista la partita particolare, c’era anche qualche mio amico “occasionale”. Mancavano circa tre quarti d’ora all’inizio della partita, e decidemmo di entrare… Come misi piede in Curva Nord partì anche il primo coro della giornata, “Chi non salta è un veneziano!”, motivetto che andava molto di moda all’epoca (ovvero, si faceva con quasi tutte le tifoserie che arrivavano a Padova). Ma la Sud era ancora vuota, c’erano solo una decina di tifosi appena entrati che rispondevano a gesti. Col passare dei minuti la nord andava sempre più riempendosi, mentre fuori dall’Appiani era arrivato anche il corteo dei veneziani: ce ne accorgemmo perchè iniziarono a picchiare contro i portoni in ferro della Curva Sud dell’Appiani, e noi tutti a gridargli “Oh-issa!”… Ad un certo punto sfondarono il portone, e bisogna dire che fecero un bell’effetto, in quanto invasero la Sud come un fiume in piena, fra i fischi del pubblico! Nel frattempo avevamo anche allestito la coreografia, che era sicuramente originale e diversa dalle solite che si vedevano in quel periodo: guanti bianchi e rossi, a dividere la curva in due, in modo da colorare ogni coro ed ogni battimani. Una coreografia che qualche anno dopo sarebbe stata ripresa dai laziali. I guanti utilizzati poi erano semplici guanti di gomma per lavare i piatti, che vennero distribuiti col solito metodo del “lancio”: una confezione mi arrivò in piena fronte… Ma non era tutto: all’annuncio che “i guanti sarebbero stati tenuti addosso per tutti i novanta minuti” un personaggio dietro di me, faccia abbastanza nota, ebbe qualcosa da ridire… Intervenne energicamente uno dei lanciacori dell’epoca, che raggiunse il tipo e cominciò un’accesa discussione, condita da qualche spintone: la cosa non troppo divertente per me è che mi trovavo in mezzo fra i due, schiacciato tipo sandwich, e senza possibilità di muovermi perchè eravamo già stretti come sardine!

Gli ospiti quel pomeriggio erano belli carichi, ed in corteo avevano lasciato diversi “ricordini” su molte auto parcheggiate lungo la strada. All’epoca era un brutto vizio che avevano in tanti, noi a Cremona l’anno prima non ci eravamo comportati correttamente. Il fatto è che quest’abitudine di prendersela con le macchine o con l’arredo urbano fu una cosa che li caratterizzò anche in anni successivi, quando per ovvi motivi di “scambio di cortesie”, avrebbero dovuto avere il buon senso di lasciar perdere il vandalismo da poppanti e provare ad imbastire qualcosa di più serio. Peccato, veramente peccato. Potenzialmente potrebbero essere un’ottima tifoseria, ma a conti fatti lo stendardo “Terroni del Nord” li rappresentava perfettamente… Ad ogni modo quel giorno erano belli ed avevano intenzione di piantar grande: ad inizio partita dal pezzo di Distinti loro assegnato iniziarono un fitto lancio di bandierine nei confronti della polizia in campo, proprio nel momento in cui le squadre stavano facendo il loro ingresso. Tutto era nato dal fatto che gli sbirri volevano far scendere un paio di loro che erano arrampicati su per la rete a lanciare i cori. Vista la situazione, l’arbitro Pairetto (quello che si metteva d’accordo con Moggi per mandare arbitri compiacenti alla Juve quando era designatore) ritardò e di molto l’inizio del match. Poi si cominciò a giocare, in un clima da bolgia. Ad un certo punto il protagonista divenne un personaggio di spicco in quegli anni della curva lagunare, un certo Alain, che per una decina di minuti seppe tenere sulle spine gli sbirri come Ivan Bogdanov a Marassi. Lo show terminò nel momento in cui perse l’equilibrio e scivolò in campo, con l’intero stadio piegato dal ridere. Fino a pochi anni fa il personaggio in questione gestiva un chiosco di gelati proprio poco prima di arrivare all’Isola di Sant’Elena. Oggi non so più che fine abbia fatto. So di sicuro che non frequenta più stadi e gradinate…

Quel giorno la partita fu tanto squallida sul campo, quanto spettacolare sugli spalti: sia noi che loro facemmo un gran tifo, ed avremmo meritato qualcosa di meglio di due squadre negli ultimi quattro posti in classifica. Da parte nostra ricordo bene qualche striscione di presa per il culo (Quello che mi piacque di più era “Dal 1405 nessun servo, nessun padrone, una sola farsa: la vostra Unione!” in risposta a quello fatto da loro all’andata “Dal 1405 regnamo su di voi“) ed uno striscione “Brigate Arancioverdi” rubato quattro anni prima in occasione di un Padova-Lazio che aveva visto i lagunari venire all’Appiani insieme ai laziali (particolare curioso questo, visto che non si può certo dire che siano amiche le due tifoserie…) e che dopo essere stato portato dentro a forza venne esposto e bruciato in quest’occasione: era di plastica grossa, e fece una puzza assurda nel momento in cui venne bruciato… Ad inizio ripresa inoltre ci fu la seconda coreografia della giornata: un bandierone con disegnata a bomboletta (niente di speciale rispetto agli affreschi che molte curve avrebbero fatto negli anni successivi, però si capiva) la Basilica di San Marco, che al segnale veniva ricoperta di cartoncini blu al grido “Alta Marea, portali via!”. Per rendere meglio l’idea venne fatta pure la “Ola” con i cartoncini. I veneziani incassarono…

Come già detto la partita in campo fu squallida: il Venezia era una squadraccia che avrebbe fatto fatica a salvarsi ma rischiò di fare bottino pieno visto che costruì le uniche due azioni pericolose della giornata (un gol mangiato davanti a Bonaiuti ed un palo); il Padova semplicemente non giocò, ormai era evidente che stavano giocando contro Mazzia… A dieci minuti dalla fine il tifo si trasformò in contestazione, la piazza era stanca del nulla espresso e della classifica che domenica dopo domenica si faceva sempre più preoccupante. Uno dei primi ad essere “beccato” fu Galderisi, che al coro “Galderisi va in pension!” si girò facendo una risata di scherno alla Curva. Nell’azione dopo prese palla a centrocampo, saltò uno dopo l’altro cinque giocatori veneziani e venne falciato al limite dell’area. Era stato punto nell’orgoglio, ed aveva avuto una reazione d’orgoglio. Oggi a tanti calciatori potresti anche dar fuoco alla casa che non avrebbero nessuna reazione… Al fischio finale fu invece Nunziata a fare la mossa sbagliata, rivolgendo un applauso ironico alla Nord: nel post-partita, centinaia di persone si trovarono all’ingresso degli spogliatoi per contestare la squadra, e proprio Nunziata venne fermato mentre usciva in auto e si becco anche uno schiaffone!

Altri invece cercarono di “salutare” i veneziani, e le forze dell’ordine ebbero il loro daffare a stanare vari gruppetti di padovani imboscati nelle viette, in tutto il tratto che va dagli Ospedali fino a Piazzale Boschetti. Fra questi io ed il mio socio, che non ci stava in tasca la triste conclusione di una delle giornate più attese dell’anno. Fuori dello stadio, decidemmo di seguire una banda di ragazzi che stava partendo in motorino, e prima di cominciare l’avventura mi misi anche in tasca un paio di sassi, che non si sa mai. Imboscati in una stradina dalle parti di Pontecorvo, riuscimmo a tirargli qualche sasso, prima di ritrovarci la digos alle calcagna e di riuscire a fuggire via imboccando una stradina contromano (Dio benedica il 75 Malossi… e per fortuna non avevano ancora inventato le targhe per i cinquantini!). Dal canto loro, i lagunari imbastirono ancora un pò di show con i poliziotti e tirarono un pò di volte il freno a mano del treno, che ripartì da Padova solo dopo le 20. Fecero i loro bei danni, di sicuro Padova era per loro la trasferta dell’anno… Come ho già avuto modo di dire, a me non dispiacevano quell’anno come tifoseria, ed ho sempre pensato che avessero un gran potenziale, superiore anche al nostro. Il loro problema casomai erano le teste: non sono mai stati uniti e quei pochi momenti che lo sono stati erano pochi quelli che avevano la mentalità di andarsi a cercare un confronto. Potevano sicuramente fare di più e meglio, in senso generale… Un paio di mesi dopo acquistai un numero di Supertifo, come ero solito fare, e c’era una lettera intitolata “L’anno del derby” di parte veneziana: non avevo mai letto un concentrato di cazzate e di assurdità tale, e pensavo fosse il classico tema del sedicenne esaltato alla sua prima trasferta. Quando venni a sapere che era stata scritta dal loro direttivo, ci rimasi male: saremo strani da queste parti, ma non ci salterebbe mai in mente di scrivere una lettera di autocelebrazione a un qualsiasi giornale, oltretutto piena di puttanate e riportando cifre ed episodi gonfiati all’inverosimile! Purtroppo è il difetto di molte tifoserie italiane quello di avere la lingua lunga (molta più lingua che dati di fatto) e loro che erano i “terroni del Nord” non potevano che avere questo difetto elevato all’ennesima potenza. Del resto, mi è capitato anche negli ultimi anni di leggere comunicati di certe “Vecchie Guardie” che farebbero molto meglio a star zitte, quindi…

Proprio oggi, passando, mi sono fermato di fronte a quella vecchia scritta, “RICORDATI: LEGA NORD!”. Sono passati un bel pò di anni, ed oggi la Lega è uno dei partiti di governo. Mi viene da ridere a pensare a come si siano fatti strada gridando “Roma Ladrona!” e poi i fatti di questi giorni stiano dando piena conferma di come i “ladroni” fossero per primi loro. Ma soprattutto riflettevo su come l’unica cosa concreta che sono riusciti a fare è stato di rompere le balle agli ultras: vent’anni fa erano il partito che nelle curve del Nord raccoglieva le maggiori simpatie, ed una volta che sono stati al potere con la maggioranza più schiacciante della storia sono riusciti solo a rompere il cazzo ad una larga fetta del proprio elettorato! Forse ha ragione chi dice che è inutile star tanto a lottare, e che in Italia le cose non cambieranno mai… Oggi, grazie anche a partiti come la Lega Nord, derby spettaccolari come quello del 5 aprile 1992 non saranno mai più possibili! E non ci resta che consolarci con qualche immagine d’epoca…

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VICENZA AWAY

Posted on 02 aprile 2012 by La Padova Bene

Tempo di derby. Vicenza fa sempre uno strano effetto nelle menti di tutti i tifosi biancoscudati, ed anche in tempo di tessera del tifoso la voglia di onorare il derby, dentro o fuori dello stadio non ha importanza, è sempre forte. Già nella scorsa stagione la Fattori aveva portato circa 300 ragazzi fuori dal Menti, ed al ritorno si era scatenata la “caccia all’uomo” da parte della celere per le strade della città berica (clicca qui). Quest’anno si decide di riprovarci, e di riprovare ad entrare.

Al ritrovo all’Euganeo, la stragrande maggioranza dei ragazzi ha già il biglietto in mano. E pensare che per questa partita non c’è la possibilità nè di accedere senza tessera (e fin li ovvio! Non ce l’hanno concesso nemmeno a Cittadella), nè di entrare con l’amico tesserato di turno! La verità è che hanno fatto talmente tanta confusione fra circolari e controcircolari che non ci sta capendo più un cazzo nessuno, ed i primi a non capirci più un cazzo sono proprio i rivenditori…

Si parte, ci si ritrova alle porte di Vicenza per compattare il gruppo, e nasce una piccola discussione su come procedere: dalle voci pare che ci sia un gruppo di vicentini in attesa in un bar nei paraggi, ma è una voce infondata, ed alla fine optiamo per andare direttamente allo stadio, tutti insieme… detto, fatto: primo incrocio, semaforo rosso, gruppo che si spezza in due! La nostra solita organizzazione certosina… Per strada sono molte le pattuglie in giro, ma riusciamo ad arrivare indenni al Menti seppur alla spicciolata. Ci ritroviamo al bar di fronte il settore ospiti, la polizia in giro sembra disorientata, di sicuro non ha colto bene la situazione. I padroni di casa sono in giro anche loro, e non passa molto tempo prima che si arrivi ai primi “scambi di opinioni” con loro (e con i pescaresi, presenti a fianco dei gemellati).

Nel frattempo il nostro gruppo cresce, ed alla fine saranno circa 200-250 i Ragazzi della Fattori che, col biglietto e senza tessera del tifoso, riusciranno ad accedere al Menti. Un’altra vittoria della Fattori contro il Sistema, un’altra piccola battaglia portata a conclusione! La dedico a tutti quelli che ci dicono “Fatevi la tessera e piantatela di rompere i coglioni!”, la coerenza non paga mai abbastanza, e riuscire ad aggirare il sistema è una soddisfazione incredibilmente più grande che riuscire a vedere ogni sacrosanta partita (che sarebbe nostro diritto se proprio vogliamo discutere!).

Dentro lo stadio saremo circa un migliaio fra tesserati e non. Decidiamo di compattarci e di tifare tutti insieme. Una serata d’altri tempi, sulla quale mi concedo una piccola riflessione personale: “circa un migliaio” di padovani a Vicenza qualche anno fa sarebbe stata una cifra da partita amichevole, o da trasferta effettuata in piena zona retrocessione e con l’entusiasmo sotto i tacchi! Oggi il fatto stesso che i giornali esaltassero questa presenza, misera nel rapporto distanza/importanza del match, ma perfettamente capibile in un contesto in cui si cerca in ogni modo di obbligare i tifosi a “stare a casa” dallo stadio, da la dimensione di quanto siano cambiati i tempi. E di quanti passi indietro abbia fatto l’Italia. E’ assurdo negare che la tessera del tifoso non abbia svuotato gli stadi, è da imbecilli dire che “se non si ha niente da nascondere la si fa”, è da pecore dire “fatevela anche voi!”. Se ci fosse un minimo di coscienza, di fronte ai mille tifosi scarsi portati in trasferta chiunque dovrebbe alzarsi e dire “basta!”, anzichè esortare gli altri a farsela!

Dal punto di vista del tifo pur senza fare niente di impressionante diventiamo ben presto padroni degli spalti: la curva berica sembra non esistere quasi più a livello vocale; stranissimo ripensandoli a come erano un tempo! Oggi la Sud del Menti vive molto sul dualismo “Vigilantes vs. 1902″ e direi che la situazione è visibilissima anche ad occhi meno “esperti”. Due gruppi in se molto diversi: da una parte i Vigilantes sui quali mi risparmio ogni commento, dall’altra gli “emergenti” 1902 affiancati da altri gruppi minori (South Terraces e Zona Mucchio) che formano un discreto quadrato e ci tengono a ribadire la loro distanza dai primi… A differenza dei Vigilantes che negano da sempre questo derby e continuano a cantare ogni volta che ci incontrano il patetico “Noi odiamo l’Hellas Verona”; i 1902 sentono abbastanza il derby con noi, e per l’occasione rompono gli indugi (dopo anni di malcelata “indifferenza”) con uno striscione: “IN LAGUNA FAI L’ESALTATO, A VICENZA SEMPRE SCORTATO. PADOVA MERDA!”. Sinceramente non capisco molto il senso di uno striscione del genere: sono anni che non ci andiamo in laguna, mentre a Vicenza questo è stato il secondo anno consecutivo che siamo andati senza scorta (la scorsa stagione gli sbirri ci intercettarono in corteo dopo poche centinaia di metri, quest’anno siamo arrivati fin davanti lo stadio). Avrebbero potuto fare semplicemente “PADOVA MERDA”, oppure buttarsi sull’ironia di metà anni ’90 (“GAVIO NETA’ EL PONARO?”) che almeno qualche sorriso lo strappava… In fin dei conti, e con tutto il rispetto per il loro gruppo che reputo valido quanto meno in prospettiva, credo non possano certo dire che non abbiamo onorato il derby come si deve, in entrambe le occasioni!

Sul campo il Padova non esalta, ma trova la vittoria con un tiro fortunato di Succi. Il Vicenza è veramente poca roba, e temo che in queste condizioni per loro sarà dura salvarsi (cosa che personalmente mi auguro e gli auguro: almeno che ci lascino il derby!). Finale di partita con la squadra a festeggiare sotto la curva una vittoria che mancava da 54 anni… OGGI PERO’, CONCEDETECELO, HA VINTO LA FATTORI!!!

 

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PADOVA-VICENZA, 26 MARZO 1994

Posted on 26 marzo 2012 by La Padova Bene

Si avvicina il derby col Vicenza, una partita che oggi come oggi allo stato attuale delle cose, non mi dice assolutamente niente: per me è come se si giocasse Padova-Pizzighettone, tanto me ne frega di un “derby” il cui accesso è vietato a larga parte dei tifosi ospiti. Per me, un derby senza ospiti non è semplicemente un derby!

Un tempo tuttavia le cose erano ben diverse, un epoca non lontana ma completamente diversa da quella attuale, in cui la parola “derby” significava intere città contro, significava stadio esaurito, significava migliaia di tifosi ospiti al seguito, significava città blindata, coreografie, tifo, scontri, tensione, odio, passione… Tante parole che ben si riassumono in una sola, e che qui a Padova ha trovato forse la sua massima espressione giusto 18 anni fa: sabato 26 marzo 1994, Padova-Vicenza 0-0, partita noiosa in campo, giornata campale fuori. Si è sempre parlato molto di quella partita, e degli strascichi giudiziari che ne seguirono, ma andiamo con ordine…

In quegli anni il calcio televisivo di Sky era ben lontano dal venire, ed anzi la pay-tv muoveva proprio nella stagione 1993/94 i suoi primi passi con l’antesignana Tele+ che in quel campionato iniziò a trasmettere un anticipo del campionato di serie B il sabato sera ed un posticipo del campionato di serie A la domenica sera. Qualcosa di strano, rispetto alla strafottente invadenza a cui siamo abituati oggi, con campionati spezzettati in tre giorni ed inevitabilmente falsati, ma tant’è: per l’epoca era una sorta di novità, una piccola “vetrina” nella quale mettersi in mostra. E, noto, quell’idea della “vetrina” non è ancora passata dalla mente di tanti tifosi, più o meno radicati nel proprio ambiente! Ad ogni modo, solo una mano sadica poteva pensare di mettere in anticipo televisivo Padova-Vicenza in programma al vecchio Appiani. E quella manina puntualmente compì la sua mossa: allora il calendario delle partite da disputarsi in anticipo o posticipo (cazzo, quanto avanti eravamo rispetto all’arretratezza imperante di oggi!) veniva deciso ad inizio stagione, e non potei fare a meno di strabuzzare gli occhi quando sul Mattino di un giorno di fine agosto 1993 lessi gli anticipi “per esigenze televisive” del Padova: Monza-Padova giusto la prima di campionato, Pisa-Padova a gennaio, Fiorentina-Padova a febbraio (altra grande trasferta) ed appunto Padova-Vicenza il 26 marzo! Pensai che questi erano pazzi, e probabilmente la stessa cosa avranno pensato i ragazzi della Piazza: la leggenda narra che la sera in cui vennero comunicate le date degli anticipi e dei posticipi ci fosse grande euforia ed addirittura qualcuno che offrì da bere appena saputo che il derby col Vicenza si sarebbe disputato in notturna!

Padova e Vicenza in campionato non si incontravano da dieci anni, ma la rivalità non era mai scemata anzi si era “conservata” al punto giusto. Nel decennio precedente, i cugini berici erano stati un gruppo di tutto rispetto: i primi ultras a Vicenza esistevano già dalla metà degli anni ’70 ed i Vigilantes dal 1978. Avevano avuto la fortuna di nascere con una squadra che al tempo era una presenza fissa in serie A, e questo li aveva aiutati non poco ad avere un seguito di tutto rispetto in una città relativamente piccola. Ma soprattutto avevano avuto la fortuna di fare la serie A da ultras quando questo significava molto, e la loro esperienza e la loro fama se l’erano conquistata sul campo contro tifoserie come bolognesi, atalantini, granata e altri gioiellini simili… I padovani erano appunto i cuginetti più piccoli che avevano tutto da imparare dai berici, e avevano subito almeno un paio di lezioni da tenere a mente: nel 1981 quando al Menti i Vigilantes si impossessarono del primo striscione “Ultras” biancoscudato con la stella a cinque punte al centro; e nel 1982/83 quando i berici giunsero all’Appiani di buon’ora occupando la Nord. C’era stato anche un derby di Coppa Italia nel 1985, con l’illecito di Taranto fresco fresco che la tifoseria biancoscudata non aveva ancora digerito: pochissimi ultras si mossero dalla città del Santo, e quasi tutti in “borghese”, con più di qualcuno che a fine partita si trovò a fare di corsa il tragitto Menti-Stazione FF.SS. Fu l’ultima umiliazione, poi i tempi iniziarono a cambiare: nell’agosto del 1989 le due squadre disputarono un’amichevole proprio al Menti, e da Padova si mosse un discreto gruppo di ragazzi (circa 250) con la chiara intenzione di attaccar briga. Gli scontri di quella sera del 1989 tuttavia riguardarono sopratutto le due tifoserie e la polizia (otto berici vennero arrestati nel post-partita), e la resa dei conti venne solo rimandata di qualche anno; ma ormai era abbastanza chiaro e palese che “i tempi erano cambiati”…

Nei primi anni ’90 gli ultras berici cominciarono a “cambiare pelle”, iniziando a contentrarsi più sul tifo che sugli scontri. I vecchi Vigilantes ormai non erano più ragazzi, qualcuno cominciava ad avere anche grossi problemi giudiziari e molti altri finirono nel tunnel dell’eroina (in quegli anni Vicenza era la provincia col più alto numero di tossicodipendenti in Italia), i giovani che si avvicinavano erano cmq qualcosa di diverso dai vecchi avendo vissuto anche esperienze diverse, e nel 1992 arrivarono anche i fatti di Empoli a dare la mazzata finale al vecchio gruppo: successe infatti che nel corso della trasferta in terra toscana, dei poliziotti esplosero alcuni colpi di pistola che ferirono (fortunatamente in maniera non grave) alcuni ultras vicentini. Come spesso succede, i fatti vennero insabbiati (ricordo che nei TG nazionali di quel giorno si parlava di “tifosi vicentini feriti dal lancio di sassi”, solo nei TG locali venne fuori la verità che dopo qualche giorno si diffuse anche a livello nazionale!), e da quel momento i Vigilantes si diedero una grossa calmata… Nella città del Santo la situazione era molto diversa: qui a dare la mazzata ai vecchi ultras del Ghetto era stato l’illecito di Taranto nel 1985 (che ci costò la retrocessione a tavolino) ed anche qui si era diffusa come il pane l’eroina, che aveva fatto più di qualche “vittima illlustre”. Tuttavia, sin dalla seconda metà degli anni ’80 un gruppo di giovani di pessime speranze aveva iniziato a ritrovarsi in Piazza Cavour, maturando giorno dopo giorno e facendo esperienza fino ad arrivare a prendere in mano la Curva Nord dell’Appiani verso la fine del decennio. All’inizio degli anni ’90 poi, l’entusiasmo per un Padova che puntava decisamente alla serie A aveva contaggiato l’intera città, e per i ragazzi di Piazza Cavour questo significava crescere, sopratutto a livello numerico. In un certo senso, l’humus era ottimo perchè Padova in quegli anni pullulava di compagnie di ragazzi e c’erano parecchi attaccabrighe; inoltre uno stadio come l’Appiani favoriva molto gli “scambi culturali” anche con chi veniva da altre città. Il successivo passaggio a “movimento di massa cittadino” fu per questo abbastanza semplice: credo che i ragazzi di Padova della mia fascia d’età, quelli che oggi hanno fra 30 e 40 anni, abbiano quasi tutti avuto a che fare con la curva, chi per averla frequentata anche solo per qualche partita o per brevi periodi, chi per aver avuto amici o parenti che ne sono stati coinvolti Dal 90/91 in poi il movimento ultras conobbe una vera e propria esplosione a Padova e Provincia, ed il top si raggiunse nelle stagioni 92/93 e 93/94 come dimensioni, tifo e scontri. Sembrava che i ragazzi avessero l’argento vivo addosso, ed in quasi tutte le partite si verificarono piccoli e grandi casini (Ricordo tanto per dirne due la battaglia con i modenesi in Prato della Valle e gli scontri in occasione di Padova-Stoke City nel torneo anglo-italiano, dove un inglese rimediò una ferita d’arma da taglio…) che ovviamente avevano fatto crescere a dismisura il numero di diffidati. Del resto, quando un gruppo fa parlare di se, finisce per accorgersene irrimediabilmente anche la questura, e così se fino a pochissimi anni prima per beccarsi una diffida bisognava venir colti sul fatto, in quella stagione cominciarono a girare anche i primi agenti della Digos con telecamera portatile, e cominciarono ad esserci anche i primi ragazzi fermati ed identificati “per un semplice controllo” all’ingresso dello stadio o nelle immediate vicinanze… Ma soprattutto le prime diffide “sulla fiducia”, cosa che in altre città era ancora sconosciuta, ne sanno qualcosa sette ragazzi diffidati di ritorno da Modena perchè nel loro scompartimento era stata rotta una lampadina del treno!

Ad inizio stagione la Commissione di Vigilanza aveva imposto la riduzione della capienza della Curva Nord a soli mille posti per motivi di sicurezza: questo aveva portato alla scelta dei ragazzi di Piazza Cavour di spostarsi in Gradinata, mentre i vecchi del Ghetto rimasero fedeli alla vecchia Curva Nord posta dietro la porta. Si creò così una prima, piccola spaccatura interna alla tifoseria: negli anni precedenti capitava spesso di assistere a qualche discussione dovuta alle diverse maniere di interpretare la vita da stadio, ma con la divisione “fisica” della tifoseria vecchi e giovani divennero due entità sempre più distinte. Tuttavia, quando era ora di piantare qualche grana, spariva qualsiasi divisione. Possiamo dire che la Curva biancoscudata di quel periodo era un bel mix di tre generazioni: qualche vecchia faccia del Ghetto che aveva superato la mazzata di Taranto, i ragazzi della Piazza che erano nella fascia d’età “intermedia” e che portavano avanti la tifoseria, e molti ragazzi giovani e sufficientemente euforici. Tutto sommato si andò avanti bene fino appunto a quel famoso Padova-Vicenza, che finì col cambiare parecchie prospettive…

Quanto a me, nel 1993/94 ero un ragazzino non ancora maggiorenne, inquieto come la maggior parte dei ragazzini di quell’età, ma con una grande e definitiva passione che mi avrebbe accompagnato anche in età adulta: il Calcio Padova 1910 e la Curva Nord. Mi piaceva il tifo, mi piaceva il mondo ultras e volevo avvicinarmene. Come molti altri coetanei ed amici dell’epoca, con la differenza che per molti ritrovarsi la domenica in Curva Nord all’Appiani a cantare era un’attività come un’altra, o forse una divertente alternativa alla discoteca; mentre io ero uno di quelli che ci credeva veramente. Non ero ancora ben inserito nel gruppo, diciamo che vivevo la curva un pò da “esterno”, nel senso che ronzavo si intorno a quello che era il nocciolo degli ultras ed in quella stagione avevo anche iniziato a fare diverse trasferte, ma non ne facevo parte in maniera ufficiale… Durante la settimana andavo a scuola, e nel pomeriggio mi vedevo con la mia ragazza dell’epoca (la prima “storia seria”, ed una di quelle che durò più a lungo cmq) e con la mia compagnia di amici. Di studiare non se ne parlava, tanto che quell’anno venni bocciato per la seconda volta e da li cambiai scuola. Ma non è che mi ponessi molto il problema: mi godevo la mia settimana da adolescente, e contavo i giorni aspettando che arrivasse la domenica. La compagnia di ragazzi che frequentava lo stadio era cresciuta, ma non tutti i miei amici avevano la libertà di partecipare alle trasferte (molti non tentavano nemmeno di affrontare il discorso a casa per la verità…), e quei pochi che ne facevano difficilmente uscivano dai confini del Veneto. Così insieme ai pochi che tentavano di presenziare anche lontano dall’Appiani, ci aggregavamo ad altre compagnie di ragazzi provenienti da altri quartieri o paesi, conosciuti a scuola o tramite giri di amicizie. Giri di amicizie che, piano piano, mi portarono anche lontano dal mio paese facendomi cambiare frequentazioni… La stagione 1993/94 era stata abbastanza divertente fino a quel momento, diciamo che la nostra “creatività teppistica” la esprimevamo bene anche durante la settimana (ne sapevano qualcosa le cabine telefoniche, i cassonetti e le recinzioni della piazzetta in cui ci trovavamo normalmente…), ed inoltre il Padova andava bene e questo faceva si che anche le trasferte fossero quasi tutte seguite in massa…

Da mesi la tifoseria preparava il derby col Vicenza, e la partita d’andata aveva mosso circa 4.000 biancoscudati al seguito (Clicca qui) ma tutto sommato sotto il profilo dell’ordine pubblico era scivolata via abbastanza tranquillamente a parte qualche lieve scaramuccia… L’attenzione di tutti era puntata sul derby di sabato 26 marzo, che cascava giusto giusto nel week end delle elezioni: Berlusconi per la prima volta “scendeva in campo” e sfidava i partiti tradizionali, ma a me la cosa importava relativamente poco. L’unico dato positivo è che la mia scuola superiore era seggio elettorale, e che da sabato 26 marzo sarebbe rimasta chiusa per una settimana! Per il resto di Berlusconi, delle sinistre, dei suoi alleati, del post-tangentopoli e della voglia di forca che c’era in quel periodo non me ne poteva fottere di meno… Quel sabato ero a casa da scuola, e convinsi quindi la mia dolce metà a “bruciare” per andare a farci un giro in centro. Lo stesso centro in cui avrei avuto poi appuntamento con i miei soci nel primo pomeriggio, quando apriva la “caccia al vicentino”… Ovviamente la tipa era all’oscuro dai miei progetti per quel sabato: lei aveva in mente per quella sera di uscire con la sorella ed il ragazzo della sorella (che mi stava anche sui coglioni, ma poco importava) e continuava ad insistere che andassi anchio… Fu una mattinata strana, perchè in giro non potevo fare a meno di notare qualche “volto noto” della curva che si stava già portando avanti col bibitaggio, e dall’altra parte avevo la ragazza che mi “tirava per la manica”, ma non volevo dirle la verità e pertanto finii ad inventarmi una scusa ben poco credibile (“Sai? Stasera sono a festeggiare il compleanno di un amico e devo andargli a prendere il regalo oggi pomeriggio… tu non puoi venire perchè è una cosa da uomini!”). Mentre stavamo ancora discutendo passammo davanti un edicola la cui locandina del Mattino in esposizione citava a caratteri cubitali: “Stasera Padova-Vicenza: APPIANI ESAURITO, CITTA’ BLINDATA!”. A questo punto anche la mia dolce metà capì almeno in parte, e mi disse: “Ma perchè non mi dici semplicemente la verità, cioè che devi andare alla partita?”, e poi ancora: “Ma cosa devi andare a fare in centro al pomeriggio se la partita è alla sera?”. Domande che rimasero senza risposta, ma credo che la risposta l’avesse colta al volo visto che prima di salutarci per il pranzo mi disse chiaramente di evitare di mettermi nei guai…

Alle 15,30 avevo appuntamento in centro con i soci. Eravamo un gruppetto di una decina di ragazzi, e quel pomeriggio di gruppetti come il nostro era pieno in giro. Non c’era un vero e proprio piano di battaglia, semplicemente era girata la voce di ritrovarsi in centro nel primo pomeriggio ed il resto era lasciato all’improvvisazione. L’obiettivo era stanare qualche cugino isolato che avesse avuto l’ardire di prendere la trasferta a Padova come una gita. Oltretutto in settimana era rimbalzata la voce che lo “zoccolo duro” della curva berica avrebbe affrontato la trasferta di Padova in motorino, notizia che avrebbe infiammato ancora di più il clima. L’appuntamento per tutti era alle 18 nella piazzetta davanti Ricordi, ma alcuni ragazzi si erano comunque organizzati per un degno comitato d’accoglienza in un bar di Chiesanuova. In centro non c’era il classico pienone dei sabati pomeriggio dell’epoca, di teen-agers attratti dallo spritz e dallo shopping; c’erano solamente bande di ragazzi in cerca di guai. Il primo guaio lo trovò un auto targata VI e scovata nel parcheggio di Valsport (all’inizio di Corso Milano, dove oggi c’è il negozio della Lacoste…). Prede facili facili. Ci confrontammo fra di noi per qualche secondo, giusto il tempo di decidere di tenere un profilo basso, attendere che l’equipaggio dell’auto uscisse, quindi circondarli in silenzio e colpirli quando per loro sarebbe stato troppo tardi per accorgersene. Un piano perfetto, da perfetti baby-hooligans. Dopo cinque minuti, quattro ragazzotti uscirono dal negozio e si recarono verso l’auto parcheggiata, uno indossava tranquillamente la sciarpa del Vicenza (ai tempi il casualismo non andava ancora di moda, il che significava che spesso qualcuno un pò troppo spavaldo nelle trasferte finiva irrimediabilmente per lasciarci la sciarpa, la bandiera ed i denti!). Iniziammo a camminargli dietro in fila indiana, quando uno dei nostri soci (un bravo ragazzo fondamentalmente, che in gioventù aveva una certa predisposizione alla sceneggiata…) si mise ad urlare frasi sconnesse al loro indirizzo. Questi mangiarono immediatamente la foglia, salirono in auto e schizzarono via come lepri. Mi girai verso di lui e stavo per dirgliene quattro, quando lo vidi con questa faccia deformata stile “incredibile Hulk” che prese a roteare la catena del lucchetto del suo motorino e la lanciò, mandandola ad infrangersi contro il lunotto dell’auto dei vicentini, i quali nonostante i pezzi di vetro che schizzavano da tutte le parti riuscirono a superare le auto in colonna ed a fuggire via… Il socio urlatore si era parzialmente riscattato con un lancio degno di un cecchino, ora però bisognava telare in fretta prima che arrivasse la polizia chiamata da qualche “anima buona” incapace di farsi i cazzi propri: iniziammo a camminare per le vie del ghetto, fermandoci in qualche bar a “far tappa”. Sfiorammo anche la rissa con alcuni ragazzi di sinistra (che trovammo fuori da un bar di Via dei Soncin) a cui qualche socio simpatizzante dell’estrema destra aveva rivolto qualche apprezzamento; non erano loro il nostro obiettivo ma la tensione era alta e la voglia di alzare le mani parecchia… Alle 18 ci presentammo al ritrovo davanti Ricordi: eravamo veramente in tanti, e la tensione era a livelli di guardia. Qualcuno qualche preda in giro l’aveva trovata, e non l’aveva risparmiata. Nessuna traccia invece del gruppo vicentino “motorizzato”, in compenso i ragazzi del comitato d’accoglienza di Chiesanuova avevano ricevuto la visita della Digos in bar che aveva identificato tutti gli avventori… Una settimana tutte le persone identificate in bar quel pomeriggio vennero diffidate! Col passare dei minuti iniziò a prenderci lo scazzo e verso le 19 parecchia gente iniziò a muoversi verso lo stadio, fra cui la nostra piccola banda. Il biglietto da visita che trovammo appena giunti all’Appiani fu una luce intensa che proveniva dal Foro Boario: da lontano sembrava come che qualcuno avesse acceso delle torce, poi man mano che ci avvicinammo scorgemmo la sagoma di una vettura (che immagino fosse targata VI) completamente avvolta dalle fiamme!

Se in centro la tensione si tagliava col coltello, l’Appiani sembrava zona di guerra! Mentre ci guardavamo intorno, vedemmo del movimento in Prato della Valle (all’epoca frequentato da balordi e tossicodipendenti) e notammo alcuni ragazzi che giocavano semplicemente a pallone con la testa di un pusher tunisino. In giro si udiva chiaramente il suono delle sirene. Decidemmo di entrare a mezzora dal fischio d’inizio, giusto per accorgerci che anche la Celere era parecchio carica: il solito modo di fare degli sbirri, che invece di stemprare le tensioni ci tengono a mostrarti i loro muscoli. E li mostrano sopratutto a chi non è in grado di reagire, come i ragazzini (Quanto rido ogni volta che ripenso alle loro espressioni timorose a Genova sotto il settore dei serbi!). Al momento della perquisizione prima dell’ingresso un mio socio si beccò uno schiaffo assolutamente gratuito: un ragazzo che non conoscevo ma che assistette alla scena si lasciò sfuggire un “Ma che cazzo fai?” nei confronti del celerino, e per tutta risposta venne circondato da due agenti che gli iniziarono ad urlare in faccia al malcapitato di ripetere ciò che aveva detto “Se hai le palle!” (Altro discorso molto opinabile). Ne nacque un piccolo parapiglia che venne sedato dalla Digos prontamente intervenuta. Era solo l’antipasto… A dieci minuti dall’inizio della partita lo stadio era ormai pieno, tranne il settore di Curva Sud ed il pezzo di gradinata riservato ai vicentini. All’arrivo delle prime avanguardie beriche si levarono subito i primi cori di scherno, seguiti da tutto lo stadio. Ricordo bene uno di loro nella curva sud deserta (il grosso della tifoseria vicentina doveva ancora arrivare) che si mise come a ballare ai nostri cori, per prendere per il culo: ho sempre avuto il dubbio che fosse il padrone dell’auto avvolta dalle fiamme che avevo visto nel prepartita, ed in quel caso sarei curioso di sapere se si era messo a ballare anche quando aveva visto il “trattamento” riservato al suo mezzo di trasporto!

I 1.700 berici giunsero all’Appiani alle 20,30 in punto, giusto in tempo per l’inizio della partita. In corteo si erano lasciati andare a qualche vandalismo, ma la questura era riuscita ad evitare qualsiasi contatto con noi. Quando arrivarono i vicentini, erano ancora in parecchi i nostri a stazionare fuori dallo stadio, ed un folto gruppo di nostri tentò un “approccio” a base di sassi e bottiglie. Ma la zona era veramente blindata, e le forze dell’ordine caricarono a fondo. Contemporaneamente la Digos diede ordine di chiudere i cancelli della Curva Nord e della Gradinata, forse per evitare un’uscita di massa dal settore; lasciando così all’esterno almeno 300 ragazzi regolarmente provvisti di biglietto. Fu “la scintilla che fece traboccare il vaso” (cit.), in quanto la voce si diffuse rapidamente, e se quelli rimasti fuori iniziarono a premere sui cancelli per entrare molti di coloro che erano già dentro lo stadio decisero di dar loro manforte. Ci fu una prima carica della celere in gradinata, giusto nei minuti iniziali della partita, ma questa volta gli agenti fecero molto male i loro conti perchè i ragazzi erano veramente avvelenati: per alcuni minuti volarono delle gran botte vicino al tunnel d’ingresso della gradinata, poi una decisa carica dei nostri costrinse la celere a fare dietro-front, uscire di corsa dalla Gradinata e chiudendosi il portone alle spalle. In tanti anni di stadio mi è capitato anche di vedere la Celere subire, compreso il “glorioso” reparto di Padova. Mai li avevo visti girare i tacchi ed abbandonare il campo. In quel frangente un celerino si beccò pure una coltellata. Credo sia sufficiente per spiegare l’incazzatura generale… Ovviamente fuori c’erano i famosi 300 ragazzi chiusi fuori, che non potendo assistere alla partita decisero di rifarsi su di loro: vennero ovviamente sparati dei lacrimogeni per disperdere la gente incazzata, ed assistemmo alla prima interruzione di gioco, visto che sia sulle gradinate che in campo gli occhi bruciavano a tutti, arbitro e giocatori compresi. Per gran parte del primo tempo l’attenzione della maggior parte dei presenti fu rivolta agli scontri in gradinata che non a quanto stava succedendo in campo. I vicentini nel frattempo avevano continuato a fare il loro tifo, e verso la fine della prima frazione di gioco esposero il primo striscione “Hell’s Angels Ghetto”, quello storico rubato da loro dieci anni prima. Dalla parte nostra ci fu chi decise semplicemente di andare a riprenderselo… attraverso il campo! La cancellata che divideva la gradinata dal campo venne divelta in pochi secondi e solo il pronto intervento delle forze dell’ordine presenti in campo evitò un’invasione che sarebbe stata clamorosa… Il secondo tempo venne interamente disputato con la celere schierata a bordo campo!

Il bilancio finale della giornata fu di decine di feriti ed oltre trenta fermi, ma la cosa non finì li. Gli incidenti in diretta TV nazionale fecero molto scalpore, e l’Appiani (già diffidato) venne squalificato per una giornata. La questura prese la palla al balzo per dare il giro di vite definitivo al “problema ultras” a Padova, con l’appoggio della stampa e di una certa parte dell’opinione pubblica. Il ritrovamento di due ordigni rudimentali non fece altro che peggiorare la situazione. Tre ragazzi furono arrestati, e trascorsero in carcere venti giorni. Decine di altri vennero denunciati a piede libero, ed i diffidati solo per quella partita furono quasi un centinaio. Da quel momento le cose cambiarono, e non poco: a Padova fino a quel momento i fermi venivano effettuati di rado, e si concludevano quasi sempre dopo una notte in carcere ed un passaggio davanti al giudice; inoltre le accuse erano quasi sempre le stesse: rissa, resistenza, danneggiamento, lesioni, oltraggio ed altri reati minori dettati più dall’esuberanza giovanile. Tre settimane in galera ed accuse come lesioni pluriaggravate, incendio doloso, fabbricazione di ordigni e devastazione erano tutto un’altro paio di maniche. Si decise per un gesto eclatante come lo scioglimento degli HAG, e da quel momento fu tutta un’altra storia: all’epoca la gente era ancora molto legata allo striscione, e quello striscione finiva bene o male per rappresentare tutta una tifoseria. Anche chi non bazzicava Piazza Cavour ma andava cmq in curva e si riconosceva dietro quello striscione. Lo scioglimento e la successiva svolta verso quello che veniva definito “tifo all’inglese” (per l’esposizione di bandiere e stendardi al posto dello striscione chilometrico che rappresentava un pò il modo di tifare “classico” delle curve italiane) fece perdere parecchia identità alla tifoseria. Il successivo passaggio dal catino dell’Appiani al freddo Euganeo avvenuto nei mesi successivi in seguito alla promozione in serie A, fu la mazzata finale. Qualcosa si ruppe, e tanta, troppa gente sparì nel nulla. Inoltre i controlli si fecero molto più scrupolosi, e le diffide negli anni successivi vennero sempre più spesso distribuite a pioggia. Gli ultras divennero un giro chiuso, e la curva finì col politicizzarsi, cosa che era impensabile negli anni dell’Appiani. Per superare questo trauma fu necessaria qualche stagione, e l’avvicendamento di nuove generazioni su quelle gradinate. La tifoseria cmq mantenne la sua fama di tifoseria tosta, anche se a mio modesto avviso non fummo più all’altezza degli anni successivi.

Fu la fine di un’epoca. Un giorno durante una birra fra amici avevo detto per scherzo ad un socio: “Il 26 marzo 1994 Berlusconi ha vinto per la prima volta le elezioni, e contemporaneamente Padova-Vicenza fu la fine dei vecchi HAG… tempi che cambiano!”. In realtà, ripensandoci, mi verrebbe da dire che qualche collegamento c’è, non direttamente con la nostra situazione, ma più in generale con quello che hanno vissuto in seguito i ragazzi delle curve di tutta Italia: se la prima repubblica aveva dovuto combattere col terrorismo, la seconda si è dovuta inventare sempre dei nuovi nemici per continuare a mangiare alla faccia del popolo! E così anche gli ultras sono diventati una categoria socialmente pericolosa. Chiaramente qui a Padova abbiamo sperimentato in anteprima ciò che avrebbero poi combinato a parecchi altri gruppi: repressione indiscriminata e nuovo stadio anti-tifo fuori dal centro cittadino! La cosa più triste è scoprire di essere delle cavie…

 

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